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Nascondono 1000 sassi dipinti dai loro bambini e lanciano la sfida a trovarli

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Un passatempo partito come un gioco l’anno scorso, quando i tre figli più grandi hanno dipinto circa 40 oggetti da nascondere in giro per la città. Ma questa volta, tutti e sei i figli hanno colorato nelle più svariate maniere più di 1000 pietre e ne è uscito fuori un capolavoro in mostra (anche) al Museo.

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Lo scopo di tenere occupati i ragazzi (tutti di età compresa tra i 5 e i 17 anni), infatti, si è trasformato poi nella loro partecipazione ad ArtPrize, un concorso d'arte aperto soprattutto alle decisioni del pubblico, oltre che a una giuria di esperti, che si svolge ogni autunno a Gran Rapids, nel Michigan, ed è gratuito e aperto a tutti.

Ed è così che tutti e 1000 quei sassi sono stati colorati in coppia, in modo che ogni pietra avesse una sua gemella. 500 sassi sono ora in mostra al Museo dei Bambini di Gran Rapids, mentre i 500 corrispondenti sono stati sparsi per le strade della cittadina per dare vita a un gigantesco gioco di "I Spy".

Oppure, avete presente Pokémon GO? Ecco, in questo caso invece di cercare in giro delle finte creature e dar di matto con lo smartphone, si possono effettivamente trovare delle piccole bizzarre bestiole “reali” nascoste qua e là e utilizzare il telefono solo per giocare a un immenso I Spy.

 

Quanti dei 500 sassi nascosti gli abitanti di Gran Rapids saranno capaci di individuare? All’hashtag #RockAroundGR si possono vedere tutte le foto condivise le tue foto e video sui social media.

Bella idea, no? Partire da un gioco in famiglia e coinvolgere magari i bimbi del proprio quartiere per una caccia al tesoro all’aperto sarebbe un modo nuovo e originale per distogliere lo sguardo dei più piccoli troppo spesso fisso sui videogiochi.

Germana Carillo

La batteria che sconfiggerà l’obsolescenza programmata: dura 400 anni (VIDEO)

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La batteria è fatta di fili nanometrici, migliaia di volte più sottili di un capello umano, altamente conduttivi e con una grande superficie per la memorizzazione e il trasferimento di elettroni. Per evitare problemi dovuti alla loro estrema fragilità, i ricercatori UCI hanno rivestito un nanofilo d’oro di biossido di manganese e “incastrato” l’assemblaggio in un elettrolita costituito da un gel simile al plexiglas. La combinazione è affidabile e resistente alle rotture.

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Mya Le Thai, studentessa di dottorato che ha guidato la ricerca, ha fatto fare alla batteria più di duecentomila cicli senza rilevare la minima perdita di capacità.

“Mya stava lavorando, ha ricoperto il tutto con uno strato di gel molto sottile e ha iniziato i cicli di carica e scarica - ha raccontato Penner, presidente del dipartimento di chimica dell’Istituto. Ha scoperto che, utilizzando semplicemente questo gel, si potevano avere centinaia di migliaia di cicli senza perdere capacità”.

 

Dispositivi di questo tipo di solito muoiono dopo massimo 7000 cicli, hanno sottolineato i ricercatori, quindi il miglioramento è incredibile.

L’innovativa batteria potrebbe quindi realmente contribuire alla riduzione dell’inquinamento, visto che gli accumulatori, mediamente, sono un grosso problema ambientale. Si candida inoltre a sconfiggere l’obsolescenza programmata dei prodotti, a patto che riesca ad arrivare sul mercato.

I risultati sono stati pubblicati su American Chemical Society’s Energy Letters.

Roberta De Carolis

Foto: University of California - Steve Zylius / UCI

Terre libere: quando olio e marmellate fanno tremare le cosche

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Siamo noi consumatori che prendiamo posizione quando facciamo la spesa e decidiamo quali aziende favorire con i nostri acquisti. Esistono alcune aziende agricole che hanno capito che opporsi alla mafia conviene.

Alcune di queste storie verranno raccontate a Terra Madre Salone del Gusto – in corso a Torino dal 22 al 26 settembre 2016 - per farle conoscere a tutti dato che testimoniano una lotta quotidiana a favore della legalità.

A Torino si è parlato di come sia facile per le organizzazioni criminali inserirsi nella filiera agroalimentare, fino a impadronirsi di beni e risorse che sono patrimonio comune. Per cambiare la situazione è necessario stringere le maglie della legislazione così da proteggere gli agricoltori dalla criminalità e i cittadini dalle frodi.

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Ecco due esempi di storie di lotta per la legalità da conoscere.

La cooperativa Goel Bio

Le aziende del gruppo cooperativo Goel Bio si trovano nella piana di Gioia Tauro e nella Locride. La coltivazione di prodotti agricoli da vendere al giusto prezzo purtroppo non è semplice e trova degli ostacoli a causa della criminalità dato che le imprese del gruppo hanno subito diverse intimidazioni. Di recente sono stati recisi 13 alberi di ulivo appena ventenni.

Secondo Federconsumatori:

“La battaglia per affermare un nuovo modello di agricoltura nel rispetto dell'ambiente, dei diritti e della legalità, spesso anche su terreni confiscati, è un percorso impervio e difficile, ma è quello che ripaga di ogni amarezza e intimidazione”.

Ecco quanto precisato da Vincenzo Linarello, presidente del gruppo cooperativo Goel, che ha creato nella Locride Goel Bio per unire e sostenere le aziende che scelgono di non piegarsi ai ricatti delle organizzazioni criminali:

“Chi si oppone alla ‘ndrangheta guadagna di più: alle 30 aziende della rete che producono agrumi, olio, peperoncino, garantiamo il giusto prezzo. Ad esempio, paghiamo le arance 40 centesimi al chilo invece dei 5 centesimi che avevano generato la rivolta di Rosarno. In cambio chiediamo di bandire il lavoro nero, e ogni violazione viene sanzionata con 10 mila euro di multa e l’espulsione dell’azienda dalla cooperativa”.

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La  cooperativa Terre Joniche

La cooperativa Terre Joniche è nata su terreni che un tempo appartenevano alle cosche Arena e Nicosia, a Crotone. Su 90 ettari di terreno dei 100 sequestrati alla cosca si coltivano cereali, piante da orto e piante frutticole. I terreni fin dall’inizio hanno presentato caratteristiche agronomiche ottime e da qui è nata la decisione di recuperarli e coltivarli. I terreni confiscati sono stati assegnati tramite un bando pubblico e ora le attività della cooperativa riguardano tre settori molto importanti: agricoltura biologica, turismo sociale e servizi di tutela ambientale.

La produzione è concentrata a cece, lenticchia, cicerchia, farro, avena, orzo e grano, da conferire nel circuito dei prodotti a marchio Libera Terra. Questo progetto è considerato una vera e propria speranza nella lotta alla criminalità.

“Noi produciamo prodotti biologici su terreni confiscati. Ci teniamo a mantenere altissimo il livello della nostra qualità, i nostri prodotti non sono solo buoni, ma anche puliti e giusti. E così, chi li sceglie sa che promuove un’economia che rispetta l’ambiente e i lavoratori” – ha raccontato Raffaella Conci, presidente della cooperativa Terre Joniche di Crotone.

Secondo il presidente di Slow Food Italia Nino Pascale, parlare di cibo, d’acqua, vuol dire parlare di diritti. E i diritti dovrebbero arrivare prima dei profitti. Non dimentichiamolo mai.

Marta Albè 

Il supermercato con cibo destinato alla spazzatura dove paghi col volontariato

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Lo scorso 29 agosto ha aperto a Pudsey, vicino Leeds, il primo supermercato di scarti alimentari del Regno Unito: prodotti destinati a finire nella spazzatura, perché invenduti e, di conseguenza, gettati via da negozi, ristoranti e altri esercizi commerciali, vengono raccolti e messi in vendita, e sono acquistabili da parte di chiunque con una donazione spontanea in denaro o con delle attività di volontariato.

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Il supermercato in questione non ha un ancora un nome – al momento, viene informalmente chiamato “il magazzino” – ed è nato per iniziativa di The Real Junk Food Project, un’organizzazione che da anni si batte contro gli sprechi alimentari. I volontari che vi lavorano cercano di garantire una apertura al pubblico sette giorni su sette, per diverse ore ogni giorno, in modo da venire incontro alle esigenze di tutti.

 

Il progetto mira a replicare delle esperienze virtuose nate in altri Paesi europei, come quella danese del “WeFood", la catena di negozi inaugurata lo scorso mese di gennaio, che vende prodotti che hanno da poco superato la data di scadenza ma che sono ancora ben conservati e commestibili. Il tutto mentre anche politica e Governi occidentali, dalla Francia all'Italia, hanno finalmente preso atto dell'esistenza del problema "sprechi alimentari", varando iniziative volte a favorire la donazione del cibo invenduto.

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Il vantaggio di supermercati come "il magazzino" è duplice: da un lato, si limitano gli sprechi alimentari, dato che degli alimenti ancora perfettamente commestibili ma comunque destinati alla spazzatura - magari perché esteticamente poco appetibili oppure perché prossimi o poco oltre la data di scadenza - vengono recuperati e commercializzati; dall’altro, grazie al sistema “pay as you feel” ("paga come ti senti"), delle persone e delle famiglie che affrontano difficoltà economiche hanno la possibilità di fare la spesa e di procurarsi il necessario per vivere senza dover spendere alcunchè o comunque spendendo cifre molto modiche.

Anche se l’esperienza di Leeds è ancora piuttosto fresca, sono già numerose le persone che si recano al "magazzino" per fare rifornimento di viveri, spesso contraccambiando con attività di volontariato. Un sistema che si sembra particolarmente intelligente, anche perché favorisce la creazione di una rete di solidarietà sociale, portando le persone a “donare” e a scambiarsi ciò che hanno, sia che si tratti del proprio tempo, sia che si tratti di abilità particolari.

     

Adam Smith, il fondatore di The Real Junk Food Project, che per una decina di anni ha lavorato come cuoco in diversi Paesi del mondo, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano the Independent che l’obiettivo della sua organizzazione è di aprire un supermercato che venda prodotti alimentari salvati dalla spazzatura in ogni città del Regno Unito.

Parallelamente, The Real Junk food Project - noto soprattutto per aver lanciato i "pay-as-you-feel cafè", la prima catena di bar in cui si servono pietanze prodotte con alimenti destinati alla spazzatura - porta avanti anche il progetto Fuel for School, che permette di consegnare pane, frutta, verdura e prodotti caseari invenduti nelle scuole, in modo da sfamare i bambini che non possono permettersi la mensa. Grazie a questo sistema, ogni settimana 12 mila piccoli studenti inglesi hanno accesso al pranzo.

Idee, progetti e iniziative intelligenti, insomma, per arginare gli sprechi e per garantire a tutti il diritto di consumare pasti dignitosi.

Lisa Vagnozzi

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