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Cosa significa per un padre fare da mamma per un giorno

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Eh già, perché se alla sera i papà tornano e trovano tutto più o meno in ordine (più o meno, certo, ci sono pur sempre dei bambini in casa!), i panni piegati (e per qualcuno pure stirati) e la cena a tavola, ci sarà stato qualcuno che avrà fatto tutto ciò. E il merito, ve lo assicuro, nella stragrande maggioranza dei casi non è della tata, né tanto meno di una fantomatica Samantha di Vita da strega. Solo di Wonder Woman, alias supermamma.

Probabilmente, a questa santa illuminazione ci sono arrivati già in parecchi, suvvia. È ormai all’ordine del giorno sentire anche dell’esistenza di un “mammo tuttofare” o di papà che riconoscono (e apprezzano) la fatica di noi madri indefesse (esistono!). E questa virtuosa illuminazione l’ha avuta anche tale Brad Kearns, 27 anni e padre di due figli (uno di 6 anni e l’altro di 6 mesi), che un giorno è dovuto correre a casa dal lavoro perché la moglie aveva avuto una piccola insufficienza epatica.

E così, mentre lei era in ospedale, lui ha cominciato a prendersi cura 24 ore dei pargoletti, avendo poi la (remunerativa) idea di raccontarsi su Facebook.

Uno dei suoi primi post ha ricevuto 38mila "mi piace" ed è stato condiviso più di 11mila volte. Complice, e diciamocela, anche la sua beltà (oltre, a quella, ovvio, dei bimbetti suoi).

“Tutto è iniziato ieri quando sono scappato dal lavoro. Perché sono un papà e i papà si riposano per più di 40 ore a settimana giustificati dalla scusa socialmente accettata di 'supporto alla famiglia', mentre la mamma continua a fare quello che le donne sembrano essere tagliate per fare. (...). Ed ecco che sono diventato una mamma”.

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Ed eccola qui la giornata del mammo improvvisato (e delle mamme di ogni giorno), quella fatta di corse verso la scuola e di merende da preparare, della spesa da fare mentre ritagli qualche ora al tuo lavoro autonomo che ti tieni ben stretto, della fatica fatta per far giocare serenamente i bambini o non farli litigare troppo, del momento del sonno pomeridiano, sorvolando per la preparazione delle pappe e le tante sveglie notturne e le mille cose da tenere a mente, anche se il tuo cervello non ce la fa più, perché non hai dormito.

“È meraviglioso quando i bambini si addormentano. [...] Quando il loro respiro si fa pesante e non riescono a tenere gli occhi aperti e allora li abbracci così teneramente, li baci sulla fronte e cammini in punta di piedi nella stanza [...] li appoggi sul letto, li copri e li accarezzi. È bello. È un momento sereno che condividi con loro. Fino a che arriva la parte in cui lui si sveglia e le urla arrivano fino al cielo. Quindi devi rifare tutto di nuovo, alle 10.30, mezzanotte, all'1.45, alle 3.30... Sapevate che la privazione del sonno è una forma di tortura?”.

E sì, caro il mio Brad. Lo sanno bene anche i milioni di mamme che, almeno in questo Paese, devono scegliere o di tenersi un lavoro che le impegni tutta la giornata e che, per questo, fa trascorrere coi figli il minimo della giornata, o di rinunciarvi, magari con una laurea alle spalle, per crescerli di persona questi benedetti figli. Senza un supporto, nemmeno economico, senza la possibilità di conciliare maternità e lavoro serenamente, senza sentirsi dire a fine giornata che si ha la faccia da “casalinga disperata”.

“Voglio tornare a fare di nuovo il papà”, scrive il l’australiano papà belloccio e sfinito, confessando anche di augurarsi (e menomale) che la compagna si riprenda presto.

“Erano solo 16 ore che facevo la mamma. E avevo fallito. Non ero riuscito a mantenere la mia personale igiene, mentre le mamme hanno la capacità di mantenere una casa, di educare i figli, preparare i pasti e anche uscire”.

Ma diamoci un taglio, qui non c'è nessuna superpotenza, questo lo si sa, ma solo la necessità nuda e cruda di mandare avanti baracca e figliolanza.

Germana Carillo

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Glifosato, no all'autorizzazione dell'erbicida cancerogeno (PETIZIONE)

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In vista della votazione europea in programma il 6 giugno, le proposte ministeriali non sono ancora chiare, mentre quelle della Coalizione lo sono eccome.

Nelle scorse settimane, non sono mancate le brutte sorprese. Prima il rinvio da parte dell’Unione europa del voto sulla questione glifosato (in meno di due mesi è mancata nuovamente la maggioranza qualificata tra gli esperti che avrebbero dovuto decidere sull’erbicida RoundUp), dopo la doccia gelata dell’Organizzazione mondiale della Sanità e della Fao.

"E' improbabile che l'assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l'uomo", avevano dichiarato in una nota congiunta. Dichiarazione che aveva e continua a lasciare molti dubbi.

La speranza è adesso che il governo italiano confermi la propria posizione in Europa, ovvero quella di schierarsi contro al rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per nove anni così come Francia e Germania.

"Ci rivolgiamo ai ministeri coinvolti e al Governo italiano affinché la posizione contraria dell’Italia all’autorizzazione non subisca modifiche. Da parte della coalizione è nostra intenzione ribadire con forza la nostra contrarietà a qualsiasi rinnovo per il glifosato, applicando il principio di precauzione, un’esigenza dettata da quanto affermato dallo Iarc, sulla base di metodologie consolidate e indipendenti sul piano scientifico, che ha definito questo erbicida come probabile cancerogeno", spiega in una nota la portavoce della Coalizione italiana #StopGlifosato, Maria Grazia Mammuccini.

La Coalizione informa poi: "che oggi viene reso pubblico un Documento dell’Isde che analizza ed evidenzia i limiti della recente posizione del gruppo di lavoro sui residui di pesticidi dell’Oms-Fao (JMPR) che, contraddicendo in parte le affermazioni dello Iarc, definisce come “improbabile” il rischio cancerogeno per l’uomo, ma limitatamente all’assunzione tramite alimenti. Una posizione, quella dell’Isde, condivisa dalla Coalizione italiana #StopGlifosato”.

Le associazioni che hanno aderito a #StopGlifosato sono attualmente 45 grazie all’ingresso di Avaaz, A Sud, Cdca, Consorzio della Quarantina e delle nostre testate giornalistiche greenBiz e greenMe.

In attesa di conoscere l'esito della riunione dei ministri, continueremo a sostenere la petizione che ha raggiunto oltre 1milione e 400mila di firme e a pubblicizzare il più possibile il Manifesto #Stopglifosato.

Oggi i tre ministri decidono tocca a noi insieme alla Coalizione italiana #StopGlifosato spingerli a fare la scelta giusta, firma la petizione per convincerli a restare dalla parte della salute dei cittadini e dell’ambiente e non cedere alle lobby.

Firma qui la petizione sul no al glifosato

 Dominella Trunfio

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Ecco cosa si nasconde in un allevamento Amadori: come nasce l'antibiotico-resistenza (VIDEO)

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Ovviamente il problema dell’abuso di antibiotici e delle condizioni igienico-sanitarie degli allevamenti intensivi non riguarda soltanto l’azienda citata da Report, dato che le inchieste condotte in Italia e nel mondo negli ultimi anni colpiscono diverse realtà coinvolte nell’allevamento intensivo di animali da carne o da latte.

Certo, chi non aveva mai avuto l’occasione di guardare un filmato o un documentario sugli orrori degli allevamenti intensivi, sarà rimasto scioccato dalle immagini mandate in onda in TV, che sono quelle che noi di greenMe.it documentiamo da anni, grazie al lavoro di tantissimi coraggiosi investigatori delle associazioni animaliste.

Nei filmati della trasmissione si ripropone lo scenario dell'orrore a cui, purtroppo, abbiamo da tempo abituato i nostri lettori: i topi circolano senza problemi tra gli animali, con qualche trappola piazzata qua e là. Ogni animale inquadrato presenta delle ferite e delle escoriazioni. Lo spazio vitale è al limite dell'assurdo. Dove sono dunque le tutele per la sicurezza e per la salute dei consumatori e degli animali stessi? Come ha spiegato Milena Gabanelli durante la puntata, questi spazi sono considerati adatti per il benessere degli animali dalla Commissione Europea, ma è evidente che non lo siano.

"Sono immagini distanti mille miglia dalla pubblicità di quel Made in Italy che deriva per gran parte dall'allevamento intensivo: 30 milioni di animali allevati da un lato e 1300 tonnellate di antibiotici dall’altro".

E chi mangia prodotti provenienti dagli allevamenti intensivi, secondo quanto emerge dal servizio di Report, rischia di fare il pieno di antibiotici. Ecco il sovradosaggio e la diffusione dell’antibiotico-resistenza.

La situazione degli animali negli allevamenti Amadori è la stessa di migliaia di altri che in Italia ogni anno vivono in condizioni ben lontane dall’essere sicure e salutari. Il modello alimentare attuale non solo non è rispettoso degli animali, ma mette a rischio la salute umana e potrebbe generare gravi conseguenze legate alla diffusione dei batteri super resistenti.

La risposta di Amadori al servizio di Report non si è fatta attendere. L’azienda sul proprio sito web parla di una visione assolutamente parziale e scorretta offerta dalla trasmissione.

“Le immagini all’interno dell’allevamento di suini sono state girate oltre 6 mesi fa, in una struttura datata compresa all’interno di un piano aziendale di ristrutturazione e che già oggi è completamente ristrutturata. Le riprese hanno in oggetto principalmente un locale isolato rispetto al resto della struttura, destinato al ricovero di animali che hanno manifestato dei problemi, come la legge prevede per ogni allevamento. Sono quindi immagini che non rappresentano in maniera veritiera il nostro sistema d’allevamento”.

E per quanto riguarda la presenza dei topi, Amadori ha spiegato che:

“La presenza di topi in allevamento, specialmente nelle ore notturne, come evidenziato dalle immagini, è certamente un problema che impegna tutti gli allevatori: la nostra azienda investe notevoli risorse per mettere in atto piani di derattizzazione concordati e verificati regolarmente dalle ASL, ma è evidente che all’interno degli allevamenti di suini in piena campagna è difficile riuscire ad eliminare completamente la presenza di topi, anche se questo non ci impedisce di andare alla ricerca di metodi sempre più efficaci per ridurre al minimo il problema”.

  Inoltre, Amadori accusa Report di essere entrata negli allevamenti senza aver ottenuto il permesso. Secondo quanto emerso dalla trasmissione, l’azienda aveva negato a Report questa possibilità. Ecco allora che le irruzioni negli allevamenti diventano l’unico modo per capire cosa succede al loro interno.

Perché le aziende negano ai giornalisti e alla telecamere di fare ingresso nelle proprie strutture? Hanno qualcosa da nascondere?

Però diciamoci la verità: non bisogna concentrarsi soltanto sul caso Amadori e trasformare l’azienda in un capro espiatorio. Qui non si tratta solo di Amadori. "Solo in Italia centinaia di milioni di animali sono tenuti in condizioni estreme, costretti in piccoli spazi e selezionati per crescere rapidamente in pochissimo tempo. Gli antibiotici sono fondamentali per tenere in vita esseri viventi in condizioni altrimenti impossibili. E adesso vengono fuori anche conseguenze devastanti per gli umani, a riprova che il modello alimentare attuale non è sostenibile da nessun punto di vista: causa sofferenze, è crudele, genera malattie e adesso sappiamo anche che contribuisce a quella che potrebbe diventare una vera e propria pandemia", ha spiegato Essere Animali.

Lo dimostrano i casi di cui abbiamo parlato negli anni, come dimostrarono già le immagini choc dell'inchiesta televisiva sull'industria suinicola in Italia mandate in onda AnnoUno. O l'investigazione di Essere Animali che documentava il grande bluff degli allevamenti all'aperto e biologici, seguita dalla testimonianza di Animal Equality sulle condizioni di vita delle galline all'interno dei capanni in una struttura certificata 'biologica' e sostenuta dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale secondo le direttive del Reg. (CE) n. 1698/2005. Un'ulteriore evidenza dell'errore che si commette se si reputa questa tipologia d'allevamento come etica e rispettosa.

Leggi: Allevamenti intensivi: la terribile verità che non vogliono farti vedere

La speranza è che la puntata di Report possa generare un cambiamento in chi ancora non era a conoscenza di simili realtà e spingere le autorità ad occuparsi in maniera più rapida sia del miglioramento del benessere degli animali sia della lotta all’antibiotico-resistenza.

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Marta Albè

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Solari per bambini: i 10 prodotti peggiori (secondo l’EWG)

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Come potete notare dalla seguente classifica, alcuni dei marchi indicati, come Coppertone e Neutrogena, sono in vendita anche in Italia, anche se gli ingredienti della formulazione potrebbero essere diversi. 

Vi consigliamo di preferire i solari eco-bio per bambini e in ogni caso di controllare sempre le etichette prima di ogni acquisto.

Qui di seguito trovate le marche dei solari per bambini da evitare secondo l’Environmental Working Group.

1. Banana Boat Kids Max Protect & Play Sunscreen Lotion, SPF 100

2. Coppertone Water Babies Sunscreen Stick, SPF 55

3. Coppertone Sunscreen Continuous Spray, Kids, SPF 70

4. Coppertone Sunscreen Lotion Kids, SPF 70+

5. Coppertone Foaming Lotion Sunscreen Kids Wacky Foam, SPF 70+

6. Coppertone Water Babies Sunscreen Lotion, SPF 70+

7. CVS Baby Sunstick Sunscreen, SPF 55

8, CVS Kids Wet & Dry Sunscreen Spray, SPF 70+

9. Equate Kids Sunscreen Stick, SPF 55

10. Hampton Sun Continuous Mist Sunscreen For Kids, SPF 70

11. Neutrogena Wet Skin Kids Sunscreen Spray, SPF 70+

12. Neutrogena Wet Skin Kids Sunscreen Stick, SPF 70+

13. Up & Up Kids Sunscreen Stick, SPF 55

Come scegliere i solari migliori per bambini e adulti

L’Environmental Working Group vuole dare ai consumatori alcuni consigli per scegliere i prodotti solari migliori sia per gli adulti che per i bambini. In particolare l’EWG sottolinea quanto segue:

1) Evitare i solari spray che potrebbero essere inalati e che rischiano di non coprire la pelle completamente.

2) Fare attenzione ai fattori di protezione indicati. Le pelli più delicate devono scegliere le creme con fattore di protezione da 30 a 50. Si trovano anche prodotti con fattore che va oltre il 50 ma si tratterebbe soltanto di una questione di marketing.

3) Meglio evitare l’oxybenzone, un ingrediente che è stato correlato ad interferenze con il sistema endocrino.

4) Un altro ingrediente considerato problematico è il retinyl palmitate, che potrebbe incentivare i danni alla pelle esposta al sole.

5) Infine, ovviamente, non bisogna dimenticare di tenere sotto controllo i tempi di esposizione al sole di bambini e adulti, soprattutto per chi ha la pelle molto delicata, al di là del fattore di protezione solare del prodotto prescelto.

Consulta qui la guida ai prodotti solari dell’EWG.

Marta Albè

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Addio al Tiger Temple: sequestrate le tigri, ora vivranno in un parco nazionale (FOTO)

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L’azione farebbe parte delle attività messe in campo per contrastare il traffico illegale della fauna selvatica. Infatti negli ultimi anni il Tiger Temple è stato al centro di numerose accuse che lo vedevano coinvolto nel traffico e nel maltrattamento delle tigri. Una situazione ben diversa da quando verso la fine degli anni Novanta in questo luogo arrivò il primo cucciolo di tigre che era stato salvato dai monaci.

Gli animalisti da anni accusano i monaci thailandesi di allevare le tigri illegalmente mentre secondo alcuni visitatori gli animali sembrano sedati. Il Tiger Temple declina tutte le accuse, come riporta la Reuters.

Dal 2001 le autorità sono in lotta per portare le tigri sotto il controllo statale. Ora le tigri del Tiger Temple sono state confiscate in collaborazione con il Dipartimento dei Parchi Nazionali della Thailandia. Verranno trasferite in un parco, un santuario per animali gestito dallo Stato.

In precedenza il Tiger Temple aveva bloccato tutti i tentativi di controllo e di ispezione. Solo tra gennaio e febbraio di quest’anno le autorità erano riuscite a portare via 10 tigri. Attorno al Tiger Temple ruotava ormai un giro d’affari milionario.

         

Già dal 2015 il Governo thailandese aveva inasprito la legge sul traffico illegale degli animali ma gli attivisti accusavano le autorità di non intervenire in modo appropriato. Ora la speranza è che le tigri vengano trasferite in un luogo dove siano protette realmente da qualsiasi abuso.

Marta Albè

Fonte foto: Reuters

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Sbiancamento della Grande Barriera Corallina in Australia: morto già il 35% dei coralli

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Da una loro ricerca aerea e subacquea dei 2300 km della Barriera è emerso che un massiccio sbiancamento dei coralli provocato dall'acqua del mare troppo calda ha ucciso il 35% della Grande Barriera Corallina nelle sue sezioni settentrionali e centrali, al largo della costa nordest dell'Australia, il tutto reso ancora più grave dal fenomeno ciclico El Niño che influenza le correnti oceaniche.

Patrimonio mondiale dell’Unesco, la Grande barriera corallina australiana rientra tra le aree marine protette più grandi del mondo: contiene più di 200mila km quadrati di habitat di piattaforma continentale poco profonda, ma l’anno scorso anno il Comitato Unesco ha minacciato la sua inclusione nella lista nera dei siti “in pericolo”, sollecitando il governo di Canberra a definire un programma sostanziale di conservazione.

Ma perché avviene lo sbiancamento dei coralli? In pratica il corallo si sbianca quando l'acqua è troppo calda per troppo tempo, quindi ha una sorta di stress ed espelle le alghe colorite da cui dipende per ricevere energia. Tutto ciò è dovuto, ovvio, al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, alimentato dalla bruciatura di combustibili fossili, che aumenta la temperatura delle acque (messe a dura prova anche dagli scarichi agricoli), mentre il loro inquinamento rende i coralli più vulnerabili e meno capaci di riprendersi.

“Questa è la terza volta in 18 anni che la Grande Barriera Corallina subisce uno sbiancamento di massa a causa del riscaldamento globale, e l'evento corrente è estremo, molto più esteso di quanto sia stato misurato finora”, spiega Terry Hughes, direttore del Centre of Excellence for Coral Reef Studies dell’Univerdità.
“Il danno è parte di une massiccio evento di sbiancamento che colpisce i banchi corallini attorno al mondo già da due anni. Alcune isole del Pacifico hanno riportato tassi di mortalità dei coralli sopra l'80%. In tutti i casi, le aree che soffrono il peggiore sbiancamento sono quelle in cui l'acqua è stata più calda più a lungo”, conclude lo scienziato.

Quello che c’è da sperare è che i leader australiani affrontino queste gravissime minacce all'ecosistema e agiscano tempestivamente per combatterle. Intanto noi, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa. Come? Ricordandoci di non inquinare, per esempio, e tenendo presente che la Barriera corallina, anche se a migliaia di chilometri di distanza, ci è più vicino che mai.

Germana Carillo

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Class action contro i misuratori di passi e battiti: non sono attendibili

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Negli ultimi tempi spopolano bracciali e smartwatch che misurano il battito cardiaco, i passi o le calorie consumate, ma i dati rilevati da questi dispositivi potrebbero non essere molto accurati.

Negli Stati Uniti è iniziata una vera e propria protesta contro Fitbit, uno dei tracker più famosi. L’accusa è di una scarsa aderenza alla realtà delle misurazioni, come riporta il New York Times. Molte persone che utilizzano questi dispositivi negli Usa avrebbero da tempo dei sospetti.

Un gruppo di giornalisti e ricercatori ha deciso di fare luce sulla situazione e così è emerso che l’ultimo studio al riguardo risulta davvero chiaro. I dati raccolti dai dispositivi Fitbit sarebbero altamente inaccurati durante l’attività fisica intensa.

Secondo Fitbit, però, tale studio è soltanto un tentativo di screditare l’azienda e si è svolto su un campione molto piccolo di persone, formato da poco più di 40 partecipanti. L’azienda dunque ha deciso di difendersi dalle accuse e ormai si sta giungendo alle cause legali.

Un ulteriore studio dedicato ai dispositivi Fitbit si è occupato di verificare l’accuratezza delle misurazioni e anche in questo caso pare ci siano stati dei problemi. Ulteriori studi stanno facendo insorgere dei dubbi in chi utilizza i fitness tracker.

Possiamo davvero fidarci di questi dispositivi? Al momento è difficile dirlo, dunque restiamo in attesa di nuovi studi e approfondimenti per comprendere meglio la vera utilità di braccialetti e smartwatch per chi pratica sport e attività fisica.

Marta Albè

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Carbone vegetale: proprietà, usi e controindicazioni

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Chi soffre di meteorismo e aerofagia prova ogni tipo di soluzione per cercare di tenere a bada il problema: si parte con un’alimentazione ricca di cibi e bevande che tendono a sgonfiare fino ad arrivare all’utilizzo di integratori specifici come ad esempio quello a base di carbone vegetale.

Ma cosa si intende per carbone vegetale? Questo prodotto, detto anche carbone attivo o carbone attivato, altro non è che una polvere di colore scuro ricavata dalla lavorazione del legno, in particolare da alcuni tipi di alberi come ad esembio la betulla, il salice e il tiglio. Una volta sottoposto a combustione senza fiamma e ad uno specifico trattamento, il legno diviene particolarmente poroso ed è proprio questa caratteristica che rende il carbone vegetale un prodotto dal grande potere assorbente.

PROPRIETA’

Il carbone vegetale una volta giunto nel corpo, tende ad assorbire i gas prodotti dall’intestino nel corso della digestione ecco perché questo rimedio naturale può tornare utile in caso di meteorismo, flautolenza, colite ma anche diarrea, digestione difficile o gastrite.

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Ma le sue proprietà non finiscono qui. C’è chi utilizza questo rimedio anche per eliminare le tossine circolanti nel corpo, sfruttando sempre la sua porosità in grado di assorbire anche metalli pesanti e altre sostanze dannose per il nostro organismo.

Questo prodotto naturale è infatti in grado di assorbire all’interno della sua superficie (fatta di microscopici pori) le tossine, in questo modo non vengono metabolizzate ma piuttosto eliminate attraverso gli organi emuntori del corpo, in primis l’intestino. A questo scopo si può utilizzare il carbone vegetale per depurarsi dopo aver assunto molto farmaci ma anche in caso di avvelenamento da funghi.

C’è da tenere presente inoltre che il carbone vegetale ha anche un effetto disinfettante, ingloba infatti al suo passaggio nel tratto gastro intestinale anche batteri e virus. Si tratta comunque di un rimedio sintomatico, soprattutto se utilizzato per ridurre il gonfiore. Vi consigliamo, come sempre, di andare invece a ricercare la causa (che può essere un'intolleranza alimentare, la presenza di candida, ecc.) e agire su quella.

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USI

La polvere scura, fine ed insapore nota come carbone vegetale viene il più delle volte inglobata all'interno di compresse o pastiglie per facilitarne l’utilizzo. Generalmente si consiglia di assumere l’integratore di carbone vegetale (1-2 compresse) con abbondante acqua prima o dopo i pasti principali per evitare appunto la formazione di gas. In alcuni casi per aumentarne l’efficacia, il carbone vegetale viene associato a piante dal potere depurativo e sgonfiante come ad esempio il finocchio o il cumino. In erboristeria ma anche in farmacia trovate diversi prodotti a base di carbone vegetale, fatevi consigliare da un esperto per capire quale potrebbe fare al caso vostro.

Esiste poi l’additivo in polvere a base di carbone vegetale utilizzato in cucina in particolare per realizzare pane e pizza che in questo modo assumono il caratteristico colore scuro. Abbiamo chiesto ai nostri esperti un parere rispetto a questi prodotti molto di moda negli ultimi mesi per sapere se davvero hanno le stesse porprietà di un integratore di carbone vegetale o se bisogna piuttosto diffidare. QUI potete leggere quello che ci hanno risposto.

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CONTROINDICAZIONI

Generalmente il carbone vegetale è ben tollerato ma è da evitare un utilizzo prolungato nel tempo perché questo tipo di rimedio può provocare stitichezza. Inoltre bisogna prestare particolare attenzione se si assumono farmaci dato che, il potere assorbente di questo rimedio naturale, potrebbe ridurne o annullarne l’efficacia. In genere si consiglia di non prendere medicinali da mezz'ora prima a 2 ore dopo aver assunto carbone vegetale. Se volete utilizzarlo in gravidanza, sentite prima il parere del vostro medico.

Francesca Biagioli

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Allerte alimentari: Carrefour ritira barbecue per rischio fuoriuscita di gas

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"Nel corso di controlli effettuati per verificare la conformità dei prodotti, abbiamo rilevato che alcuni articoli potrebbero essere difettosi; tale anomalia riguarda il connettore del tubo del gas: può esserci il rischio di fuoriuscita di gas", si legge sul sito dell’azienda.


Nello specifico, Carrefour sta ritirando dagli scaffali dei propri supermercati questi modelli:"Premiun Plus" inox 4 fuochi mod. 720-0670-CI, 3 fuochi Classic mod. 720-0737-CB e 4 fuochi Premium 720-0697-CB.

"Se possedete uno dei prodotti sopra menzionati, vi chiediamo di non utilizzarlo e di rivolgervi al punto vendita di acquisto oppure contattare il Servizio Clienti, vi daranno le indicazioni necessarie a verificare la conformità del barbecue", si legge ancora.


I clienti possono contattare lo 800 650 650 ( da rete fissa e chiamata gratuita) o lo 011 0706181 ( da rete mobile, costo chiamata varia a seconda della tariffa), per avere tutte le informazioni specifiche sul prodotto.

Dominella Trunfio

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Incendio in una fabbrica di vernici nel torinese, è allarme ambientale (VIDEO)

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Sono in tutto quattordici le persone ricoverate in ospedale senza conseguenze troppo gravi. Anche durante le operazioni di spegnimento dell’incendio scoppiato ieri nella fabbrica di vernici Darmek a Scarmagno, in provincia di Torino, non sono mancati i problemi.

Ancora nessuna certezza sulle cause dell’incendio, dove sono in corsi gli accertamenti. In queste ore, il rogo che stato accompagnato da una forte esplosione all’interno dello stabile, è stato spento quasi del tutto, anche se non si arresta il lavoro dei vigili del fuoco.

Le dinamiche dell’incendio. Lunedì sera nell’azienda chimica Darkem è scoppiato un incendio accompagnato da tre esplosioni, al momento dell’incidente per fortuna non c’erano dipendenti.

La Procura di Ivrea ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle reali cause del rogo nella fabbrica chimica del torinese. Sul luogo, oltre le forze dell’ordine anche i tecnici Arpa che stanno valutando le conseguenze ambientali, soprattutto perché la fabbrica conteneva materiali chimici. In via precauzionale sono state evacuate le abitazioni vicine e chiuse per tutta la giornata di oggi le scuole.

L’incendio è stato devastante: fiamme altissime, visibili da chilometri di distanza e alimentate dai materiali chimici, hanno sventrato tetti e muri della fabbrica. La deflagrazione ha scagliato parti in muratura e metalliche a decine di metri di distanza. 

Dominella Trunfio

Foto

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Il Bilancio del nostro 2015

Save the Children -

È tempo di bilancio e se dovessimo raccontare il 2015 attraverso un’immagine, sarebbe certamente quella del piccolo Aylan, il bambino siriano ritrovato annegato sulla spiaggia di Bodrum, paradiso ..

Salsa verde: la ricetta originale e 5 varianti

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Ad esempio, possiamo servire la salsa verde in abbinamento alle verdure lessate o cotte al vapore per arricchire di sapore il nostro contorno. La salsa verde, preparata in qualsiasi versione, va bene anche da spalmare su fette di pane o su crostini fatti in casa o per arricchire un panino, una pizza o qualsiasi altra preparazione pensate possa meritare un tocco in più dal gusto deciso. Con la salsa verde avrete una nuova ricetta da aggiungere alla vostra raccolta di salse fai-da-te.

I capperi, insieme al prezzemolo, contribuiscono a dare alla salsa verde il suo gusto particolare e sono praticamente irrinunciabili, mentre si può variare facilmente la ricetta eliminando o sostituendo le acciughe, l’aglio e la cipolla, e adattando la preparazione della salsa verde ai propri gusti ed esigenze.

Salsa verde, la ricetta originale

La ricetta originale della salsa verde ha origine in Piemonte e non è una ricetta vegetariana né vegana come potrebbe far pensare il nome perché tra gli ingredienti principali, oltre al prezzemolo e ai capperi, prevede le acciughe. Si aggiungono poi olio extravergine d’oliva e altri ingredienti in base alle varianti, tra cui uova, aglio, cipolle, basilico e cetrioli. Si aggiungono, a seconda dei casi, anche mollica di pane e aceto di vino. Alcune varianti prevedono di aggiungere latte e carote. Qui una ricetta utile.

1) Salsa verde vegetariana

La salsa verde vegetariana, ovviamente, non contiene le acciughe. La potrete preparare in casa frullando i capperi insieme al prezzemolo, all’aceto di mele e all’olio extravergine d’oliva, con un pizzico di sale e pepe. Qui la ricetta.

Fonte foto: Ho sposato un vegetariano

2) Salsa verde vegana

Per preparare la salsa verde vegana vi serviranno semplicemente una patata lessata o cotta al vapore, dei capperi dissalati, prezzemolo fresco, olio extravergine d’oliva, un cetriolino sott’aceto, sale e pepe. Qui la ricetta.

3) Salsa verde senza acciughe e senza aglio

Se state cercando la ricetta della salsa verde senza acciughe e senza aglio, eccovi accontentati. Infatti per preparare una salsa verde dal gusto molto delicato vi basteranno prezzemolo, aceto di vino bianco, olio extravergine, sale e pepe, pane raffermo o cracker. Qui la ricetta.

Fonte foto: Le pappe di Alessandra

4) Salsa verde senza glutine

Per preparare la salsa verde senza glutine dovrete sostituire il pane raffermo o il pane grattugiato di solito presenti nelle ricette tradizionali con del pane senza glutine o dei cracker o grissini sempre gluten-free. I vegetariani potranno omettere le acciughe e aumentare eventualmente la quantità di capperi e di prezzemolo. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

5) Salsa verde con Bimby

Con il robot da cucina frullare gli ingredienti della salsa verde è ancora più facile e veloce. Vi basterà scegliere gli ingredienti e seguire le istruzioni per frullarli ottenendo una salsa verde cremosa. I vegetariani e i vegani potranno preparare la salsa verde con il Bimby senza aggiungere le acciughe. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

Fonte foto: Gusto Blog

Qual è la vostra ricetta per preparare in casa la salsa verde?

Marta Albè

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Strudel di mele: la ricetta originale e 10 varianti

GreenMe -

Il ripieno originale dello strudel di mele è a base di mele e uvetta a cui si possono aggiungere pinoli, pangrattato e marmellata di albicocche. Per l’impasto fatto in casa del vostro strudel potrete seguire la ricetta originale oppure preparare una base con la pasta sfoglia o la pasta brisée fatta in casa.

Grazie allo strudel potrete arricchire la vostra raccolta di ricette con le mele. Scegliete la vostra preferita e preparate subito il vostro strudel fatto in casa.

Strudel di mele, la ricetta originale

La ricetta originale dello strudel di mele prevede di preparare in casa sia l’impasto per la base che il ripieno, che dovrà contenere come ingredienti principali le mele e l’uvetta. Non tutte le ricette per preparare lo strudel contengono le uova nell’impasto. Qui e qui due esempi da cui prendere spunto.

1) Strudel di mele integrale

Lo strudel di mele integrale si differenzia dalla ricetta classica perché prevede di utilizzare la farina integrale invece della farina 0 o 00 per la base dell’impasto. Se volete, potrete arricchire la ricetta con delle gocce di cioccolato fondente o con i semi di papavero.

Leggi anche: STRUDEL DI MELE INTEGRALE FATTO IN CASA

2) Strudel di mele e melagrana

Lo strudel di mele e melagrana è un dolce tipicamente autunnale dato che bisogna attendere di avere a disposizione il frutto del melograno per poterlo preparare. Ricordatevi di questa ricetta quando sarà il momento giusto, così potrete preparare uno strudel davvero goloso.

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3) Strudel di mele senza zucchero e senza farina

Per chi ha esigenze alimentari particolari e, ad esempio, deve tenere sotto controllo la glicemia, ecco uno strudel di mele senza zucchero e senza farina. La classica farina di frumento qui è sostituita dalla farina di mandorle (mandorle finemente tritate). Qui la ricetta.

Fonte foto: Dolce senza zucchero

4) Strudel di mele vegan

Per preparare lo strudel di mele vegan il suggerimento è di utilizzare una base di pasta sfoglia da farcire con uvetta, pinoli, mele, pane grattugiato e cannella. Lo strudel vegano è senza burro e senza uova. Qui la ricetta da seguire.

Leggi anche: RICETTE VEGAN FACILI PER TUTTI I GUSTI

Fonte foto: Povero vegano

5) Strudel di mele senza uova

Non tutte le ricette dello strudel di mele contengono le uova nell’impasto. Per preparare l’impasto per la base dello strudel infatti vi potranno bastare semplicemente acqua, farina e olio extravergine con un pizzico di sale. Qui la ricetta dello strudel senza uova.

Leggi anche: DOLCI SENZA UOVA: 10 RICETTE PER TUTTI I GUSTI

Fonte foto: Nel tegame sul fuoco

6) Strudel di mele con Bimby

Con il Bimby preparare lo strudel sarà più semplice perché il robot da cucina vi aiuterà ad ottenere la consistenza giusta per l’impasto più velocemente. Basterà seguire con precisione le dosi e i programmi da selezionare. Qui la ricetta.

7) Strudel di mele senza burro

Molte ricette per preparare lo strudel prevedono di usare il burro sia nell’impasto sia nel ripieno. In realtà potrete provare a preparare lo strudel anche senza burro sostituendolo con olio extravergine. Qui una ricetta da cui prendere spunto.

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Fonte foto: Dolci senza burro

8) Strudel di mele senza glutine

Per preparare lo strudel di mele senza glutine dovrete sostituire la farina di grano con un mix di farine gluten-free adatte per la preparazione dei dolci. Fate anche attenzione che tutti gli ingredienti che sceglierete siano approvati per i celiaci. Qui la ricetta.

Leggi anche: DOLCI SENZA GLUTINE: 10 RICETTE FACILI DA PREPARARE

Fonte foto: La gaia celiaca

9) Strudel di mele al cioccolato

Per rendere ancora più goloso il vostro strudel di mele non dovrete fare altro che arricchirlo con delle gocce di cioccolato oppure con delle scagliette di cioccolato da ricavare semplicemente grattugiando una tavoletta di fondente. Qui la ricetta.

Fonte foto: Cappuccino e cornetto

10) Strudel di mele e pere

Un’ultima variante per lo strudel fatto in casa è lo strudel di mele e pere che potrete preparare abbinando questi due frutti da tagliare a cubetti o a fettine sottili con l’uvetta e le noci. Qui la ricetta da seguire.

Fonte foto: Chef Academy

Conoscete altre ricette per preparare lo strudel di mele?

Marta Albè

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Dimagrire con gli integratori di garcinia cambogia

GreenMe -

Ecco allora che in tutte le farmacie ed erboristerie si trovano sempre più numerosi integratori a base di garcinia cambogia.

Ad aiutare in particolare chi sta a dieta, è la parte esterna dei frutti della garcinia, ovvero la buccia. Sembra infatti che proprio lì siano racchiuse le proprietà maggiori che rendono questa pianta in grado di favorire il senso di sazietà e aiutare il metabolismo dei grassi contribuendo a bruciarli più facilmente.

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Abbiamo selezionato per voi alcuni integratori di garcinia cambogia che per essere efficaci, come ci suggerisce l’erborista Beatrice Ciarletti, devono essere presi con una dose variabile da 1 a 3 grammi al giorno (chiedete sempre consiglio ad un esperto che valuterà la vostra situazione nello specifico).

Vi ricordiamo comunque che, come riportato sulle confezioni:

“Gli integratori non vanno intesi come sostituto di una dieta variata, equilibrata e di un sano stile di vita”.

Leggete sempre il bugiardino per conoscere tutte le caratteristiche del prodotto e assumetelo sotto indicazione e seguendo i consigli del vostro medico per evitare controindicazioni e ottenere i risultati sperati.

Questi prodotti potrebbero infatti provocare effetti collaterali se si soffre di alcune malattie o andare ad interagire con terapie farmacologiche in corso. Ecco allora che più che mai è importante consultare un medico prima di assumere qualsiasi prodotto, anche se naturale, per evitare problemi.

1. GARCINIA CAMBOGIA 1000 mg – ESI

Integratore alimentare a base di Garcinia Cambogia (formula concentrata da 1000 mg), utile per il metabolismo dei lipidi, favorisce l’equilibrio del peso corporeo ed il controllo del senso di fame. Il dosaggio non deve essere inferiore ai 2000 mg/die.Senza glutine, derivati del latte, lattosio, zuccheri aggiunti, aromi, coloranti, edulcoranti, OGM, adatto ai Vegani.

INGREDIENTI:

Eccipienti: agenti di carica: carbossimetilcellulosa sodica reticolata, cellulosa microcristallina e fosfato dicalcico; agenti antiagglomeranti: sali di magnesio degli acidi grassi e biossido di silicio.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI (1 compressa):

Garcinia Cambogia Desr. scorza del frutto estratto secco titolato al 60% 1000 mg, apporto acido idrossicitrico (HCA) 600 mg

UTILIZZO:

Si consiglia l'assunzione di 1 compressa 30 minuti prima di ogni pasto principale, da deglutire con abbondante acqua.

AVVERTENZE:

Tenere fuori dalla portata dei bambini di età inferiore ai tre anni. Non superare la dose giornaliera consigliata. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di un sano stile di vita. Il prodotto deve essere impiegato nell'ambito di una dieta ipocalorica adeguata seguendo uno stile di vita sano con un buon livello di attività fisica. Se la dieta viene seguita per periodi prolungati, superiori alle tre settimane, si consiglia di sentire il parere del medico.

2. GARCINIA CAMBOGIA 500 mg – LONG LIFE

L’integratore di garcinia cambogia della Long Life vanta un estratto titolato al 60% in HCA Il frutto edibile contiene circa il 20-30% di acido idrossicitrico (HCA), costituente attivo della pianta maggiormente studiato. Tra i meccanismi attribuiti a questo composto troviamo innanzitutto l’inibizione di un enzima chiave coinvolto nella biosintesi degli acidi grassi e del colesterolo, azione che favorisce la riduzione della produzione del colesterolo e degli acidi grassi. Non contiene allergeni.

INGREDIENTI:

Garcinia cambogia, addensante (cellulosa m.c), antiagglomeranti (magnesio stearato vegetale e biossido di silicio). Capsula di origine vegetale in idrossipropilmetilcellulosa.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI (per 2 capsule):

Garcinia cambogia 1000 mg estratto titolato al 60% in HCA

UTILIZZO:

2-3 capsule un'ora prima dei due pasti principali con acqua.

AVVERTENZE:

Non eccedere le dosi giornaliere raccomandate. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Si raccomanda di seguire le eventuali avvertenze riportate in etichetta. Si consiglia la supervisione medica nei soggetti in età pediatrica, sopra i 65 anni e con qualsiasi condizione patologica. Non assumere in caso di ipersensibilità ad uno qualsiasi degli ingredienti presenti nelle formulazioni.

3. GARCINIA CAMBOGIA – ERBAVITA

La garcinia, fonte naturale di acido idrossicitrico, è utile per favorire l’equilibrio del peso corporeo e il controllo del senso di fame; contribuisce, inoltre, a supportare il metabolismo dei lipidi. . La particolarità di questo prodotto è che si serve di un sistema unico per massimizzare l’efficacia delle capsule Monoplanta, avvalendosi di due estratti: EVFE® e “FIBRA ATTIVA”. EVFE® è un’originale miscela a base di un complesso enzimatico composto da estratto secco, polvere micronizzata ed Inuzyme® (Fibrazyme® + Inulina, che è una speciale “Fibra attiva”) che rilascia i nutrienti imprigionati nelle fibre vegetali per poter amplificare la loro azione.

INGREDIENTI:

Garcinia (Garcinia cambogia (Gaertn.) Desr.) scorza del frutto estratto secco, titolato al 60% in acido idrossicitrico; Inulina; agente di carica: cellulosa microcristallina; antiagglomerante: magnesio stearato vegetale. Involucro: capsula vegetale.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI:

Garcinia cambogia 400 mg

UTILIZZO:

Si consiglia di assumere 2 capsule al giorno, 15-20 minuti prima dei pasti principali, con acqua

AVVERTENZE:

Non eccedere le dosi giornaliere raccomandate. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Per donne in gravidanza o allattamento si raccomanda si sentire il parere del medico.

4. GARCINIA CAMBOGIA – DOTTOR GIORGINI

Integratore alimentare coadiuvante di diete ipocaloriche per la riduzione del peso corporeo. La garcinia promuove l'equilibrio del peso corporeo, favorisce il controllo del senso di fame e contribuisce al metabolismo dei lipidi. Per ottenere risultati nella riduzione del peso corporeo è sempre necessario seguire una dieta ipocalorica adeguata e condurre uno stile di vita sano con un buon livello di attività fisica. Se la dieta viene seguita per periodi prolungati, superiori alle tre settimane, si consiglia di sentire il parere del medico.

INGREDIENTI:

Garcinia (Garcinia cambogia) frutti E.S. (titolato al 60% in HCA o acido idrossicitrico), cellulosa microcristallina, gomma arabica, silicio biossido, magnesio stearato di origine vegetale.

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI (1 pasticca):

Garcinia (Garcinia cambogia) frutti E.S. (titolato al 60% in HCA o acido idrossicitrico) 500 mg

UTILIZZO:

Si consiglia l'assunzione di 4 pastiglie (2 g) una o due volte al giorno (da 4 a 8 pastiglie al giorno); suggerito 30 minuti prima dei pasti con un bicchiere abbondante d'acqua.

AVVERTENZE:

Non superare la dose giornaliera raccomandata. Il prodotto deve essere tenuto fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età.

5. CITRIMAX 1000 (GARCINIA CAMBOGIA) – NATURE’S PLUS

La garcinia cambogia è un frutto dell’India e contiene un alto tasso di [-]idrossicitrato. L’estratto citrimax è standardizzato al 50% di questo principio attivo. Ipoallergenico, vegetariano, non contiene glutine, lievito, frumento, mais, soia o latte

INGREDIENTI:

Garcinia cambogia (frutto) (standardizzata al 50% [500 mg] di estratto di [-] idrossicitrato), Calcio (idrossicitrato) 150 mg, di-calcio fosfato, acido stearico, cellulosa vegetale, cellulosa microcristallina, silice, magnesio stearato e involucro di proteina

INFORMAZIONI NUTRIZIONALI (1 tavoletta):

Garcinia cambogia (frutto) (standardizzata al 50% [500 mg] di estratto di [-] idrossicitrato) 1000 mg

UTILIZZO:

1 tavoletta al giorno

AVVERTENZE:

Non superare la dose giornaliera raccomandata. Il prodotto deve essere tenuto fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età.

Acquista integratori di Garcinia Cambogia su Amazon

 

Francesca Biagioli

(con la consulenza di Beatrice Ciarletti, erborista)

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Spiagge per cani: dove andare al mare con Fido

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Negli ultimi anni, infatti, il numero dell spiagge dog friendly è cresciuto e in molte città è possibile godersi il sole in compagnia del proprio cane.

Prima di partire, è importante non dimenticare di mettere in borsa i documenti, una ciotola per l’acqua, kit paletta e sacchetti e la pettorina. Una volta in spiaggia non perdete comunque di vista il vostro cucciolone, magari per la felicità di correre libero e sguazzare nell’acqua potrebbe combinare qualche piccolo danno. E attenzione anche ai colpi di calore!

E’ possibile trovare spiagge che permettono l’accesso ai cani in Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche e ancora Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Trentino Alto Adige (nelle regioni non bagnate dal mare facciamo riferimento anche agli stabilimenti sui laghi).

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Ci sono poi le spiagge attrezzate per cani, che offrono una serie di servizi personalizzati. 

In Liguria ad Albisola c’è per esempio il Bau village, una spiaggia privata dove sono ammessi tutti i tipi di cani che hanno libero accesso nelle aree relax e nel ristorante; a Rimini in Emilia Romagna c’è il Bagno 81 No problem, dove è possibile ricevere consigli e suggerimenti dal comportamentalista cinofilo e dove è presente anche un dog sitter e un veterinario.

Medesimo trattamento anche a San Vincenzo, Livorno in Toscana dove alla Dog beach ci sono stuoie e lettini per cani. A Maccarese nella Capitale i cani sono liberi di correre tra un ombrellone e l’altro. Infine in Sardegna, la regione che vanta più spiagge dog friendly, c’è Porto Fido, anche questo uno stabilimento privato che coccola i nostri amici a quattro zampe.

La lista è davvero lunghissima e sarebbe impossibile nominare tutte le spiagge dog friendly, ma questa è una bella notizia.

L’unica nota dolente (ma questo succede anche per alcuni stabilimenti in generale) è spesso il costo di ombrellone, lettino e dei vari servizi, controllate quindi online le tariffe per non imbattervi in brutte sorprese!

E voi quali spiagge dog friendly conoscete?

Dominella Trunfio

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Ecco perché il gorilla Harambe non doveva morire allo zoo (VIDEO e PETIZIONE)

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Il gorillone, di circa 180 chili, di 17 anni e dal nome di Harambe, era una sottospecie a rischio estinzione. Una volta scorto il bambino, si sarebbe subito avvicinato a lui, scatenando le urla (come si può sentire dal video che gira in rete in queste ore) e il panico generale.

Peccato che quel bambino, vittima a sua volta della disattenzione dei genitori, sia stato suo malgrado, l’artefice di una ingiusta uccisione. Già, perché avranno pure il viso che pare un po’ severo, i gorilla, e una stazza di certo non esigua, ma sono pur sempre animali e come tali hanno anche loro un cervello, un cuore e il fiuto di una (reale) situazione di pericolo e di minaccia. Tanto più quando si tratta di un gorilla che probabilmente quel bambino voleva solo proteggerlo. Ma tant’è: se già è rinchiuso in uno zoo, vuol dire che è stato “riconosciuto” il suo essere inferiore agli uomini, che si arrogano il diritto di far crescere qualsiasi specie lontano dal proprio habitat e farne animali da attrazione.

{youtube}Zfuz7cTDNeI{/youtube}

“Il bambino non era sotto attacco – si è affrettato a dire il direttore dello zoo, Thane Maynard, in conferenza stampa – ma era certamente in pericolo”. Per questo il gorilla è stato abbattuto.

Sedarlo in qualche modo non poteva essere una valida alternativa? Se lo sta chiedendo tutto il mondo, ma secondo le autorità dello zoo sparargli un sedativo “non avrebbe neutralizzato l’animale immediatamente e avrebbe potuto aumentare i rischi per il bimbo”.

Molti amanti degli animali stanno esprimendo sui social la loro indignazione verso i genitori del piccolo, accusati di aver lasciato che il piccolo finisse nel recinto, la reazione comune è di rabbia.

Ma le domande da porsi, forse, sono altre. Possibile che nessuno, nessun esperto, abbia letto come innocui i comportamenti del gorilla? O che nessuno, correttamente istruito in materia, sia stato capace di entrare nella gabbia e interagire con l’animale? I gorilla sono consapevoli di sé. Amano, ridere, cantare, giocare. I gorilla di pianura sono animali delicati, che non attaccano a meno che non siano provocati. Come dimostra quanto un po’ è accaduto nel 1986, quando in uno zoo dell'isola di Jersey, in Inghilterra, un bambino cadde nella fossa di un gorilla chiamato Jambo. Allora il bimbo era immobile a terra a causa dell'impatto e il grande gorilla quasi sembrava che vegliasse su di lui (video qui sotto).

{youtube}W-CMxMv34_A{/youtube}

Circa l’uccisione di Harambe, non chiediamoci tanto se la tragedia si sarebbe potuta evitare, ma: sulla base di cosa esistono ancora gli zoo? Siamo andati a chiederlo all'etologo Roberto Marchesini che è chiaro su un punto:

“Quello che è successo allo zoo di Cincinnati è la dimostrazione di come gli zoo siano strutture assolutamente da superare, non sono strutture educative, non sono strutture dove in qualche modo si tutelano gli animali, ma sono semplicemente dei grandi baracconi dove al primo problema la cosa più semplice da fare è quella di ammazzare un animale”. Dunque? Questo zoo ha dimostrato una incapacità totale di saper lavorare con gli animali. Non ha saputo leggere i comportamenti dell'animale. Non aveva personale capace di entrare dentro la gabbia e relazionarsi con l'animale. E sicuramente, come questo, ce ne sono altri mille di esempi nel mondo. "Lo zoo è sempre una prigione dove l'animale subisce un maltrattamento. Chiuderli in una gabbia non permette agli animali di esprimersi per quello che sono", conclude Marchesini. 

Nevrosi, comportamenti stereotipati, comportamenti compulsivi. In più spesso c’è gente all’interno di queste strutture assolutamente inesperta. Per non parlare del fatto che la riproduzione in cattività negli zoo invece di preservare la biodiversità diventa un fattore di diminuzione della biodiversità, perché sottrae di fatto porzioni di patrimonio genetico segregandole in cattività, rendendole inutilizzabili al rinsanguamento delle popolazioni naturali e creando delle combinazioni artificiali non corrispondenti ad alcuna delle tipologie presenti in natura. La tutela ambientale, invece, per essere veramente tale, dovrebbe puntare alla reintroduzione in libertà degli animali, cosa che è praticamente impossibile.

Insomma, diciamolo ancora una volta: volenti o nolenti, gli zoo sono e rimangono una prigione, una forma di orribile maltrattamento, un luogo di non vita per esseri senzienti cui è negata la libertà. Non è corretto parlare di priorità.

Intanto, sul web è nata una petizione per chiedere giustizia per Harambe, che ha registrato oltre centomila firme in meno di 24 ore. Per firmarla clicca qui

Germana Carillo

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Sciopero nazionale della nettezza urbana: le strade saranno invase dai rifiuti

GreenMe -

Uno sciopero nazionale, quello di oggi, indetto da FP Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel che secondo gli stessi sindacati, ha un’adesione del 90%. Strade, dunque, invase dai rifiuti dopo il fine settimana in cui la raccolta di norma è ridotta del 40%.

I lavoratori delle municipalizzate e delle aziende private che si occupano della nettezza urbana e dello smaltimento rifiuti incroceranno le braccia fino a mezzanotte, sperando che il disagio creato in città induca le amministrazioni a prendere serie decisioni sul rinnovo dei contratti. I sindacati dal canto loro esultano per le adesioni mettendo sotto accusa chi, in tutti questi anni, non ha tutelato, né in termini di contratti né in termini di salario, coloro che svolgono un ruolo così importante all’interno delle città.

Cominciano a registrarsi i primi disagi per lo sciopero del settore igiene ambientale. A Roma davanti alla sede di Utilitalia, dove è in corso la protesta, si vedono i sacchetti di spazzatura per strada. Pochissimi i mezzi usciti questa notte per la raccolta e moltissime le sedi aziendali chiuse. L’Ama informa che la situazione è sotto controllo, ma raccomanda ai cittadini di mantenere la linea della raccolta differenziata e di non gettare rifiuti per strada.

Per i dipendenti Ama, l’astensione è prevista per l’intero turno di lavoro e inizierà con il primo turno di lunedì 30 maggio, per concludersi, tenuto conto dell’organizzazione dei servizi aziendali, intorno alle ore 4.30 della mattina di martedì 31 maggio.

"In base a quanto prescritto dalla legge 146/90 e dai relativi accordi sottoscritti con i Sindacati, Ama SpA ha attivato le procedure tese ad assicurare durante lo sciopero i servizi minimi essenziali e le prestazioni indispensabili: pronto intervento a ciclo continuo; incenerimento rifiuti ospedalieri; raccolta pile, farmaci e siringhe abbandonate; pulizia mercati; raccolta rifiuti prodotti da Case di Cura, Ospedali, Caserme, Comunità recupero tossicodipendenti, ecc. Assicurata anche la pulizia – compreso lo svuotamento dei cestini – di alcune aree di interesse turistico-artistico e museale del Centro Storico. Per interventi di emergenza, sarà attiva 24 ore su 24 la Centrale Operativa: tel. 0651693339, 0651693340, 0651693341", fa sapere l'azienda in una nota, ricordando che è interessato dallo sciopero, con le stesse modalità, anche il settore funerario. E che a causa della mobilitazione potrebbero verificarsi disagi agli sportelli destinati alle pratiche della Tariffa dei rifiuti: sportello di via Capo d’Africa 23/B, via G. Amenduni snc a Ostia e via Mosca 9.

A Milano è stato disposto il rinvio della raccolta differenziata prevista per oggi al turno successivo, mentre a Napoli i cittadini sono stati invitati a limitare il deposito di rifiuti nella giornata di lunedì. 

Dominella Trunfio

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Ernia iatale: sintomi, cause e rimedi più efficaci

GreenMe -

Questo tipo di ernia non è sempre facile da riconoscere dato che spesso è asintomatica o può portare alla comparsa di disturbi o dolori al tratto gastro intestinale che possono essere facilmente scambiati con altre patologie. Gli unici modi per diagnosticare con sicurezza un’ernia iatale sono la gastroscopia e la radiografia con contrasto della zona interessata.

L’ernia iatale che si riscontra più frequentemente è quella “da scivolamento”, si tratta anche della condizione meno preoccupante in quanto questo tipo di ernia potrebbe anche regredire nuovamente in basso ed è generalmente asintomatica. Esiste poi l’ernia paraesofagea in cui la porzione di stomaco che si è spostata in altro risulta fissa nella cassa toracica, questo tipo di situazione spesso genera reflusso gastroesofageo e accumulo di aria che provoca eruttazioni. Esiste poi una tipologia di ernia iatale molto più seria in cui si opta per un intervento chirurgico.

SINTOMI

La maggior parte delle persone affette da ernia iatale non ha disturbi grossi disturbi, accusando magari semplicemente una digestione un po’ più lenta e dell’aerofagia. In altri casi invece vi è distensione della parte superiore dell’addome e la comparsa di reflusso gastroesofageo che causa la temporanea risalita del contenuto dello stomaco nell'esofago.

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Si possono avvertire quindi rigurgiti acidi in bocca, sensazioni amare e una maggiore salivazione. Se vi è ernia iatale e contemporaneamente reflusso possono comparire anche dolori al torace che è possibile scambiare con problemi cardiaci dato che spesso il dolore passa dalla zona dell’addome a collo e braccia.   {youtube}HWYLmKViG2Q{/youtube}   CAUSE

Sembra che circa un italiano su dieci si trovi nel corso della sua vita a dover affrontare il problema dell’ernia iatale. Questo avviene soprattutto nell’età anziana quando il rischio aumenta.

Le cause che portano alla comparsa dell’ernia iatale possono essere differenti e il più delle volte non chiare o sovrapposte tra loro. Si tratta in particolare di fattori che predispongono alla comparsa del problema. Si tratta di cattive abitudini come il fumo o l’alcool, alimentazione sdregolata o problemi del metabolismo che hanno portato ad obesità o sovrappeso, lavori che comportano sollevamento di grossi pesi e tensioni a carico del corpo, difetti fisiologici del tratto gastrico, tosse cronica, fattori ereditari ma anche anni ed anni di posture sbagliate.

RIMEDI 

I rimedi che generalmente vengono consigliati a chi soffre di ernia iatale sono soluzioni naturali o buone abitudini che possono tenere a bada un problema fisiologico che nella maggior parte dei casi non è grave e non comporta grosse complicazioni.

Alimentazione

Sicuramente il primo campo in cui agire per tenere a bada l’ernia iatale è l’alimentazione. Sarebbe importante evitare il più possibile cibi e bevande che possono aumentare il reflusso gastroesofageo: cibi molto grassi, alcool, cioccolato, caffeina, bibite gassate, pomodori crudi e altra frutta acida.  Alimenti consigliati sono invece quelli che aiutano l’intestino dunque cibi fermentati e alimenti prebiotici che nutrono la flora batterica buona.

Masticare lentamente

Stare attenti non solo a cosa si mangia ma anche a come si mangia è di fondamentale importanza. La prima regola utile è quella di masticare lentamente in questo modo si aiuta, già a partire dalla bocca, la digestione che avverrà nella bocca.

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Per facilitare il lavoro dello stomaco provato dall’ernia iatale può essere molto utile evitare di fare pasti molto ricchi ma invece privilegiare pasti più piccoli e leggeri nel corso della giornata. In particolare la sera è importante mangiare almeno 2 o 3 ore prima di andare a dormire per evitare di avere problemi di reflusso nel corso della notte.

Dormire con la testa rialzata

Sempre per evitare il problema del reflusso gastroesofageo che può comportare la presenza di un’ernia iatale, la notte è bene dormire con la testa rialzata di circa 20 o 30 centrimetri. Potete servirvi di un cuscino o di due cuscini se uno non dovesse bastare ad evitare rigurgiti una volta distesi.

Evitare vestiti stretti

Di giorno invece è molto importante non utilizzare magliette o vestiti stressi sulla zona dell’addome per evitare che la pressione contribuisca a peggiorare la situazione di reflusso.

Postura

Per migliorare la situazione di un’ernia iatale o in fase di prevenzione potrebbe essere molto utile anche agire sulla propria postura con l’aiuto di un fisioterapista o posturologo.

Fitoterapia

Alcuni rimedi fitoterapici possono venire in aiuto in caso di ernia iatale soprattutto per favorire la digestione, tenere a bada il reflusso se presente e eliminare il meteorismo. Spesso viene consigliata la menta dal grande potere digestivo da utilizzare fresca sulle pietanze, succhi a base di frutti di bosco freschi come mirtillo e lampone, tisana allo zenzero o erbe come achillea, artemisia, artiglio del diavolo o arancio amaro da assumere prima dei pasti per aiutare il lavoro dello stomaco. Chiedete consiglio al vostro erborista di fiducia.

Francesca Biagioli

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