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Tiroide: 4 cose a cui fare attenzione e come prenotare la visita gratuita

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Published in: Salute & Benessere

La tiroide produce un ormone che regola importanti processi durante tutto l’arco della vita. Una riduzione di questo ormone (ipotiroidismo) o un eccesso (ipertiroidismo) altera una serie di processi importanti. Fortunatamente la maggior parte delle malattie della tiroide può essere diagnosticata e curata nelle fasi iniziali senza gravi conseguenze sulla salute.

La causa più frequente della patologia tiroidea è la carenza di iodio, il costituente essenziale dell’ormone tiroideo. Possiamo assumerlo solo attraverso l'alimentazione. Ma ci sono alcuni aspetti, forse meno noti, che riguardano la salute della tiroide. A descriverli sono stati il provider Sanità in-Formazione e Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice del libro "La dieta della tiroide".

Si tratta di quattro “segreti”, a cui fare attenzione.

1. La salute dell'intestino

Si tratta di uno dei fattori più importanti legati alla tiroide. Quando il nostro intestino è infiammato, assorbe male i nutrienti, produce più tossine che entrano nel circolo sanguigno, alterando l'equilibrio dei nostri ormoni, compresi quelli tiroidei. Per far sì che l'intestino lavori sempre al massimo della sua efficienza, occorre imitare gli zuccheri semplici, assumere tanta acqua e consumare vegetali ricchi di fibre.

2. Stop allo stress e ai ritmi frenetici

Dovremmo sforzarci, per quanto possibile, di evitare situazioni stressanti accompagnati da uno scarso riposto. Insieme, possono letteralmente mandare in tilt la tiroide compromettendone la funzionalità. Lo stress infatti induce la produzione di cortisolo che a sua volta limita il lavoro della tiroide, rallentando il nostro metabolismo. La soluzione è imparare a gestire lo stress anche attraverso tecniche di rilassamento e meditazione.

3. La dieta e la tiroide

Alcuni cibi sono veri alleati della salute tiroidea, tra questi il pesce, che contiene sia proteine che iodio, i pistacchi, per il loro apporto di tirosina, amminoacido essenziale per la formazione degli ormoni tiroidei, le noci e le uova, meglio se biologiche. Se la tiroide funziona troppo, invece, può essere d'aiuto la valeriana.

4. Dormire bene

Non solo la quantità. Ciò che conta è anche la qualità del sonno. Un numero insufficiente di ore di riposo o un sonno disturbato fanno aumentare il lavoro delle ghiandole surrenali con maggiore produzione di adrenalina e noradrenalina nonché di cortisolo.

“L'eccessiva produzione di cortisolo, soprattutto notturna, momento in cui deve essere prodotto soltanto in minima parte, fa innescare una resistenza agli ormoni tiroidei e un aumento della Reverse T3 che è il freno del metabolismo. Tutto ciò si può tradurre nel tempo in disfunzione tiroidea da mancanza di sonno”.

“La tiroide produce un ormone che regola importanti processi durante tutto l’arco della vita correlati alla gestione dell’energia del nostro organismo. Inoltre, ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 60.000 nuovi casi di patologia nodulare della tiroide, la maggior parte dei quali, non ha fortunatamente effetti infausti sul futuro dei pazienti. La prevenzione comunque, rappresenta la prima forma di cura” ha detto il Dott. Alessandro Scoppola, responsabile dell’Ambulatorio di Endocrinologia dell’IDI di Rona, che per tutta la settimana ha in programma visite di prevenzione gratuite.

Tanti saranno infatti gli screening e gli appuntamenti da Nord a Sud. 

Clicca qui per visualizzare la mappa interattiva con tutti gli eventi previsti nelle città italiane per la Settimana della tiroide.

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Francesca Mancuso

Muffin al limone: ricetta senza burro

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Published in: Ricette

I muffin sono dolci di origine anglosassone preparati solitamente con uova, zucchero, farina e burro, ma, data la loro facilità di esecuzione, vengono proposti in diversi gusti e varianti, anche salate. Preparare i muffin è infatti un vero gioco da ragazzi, basta semplicemente mescolare insieme gli ingredienti liquidi e secchi per poi riempire con l'impasto dei pirottini in carta.

La ricetta che abbiamo creato per voi si prepara sempre velocemente, ma a differenza della classica versione non c'è il lattosio; al posto del burro abbiamo utilizzato l'olio e l'acqua riducendo così anche un po' di calorie.

Ingredienti
  • 2 uova medie
  • 300 gr di farina 1
  • 150 gr di zucchero di canna
  • 8 gr di lievito per dolci
  • 55 gr di succo di limone
  • 30 gr di acqua
  • 60 gr di olio di semi di girasole
  • buccia grattugiata di un limone q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    10 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 12 muffin
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i muffin al limone: procedimento
  • Mescolare in una ciotola capiente la farina, lo zucchero, il lievito per dolci e la buccia del limone,
  • in un'altra ciotola mescolare ora le uova con il succo di limone, l'acqua e l'olio,
  • versare quindi gli ingrdienti liquidi nella terrina contenente i secchi e mescolare velocemente il tutto con un cucchiaio,
  • con l'impasto ottenuto riempire i pirottini per tre/quarti della loro capienza,
  • infornare in forno già caldo e cuocere a 180° per circa mezz'ora,
  • a cottura ultimata sfornare e far raffreddare i muffin al limone su una gratella.
Come conservare i muffin al limone:

I muffin al limone, una volta freddi, potranno essere riposti in appositi contenitori ermetici, in questo modo manterranno la loro fragranza per diversi giorni.

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Ilaria Zizza

La tiny house tutta italiana di 9 mq che si sposta con te

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Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

Il giovane ha progettato e costruito la minuscola casa off-grid di appena 9 mq, dove attualmente vive a Berlino. Il suo sogno è soggiornare in tante città e spostarsi da un'altra con facilità.

aVOID è il primo prototipo italiano di tiny house, una tipologia abitativa nata negli anni Settanta negli Stati Uniti. Il "Tiny House Movement" è recentemente cresciuto in Europa, dove numerosi prototipi sono già stati testati soprattutto nei paesi nordici.

E' una vera e propria casetta su ruote, che ambisce a soddisfare tutte le esigenze di chi la occupa in uno spazio ridotto. Le sue dimensioni sono pari a quelle di una camera singola in Italia. A differenza di altre, però, non è un veicolo utilizzato come residenza temporanea al pari dei camper, ma di una vera e propria soluzione abitativa in grado di garantire tutti i comfort.

“L'obiettivo del progetto è la sperimentazione sul campo della tipologia di tiny house mobile, l'industrializzazione del suo processo di costruzione e l'aumento della consapevolezza sociale delle nuove politiche abitative come la creazione di quartieri migratori urbani” spiega Leonardo Di Chiara.

 

Gli arredi spariscono letteralmente nelle pareti grazie a soluzioni di design basate su rotazioni e incastri e quello che apparentemente è uno spazio vuoto e grigio si arricchisce con soluzioni in legno.

Totalmente autosufficiente, aVOID è arricchita da pannelli fotovoltaici e batterie che ne garantiscono l'energia elettrica, è dotata anche di un sistema di depurazione e riutilizzo delle acque grigie e una compost toilet. Inoltre, si ispira ai principi della bioclimatica per assorbire calore in inverno e riflettere la luce solare d'estate.

Per sensibilizzare la gente su soluzioni abitative più sostenibili, sul "Tiny House Movement" e sul suo possibile utilizzo nelle aree urbane, aVOID è la protagonista di un tour partito da Berlino a fine marzo, che si concluderà a Roma il 3 giugno. Al momento, la casetta itinerante si trova nella capitale, presso il giardino del Goethe-Institut, dov'è arrivata l'11 maggio scorso.

“Durante i miei studi di architetto e ingegnere all'Università di Bologna ho deciso di mettere in pratica le mie conoscenze e costruire la mia prima casa. A causa dei pochissimi risparmi a disposizione avuto, sono partito da quasi le stesse dimensioni della mia stanza: 9 mq. Voglio dimostrare a me stesso e agli altri che, con una forte adesione al riduzionismo, è possibile vivere rispettabilmente in uno spazio così piccolo. Dall'esperienza passata nella mia stanza ho imparato l'importanza del vuoto - funzionalmente e fisiologicamente parlando. Questo è il motivo per cui ho iniziato a sviluppare mobili trasformabili in cui tutto può essere nascosto nella superficie del muro quando non è in uso, avendo come risultato 'un vuoto' pronto per essere riutilizzato” racconta.

Decisamente originale. Voi ci vivreste?

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Francesca Mancuso

Salviamo i consultori: 40 anni dopo la 194, stanno scomparendo sotto i nostri occhi

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Published in: Speciali

Sopravvivono a stento, finiti nel mirino dei tagli della sanità pubblica e schiacciati dalla drastica riduzione del personale.

Gli operatori, infatti, sono spesso costretti a ruotare su più strutture e, se mancano, può capitare che il consultorio intero chiuda. La colpa è soprattutto della mancanza di turn over, che di fatto non ha permesso a chi va in pensione di essere sostituito.

Il risultato? Sempre meno servizi per gli utenti. Liste di attesa sempre più lunghe. Così le donne non utilizzano più i consultori e sono costrette a rivolgersi al privato.

Pensare che secondo la legge n. 34/96 dovrebbe esserci un consultorio familiare ogni 20.000 abitanti.

Ma la realtà è molto lontana da questo obiettivo. E i numeri, invece di aumentare, diminuiscono vertiginosamente in tutta Italia. Se va bene, le strutture sono aperte massimo 2 volte a settimana il pomeriggio, quasi mai il sabato mattina. Così, per chi lavora o chi va a scuola il consultorio diventa di fatto inaccessibile.

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Come sono nati i consultori

Partirono come una straordinaria esperienza socio-sanitaria, erano luoghi d’incontro e di dibattito delle donne per le donne. I professionisti, come ginecologi, psicologi, assistenti sociali, pediatri, le prendevano in carico ed educavano alla prevenzione i più giovani. Erano sempre aperti, come veri spazi di accoglienza e assistenza alla famiglia e alla maternità.

Il consultorio familiare ha assunto inoltre un ruolo centrale nell'ambito della tutela sociale della maternità e dell'interruzione volontaria della gravidanza. Infatti proprio la Legge del 22 maggio 1978, n. 194, oggi messa a dura prova dai medici obiettori, ai consultori affida il compito di garantire la possibilità di abortire.

“I consultori erano aperti sempre, dal lunedì al sabato. In alcuni le donne venivano seguite addirittura a domicilio o in ospedale, soprattutto in caso di applicazione della 194 a donne minorenni. Personalmente seguivo nel parto anche le donne con problemi psicologici. Inoltre, si andava nelle scuole e si lavorava molto sull'educazione sessuale e all'affettività e sulla prevenzione delle malattie infettive, allo stesso tempo ospitavamo gruppi di scolaresche nei nostri locali, in collaborazione con le Istituzioni. Il consultorio era un luogo laico di accoglienza e di incontro”, ricorda Ada Scipioni, ostetrica classe 1933, che nel 1982 contribuì alla fondazione del Consultorio Via San Godenzo, a Roma.

Di tutto questo cosa è rimasto? Solo il grande spirito di dedizione alla causa di alcuni operatori particolarmente motivati.

Quanti consultori ci sono in Italia?

Nel 2016 i consultori familiari funzionanti in Italia erano 1944. In proporzione al numero di abitanti, la percentuale nazionale è dello 0,6 ogni mille, in pratica la metà di quanto prevede la legge. Ma l’ultimo documento ministeriale disponibile è del 2012. In questo caso, era il Nord Ovest a guadagnarsi la maglia nera con Lombardia, Trentino Alto-Adige e Friuli che contano meno di un consultorio pubblico per 10mila donne tra i 15-49 anni. Stesso scenario in Molise. Al Centro-Sud e Isole i consultori privati quasi non esistono, in Lombardia e Friuli-Venezia Giulia invece risultano un quarto del totale (56 su 209 e 6 su 22, rispettivamente) – mentre in Alto-Adige lo sono la totalità (14 su 14).

Clicca qui per visualizzare la tabella

Le assemblee delle donne

Il Consultorio è diventato una specie in via di estinzione da difendere. Per fare in modo che questo spazio dedicato alla prevenzione e alla tutela della salute delle donne torni ad essere un luogo di partecipazione, dove le donne possono prendere parola, proporre e agire, stanno nascendo in tutta Italia le Assemblee delle donne, previste dalla stessa legge che ha istituito i Consultori, ma di cui nel tempo si era persa memoria.

È accaduto anche a Centocelle, quartiere nella periferia di Roma, dove le mamme che frequentano il consultorio familiare di via delle Resede 1 si sono autoconvocate e riunite in assemblea, mobilitate da una possibile chiusura per lavori di riqualificazione, di cui ad oggi di fatto non si sa ancora nulla.

"La struttura, che è anche Comunità Amico del Bambino riconosciuta dall’Unicef, ha delle peculiarità che sono diventate negli anni un servizio sociale ulteriore ed essenziale, grazie, in particolare, ai corsi preparto, agli ambulatori per accompagnare le madri nell’allattamento e a tutte le molteplici occasioni che vengono create per dare alle mamme la possibilità di fare rete tra loro”, spiegano le donne.

Un’ancóra di salvezza per scongiurare solitudine, baby blues e depressione post parto.

Chi decide delle nostre vite? La manifestazione

Schierate al loro fianco anche le attiviste di Non una di meno, che il 26 maggio scenderà nelle piazze per rompere l’isolamento a cui sono costrettele donne quando affrontano l’aborto o quando scelgono la maternità per una sessualità libera, la contraccezione gratuita e la libertà di scegliere (clicca qui per l’evento Facebook).

Il manifesto per i consultori

Le donne dell'assemblea del conssultorio Resede 1 di Roma, in nome dei consultori tutti, chiedono:

  • Rilancio dei consultori familiari. Crediamo sia fondamentale che i consultori tornino ad essere luoghi d’incontro e di dibattito delle donne, luoghi di formazione ed autoformazione, oltre che centri erogatori di servizi.
  • Potenziamento dei servizi sanitari offerti alle donne, contro la privatizzazione del diritto alla salute
  • Sblocco del turnover, con sostituzione del personale andato in pensione e di prossimo pensionamento, soprattutto psicologi e assistenti sociali
  • La presenza di tutte le figure professionali previste per legge (cosi come dal DCA Zingaretti 2014) nell’equipe di ogni consultorio
  • Allungamento dell’orario per poter fare offerta attiva di servizi sulla nascita, il puerperio, l'allattamento e la prevenzione dei tumori, e per offrire orari di apertura che coprano l'intero arco della giornata e della settimana, mentre attualmente, invece, non si consente alle donne lavoratrici la possibilità di usufruire dei servizi erogati.
  • Il recupero di progetti di educazione e sessualità e all’affettività rivolti ai giovani in collaborazione con le scuole
  • La riapertura degli spazi dedicati ai giovani
  • Il recupero dello spirito originario dei consultori come spazi dedicati all’ascolto delle persone, considerate nella loro interezza psicoficica
  • La costituzione di un tavolo di discussione e confronto tra i rappresentanti delle assemblee delle donne e le Regioni

In un’epoca di solitudine collettiva, in cui le cronache ci parlano di femminicidi e di tragedie familiari che sono fallimenti sociali, la lotta per scongiurare lo smantellamento di questi servizi, è importante oggi più che mai. Come riportato anche nel Piano Femminista di Non una di meno, i consultori andrebbero risignificati come spazi politici, culturali e sociali oltre che come servizi socio-sanitari, valorizzando la loro storia di luoghi delle donne per le donne.

Unici presidi socio-sanitari ad accesso gratuito, in un’ottica di privatizzazione, i Consultori sono il primo servizio ad essere tagliato.

Solo chi ha i soldi potrà curarsi? 

“Vogliamo consultori che siano spazi laici. Politici, culturali e sociali oltre che socio-sanitari. Ne promuoviamo il potenziamento e la riqualificazione attraverso l’assunzione di personale stabile e multidisciplinare. Incoraggiamo l’apertura di nuove e sempre più numerose consultorie femministe e transfemministe, intese come spazi di sperimentazione, auto-inchiesta, mutualismo e ridefinizione del welfare”, dice Non una di meno.

Cosa puoi fare tu?

Indici un'assemblea delle donne nel consultorio di zona. Si tratta di un organo di proposta e controllo formato delle donne del territorio, che si riuniscono negli stessi locali dei presidi sanitari, e non necessita di alcun tipo di formalizzazione istituzionale.

"Ciascuna Regione, dando attuazione alle legge nazionale sui consultori, ha previsto queste assemblee, per le quali non è previsto nessuna adempimento formale. In pratica, si costituiscono di fatto autoconvocandosi. L'assemblea può coinvolgere anche gli operatori del Consultorio. In mancanza di recepimento da parte delle Asl delle diverse leggi Regionali di riferimento, che istituiscono le assemblee, è opportuno dare comunicazioni formale qualora si voglia convocare un'assemblea delle donne, indicando date e orario di svolgimento della stessa", conclude Antonella Sassone, avvocato e membro dell'assemblea delle donne Resede 1.

Roberta Ragni

Viaggi nell'anima, parte II: Il Persecutore interno e la chiave della consapevolezza

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Published in: Mente & Emozioni

Esiste una vecchia fiaba che quasi tutti abbiamo ascoltato da bambini: la storia del mago mancato Barbablù che vieta alla giovane moglie di aprire quell'unica stanza a cui corrisponde una piccola chiave. La donna, colta da un irrefrenabile istinto, corre immediatamente verso la porta proibita dove l'aspetta una scoperta terrificante: la visione di tutte le donne morte che l'avevano preceduta. Dallo spavento la chiave cade e si macchia in modo irreparabile. Al ritorno del marito rischia di fare quasi la stessa fine, se non per il repentino arrivo dei suoi fratelli che riescono ad uccidere l'orco Barbablù e ridare la libertà alla giovane donna.

La storia è sempre stata utilizzata come metafora per mettere in guardia le fanciulle dei rischi di una curiosità eccessiva, ma, se analizzata in chiave analitica, nasconde molto di più. Barbablù rappresenta quello che in gergo psicologico viene denominato “persecutore interno”. Il mago mancato è appunto la rappresentazione di ciò che è contro la realizzazione naturale del sé: come dicevamo nello scorso capitolo, esso nasce dai fallimenti e dalle ferite non elaborate e il suo obiettivo è quello di tenere la psiche in uno stato di reclusione ("in quella stanza non puoi entrare").

Il primo passaggio per un'evoluzione naturale è proprio quello di riconoscere questa figura e fare i conti con il suo potere distruttivo, altrimenti si rischia di divenire "facili prede nel bosco".

Barbablù è composto da tutti i pensieri svalutanti, irritanti e conflittuali che ci rivolgiamo, dal sacrificio dei nostri bisogni per compiacere il prossimo, dall’essere legati a situazioni relazionali evidentemente malsane, dal colpevolizzarsi eccessivo per qualche difetto, mancanza o colpa, da tutte le scuse, anche banali che utilizziamo per non metterci in gioco.

Il sabotatore interno manifesta il suo potere quando mette a tacere l'intuito, quando si sceglie una strada distruttiva per sé, convinti di "riuscire a resistere ancora un pochino, fino al sentirsi costretti a credere di essere impotenti e/o addestrati a non reagire, a restare a livello conscio, perché gli impulsi della psiche restano soffocati".

Inizia così una non esistenza di promesse fasulle, basate sul divieto di usare la chiave che porta alla consapevolezza di morte imminente. La nostra protagonista però coglie il vitale richiamo alla disobbedienza e utilizza la sua chiave, che continuerà a portare la macchia di sangue come indelebile richiamo alla vita. Quando i nostri intimi desideri non corrispondono alle azioni esteriori stiamo seguendo i dettami del sabotatore interno, ma la chiave continua a richiamarci verso la nostra vera natura profonda.

La chiave apre la porta delle stanze della psiche più intime, che, se esplorate in un percorso terapeutico, portano un aumento del potere del sé e una nuova introspezione vitale. La luce che deriva dell'introspezione permette l'arrivo dei fratelli della giovane, che vanno intesi come l'animus, la forza emotiva pronta a fronteggiare il sabotatore.

Le domande che posso aiutarci in questo passaggio sono semplici:
Come mi sento in questa situazione/relazione? Cosa c'è che ignoro e non voglio vedere? Ci sono dei limiti nell'espressione della mia personalità che mi vieto di manifestare? C'è connessione tra il mio sentire ed il mio fare? Cosa mi tiene catturata/minacciata in un luogo dove non voglio stare come a vietarmi altre possibilità?

Nel prossimo appuntamento affronteremo quindi la figura dell’Eroe e capirete il perché di questo termine.

Nb: tutte le citazioni presenti nell'articolo si riferiscono al libro "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estes.

Dott.ssa Alice Bacchin

Questo è secondo capitolo del nostro viaggio, diviso in quattro articoli a firma della dottoressa Alice Bacchin, psicologa drammatista, separati sul tema della ciclicità vita-morte-vita che si concluderà con la visione emblematica in anteprima di The Key – il viaggio (qui il teaser) un cortometraggio emozionale e sensoriale dell’artista video Michele Pastrello.

Nel prossimo appuntamento affronteremo la figura dell’Eroe.

Cottura sottovuoto: è salutare cuocere sous vide?

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Published in: Alimentazione & Salute

Per la cottura sottovuoto, infatti, si utilizzano recipienti in vetro ma, sempre più spesso, degli specifici sacchetti di plastica, che alimentano qualche dubbio sull’eventuale rilascio di sostanze nocive.

È sufficiente impiegare questi materiali unicamente per l’utilizzo per i quali sono stati realizzati, evitando di surriscaldarli? E quali materiali sono utilizzati per creare gli involucri per le cotture sottovuoto?

Cos’è la cottura sottovuoto, benefici e svantaggi

Prima di rispondere a queste domande, è bene conoscere cosa sia questa cottura sottovuoto e, soprattutto, perché in molti la scelgono.

La cottura sottovuoto è una metodo di cottura a bassa temperatura, con cui si cucinano gli alimenti chiusi in dei speciali sacchetti di plastica a temperature che si aggirano tra i 50° e i 100°.

Il cibo viene assemblato crudo anche con la presenza di eventuali condimenti nel sacchetto che verrà poi svuotato dall’aria interna tramite una macchina professionale. Viene poi cotto in immersione per un tempo variabile che può essere anche di molte ore: l’assenza di aria permetterà al calore di diffondersi omogeneamente.

I vantaggi

La cottura sous vide consente di:

  • cuocere senza grassi
  • evitare le bruciature, notoriamente cancerogene 
  • non disperdere le proprietà nutritive dei cibi, che i sacchetti chiusi riescono a preservare evitando le ossidazioni
  •  mantenere tutti gli aromi dei cibi: i liquidi e gli aromi penetrano nell’alimento sottovuoto, favorendo l’esaltazione del gusto e la conservazione della morbidezza e della succosità. Un modo, quindi, anche di ridurre le quantità di sale 
  • evitare gli sbalzi e gli shock termici: per ragioni di pressione, infatti, il punto di ebollizione negli involucri si abbassa, permettendo di cuocere anche a temperature contenute
  • per lo scopo è possibile utilizzare anche la lavastoviglie 
Gli svantaggi
  • di contro, però, proprio le basse temperature implicano anche l’eventualità di non cuocere abbastanza bene le carni (e per eliminare il rischio batterico si dovrebbero raggiungere almeno i 70 gradi). Per arrivare a questa soglia con la cottura sottovuoto occorre molto più tempotempi molto lunghi, fino a tre volte superiori rispetto alle tecniche tradizionali
  • acquisto di una strumentazione specifica non economica
E i sacchetti di plastica?

Vanno sempre seguite le indicazioni dei produttori. Se proprio non volete fare a meno di utilizzare altra plastica per cucinare e volete sperimentare la tecnica della cottura sottovuoto, sappiate che quegli speciali sacchetti sono prodotti per resistere a temperature fino a 115-120 gradi centigradi, quindi di gran lunga maggiori rispetto a quelle previste nella cottura sottovuoto.

Le plastiche adottate i poliammidi (PA) e polietilene (PE), materiali privi di PVC e BPA che resistono anche ai processi di abbattimento rapido a basse temperature e alla successiva rigenerazione a caldo.

I sacchetti goffrati (per intenderci quelli che hanno il disegno a quadretti), sono in genere più adatti alle temperature inferiori.

Detto ciò siamo in una botte di ferro? Di quello che dobbiamo essere sicuri, dicono gli esperti, sono le indicazioni e le limitazioni d’uso fornite dai produttori. Tutti i materiali usati per le cotture e la gestione degli alimenti devono sempre soddisfare i requisiti di sicurezza e di idoneità nel contatto con gli alimenti e la plastica da impiegare in cottura deve poter reggere le temperature e, soprattutto, non deve rilasciare sostanze tossiche.

Qui trovate la nostra tabella per riconoscere le materie plastiche usate per gli alimenti.

Infine, come chiosa la tossicologa dell’Università di Bologna Patrizia Hrelia: “Probabilmente sono più pericolose le sostanze che si rilasciano quando si cuoce ad alte temperature, come avviene nelle fritture, nelle cotture al forno e alla griglia, ma anche durante i processi di trasformazione industriale. In questo caso, abbiamo a che fare coi contaminanti di processo, come i policiclici aromatici se si cuoce la carne alla griglia, o l’acrilammide, che invece si forma dai carboidrati tostati o cotti a temperatura elevata”.

E non solo: la cottura sottovuoto fa per esempio meno male rispetto alle grigliature.

Alla luce di ciò, quindi, e sulla base delle conoscenze attuali, pare che non ci siano rischi concreti per la salute nell’utilizzo dei sacchetti in plastica per il sottovuoto. Rimane, però, il dubbio degli eventuali danni a lungo termine e la nostra certezza concreta che alla plastica (anche) in cucina è sempre da preferire contenitori per alimenti in acciaio inox, in vetro, in terracotta, in ceramica…

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Germana Carillo

Giornata mondiale della biodiversità: in Italia minacciate di estinzione 161 specie

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Secondo l'Ispra, infatti, stiamo assistendo alla sesta estinzione di massa, questa volta a causa dell'uomo. L'attuale ritmo di estinzione delle specie animali e vegetali è da 100 a 1.000 volte superiore a quello registrato in epoca pre-umana ed è considerata addirittura superiore rispetto a quella che ha segnato la fine dei dinosauri, 65 milioni di anni fa.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, il 22 maggio di ogni anno le Nazioni Unite celebrano la Giornata Mondiale della Biodiversità, per ricordare l’entrata in vigore della Convenzione per la Diversità Biologica (CDB), avvenuta il 22 maggio 1993. Quest'anno la Giornata è giunta alla sua 25esima edizione.

I numeri e le cause dell'estinzione di massa

Numeri alla mano, dal 1500 a oggi le specie estinte documentate sono 765, di cui 79 mammiferi, 145 uccelli, 36 anfibi. Attualmente le estinzioni procedono al ritmo di un numero compreso tra 10 e 690 specie a settimana.

Le cause? È facile immaginarle. Il 75% delle estinzioni è stato provocato da un eccessivo sfruttamento delle specie e in particolare da caccia, pesca, commercio illegale di piante e animali, dalla distruzione degli habitat per infrastrutture o per avere nuovi campi per l’agricoltura, dall’agricoltura intensiva.

Ma non solo. Anche l'inquinamento e l'introduzione di specie aliene invasive hanno contribuito a incrementare questi tristi numeri. E la cosa peggiore è che i cambiamenti climatici aumenteranno i loro effetti negativi sulla biodiversità.

In calo anche il numero totale di animali

Non è solo l'estinzione a preoccupare gli scienziati, ma la diminuzione degli animali. Negli ultimi 25 anni il totale degli animali selvatici si è dimezzato. Secondo la lista rossa dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), rischiano di estinguersi 1.199 mammiferi (il 26% delle specie descritte), 1957 anfibi (41%), 1.373 uccelli (13%) e 993 insetti (0,5%).

Uno studio che ha coinvolto 16 paesi, dall’America meridionale all’Indonesia, ha scoperto che il 25% delle 625 specie di primati oggi conosciute è in pericolo di estinzione per via della caccia e del commercio illegale. Anche i leopardi delle nevi non sono al sicuro, centinaia di esemplari vengono uccisi ogni anno nelle montagne dell'Asia centrale. A oggi ne sono rimasti circa 5 mila esemplari.

Nonostante i divieti imposti da leggi nazionali e internazionali, la caccia continua a minacciare centinaia di specie di mammiferi, dagli scimpanzé agli ippopotami ai pipistrelli. La situazione non è migliore - e forse anche meno conosciuta - per i pesci, la cui principale minaccia è la cattura eccessiva causata dalla pesca industriale.

La biodiversità in Italia

Anche le creature che popolano il nostro paese sono a rischio a causa della distruzione degli habitat e della loro frammentazione, dell'invasione di specie aliene invasive, dalle attività agricole, dagli incendi e dal bracconaggio.

Secondo l'Annuario dei dati ambientali ISPRA, per quanto riguarda il grado di minaccia delle 672 specie di Vertebrati valutate nella recente “Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani” (576 terrestri e 96 marine) - 6 sono estinte nel territorio nazionale in tempi recenti: due pesci, lo storione comune e quello ladano; tre uccelli: la gru, la quaglia tridattila, il gobbo rugginoso; e un mammifero, il pipistrello rinolofo di Blasius.

Le specie minacciate di estinzione in Italia sono 161 (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% del totale considerato. Circa il 31% dei vertebrati italiani sia minacciato.

“La protezione della biodiversità e dei servizi ecosistemici deve diventare una responsabilità condivisa, con azioni coordinate tra la comunità della conservazione della natura e di altri settori produttivi, dal turismo all’agricoltura, dall’energia ai trasporti, dall’industria all’edilizia.I cittadini di ogni parte del mondo hanno bisogno di capire meglio il pieno valore della natura per garantirne la protezione e l'uso sostenibile. Riconoscere l’enorme importanza della biodiversità e della natura per tutte le attività economiche fornisce una ragione politica ed economica in più per perseguire la conservazione della biodiversità e la protezione della natura e arrestare questo grave declino dell’integrità biologica del pianeta” spiega l'Ispra.

Il nuovo Piano strategico 2011-2020 permetterà di

"intraprendere azioni efficaci e urgenti per arrestare la perdita di biodiversità al fine di garantire che entro il 2020 gli ecosistemi siano resilienti e continuino a fornire servizi essenziali, garantendo così la varietà della vita del pianeta e contribuendo al benessere umano e allo sradicamento della povertà" sottolinea l'Onu.

Dovremmo ricordare ogni giorno l'importanza della biodiversità, non solo oggi.

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Francesca Mancuso

Creme solari: quelle ad alto fattore provocano davvero carenza di vitamina D?

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Published in: Salute & Benessere

La vitamina D, riconosciuta come un ormone e non come una vitamina, è fondamentale per la salute umana. Oltre al suo ruolo fondamentale nel metabolismo osseo, è coinvolta in diversi processi, tra cui la modulazione della crescita cellulare, le funzioni neuromuscolari e immunitarie e la riduzione delle infiammazioni. Di conseguenza, la sua carenza, oltre ai disturbi ossei, è anche legata a una vasta gamma di altre malattie, comprese condizioni metaboliche, cardiovascolari, autoimmuni e tumori.

La vitamina D, coinvolta nel metabolismo di calcio e fosforo, può essere sintetizzata endogenamente a livello della pelle con l’esposizione alla luce solare, ma può essere anche assunta con la dieta, soprattutto con i grassi animali.
I fotoni UV-B agiscono sulla provitamina D3, nelle membrane plasmatiche delle cellule epidermiche per formare previtamina D3, che a sua volta si trasformano rapidamente in vitamina D3. Quest’ultima viene trasferita nello spazio extracellulare ed è trasportata nei capillari del derma collegata alla proteina (alfa-1-globulina) legante la vitamina D (DBP).

In considerazione di questo processo, è chiaro che lo stato di vitamina D è strettamente correlato all’esposizione ai raggi UV-B, la cui quantità dipende dal tempo di esposizione, dalla latitudine e dall’altitudine, dall’abbigliamento, dalla pigmentazione della pelle, dall’età e, secondo un recente documento, anche dalla crema solare.

Il suo uso, infatti, potrebbe essere correlato a una riduzione nella produzione di vitamina D. Tuttavia, l’importanza dei filtri solari è ampiamente accettata dalla comunità scientifica: sopra il livello molecolare, infatti, i raggi UV del sole danneggiano il DNA cellulare della pelle, creando mutazioni genetiche che possono portare anche al cancro della pelle.
Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato i raggi solari UV come possibili cancerogeni umani, con studi che lo collegano a tumori della pelle non melanomatosi e a melanomi (secondo i dati, attualmente tra 2 e 3 milioni di tumori della pelle non melanoma e più di 130mila tumori melanoma si verificano a livello globale ogni anno), oltre al graduale processo di invecchiamento precoce della pelle.

Pertanto, l’uso dei i fattori di protezione solare (SPF) rimane raccomandato per la loro azione profilattica sulla fotocarcinogenesi, perché progettati per filtrare la maggior parte della radiazione del sole.

Tuttavia, in dosi giuste i raggi UV hanno anche effetti benefici sull’uomo, come la produzione di vitamina D, la produzione di serotonina, il suo effetto disinfettante, perché limita la proliferazione di batteri, e per la cura di alcune patologie dermatologiche.

Da quanto emerge dal congresso SIME, insomma, alcune prove suggerirebbero che potrebbe esserci una correlazione tra i filtri solari e la carenza di vitamina D, sebbene l’influenza del sole sui livelli di vitamina D rimanga una questione ancora fortemente dibattuta.

Facendo leva su un recente studio sull’effetto dei filtri solari sulla vitamina D, gli studiosi hanno voluto ora analizzare l’effetto di una protezione solare SPF50+ sulla produzione di vitamina D cutanea e sui livelli circolanti di 25(OH)D3 (ossia la vitamina D trasformata in forma attiva dal fegato) in base alle diverse aree superficiali del corpo, le cosiddette BSA (body surface area).

Le BSA sono state classificate in quattro gruppi: testa e mani (gruppo I), testa, mani e braccia (gruppo II), testa, mani, braccia e gambe (gruppo III) e corpo totale (gruppo IV). I risultati hanno mostrato una riduzione della produzione di vitamina D cutanea variabile dal 75,7 al 92,5% a seconda del gruppo BSA considerato.

“Tuttavia – spiega Domenico Centofanti, vicepresidente SIME – i valori della vitamina D 25(OH)D3 circolante risultavano diminuiti solo del 7,7-13,2%. Pertanto, nonostante una grave riduzione della vitamina D cutanea, i livelli di vitamina D 25(OH)D3 circolanti D3 sono risultati influenzati in modo modesta”.

Gli autori dello studio concludono dunque che l'uso a breve termine dei filtri solari non esercita un impatto importante sui livelli di 25 (OH) D3 circolante, ma rimane da stabilire se questo sia vero anche per l’uso cronico di filtri solari ad alta SPF.

“Il dibattito sulla ‘relazione pericolosa’ tra creme solari ad elevato SPF e carenza di vitamina D è ancora aperto e, anche in considerazione della mancanza di prove certe su questo argomento, sarebbe auspicabile condurre ulteriori studi per far luce sulla associazione tra queste due variabili”.

Rimaniamo, quindi, della ferrea idea che non ci si possa esporre al sole senza aver prima applicato sulla pelle una crema con filtro solare. 

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Germana Carillo

I volontari del web che riparano gratis prodotti tecnologici contro l'obsolescenza programmata

GreenMe -

Published in: Riciclo e Riuso

Il riciclo non è più un tabù e sono tante le community nate proprio a sostegno dell’ambiente, ma anche del proprio portafoglio. Parliamo spesso di oggetti che possono avere una nuova vita, a volte vengono letteralmente trasformati, altre come in questo caso riparati.

In pratica i Restarter creano un’inversione di tendenza, ovvero quella di dare consigli, idee, suggerimenti su come riparare un oggetto elettronico o elettrico, nell’ottica che ogni cosa si può riparare, senza la necessità di comprarne subito un’altra.

Ma attenzione qui non c’è proprio nulla di improvvisato perché i Restarter sono ormai una realtà consolidata a Milano, Torino, Firenze, Aosta e Langhe-Roero, in provincia di Cuneo e l’obiettivo è quello di espandersi sempre più, seguendo la scia degli altri otto Paesi europei.

Dalla lavatrice fino al cellulare, dal phon fino alla macchina del caffè, non c’è mistero per i Restarter che si danno appuntamento su Facebook ed organizzano dei Restart party o Restart cafè, dove tutto è gratuito e volontario.

Durante questi incontri si può portare il proprio oggetto guasto e si tenta in tutti i modi di sistemarlo. L’idea è di Ugo Vallauri e Janet Gunter, un italiano e una anglo-americana esperti di comunicazione che dopo aver lavorato diversi anni nel mondo della cooperazione, fondano nel 2012 Restart Project con l'obiettivo di incoraggiare le persone a riparare e riutilizzare accessori rotti.

Tra i prossimi appuntamenti, segnaliamo quello del 10 giugno alla Fiera della trasparenza di Livorno dove i volontari aiuteranno e insegneranno ai partecipanti come aggiustare i propri dispositivi per evitare che diventino inutili rifiuti.

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Dominella Trunfio

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La razza umana? Sulla Terra è solo lo 0,01%, ma ha distrutto l'83% dei mammiferi

GreenMe -

Published in: Natura & Biodiversità

La ricerca ha cercato, per la prima volta, di fare un resoconto quantitativo della biomassa presente sulla Terra, una sorta di censimento globale. È emerso che il genere umano è allo stesso tempo insignificante e completamente dominante nel grande schema della vita sulla Terra.

Secondo lo studio, i 7,6 miliardi di persone rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi. Tuttavia, dagli albori della civiltà, l'umanità ha causato la perdita dell'83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante, mentre il bestiame allevato dagli esseri umani abbonda.

Il nuovo lavoro è la prima stima completa del peso di ogni classe di creature viventi e ribalta alcune ipotesi a lungo termine. I batteri sono davvero una forma di vita importante, pari al 15% del totale, ma le piante superano di gran lunga tutte le altre, rappresentando l'82% di tutta la materia vivente. Le altre creature, dagli insetti ai funghi passando per i pesci e gli animali, costituiscono solo il 5% della biomassa mondiale.

“Sono rimasto scioccato nel constatare che non esisteva già una valutazione completa e olistica di tutte le diverse componenti della biomassa”, ha detto il Prof. Ron Milo, dell'Istituto di Scienza di Weizmann in Israele, che ha diretto il lavoro, pubblicato su Pnas. “Spero che questo dia alle persone una prospettiva sul ruolo davvero dominante che l'umanità ora gioca sulla Terra”.

I ricercatori hanno calcolato le stime della biomassa utilizzando i dati di centinaia di studi, che spesso hanno utilizzato tecniche moderne, come il telerilevamento satellitare in grado di analizzare aree grandi e il sequenziamento dei geni, in grado di svelare la miriade di organismi del mondo microscopico.

Hanno iniziato valutando la biomassa di una classe di organismi e poi hanno determinato quali ambienti potevano essere popolati da quella specifica forma di vita a livello globale. Hanno così scoperto che tutta la vita “pesa” 550 miliardi di tonnellate.

Le piante vantano ben 450 miliardi di tonnellate. Al secondo posto troviamo i batteri, pari a 70 miliardi di tonnellate. In ordine decrescente, troviamo funghi, archaea, protisti, animali e virus, che insieme rappresentano il restante 10%.

La trasformazione del pianeta da parte delle attività umane ha portato gli scienziati a sancire l'avvio di una nuova era geologica: l'Antropocene. Un indicatore di questo cambiamento è fornito dalle ossa del pollo domestico, ormai onnipresenti in tutto il mondo.

Secondo lo studio, il pollame allevato oggi rappresenta il 70% di tutti gli uccelli del pianeta, contro il 30% di quelli selvatici. L'immagine è ancora più desolante per i mammiferi: il 60% del totale presente sulla Terra è costituito da bovini e suini, il 36% dall'uomo. Gli animali selvatici sono appena il 4%.

La distruzione dei loro habitat in funzione delle necessità umane hanno portato all'inizio di ciò che molti scienziati considerano la sesta estinzione di massa. Circa la metà degli animali della Terra sia andata perduta negli ultimi 50 anni.

Nonostante la supremazia dell'umanità, in termini di peso l'Homo sapiens è un'inezia. Solo i virus hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli umani, così come i vermi. I pesci sono 12 volte di più rispetto all'uomo, e i funghi 200 volte.

Dovrebbe bastare questo a farci riflettere, ad aiutarci a capire quale sia davvero il nostro posto sul pianeta Terra.

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Francesca Mancuso

Il cane eroe che salva la vita al giovane proprietario, colto da un malore

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

Una storia che poteva trasformarsi in tragedia, ma che per fortuna ha avuto una svolta diversa, anche se ancora è troppo presto per parlare di lieto fine. Il 22enne è stato ricoverato in rianimazione.

Le sue condizioni sono ancora tutte da definire, ma da indiscrezioni sembra che non sia più in pericolo di vita. Di certo c’è che il suo cane, un meticcio di taglia media, ce l’ha messa davvero tutta per far sì che qualcuno entrasse in casa a soccorrerlo.

Il ragazzo si era sentito male nel suo appartamento di via San Faustino a Brescia, improvvisamente si è accasciato per terra. A quel punto il cane ha abbaiato senza sosta per chiedere aiuto. E’ proprio così che ha attirato l’attenzione dei vicini che hanno chiamato il 112. Non rispondendo nessuno al citofono i carabinieri si sono arrampicati su per la grondaia e sono entrati in casa da una finestra.

Da lì la scoperta del ragazzo accasciato e del suo cane di fianco a vegliarlo. Il 22enne è stato portato agli Spedali Civili di Brescia per vari accertamenti. Una storia che dimostra ancora una volta quanto siano straordinari gli animali e l’amore incondizionato che hanno nei nostri confronti. E senza quell’abbaiare incessante forse questo articolo avrebbe avuto un epilogo diverso.

Per fortuna non è andata così e al cane eroe non rimane che attendere il ritorno del suo amico.

Altre bellissime storie di amici a quattro zampe:

Dominella Trunfio

Enterogermina ritirata a scopo precauzionale: i lotti interessati

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

A provvedere al ritiro volontario è stata la stessa società produttrice, la Sanofi.

Il ritiro dell'Enterogermina infatti è stato deciso a scopo precauzionale per rispondere a un potenziale rischio, evidenziato dall'Agenzia italiana del farmaco, in caso di uso prolungato superiore a quello suggerito e riportato nel foglio illustrativo.

I lotti oggetto di richiamo riguardano l'Enterogermina*12cps 2mld – AIC 013046053 e sono i seguenti:

  • 3029 con scadenza 08/2018
  • 2022 con scadenza 05/2019
  • 2034 con scadenza 10/2019
  • 2034A con scadenza 10/2019
  • 3058 con scadenza 08/2020.

Come ha confermato Sanofi, al momento non sono stati segnalati effetti avversi legati alla motivazione del richiamo. Precisa inoltre la società che tutti i farmaci devono essere assunti attenendosi alle indicazioni del foglietto illustrativo.

Enterogermina 2 Miliardi contiene le spore di Bacillus clausii, in grado di ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. Quest'ultima spesso è soggetta ad alterazioni dovute ad esempio ai cambi di stagione, alle conseguenze di una terapia antibiotica o a prolungati periodi di stress.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il servizio clienti al numero verde: 800 10 33 30.

Francesca Mancuso

5 divertenti vacanze nordiche che dovremmo prendere in prestito

GreenMe -

Published in: Costume & Società

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Dal falò per sbarazzarsi del vecchio fino al trasporto in spalla della propria donna. E ancora la celebrazione della primavera o un’abbuffata di dolcetti alla crema, ecco 5 divertenti feste che dovremmo prendere in prestito dai paesi nordici.

Bun Day

Il Bun Day in Islanda segna l'inizio della quaresima, anche se è una ricorrenza popolare anche tra le persone che non sono religiose. Viene celebrato il lunedì prima della quaresima (alcuni lo chiamano Shrove Monday) e prevede una tradizione che si tramanda da 100 anni.

La mattina del Bun Day i bambini svegliano i loro genitori gridando ‘Bun, Bun, Bun’e a suon di sculacciate fatte con bacchette avvolte in tessuti colorati che preparano a scuola. Per ogni sculacciata di successo, si ha diritto a un panino extra e un pasticcino pieno di crema che è il dolce che caratterizza la giornata. Infatti, il giorno prima è il Bursting Day in cui si preparano le delizie alla crema.

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Vigilia di Valpurga

La vigilia di Valpurga o Valborgmässoafton (spesso abbreviato in Valborg) si celebra l'ultimo giorno di aprile in Svezia, Finlandia e altri paesi, come ad esempio alcune zone della Germania. Il suo significato varia da luogo a luogo, ma di solito si fa un falò per sbarazzarsi del vecchio e far spazio al nuovo per celebrare la primavera. E’ un’intera giornata dedicata alla musica, al canto, al ballo e ai fuochi d’artificio, in cui si beve caffè e si mangia in abbondanza.

Eukonkanto

L'Eukonkanto è una simpaticissimo sport che prevede il trasporto della propria moglie (ma non solo)! In pratica l’uomo deve trasportare una donna in un percorso ad ostacoli nel minor tempo possibile. La competizione umoristico sportiva esiste dal 1992 ed è nata in Finlandia Il primo arrivato vince una quantità di birra equivalente al peso della moglie, oltre naturalmente al prestigioso titolo di campione mondiale di trasporto delle mogli.

Vigilia di mezza estate

La vigilia di mezza estate, il giorno più lungo dell'anno è uno dei giorni più importanti nei paesi nordici, soprattutto perché dopo il freddo invernale si celebra uno spiraglio di sole. La mezza estate fa capo a una serie di manifestazioni tra il 21 e il 25 giugno, un lasso di tempo segnato dal solstizio d'estate.

In Svezia è così importante che si è presa in considerazione l'idea di spostare la festa nazionale svedese dal 6 giugno al giorno antecedente le celebrazioni di mezza estate (Midsommar).La celebrazione festiva ha origini pagane e precristiane e prevede danze attorno al palo della cuccagna.

Winternights e Kekri

Winternights in Norvegia e Kekri in Finlandia sono dei festival pagani che cadono nello stesso periodo di Halloween, alla fine di ottobre o all'inizio di novembre. In questo giorno si celebra la vita e la morte, la chiusura di un anno e l’inizio del nuovo. Si è soliti organizzare un banchetto in abbondanza in cui simbolicamente vengono invitati a tavola anche gli antenati.

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Dominella Trunfio

Peti spie della salute: ecco cosa rivelano del tuo intestino

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Published in: Salute & Benessere

Molte ricerche sono state effettuate sulla flatulenza, ovvero la produzione dei gas intestinali comunemente noti come peti, a volte indicati come possibile fonte di energia, soprattutto se emessi dalle mucche, che sembrano produrne una quantità significativa allo scopo.

Nel 2014, addirittura, uno studio della Exeter University sostenne che i gas intestinali potessero essere alla base di nuove terapie contro cancro, ictus e infarto, grazie all'acido solfidrico in essi contenuto. In realtà lo studio non fu mai confermato, nè mai furono date indicazioni su come consentire all'acido prodotto dai peti di interagire con le cellule dall'esterno per fornire loro gli effetti benefici riscontrati.

La scienza ha però ampiamente dimostrato che la flatulenza può fornirci informazioni sul nostro apparato digerente e in particolare sul tratto intestinale. Ecco le più comuni caratteristiche dei nostri peti, alcune delle quali, se alterate, dovrebbero essere comunicate al medico perchè possibili spie di condizioni patologiche.

Frequenza

Una frequenza di peti considerata nella norma va dai 14 ai 23 peti al giorno, per una quantità di gas che può variare dal mezzo litro ai due litri al giorno. Un numero molto distante può rivelare una condizione patologica.

Infatti avere necessità di emettere una quantità di gas nettamente superiore alla norma può indicare intolleranza al lattosio, sindrome del colon irritabile, infiammazioni dell'intestino, reflusso gastro-esofageo, problemi che causano costipazione o in casi più rari ulcera gastica.

Naturalmente, comunque, coloro che seguono una dieta particolarmente ricca di fibre, come quella vegetariana o vegana, tenderanno a produrre una quantità di gas superiore, ma in questo caso, a meno di produzioni realmente eccessive, la spiegazione è nella dieta stessa.

Odore

I peti non sono mai profumati e questo è normalissimo. La maggior parte dei gas intestinali è infatti inodore (idrogeno, azoto, ossigeno, anidride carbonica, e a volte metano), ma può capitare che, a causa dei batteri presenti nell'intestino, venga prodotto acido solfidrico, caratterizzato da odore decisamente sgradevole.

Quando questo acido è emesso in maniera eccessiva i nostri peti manifestano un odore decisamente insopportabile e anche questo può indicare problemi di digestione. Il composto è infatti generato dai batteri normalmente presenti nel colon, ma, se tale produzione è superiore alla norma, molto probabilmente c'è un problema intestinale da approfondire.

Rumore

Fortunatamente per noi e la nostra vita sociale, non sempre i peti sono rumorosi (così come non sempre sono puzzolenti). Il rumore associato alla flatulenza è dovuto alle vibrazioni del gas in uscita dal canale anale ed è fortemente condizionato dalla velocità di espulsione  (alta velocità, peto più rumoroso), nonché dalla forma e dimensione dei muscoli anali al passaggio del gas.

A differenza delle caratteristiche elencate in precedenza, comunque, il rumore non è di solito associato a disturbi, a meno di problematiche al muscolo anale, e quindi non è generalmente una spia di patologie digestive.

Occhio (e naso) ai peti dunque.

Per altre informazioni sulla flatulenza leggi anche:

Roberta De Carolis

Il meraviglioso giardino segreto di coralli bambù (VIDEO)

GreenMe -

Published in: Natura & Biodiversità


Il corallo bambù (Isididae) è una particolare e rara varietà di corallo, le sue tipiche colonie assomigliano a foreste di alberelli alti al massimo 25 centimetri, fissati alle rocce dei fondali, fino a duecento metri di profondità. Viene chiamato così proprio perché somiglia a un bambù, ma si tratta di una radice di colore biancastro molto densa e compatta.

Foreste di corallo bambù erano state trovate vicino Taiwan, ma mai nel Golfo del Messico, vicino alla costa occidentale della Florida. Il letto si estende per oltre due chilometri ed è stato scoperto dai ricercatori durante una spedizione durata 23 giorni a bordo dell’unica nave finanziata dal governo.

Come si legge nell’articolo scientifico del team:

“NOAA stima che le strutture dei coralli bambù potrebbero avere quasi mille anni. E’ evidente che ci sono una serie di condizioni che ne permettono la crescita. I coralli bambù di solito crescono sotto forma di foreste in acque profonde e si nutrono di piccoli organismi acquatici”.

Grazie alla spedizione Okeanos Explorer, gli scienziati stanno portando alla luce tesori sottomarini regalati dalla natura. I coralli e le spugne sono più comuni sulle rocce rispetto alle aree sedimentali.

Durante l'immersione, il video mostra un terreno in cui appunto potrebbero esserci tutte le condizioni per creare un microhabitat adatto a colonie più dense di corallo bambù.

Guardate che meraviglia:

Leggi anche:

Dominella Trunfio

Foto: NOAA

 

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