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High Seroconversion Rates in Trypanosoma Cruzi Chronic Infection Treated with Benznidazole in People Under 16 Years in Guatemala

Medici Senza Frontiere - feed -

Title: High Seroconversion Rates in Trypanosoma Cruzi Chronic Infection Treated with Benznidazole in People Under 16 Years in Guatemala Authors: Brum-Soares, L; Cubides, JC; Burgos, I; Monroy, C; Castillo, L; González, S; Viñas, PA; Urrutia, PP Abstract: Geographical, epidemiological, and environmental differences associated with therapeutic response to Chagas etiological treatment have been previously discussed. This study describes high seroconversion rates 72 months after benznidazole treatment in patients under 16 years from a project implemented by Doctors without Borders in Guatemala.

Luna Giove Mercurio: come ammirare il tris di astri solcato dalle stelle cadenti

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Published in: Universo

La Luna sarà un sottilissima falce crescente, appena all’1% di visibilità (il 19 del mese, infatti, abbiamo avuto il novilunio), e Giove e Mercurio saranno molto bassi sull’orizzonte, situazione che non rende molto semplice l’osservazione. Ma ci aiuteranno le condizioni meteo, previste ottime in quasi tutta Italia.

E non finisce qui. Tra il 18 e il 23 del mese abbiamo ottime probabilità di ammirare lo sciame delle Orionidi, stelle cadenti originate dai residui dei vecchi passaggi della cometa Halley (che sarà visibile solo nel 2061) e che in questo lasso di tempo avranno frequenza sempre superiore a 20-30 meteore/h.  

Il picco è in realtà previsto la notte del 21, ma già il 20, soprattutto dopo la mezzanotte, quando il radiante sarà più alto sull’orizzonte, la probabilità di esprimere desideri sarà piuttosto alta. E con un pizzico di fortuna, chissà, magari qualche stella passerà prima, proprio sul triangolo celeste del tramonto.

Nella mappa la porzione di cielo dove potremo ammirare il tris Luna-Giove-Mercurio, il 20 ottobre alle 18:30 circa: la costellazione più vicina è quella della Vergine, nell’orizzonte a ovest. Per qualche meteora sarà invece necessario invece volgere lo sguardo a est, ed esprimere desideri.

Buona visione!

Roberta De Carolis

Caffè all'aglio: la bizzarra bevanda che piace tanto ai giapponesi

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Published in: Altri alimenti

Yokitomo Shimotai ha 74 anni ed è il papà del caffè all’aglio che da gennaio viene regolarmente venduto in Giappone. Chiariamolo subito, è stato ribattezzato così ma non contiene né caffè, né caffeina, solo che chi l’ha provato giura che il sapore sia proprio quello della famosa bevanda scura.

"Il mio caffè all’aglio è probabilmente il primo al mondo del suo genere e non contenendo caffeina si può bere in gravidanza o anche in orari in cui normalmente non berresti un caffè", dice Shimotai che è proprietario di un bar ad Aomori in Giappone.

Tutto è nato per mero errore. Mentre era nel suo locale, accidentalmente ha bruciato una bistecca che era stata aromatizzata con l’aglio. Shimotai ha tritato l’aglio scottato e l’ha mescolato con acqua calda (non chiedetevi perché). Quando l’ha bevuto dice di aver provato la stessa sensazione che dà il caffè e lo stesso gusto amarognolo.

Dopo esperimenti durati anni, ha raggiunto il suo obiettivo, quello di trasformare il suo errore in un prodotto commercializzato depositando il brevetto nel 2015 e ha aperto un laboratorio dove crea il suo caffè.

“Utilizzo un forno per arrostire l’aglio, poi lo raffreddo e lo trituro aggiungendo chiodi di garofano creando una miscela aromatizzata. Nessun rischio alito cattivo perché l’aglio è grigliato”, dice Shimotai.

Il mix viene poi messo in bustine (come quelle del tè), basta immergerle in acqua bollente ed ecco la bizzarra bevanda che viene venduta nel suo negozio. Non possiamo sapere se effettivamente il risultato è simile al caffè, ma c’è da dire che se così fosse di certo i benefici per la salute non tarderebbero ad arrivare.

Dell'aglio e delle sue proprietà ve ne avevamo parlato qui:

Come sappiamo l’aglio ha numerose proprietà benefiche ed è il più potente antibatterico naturale. E’ in grado di abbassare la pressione sanguigna e il colesterolo, ancora elimina le tossine e tonifica l’apparato circolatorio, senza dimenticare che addirittura gli vengono attribuite proprietà afrodisiache. Insomma, sembra proprio che questa originale bevanda possa contenere un vero e proprio elisir di giovinezza.

Dominella Trunfio

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Le suggestive sculture in riva al mare di Sydney

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Published in: Arte e Cultura

La 21esima edizione di Sculpture By The Sea non delude: oltre 100 opere di artisti provenienti da 31 paesi diversi che hanno creato le loro sculture e installazioni appositamente per la spiaggia che va da Tamarama a Bondi Beach. Ognuno con il proprio stile e il proprio tema per rivivere un’atmosfera davvero magica.

Anche quest’anno avevano fatto richiesta di esporre più di 500 artisti, dopo una selezione ne sono rimasti un centinaio. La rassegna di scultura sulla spiaggia inizia a Bondi Beach nel 1996 e nel 2005 un evento simile e legato all’originale è stato organizzato a Cottesloe Beach nell’Australia Occidentale. Mentre, nel 2009 si è tenuta anche la prima edizione della manifestazione fuori dall’Australia.

Tra i temi dell’edizione anche l’educazione, le relazioni e l’amicizia rappresentate con stili e materiali diversi; parallelamente durante la creazione sono stati organizzati dei laboratori per bambini con l’obiettivo di avvicinare i più piccoli all’arte.

Ecco le sculture più suggestive: Karl Meyer, 'Foci' (2017) Foto: C YEE Britt Mikkelsen, 'Ocean Lace' (2015) Foto: C YEE Stephen Marr, 'Under One Sky' (2017) Foto: JESSICA WYLD James Dive, 'What a Tasty Looking Burger' (2017) Foto: C YEE Elyssa Sykes-Smith, 'Stagnation' (2017) Foto: JESSICA WYLD Harrie Fasher, 'The Last Charge' (2017) Foto: JESSICA WYLD John Petrie, 'Space' (2017)  Foto: C YEE Winner, David Ball 'Orb' (2017) Foto: JESSICA WYLD Simon Hodgson, 'Melencolia' (2017) Foto: C YEE Lucy Barker, 'Sea Through' (2017) Foto: JESSICA WYLD Kathy Allam, 'Plastic Paradise' (2017) Foto: G CARR Sonia Payes, 'Littoral Echo' (2017) Foto: C YEE April Pine Foto: JESSICA WYLD Altre bellissime sculture: Denise Pepper, 'Leaden Hearts' (2017) Foto: JESSICA WYLD Dominella Trunfio  

Scoperte banane in grado di resistere al batterio killer

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Published in: Agricoltura

Già un anno fa, vi avevamo parlato del pericolo che corre il frutto esotico per eccellenza, se tutti concordano nel fatto che le banane siano economiche e si trovano in tutto il mondo, in pochi sanno che nel giro un decennio, non potremo mangiarle più.

Le piante si trovano ad affrontare una malattia chiamata Panama Disease Tropical Race 4 (TR4) che ha origine in Asia meridionale e in Australia, ma che si è diffusa velocemente anche in Africa e Medio Oriente.

Succede che quando la TR4 raggiunge una piantagione, non c’è più niente da fare perché la malattia è contagiosa e difficile da arginare. I banani infetti vengono abbattuti e così le piantagioni decimate.

La malattia di Panama era stata studiata dai ricercatori dell’Università della California di Davis che ne avevano analizzato il genoma dei parassiti diventati negli ultimi anni, sono molto più aggressivi.

L’avanzata di questa e di altre malattie, quindi, stanno mettendo in ginocchio un’industria da 100 milioni di tonnellate l’anno. A peggiorare la situazione è il fatto che le banane Cavendish, quelle più comuni, derivano tutte da una stessa pianta originaria e sono fondamentalmente dei cloni con lo stesso genoma, il che rende più facile l’attacco da parte dei parassiti.

Adesso però gli esperti hanno scoperto una nuova specie di banana, la Musa Acuminata che sarebbe immune alla TR4. In questo senso, è stato intrapreso un progetto per individuare i geni che aiutano questa specie a resistere alla malattia per poi inserirli nella specie Cavendish.

Gli esperimenti hanno dato buoni risultati e la procedura potrebbe presto essere utilizzata per coltivare banane che resistono al batterio killer. Così facendo si potrebbe evitare che le Cavendish facciano la stessa sorte delle Gros Michel scomparse negli anni Cinquanta per un altro ceppo di malattie.

La banana è al quarto posto come alimento di base mondiale, con 140 milioni di tonnellate di frutti prodotti ogni anno nelle regioni subtropicali e tropicali.

Del fungo killer che distrugge le banane ne avevamo parlato qui:

Sembra esserci uno spiraglio di luce, ma l’obiettivo è ora quello di trovare un modo economico su scala globale per far sì che il progetto da esperimento si trasformi in realtà, senza ricorrere a coltivazioni intensive.

Dominella Trunfio

L’orgia dei partiti produce un’altra porcata elettorale

Il Cambiamento - feed -

Era difficile fare peggio della precedente legge elettorale, definita una porcata dallo stesso Calderoli che la propose, eppure ce l’hanno fatta. I nostri politici non hanno limiti nella loro fantasia perversa e, a colpi di fiducia, con ogni mezzo e sotterfugio, l’orgia dei partiti che va dalla Lega fino al PD si è costruita una legge elettorale su misura che ancora una volta conferma quanto poco di democratico e costituzionale ci sia nel nostro paese.

Orionidi: come e quando ammirare le stelle cadenti più belle d'autunno

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Published in: Universo

Le Orionidi sono originate dalla cometa Halley: quella che osserveremo sarà vera “polvere di stelle”, ovvero i detriti lasciati dalla cometa durante il suo passaggio. Quest'ultima sarà di nuovo visibile solo nel 2061. Possiamo osservare lo sciame per lo stesso motivo ogni anno, quando l’orbita terrestre incontra la scia di polveri lasciata dalla cometa.

Le meteore sono in realtà attive tra i primi di ottobre e i primi di novembre, ma è tra il 18 e il 23 ottobre che la Terra nel suo moto incontra zone più o meno dense di frammenti, regalandoci una frequenza sempre superiore alle 20-30 meteore/h.

Il picco, quest’anno, sarà la notte tra il 21 e il 22, e la maggior parte delle stelle cadenti si dovrebbero avvistare dopo mezzanotte, quando il radiante (il punto da cui hanno origine) sarà più alto sull’orizzonte orientale (nella mappa il cielo del 22 ottobre alle 0.30 circa).

Il loro nome deriva proprio dal radiante, che si trova in una regione a Nord della seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, particolarmente famosa anche perché formata da circa 130 stelle visibili a occhio nudo ed identificabile dall’allineamento di tre stelle che formano la cosiddetta Cintura di Orione.

Si tratta di uno degli sciami più importanti dell'autunno, con meteore giallo-verdi che corrono in cielo alla velocità di 66 km/s e quest’anno particolarmente visibile a causa dell’assenza della Luna. Il nostro satellite naturale il 19 ottobre ha raggiunto la sua fase di novilunio.

Spettacolo da non perdere.

Roberta De Carolis

Lo smog della Pianura Padana si vede dallo spazio: la foto shock di Paolo Nespoli

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Published in: Ambiente

Dal suo punto di vista privilegiato, a 400 km di altezza, Nespoli ha twittato una foto della Pianura Padana ricoperta da uno stato grigio. La classica nebbia o è smog?

È quanto si è chiesto l'astronauta. E la domanda è legittima visto che si contano già tanti sforamenti dei limiti delle polveri sottili proprio in quelle aree.

E se anche la nebbia in Val Padana è celebre, è più probabile che la nube avvistata dallo spazio sia in realtà la cappa di smog che sta soffocando le città del Nord.

La Pianura Padana qualche ora fa... Nebbia o smog? #VITAmission #Italia pic.twitter.com/mGje7sFRbE

— Paolo Nespoli (@astro_paolo) 18 ottobre 2017

Gli ultimi bollettini dell'Arpa non sembrano lasciare dubbi. L'Arpa Lombardia proprio oggi ha fatto sapere che sono già 8 i giorni consecutivi di superamento della media provinciale di 50 microgrammi per metro cubo registrati dalle centraline nelle province di Milano, Monza, Mantova, Bergamo, Brescia, nove invece in quelle di Lodi e Cremona, 5 a Pavia, 2 a Varese e uno a Como e Lecco. La media provinciale di Milano si attesta su 90 μg/m³.

La situazione è destinata a rimanere tale fino a domenica, quando invece le condizioni meteo dovrebbero favorire almeno in parte le dispersione degli inquinanti.

In Emilia Romagna la situazione non è di certo più tranquilla. Secondo l'Arpa regionale, negli ultimi 4 giorni sono stati registrati valori elevati di PM10, sempre superiori ai 50 microgrammi/m3.

“Questa situazione è legata alla presenza di un promontorio di alta pressione sul Mediterraneo centrale, che ha portato venti deboli e scarso rimescolamento su tutta la Pianura Padana” spiega.

Sono in atto delle misure d'emergenza di primo livello nei seguenti comuni: Parma; Reggio Emilia; Modena, Carpi (Mo), Castelfranco Emilia (Mo), Formigine (Mo), Sassuolo (Mo); Bologna, Argelato (Bo), Calderara di Reno (Bo), Casalecchio di Reno (Bo), Castel Maggiore (Bo), Castenaso (Bo), Granarolo (Bo), Imola (Bo), Ozzano dell’Emilia (Bo), San Lazzaro di Savena (Bo), Zola Predosa (Bo); Ferrara e Cento (Fe); Forlì (Fc), Cesena (Fc); Rimini (Rn), Riccione (Rn).

Ciò significa che in questi comuni vi sarà il blocco della circolazione per i veicoli diesel fino all’euro 4 compreso, l’abbassamento del riscaldamento fino a un massimo di 19°C (+2 di tolleranza) e il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomassa (legno, pellet, cippato, altro) per il riscaldamento domestico (in presenza di impianto alternativo) con classe di prestazione energetica ed emissiva inferiore a 3 stelle.

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Non solo splendidi panorami e aurore boreali. Purtroppo dallo spazio si vede anche il nostro smog.

Francesca Mancuso

Cannabis terapeutica, via libera della Camera. Ecco cosa prevede il ddl

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Published in: Salute & Benessere

La coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico hanno sempre sollevato grandi discussioni: è per questo che, anche in Parlamento, ha raccolto parecchi dissensi.

La legge fissa i criteri uniformi per l'utilizzo e la coltivazione della cannabis terapeutica sul territorio nazionale. Garantisce a tutti i pazienti le stesse condizioni di accesso, promuove la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici e sostiene lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione per semplificare l’assunzione terapeutica della cannabis.

Cosa prevede la legge sull’uso terapeutico della cannabis
  • Il medico avrà la possibilità di prescrivere medicinali di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e altri impieghi. La ricetta medica, non ripetibile, dovrà  riportare dose, posologia e modalità di assunzione e la durata del singolo trattamento, che non può superare i tre mesi.
  • I farmaci a base di cannabis prescritti dal medico per la terapia del dolore e altri impieghi autorizzati dal ministero della Salute saranno a carico del Servizio sanitario nazionale. Se prescritti per altri impieghi restano al di fuori del regime di rimborsabilità (in ogni caso vale l’aliquota Iva ridotta al 5%).
  • La coltivazione della cannabis e la sua preparazione e distribuzione nelle farmacie spettano allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Se necessario può essere autorizzata ad altri enti l’importazione e la coltivazione. Sono stanziate risorse per un milione e 700mila euro.
  • Alle regioni e alle province autonome spetta monitorare le prescrizioni, fornendo ogni anno all’Istituto superiore di sanità i dati aggregati per patologia, età e sesso dei pazienti sotto terapia di cannabis, e comunicare all’Organismo statale per la cannabis il fabbisogno necessario per l’anno successivo.
  • Infine, delle norme specifiche della legge prevedono campagne di informazione, aggiornamento periodico dei medici e del personale sanitario impegnato nella terapia del dolore e promozione della ricerca sull’uso appropriato dei medicinali a base di cannabis 

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Germana Carillo

Inchiostro per tatuaggi non sterile: il Ministero della salute ritira due lotti

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Published in: Salute & Benessere

Non si tratta del primo richiamo di questo tipo da parte delle autorità, che di recente avevano ritirato altri tipi di inchiostro per la presenza di sostanze cancerogene. 

Questa volta invece l'inchiostro non è sterile e ciò potrebbe dare luogo a infezioni più o meno gravi.

Ecco i lotti e gli inchiostri richiamati in questi giorni dal Ministero della salute:

Sky Blue, nella boccetta da 30 ml, numero di lotto: 23/10/14. L'inchiostro è prodotto da Eternal Ink INC. in Michigan, USA ed è importato dalla Milano Tattoo Supply snc.

A seguito delle analisi eseguite presso l’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che

“il prodotto non risulta conforme alla Risoluzione del Consiglio d’Europa RESAP(2008)1 per il controllo relativo alle caratteristiche di sterilità microbiologica e non ottemperano ai requisiti previsti dal D.l.vo 206/2005 Codice di Consumo”,

Il secondo lotto oggetto di richiamo da parte del Ministero è il Georgia Peach sempre del marchio Eternal Ink. In particolare è il lotto di inchiostro n° 27.06.14, colore arancione, nel formato da 30 ml.

Due allerte ancora più rilevanti alla luce della nuova ricerca che ha confermato che le sostanze presenti nell'inchiostro arrivano nel sangue.

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L'utilizzo di questi lotti è vietato per questioni di sicurezza. È inoltre consigliato di rivolgersi sempre a centri autorizzati e sicuri.

Francesca Mancuso

Baikal: il lago più profondo del mondo soffocato da inquinamento e alghe

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Published in: Natura & Biodiversità

Sta subendo la più grave crisi di sempre e gli esperti dicono che un inquinamento così ad oggi non si era mai visto. Il lago Baikal che si trova in Russia ed è sito Unesco con i 1700 metri di profondità è sempre stato luogo turistico per le sue acque cristalline.

Sul problema inquinamento è intervenuto anche il presidente Putin specificando che preservare il bacino ‘è senza dubbio una priorità del governo russo’. Ma anche tutte le zone adiacenti sono vittime del degrado.

Infatti, proprio per questo motivo, qualche mese fa è stata aperta un’indagine sull’inquinamento illegale intorno al lago Baikal e la promessa del presidente russo è stata quella di affrontare al più presto i danni all’ambiente e bonificare i territori inquinati.

Attorno al lago vivono oltre 3600 specie vegetali e animali, negli ultimi anni però il turismo sfrenato ha contribuito alla distruzione dell’ecosistema. Diverse specie sono scomparse e il lago ghiacciato è sommerso da alghe, un fenomeno che per la prima volta si era verificato nel 2011.

Secondo gli esperti, si tratterebbe di alghe Spirogyra, la cui diffusione è dovuta anche allo sversamento di fosforo e prodotti inquinanti che mai dovrebbero raggiungere le acque di un lago. Le conseguenze sono ad esempio la diminuzione di una specie della famiglia di salmoni.

Un paio di anni, c’era stata la scomparsa delle spugne nell’area del lago Baikal tra Capo Tolsty e Listvyanka, e anche in quel caso una delle teorie ipotizzate dagli esperti era quella dell’impatto disastroso dei turisti e dell’inquinamento prodotto, con la conseguente crescita di alghe dannose e maleodoranti.

Purtroppo anche i laghi italiani sono inquinati:

E pensare che una legge speciale del 1999 prevede anche misure di prevenzione per il lago, norme che vengono evidentemente disattese. Dal 2012, il governo russo finanzia programmi di trattamento e pulizia, ma i risultati a quanto pare tardano ad arrivare, il tutto a discapito di un bellissimo lago che sta piano piano morendo.

Dominella Trunfio

Foto cover: Oleg Timoshkin/AFP/Getty Images

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Scoperta una causa della dislessia. Dipenderebbe dalla simmetria degli occhi

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Published in: Salute & Benessere

Secondo il team di ricerca la dislessia sarebbe legata ad alcune anomalie dell’occhio, in particolare a delle piccole cellule recettoriali in grado di confondere il cervello e far comparire i sintomi legati a questo disturbo. Ricordiamo che le persone che soffrono di dislessia hanno difficoltà a leggere, fare la divisione in sillabe, scrivere e studiare la matematica nonostante siano dotate di una normale intelligenza.

Il piccolo studio, realizzato presso l'Università di Rennes e pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, ha preso in esame gli occhi di 30 dislessici e di 30 persone senza questo problema. Quello che si è notato sono delle differenze nella disposizione delle cellule della retina dove si trovano i coni (fotorecettori) responsabili della visione dei colori (esistono coni per il rosso, per il verde e per il blu). Nelle persone non dislessiche si è evidenziato che il punto senza cono blu in un occhio era rotondo e nell'altro occhio era oblungo o irregolare. Ma nelle persone dislessiche entrambi gli occhi avevano lo stesso punto a forma rotonda. Ciò comporterebbe che il cervello venga facilmente confuso dalla visione di “immagini specchio” uguali tra cui non riesce a decidere.

Non tutti sanno che gli esseri umani hanno non solo un braccio e una mano dominante (destra o sinistra, tranne rari casi) ma anche un occhio dominante. La ricerca ha sostanzialmente scoperto che la maggior parte dei dislessici aveva entrambi gli occhi dominanti piuttosto che uno solo e questo porterebbe ad una visione sfocata e alla confusione durante la lettura e la scrittura. 

Sarebbe questa correlazione con la vista a creare disagio facendo apparire le lettere in movimento o disposte nell’ordine sbagliato, la confusione può impedire anche di distinguere correttamente tra destra e sinistra.

Si sottolinea però che probabilmente questa è solo una delle possibili cause e non tutti i dislessici vedono l’origine del loro problema proprio nella vista. Il professor John Stein, esperto di dislessia e professore emerito in neuroscienze presso l'Università di Oxford, ha dichiarato che la ricerca è davvero interessante perché ha sottolineato l’importanza del dominio dell’occhio nella lettura ma che è improbabile che questa scoperta possa spiegare tutti i casi di dislessia.

Questa condizione, infatti, è ereditaria e colpisce il 10% della popolazione. Si pensa però che anche fattori ambientali possano in qualche modo essere responsabili della sua comparsa.

Gli scienziati si augurano che presto questa scoperta possa portare ad un potenziale trattamento che agisca proprio sulla vista per risolvere i sintomi legati a questo disturbo del neurosviluppo.

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Francesca Biagioli

La nuova marea nera nel Golfo del Messico di cui nessuno parla

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La LLOG Exploration Co. ha riferito che tra l'11 e il 12 ottobre, da 7.950 a 9.350 barili di olio sono finiti nelle acque dalle infrastrutture sottomarine, circa 64 chilometri a sud-est di Venice, in Louisiana. Si tratta della più grande fuoriuscita degli ultimi sette anni.

Qualcosa come 1,5 milioni di litri di petrolio stanno mettendo a rischio l'ecosistema marino del Golfo, già provato da numerosi incidenti, primo tra tutti quello della BP.

All'origine del disastro, un guasto tecnico alle condutture a una delle più piccole pipeline utilizzate per collegare un pozzo alle strutture sottomarine vicine.

Le barriere disposte su entrambi i lati della frattura hanno bloccato in parte il rilascio di petrolio. Il sistema sottomarino colpito dal guasto è stato chiuso, riducendo così anche la presenza di greggio trasportato dalla piattaforma galleggiante Delta House.

La BSEE, l'agenzia federale che regola l'energia offshore e le attività estrattive, ha avviato un'indagine per determinare la causa o le cause dell'incidente, cercando di rilasciare anche delle raccomandazioni per impedire che simili eventi avvengano in futuro, come ha precisato Lars Herbst, a capo della BSEE per l'area del Golfo del Messico.

La piattaforma Delta House è attiva dall'aprile 2015 e una capacità massima di 100.000 barili al giorno di petrolio e 6 milioni di metri cubi di gas.

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Adesso sarà necessario capire fino a che punto si sia spinto il petrolio e quali siano i danni per l'ecosistema marino.

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Periodicamente ci troviamo a fare i conti con disastri di questo tipo, non solo nel Golfo del Messico ma anche nel Mediterraneo, com'è accaduto di recente in Grecia. Abbiamo davvero così bisogno del petrolio? È naturale chiederselo, ancor più se le alternative esistono e sono decisamente meno inquinanti.

Francesca Mancuso

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Allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

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Il nuovo studio pubblicato su Plus one è molto chiaro e non nasconde un certo allarmismo, soprattutto perché tutti siamo a conoscenza del ruolo fondamentale che svolgono gli insetti nel nostro Pianeta: non solo come preda nella catena alimentare ma anche come impollinatori di piante.

Le api stanno scomparendo e neanche le farfalle stanno tanto bene, con loro tanti altri insetti che piano piano non si vedono più neanche nelle riserve naturali. Come si legge nello studio, ci sono una serie di concause che stanno portando a questa moria.

In cima ci sono i cambiamenti climatici, seguiti dalla distruzione di intere aree a favore dell’agricoltura e l’uso smodato dei pesticidi e di glifosato, contro cui è in corso una vera e propria battaglia.

"Gli insetti compongono circa i due terzi di tutta la vita sulla Terra, ma il loro numero è in declino. L’impressione è quella che stia creando un Pianeta sempre meno ospitale per questi essere viventi, ma se perdiamo gli insetti, tutto il sistema crollerà spiega Dave Goulson, professore di scienze della vita presso l'Università di Sussex e co-autore dello studio.

Lo studio è stato condotto da decine di entomologi in tutta la Germania che hanno con speciali tecnologie osservato vari insetti nel corso degli anni. La ricerca è iniziata nel 1989 e con il passare del tempo il calo era sempre più persistente, soprattutto nel periodo estivo

"Il fatto che il numero di insetti battenti stia diminuendo ad un tasso così elevato in un'area così vasta è una scoperta allarmante", ha dichiarato Hans de Kroon, ecologista dell'Università di Radboud, che ha guidato la ricerca.

Gli scienziati ritengono che il fatto che questo declino si sia registrato anche nelle riserve naturali ben gestite è ancora più allarmante, perché i dati potrebbero essere peggiori nelle aree non protette.

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"Non siamo in grado di definire con esattezza perché tutto ciò stia accadendo. Potrebbe essere la carenza di cibo, l’esposizione a pesticidi o entrambi. E’ chiaro che il primo aspetto è collegato ai cambiamenti climatici”, ha detto Hans de Kroon.

Cosa fare per proteggere gli insetti Cosa possiamo fare per proteggere gli insetti in generale e in particolare le api a partire dalla nostra vita quotidiana? Ecco alcuni suggerimenti utili:
  • Piantare fiori in giardino e sul balcone 
  • Contribuire a creare e a proteggere gli habitat naturali 
  • Smettere di usare pesticidi e insetticidi
  • Aiutare le associazioni che si impegnano a proteggere insetti e api

Dominella Trunfio

I petali producono un suggestivo alone blu per attirare le api (e visibile solo agli insetti)

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Published in: Natura & Biodiversità

Secondo una ricerca, guidata dagli scienziati dell'Università di Cambridge, sui petali sarebbero presenti delle strutture microscopiche "irregolari" in grado di manipolare la luce per produrre un effetto particolare, il colore blu facilmente visibile dalle api.

Le specie su cui il team ha riscontrato quest'effetto comprendevano l'Oenothera stricta, l'Ursinia speciosa e l'Hibiscus trionum.

Tutti i fiori analizzati rivelavano significativi livelli di un apparente "disordine" nelle dimensioni e nella spaziatura delle nanostrutture dei petali. Per i ricercatori, queste scanalature nei petali si sono evolute ma producendo sempre lo stesso risultato: un'aureola di luce blu-ultravioletta.

Questo mix microscopico di colori presente nei petali sembra essere stato sfruttato dall'evoluzione per aiutare la comunicazione dei fiori con le api.

Secondo la ricerca, alcune specie di fiori presentano minuscole protuberanze sulla superficie dei loro petali che si intrecciano e si colorano se viste da determinate angolazioni. Queste nanostrutture disperdono particelle leggere nello spettro di colore blu fino allo spettro ultravioletto, generando un leggerissimo effetto che gli scienziati hanno ribattezzato “aureola o alone blu”.

Realizzando superfici artificiali che replicavano questo alone, i ricercatori hanno potuto testare l'effetto sugli impollinatori scoprendo che le api sanno vederlo.

Di solito, le scanalature presenti sulla superficie dei petali si allineano l'una accanto all'altra,un po' come farebbero gli spaghetti essiccati, per usare il paragone dei ricercatori. Tuttavia, gli scienziati hanno scoperto che in questi fiori le striature variavano notevolmente in altezza, larghezza e spaziatura, producendo l'alone blu, una sorta di disordine naturale tutt'altro che casuale ma creato per richiamare all'ordine le api.

“Avevamo sempre pensato che il disordine che notavamo sulle superfici dei petali fosse solo un prodotto accidentale”, ha detto l'autore principale, il Prof. Beverley Glover. “È stata una vera sorpresa scoprire che il disordine stesso è quello che genera l'importante segnale ottico che permette alle api di trovare i fiori in modo più efficace”.

L'occhio umano non è in grado di cogliere questo alone ma le api sanno benissimo riconoscerlo, e ne sono addirittura attratte.

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Lo studio è stato condotto da un team multidisciplinare di scienziati del Dipartimento di scienze, chimiche e fisiche dell'Università di Cambridge insieme ai colleghi del Royal Botanic Gardens Kew e dell'Istituto Adolphe Merkele in Svizzera.

I risultati sono stati pubblicati su Nature.

Madre Natura non finirà mai di stupirci.

Francesca Mancuso

Il cibo vegano è più leggero e sano? Non sempre

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Published in: Alimentazione & Salute

L’argomento è stato rilanciato dal Daily Mail, giornale inglese che, in seguito al fatto che alcune catene di ristorazione britannica hanno lanciato nuovi piatti vegani in occasione dell’autunno, ha stilato un elenco che riporta le calorie, i grassi e il quantitativo di sale e zucchero di queste specialità 100% vegetali.

In Gran Bretagna ci sono più di mezzo milione di vegani e il numero è in costante aumento. Per questo i ristornanti si stanno adeguando ampliando i loro menù con delle proposte adatte anche chi non assume proteine animali. Andando ad analizzare questi nuovi cibi si è visto che anche i pasti a base vegetale possono essere sorprendentemente calorici oltre che ricchi di grassi, zucchero e sale.

Si fa riferimento a cibi non sempre tipici della nostra tradizione tra cui la pizza alla zucca e quella ai peperoni da oltre 1200 calorie e più di 50 grammi di grassi realizzata con peperoni arrostiti, pomodori e mozzarella vegetale, il riso al curry con verdure che contiene 1100 calorie con quasi 50 grammi di grassi, la zuppa di noodles di riso che contengono quasi 55 grammi di grassi e i peperoni ripieni da quasi 1000 calorie. Questi 4 piatti, scrive il Daily Mail, hanno più grassi di un hamburger che ne contiene invece 33 grammi.

Potete voi stessi valutare il contenuto nutrizionale dei nuovi cibi vegani proposti da alcuni ristoranti in Gran Bretagna:

Foto:  dailymail.co.uk

Cosa dimostra questo? Non molto, in realtà, solo che esistono dei cibi calorici e grassi anche tra le proposte vegane. Ma questo non ci sorprende. Nessun regime alimentare è di per sé sano e non tutti gli alimenti o le combinazioni di alimenti vanno bene e producono sempre un pasto equilibrato e leggero.

I piatti vegani non per forza sono salutari solo perché vegetali, anche le bevande gassate e zuccherate lo sono ma non per questo fanno bene!

Bisogna poi fare una distinzione tra chi sceglie di diventare vegan per motivi ambientali e per i diritti degli animali (in quel caso potrebbe non aver fatto anche una scelta di salute) e chi invece segue questo tipo di alimentazione perché è convinto sia la più sana. In quest’ultimo caso difficilmente si servirà di cibo vegano già pronto conoscendo l’importanza di mangiare sempre (o il più possibile) alimenti freschi, biologici e preparati in casa.

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Anche chi è vegan per motivi etici nella maggior parte dei casi poi capisce l’importanza di mangiare non solo vegetale ma equilibrato e sano per evitare carenze nutrizionali e godere di ottima salute. L’eccezione e lo sfizio sono concessi, l’importante è che nella quotidianità si segua un’alimentazione corretta. Nei nostri ristoranti poi le opzioni vegane sono sicuramente più leggere, una pasta con verdure o anche con il classico sugo sono sicuramente opzioni da non scartare così come una bella insalatona magari a base di verdure di stagione, avocado e noci.

Francesca Biagioli

Foto copertina:  peta.org.uk

Cani e gatti uccisi nei rifugi a New York, fermiamo l'orrore (mail bombing)

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Published in: Animali

Sono già 72mila le adesioni raccolte in poche ore sulla pagina Facebook dell’Enpa, una vera e propria protesta lanciata alla vigilia delle elezioni comunali di New York (in programma il 7 novembre) con l'obiettivo di chiedere a De Blasio, in corsa per un secondo mandato, un netto cambio di direzione nella gestione del randagismo.

“Una gestione che prevede ancora il ricorso all'anacronistica, crudele e del tutto inefficace uccisione di animali”, spiega l’Enpa in una nota stampa.

Sotto accusa c’è soprattutto, il rifugio AC&C, dove non importa se si tratta di randagi, di animali abbandonati o smarriti dai loro proprietari: cani e gatti sono destinati a finire nel braccio della morte. Tutto in maniera legalizzata e finanziata dallo Stato ( 15 milioni di dollari l’anno secondo Enpa).

“Spesso cani e gatti in perfetta salute vengono uccisi solo perché, nel tentativo di fuggire dalla loro gabbia, finiscono per graffiare un dipendente del rifugio. Il boia non si ferma neanche davanti alle mamme con i loro piccoli. Uccidono i gatti più belli dopo averli usati nei poster pubblicitari per prendere soldi. Questo accade nei rifugi di Manhattan, Bronx, Brooklyn, Staten Island e Queens”, continua l’associazione.

La protesta condotta insieme con gli attivisti newyorkesi, va avanti da tempo e passi in avanti ne sono stati fatti: ad esempio due noti marchi hanno ritirato il proprio logo da eventi di raccolta fondi promossi dal rifugio. Ma la strada è tutta in salita perché cani e gatti continuano ad essere vittime innocenti di un sistema completamente sbagliato.

“Nel 2013, in occasione della candidatura a sindaco, De Blasio aveva promesso politiche più attente al rispetto e alla tutela degli animali. Molti di quegli impegni sono stati disattesi. E’ tempo che dia concretezza alle proprie parole”, conclude Enpa.

Ci uniamo all'appello dell'Enpa per fermare questo orrore, puoi aderire anche tu ecco come:

  • Inserendo un breve commento in un post qualsiasi a questo link
  • scrivere due parole, ma personali, agli indirizzi che trovate in questo post

Dominella Trunfio

Mont Blanc: la ricetta del dolce alle castagne per eccellenza

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Published in: Ricette

La ricetta originale del mont blanc prevede l'aggiunta di meringhe fra l'impasto, queste ovviamente possono anche essere omesse, per la decorazione invece è fondamentale la panna montata che, appunto, ricorda la cima innevata della montagna. A vostra scelta, poi, potrete guarnire con cioccolato fondente o marron glacé.

Ingredienti
  • 600 gr di castagne (preferibilmente marroni)
  • 400 gr di latte
  • 1/2 baccello di vaniglia
  • 100 gr di zucchero di canna
  • 40 ml di rum
  • 250 gr di cacao amaro
  • 250 ml di panna fresca da montare
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  • Tempo Preparazione:
    90 minuti
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    media
  Come preparare il Mont Blanc: procedimento  
  • Lavare le castagne, tagliarle con un coltello e metterle in una pentola coperte d'acqua e cuocerle per circa mezz'ora,
  • quindi scolarle e pulirle privandole della buccia e della pellicola interna,
  • incidere per il senso della lunghezza la bacca di vaniglia ed estrane i semi,
  • porre le castagne pulite e lessate in una pentola insieme al latte, allo zucchero, alla bacca di vaniglia ed ai suoi semi
  • e cuocere tutto a fuoco moderato e mescolando spesso per circa venticinque minuti.
  • Trascorsi i quali passare le castagne prima all'interno di un colino e successivamente nello schiacciapatate raccogliendole in una ciotola capiente,
  • mescolarle ora con il cacao e il rum, coprire con della pellicola alimentare e far riposare in frigorifero per almeno trenta minuti.
  • Nel frattempo montare a neve ben ferma la panna e
  • trasferirla in una sac a poche con bocchetta a stella,
  • porre ora al centro di un piatto da portata un grande ricciolo di panna montata,
  • mettere l'impasto di castagne nuovamente nello schiacciapatate e coprire con il composto il ricciolo di panna andando a formare una montagnola,
  • decorare in fine a piacere con la panna montata e il cioccolato tritato oppure con i marron glacè.
  • Conservare il Mont Blanc in frigorifero fino al momento di servirlo.

 

Come conservare il Mont Blanc:

Il Mont Blanc potrà essere conservato in frigorifero per due/tre giorni purché riposto in appositi contenitori ermetici.

  Ti potrebbero interessare altre ricette con le castagne

Ilaria Zizza

Le città più colorate del mondo (FOTO)

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Published in: Città

Se amate i colori e amate viaggiare, forza zaino in spalla insieme attraverseremo i luoghi più colorati del mondo, passeremo per Napoli, approderemo a Venezia, poi in Canada, voleremo a Porto Rico e ci fermeremo in America Latina, visiteremo la città di Pachuca in Messico, toccheremo la Colombia per approdare poi in Messico e in Brasile e in tante altre città in cui incontreremo edifici sgargianti e colorati usati a mo' di tavolozze per rendere i quartieri interessati più accoglienti, per riempirci gli occhi e rallegrarci l'anima. 

Ecco alcune tra le città più colorate del mondo.

1) Procida, Napoli  

Foto: Francesco Riccardo Iacomino

2) San Francisco, California  

Foto: Ian Ransley

3) Pachuca, Messico  

Foto: Franklin Ames

 

4) Buenos Aires, Argentina  

Foto: Aubrey Stoll

 

5) Guatapé, Colombia  

Foto: Alejandro Osorio Agudelo

 

6) Copenaghen, Danimarca  

Foto: barnyz

 

7) Bo Kaap, Cape Town, SudAfrica  

Foto: ser_is_snarkish

 

8) Charleston, Carolina del Sud  

Foto: Curtis Cabana

9) Izamal, Messico  

Foto: Eneas De Troya

10) Sighisoara, Romania  

Foto: George Nutulescu

11) St. John’s, Newfoundland, Canada  

Foto: Ritche Perez

 

12) Willemstad, Curaçao  

Foto: Tim Drivas

13) Valparaíso, Chile  

Foto: byvalet/Shutterstock

14) Guanajuato, Messico  

Foto: Bud Ellison

 

15) Salvador, Bahia, Brasil

Foto: Filipe Frazao/Shutterstock

16) Gamla stan, Stoccolma, Svezia  

Foto: Paval Hadzinski

 

17) Jodhpur, India  

Foto: Clark & Kim Kays

 

18) Puerto Vallarta, Messico  

Foto: karamysh/Shutterstock

 

19) Tirana, Albania  

Foto: Merlin and Rebecca

20) Longyearbyen, Svalbard, Norvegia  

Foto: Daniele Ceccato

 

21) Havana, Cuba  

Foto: Kamira/Shutterstock

 

22) Wrocław, Polônia  

Foto: Pablo77/Shutterstock

 

23) Cinque Terre, Italia

 

Foto: Shann Yu

 

24) Chefchaouen, Marocco

Foto: Singa Hitam

 

25) Old San Juan, San Juan, Porto Rico  

Foto: Pedro Lastra

 

26) Nassau, Bahamas  

Foto: Valéria Almeida

 

27) Menton, Francia

Foto: Sébastien Mespoulhé

 

28) Reykjavik, Islanda  

Foto: Paul Rollison

 

29) Istanbul, Turchia  

Foto: Moyan Brenn

 

30) Burano, Venice, Itália  

Foto: David Monroy

 

Silvia Romano

 

 

 

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