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A Firenze i percorsi museali creati su misura per i bambini pazienti dell’ospedale

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Anche l’arte può essere una vera e propria terapia e lo sanno bene a Firenze, dove l’ospedale pediatrico Meyer e gli Uffizi hanno siglato un accordo per creare percorsi museali speciali per bambini malati: una serie di visite guidate e percorsi didattici pensati apposta per loro.

È il bellissimo progettoSpecial guest – kids”, pensato per i piccoli che devono andare costantemente in ospedale per sottoporsi a cure o a trattamenti medici prolungati nel tempo: grazie a questo progetto questi piccoli pazienti potranno “abbinare” alle sedute in ospedale delle speciali escursioni nei musei fiorentini.

Insieme, il Meyer e il dipartimento per l’Educazione degli Uffizi, definiranno per ciascun bambino un progetto personalizzato, “per mettere a punto attività educative e percorsi museali dedicati, che potranno svolgersi nei musei afferenti alle Gallerie degli Uffizi e negli altri musei della città”.

Una bella iniziativa, insomma, che parte dall’arte da sempre stimata anche per il grande potere curativo, per la sua capacità di guarire e dare benessere allo spirito di tutti, anche quello dei bambini.

Al progetto collaborerà la Scuola ospedaliera del Meyer, che potrà integrare le attività “extra ospedaliere” con il piano di studi dei bambini seguiti dalla struttura sanitaria.

Come Meyer crediamo fortemente in un concetto di ‘cura globale’, capace di unire all’assistenza clinica tutte quelle attività, ludiche e didattiche, che possono servire per migliorare il benessere dei bambini in ospedale – spiega il direttore generale dell’ospedale Alberto Zanobini. Siamo molto contenti di dare avvio a questa collaborazione con una realtà come quella delle Gallerie degli Uffizi, che consentirà di rendere terapeutica la bellezza del territorio fiorentino”.

L’arte ha da sempre un grande potere ‘curativo’, la capacità unica di guarire e dare benessere allo spirito di tutti, a partire proprio dai bambini– commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – per questo è un grande piacere ed onore poter mettere i tesori del museo che dirigo a disposizione di una istituzione importante come il Meyer per offrire ai suoi piccoli ospiti tutto il sollievo e la meraviglia che meritano”.

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Germana Carillo

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Il 95% degli alimenti per bambini contiene metalli tossici. Lo studio

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Metalli pesanti tossici che danneggiano lo sviluppo del cervello dei bimbi sarebbero presenti negli alimenti a loro dedicati. È quanto emerge da alcuni test svolti negli Stati Uniti, che hanno rilevato che ben il 95% degli alimenti per piccoli analizzati contiene sostanze chimiche tossiche che abbassano il quoziente intellettivo. Tra queste anche arsenico e piombo.

Commissionato dalla Healthy Babies Bright Futures (HBBF) americana, il rapporto ha analizzato 168 alimenti per bambini dei principali produttori statunitensi, arrivando ad affermare che il 95% conteneva piombo, il 73% conteneva arsenico, il 75% conteneva cadmio e il 32% conteneva mercurio. Un quarto degli alimenti conteneva tutti e quattro i metalli pesanti.

Tra gli alimenti che presentavano il maggior rischio di esposizione ai metalli pesanti c’erano alimenti a base di riso, carote, patate dolci e succhi di frutta.

I risultati confermano quello di un precedente studio della Food and Drug Organization che aveva già trovato uno o più degli stessi metalli in 33 su 39 tipi di alimenti per bambini presi allora in esame.

E allora cosa significa tutto ciò per la salute dei bambini? Le sostanze chimiche presenti negli alimenti per bambini – arsenico, piombo, cadmio e mercurio – sono neurotossine che possono alterare permanentemente il cervello in via di sviluppo, erodere il QI e influire sul comportamento.

Anche nelle tracce trovate negli alimenti, questi contaminanti possono alterare il cervello in via di sviluppo ed erodere il QI di un bambino. Gli impatti si sommano ad ogni pasto o spuntino che un bambino mangia”, si legge nel rapporto.

Ma perché mai gli alimenti per bambini contengono questi metalli pesanti tossici? Ebbene, come spiegano i ricercatori, questi quattro metalli nocivi si trovano in tutti gli alimenti, non solo negli alimenti per bambini. Si trovano in maniera naturale o a causa dell’inquinamento ambientale. Le colture le assorbono dal suolo e dall’acqua e si trovano persino negli alimenti biologici.

Cosa fare allora?

L’analisi ha esaminato quali alimenti per bambini sono a maggior rischio. Quanto agli snack di riso, per esempio (il riso è la principale fonte di arsenico nella dieta di un bambino perché è spesso usato come primo alimento) si possono preferire per esempio quelli con farina d’avena o ai cereali multicereali.

Anche per i biscotti per la dentizione possono contenere arsenico, piombo e cadmio, afferma il rapporto. Si può quindi pensare di lenire il dolore del bebè magari mettendogli tra le mani un finocchio bello fresco, ma tenetelo d’occhio!

Quanto ai succhi, qui trovate tutti quelli promossi e bocciati.

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Germana Carillo

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Un muro di alberi lungo la A1 per schermare la città dalle emissioni dell’autostrada

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Una fascia alberata di 11 km parallela al tratto dell’Autostrada del Sole che attraversa il comune di Parma, una vera e propria barriera vegetale contro le polveri sottili e a protezione dell’ambiente, che porta il nome di Parma KmVerde, la sfida ambientale contro i mezzi che transitano sull’A1 e che incidono in modo determinante sulla qualità dell’aria.

È stato firmato nei giorni scorsi, infatti, il protocollo di intesa per avviarne la realizzazione, grazie al Comune di Parma, all’Associazione Parma, io ci sto!, la Confederazione Italiana Agricoltori. Confagricoltura, Coldiretti e Parchi del Ducato.

Tutti perseguono un unico obiettivo: “ridurre i fattori climalteranti, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ridurre l’impatto su qualità dell’aria e il rumore dell’autostrada e dell’alta velocità“, come si legge nel protocollo.

Si tratta di una delle proposte più incisive nel dossier per Parma capitale verde europea 2022. Il progetto è stato infatti recepito dal Comune di Parma nell’ambito delle azioni volte allo sviluppo di politiche ambientali.

La stessa Associazione Parma, io ci sto!, si è fatta promotrice della proposta progettuale e ha coinvolto, nel periodo tra il 2018 e il 2019, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, la stessa che si è occupata della predisposizione del Dossier di Candidatura di Parma a European Green Capital per il 2022.

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Germana Carillo

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Il bisfenolo B interferisce con il sistema endocrino al pari del bisfenolo A

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Il bisfenolo B, sostanza utilizzata nella produzione della plastica, è un interferente endocrino tanto quanto il famigerato bisfenolo A messo al bando in moltissimi prodotti, a partire dai biberon per neonati.
A dirlo sono gli esperti dell’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria (Anses) e il motivo è da ricercare nella struttura chimica delle due sostanze, che differiscono solo di un gruppo funzionale.

La somiglianza delle strutture del bisfenolo A e del bisfenolo B rendono questi due composti in grado di sortire i medesimi effetti nel nostro organismo e in quello degli animali, poiché capaci di legarsi agli stessi recettori.

Bisfenolo A – Wikipedia

Bisfenolo B – Wikipedia

Le sostanze che interferiscono con il sistema endocrino sono numerose e si trovano in diversi oggetti di uso comune, soprattutto se realizzati in plastica, tra cui imballaggi per alimenti, contenitori per conservare il cibo e utensili per cucinare.
Il bisfenolo si trova anche nelle lattine, nei cartoni della pizza, nei capi di abbigliamento, nei giocattoli, nelle vernici, nei prodotti fitosanitari e negli scontrini. All’interno del nostro organismo, questi composti sono in grado di alterare il sistema ormonale, con effetti sul metabolismo e in generale sulla salute.

Il bisfenolo A in Europa risulta classificato come interferente endocrino dal 2017 e già sei anni prima ne è stato vietato l’impiego nella produzione di biberon nell’Unione europea.

La somiglianza delle strutture del bisfenolo A e del bisfenolo B fa sì che entrambi i composti abbiano il medesimo effetto: interferiscono con la via di segnalazione degli estrogeni, riducendo la produzione di testosterone e alterando di conseguenza la spermatogenesi e la riproduzione sia nell’uomo sia nella fauna selvatica.

Poiché la plastica a contatto con il cibo può rilasciare sostanze all’interno dell’alimento e poiché la plastica riversata nell’ambiente inquina le acque e il suolo, gli effetti sulla salute di questi composti non andrebbero sottovalutati.

Sul bisfenolo leggi anche:

Tatiana Maselli

 

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Smog: l’Italia è il Paese europeo dove si muore di più per biossido di azoto

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Inquinamento atmosferico e smog: l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2), registrando più di 14mila vittime ogni anno, e compare nel gruppo dei Paesi che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici.

È quanto emerge dal rapporto sulla qualità dell’aria (2000-2017) presentato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) in base alle rilevazioni dell’aria provenienti da oltre 4mila stazioni di monitoraggio in Europa. Secondo l’analisi dei rilevamenti 2016 è l’Italia, dunque, ad avere il valore più alto di decessi per ozono (O3, 3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Ridurre l’inquinamento atmosferico in Europa ridurrebbe il numero di morti premature, migliorerebbe la produttività e frenerebbe i cambiamenti climatici, si dice nel report, eppure proprio l’inquinamento persistente, soprattutto nelle città, danneggia ancora la salute delle persone e l’intera economia.

In Italia, Torino è quasi a pari merito di Parigi e Londra come città europea più inquinata da NO2 e, tra le città più piccole, Padova registra un’alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non è migliore nelle aree rurali, dove si superano i limiti giornalieri di particolato registrati in 16 delle 27 centraline che hanno rilevato valori irregolari in Europa. Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la pianura padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

I tre inquinanti principali

Si tratta di particolato (PM), biossido di azoto (NO2) e di ozono a livello del suolo (O3) e sono quelli che causano il danno maggiore.

Secondo l’analisi Aea, il particolato fine (PM2,5) da solo ha causato circa 412mila decessi prematuri in 41 Paesi europei nel 2016. Circa 374mila di questi decessi si sono verificati nell’Unione europea.

Oltre a danneggiare la salute e ridurre l’aspettativa di vita, la scarsa qualità dell’aria causa perdite economiche, ad esempio, a causa di costi sanitari più elevati, rendimenti ridotti da agricoltura e silvicoltura e minore produttività del lavoro. Una precedente valutazione della stessa agenzia aveva già mostrato come l’inquinamento atmosferico e acustico e le temperature estreme influenzino in modo sproporzionato i cittadini più vulnerabili d’Europa.

Male ma non malissimo…

Come si evince dal report, nonostante il persistente inquinamento, i nuovi dati confermano che normative e misure locali vincolanti stanno migliorando comunque la qualità dell’aria in Europa con effetti positivi sulla salute. Ad esempio, nel 2016 il particolato fine ha causato circa 17000 decessi prematuri in meno nell’Ue rispetto al 2015. Anche se le differenze meteorologiche tra gli anni possono influenzare i livelli di inquinamento e il loro impatto, la riduzione è coerente con la precedente stima dell’Aea secondo cui il numero di decessi prematuri causati ogni anno dal PM2.5 in Europa si sono ridotti di circa mezzo milione dal 1990.

Come a dire, se le politiche funzionano e sono efficienti qualche passo in avanti si può fare.

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Germana Carillo

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La coppia gay che ha adottato una bambina con HIV rifiutata da 10 famiglie

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Era stata rifiutata da 10 diverse famiglie questa bambina affetta da HIV, finché non sono arrivati loro, Damian e Ariel, che l’hanno accolta a braccia aperte. D’altronde questa coppia sa bene cosa voglia dire lottare contro i pregiudizi e la paura, è stata infatti la prima dichiaratamente gay a essersi sposata nella città di Santa Fe, in Argentina.

Damian e Ariel si sono innamorati della piccola Olivia a prima vista quando l’hanno trovata in un orfanotrofio dov’era stata abbandonata poco dopo la nascita. Prendendola in braccio e dandole da mangiare, si sono accorti che tra loro esisteva una connessione speciale.

Olivia es la primera nena de la provincia adoptada por una pareja de matrimonio igualitario.¡Te contamos la historia! pic.twitter.com/RlEqIDkIPH

— Buen Día Rosario (@buendiarosariok) August 28, 2015

Non gli è importato che avesse il virus dell’HIV come gli altri genitori adottivi, loro volevano semplicemente amarla e accudirla.

Dopo aver ottenuto il permesso della Corte, hanno accolto la piccola Olivia nella loro casa, dove nel frattempo era stata allestita una stanza speciale tutta per lei. E a distanza di anni hanno adottato anche una seconda bambina, Victoria.

Grazie ai trattamenti con farmaci antiretrovirali, Olivia non corre rischi di complicazioni dovute al virus e può vivere una vita tranquilla insieme ai suoi genitori e alla sorellina.

Oggi i suoi genitori sono volontari presso una ONG che si occupa proprio di adozioni di bambini “indesiderati” da parte di coppie etero e omosessuali, come riporta Buen Dia Rosario.

HIV: cosa dice il Ministero della Salute

È importante sapere che l’HIV non è la stessa cosa dell’AIDS, se il primo è un virus, il secondo è “uno stadio clinico avanzato dell’infezione da HIV“, che subentra quando il sistema immunitario si indebolisce in modo irreversibile. Ma la sieropositività può anche non sfociare mai in AIDS se scoperta tempestivamente e trattata con gli appositi farmaci, proprio come sta facendo la piccola Olivia.

Inoltre, per quanto riguarda il contagio, come specifica il Ministero della Salute, l’infezione da HIV non si trasmette se la persona sieropositiva è in terapia antiretrovirale, ma solo quando non tratta il virus con i dovuti farmaci o ne è inconsapevole.

La trasmissione può avvenire tramite sangue e suoi derivati, sperma e secrezioni vaginali, per via sessuale se il rapporto non è protetto, per via ematica o verticale, ques’ultimo caso può verificarsi da madre a neonato durante la gravidanza, durante il parto o più di rado durante l’allattamento al seno.

Invece il virus non si trasmette attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzarecondividendo “le stesse stoviglie, bagni, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza, carezze, baci.”

Fra l’altro i farmaci per il trattamento dell’HIV, purché individuato tempestivamente, sono in grado di tenerlo sotto controllo, e come specifica il Ministero della Salute, non si corrono rischi nel vivere insieme a persone sieropositive sotto terapia e si possono avere anche rapporti sessuali non protetti purché chi ha il virus stia assumendo i farmaci e abbia una quantità di virus circolante talmente bassa da non comportare alcun rischio di trasmissione.

E i figli? Ebbene, “le persone con HIV con carica virale persistentemente negativa possono oggi avere figli in modo naturale senza rischi per il/la partner e per il nascituro.”

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Laura De Rosa

Photo Credit: Bored PandaTwitter

 

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Comprare meno è meglio che comprare “green” sia per il pianeta che per la tua felicità

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Le nostre abitudini d’acquisto rappresentano uno tra i principali fattori che influiscono sui cambiamenti climatici.

Molti di noi acquistano più prodotti rispetto al necessario: che si tratti di abbigliamento, mobili, automobili, gadget elettronici, scarpe o cibo, tendiamo a comprare anche ciò che non ci serve, spesso solo perché ci piace qualcosa o perché lo percepiamo come un buon affare. percepito come un buon affare.

Questo rappresenta un problema perché la produzione di qualsiasi bene di consumo richiede risorse, e le risorse del Pianeta sono limitate. Inoltre, ciò che non ci serve realmente, si accumula nelle nostre case e creare disordine, prima di finire irrimediabilmente a intasare le discariche.

Poiché le scelte che facciamo influenzano la salute del pianeta, è importante conoscerle, comprenderle e valutarne le conseguenze.

Per questo, un gruppo di ricercatori ha analizzato le abitudini dei millenial, che al momento rappresentano la categoria di consumatori più influente, nonché quella più attenta alle tematiche ambientali.

I ricercatori hanno valutato gli acquisti di 968 giovani a partire dal primo anno di college e fino a due anni dopo il college, analizzandone i consumi, i comportamenti ambientalisti, il benessere e la soddisfazione personale e finanziaria.
Il team di ricerca era particolarmente interessato a confrontare gli effetti di due tipologie di comportamenti tra i giovani: la riduzione dei consumi e gli acquisti orientati verso prodotti ecologici.

I partecipanti più consumisti ma sensibili all’ambiente, hanno mostrato di avere difficoltà a ridurre i propri acquisti, ma tendono a comprare prodotti ecologici così da poter soddisfare il loro bisogno di possedere oggetti senza sentirsi eccessivamente in colpa verso il Pianeta.
Secondo i risultati dello studio, però, questa categoria di “materialisti ecologisti” non godono di un maggior benessere e non si sentono più soddisfatti, rispetto ai consumatori tradizionali.

Nei giovani che invece sono risultati meno consumisti, la riduzione degli acquisti sembra apportare un maggiore benessere personale e un minore disagio psicologico.

Possedere meno sembra essere in grado di farci sentire più soddisfatti e più felici. Avere molti beni materiali, infatti, provoca una quantità di pensieri legati ai debiti sottoscritti per acquistarli, alla manutenzione e alla gestione degli oggetti. Diminuendo il numero di oggetti posseduti, ci si sente più alleggeriti e più liberi.

Inoltre, i meno consumisti hanno dimostrato di impegnarsi di più in comportamenti finanziari proattivi associati a un migliore benessere personale, a una maggiore soddisfazione finanziaria e generale e a un minore stress psicologico.

I risultati di questo studio mostrano come la frugalità e il minimalismo rappresentino la scelta più ambientalista ed ecologica, nonché quella maggiormente in grado di farci stare meglio.

Comprare meno, riparare che si ha, non effettuare acquisti compulsivi o superflui è meglio che comprare “green” sia per ridurre l’inquinamento sia per migliorare la soddisfazione personale.

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Tatiana Maselli

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Il polistirolo si degrada più velocemente di quanto pensassimo

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Il polistirolo è uno dei polimeri sintetici più utilizzati per realizzare imballaggi e materiali da costruzione: ogni anno vengono prodotte decine di milioni di tonnellate di polistirolo, ed è uno dei rifiuti plastici che più spesso rileviamo nell’ambiente.

Data la sua ampia diffusione e il rilevamento nei suoli e nelle acque, si è sempre creduto che il polistirolo persistesse millenni nell’ambiente, poiché gli studi si sono sempre concentrati sull’attività microbica.
La degradazione del polistirolo da parte dei microbi è infatti lenta e difficoltosa, a causa della struttura complessa e poco accessibile di questo materiale.

Nuovi esperimenti effettuati dai ricercatori Woods Hole Oceanographic Institution hanno invece dimostrato che il polistirolo può degradarsi in un arco di tempo inferiore, decine o centinaia di anni, grazie ai raggi solari.

La struttura del polistirolo, poco accessibile per i microrganismi, è invece perfetta per assorbire la luce solare. I raggi UV provocano una serie di reazioni di ossidazione fotochimica che portano prima alla rottura fisica della plastica in pezzi talmente piccoli da non essere visibili a occhio nudo, e poi alla degradazione completa del polistirolo in anidride carbonica e parziale in carbonio organico disciolto.

Per dimostrare la capacità di raggi solari di degradare il polistirolo, i ricercatori hanno effettuato esperimenti su cinque diversi campioni di polistirene.
Dopo aver immerso i campioni in acqua li hanno irradiati con lampade che simulano la luce solare naturale e, dopo un certo lasso di tempo, hanno misurato la CO2 e le altre sostanze disciolte in acqua.
In questo modo, gli scienziati sono riusciti a ipotizzare il tempo necessario a degradare completamente il polistirolo disperso nell’ambiente.

La degradazione completa può quindi avvenire in un arco temporale compreso tra decine e centinaia di anni e non millenni come si è sempre pensato. Il tempo necessario a trasformare il polistirolo in CO2 può variare in base a diversi fattori, tra cui la presenza di additivi che possono assorbire frequenze diverse della luce solare, influenzando la velocità delle reazioni e la rottura dei legami.

Il fatto che il polistirolo si decomponga in tempi più brevi di quanto pensassimo, non ci autorizza a riversare nell’ambiente tonnellate di rifiuti plastici ogni anno e i ricercatori hanno comunque sottolineato la necessità di ulteriori studi per stabilire il destino finale dei composti disciolti in acqua.

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Tatiana Maselli

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Nato senza occhi e rifiutato dalla mamma, il piccolo Sasha cerca una famiglia adottiva

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Si chiama Alexander K, meglio noto come Sasha, ed è un bambino nato senza occhi, uno dei pochi casi registrati al mondo senza bulbi oculari.

La sua storia è davvero strappalacrime perché, a parte la rara malattia, la mamma, nata in un orfanotrofio russo e con un passato difficile alle spalle, non se l’è sentita di tenerlo con sé e ha deciso di firmare i documenti di rifiuto all’ospedale dopo aver scoperto la sua rara e difficile disabilità nella fase avanzata della gravidanza.

La donna, che probabilmente vive anch’essa una situazione non facile, ha ammesso di non essere in grado di prendersene cura adeguatamente vista la sua malattia, secondo quanto riporta The Siberian Times.

Ad ogni modo, per fortuna, il piccolo Sasha adesso è accudito da un’infermiera della città siberiana di Tomsk, che lo descrive come un bambino dolcissimo, sorridente e giocoso.

Nonostante la sua patologia rarissima, la sindrome anoftalmia SOX2, Sasha non ha infatti altri problemi come la maggior parte dei bimbi nella stessa condizione.

Purtroppo secondo la dottoressa Tatiana Rudnikovich, non potrà mai recuperare la vista, ma per il resto è un bambino in salute esattamente come qualunque altro della sua età. Deve tuttavia sottoporsi a operazioni chirurgiche ogni 6 mesi per impiantare di volta in volta sfere oculari più grandi, che impediscano al suo viso di deformarsi durante la crescita.

Pronto per essere adottato, Sasha attende pacifico e sorridente una nuova famiglia!

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Laura De Rosa

Photo Credit: The Siberian Times

 

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Integratori alimentari: funzionano davvero? Sono pericolosi? I migliori e i peggiori tra i 120 prodotti analizzati

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Il nuovo numero speciale della rivista 60millions de Consommateurs è tutto dedicato agli integratori, rimedi più o meno naturali molto diffusi per fronteggiare i più comuni problemi di salute o condizioni di squilibrio momentanee. Ma sono davvero sicuri ed efficaci?

La rivista dei consumatori francesi ha voluto studiare e confrontare 120 integratori venduti in farmacia, parafarmacia, supermercato ma anche nei negozi biologici o dietetici. Questi appartengono a 6 differenti categorie e sono consigliati spesso per affrontare:

  • stanchezza e affaticamento
  • umore basso
  • insonnia
  • stress
  • raffreddore e disturbi respiratori
  • problemi digestivi
I risultati del test

Questo test, effettuato su un’ampia gamma di prodotti, ha portato a conclusioni molto differenti a seconda degli integratori e dei singoli aspetti che sono stati presi in considerazione. Alcuni di essi sono risultati davvero utili mentre altri sono stati accusati di poter creare determinati disturbi o aggravare patologie già esistenti.

Il problema di fondo, riscontrato in alcuni di questi prodotti, è che la loro efficacia non è sempre dimostrata. Al di là che siano sotto forma di capsule, sciroppi o polveri, gli integratori alimentari vengono venduti in massa con troppa leggerezza e anche quando la loro utilità e sicurezza non è confermata da ricerche scientifiche.

Un’accusa pesante quella lanciata dalla rivista dei consumatori francesi che, però, non è la prima volta che questi prodotti devono affrontare.

Altro problema riscontrato negli integratori alimentari è la presenza di troppi additivi. Molti prodotti, analizzati dal test, ne contengono una quantità eccessiva e alcuni di questi sono considerati potenzialmente dannosi per la salute come il colorante rosso allura che promuove l’iperattività dei bambini o il biossido di titano, accusato di essere pro-infiammatorio e dannoso per il sistema immunitario (non a caso la Francia ha deciso di vietarne l’uso negli alimenti e quindi anche negli integratori alimentari da gennaio 2020).

C’è poi il discorso marketing, ovvero quegli slogan e le promesse dei produttori relativamente al contenuto e ai benefici degli integratori. Spesso ci si vanta del numero molto elevato di sostanze presenti all’interno, ad esempio le vitamine ma la rivista e i suoi esperti ci ricordano che è molto complicato misurare tutte le sinergie tra i vari ingredienti e che “tanto” non equivale sempre a qualcosa di positivo.

Alcuni dosaggi si rivelano eccessivi o inutili, ad esempio riportare + 200% di vitamina C. In certi casi l’eliminazione delle eccedenze di queste sostanze può addirittura andare a danneggiare il fegato o i reni. Inoltre, è probabile che alcune vitamine, assunte troppo e per lunghi periodi, possano danneggiare il sistema nervoso mentre, paradossalmente, l’integratore promette di migliorarne la funzionalità. E’ questo il caso, ad esempio, della vitamina B6 o vitamina B12.

Molte sostanze utilizzate negli integratori alimentari possono poi causare effetti collaterali e i produttori, in alcuni casi, si astengono dall’avvertire le potenziali categorie maggiormente a rischio. Vi è ad esempio il caso della melatonina che, in alcuni soggetti, provoca mal di testa o vomito. Allo stesso modo, alcuni oli essenziali possono favorire convulsioni epilettiche o aggravare patologie esistenti.

Anche alcune alghe o microalghe, spesso raccomandate per disintossicare il corpo, possono essere contaminate da metalli pesanti e quindi potenzialmente dannose per gli organi. E ci sono infine  gli integratori a base di pompelmo o semi di pompelmo che possono interagire con farmaci di uso comune.

I migliori e i peggiori per ogni categoria

Ma vediamo in sintesi gli integratori migliori e peggiori per ogni categoria. Considerate che alcuni sono stati penalizzati per la presenza di oli essenziali (potenzialmente allergizzanti), perché contengono troppi additivi, hanno all’interno ingredienti la cui efficacia non è scientificamente comprovata e altro.

Come avrete capito, il discorso sugli integratori e la loro reale efficacia e utilità è molto complesso. Come sempre vi consigliamo di non affidarvi al fai da te ma di chiedere consiglio al vostro medico di fiducia, soprattutto se avete patologie o assumete farmaci.

Fatica e spossatezza

Buoni integratori, considerate tutte le varie caratteristiche prese ad esame, sono risultati:

  • BIOTECHNIE • GINSENG VITALITÉ Cosmédiet-Biotechnie
  • HERBESAN PANAX GINSENG MEYER
  • C BIANE • ACÉROLA PiLeJ

Non bene ne escono invece per diversi motivi:

  • NATURLAND PANAX GINSENG
  • NUTRISANTÉ FORCE G BOOSTER SHOT
  • NUTRI EXPERT GINSENG GELÉE ROYALE Nutri Expert
  • PHYTOCEUTIC • GINSENG ROUGE Phytoceutic
  • BIOCYTE VITAMIN C LIPOSOMAL
  • NUTRISANTÉ VITAMINE C 500 MG
  • NATURES PLUS SUPER C COMPLEX
  • SOLGAR À CROQUER VITAMINE C
  • VITT’ALL VITAMINE C COMPLEXE 750
  • ALVITYL • VITALITÉ Laboratoires Urgo Healthcare
  • BEROCCA PEPS ORANGE GIVRÉE
  • BION 3 • ÉNERGIE CONTINUE Merck
  • JUVAMINE MULTIVITAMINES Juvamine
  • SOLGAR • MULTI I Solgar
  • GRANIONS VITALITÉ Laboratoire des Granions
  • NAT & FORM JUNIOR 9 VITAMINES Atlantic Nature

Umore basso

Il miglior integratore per l’umore è risultato:

  • NATÉSIS • SPIRULINE BIO Natésis

I peggiori invece:

  • BIOCYTE • METAL OUT 2 Laboratoire Biocyte
  • ORFITO • KLAMATH BioUltime
  • PHYTOCEUTIC SPIRULINE FORTE 1 000 MG Phytoceutic
  • POE N° 9 • DÉTOXIFICATION Bioligo
  • VITARMONYL SPIRULINE FER-VITAMINE B9

Insonnia

I migliori di questa categoria sono:

  • ARKOFLUIDES DÉTENTE-SOMMEIL
  • NATURACTIVE • SOMMEIL Pierre Fabre

I peggiori invece:

  • JUVAMINE • SOMMEIL 3 EN 1 Laboratoires Juva Santé
  • LEHNING • SOMMEIL JOUR NUIT Lehning
  • MAG 2 • SOMMEIL Cooper
  • NATURACTIVE SERIANE MÉLATONINE Pierre Fabre
  • PURESSENTIEL SOMMEIL + Puressentiel
  • VALDISPERT • PHYTO NUIT Vemedia

Stress

I migliori:

  • GOOD BYE STRESS • DÉTENTE Carrare 45
  • SANTÉ VERTE OMÉGA 3, 1 000 MG DE DHA Santé verte
  • OLIGOMAX • MAGNÉSIUM Nutergia

I peggiori:

  • BACH • OAK A. Nelson & Co Limited
  • BIOFLORAL • FLEURS DE BACH RELAXATION, ANTI-STRESS Biofloral Spray
  • D-STRESS Synergia 80
  • DIETI-NATURA COMPLEXE EXAMEN Dieti-Natura 60
  • GINKOR MÉMO Tonipharm
  • LECITONE • JEUNE IRB-Laboratoires Nutrisanté
  • PEDIAKID • OMÉGA 3 Ineldea
  • THALAMAG • VITALITÉ Iprad

Raffreddore e problemi respiratori

Il migliore:

  • HOLISTICA • SHII-TA-KER Holistica

I peggiori:

  • ARISTÉE PROPOLIS EXTRA-FORTE BIO Pollenergie
  • ASTHÉPLEX ORGANISMES ÉPUISÉS Les 3 Chênes
  • NAT & FORM ORIGINAL MARRUBE BLANC Nat & Form
  • NATURE & SANTÉ DÉFENSES NATURELLES Nature & Santé
  • PROPALGAN • PROPOLIS Aragan
  • PROROYAL KID • SIROP GORGE Phytoceutic
  • OROPOLIS • CŒUR LIQUIDE Mediflor
  • SUPER DIET SÈVE IMPÉRIALE BIO Super Diet
  • ALPENKRAFT SIROP DE PLANTES Salus
  • A. VOGEL • BRONCHOSAN A. Vogel
  • LÉRO • EUCALYPTOL Auvex
  • HERBALGEM SIROP REFROIDISSEMENTS BIO HerbalGem
  • OLIOSEPTIL • BRONCHES Ineldea
  • PRANARÔM GOMMES ADOUCISSANTES
  • OLIOSEPTIL SIROP GORGE-LARYNX
  • PHYTOSUN ARÔMS NEZ ET GORGE Omega Pharma
  • PURESSENTIEL GOMMES AGRUMES Puressentiel

Problemi gastrointestinali

Il migliore:

  • VIT’ALL+ LACTOBACILLUS GASSERI Vit’all

I peggiori:

  • NEW FERZYM • JUNIOR Specchiasol
  • IMMUNOSTIM DÉFENSES DE L’ORGANISME Urgo Healthcare
  • PHYTO-ACTIF PROBIOTIL ULTRA Phyto-Actif
  • PEDIAKID GOMMES PROBIOTIQUES Ineldea

Come conclusione alla sua indagine sugli integratori alimentari, 60millions de Consommateurs chiede regolamenti più severi ed etichette più chiare e precise. Questo è molto importante proprio perché gli integratori sono sempre più apprezzati e utilizzati ma le persone li prendono con troppa leggerezza senza essere consapevoli dei rischi.

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Francesca Biagioli

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Da Monet a Picasso: i tesori del Guggenheim di New York arrivano al Palazzo Reale di Milano

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Dal 17 ottobre al 1° marzo 2020 il Palazzo Reale di Milano ospiterà la straordinaria selezione dei capolavori della Collezione Thannhauser del Guggenheim Museum di New York.

Si tratta di ben cinquanta capolavori dei più grandi maestri d’arte del mondo: dall’impressionismo al postimpressionismo, dalle avanguardie al primo Novecento. Verranno esposti i quadri di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Renoir, Van Gogh e Picasso. Fino ad oggi le opere non hanno mai lasciato gli Stati Uniti e per la prima volta arrivano in Italia.

La mostra

La mostra raccoglie la collezione che lo stesso Justin K. Thannhauser costruì prima di donarla alla Guggenheim Foundation nel 1963.

Il progetto di portare in Italia questo immenso patrimonio artistico, seppur in modo permanente, è da annoverare fra i successi del Comune di Milano Cultura e MondoMostre Skira che hanno lavorato in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation.

La storia del collezionista Justin Thannhauser

La collezione vanta i migliori quadri dei più grandi artisti conosciuti. La raccolta è iniziata nel 1905 con l’apertura della prima galleria a Monaco da Heinrich Thannhauser, padre di Justin e mercante d’arte.

Solo tre anni più tardi dedicherà a Van Gogh una delle più grandi retrospettive dell’artista. Suo figlio Justin ancora giovanissimo lo segue in questo progetto entusiasmante e piano piano ne diventa il protagonista: organizza le mostre nelle varie gallerie d’Europa e acquista opere d’arte dal valore, oggi, incalcolabile.

Nel 1913, grazie all’organizzazione di una grande mostra dedicata a Picasso, diventa amico fraterno dell’artista. La loro amicizia durerà fino alla morte dello stesso nel 1973. Dopo la guerra e la realizzazione della sua famiglia, Justin Thannhauser, apre insieme a suo cugino una galleria d’arte a Lucerna. E nel 1927, nuovamente, ne apre una a Berlino.

Appartengono a questi anni le mostre più grandi degli artisti Gauguin, Matisse e Monet. Dopo due anni dalla morte del padre Justin si trasferisce a Parigi aprendo un’altra galleria. Nel 1940, quando le truppe tedesche invadono Parigi lui è in Svizzera e non può quindi tornare a casa. Si imbarca quindi per New York, da Lisbona.

Lì deve far fronte alla morte del primo figlio ucciso in guerra, alla morte del suo secondo figlio morto suicida e della moglie per malattia.

Nel frattempo casa sua diventa un punto di ritrovo per personaggi di grande cultura, appartenenti al mondo dell’arte, della musica, del teatro, del cinema e della fotografia. Fra loro anche Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Jean Renoir e Arturo Toscanini.

Ormai rimasto senza eredi decide di donare a Solomon R. Guggenheim tutte le opere in suo possesso. Settantacinque opere di cui trenta di Picasso. Justin Thannhauser muore poi in Svizzera nel 1976, all’età di 84 anni. Dopo la sua morte, nel 1984, la sua seconda moglie dona al Museo Guggenheim altre dieci opere.

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Lucrezia Carnevale

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L’altra faccia della carne di cavallo: l’inchiesta che svela le atrocità della carne equina importata

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Sebbene negli ultimi dieci anni il consumo di carne di cavallo in Italia sia nettamente diminuito, secondo i dati Istat nel 2018 abbiamo macellato più di 20mila esemplari all’interno del paese e importato 27647 tonnellate di carni equine. Nonostante il nostro Paese sia un grande produttore, la maggior parte della carne di cavallo disponibile nei supermercati e nelle macellerie proviene dall’estero, in particolare da Argentina, Uruguay e Canada, paesi che esportano carne equina soprattutto in Europa, Russia e Asia.

Uno scioccante video realizzato dall’associazione svizzera Tierschutzbund Zürich (TSB) e dalla Animal Welfare Foundation (AWF), ha mostrato le terribili condizioni in cui i cavalli vengono trattati in questi paesi da cui ci riforniamo.

Scene drammatiche, in cui centinaia di cavalli appaiono denutriti, malati, feriti e, nonostante le condizioni di salute già precarie, vengono picchiati, tenuti all’aperto mentre fuori nevica copiosamente, lasciati agonizzare e morire senza intervenire in alcun modo.

Oltre alle condizioni disastrose in cui vengono detenuti questi animali, i membri del Centro de Rescate y Rehabilitación Equino (CRRE) argentino sottolinea anche come gli esportatori comprano i cavalli:

“La tecnica di questi esportatori è di comprare cavalli a buon mercato nelle aste o di rubare i cavalli da corsa, quindi di utilizzare diversi certificati sanitari inizialmente rilasciati per un solo animale”, ha dichiarato Alexis Ruffat del CRRE.

In questo modo è praticamente impossibile garantire la tracciabilità delle carni messe in commercio e ci sono ragionevoli dubbi sulla qualità della carne che arriva nei piatti dei consumatori, poiché non vengono effettuati i dovuti controlli.

Le carni equine provenienti dai cavalli da corsa possono contenere ad esempio residui di farmaci e droghe non ammessi nelle carni destinate al consumo umano, ma potrebbero anche essere contaminate da microrganismi patogeni per l’uomo, dato che le pratiche di macellazione potrebbero non rispettare le regole.

Per tranquillizzare i consumatori, diverse aziende del settore hanno lanciato nel 2017 il progetto Respectful life, grazie al quale i produttori aderenti hanno elaborato una serie di regole di buone pratiche a garanzia del benessere dei cavalli.

Le aziende coinvolte in questo progetto hanno anche adottato un marchio da apporre volontariamente sulle confezioni dei loro prodotti. Le associazioni che hanno realizzato il documentario hanno però sollevato perplessità sulle garanzie di tale marchio e consigliano di non acquistare carni equine provenienti da Uruguay, Argentina e Canada.

Fino a quando le autorità dei paesi europei non interverranno per richiedere controlli più rigidi sulla tracciabilità e sulla qualità delle carni importate, meglio duqnue rivolgersi al mercato nazionale.

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Tatiana Maselli

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Donatori di coccole: all’ospedale Maggiore di Parma c’è un team che regala carezze e abbracci ai neonati ricoverati

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I neonati, si sa, hanno bisogno di amore, coccole e cure delicate e questo è ancor più vero se si tratta di prematuri o bambini con quadri clinici complicati. All’ospedale Maggiore di Parma c’è un team di volontari che si occupano delle loro esigenze, regalando carezze e abbracci quando non sono presenti i genitori.

A Parma dal 2016 è attiva l’associazione Donatori di coccole che opera nel reparto di neonatologia dell’ospedale Maggiore fornendo il suo prezioso servizio fatto di amore e attenzione speciale verso i piccoli pazienti, nei momenti in cui non ci sono altre persone ad occuparsi di loro.

Non  solo abbracci e carezze ma anche canzoncine, ninne nanne, bagnetti e pappa. I 16 volontari attualmente operativi nell’ospedale 3 volte a settimana si prendono cura di tutti i bambini che non possono lasciare la struttura per motivi di salute. Un contatto fisico che ormai è riconosciuto essere particolarmente benefico per i neonati.

I donatori di coccole diventano tali dopo aver seguito un corso e successivamente operano seguendo le indicazioni che gli forniscono i medici e gli infermieri. E questo è molto importante dato che i neonati ricoverati nel reparto hanno spesso esigenze particolari.

Pubblicato da Donatori di Coccole Onlus su Mercoledì 16 gennaio 2019

Come ha dichiarato Serafina Perrone, direttrice della struttura:

“I bambini che sono da noi presentano quadri clinici complessi e per questo per loro sono necessarie attività complesse, dunque la presenza il più possibile continua rappresenta un supporto importante per permettere l’acquisizione di autonomia e stimolare lo sviluppo neuromotorio, per il quale il contatto e la relazione sono fondamentali”.

Non vi sembra un’esperienza di volontariato meravigliosa? Non a caso l’iniziativa si sta diffondendo anche in altre strutture in Italia e nel mondo.

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Francesca Biagioli

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Banksy apre un negozio online dove vende le sue opere a partire da 11 euro

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Avreste mai pensato di potervi portare a casa un’autentica opera di Banksy? Ora il desiderio diventa realtà ed è tutto merito della sua ultima trovata, un negozio online con prezzi cheap perché chiunque possa appropriarsi di un suo prodotto, in barba ai collezionisti ultra-miliardari.

Lo ha annunciato lui stesso sul profilo Instagram:

“Sto aprendo un negozio. Si chiama Gross Domestic Product. Vende arte, oggetti per la casa e delusione.”

View this post on Instagram

. I’m opening a shop. It’s called Gross Domestic Product. It sells art, homewares and disappointment. . . . www.GrossDomesticProduct.com #Balaclavalamp

A post shared by Banksy (@banksy) on Oct 16, 2019 at 8:33am PDT

Bastano 11 euro per acquistare una sua opera d’arte che andrà scelta entro il 28 ottobre direttamente su questo sito dopo la registrazione. Sarà una successiva estrazione a decretare il fortunato che potrà procedere con l’acquisto.

Le varie opere in vendita, il cui valore di mercato è molto più alto, hanno prezzi compresi tra gli 11 e i 1.000 euro e si trova un po’ di tutto, dalle palle da discoteca realizzate con elmetti ai giochi per bambini con figure di migranti, e ancora tazze, magliette e quant’altro.

Sul sito si legge:

“Tutti i prodotti sono realizzati in uno studio d’arte, non in una fabbrica. Tutto è prodotto da una manciata di persone che utilizzano materiale riciclato laddove possibile… Quindi non ce n’è un sacco e non è tutto pronto per la spedizione immediata.”

L’unica paura dell’artista riguarda la possibilità che i mercanti d’arte approfittino della ghiotta occasione per accaparrarsi i suoi prodotti, eventualità che Banksy ha cercato di arginare costringendo tutti a registrarsi.

Alcuni prodotti sono ancora in fase di produzione, ma la maggior parte delle opere sono già prenotabili. I ricavi delle vendite verranno usati per l’acquisto di una nuova nave per i migranti, dopo il sequestro della nave Iuventa da parte delle Autorità Italiane.

 

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Laura De Rosa

Photo Credit: Gross Domestic Product

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Pesce al mercurio: tranci di smeriglio portoghesi ritirati dal Ministero. Non consumateli

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Attenzione al pesce che portate in tavola, alcuni tranci di smeriglio prodotti in Portogallo contengono una concentrazione di mercurio sopra i limiti consentiti.

Lo ha dichiarato il Ministero della Salute segnalando il lotto 1900498 della Brasmar, prodotto nello stabilimento portoghese di Av Ferreira De Castro n 73 Guidoes 4745 – 251 Trofa.

Lo smeriglio richiamato, pesce anche noto come “vitello di mare”, viene venduto in cartone da 8 Kg con scadenza 25.02.2020.

Chiunque lo abbia acquistato non deve consumarlo consegnandolo al rivenditore o al Servizio Igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

I rischi del pesce al mercurio

Il mercurio è presente in molti alimenti principalmente in forma atossica, pericoloso è semmai il metilmercurio che solo nei prodotti ittici può raggiungere livelli significativi. I pesci che ne contengono di più sono i grandi predatori come tonno, pesce spada, squalo, smeriglio, verdasca.

Per evitare conseguenze negative sulla salute, come riporta il Ministero, “l’autorità Europea per la sicurezza alimentare su incarico del Parlamento europeo ha effettuato una valutazione su eventuali rischi” e dal rapporto EFSA 2004 si è constatato che solo i grandi consumatori di pesci predatori rischiano di superare le dosi settimanali tollerabili provvisorie di metilmercurio.

Motivo per cui la Commissione Europea consiglia il consumo di una sola porzione settimanale di pesci predatori non superiore ai 100 gr e per quanto riguarda nello specifico il tonno, meglio non superare due porzioni a settimana.

I limiti di concentrazione massima di mercurio, che variano di paese in paese, sono stabiliti dal Regolamento (CE) n. 1881/2006, che ha fissato 0,5 mg/kg per i pesci e muscolo di pesce, e 1 mg/kg per lo squalo, pesce spada, tonno, storione ecc.

Detto questo, quali sono i rischi per la salute di un’assunzione oltre i limiti? A risentirne è in primis il sistema nervoso, ma anche cuore, reni e sistema immunitario. Tra i sintomi si annoverano atassia, debolezza muscolare, indebolimento della vista e dell’udito, disordine mentale, paralisi, parestesie a mani e piedi.

Il mercurio è pericoloso anche per lo sviluppo fetale, motivo per cui in gravidanza bisogna fare molta attenzione a non assumere cibi che ne contengono quantità sopra i limiti consentiti.

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Laura De Rosa

 

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Carlsberg ha creato la prima bottiglia di birra al mondo fatta di carta riciclabile e sostenibile

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Carlsberg ha presentato la prima bottiglia di birra al mondo fatta di carta. Realizzata  con fibre di legno riciclabili e sostenibili, si tratta di una vera svolta green per il noto marchio di birra danese.

Carlsberg sta lavorando con successo alla realizzazione di una bottiglia prodotta a partire da fibre di legno provenienti da fonti sostenibili, la Green Fiber Bottle, già dal 2015 insieme agli esperti di innovazione EcoXpac, alla società di packaging Billerud Korsnäs e ai ricercatori della Technical University of Denmark, supportati da Innovation Fund Denmark.

Dopo anni di lavoro, il birrificio danese ha ufficialmente presentato due prototipi di bottiglia in carta. Entrambi sono realizzati con fibre di legno provenienti da fonti sostenibili e completamente riciclabili e sono dotati di una barriera interna per consentire alle bottiglie di contenere la birra senza degradarsi.

Il primo prototipo utilizza una sottile barriera di polimeri di PET riciclato e il secondo, invece, una barriera in PEF, polimero a base biologica. Entrambe le bottiglie verranno utilizzate per testare il migliore rivestimento e arrivare all’obiettivo di una bottiglia a base biologica al 100% e senza polimeri.

La nuova bottiglia fa parte dell’iniziativa “Together Towards Zero” di Carlsberg, che impegna l’azienda a raggiungere zero emissioni di carbonio per i suoi birrifici e una riduzione del 30% della sua impronta di carbonio totale entro il 2030.

Myriam Shingleton, vicepresidente per lo Sviluppo del Gruppo Carlsberg, ha dichiarato che le nuove bottiglie in carta sono più sostenibili rispetto a quelle in vetro e ai contenitori in alluminio:

“L’impatto sulla produzione è molto basso, perché l’energia e l’efficienza della tecnologia che stiamo utilizzando riducono le emissioni di carbonio rispetto ad altri processi produttivi”

L’azienda, che sfoggia tra l’altro un marchio di colore verde, ha già dimostrato di voler diventare sempre più green anche con altre iniziative. Già dall’anno scorso, ad esempio, non utilizza più gli anelli di plastica per tenere insieme le lattine di birra. Questo strumento, apparentemente innocuo, è in realtà molto inquinante e particolarmente pericoloso per gli animali marini che spesso vi rimangono impigliati.

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Francesca Biagioli

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Zenzero: 5 effetti collaterali che dovresti conoscere prima di assumerlo

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Lo zenzero è una spezia saporita e una droga dai numerosi benefici ma se consumato in quantità eccessive o da persone con determinati disturbi può dare qualche effetto collaterale spiacevole

Lo zenzero è una spezia particolarmente gradita per le sue proprietà aromatizzanti e benefiche. Aggiunto fresco o in polvere alle pietanze, consumato negli infusi e nelle bevande, mangiato candito o sotto forma di caramelle, questo rizoma è in grado di sorprendere per il suo gusto deciso e piccante e per le sue proprietà antiemetiche.

Come per qualsiasi alimento o sostanza però, anche lo zenzero può avere degli effetti collaterali se consumato in quantità eccessive.

Come diceva Paracelso, infatti, “è la dose che fa il veleno”, dunque meglio non abusare mai di nessun cibo o sostanza, poiché anche se naturale, quantità eccessive possono dare problemi anziché benefici. Inoltre meglio non assumerlo in caso di determinati disturbi o patologie.

5 effetti collaterali dello zenzero
  1. A causa dell’azione colagoga dello zenzero, cioè la capacità di stimolare la produzione di bile da parte della cistifellea, l’assunzione di questo rizoma è sconsigliato in caso di calcoli alla colecisti.
  2. Lo zenzero contiene gingeroli e shogaoli, composti che possono dare mutagenicità. Sebbene non esitano prove il letteratura che giustifichino una controindicazione in gravidanza, la Commissione E tedesca sconsiglia di assumere zenzero in questa circostanza.
  3. Sebbene non siano stati riportati casi di interazioni farmacologiche, poiché lo zenzero possiede effetto antitrombotico, l’assunzione di questa droga andrebbe evitata nei pazienti che seguono trattamenti con anticoagulanti.
  4. Lo zenzero stimola la secrezione acida a livello gastrico, dunque il suo consumo potrebbe provocare bruciore di stomaco e peggiorare i sintomi di chi soffre di reflusso gastro esofageo.
  5. Nelle persone particolarmente sensibili al gusto piccante o i soggetti allergici lo zenzero può provocare irritazione, bruciore e prurito della bocca. In alcuni casi lo zenzero può dare anche formicolio e gonfiore della mucosa orale.

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Tatiana Maselli

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Falso olio extravergine di oliva, nuovo maxi-sequestro: era olio lampante non commestibile

GreenMe -

Era segnalato come olio extravergine di oliva ma di “extravergine” aveva ben poco. Lo hanno scoperto, grazie a un’analisi effettuata dal laboratorio chimico territoriale, i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, sequestrandone due tonnellate.

È successo al porto di Palermo dove il commerciante si è visto sottrarre l’intero carico ed è stato poi denunciato.

L’olio, dalle analisi, è risultato lampante a causa dei difetti qualitativi e dell’acidità superiore al 2% anziché dello 0,8%. Era quindi non commestibile, come riporta il comunicato stampa dell’Agenzia:

“La merce era in realtà costituita da olio di oliva lampante non commestibile, semmai da destinare in raffineria per purificarlo e renderlo edibile sotto un’altra categoria commerciale.”

Coldiretti Sicilia ha così commentato la truffa in un post pubblicato su Facebook:

“Il miele e l’olio d’oliva sono due prodotti che connotano la nostra Isola e spacciare per siciliano ciò che non è rappresenta un danno all’economia e ai produttori.”

COLDIRETTI SICILIA – BENE CONTROLLI SU PRODOTTI AGRICOLI L’esito dei controlli sui prodotti agricoli dimostra quanto…

Pubblicato da Coldiretti Sicilia su Martedì 15 ottobre 2019

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