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La Casina delle Civette, il museo che sembra uscito da un libro di favole (FOTO)

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Il Museo della Casina delle Civette si trova all’interno del parco di Villa Torlonia a Roma ed è una delle bellezze nascoste della Capitale. Il suo nome deriva dal fatto che le civette sono uno decori ricorrenti nelle vetrate e nelle maioliche.

Fino al 1938 la Casina delle Civette era stata la dimora del principe Giovanni Torlonia junior, all’epoca era conosciuta come Capanna svizzera per via del suo aspetto molto simile a quello di un rifugio alpino.

Oggi è invece, è un museo che sembra uscito da un libro di favole. Ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, la Casina delle Civette è si è trasformata nel tempo, infatti se prima l’architettura appariva rustica adesso ha un aspetto raffinato con porticati, torrette e logge.

Ma sicuramente sono le sue decorazioni a lasciare a bocca aperta. Ci sono maioliche colorate e vetrate che raffigurano civette, fate, cigni, pavoni ma anche nastri, farfalle e rose. 

E’ proprio per le vetrate con due civette che il nome dell’edificio è stato cambiato,ma in realtà questo uccello viene ripreso anche in altre decorazioni e nel mobilio voluto dal principe Giovanni, amante dei simboli esoterici.

Se all’esterno si intravede anche un tocco liberty, all’interno vi sono sculture in marmo, ferro battuto, mosaici, legni intarsiati e decorazioni pittoriche. Le vetrate sono state prodotte su disegni di Duilio Cambellotti, UmbertoBottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.

L’edificio venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale, solo nel 1978 la Casina delle Civette fu acquisita dal comune di Roma, ma nel 1991 un incendio distrusse ulteriormente la villa.

Casina delle civette, le vetrate

Dopo un lungo lavoro di restauro durato cinque anni, la Casina delle Civette è oggi uno spazio restituito alla città e sicuramente uno dei più affascinanti per grandi e piccini.

Casina delle Civette, orari e prezzo biglietto

Orari
da martedì a domenica ore 9.00-19.00
24 e 31 dicembre ore 9.00-14.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima

Consulta qui il prezzo dei biglietti

Dominella Trunfio

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Il rosmarino aiuta la memoria. Shakespeare aveva ragione

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Rosmarino, valido alleato della memoria. L'aroma dell'olio essenziale infatti sarebbe in grado di migliorare la capacità di ricordare nelle persone al di sopra dei 65 anni. Anche Shakespeare lo sapeva già, non a caso la sua Ofelia in Amleto ne sottolinea questa capacità.

È quanto emerge da un nuovo studio condotto da Kauren Bussey, Lucy Moss e dal dottor Mark Moss della Northumbria University, che nei giorni scorsi hanno presentato la loro ricerca in occasione della conferenza annuale della British Psychological Society di Nottingham.

La Northumbria University aveva già indagato gli effetti del rosmarino sulla memoria. La ricerca di Bussey e Moss si è concentrata sulla memoria prospettica. Ciò comporta la capacità di ricordare gli eventi che si verificheranno in futuro e quelli necessari a svolgere alcune attività in particolari momenti.

Hanno preso parte allo studio 150 persone di età superiore ai 65 anni, suddivisi in tre camere: una senza profumazione, una profumata con olio alla lavanda e una con olio al rosmarino mettendone quattro gocce in un diffusore.

Una volta introdotti nelle camere, i volontari hanno svolto dei test per valutare le loro funzioni di memoria tra cui ricordarsi di trasmettere un messaggio in un determinato momento durante la procedura e lo svolgimento di compiti quando si è verificato un evento specifico. Queste attività rappresentano le due componenti della memoria prospettica: una definita “time-based”, ossia ricordarsi di fare qualcosa in determinato momento (ad esempio, guardare un programma TV) e un'altra “event-based”, ovvero ricordarsi di fare qualcosa dopo aver ricevuto uno stimolo ambientale (ad esempio spedire una lettera dopo aver visto una cassetta della posta).

I partecipanti hanno inoltre effettuato una valutazione del loro stato d'animo prima e dopo lo svolgimento dei test nelle stanze profumate o non profumate.

L'analisi dei risultati ha mostrato che l'aroma di rosmarino aveva significativamente migliorato la memoria prospettica rispetto alla camera priva di aroma. In termini di umore, inoltre, il rosmarino aumentava significativamente la soglia di attenzione, mentre la lavanda incrementava la calma e la contentezza rispetto alla stanza priva di odori.

“Questi risultati supportano la ricerca precedente che indica che l'aroma di olio essenziale di rosmarino può migliorare le funzioni cognitive negli adulti sani. Questa è la prima volta che effetti simili vengono dimostrati in persone sane over 65. Sono necessari ulteriori studi per comprendere i potenziali benefici di questi aromi per tutta la durata della vita” ha detto Lauren Bussey.

Oli essenziali, preziosi alleati da avere sempre con noi.

Francesca Mancuso

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Gli amici sono antidolorifici naturali e più efficaci della morfina

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Quando sei triste, un amico ti apre il cuore e vi getta manciate di luce”, recita un aforisma di Fabrizio Caramagna. Ebbene il prezioso aiuto delle persone a noi più care nel farci superare i momenti difficili e anche il dolore fisico è stato confermato dalla scienza: gli amici sarebbero addirittura meglio della morfina!

Già da tempo si parlava di questa possibilità ma adesso una nuova ricerca dell’Università britannica di Oxford ha confermato che gli amici aiutano a sopportare meglio il dolore e a tenere lontana la depressione. Tutto ciò è possibile perché, quando siamo in loro compagnia, vengono liberate molte endorfine, sostanze utili a farci provare sensazioni di benessere, gratificazione e a regolare l’umore. 

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C’è quindi un collegamento tra comparsa della depressione, minor livello di endorfine e pochi amici? A detta di Katerina Johnson, coordinatrice dello studio, la risposta potrebbe essere affermativa:

“I risultati sono interessanti anche perché una recente ricerca suggerisce che il circuito delle endorfine può essere interrotto nei disturbi come la depressione e questo potrebbe spiegare anche perché le persone depresse spesso fanno una vita socialmente più ritirata”.

L’esperimento su cui si è basato lo studio, pubblicato su Scientific Reports, si è svolto in maniera molto semplice. Per prima cosa i ricercatori hanno fatto compilare un questionario ai 101 volontari (tra i 18 e i 34 anni) nel quale ciascuno doveva specificare gli aspetti principali delle sue relazioni sociali. Successivamente tutti sono stati sottoposti ad un piccolo test del dolore che consisteva nello stare in una posizione molto scomoda (posizione di squat con schiena dritta contro il muro) per tutto il tempo in cui si riusciva a resistere.

Si è visto così che, proprio coloro che avevano più amici, erano anche quelli che resistevano meglio e più a lungo, mostrando così una sopportazione del dolore simile a quella che si ha assumendo morfina.

Gli amici, dunque (la scienza lo conferma), sono dei veri e propri antidolorifici naturali, non resta che approfittarne!

Francesca Biagioli

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Cervello bambini: quanto fa bene l'amore di mamma!

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L’amore di mamma fa bene al cervello dei bambini. Una constatazione che sembra quasi scontata, eppure adesso scienza conferma: l’amore materno, le coccole, l’affetto puro possono aiutare il cervello dei piccoletti a svilupparsi anche il doppio, in particolare alcune aree chiave come l'ippocampo.

A sostenerlo è uno studio della Washington University, pubblicato online su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), secondo cui “alimentare” i propri bambini in età prescolare con tanto tanto amore significa garantire loro una crescita più robusta in strutture cerebrali connesse con l’apprendimento, la memoria e la risposta allo stress. Ciò non avverrebbe così facilmente più in là con gli anni.

“Questo studio suggerisce che c’è un periodo preciso sensibile in cui il cervello risponde di più al sostegno materno”, ha detto primo autore Joan L. Luby, MD, uno psichiatra infantile del Washington University Hospital di St. Louis.

LO STUDIO – I ricercatori hanno preso in esame attraverso una serie di scansioni cerebrali 127 bambini dal momento in cui erano procinto di iniziare la scuola fino alla prima adolescenza, mentre l’accudimento delle mamme nei confronti dei bimbi è stato misurato con un’osservazione da vicino o tramite delle videoregistrazioni. Esaminando le scansioni del cervello, i ricercatori hanno scoperto che i bambini le cui madri erano più di “supporto” rispetto alla media avevano un aumento più netto del volume dell'ippocampo, che risultava due volte più grande di quello dei coetanei ai quali le madri offrivano un livello di supporto inferiore. I ricercatori hanno anche riscontrato che la traiettoria di crescita nell'ippocampo è stata associata a funzioni emotive più sane nel momento in cui i ragazzi sono entrati nella fase adolescenziale.

“Il rapporto genitori-figlio durante il periodo prescolare è di vitale importanza, ancora più importante rispetto a quando il bambino cresce”, afferma Luby. “Ciò sarebbe dovuto a una maggiore plasticità nel cervello quando i bambini sono più giovani, il che significa che il cervello è influenzato di più dalle esperienze nella prima fase della vita. Questo suggerisce che è di vitale importanza che i bambini ricevono sostegno e accudimento durante quei primi anni”.

Detto ciò, scienza a parte, da che mondo è mondo l’amore e l’affetto ripagano più della scontrosità e dei musi lunghi, anche e soprattutto in termini di serenità e intelligenza emotiva dei nostri cuccioli. Rilassiamoci, allora, e facciamolo soprattutto per loro. Teniamo fuori le questioni che ci fanno innervosire, tutte, spegniamo lo smartphone e cominciamo a giocare, a impastare, a passeggiare, a parlare con loro.

Pensate a come volete che diventino da adulti, al ruolo che un giorno loro dovranno ricoprire, alla forza e all’intelligenza che dovranno avere. Ora non vi viene la voglia di riempirli di abbracci?

Germana Carillo

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Jan Vormann, l’artista che ripara le crepe degli edifici con i mattoncini Lego (FOTO)

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Jan Vormann è un artista nato a Berlino che negli ultimi anni ha dato inizio ad una vera e propria rivoluzione: riparare le crepe degli edifici danneggiati con i mattoncini Lego. In questo modo dà un tocco di colore alla città e spera di diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza della manutenzione dei vecchi edifici.

Riparare i vecchi edifici con i Lego, però, non è esattamente un gioco per bambini. Infatti è necessario avere una certa conoscenza strutturale e bisogna saper utilizzare i mattoncini al meglio combinandoli nelle loro diverse forme.

Alcune delle crepe presenti negli edifici su cui Jan Vormann è intervenuto risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. Molti dei suoi lavori si trovano a Berlino e in Italia. Infatti nel nostro Paese possiamo ammirare le riparazioni realizzate con i Lego in diverse città: Bocchignano, in provincia di Rieti, Conversano, in provincia di Bari, Pesaro, Orvieto, Viareggio e Venezia.

L’obiettivo principale dell’artista è quello di inserire nei vecchi edifici un materiale colorato conosciuto in tutto il mondo per dare loro una nuova contemporaneità. Spesso le opere scelte dall’artista hanno un’importanza storica. In questo modo riesce ad attirare l’attenzione dell’osservatore sul passato e su ciò che può ancora insegnarci oggi.

Vormann è intervenuto anche a Amsterdam, Tel Aviv, New York e in altre città di tutto il mondo. L’artista porta avanti il proprio lavoro grazie al generoso sostegno di una rete mondiale di partecipazione creata da numerose organizzazioni e fondazioni ma anche da privati cittadini che desiderano supportarlo. Il progetto dedicato alle riparazioni con i Lego è ormai conosciuto a livello internazionale con il nome di Dispatchwork.

Per trovare gli edifici riparati con i Lego in Italia (Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Puglia) e nel mondo non vi resta che consultare la mappa di Dispatchwork.

Guardate Jan Vormann al lavoro in questo video.

{youtube}TgVL9aTM63s{/youtube}

Marta Albè

Fonte foto: Jan Vormann

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Le 10 isole più belle del mondo

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Quali sono le isole più belle del mondo? Al primo posto c’è un’isola hawaiana, al secondo una greca e al terzo una new entry, la Giamaica.

Anche quest’anno TripAdvisor ha stilato la classica delle 10 isole più belle del mondo scelte utilizzando un algoritmo basato sulla quantità e la qualità di recensioni e i punteggi degli utenti.

Vi avevamo già parlato delle 10 isole più belle d’Italia con Capri, Ischia e Lampedusa sul podio, ecco adesso quelle da non perdere in tutto il mondo. Ci siete già stati?

Le 10 isole più belle del mondo 2016 1) Maui, Hawai

E' veramente un paradiso terrestre: spiagge bianche, nere e rosse, cascate e mare per fare immersioni. Maui è anche il luogo dove fare surf e windsurf, escursioni in catamarano all'ombra del Molokoni Island, un cratere emerso dal mare che pullula di vita marina. 

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Foto: Sergi Reboredo AP Images

2) Santorini, Grecia

Panorami mozzafiato, fervida vita notturna, ottimo cibo. Santorini è al secondo posto tra le 10 isole più belle del mondo. Situata nell'arcipelago delle Cicladi è nota anche per vulcano nero di Perissa e per la spiaggia rossa vicino a Akrotiri.

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Foto: Michael Virtanen AP Photo

3) Giamaica

Un mix di culture caratterizza la splendida Giamaica. Qui si alternano tradizioni culinarie africane, asiatiche, europee e medio orientali. A rendere tutto perfetto ci sono spiagge, insenature, calette, montagne e cascate.  

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4) Providenciales, Turks e Caicos

Un paesaggio da cartolina ideale per lunghe e romantiche passeggiate di coppia. Providenciales è un posto tranquillo dove immergersi solo nel relax. 

Foto: Brennan Linsley AP Photo

5) Bali, Indonesia

Chi non conosce Bali? E' la meta ideale per chi ama sia la spiaggia che l'avventura, offre infatti la possibilità di fare escursioni tra natura selvaggia dopo una bella giornata passata al mare. 

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6) Maiorca, Isole Baleari

L'isola dei sogni che ha ispirato Chopin e Miró. Oltre a spiagge incastonate tra le rocce, sabbia bianchissima, qui vivono delfini e leoni di mare che si possono ammirare da lontano durante le belle giornate soleggiate. 

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7) Mauritius, Africa

E' una delle mete più gettonate dai neo sposi e offre tantissime attrazioni turistiche. E' un paradiso tropicale, ma molto affollato. 

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Foto: David Cannon Getty Images

8) Phuket, Thailandia

A Phuket ci sono lagune blu e rossi tramonti. Accanto a spiagge alla moda è possibile trovarne delle altre più defilate. Koh Phi Phi, Phang Nga Bay e Patong Beach sono posti in voga per immersioni, snorkeling, windsurf e vela.

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9) Bora Bora, Isole della Società

Un'altra meta intramontabile è Bora Bora, qui tra lagune turchesi si può nuotare tra i pesci tropicali e le tartarughe di mare. 

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10) Fernando de Noronha, Brasile

L'arcipelago Fernando de Noronha è Patrimonio mondiale dell'UNESCO e ospita un variegato ecosistema. Oltre alla spiaggia e il mare, l'isola offre percorsi ecologici nel Jardim Elizabeth, nella costa Esmerelda o a Sancho Bay.

Foto: Eraldo Peres AP Photo

 

Dominella Trunfio

 

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Una tassa sulla carne rossa: la proposta della Danimarca

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Danimarca, gioie e dolori. Nonostante qui si viva col paradosso della ignobile caccia alle balene, non si può certo negare che il Paese danese rimanga sempre uno dei più sostenibili e attenti all'ambiente. Ne dà conferma l’ultima proposta di tassare la carne rossa del Consiglio per l’Etica, l’organismo indipendente cui fanno riferimento parlamento, ministri e altre autorità pubbliche sui temi etici.

Già una ricerca, pochi mesi fa, aveva sondato il terreno e rilevato che sono diversi i Paesi al mondo che stanno pensando di tassare la carne, per avere il duplice vantaggio di affrontare concretamente i cambiamenti climatici e migliorare la salute dei propri cittadini.

Pare, infatti, che finalmente ci si stia rendendo conto che la produzione della carne oltre che discutibile dal punto di vista etico sia molto “pesante” dal punto di vista ambientale. Basti pensare che quasi il 15% di tutti i gas serra a livello mondiale vengono prodotti dagli allevamenti e a ciò vanno aggiunti i danni che derivano dalla deforestazione che serve a creare luoghi adatti al pascolo, dalla produzione di fertilizzanti per le coltivazioni di mangimi e dall’energia utilizzata dagli agricoltori.

Insomma, la Danimarca si fa avanti e fa un ragionamento logico: dal momento che con l’allevamento dei bovini si consumano circa 43 mila litri di acqua per ogni chilogrammo di carne che mangiamo e si coprono il 10% delle emissioni globali di gas serra, mettere un balzello sul consumo di carne potrebbe portare a comportamenti e acquisti più sostenibili? La risposta è sì, certamente, ed ecco qui la proposta (il provvedimento è stato votato da 14 su 17 consiglieri) di una imposta da applicare inizialmente soltanto alla carne di manzo.

“Una risposta efficace all’emergenza climatica include anche una politica relativa al consumo dei cibi più inquinanti, che contribuisca a creare consapevolezza sul tema. La società deve mandare un segnale chiaro attraverso la legislazione”, afferma Mickey Gjerris, portavoce del Consiglio.

Bene, ben fatto e ottima proposta da mutuare sicuramente. Ma ora la domanda nasce spontanea: cominciare (anche) da una tassa sulla carne di balena no?

Germana Carillo

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Anping Bridge, il suggestivo ponte cinese fatto di pietra (FOTO)

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Tra Jinjiang County e Nan'an County, a ovest della città di Fuzhou in Cina, c’è l’ Anping Bridge, un ponte costruito nel 12esimo secolo con enormi blocchi di pietra.

L’Anping Bridge è conosciuto anche come ponte Wuli e fino al 1905 è stato il più lungo della Cina. Esso fu edificato tra il 1138 e il 1151 durante la dinastia Song e si compone di 331 campate di travi di granito che pesano 25 tonnellate ciascuna.

L’Anping Bridge è caratteristico perché visivamente è molto suggestivo, grazie anche alla pagoda di cinque piani, alla fine del percorso.

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In origine era ancora più lungo, ma a causa dell’insabbiamento l’Anping Bridge è stato accorciato di circa 150 metri. Dei cinque padiglioni oggi ne rimane solo uno e il ponte è un sito storico protetto dal governo cinese, mentre nell’area circostante sono in corso i lavori per la costruzione di un parco pubblico.

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Dominella Trunfio

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Risotto allo zafferano: la ricetta originale e 10 varianti

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Il risotto allo zafferano è un piatto ricco di sapore che deve il suo colore e il suo gusto caratteristico alla spezia da cui prende il nome. Potrete preparare il risotto allo zafferano seguendo la ricetta originale oppure variarla per andare incontro alle scelte e alle esigenze alimentari della vostra famiglia e dei vostri ospiti.

Vi consigliamo di scegliere il più possibile ingredienti bio per preparare le vostre ricette, a partire dal riso, e di preparare in casa il vostro brodo di cottura senza partire dal dado confezionato.

Ecco una raccolta di ricetta per preparare il risotto allo zafferano originale e nelle sue varianti.

Risotto allo zafferano, la ricetta originale

La ricetta originale del risotto allo zafferano prevede di utilizzare riso carnaroli, una bustina di zafferano, olio extravergine o burro, brodo di carne, vino bianco, cipolla o scalogno e parmigiano grattugiato. Si possono variare gli ingredienti per adattare la ricetta alle proprie esigenze, come vedremo qui di seguito. Qui e qui le ricette per preparare il risotto allo zafferano nella versione originale.

Fonte foto: Risotto allo zafferano

1) Risotto allo zafferano, ricetta vegetariana

Per preparare il risotto allo zafferano nella versione vegetariana dovrete sostituire il brodo di carne della ricetta originale con del brodo di verdure. Inoltre dovreste scegliere preferibilmente dei formaggi senza caglio per il condimento. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

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Fonte foto: I sapori di casa

2) Risotto allo zafferano, ricetta vegan

Se volete preparare il risotto allo zafferano in versione vegan dovrete partire da un buon brodo di verdure, magari fatto in casa, sostituire il burro con l’olio extravergine e non utilizzare il formaggio come condimento (potreste sostituirlo con un formaggio vegetale. Qui la ricetta del risotto allo zafferano vegan.

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Fonte foto: La cucina vegana di Ju

3) Risotto allo zafferano, ricetta Bimby

Potrete preparare il risotto allo zafferano con il vostro robot da cucina facendo attenzione alle dosi degli ingredienti da pesare, ai programmi da selezionare e ai tempi di cottura. Qui la ricetta da seguire per preparare il risotto allo zafferano con il Bimby.

Fonte foto: Ricette Bimby

4) Risotto allo zafferano, ricetta con sedano rapa

Per arricchire e variare la preparazione del classico risotto allo zafferano potrete utilizzare il sedano rapa che dovrete tagliare a cubetti e poi fare bollire prima di iniziare a preparare il risotto. Qui la ricetta da seguire.

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Fonte foto: Worldrecipes

5) Risotto allo zafferano, ricetta light senza burro

La ricetta light del risotto allo zafferano è senza burro. Il consiglio è di sostituire il burro semplicemente con dell’olio extravergine d’oliva e di utilizzare delle mandorle tritate al posto del formaggio grattugiato per guarnire il piatto. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

Fonte foto: Mammarum

6) Risotto allo zafferano, ricetta veloce

Per rendere più veloce la preparazione del risotto allo zafferano dovreste scegliere una varietà di riso con tempi di cottura rapidi. In questo modo riuscirete a servire il vostro risotto allo zafferano in orario per il pranzo o la cena anche quando avete poco tempo. Qui una ricetta utile.

Fonte foto: Semplice Veloce

7) Risotto allo zafferano e curcuma

Per arricchire il vostro risotto allo zafferano di colore e di sapore potrete aggiungere alla preparazione della curcuma in polvere. Potrete anche servire il vostro risotto allo zafferano accompagnandolo con delle verdure di stagione. Qui la ricetta.

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8) Risotto allo zafferano e zucchine

Le zucchine sono un ingrediente molto versatile che si sposerà benissimo con la preparazione del vostro risotto allo zafferano e che lo arricchirà al meglio. Anche per questo piatto potrete sostituire il brodo di carne con il brodo di verdure. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

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Fonte foto: I dolci di Laura

9) Risotto allo zafferano e asparagi

Riso Carnaroli, brodo di verdure, olio extravergine d’oliva e asparagi già puliti sono gli ingredienti di base per preparare un risotto primaverile a base di un gustoso ingrediente di stagione. Qui la ricetta da cui prendere spunto.

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Fonte foto: Visto che buono

10) Risotto allo zafferano e carciofi

Il condimento del vostro risotto allo zafferano sarà ancora più gustoso se lo arricchirete con dei carciofi freschi e con del succo di limone appena spremuto. Potrete guarnire il piatto con scorze grattugiate di limone bio e con pepe nero macinato. Qui la ricetta.

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Fonte foto: Cookaround

Conoscete altre ricette e varianti per preparare il risotto allo zafferano?

Marta Albè

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Frutto della passione: proprietà, usi e valori nutrizionali

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Il frutto della passione (Passiflora edulis) è noto anche con il nome di maracuja (o maracuya). E’ il frutto della passiflora. Ha un profumo intenso e caratteristico, una polpa morbidissima e ricca di piccoli semi.

Esistono due varietà del frutto della passione, una con la buccia rossa, tendente al viola, e con frutti più piccoli e una dai frutti di dimensioni leggermente maggiori e con la buccia gialla. Nelle sue diverse varietà il frutto della passione è sempre molto apprezzato, soprattutto nei Paesi dove la pianta della passiflora è originaria.

Forse non sapevate che il frutto della passione si chiama così per via della somiglianza di alcune parti della pianta con i simboli della passione di Cristo. Scopriamo le proprietà, i valori nutrizionali e gli usi del frutto della passione.

Frutto della passione, proprietà

Il frutto della passione è ricco di antiossidanti, sali minerali, vitamine e fibre. E’ una buona fonte di fibre alimentari che contribuiscono a regolare il funzionamento dell’intestino e i livelli di colesterolo nel sangue.

Questo frutto è inoltre un leggero lassativo e contribuisce a proteggere le mucose intestinali riparando il colon da sostanze potenzialmente tossiche. E’ una fonte di vitamina C che aiuta il corpo ad aumentare la nostra resistenza all’influenza e a contrastare i radicali liberi.

Oltre alla vitamina C, il frutto della passione contiene vitamina A e antiossidanti come il betacarotene. La vitamina A, in particolare, è essenziale per migliorare la vista e per la salute degli occhi. Vitamina A e antiossidanti proteggono la pelle e i polmoni.

Tra i sali minerali presenti nel frutto della passione troviamo potassio, che contribuisce a regolare la pressione sanguigna e il battito cardiaco, ma anche ferro, rame, magnesio e fosforo.

Il frutto della passione, infine, aiuta a migliorare la digestione, stimola il sistema immunitario e contribuisce alla salute cardiovascolare. La scienza sta studiando i suoi effetti protettivi in merito ai tumori.

Frutto della passione, valori nutrizionali

Un frutto della passione, dal peso di 18 grammi, apporta al nostro organismo 0,4 grammi di proteine, 4,21 grammi di carboidrati, di cui 2,02 grammi di zuccheri, 0,13 grammi di grassi e 1,9 grammi di fibre. Un frutto della passione contiene anche 5 mg di sodio e 63 mg di potassio. Il frutto della passione, come tutti gli alimenti di origine vegetale, non contiene colesterolo.

Frutto della passione, calorie

Il frutto della passione è un alimento poco calorico dato che 100 grammi della sua polpa apportano al nostro organismo circa 97 calorie che derivano prevalentemente dagli zuccheri naturali presenti al suo interno. Un unico frutto della passione, dal peso di circa 18 grammi, fornisce al nostro organismo soltanto 17 calorie.

Fonte foto: Fatsecret Italia

Frutto della passione, usi

Il frutto della passione viene utilizzato soprattutto per la produzione di succhi, gelati e altri preparati alimentari. Per questo motivo la Passiflora edulis viene coltivata in diverse regioni tropicali e subtropicali di tutto il mondo.

Dal frutto della passione si ricava un succo fresco che può essere bevuto da solo oppure in abbinamento ad altri succhi. Ad esempio si può abbinare il succo del frutto della passione al succo d’ananas, di mango e di papaya per creare un cocktail tropicale. Il frutto della passione viene utilizzato per decorare o per arricchire numerosi tipi di bevande, compresi i frullati.

Con il frutto della passione si preparano anche sorbetti, creme per guarnire i dolci, liquori e vari tipi di dolci e dessert, comprese le mousse. Inoltre con il frutto della passione e con il suo succo si possono preparare anche conserve, budini, sciroppi e marmellate oltre a salse speciali per dare un sapore agrodolce ai piatti salati.

Il modo migliore per gustarlo è quello di scegliere un frutto della passione ben maturo, dividerlo in due parti e prelevare la polpa con un cucchiaino. Potrete anche aggiungere il frutto della passione alle vostre macedonie.

Non buttate le bucce del frutto della passione: le potrete far essiccare e utilizzarle per preparare dei sacchetti profumati per gli armadi, i cassetti e la vostra casa come suggerito sul nostro Forum.

Frutto della passione, controindicazioni

Le controindicazioni del frutto della passione riguardano eventuali allergie a questo alimento o alle sue componenti e l’interazione con i farmaci. In particolare, le proteine della gomma sono simili a quelle che si trovano negli alimenti. Il frutto della passione è inserito tra i cibi a rischio per chi è allergico al lattice, insieme a banane, avocado, castagne e kiwi. Chi assume farmaci per l’ansia o la depressione e medicinali anticoagulanti dovrebbe chiedere maggiori informazioni al proprio medico sulle possibili interazioni con il frutto della passione.

Marta Albè

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Sculacciare i bambini non è un buon metodo educativo, lo dice la scienza

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Una sculacciata ogni tanto fa bene, è educativa”. Questa è una frase che ancora oggi si sente spesso anche se è stato ormai provato quanto questa pratica sia in realtà controproducente. Sculacciare i bambini li rende infatti meno obbedienti, li predispone all'aggressività e ad atteggiamenti antisociali.

Secondo i dati in possesso dell’Unicef in tutto il mondo ben l’80% dei genitori si serve delle sculacciate come metodo educativo. Secondo una revisione di diversi studi, condotti coinvolgendo un campione di 160mila bambini nel giro di 50 anni, si è visto che i risultati ottenuti in seguito all’applicazione di questa punizione sono in realtà completamente opposti a quanto sperato.

I bambini sculacciati sono meno inclini ad obbedire e scelgono invece molto più spesso di mettersi in competizione o vera e propria sfida con i propri genitori. Inoltre secondo lo studio sono generalmente più propensi a comportamenti antisociali, aggressivi e addirittura, nei casi più gravi, si può veder aumentare il rischio di problemi mentali o disturbi cognitivi.

Si sono mostrati particolarmente convinti dei risultati ottenuti i ricercatori dell'Università del Texas a Austin che hanno visto pubblicata la loro metanalisi sul Journal of Family Psychology. Il dottor Grogan-Kaylor, uno degli autori, ci ricorda che:

“Le sculacciate hanno l’effetto opposto di quello che in genere i genitori vorrebbero ottenere. Noi, come società, pensiamo agli sculaccioni e agli abusi fisici come a comportamenti diversi. In realtà la nostra ricerca dimostra che dare sculaccioni è associato agli stessi effetti negativi sul bambino cui sono associati gli abusi, semplicemente a un livello leggermente inferiore”.

Quindi, ricapitolando, con la violenza mascherata da metodo educativo (anche se armati dalle migliori intenzioni), non si ottiene nulla di buono. Cerchiamo di ricordarcelo quando i nostri figli fanno i capricci o si comportano male scegliendo di intervenire in altro modo.

Qui alcuni consigli che possono tornare utili nella gestione dei più piccoli. 

Francesca Biagioli

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Il tassista iraniano che ha trasformato il taxi in una biblioteca itinerante

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Il suo taxi diventa una vera e propria biblioteca itinerante, pronta a portare la cultura in ogni angolo della sua città. Siamo in Iran, precisamente a Rasht. Qui il tassista Sahel Filsoof da qualche tempo gira in auto con una serie di libri, sperando di incoraggiare i suoi passeggeri a leggere durante le corse in taxi.

La sua auto si è così trasformata in una biblioteca mobile che a suo avviso potrebbe aiutare le persone a risolvere molti dei loro problemi sfruttando il potere della lettura e della cultura. Egli incoraggia i passeggeri a leggere nel suo taxi ed è per questo che ha creato questa sorta di “auto della conoscenza”.

Il suo taxi espone circa 50 libri su diversi argomenti, tra cui psicologia, bambini, storia. L'uomo ha già un buon seguito. I fan del suo taxi-biblioteca sono soprattutto donne e giovani.

Ma Filsoof non vuole limitarsi ai volumi già in suo possesso. Per questo ha chiesto alle autorità delle biblioteche pubbliche di tutta la provincia settentrionale di Gilan di sostenere la sua idea, aiutandolo ad acquistare altri libri per aumentare la qualità della sua biblioteca.

In questo modo, i suoi passeggeri avranno una maggiore varietà di libri a disposizione.

“Quando mi imbatto in un passeggero che mi chiede un libro da leggere, mi rendo conto che sto facendo un buon lavoro,” ha raccontato.

Una bellissima iniziativa che ha già dei precedenti. Per le strade di Buenos Aires, ad esempio, circola un carro armato (una Ford Falcon del 1979) riadattato per ospitare migliaia di libri. L'enorme mezzo di istruzione di massa è ormai un simbolo e porta libri gratis in tutta l'Argentina.

Quando si dice...veicoli di cultura.

Francesca Mancuso

 

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ZeroPerCento: l'emporio solidale a km 0 per aiutare i disoccupati a fare la spesa e a trovare lavoro

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Un emporio solidale a km 0 gestito dai disoccupati. Ecco l’idea alla base del progetto ZeroPerCento che potrà nascere a Milano grazie alla Onlus Namaste' e al supporto di tutti noi attraverso una campagna di crowdfunding già attiva su Produzioni dal basso.

ZeroPerCento si propone come una bottega solidale con prodotti sfusi e a chilometro zero. Tutti i cittadini potranno frequentarla per acquistare alimenti provenienti dalle aziende agricole lombarde e dalle cooperative agricole sociali.

L’emporio solidale sarà gestito esclusivamente da personale disoccupato da almeno 6 mesi e il 30% dei dipendenti apparterrà inoltre alle categorie considerate svantaggiate.

La bottega ZeroPerCento nasce per aiutare le famiglie di disoccupati che avranno la possibilità di fare la spesa senza utilizzare i contanti. Pagheranno grazie a dei punti assegnati in base al reddito annuo, ai figli a carico, ai mesi di disoccupazione, ai canoni d’affitto e ad altri criteri oggettivi.

I disoccupati che avranno l’opportunità di partecipare alla gestione della bottega ZeroPerCento potranno usufruire di una collaborazione lavorativa retribuita della durata di 9 mesi. Si tratterà di un’opportunità di lavoro ma anche di formazione che permetterà in seguito di trovare occupazione in realtà esterne.

Per l'iniziativa è stata avviata una campagna di raccolta fondi, pensata per supportare la nascita del progetto e per coprirne le prime spese: arredamento e acquisto delle attrezzature, materie prime iniziali e prime assunzioni del personale.

Seguite qui la campagna di crowdfunding per contribuire alla nascita di ZeroPerCento.

Marta Albè

Fonte foto: Progetto Namaste'

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La bellissima reazione di un ragazzo autistico al concerto dei Coldplay. Il video che ha commosso il web

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Adora i Coldplay, il suo sogno è vederli suonare dal vivo. Un desiderio che papà Luis Vazquez realizza, portando il bambino ad assistere al concerto della sua band preferita. E sulle note di Fix You, il piccolo, affetto da autismo, non riesce a contenere l'emozione. Una scena bellissima, che il padre ha voluto condividere sui social e su YouTube.

All'inizio del video, si vede il bambino fare il proprio ingresso al Foro Sol di Città del Messico il 16 aprile scorso. Correndo e saltellando verso l'entrata, il piccolo sembra impaziente di assistere dal vivo allo spettacolo che la sua band preferita gli offrirà.

Rimane sopraffatto da quello che vede coi propri occhi: il Foro Sol che balla sulle notte dei Coldpay. Così, mentre la band britannica inizia a suonare uno dei brani più amati del ragazzo, Fix You, il piccolo dà libero sfogo alla propria emozione.

Occhi sbarrati, poi socchiusi, quasi non riuscisse a contenere dentro di sé l'atmosfera magica che lo circonda. Papà Luis si diverte proprio come un bambino, salta e lo invita a guardare fino a quando il piccolo, piangendo, lo imita e balla.

Un momento dolcissimo quello che vede padre e figlio commossi sulle note della canzone: “And the tears come streaming down your face” canta Chris Martin, quasi si rivolgesse a loro due soltanto. “E le lacrime scorreranno sul tuo viso”.

{youtube}N4tcMTEABsk{/youtube}

“D'accordo con mia moglie ho deciso di condividere questo momento con il mondo intero. Voi ragazzi #coldplay dovete vederlo” spiega Luis su YouTube.

Il video ha fatto il giro del web con milioni di visualizationi. E i Coldplay hanno accolto il richiamo di Luis, salutandolo e dicendo che questo genere di cose rendono tutto più bello.

Tra le braccia di papà, il piccolo ascolta la fine della canzone, portando dentro di se un ricordo che lo accompagnerà per la vita.

Francesca Mancuso

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I cani non amano gli abbracci, ecco perché

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Un abbraccio può offrire tanti benefici a costo zero. Ma anche i cani amano gli abbracci? Sembrerebbe proprio di no. Questo gesto semplice, affettuoso e positivo potrebbe avere sull’animale un effetto decisamente contrario andando ad alimentare stress e ansia.

A questo risultato è arrivato il dottor Stanley Coren, professore specializzato in comportamento canino alla University of British Columbia che ci suggerisce di limitare al minimo questa dimostrazione d’affetto verso i nostri amici a 4 zampe. Anche se per noi è assolutamente spontaneo e naturale, un semplice abbraccio può creare più danni che altro ai nostri cani.

Secondo lo studio, pubblicato su Psychology Today, abbracciare un cane significa comprimerlo, farlo sentire in trappola impedendogli di dare sfogo ad un istinto innato: quello di fuggire!

Questa conclusione è stata confermata dopo aver analizzato 250 foto prese dal web che ritraevano cani di diverse grandezze e razze mentre venivano abbracciati. Si è visto così che, proprio in un momento per noi tanto piacevole, loro al contrario (nel 80% circa dei casi) mostravano decisi segnali di stress che si manifestavano con gesti tipo: orecchie abbassate, occhi socchiusi, testa girata dalla parte opposta rispetto a chi stava abbracciando e altro.

Ma tutto questo cosa potrebbe concretamente significare? Pensiamo ad esempio ad un cane che parte già da una certa base di stress, ecco in questo caso l’animale potrebbe anche reagire all’abbraccio in maniera violenta. Generalmente, per fortuna, ciò non accade in quanto il primo istinto dei cani non è certo quello di attaccare quanto quello appunto di fuggire da eventuali pericoli.

Meglio comunque non tirare troppo la corda ricordandoci di dimostrare affetto al nostro cane con coccole di altro genere che gli lascino lo spazio e la libertà che merita.

Francesca Biagioli

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