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Come nasce una molecola: filmati per la prima volta due atomi che si legano (VIDEO)

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Due atomi che si legano in un filmato che possiamo guardare tutti: registrato il primo video della storia che mostra il legame chimico, il fenomeno grazie al quale si forma tutto quello che esiste, dal vivente al non vivente. L’eccezionale notizia arriva da un team internazionale di scienziati guidati dall’Università di Nottingham, nel Regno Unito.

Tutto quello che conosciamo è fatto di atomi che, come dei mattoncini, si legano tra di loro formando strutture sempre più grandi, fino a realizzare tutto quello che ci è più noto, che sia vivente o non vivente. Alla base di tutto questo vi è un vero e proprio legame chimico.

Era tutto noto, ma nessuno l’aveva mai visto (si parla di grandezze mezzo milione di volte più piccole della larghezza di un capello umano): oggi un incredibile lavoro realizzato dopo anni di studio ha dato a tutti la possibilità di constatare tutto con gli occhi.

Nell’eccezionale filmato si vede senza ombra di dubbio che il legame chimico esiste, perché gli atomi si muovo insieme, non è rigido ma “elastico” e che si rompe quando gli atomi distano “troppo” (in realtà finché la loro distanza non supera il loro raggio atomico, che, se gli atomi fossero delle sfere, corrisponderebbe proprio al raggio di tali sfere), perché a quale punto si muovono in modo indipendente.

Le immagini sono state ottenute con la tecnica della microscopia elettronica a trasmissione (TEM) che sfrutta il potere degli elettroni di modificare i campi elettrici e magnetici. Per questo sono stati usati atomi di Renio (simbolo chimico: Re), che mostrano un alto numero atomico, ovvero un alto numero di protoni (e quindi di elettroni).

Come una fotografia digitale è tanto più risolta quanto maggiore è il numero di pixel, così le immagini raccolte dal TEM sono migliori quanto maggiore è il numero di elettroni (in realtà in entrambi si parla di densità, ovvero di numero a parità di spazio a disposizione).

Foto: Science Advances

Il video è stato realizzato con uno stratagemma: gli atomi sono stati “intrappolati” in un nanotubo di carbonio a singola parete, un cilindretto infinitamente piccolo che “rallenta” i movimenti, rendendo possibile l’animazione e quindi il filmato della formazione e poi rottura del legame.

Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che l’evoluzione del legame, la rottura e la formazione sono registrate su pellicola su scala atomicasostiene entusiasta Andrei Khlobystov, che ha guidato il lavoro – […] Stiamo spingendo le frontiere dell’imaging delle molecole oltre la semplice analisi strutturale, verso la comprensione delle dinamiche delle singole molecole in tempo reale”.

Un progresso destinato a superare ben presto i confini della semplice conoscenza scientifica. Perché il legame chimico è il meccanismo con cui si formano tutte le sostanze, influenzandone proprietà e attività. Conoscerlo a fondo significa conoscere sempre meglio tutto quello che ci circonda, con ripercussioni (ci auguriamo positive) potenzialmente infinite.

Il lavoro è stato pubblicato su Science Advances.

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Cover: Università di Nottingham

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Caffè: dagli studiosi la formula matematica per l’espresso perfetto (e più ecosostenibile)

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Un caffè espresso “ecostostenibile”? Esiste, ma a patto che ci si concentri su poche regole matematiche. Partendo dalla proporzione dei singoli chicchi di caffè che formano il fondo, alcuni ricercatori d’Oltreoceano sono arrivati a dirci come realizzare un caffè più economico e corposo e con meno sprechi. Il segreto sarebbe nella macinatura (e non solo).

Loro sono gli studiosi dell’Università di Portsmouth, negli States, che dalle pagine di Matter hanno presentato un vero e proprio modello matematico grazie al quale si aumenterebbe la resa delle materie prime e si ridurrebbero nel contempo gli scarti.

Secondo questo modello matematico, il macinino e la pressione dell’acqua svolgono un ruolo chiave.

Suggeriamo nuovi protocolli di erogazione che riducono la massa di caffè utilizzata per espresso fino al 25%. Se ampiamente applicato, questo protocollo avrà un impatto economico significativo e creerà un futuro più sostenibile per il consumo di caffè”, dicono i ricercatori.

Lo studio

Tutti sanno che un espresso si ottiene con acqua bollente e un filtro carico di polvere di caffè in genere macinata molto finemente. Per questo i ricercatori sono partiti col prendere in riferimento dei parametri come la pressione, la temperatura dell’acqua, la macinazione più o meno grossolana dei chicchi, il tempo di infusione scelto e la quantità di prodotto finale che si desidera ottenere.

Inserendo queste variabili nel loro algoritmo insieme ad altri fattori come il comportamento fisico dei singoli grani, o il tempo che impiegano caffeina e altri composti aromatici a sciogliersi nell’acqua, gli studiosi  hanno provato a individuare una configurazione che permettesse di migliorare la resa del caffè nel processo di estrazione, mantenendo gusto del caffè espresso.

Il nostro obiettivo è quello di estrarre il più possibile dalla materia prima, così da ottimizzare i guadagni e rendere più sostenibile il caffè – spiega Christopher Hendon, chimico dell’Università dell’Oregon e coautore della ricerca – ma ovviamente, vogliamo anche ottenere un espresso delizioso, che non sappia di bruciato o risulti troppo amaro”.

Attraverso una serie di esperimenti, hanno visto che la macinazione fine può creare problemi di riproducibilità, cioè possono rendere difficile ottenere tazzine di caffè che abbiano sempre lo stesso gusto. Prendendo quindi in prestito i principi dell’elettrochimica, hanno trattato i singoli chicchi di caffè tritato come degli ioni di litio che si muovono attraverso gli elettrodi di una batteria. In questo modo, hanno verificato che una macinazione troppo sottile tenderebbe a intasare il filtro della macchina per l’espresso, creando placche al cui interno l’acqua non fluisce. Un procedimento che, a sua volta, renderebbe molto variabile il risultato, e provoca spreco di materia prima.

Il senso comune ci dice che se vuoi una tazza di caffè più forte devi macinarlo finemente. E questo ha senso, visto che una macinatura fine espone una maggiore superficie di caffè all’acqua, producendo, almeno in teoria, una bevanda più concentrata  – dice Hendon. Sembra controintuitivo, ma gli esperimenti e il nostro modello confermano che per ottenere tazzine di caffè sempre uguali, e con un processo più efficiente, basta utilizzare un prodotto macinato più grossolanamente”.

Secondo i risultati, quindi, i chicchi più grandi consentirebbero sia di avere una qualità più costante, sia di ottimizzare la resa della materia prima (si riduce cioè la quantità di polvere utilizzata per ogni tazzina).

Provando sul campo la formula ottenuta dal proprio modello matematico in un bar, i ricercatori hanno confermato le aspettative: i baristi hanno dovuto utilizzare circa il 25% di caffè in meno, risparmiando circa 3.500 dollari in un anno. Applicando le stesse percentuali su tutto il comparto, i risparmi solo negli Stati Uniti raggiungerebbero la cifra record di 1,1 miliardi di dollari l’anno.

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Capodanno cinese: il 2020 è l’Anno del Topo ed è l’anno giusto per avere un bambino

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Vorreste avere un figlio? Allora, l’anno del topo è il momento giusto! Il 2020, secondo l’oroscopo cinese,  sarà l’anno del topo – il primo segno dello zodiaco – e questo nuovo ciclo inizia oggi,  25 gennaio 2020, e durerà fino all’11 febbraio 2021.

Da oggi in poi, d’accordo con le credenze cinesi, potreste avere più possibilità di avere un figlio e allargare così la vostra famiglia.

Quali sono i mesi migliori?

Non solo l’anno del topo è associato a una maggiore fertilità della donna. I mesi migliori per la nascita sono i mesi centrali dell’anno, da maggio a settembre. Mentre, secondo la saggezza popolare, la probabilità di rimanere incinta è più alta nel mese di luglio se la donna ha un’età ben precisa: 18 anni, 20 anni, 30 anni e 42 anni.

Per chi desidera una bambina il periodo più propizio dell’anno è invece ad aprile se le madri avranno 21, 22 e 29 anni.

Il carattere di chi nascerà quest’anno

Il segno del topo possiede come attributi la perseveranza, la forza, il coraggio e la lealtà. Coloro che nasceranno, quindi, quest’anno si distingueranno per la loro tenacia e pazienza, manifesteranno una grande forza in loro stessi e questo gli garantirà successo e fortuna nel lavoro e nella vita.

Allo stesso tempo possederanno un’altra grande dote, la capacità di ascolto e di comprensione verso gli altri e hanno il potenziale per avere molti amici e trovare collaborazioni reciprocamente vantaggiose.

Ma attenzione, mamma e papà dovranno riservare al piccolo la massima protezione perché i nati durante l’anno del topo, rispetto agli altri segni zodiacali come il maiale e il cane, sono particolarmente ingenui e potrebbero rimanere scottati dalle relazioni con amici e parenti.

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Coronavirus: niente festeggiamenti per il Capodanno cinese. Tre casi in Francia del virus di Wuhan

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Continua a mietere vittime il Coronavirus: i decessi arrivano a 41, mentre sono quasi 1.300 gli infetti e 13 le città in quarantena. Mentre a Wuhan si costruisce un nuovo ospedale, ovunque per il Capodanno lunare di oggi sono bandite le feste e manifestazioni. In Italia rientra un caso sospetto a Parma, ma in Francia si arriva a tre pazienti accertati tra Parigi e Bordeaux.

Il virus di Wuhan, nome scientifico è “2019-NCOV”, è comparso in Cina lo scorso dicembre e ora almeno 50 milioni di persone sono state isolate, il turismo è bloccato e molti dei trasporti pubblici fermi.

Quel che è peggio è che questo virus si sta propagando anche in altri Paesi e l’Europa non è risparmiata. Sono stati infatti accertati tre casi di coronavirus in Francia: tutti di recente ritorno dalla Cina.

Niente feste per il Capodanno lunare

Il Festival di Primavera, o Capodanno lunare cinese, si celebra il 25 gennaio con una serie di bellissimi eventi in tutto il Paese.

Ma l’epidemia in atto richiede necessariamente misure drastiche per evitare ulteriori contagi, per questo Pechino ha disposto la chiusura della Città Proibita, di alcuni tratti della Grande Muraglia, dei templi più noti, del Museo nazionale e della Biblioteca nazionale.

Limitate anche le visite alle tombe dei Ming e alla foresta della pagoda Yinshan, a Shanghai chiudono i battenti numerosi musei e Disneyland, mentre la catena dei McDonalds sospende le attività in cinque città. I festeggiamenti sono sospesi anche a Macao, vicino a Hong Kong, dove sono due i casi accertati del coronavirus.

A causa dall’epidemia, tutti e sette i film cinesi in uscita durante le vacanze del Festival di Primavera hanno annullato o rinviato la prima al cinema.

In totale, le autorità cinesi hanno infatti esteso a 13 città il blocco dei trasporti pubblici, tra Xianning, Xiaogan, Enshi e Zhijiang, ampliando il cordone sanitario a circa 50 milioni di abitanti. Dalla Cina, inoltre, è stato ordinato a tutte le agenzie di viaggio di interrompere la vendita di tour interni e internazionali.

China confirms 1,287 coronavirus cases, with 41 deaths https://t.co/oW1LKeSSDC pic.twitter.com/0iFTtJpj6V

— Reuters (@Reuters) January 25, 2020

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Terremoto in Turchia: scossa di magnitudo 6.8, almeno 21 vittime

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Una scossa di terremoto di magnitudo 6.8 ha colpito ieri sera la Turchia. L’epicentro si è registrato nella città di Sivrice, nella provincia di Elazig, in Anatolia orientale. Almeno 21 persone sono morte e oltre 1.000 ferite e numerosi gli edifici crollati.

A riferirlo è l’osservatorio sismologico di Kandilli a Istanbul, secondo cui il sisma è avvenuto a una profondità di 10 km ed è stato avvertito anche in Siria, Libano e Iran.

Il terremoto è avvenuto alle 20.55 di ieri (le 18.55 in Italia). Secondo la Turkey’s Disaster and Emergency Management Authority  (AFAD), l’autorità per la gestione delle emergenze e dei disastri naturali in Turchia, si sono registrate altre 200 leggere scosse dopo quella principale e già 400 squadre di soccorso sono intervenute nella regione, portando letti e tende per gli sfollati.

La regione colpita dal sisma, circa 550 km a est della capitale Ankara, è remota e scarsamente popolata, quindi i dettagli di danni e vittime potrebbero essere lenti ad emergere.

Allah korusun çok kötü çok çaresiz bir durum. #elazığ pic.twitter.com/LLiB3BY468

— Kolpaçino Özgür (@Kolpacino_ozgur) January 24, 2020

Purtroppo i terremoti sono fenomeni molto comuni in Turchia: il più devastante fu quello nella città occidentale di Izmit del 1999 quando circa 17.000 persone persero la vita.

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Vittoria! Il Consiglio di Stato ferma la sperimentazione sui macachi dell’Università di Torino

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Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del TAR del Lazio e ha finalmente fermato la sperimentazione sui macachi.

I sei macachi, oggetto di un progetto di ricerca dell’Università di Torino in collaborazione con l’università di Parma, avrebbero dovuto subire a breve un intervento chirurgico per l’asportazione di parti della corteccia cerebrale e sarebbero diventati clinicamente ciechi.

Gli animali erano stati infatti inseriti nel “Lightup – Turning the cortically blind brain to see”, un progetto di studio sui deficit della visione.

La LAV , Lega antivivisezione,  ha portato avanti una battaglia durata oltre sei mesi per ostacolare i terribili esperimenti sui macachi, anche attraverso una raccolta firme e facendo ricorso al TAR.

Lo scorso novembre, però, il Tar aveva respinto la richiesta della LAV e, pertanto, la sperimentazione è proseguita. Almeno fino a oggi, quando il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tribunale, fermando finalmente gli esperimenti.

La decisione è stata presa poiché la Direzione Generale del Ministero della Salute non ha fornito sufficienti prove sull’impossibilità di trovare alternative a test tanto invasivi sugli animali.

Secondo i giudici, infatti, chi effettua sperimentazione sugli animali può farlo solo se non esistono soluzioni diverse.
La Corte ha dunque dato ragione a LAV e ha sospeso i terribili test sui sei macachi.

“Finalmente con questa pronuncia si vuole fare chiarezza oltre il muro di gomma che difende un progetto sperimentale in cui emergono sempre di più requisiti mancanti, incongruenze e valutazioni di parte, e si ristabilisce l’importanza dell’interesse alla protezione degli animali, degni di tutela”, ha commentato LAV.

Ora l’associazione chiede al Ministro della salute, Roberto sSperanza, di revocare l’autorizzazione all’esperimento dell’Università di Torino e di portare in salvo i macachi, catturati in natura e trasportati dalla Cina con l’obiettivo di sottoporli a inutili test.

“Condividiamo questo risultato fondamentale con le migliaia di persone che hanno già firmato la petizione LAV #civediamoliberi e pacificamente manifestato con noi in questi mesi a Torino, Parma e Roma: questa vittoria legale, in una battaglia così lunga, è particolarmente importante per fermare subito il progetto di ricerca, prima che inizino le procedure purtroppo più invasive per gli animali”, ha dichiarato Gianluca Felicetti presidente LAV.

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Un meraviglioso video svela il linguaggio segreto dei grilli

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Come viene prodotto il canto del grillo e perché i grilli producono quegli intensi e caratteristici suoni, simbolo delle serate estive all’aperto?

A rispondere a queste domande è KQED Scienze che, attraverso un meraviglioso video, ci fa scoprire tutto sul linguaggio segreto dei grilli.

Osservando da vicino questi straordinari insetti, si nota chiaramente da dove proviene il canto del grillo.

A differenza delle cavallette, che strofinano le zampette per emettere i loro suoni caratteristici, il magico verso del grillo proviene dalle ali.
Proprio sotto le ali del grillo si trovano infatti particolari strutture, una posta da molti “denti” e l’altra simile a un raschietto.

Quando il grillo strofina le ali, le due strutture sfregano l’una sull’altra generando il tipico suono, proprio come uno strumento musicale.

Il canto del grillo poi, non è sempre uguale. Se un grillo maschio incontra un esemplare dello stesso sesso, produrrà infatti un suono ritmico aggressivo per invitare il rivale ad allontanarsi dal suo territorio.

Quando l’incontro avviene con una femmina, invece, il canto sarà più accelerato, più acuto ma dal volume meno elevato, una sorta di sussurro che serve a corteggiare la potenziale partner.

Come sempre, la natura ci dimostra di essere straordinaria e che osservandola da vicino possiamo sempre scoprire qualcosa di nuovo e trovare un’infinità di motivi per cui ogni specie merita di essere tutelata.

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Coronavirus: la Cina costruirà un ospedale in dieci giorni per ricoverare 1000 persone infette

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La Cina non si sta risparmiando per cercare di contenere l’epidemia da Coronavirus. Oltre ad aver messo in quarantena il mercato umido di Whuan, dove è avvenuto il primo contagio, ora le autorità hanno annunciato la costruzione di un nuovo ospedale per ricoverare le presone infette.

L’ospedale verra costruito a Whuan, una città con oltre 11 milioni di abitanti, avrà una superficie di circa 25mila metri quadrati e ospiterà almeno 1000 pazienti.

La notizia incredibile è che la struttura sarà terminata entro dieci giorni: l’apertura è infatti prevista per il 3 di febbraio.

La costruzione del nuovo ospedale è già iniziata e al momento sul sito stanno lavorando senza sosta 35 escavatori e 10 bulldozer. L’edificio sorgerà nei pressi di un complesso originariamente destinato a ospitare i lavoratori di Wuhan.

Per velocizzare i lavori e contenere i costi, l’ospedale sarà costituito da strutture prefabbricate e consentirà nel più breve tempo possibile di prestare soccorso alle persone contagiate.

La Cina si è trovata piuttosto impreparata a gestire l’epidemia, a causa della carenza di posti letto. Ad oggi sono già 900 i casi di contagio confermati nel paese e il numero è in continua crescita. Da qui la necessità di costruire un nuovo ospedale, per fermare l’epidemia che ha già provocato 26 vittime.

Il primo caso di contagio da coronavirus o 2019-nCoV è stato registrato alla fine dello scorso anno. L’infezione è avvenuta presso il mercato umido di Wahn dove si consuma carne fresca di animali selvatici macellati sul momento.
Al mercato umido è possibile consumare zuppa di pipistrello, carne di serpente, oltre a canguri, tartarughe, pavoni e altri animali selvatici, inclusi i koala australiani.
Il virus, presente nell’animale, è stato in grado di mutare ed essere trasmesso all’uomo e ora il contagio avviene da uomo a uomo.

L’infezione colpisce le vie respiratorie e provoca sintomi variabili che possono portare anche alla morte. Al momento non esiste una cura e il virus si è dunue diffuso in diverse città della Cina e anche fuori dal confine del Paese.

I funzionari sanitari cinesi hanno classificato il Coronavirus come una malattia infettiva di classe B, al pari di SARS e HIV, e stanno facendo il possibile per contenerla. Wuhan è in quarantena, i trasporto pubblici e i mercati umidi sono temporaneamente chiusi e le autorità raccomandano agli abitanti di non uscire dalla città.

Si teme che ciò non sia sufficiente poiché in occasione del Capodanno cinese, milioni di sposteranno, aumentando la diffusione del virus.

La speranza è che la costruzione del nuovo ospedale sia d’aiuto per fermare o almeno limitare l’epidemia. Un’operazione simile era stata portata avanti nel 2003 quando la SARS uccise centinaia di persone: in quel caso, la costruzione di un nuovo ospedale consentì di prestare cure al 10% dei pazienti in soli due mesi.

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Stivaletti per gatti per non graffiare divani e tappeti: l’Enpa chiede ad Amazon di ritirare il prodotto

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Si sa, i gatti hanno l’abitudine di farsi le unghie su sedie, divani e tappeti, molte volte mettendo a dura prova la nostra pazienza. Ma, suvvia, è la loro natura e mai penseremmo di metterla a tacere. O sì? Certo che sì, tanto che c’è chi ha ideato un sistema per chiudere le zampette di micio in cilindri di silicone proprio per salvare gli arredi. Un’idea che non è piaciuta ad Enpa che ha fatto rimuovere da Amazon questo tipo di prodotto.

Nei giorni scorsi, infatti, l’Ente di protezione degli animali ha scritto al colosso americano per far togliere dalla vendita online un prodotto che può essere a giusta ragione definito “altamente nocivo per i gatti”.

Si tratta in buona sostanza di involucri di plastica che andrebbero fissati alle zampe del gatto con tanto di chiavi a morsetto, in modo che non possano sfilarsi nei movimenti. Una volta indossanti, il gatto non può utilizzare gli artigli.

Si tratta, in sostanza, di un mezzo coercitivo che, se applicato per un periodo di tempo prolungato e non per scopi veterinari finalizzati al benessere dell’animale, provoca inevitabilmente nel gatto uno stato di malessere dovuto all’impedimento motorio. Un impedimento che, a seconda delle condizioni, potrebbe modificare il naturale comportamento del felino al punto da determinare anche un maltrattamento

si legge nella nota dell’Enpa.

Enpa fa esplicito riferimento al prodotto identificabile con Lipanpan 6949874909016. Se si cerca questo codice in Amazon Italia la pagina non si apre (su Amazon Francia e Amazon Spagna la pagina si apre ma il prodotto è “non disponibile”).

Ottimo lavoro, Enpa! Da parte nostra, il nostro invito è di non comprare mai questi fastidiosi e dannosi aggeggi per il micio di casa, piuttosto affidatevi a un comune tiragraffi o fatelo voi in casa con materiali riciclati.

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L’amministrazione Trump lo ha fatto davvero! Eliminate le misure di protezione da inquinamento e pesticidi delle fonti d’acqua potabile

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L’amministrazione Trump ha completato l’eliminazione delle protezioni ambientali per corsi d’acqua, zone umide piccoli torrenti esponendo così la popolazione e l’ambiente a gravi rischi.

L’Agenzia per la protezione ambientale (EPA), dopo l’abrogazione del Clean Water Rule dello scorso settembre, ha infatti rimosso ufficialmente milioni di miglia di corsi d’acqua e circa metà delle zone umide americane dalla supervisione federale, consentendo potenzialmente ai proprietari terrieri di scaricare pesticidi e altri inquinanti nelle acque senza incorrere in alcuna penalità.

Si tratta risorse idriche che forniscono acqua potabile a circa 117 milioni di persone negli Stati Uniti, dunque la decisione comprometterà direttamente la sicurezza dei cittadini.

“La nuova normativa è scientificamente indifendibile e socialmente ingiusta”, ha commentato Betsy Southerland, ex direttore scientifico dell’ufficio delle acque dell’EPA.

Donald Trump aveva preso di mira il Clean Water Rule, già nel 2015, poiché riteneva che desse troppo potere al governo federale, tesi sostenuta anche da molti agricoltori e proprietari terrieri.
Con il Clean Water Rule, la precedente amministrazione aveva ampliato la definizione di “acque dagli Stati Uniti” anche a torrenti e zone umide, per garantire la salute delle persone.

La legge si basava infatti sui risultati di circa 1200 studi scientifici che hanno dimostrato come piccoli corsi d’acqua e zone umide si colleghino ai grandi fiumi a valle e, di conseguenza, alla rete idrica.
Circa il 60% dei corsi d’acqua americani rimangono asciutti durante l’anno ma si ricollegano ai grandi fiumi in seguito alle precipitazioni.

Un gruppo di 44 dipendenti ed ex dipendenti dell’EPA ha presentato un reclamo chiedendo all’ufficio dell’ispettore generale dell’EPA di determinare se la nuova norma violi la politica di integrità scientifica dell’agenzia:

“La nuova legge contraddice il travolgente consenso scientifico sulla connettività delle zone umide e delle acque e gli impatti che flussi effimeri e le cosiddette zone umide geograficamente isolate hanno sulle acque navigabili a valle”, si legge nel reclamo.

Secondo la nuova normativa, le protezioni saranno dunque mantenute per i grandi fiumi, ma non per i piccoli corsi d’acqua che si alimentano grazie alle piogge e allo scioglimento della neve e per le zone umide lontane dai grandi fiumi.

In questo modo si favoriscono agricoltori, allevatori e proprietari terrieri che non avranno più l’obbligo di tutelare la qualità dell’acqua, riducendo così i costi per queste categorie di americani e aumentando il prezzo da pagare per l’ambiente e per grandi fasce di popolazione.

I cittadini a basso reddito e i residenti a ovest del paese saranno particolarmente colpiti, poiché in quelle zone i piccoli corsi d’acqua e i fiumi effimeri rappresentano oltre l’80% delle risorse idriche.

Non saranno ovviamente solo le persone a subire le conseguenze di tale decisione: 75 specie animali che dipendono dai corsi d’acqua rischiano di estinguersi, e la mancanza di protezione avrà ripercussioni anche sulla pesca.

Questa settimana, Trump ha dichiarato al World Economic Forum di Davos che gli Stati Uniti hanno “tra l’aria più pulita e l’acqua potabile sulla Terra”, nonostante la diffusa contaminazione con sostanze chimiche come PFAS e metalli pesanti come il piombo.

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Salvati 270 chihuahua da due allevamenti dell’orrore in Spagna. Stipati in gabbie minuscole e mutilati

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Tagliavano le corde vocali ai cani per impedirgli di abbaiare e insospettire i vicini su ciò che accadeva, all’interno di quei capannoni. Un vero inferno per 270 Chihuahua e Pomerania che vivevano in due allevamenti illegali e che adesso sono stati salvati dalle forze dell’ordine.

Chiusi in minuscole gabbie, i cani venivano usati esclusivamente per la riproduzione in cattive condizioni igenico-sanitarie e ben lontani da qualsiasi tipo di benessere animali. I due allevamenti illegali di cani di razza Chihuahua e Pomerania si trovano nelle città di Meco e Arganda del Rey a Madrid, in Spagna. Per questo sodalizio illecito, le forze dell’ordine hanno arrestato cinque persone, tra cui due veterinari che lavoravano anche in cliniche legali nella città di Leganés e nel quartiere di Moratalaz a Madrid. Sono tutti accusati di abuso, maltrattamenti, traffico illecito e documentazioni false. Secondo gli inquirenti, i cinque avevano creato un business a livello europeo di traffico di cuccioli. A capo della banda un cinquantaseienne e la moglie.
I 270 cani si trovavano in un seminterrato e subivano le peggiori atrocità. Oltre a vivere nella sporcizia, venivano mutilati per impedirgli di abbaiare e quindi insospettire i vicini. Ma non è finita qui, alcuni cuccioli morti sono stati ritrovati nel congelatore.

Un giro d’affari da oltre due milioni di euro. Dal 1990 la banda aveva venduto 1400 cani alla Royal Canine Society of Spain, il che significava per il pedigree, un bonus in denaro per ciascun esemplare, sebbene non esistesse alcun allevamento legale. I cani venivano venduti dai mille ai tremila euro e la trattativa si svolgeva online. Gli animali poi venivano consegnati di persona o addirittura spediti.

L’indagine era partita dopo diverse segnalazioni. Gli allevamenti era divisi in tre aree:  quella di riproduzione (dove si trovavano animali con meno di 1 mese e femmine in gravidanza), quella di animali preparati per la vendita e quella di animali pronti per la riproduzione.

Attualmente tutti i cani sono stati presi in custodia da diverse associazioni animaliste in attesa della decisione giudiziaria sulla loro destinazione finale. Le indagini non sono chiuse perché la polizia sospetta che vi siano rami di traffico illegale collegati a questo caso.

Foto: Policia national M Interior via El mundo

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Latte italiano: i marchi risultati senza nessuna traccia di antibiotici e farmaci

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Cosa c’è nel latte italiano? Che negli allevamenti intensivi si faccia spesso uso (e abuso) di farmaci e antibiotici non è certo purtroppo una novità. Sostanze che finiscono sulle nostre tavole, ma gli esempi virtuosi di ‘latte pulito’ ci sono, vediamo quali.

Torniamo sull’argomento latte, dandovi qualche informazione e dettaglio in più rispetto all’articolo pubblicato ieri. Come avevamo anticipato, la rivista Il Salvagente ha condotto un’indagine analizzando 21 tipi di latte italiano fresco e a lunga conservazione acquistato nella GDO e nei discount. Tra i prodotti presi in considerazione non c’è comunque il latte biologico, che ha regolamenti più rigidi negli allevamenti.

Le analisi del test confermano ciò che è emerso da un’altra ricerca condotta dall’Università Federico II di Napoli e da quella di Valencia che ha messo sotto la lente di ingrandimento ben 56 latti italiani, ovvero che in alcuni si possono trovare farmaci e antibiotici usati per curare le mucche in presenza di mastite.

Prima di vedere quali sono le marche promosse a pieni voti e quelle in cui sono state rilevate tracce di residui di dexamethasone (cortisonico), neloxicam (antinfiammatorio) e amoxicillina (antibiotico), preme sottolineare che i quantitativi sono tutti al di sotto dei limiti massimi previsti dal regolamento europeo 37 del 2010. “Anzi, sottolinea Il Salvagente, gli attuali metodi di analisi accreditati non ne avrebbero neanche rilevato la presenza”.

Infatti, queste sostanze sono risultate presenti proprio grazie alla metodologia messa a punto proprio dall’Università Federico II di Napoli nel suo studio che riesce a quantificare contenuti che nei test ufficiali sarebbero passati inosservati. I ricercatori sono andati oltre, proprio per cercare il latte senza traccia alcuna di antibiotici ed effettivamente esempi virtuosi ci sono in entrambe le indagini. In quella delle rivista italiana poi, bisogna sottolineare che anche al latte che contiene dei residui minimi non prende l’insufficienza.

“In un solo caso, il latte fresco Lidl, è stata evidenziata contemporaneamente la presenza di tutti e 3 i farmaci. In 4 latti (Ricca fonte, Esselunga fresco, Carrefour fresco e Parmalat Zymil fresco), le analisi hanno rilevato tracce di due farmaci”, spiega ancora la rivista.

Per questo, la ricerca non ha come obiettivo quello di penalizzare le aziende che commercializzano il latte, ma anzi quello di tenere alta l’attenzione per contribuire al benessere dei consumatori che ogni giorno hanno il diritto di essere utenti consapevoli.

Anche perché, come sottolineato dalla stessa rivista attraverso i suoi esperti, pur se in tracce minime, la presenza di antibiotici e cortisonici, va a minare il microbiota intestinale soprattutto dei soggetti come i bambini che, solitamente assumono maggiori quantità di latte. Oltre che aumentare l’antibiotico-resistenza come sottolineanto anche da Ruggero Francavilla, pediatra gastroenterolog dell’Università di Bari contemplato da IlSalvagente:

“L’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti determina una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che diventano più rappresentati; questa informazione genetica viene trasferita ad altri batteri anche patogeni”.

Latte italiano: i marchi promossi

Nell’indagine non è stato preso in considerazione né il prezzo, né l’origine del latte. Le marche che non contengono nessun tipo di sostanza, che sia antibiotico o antinfiammatorio, e si aggiudicano il punteggio di 9,5 su 10 sono:

  • ARBOREA LATTE INTERO UHT
  • MILA SENZA LATTOSIO UHT
  • CANDIA GRAN LATTE UHT
  • PARMALAT BONTÀ E LINEA PARZIALMENTE SCREMATO UHT
  • GRANAROLO LATTE INTERO UHT
  • PARMALAT ZYMIL ALTA DIGERIBILITÀ MAGRO UHT
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Un monitoraggio che dovrebbe essere costante soprattutto perché, i primi consumatori, sono i nostri bambini e l’assunzione diretta di farmaci e antibiotici potrebbe portare conseguenze sulla loro salute.

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Da cava dismessa a tempio buddista: nasce in Toscana il primo monastero tibetano d’Italia

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Sarà il primo in Italia e il più grande d’Europa e sorgerà laddove un tempo si estraeva il marmo. Dopo un lungo iter burocratico, si realizzerà finalmente un monastero buddista di rito tibetano nei pressi della già esistente comunità buddista di Pomaia, località sulle colline pisane e frazione del Comune di Santa Luce.

Qui, nella vecchia cava di marmo di “Poggio della Penna” già appartenente ai monaci, troverà quindi spazio quello che sarà anche il primo monastero buddista al mondo ad essere costruito nel Terzo Millennio. Una comunione di intenti e di voleri non solo per i buddisti, ma anche per le altre comunità e per i piccoli gruppi zen, nel cuore della bellissima Toscana.

Il progetto è a firma dell’architetto Gino Zavanella, che ha ideato un vero e proprio “parco della contemplazione” diviso in due rami: uno dedicato ai monaci, l’altro alle monache. Ci saranno anche le cucine, la biblioteca, le sale per la meditazione e la residenza per l’abate Lama.

Era il febbraio 2008 quando si cominciò a parlare della realizzazione di un monastero buddista da affiancare all’Istituto di Pomaia, nato nel 1977 e diventato uno dei primi centri europei di riferimento per il buddismo tibetano

Un’opera importante che la comunità religiosa ha inseguito per anni, nell’obiettivo (nato dalla volontà di Lama Ghesce Ciampa Ghiatso, il lama residente che ha guidato l’istituto e morto nel 2007) di creare in occidente un centro per la preghiera e dare la possibilità di approfondire i temi religiosi e la lingua tibetana.

Nello stesso 2008, il progetto fu presentato pubblicamente dalla Sangha onlus, l’associazione creata proprio per raccogliere fondi finalizzati alla costruzione del monastero, e la presentazione avvenne in contemporanea con la visita a Pomaia del Dalai Lama, nel 2014, che benedisse il terreno sui cui presto sorgerà il monastero.

Ora il progetto si avvicina alla realtà, ma intanto voi perché non vi allenate con i 5 riti tibetani?

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Doomsday Clock: secondo l’Orologio dell’Apocalisse mancano solo cento secondi alla catastrofe

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Il nostro Pianeta si avvicina sempre più alla fine: secondo l’Orologio dell’Apocalisse l’umanità è a soli 100 secondi dalla catastrofe.

Il Doomsday Clock è un orologio metaforico ideato nel 1947 durante la Guerra Fredda, allo scopo di scandire il tempo che rimane all’umanità prima della mezzanotte, che rappresenta la fine del mondo.

Da allora, ogni anno il Bulletin of the Atomic Scientists dell’università di Chicago aggiorna l’orologio e, nell’ultimo decennio, le lancette sono sempre più vicine alla simbolica mezzanotte.

A determinare la corsa inarrestabile verso la fine del mondo, che oggi ci vede a poco più di un minuto dall’apocalisse, sono soprattutto gli effetti devastanti della crisi climatica.

A questi si sommano altri fattori che mettono a rischio la nostra sopravvivenza, tra cui conflitti politici irrisolti e programmi nucleari, ma anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie e la diffusione di epidemie.

Nel 1953, a causa della corsa agli armamenti da parte dell’ex Unione Sovietica e degli Stati Uniti, le lancette dell’orologio si sono avvicinate a 120 secondi dalla fine del mondo, un tempo simile a quello calcolato per il 2020.

Negli anni successivi ci siamo allontanati dall’apocalisse e meno di 30 anni fa, nel ‘91, l’orologio era a 17 minuti dalla mezzanotte. Allora i pericoli legati ai cambiamenti climatici erano già noti, ma gli scienziati non li consideravano ancora un’emergenza, poiché c’era ancora tempo per agire. Inoltre, in quel periodo George Bush Sr. e Mikhail Gorbachev firmarono il Trattato di riduzione delle armi strategiche, allontanandoci dal pericolo di un’imminente catastrofe.

Dal 2011 in poi, invece, l’orologio si è avvicinato sempre più alla mezzanotte arrivando oggi a 100 secondi dalla fine.

“Il mondo è entrato in un periodo in cui il pericolo è alto e il margine di errore è basso”, ha commentato Rachel Bronson, presidente del Bulletin of Atomic Scientists.

Today the Bulletin of the Atomic Scientists moves the hands of the Doomsday Clock. It is 100 Seconds to Midnight,”…

Pubblicato da Doomsday Clock su Giovedì 23 gennaio 2020

Già l’anno scorso Bronson aveva avvertito l’umanità del pericolo in atto, ricordando che dal 2007 i cambiamenti climatici sono stati inclusi tra i rischi peggiori per l’umanità.

Da allora, nessuna misura efficace è stata presa per contenere la crisi climatica, agendo in modo concreto per limitare il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e il costante innalzamento del livello del mare.

Nulla è stato fatto nemmeno per evitare conflitti e guerre che minacciano l’umanità e la sicurezza internazionale:

“La cooperazione tra Stati Uniti e Russia nel controllo degli armamenti e nel disarmo è quasi inesistente”, sottolinea il rapporto.

L’umanità continua dunque ad affrontare minacce simultanee che la mettono sempre più in pericolo.
Oggi il rischio dell’autodistruzione è il più alto mai registrato dal simbolico orologio e siamo davvero molto vicini alla fine del mondo: mai come ora i leader politici e i cittadini dovrebbero fare tutto il possibile per garantire un futuro all’umanità.

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Coca cola, il primo inquinatore al mondo di plastica si rifiuta di eliminare le bottiglie monouso

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Numerose aziende stanno progressivamente abbandonando la plastica monouso a favore di materiali più ecologici, eccetto Coca Cola. L’azienda non vuole infatti rinunciare alle bottiglie di plastica, sostituendole con vetro e lattine. Il motivo? Sono più comode, leggere e tra le più apprezzate dai clienti. Lo ha dichiarato Bea Perez, responsabile dei progetti per la sostenibilità ambientale di Coca Cola, parlando al World Economic Forum di Davos, come riporta la BBC.

La Perez ha aggiunto che il “business non è business se non veniamo incontro ai consumatori“, vale a dire che gli interessi economici sono superiori alla causa ambientalista, come se fosse un optional e non una vera emergenza.

Verranno quindi mantenute sia le bottiglie da 33 centilitri che quelle da 66, entrambe considerate particolarmente pratiche dalla clientela. Tuttavia c’è l’intenzione di cambiare forma di imbottigliamento per entrare nel sistema della plastica riciclata e innovativa, che dovrebbe costituire almeno il 50% della produzione entro il 2030:

“Coca cola si è impegnata a utilizzare almeno il 50% di materiale riciclato nelle sue confezioni entro il 2030. Sta inoltre collaborando con ONG di tutto il mondo per contribuire a migliorare la raccolta.”

Bea Perez ha anche specificato che l’utilizzo di imballaggi in alluminio e vetro potrebbe far aumentare l’impronta di carbonio dell’azienda, motivo per cui si preferisce restare sul “sicuro“. Tuttavia, secondo le organizzazioni ambientaliste, riciclare la plastica in modo più efficiente non è comunque efficace per risolvere il problema dell’inquinamento dovuto a questo materiale, semmai una strategia per continuare a portare avanti un modello commerciale obsoleto e comodo.

D’altra parte Kate Melges di Greenpeace Usa ha sottolineato che è molto conveniente per la Coca Cola affermare che sia la clientela a volere la plastica monouso:

È molto conveniente per il peggior inquinatore di plastica del mondo insistere sul fatto che le persone vogliono la loro plastica monouso in giro. Coca-Cola continua a mostrare quanto sia fuori dal mondo con le crisi ambientali che le comunità di tutto il mondo stanno affrontando. La soluzione non è semplicemente scambiare un materiale usa e getta con un altro o continuare a ricorrere al riciclaggio. La soluzione è che Coca-Cola e altri giganti dei beni di consumo ripensino radicalmente al modo in cui stanno portando prodotti alle persone, centrando i sistemi di riutilizzo e opzioni prive di pacchetti. Non possiamo permetterci i livelli di inazione che Coca Cola ha mostrato finora. Presto, la società si renderà conto di quanto siano malate e stanche le sue dipendenze plastiche.

E ha aggiunto che trasformare le bottiglie in plastica in nuove bottiglie più e più volte, come vorrebbe Coca Cola, è soltanto un mito lontano dalla realtà. Basti pensare che negli USA solo il 29% delle bottiglie di plastica viene raccolto per essere riciclato e quasi nessuna di queste viene trasformata in altre bottiglie.

E questo accade nonostante la Coca Colla si fosse detta intenzionata, l’estate scorsa, ad allontanarsi dalla lobby dei produttori di plastica degli Usa, dopo essere stata definita nel 2019 l’azienda che produce più rifiuti di plastica al mondo dall’associazione Break Free from Plastic.

La Coca Cola, purtroppo, non produce numeri esigui di bottiglie in plastica, bensì circa 3 milioni di tonnellate all’anno, vale a dire circa 200mila bottiglie al minuto per un totale di 100 miliardi l’anno. E rappresenta il primo produttore al mondo di rifiuti di questo materiale.

Sarà difficile farle cambiare idea ma come consumatori possiamo senz’altro fare la nostra parte, boicottandola.

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