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Da dove possiamo iniziare per costruire un mondo migliore?

Il nuovo anno è cominciato e, chi più chi meno, molti di voi hanno già stilato la lista dei buoni propositi. Come ogni anno. Qual è l’obiettivo più importante che vi siete prefissati per il 2016? Azzerare la soglia di povertà o mettere fine alla fame nel mondo? Fermare i cambiamenti climatici o raggiungere l’uguaglianza tra i sessi?

Troppo ambiziosi? Credete che tutto questo non sia possibile? Vi sbagliate. E’ tutto spiegato in questo video…

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Lavoro: notizie incoraggianti e strategie per muoversi al meglio

In Lombardia e nello specifico a Milano, il tasso di occupazione e la fiducia intorno ai mercati corre, lasciandosi alle spalle tanti volti sorridenti. Stando ai dati raccolti dall’indice mensile destagionalizzato, infatti, la Lombardia ha segnato un totale di circa +65.000 occupati in questi mesi del 2016, con evidenti conseguenze positive sull’occupazione: il tasso relativo all’occupazione è infatti salito al 66%, decisamente superiore sia alla media nazionale che alle altre medie regionali. Di riflesso, il tasso di disoccupazione è sceso fino al 6,9%: in entrambi i casi, parliamo di livelli che non venivano raggiunti dagli anni precedenti alla crisi economica, dunque un forte segnale di ripresa in questa regione.

Milano: l’occupazione è rosa

Se la Lombardia dimostra di essere al top della forma, per quanto concerne l’occupazione, Milano sottolinea invece il successo delle donne in campo lavorativo: stando alle indagini statistiche, il 65% circa delle donne milanesi lavora ed è dunque capace di mantenersi. Un dato che fa del capoluogo lombardo la prima città italiana per occupazione femminile ed una delle più virtuose in ambito internazionale, seconda solo a Helsinki, Parigi e Berlino e addirittura sopra ad altre grandi realtà mondiali nell’ambito dell’occupazione in rosa, come ad esempio Londra e Madrid. Da questo punto di vista, poi, c’è un altro dato da sottolineare: questa importante percentuale di lavoro femminile ha portato allo sviluppo del cosiddetto modello familiare dei dual earners, ovvero quel modello che vede entrambi i coniugi lavorare.

Milano: nuove opportunità per i disoccupati

Il mercato del lavoro brilla a Milano? Una notizia ottima, non solo per chi ha già un lavoro, ma anche per chi lo sta ancora cercando. Ecco che il capoluogo lombardo diventa una meta potenzialmente ricca di soddisfazioni, per coloro che si sono lanciati alla ricerca di un posto di lavoro. Trovare un’occupazione in questa città, poi, è diventata un’operazione molto più agevole che in passato: grazie al web, e nello specifico ai motori di ricerca online, è possibile cercare tutte le offerte di lavoro a Milano e ottenere velocemente una risposta in linea con le proprie richieste ed il proprio curriculum. Infine, anche alcuni social network possono dare una grossa mano d’aiuto, senza poi considerare i forum per i lavoratori freelance.

Trovare un lavoro? Ecco gli errori da evitare

La rete è un favoloso aggregatore di offerte di lavoro, ma non sempre è garanzia di successo. Difatti grazie alla massiccia disponibilità delle offerte in rete a chiunque abbia una connessione alla rete fa si che la concorrenza sia sempre più forte. Pertanto, prima di inviare la vostra candidatura, il consiglio è sempre quello di allegare un curriculum che catturi l’attenzione di chi lo riceve. Ovviamente dovrà essere aggiornato e, nei casi in cui lo riteniate opportuno, anche in formato video. Non dimenticatevi poi della lettera di presentazione, che dovrebbe essere breve ma interessante. In entrambi i casi, evitate ad ogni costo refusi ed errori grammaticali dovuti alla distrazione, perché vi faranno fare una figura pessima e diminuiranno le vostre chance già in partenza. Infine, cercate anche di approfondire la lettura degli annunci: inutile perdere tempo per spedire curriculum per posizioni che richiedono requisiti che non avete.

 

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Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti [VIDEO]

Le emozioni: queste sconosciute. Di emozioni viviamo, di emozioni soffriamo: molti ne parlano, ma pochi le conoscono veramente. E pochissimi sanno come usarle senza sentirsene sopraffatti, sia a livello personale che professionale. Ecco perché oggi  sono in molti a intraprendere un percorso orientato a esplorare il mondo sconosciuto delle emozioni per venirne a capo, come in una sorta di fitness riveduto e corretto. Quando la difficoltà di affrontare le proprie emozioni non si trasforma in sintomo e in patologia psichica, molti professionisti intraprendono un percorso di lavoro su se stessi affidandosi a un coach o a un counselor. Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che si tratta.

Se negli anni ’90 termini come coaching e counseling suonavano come qualcosa di esotico, o almeno di Oltreoaceano, oggi il coach è una figura molto ricercata in ambito professionale. La parola è nata negli USA in ambito sportivo, dove il termine coach indicava qualcosa di più di un allenatore: una persona capace di motivare, supportare e fare da tutor alla squadra. Il passaggio dal mondo dello sport all’ambito professionale , è stato breve e il coach ha finito per diventare un professionista che aiuta il cliente a sviluppare il proprio potenziale. Niente a che vedere con la psicoterapia, quindi: generalmente circoscritto all’ambito lavorativo, il coaching prevede l’incontro tra due professionisti. Ciò è a dire che davanti al coach non c’è un paziente, ma un cliente.

Dall’America, la figura del coach ha finito così per sbarcare (e moltiplicarsi) anche in Europa. In Italia, uno dei professionisti più conosciuti nell’ambito, è Roberto Re. Che ultimamente sta spopolando con il concetto di Emotional Fitness: una sorta di palestra delle emozioni. Come per il termine coaching, il rimando all’ambito sportivo è evidente e tutt’altro che fuori luogo: basti pensare all’uso di termini come team o goal nella comune terminologia aziendale. Le emozioni, d’altra parte, possono essere addomesticate e – soprattutto – allenate. Esattamente come un arto. I punti di partenza possono essere diversi: la parola in primis. Basti pensare alla Programmazione Neuro Linguistica, secondo cui uno stato d’animo e un’emozione vengono influenzati direttamente dal nome che si dà loro. Anche il corpo ha la sua parte, nel condizionamento delle emozioni: una postura eretta stimola molto più facilmente emozioni positive rispetto alla posizione di chi si incurva timidamente su se stesso.

Ovviamente non basta cambiare postura o dare un nome diverso a un’emozione. L’Emotional Fitness è una palestra a tutti gli effetti, che implica anche esercizi e costanza, come mostrato in questa serie di 4 video gratuiti.

L’obiettivo non è cancellare le emozioni negative, ma affrontarle alla radice: conoscerle per disinnescare il meccanismo che le perpetua. ‘Conosci te stesso’ insomma: un imperativo molto antico e molto moderno. D’altra parte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, l’Emotional Fitness non è solo una tecnica attualissima, ma qualcosa che affonda le radici (probabilmente senza saperlo) in un sostrato molto più antico. Basti pensare al Fire Walking, una delle tappe previste dall’Emotional Fitness che richiama l’antico rito che in molte sette misteriche spingeva l’adepto ad affrontare e superare le proprie paure camminando sui carboni ardenti.

Il prossimo appuntamento con l’Emotional Fitness sarà a Roma dal 25 al 27 novembre 2016.

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L’estetista del futuro? E’quella che non si crede un Dio in terra. Parola di Alessandra Ferretti

Tutte vogliono fare l’estetista: almeno, così pare. Lo rilevava due anni fa, a mo’di campione esemplificativo, Confartigianato di Sondrio. Ma se è vero che l’entusiasmo la fa da padrone, è altrettanto vero che a volte le buone intenzioni non bastano: volere non è potere e se sono in molte, le giovani donne che negli ultimi anni si sono lanciate (spesso a peso morto) nella professione, è altrettanto vero che i naufragi nel settore non si contano. Perché? Perché il lavoro cambia, così come cambiano i clienti. Non rendersene conto può significare un suicidio, farne tesoro può essere invece la chiave del successo. Come nel caso di Alessandra Ferretti, l’avvocato pentito che anni fa ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di aprire Beautytime, un centro estetico all’avanguardia che l’ha qualificata come una vera e propria esperta del settore.

Secondo Nadia Muffatti, referente di estetica di Confartigianato Sondrio: “È vero che la richiesta, a livello di mercato, è in aumento ma nella realtà le aperture vengono bilanciate in negativo dalle cessazioni di attività, in unrapporto quasi di uno a uno.L’anello debole sta proprio nella didattica di tutte le scuole regionali (non di quelle private), ferma agli anni ’70. Non c’è stato il necessario e auspicato adeguamento agli sviluppi e alle evoluzioni della domanda  da parte della clientela.” Il punto è proprio questo: la delicata congiuntura economica che stiamo attraversando – unita all’exploit tecnologico e alla capillare diffusione di internet – hanno trasformato radicalmente la clientela tradizionale dei centri estetici.

Alessandra Ferretti, questo lo ha capito subito e non si è limitata a farne tesoro, ma ci ha costruito su un sistema che funziona. E che piace. “Il problema dell’estetista oggi è credersi ancora una specie di Dio in terraracconta Alessandra “pensare che la cliente sia una povera sprovveduta ignara di tutto, che ricorre alla figura salvifica dell’estetista per sapere qual è il suo problema. Le cose sono cambiate! Chi si rivolge a un centro estetico, oggi, non lo fa perché ha bisogno di coccole: quelle, se le può procurare a prezzi stracciati in una Spa. La cliente  moderna ‘tipo’ è una donna informata, che sa benissimo qual è il suo problema, si è già fatta la diagnosi da sola e va dall’estetista chiedendole una soluzione. In tempi che devono essere obbligatoriamente brevi.”

La donna di oggi, d’altra parte, è molto diversa dalla donna di ieri e questo vale non solo per le più giovani, ma anche per le non giovanissime e – a sorpresa! – anche per le donne che non lavorano. “E’una cosa che mi ha stupita, me ne sono resa conto strada facendo” prosegue Alessandra  “il problema del tempo, la necessità di trovare una soluzione in tempi brevi, è qualcosa che non riguarda solo la tipica donna manager, che lavora dal mattino alla sera. Il panorama attuale, è questo: da una parte, il passaggio dalla vecchia famiglia monoreddito alla famiglia moderna – in cui lavorano entrambi i coniugi – ha drasticamente ridotto il tempo a disposizione delle donne. Dall’altra, anche le donne che non lavorano hanno meno tempo di prima, perché è cambiata la gestione dei figli: i bambini, oggi, svolgono molte più attività extrascolastiche di prima… in parole povere, seguirli è un lavoro e come tutti i lavori, richiede tempo!

Bando alle ciance, quindi: estetiste di tutto il mondo, unitevi… ma soprattutto svestite i panni di quel personaggio a metà tra la migliore amica e il padre confessore. Perché un centro estetico funzioni e marci al passo di Beautytime, la coccola non basta: ci vuole la soluzione. Il che, oggi, equivale ad aggiornarsi costantemente e a munirsi di strumenti tecnologici all’ultimo grido. Quando sfioro l’argomento, Alessandra scoppia a ridere. “Le mie collaboratrici, questo lo sanno benissimo… e mi sopportano: ormai ho tolto loro anche il sonno! Ovviamente scherzo, ma sanno bene che con me si corre: non fanno in tempo ad aggiornarsi sull’ultima novità del settore che devono subito applicarsi e impararne un’altra.” Non è difficile crederlo. Le richieste di oggi riflettono in pieno l’avvento delle nuove tecnologie: per la depilazione, là dove prima si usava la cera, oggi c’è la luce pulsata; per il viso – al posto della classica pulizia – le clienti chiedono l’ossigeno… e via dicendo. Insomma: time are changing. Il mondo di oggi – e di domani – appartiene a chi non si ferma. E accetta costantemente di cambiare.

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