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Lavoro: notizie incoraggianti e strategie per muoversi al meglio

In Lombardia e nello specifico a Milano, il tasso di occupazione e la fiducia intorno ai mercati corre, lasciandosi alle spalle tanti volti sorridenti. Stando ai dati raccolti dall’indice mensile destagionalizzato, infatti, la Lombardia ha segnato un totale di circa +65.000 occupati in questi mesi del 2016, con evidenti conseguenze positive sull’occupazione: il tasso relativo all’occupazione è infatti salito al 66%, decisamente superiore sia alla media nazionale che alle altre medie regionali. Di riflesso, il tasso di disoccupazione è sceso fino al 6,9%: in entrambi i casi, parliamo di livelli che non venivano raggiunti dagli anni precedenti alla crisi economica, dunque un forte segnale di ripresa in questa regione.

Milano: l’occupazione è rosa

Se la Lombardia dimostra di essere al top della forma, per quanto concerne l’occupazione, Milano sottolinea invece il successo delle donne in campo lavorativo: stando alle indagini statistiche, il 65% circa delle donne milanesi lavora ed è dunque capace di mantenersi. Un dato che fa del capoluogo lombardo la prima città italiana per occupazione femminile ed una delle più virtuose in ambito internazionale, seconda solo a Helsinki, Parigi e Berlino e addirittura sopra ad altre grandi realtà mondiali nell’ambito dell’occupazione in rosa, come ad esempio Londra e Madrid. Da questo punto di vista, poi, c’è un altro dato da sottolineare: questa importante percentuale di lavoro femminile ha portato allo sviluppo del cosiddetto modello familiare dei dual earners, ovvero quel modello che vede entrambi i coniugi lavorare.

Milano: nuove opportunità per i disoccupati

Il mercato del lavoro brilla a Milano? Una notizia ottima, non solo per chi ha già un lavoro, ma anche per chi lo sta ancora cercando. Ecco che il capoluogo lombardo diventa una meta potenzialmente ricca di soddisfazioni, per coloro che si sono lanciati alla ricerca di un posto di lavoro. Trovare un’occupazione in questa città, poi, è diventata un’operazione molto più agevole che in passato: grazie al web, e nello specifico ai motori di ricerca online, è possibile cercare tutte le offerte di lavoro a Milano e ottenere velocemente una risposta in linea con le proprie richieste ed il proprio curriculum. Infine, anche alcuni social network possono dare una grossa mano d’aiuto, senza poi considerare i forum per i lavoratori freelance.

Trovare un lavoro? Ecco gli errori da evitare

La rete è un favoloso aggregatore di offerte di lavoro, ma non sempre è garanzia di successo. Difatti grazie alla massiccia disponibilità delle offerte in rete a chiunque abbia una connessione alla rete fa si che la concorrenza sia sempre più forte. Pertanto, prima di inviare la vostra candidatura, il consiglio è sempre quello di allegare un curriculum che catturi l’attenzione di chi lo riceve. Ovviamente dovrà essere aggiornato e, nei casi in cui lo riteniate opportuno, anche in formato video. Non dimenticatevi poi della lettera di presentazione, che dovrebbe essere breve ma interessante. In entrambi i casi, evitate ad ogni costo refusi ed errori grammaticali dovuti alla distrazione, perché vi faranno fare una figura pessima e diminuiranno le vostre chance già in partenza. Infine, cercate anche di approfondire la lettura degli annunci: inutile perdere tempo per spedire curriculum per posizioni che richiedono requisiti che non avete.

 

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Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti [VIDEO]

Le emozioni: queste sconosciute. Di emozioni viviamo, di emozioni soffriamo: molti ne parlano, ma pochi le conoscono veramente. E pochissimi sanno come usarle senza sentirsene sopraffatti, sia a livello personale che professionale. Ecco perché oggi  sono in molti a intraprendere un percorso orientato a esplorare il mondo sconosciuto delle emozioni per venirne a capo, come in una sorta di fitness riveduto e corretto. Quando la difficoltà di affrontare le proprie emozioni non si trasforma in sintomo e in patologia psichica, molti professionisti intraprendono un percorso di lavoro su se stessi affidandosi a un coach o a un counselor. Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che si tratta.

Se negli anni ’90 termini come coaching e counseling suonavano come qualcosa di esotico, o almeno di Oltreoaceano, oggi il coach è una figura molto ricercata in ambito professionale. La parola è nata negli USA in ambito sportivo, dove il termine coach indicava qualcosa di più di un allenatore: una persona capace di motivare, supportare e fare da tutor alla squadra. Il passaggio dal mondo dello sport all’ambito professionale , è stato breve e il coach ha finito per diventare un professionista che aiuta il cliente a sviluppare il proprio potenziale. Niente a che vedere con la psicoterapia, quindi: generalmente circoscritto all’ambito lavorativo, il coaching prevede l’incontro tra due professionisti. Ciò è a dire che davanti al coach non c’è un paziente, ma un cliente.

Dall’America, la figura del coach ha finito così per sbarcare (e moltiplicarsi) anche in Europa. In Italia, uno dei professionisti più conosciuti nell’ambito, è Roberto Re. Che ultimamente sta spopolando con il concetto di Emotional Fitness: una sorta di palestra delle emozioni. Come per il termine coaching, il rimando all’ambito sportivo è evidente e tutt’altro che fuori luogo: basti pensare all’uso di termini come team o goal nella comune terminologia aziendale. Le emozioni, d’altra parte, possono essere addomesticate e – soprattutto – allenate. Esattamente come un arto. I punti di partenza possono essere diversi: la parola in primis. Basti pensare alla Programmazione Neuro Linguistica, secondo cui uno stato d’animo e un’emozione vengono influenzati direttamente dal nome che si dà loro. Anche il corpo ha la sua parte, nel condizionamento delle emozioni: una postura eretta stimola molto più facilmente emozioni positive rispetto alla posizione di chi si incurva timidamente su se stesso.

Ovviamente non basta cambiare postura o dare un nome diverso a un’emozione. L’Emotional Fitness è una palestra a tutti gli effetti, che implica anche esercizi e costanza, come mostrato in questa serie di 4 video gratuiti.

L’obiettivo non è cancellare le emozioni negative, ma affrontarle alla radice: conoscerle per disinnescare il meccanismo che le perpetua. ‘Conosci te stesso’ insomma: un imperativo molto antico e molto moderno. D’altra parte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, l’Emotional Fitness non è solo una tecnica attualissima, ma qualcosa che affonda le radici (probabilmente senza saperlo) in un sostrato molto più antico. Basti pensare al Fire Walking, una delle tappe previste dall’Emotional Fitness che richiama l’antico rito che in molte sette misteriche spingeva l’adepto ad affrontare e superare le proprie paure camminando sui carboni ardenti.

Il prossimo appuntamento con l’Emotional Fitness sarà a Roma dal 25 al 27 novembre 2016.

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L’estetista del futuro? E’quella che non si crede un Dio in terra. Parola di Alessandra Ferretti

Tutte vogliono fare l’estetista: almeno, così pare. Lo rilevava due anni fa, a mo’di campione esemplificativo, Confartigianato di Sondrio. Ma se è vero che l’entusiasmo la fa da padrone, è altrettanto vero che a volte le buone intenzioni non bastano: volere non è potere e se sono in molte, le giovani donne che negli ultimi anni si sono lanciate (spesso a peso morto) nella professione, è altrettanto vero che i naufragi nel settore non si contano. Perché? Perché il lavoro cambia, così come cambiano i clienti. Non rendersene conto può significare un suicidio, farne tesoro può essere invece la chiave del successo. Come nel caso di Alessandra Ferretti, l’avvocato pentito che anni fa ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di aprire Beautytime, un centro estetico all’avanguardia che l’ha qualificata come una vera e propria esperta del settore.

Secondo Nadia Muffatti, referente di estetica di Confartigianato Sondrio: “È vero che la richiesta, a livello di mercato, è in aumento ma nella realtà le aperture vengono bilanciate in negativo dalle cessazioni di attività, in unrapporto quasi di uno a uno.L’anello debole sta proprio nella didattica di tutte le scuole regionali (non di quelle private), ferma agli anni ’70. Non c’è stato il necessario e auspicato adeguamento agli sviluppi e alle evoluzioni della domanda  da parte della clientela.” Il punto è proprio questo: la delicata congiuntura economica che stiamo attraversando – unita all’exploit tecnologico e alla capillare diffusione di internet – hanno trasformato radicalmente la clientela tradizionale dei centri estetici.

Alessandra Ferretti, questo lo ha capito subito e non si è limitata a farne tesoro, ma ci ha costruito su un sistema che funziona. E che piace. “Il problema dell’estetista oggi è credersi ancora una specie di Dio in terraracconta Alessandra “pensare che la cliente sia una povera sprovveduta ignara di tutto, che ricorre alla figura salvifica dell’estetista per sapere qual è il suo problema. Le cose sono cambiate! Chi si rivolge a un centro estetico, oggi, non lo fa perché ha bisogno di coccole: quelle, se le può procurare a prezzi stracciati in una Spa. La cliente  moderna ‘tipo’ è una donna informata, che sa benissimo qual è il suo problema, si è già fatta la diagnosi da sola e va dall’estetista chiedendole una soluzione. In tempi che devono essere obbligatoriamente brevi.”

La donna di oggi, d’altra parte, è molto diversa dalla donna di ieri e questo vale non solo per le più giovani, ma anche per le non giovanissime e – a sorpresa! – anche per le donne che non lavorano. “E’una cosa che mi ha stupita, me ne sono resa conto strada facendo” prosegue Alessandra  “il problema del tempo, la necessità di trovare una soluzione in tempi brevi, è qualcosa che non riguarda solo la tipica donna manager, che lavora dal mattino alla sera. Il panorama attuale, è questo: da una parte, il passaggio dalla vecchia famiglia monoreddito alla famiglia moderna – in cui lavorano entrambi i coniugi – ha drasticamente ridotto il tempo a disposizione delle donne. Dall’altra, anche le donne che non lavorano hanno meno tempo di prima, perché è cambiata la gestione dei figli: i bambini, oggi, svolgono molte più attività extrascolastiche di prima… in parole povere, seguirli è un lavoro e come tutti i lavori, richiede tempo!

Bando alle ciance, quindi: estetiste di tutto il mondo, unitevi… ma soprattutto svestite i panni di quel personaggio a metà tra la migliore amica e il padre confessore. Perché un centro estetico funzioni e marci al passo di Beautytime, la coccola non basta: ci vuole la soluzione. Il che, oggi, equivale ad aggiornarsi costantemente e a munirsi di strumenti tecnologici all’ultimo grido. Quando sfioro l’argomento, Alessandra scoppia a ridere. “Le mie collaboratrici, questo lo sanno benissimo… e mi sopportano: ormai ho tolto loro anche il sonno! Ovviamente scherzo, ma sanno bene che con me si corre: non fanno in tempo ad aggiornarsi sull’ultima novità del settore che devono subito applicarsi e impararne un’altra.” Non è difficile crederlo. Le richieste di oggi riflettono in pieno l’avvento delle nuove tecnologie: per la depilazione, là dove prima si usava la cera, oggi c’è la luce pulsata; per il viso – al posto della classica pulizia – le clienti chiedono l’ossigeno… e via dicendo. Insomma: time are changing. Il mondo di oggi – e di domani – appartiene a chi non si ferma. E accetta costantemente di cambiare.

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Own Business Day: le libere professioni, si meritano una festa. Parola di Metro Cash & Carry – Video sponsorizzato

Italiani pigri? Italiani ‘comodi’? Pare di no, o in ogni caso molto meno di prima: lo evidenziano i dati del 49° Rapporto Censis, secondo cui i liberi professionisti, in Italia, sarebbero in sensibile aumento. Soprattutto tra i giovani. Il 15% dei giovani di età compresa tra i 16 e i 20 anni, avrebbe infatti intenzione di aprire una startup – parolina magica, oggigiorno – e negli ultimi 7 anni, i giovani titolari di impresa sarebbero aumentati di un buon 20,5%. La new wave del panorama lavorativo attuale, ha un impatto particolarmente forte nel settore della ristorazione: quello, cioè,  che si connette in chiave di continuità alla grande tradizione della cucina italiana. Secondo gli ultimi dati, infatti, la percentuale dei giovani titolari di impresa che opera nel settore, sarebbe recentemente salita al 9,8% Innovazione nel segno della tradizione, quindi: una ricetta all’italiana contro la crisi, che sembra funzionare piuttosto bene e che coinvolge – accanto alla ristorazione – anche il settore della ricettività.

E’ alla crisi, peraltro – per quanto possa suonare paradossale – che si connette buona parte del fenomeno evidenziato dal Censis. Sono infatti molti, coloro che – spinti dalla congiuntura economica – hanno abbandonato il proprio percorso lavorativo per tentare nuove vie, mettendo sul piatto della bilancia non solo i sogni ma anche le effettive capacità imprenditoriali. Non ci si improvvisa liberi professionisti, infatti, come ben sa chi è riuscito nel difficile intento di creare il proprio business. Molte – anzi, moltissimesono le donne che incrementano di giorno in giorno le file dei liberi professionisti, tanto che c’è già chi parla dell’esigenza di regolamentare le nuove figure progfessionali con una legislazione ad hoc.

Un panorama interessante, insomma, e soprattutto fortemente vitale. Tanto da meritare una festa, che faccia anche da punto di incontro e coesione perché – si sa – l’esigenza di ‘fare rete‘ (e di farla offline, coltivando le relazioni dal vivo) è di fondamentale importanza per chi si muove nel mondo della libera professione. L’idea di un Own Business Day – una festa, appunto, dedicata al variegato mondo delle libere professioni – è stata lanciata per l’11 ottobre da Metro Cash and Carry, la grande rete di distribuzione cash & carry nata in Germania nel ’64 e approdata in Italia nel ’72. Una realtà consolidata che ha sdoganato il metodo statunitense del cash & carry, radicandolo in Europa e trovando (nonostante la crisi, o grazie alla crisi stessa) un terreno fertilissimo in Italia dove – come abbiamo visto – il mondo dei liberi professionisti sembra allargarsi a macchia d’olio.

L’idea di dedicare alle libere professioni una festa (che in un certo senso, declina in modo creativo l’antico concetto di fiera) celebra appunto la vitalità e la forza di chi è riuscito a trasformare le proprie competenze in business. Soprattutto nei campi della ristorazione e dell’ospitalità. Una festa che sarà anche una vetrina: questa, la formula pensata da Metro Cash & Carry, che ai partecipanti propone di creare un’offerta, orientata appositamente ai propri clienti. Sia che si tratti di un piatto, di una degustazione di prodotti tipici o semplicemente di cappuccino-brioche a prezzo speciale, l’offerta verrà pubblicata e resa visibile a un nutrito network di potenziali clienti. Per aderire, è sufficiente registrarsi sul sito di Metro Cash & Carry. E dare il via alle danze.

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Elettrodomestici, eco-sostenibilità e innovazione: i requisiti di oggi e le aspettative di domani

Una casa non potrebbe mai definirsi tale senza la presenza degli elettrodomestici maggiormente indispensabili, come ad esempio il frigorifero. Il motivo è dovuto al fatto che, anche se oggi tendiamo a darli per scontato, questi strumenti sono assolutamente fondamentali per uno stile di vita non solo moderno, ma anche dotato di tutti i comfort: il frigorifero, infatti, è importantissimo per mantenere i cibi commestibili, alla giusta temperatura, e dunque per risparmiare soldi sulla spesa. Eppure non tutti i frigoriferi sono uguali: alcuni hanno caratteristiche speciali che permettono di risparmiare anche sull’energia elettrica, mentre altri sono dotati di funzioni tecnologiche destinate ad invadere le nostre case del domani. Vediamo dunque quali sono i requisiti che un frigorifero dovrebbe possedere.

Scegliere il frigorifero: a quali caratteristiche fare attenzione?

Quando acquistate un frigorifero, la prima cosa che dovreste sempre controllare è il suo grado di eco-sostenibilità. Ma di cosa stiamo parlando? Ogni frigorifero in commercio viene accompagnato da una etichetta energetica, che ne indica la capacità di consumo e di risparmio di energia elettrica: essendo collegato alla corrente 24 ore su 24, è fondamentale sceglierne uno che sia progettato per abbattere gli sprechi energetici. Da questo punto di vista, il top attualmente è la classe A+++. Quali sono gli altri elementi da considerare, poi? Anche la capienza è importante, dato che anche in base ad essa il frigorifero consuma più energia. Inoltre, a seconda dell’uso che se ne fa, è consigliabile valutare se acquistare un frigo no frost o ventilato. Infine, potreste preferire un frigorifero con il motore silenzioso, oppure uno dotato di salva-vita in caso di blackout. Questi sono tutti aspetti importanti da considerare e, se volete scegliere con calma, sappiate che è possibile avere una panoramica completa dei migliori frigoriferi in commercio visitando i portali online come Monclick, che vi permettono di visionare i numerosi frigoriferi in offerta, dei quali potrete consultarne le caratteristiche che vi interessano e fare raffronti fra più marche, per poter poi acquistare comodamente dal vostro computer quello che fa più al caso vostro.
Frigoriferi del futuro: ecco le novità

In merito a questo discorso sappiate che settembre è stato un mese molto importante proprio per il futuro degli elettrodomestici: durante la fiera Ifa di Berlino, tenutasi dal 2 al 5 del mese, sono state infatti mostrate alcune novità tecnologiche davvero interessanti. Il filo conduttore? Ovviamente l’Internet of Things e la possibilità per gli elettrodomestici di collegarsi alla rete Wi-Fi di casa: parliamo di novità intelligenti come la cappa che si avvia in automatico, gli aspirapolvere che si guidano da soli e le lavatrici attivabili da casa. Un capitolo a parte è dedicato ai frigoriferi che rappresenteranno il fulcro di questa rivoluzione: secondo quanto emerso durante la fiera, a breve saranno dotati di webcam interna, potranno essere gestiti dall’esterno attraverso uno schermo touch, si potranno inoltre manipolare le temperature da smartphone e sarà persino possibile sfruttare le app per ottenere delle ricette dai cibi presenti al loro interno.

Queste, però, non sono soluzioni indipendenti l’una dall’altra ma interconnesse: lo scopo dei maggiori produttori, infatti, è creare una vera soluzione di domotica per le case del futuro, i cui elettrodomestici possano interagire fra loro creando una vera e propria casa intelligente, e capace di auto-gestirsi.

 

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Alessandra Ferretti: ecco come cambiare la propria vita. Partendo dalla bellezza

‘Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova’, recita il proverbio. Per fortuna, però, non è così per tutti e se c’è chi fa del detto un vessillo che ben riflette una certa tendenza italiana al conservatorismo, c’è anche chi disattende le aspettative… imboccando la strada nuova. Meno male! – verrebbe da dire – perché i colpi di testa sono il sale della vita: senza, non esisterebbero le svolte, non ci sarebbe bellezza. E nemmeno le fiabe dove l’eroe – dalla notte dei tempi – si mette in viaggio verso una meta ignota, che lo conduce alla scoperta del tesoro e di se stesso.

La storia di Alessandra Ferretti, segue questo filone. E’ una storia di cambiamento,  che nasce dalla capacità di ridisegnare la propria vita: partendo dal presente per arrivare al futuro, che sempre e comunque di presente si nutre. Son cose che capitano, oggi più di ieri, complice – spesso e volentieri – la crisi, che decostruendo parecchi falsi equilibri, ha spinto molti a battere nuove vie. E’ su questa scia che sono nati nuovi lavori e figure professionali inedite. La storia di Alessandra Ferretti rappresenta una variazione sul tema. Vediamo perché.

Punto primo: in questo caso, la crisi non c’entra. “Di lavoro, facevo l’avvocato – racconta Alessandra – E’ in questa direzione che avevo costruito il mio percorso di studi e la mia carriera. Però… c’era un però: non ero felice. Per diversi motivi che andavano oltre il piano economico. A livello intellettuale non mi sentivo abbastanza stimolata e sul piano dei rapporti umani… bè, la mia idea di relazione con gli altri è qualcosa di molto diverso. Di più genuino, direi. Il bisogno di fare qualcosa per gli altri, unito alla mia natura fantasiosa – che mal si adattava al mondo dei tribunali e degli uffici – mi ha spinta a ‘fare il saltoe a mettermi in gioco in una posizione completamente nuova per me.

Detto, fatto: tolti i panni di avvocato, Alessandra veste il camice da estetista… ma lo fa solo dopo qualche anno di studio matto e disperatissimo che la porta, in realtà, a rivedere e ricostruire il ruolo dell’estetista partendo dalle radici. Conferendogli una profondità e uno spessore professionale che smentiscono il cliché che assimila l’estetista alla classica oca, bellina ma con la testa vuota. “Cosa mi ha portato a puntare sull’estetica? – Alessandra ci pensa un po’ su prima di rispondere – E’successo tutto un po’ per caso… come un colpo di fulmine per qualcuno di cui non sai assolutamente nulla. Ciò che sentivo, però, è che il mondo dell’estetica – così diverso da quello a cui ero abituata, aveva delle potenzialità enormi. E poi sentivo (così, in modo del tutto istintivo) che quel mondo così nuovo e tutto da esplorare, mi avrebbe permesso di esprimere la mia personalità. La parte di me più vera.

E’ così che, passo dopo passo, Alessandra Ferretti  ha posto le basi per la nascita di un’attività tutta sua. Nel 2003, a Genova, ha aperto i battenti Beauty Time: un centro estetico all’avanguarda. Parola d’ordine: il binomio tecnologia e natura, due termini che – anziché fare a pugni – sembrano andare perfettamente a braccetto. Un esempio, anzi due? La crema anti-acne Reacnel, prima di tutto: un prodotto (di cui riparleremo) che nasce nel cuore della campagna Toscana, dagli esperimenti di un’arzilla zietta’… ma che non ha niente a che vedere con le solite creme basate su soli principi attivi naturali (i cosiddetti fitoestratti): tanto genuini, quanto – purtroppo – inefficaci. E poi c’è l’innovativo metodo di dimagrimento (o meglio, di riduzione localizzata) testato dopo anni di studi ed esperienza e basato su un approccio tecnologico all’avanguardia.

Un’attività ad ampio raggio, quella di Alessandra. In cui l’aspetto più innovativo, tuttavia, è rappresentato dalla visione d’insieme: la risposta – modernissima – a una domanda potenzialmente pericolosa come ‘cos’è la bellezza, oggi?’  “La bellezza? – Alessandra non ha dubbi – Per me, è un concetto del tutto svincolato dal dato anagrafico… dalla classica equazione bellezza=gioventù. La bellezza è qualcosa che va al di là degli stereotipi: ci sono inestetismi che fanno parte della nostra personalità.  Per me bellezza e’ anche energia, diversità ma soprattutto personalità . Ognuno di noi è la sintesi di diversi personaggi, abbiamo tutti un lato ‘ombra’… perché nasconderlo, visto che fa parte di noi? La bellezza non corrisponde a un concetto astratto (e irreale) come la mancanza di difetti, ma dalla loro armonia. Cosa c’è di più bello che vedere una donna non più giovanissima che non si lascia andare, che si prende cura di sé senza per questo diventare ossessiva? Una donna  che si sente piena di energia e sorride fiera di sé? Il corpo, d’altra parte, è il tempio dell’anima.

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Moneynet: con Mister Pos, la moneta elettronica si muove a ritmo di rap

“Pos, pos, striscia la carta, la vita va liscia: con Moneynet sei subito in pista…” Sembra un normale ritornello pubblicitario e invece non lo è. O meglio: è qualcosa di più. La campagna di Moneynet, che si focalizza sui nuovi servizi messi a disposizione nell’ambito dei pagamenti digitali, sfrutta un linguaggio che, pur non essendo nuovo a livello pubblicitario, risulta anche oggi innovativo: il rap. Protagonista del nuovo video lanciato dall’azienda italiana  è infatti mister Pos, un rapper sui generis che scandisce, a ritmo di rap (appunto) i molti vantaggi della moneta elettronica.

Rap e pubblicità: che ci azzecca? Il mondo della pubblicità non rappresenta un universo di segno opposto rispetto all’humus – protestatario – da cui 40 anni fa nacque l’hip hop, cioè il movimento culturale madre del rap? La realtà sembra rispondere di no e in fondo, a voler ben vedere, la musica rappresenta un linguaggio libero, neutro… adattabile, quindi, a una molteplicità di contenuti anche apparentemente contrastanti tra di loro. E’ il bello della musica, in fondo.

 Nel ’92 , il rap fece capolino per la prima volta in uno spot pubblicitario: J-Ax, allora ventenne, imperversava a ritmo di rap in uno spot televisivo della Fiat Uno. Seguì qualcun’altro, ma solo negli ultimi 5 anni si è potuto parlare di reale ripresa del fenomeno. Basti pensare a Mecna per la Sammontana e a Hyst per il Tronky. Da questo punto di vista, la strategia pubblicitaria inaugurata da Moneynet con il suo Mister Pos, si inserisce in un filone di provato impatto comunicativo. Ed è proprio questa la chiave innovativa del video: la volontà di puntare su un aspetto – la comunicazione – che oggigiorno svolge un ruolo di primo piano nelle moderne strategie di marketing.

In questo senso, il linguaggio (e quindi la forma) della pubblicità e il suo contenuto, vanno a braccetto e procedono di pari passo. Perché la proposta di Moneynet continua ad andare al passo coi tempi e a guardare il futuro, in una chiave fortemente innovativa. Nato come centro Servizi Interbancario specializzato nella Monetica, da tre anni a questa parte Moneynet è un Istituto di Pagamento Ibrido attraverso cui è possibile gestire ogni aspetto relativo al trattamento dei pagamenti elettronici effettuati tanto tramite EFT/POS, quanto tramite POS virtuali per l’e-Commerce. Punto di forza della società sono i Servizi a Valore Aggiunto  (VAS), che vengono erogati in tutta Italia attraverso i Centri SAT.

Si tratta quindi di un sistema articolato, che potenzia consapevolmente i vantaggi della moneta elettronica e dell’ e-payment, rivolgendosi soprattutto al mercato retail, alla GDO e ai liberi professionisti.

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Compleanno aziendale: regali più apprezzati dai dipendenti e dai clienti

Il compleanno è da sempre un’occorrenza da festeggiare con tutti i crismi del caso, soprattutto quando si raggiunge una certa età. Eppure le persone fisiche non sono le uniche che lo celebrano, considerando che anche un’azienda, anno dopo anno, dimostra di aver raggiunto un obiettivo fondamentale per la propria esistenza: la durata nel tempo. Ed ecco che un compleanno aziendale diventa un’occasione unica per ringraziare partner o impiegati della loro collaborazione. Come? Non ricevendo regali, anzi facendone ai dipendenti e ai clienti che contribuiscono da sempre alla crescita aziendale. Ed ecco quali sono secondo noi le scelte migliori in questo contesto.

Regalare delle bottiglie di vino

Il vino non è solo una bevanda apprezzata da tutti, ma anche un’occasione per fare un regalo elegante e prezioso. Ed è proprio per questa ragione che le bottiglie di vino si rivelano particolarmente adatte: che si tratti di un bianco, di un rosso o di vini frizzanti questa è la scelta che andrà sicuramente incontro ai gusti della maggior parte dei vostri dipendenti. Non limitatevi, però, a consegnare a mano la bottiglia, soprattutto in questi casi la presentazione conta molto. Per valorizzare ulteriormente il vostro dono è consigliabile personalizzare quanto più possibile il packaging, magari confezionando le bottiglie di vino in buste portabottiglie che potrete trovare facilmente nei principali siti internet specializzati in prodotti per il confezionamento. In alternativa, perché non regalare un apprezzatissimo cofanetto o cestino con dei prodotti alimentari? Andrete incontro anche a quella piccola percentuale di persone che non ama degustare del vino.

Gadget tecnologici o altre scelte

Sono comodi, sono portatili, sono altamente personalizzabili e, soprattutto, sono decisamente low cost: parliamo dei gadget tecnologici come le chiavette USB personalizzate con il logo dell’azienda e il nome del cliente o dipendente, e di altre chicche hi-tech come i caricatori USB per auto o gli hard disk esterni. Parliamo di una soluzione ideale, soprattutto quando sono destinati a tante persone e non si ha a disposizione un budget particolarmente impegnato.

Ci sono poi casi in cui le imprese compiono delle scelte di diverso tipo, come è successo qualche mese fa in un’azienda di Empoli: per ringraziare i propri dipendenti dell’ottimo lavoro svolto, in occasione del ventennale della sua nascita, l’impresa ha scelto di rinunciare ai festeggiamenti e di investire quel budget in premi, assegnati in base al grado di anzianità di ciascun dipendente. Ovviamente tutto dipende dai mezzi a disposizione. In ogni caso, che si scelga una soluzione più o meno economica, l’importante è far capire al dipendente che apprezzate il suo impegno.

I regali solidali per fare del bene

Infine, quale modo migliore di festeggiare un compleanno aziendale o un’altra ricorrenza facendo un gesto carino nei confronti dei vostri clienti e dipendenti, e al tempo stesso facendo della sana beneficenza? Da questo punto di vista, i regali solidali (come ad esempio biglietti d’auguri, cartoline o inserti) sono il modo migliore per inviare dei soldi ai bambini bisognosi o a coloro che abitano nei paesi economicamente più in difficoltà. Questo perché la beneficenza, quella vera, non si fa solo a Natale.

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Fantacalcio vs. Daily Fantasy Sport: due giochi per la stessa passione

Si sa, l’Italia è il paese dei commissari tecnici mancati, un popolo di amanti del calcio che per la propria squadra è pronto anche a fare sacrifici e lunghissime trasferte, a dispetto di condizioni climatiche e quant’altro. Un amore che ha dato vita a uno dei giochi più famosi nel nostro paese, ovvero il fantacalcio: una lega immaginaria nella quale si possono comprare i giocatori e sfidare gli amici per una stagione intera, a colpi di bonus per i gol segnati e malus per espulsioni e ammonizioni.

Una longevità, quella del fantacalcio, che è figlia proprio dell’attaccamento degli italiani al calcio, che spesso diventa per molti una sorta di religione. Tale passione però ha fatto si che oltre al celebre fantacalcio, si creassero anche altre tipologie di giochi di fantasia legati al pallone, tra i quali negli ultimi anni sta prendendo piede la categoria dei daily fantasy sport.

Il fantacalcio tradizionale ha sicuramente il pregio di essere un gioco più casalingo, visto che la maggior parte delle persone lo organizza insieme agli amici più stretti, vedendosi a fine estate per organizzare la famosa asta (diventata anche un cult su youtube), durante la quale ci si sfida per l’acquisto dei migliori giocatori. Finita questa fase però si evidenziano i limiti del gioco, poiché oltre a una certa monotonia vengono anche a galla i problemi organizzativi, con formazioni da presentare entro un certo orario, voti da reperire su siti specializzati o sui quotidiani, raccolta del montepremi e via discorrendo.

Nella versione più attuale invece si perde un po’ nella fase iniziale, visto che si gioca prevalentemente contro estranei, ma si guadagna nel corso della stagione. Infatti c’è la possibilità di selezionare i giocatori per ogni singolo evento in programma, senza una soluzione di continuità che obblighi a giocare per tutto il campionato: il torneo si esaurisce alla fine della giornata di campionato ad esso collegata e in caso di vittoria si ottiene subito un premio.

Inoltre in Italia è presente, nell’abito dei fantasy sport, un gigante come Fantasfida che organizza migliaia di tornei dedicati a tutti i principali eventi calcistici del pianeta, come per esempio gli Europei o la Coppa America, piuttosto che quelli relativi alla nostra Serie B, offrendo la possibilità a tutti i tifosi di immaginare le squadre che preferiscono e inserendovi i campioni presenti in tutte le competizioni.

A favore del fantacalcio classico resta ancora una volta la parte umana, ovvero lo sfottò con gli amici in caso di vittoria di una sfida diretta o la gloria nel vincere il torneo a fine anno, anche se sul web nascono sempre più community di appassionati che parlano e discutono di daily fantasy sport, organizzandosi per partecipare agli stessi tornei, creando così quel piacere intrinseco di battere l’amico di turno.

Insomma, a ognuno il suo: vecchio o nuovo, il fantacalcio resta sempre il gioco preferito da chi ama il calcio.

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Tutti gli strumenti per una guida consapevole

Le app che ci aiutano a guidare meglio.

Oggi giorno, guidare, è diventato più facile grazie all’aiuto di molte app che vengono in nostro soccorso per una guida più consapevole e rilassata. Ma quali sono? Vediamo, di seguito, le app più utilizzate nel 2016.

Una della applicazioni principali, da caricare sul proprio smartphone è sicuramente quella che riguarda i Prezzi benzina. Fornisce ben due servizi: quello di indicarci i distributori della zona (comodo se non siamo del posto o non ne conosciamo la localizzazione) e i prezzi che vengono applicati. In questo modo ci viene offerta la possibilità di optare per la scelta migliore.

Gli automobilisti che utilizzano il metano o GPL non devono disperare: per loro esiste un’app dedicata: Metano GPL e Colonnine. L’applicazione fornisce tutte le indicazioni necessarie a raggiungere il punto dove fare rifornimento, ma non solo, sono forniti anche gli orari di apertura e i prezzi applicati. Il servizio è attualmente attivo in Italia, Austria e Belgio.

Se gli autovelox sono un vero e proprio incubo, viene in nostro aiuto iCoyote, che segnala il traffico in tempo reale e le allerte sulla strada. Tramite una vasta offerta di dispositivi dal design moderno, sistemi integrati ai principali brand automobilistici e applicazioni per iOS e Android iCoyote rileva non solo autovelox, ma anche tutor, zone a rischio, code e rallentamenti, tutto questo anche grazie al contributo di altri guidatori. Inoltre i dati sono aggiornati in tempo reale, caratteristica che la rende particolarmente affidabile.

Siamo smemorati? Troppe cose da ricordare e può succedere che qualcosa sfugge? Veicoli – gestione auto e moto ci aiuta a ricordare tutte le scadenze: bollo, assicurazione, tagliandi, gomme e revisioni. Gli ideatori di quest’app, promettono cose in grande e vogliono rendere possibile anche i seguenti servizi: pagamento del bollo dalla piattaforma; comparazione di assicurazioni, carrozzieri, officine e gommisti; prenotazione di tali servizi al miglior costo e, per non perdere più nulla, l’archiviazione dei documenti riguardanti i nostri mezzi. Insomma una vera e propria segretaria sempre a disposizione.

iPatente, realizzata dal Ministero dei Trasporti e dal Ministero delle Infrastrutture, invece, ci tiene aggiornati sulla situazione della nostra patente: punti e scadenza. Ma non solo: tramite l’accesso al portale possiamo verificare la copertura assicurativa civile verso terzi, la classe ambiente dei nostri mezzi, la ricerca centri di revisione e Uffici Motorizzazione. In caso di rinnovo patente, è anche possibile controllare lo stato avanzamento delle pratiche.

Siamo in una città che non conosciamo? Non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato l’auto? FindMyCar ci viene in soccorso indicandoci, grazie al GPS, dove si trova la nostra auto.

GUIDAeBASTA è infine un’app utile per non distrarci durante la guida. Al primo utilizzo imposteremo una lista di nominativi favoriti a cui provvederà ad inviare un messaggio dove notificherà che siamo in viaggio e quanto durerà il tragitto. Fatto questo e tranquillizzato tutti, l’app disattiverà le funzioni di messaggistica che potrebbero distogliere la nostra attenzione dalla guida.

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