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Imprenditori italiani a Dubai? Sì, ma cum grano salis

Se negli ultimi anni, il tema dell’immigrazione si è aggiudicato una posizione di rilievo sotto i riflettori dei media, non si può certo dire altrettanto a proposito di un’altra tematica, che con il fenomeno dei flussi migratori intreccia un rapporto di assoluta affinità. Ebbene sì, c’è chi viene e c’è chi va: un fenomeno (sociale o economico che sia) non è mai univoco. Attenzione però: in questo caso, quando parliamo di fenomeni di segno contrario rispetto ai flussi migratori, non ci riferiamo al tema (tanto inflazionato) della fuga di cervelli, ma a una tendenza che di eco mediatica ne ha riscossa molto meno. Si tratta dell’internazionalizzazione: il processo che porta diverse imprese a guardare oltre confine. Mettendo le radici altrove.

In questo senso, sono state molte le aziende italiane a scegliere una destinazione davvero esotica: gli Emirati Arabimeta che negli ultimi anni, per gli Italiani, si è trasformata in una calamita. A Dubai, già tre anni fa, il consolato cittadino parlava di un’impennata del 131% dei visti rilasciati. Grandi numeri, dietro cui traspare tutta l’entità di un fenomeno che oltre a coinvolgere i singoli individui, ha travolto anche le aziende: le grandi, prima e le PMI poi.

Dubai, fra gli Emirati Arabi è il primo per popolazione e il secondo per estensione e rappresenta una realtà economica fortemente dinamica: complice, un’intelligente (e lungimirante) politica di diversificazione dell’ economia orientata anche verso settori come high-tech, turismo e finanza, logistica, sanità.

Non tutto è rose e fiori, però. O meglio: se le opportunità sono molteplici e l’humus lavorativo più che fertile, è tuttavia doveroso segnalare alcune difficoltà di rilievo. Quando si fanno armi e bagagli, è facile mitizzare la meta e idealizzarla e questo per un imprenditore può avere degli effetti collaterali enormi.

Il mercato emiratino è ricco di opportunità ma al contempo ricco di insidie proprio per la sua particolare legislazione –  spiega l’avvocato Thomas Paoletti, esperto di joint venture negli Emirati nonché titolare e managing partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a DubaiQuando un imprenditore italiano decide di investire a Dubai, deve affrontare una serie di difficoltà e non può farcela da solo. Nessuno gli dice, ad esempio, che la percentuale delle trattative con aziende italiane che falliscono sul territorio emiratino è del 38% e nessuno gli dice che le tre cause principali sono i problemi culturali, le incomprensioni linguistiche e l’approccio al mercato.”

Insomma: ogni rosa ha le sue spine e servono esperti di settore per affrontarle. L’Avv. Paoletti, grazie alle sue competenze, alla sua rete di contatti e alla conoscenza del luogo, offre agli imprenditori italiani un servizio completo, permette loro di scegliere consapevolmente la migliore via d’investimento e si occupa della gestione e realizzazione delle partnership sul luogo grazie alla formula della joint venture.

L’avv. Paoletti ha scelto di supportare gli imprenditori italiani sviluppando un metodo che lo distingue da tutti i business partner italiani. Un modus operandi che permette di realizzare un progetto su misura, verificando la fattibilità dell’investimento e offrendo consulenza nella pianificazione strategica, nello sviluppo delle opportunità di vendita, sulla parte di governance e contrattuale e nell’esecuzione operativa, con l’aggiunta di nutrite competenze legali, doverose per affrontare un panorama legislativo così diverso dal nostro. Internazionalizzare, d’altra parte, non significa esportare un modello a scatola chiusa ma anche prendere coscienza delle differenze esistenti. E affrontarle con competenza.

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5 ricette facili per un pranzo veloce e gustoso

Ormai il tempo da dedicare alla cucina è sempre più ridotto. Spesso ci si ritrova catapultati per i più svariati motivi in vortici senza fine di impegni vari: lavoro, famiglia, sport, eventi, pulizie, favori agli amici, cani, gatti e chi più ne ha più ne metta! Ci si ritrova così a fare pranzi e cene veloci o perché di corsa o perché troppo stanchi per cucinare qualcosa degno di essere chiamato cibo.

Ma non disperate! Ci sono dei validi compromessi che vi permetteranno di mangiare in modo adeguato, senza dover per forza rinunciare a fare altre cose.

In questo articolo vi presentiamo 5 ricette facili per un pranzo completo:

Antipasto:

  • 4 fette di mortadella
  • 200gr di formaggio morbido
  • Erba cipollina
  • Pepe

Prendere tante fette di mortadella quanti sono i commensali.
Prendere un formaggio morbido a vostro piacimento come robiola, formaggio spalmabile, caprino o ricotta. Disporlo tutto in una ciotola e unire un po’ di erba cipollina tagliata con le forbici e un pizzico di pepe. Mescolare e amalgamare il tutto con una forchetta. Disporre una striscia di composto al centro delle fette di mortadella che poi andrete ad arrotolare o a chiudere a sacchettino. In entrambi i casi, per decorare chiuderle con un filo di erba cipollina.

Primo piatto:

  • 350gr di pasta corta
  • 100gr di rucola
  • 150gr di Belpaese
  • 100gr di panna
  • 20gr di burro
  • 20gr di grana grattugiato
  • Sale e pepe q.b

Mentre aspettate che l’acqua prenda il bollore, lavate la rucola e poi saltatela molto velocemente in una padella nella quale avete fatto sciogliere il burro. Una volta che la rucola si è appassita, aggiungete il sale e il pepe e poi la panna. Spegnare il fuoco e mettere il tutto in un contenitore alto per poi frullarlo. Aggiungere al sugo il formaggio Belpaese tagliato a cubetti piccoli e se necessario aggiustatelo di sapore. Aggiungere il sale all’acqua che a questo punto starà bollendo e buttare la pasta da scolare rigorosamente al dente. Nel frattempo che la pasta cuoce abbiate l’accortezza di togliere una tazzina dell’acqua di cottura che potrà risultarvi utile nel caso in cui il sugo vi sembri troppo denso. Rimettere il sugo nella padella e saltarci la pasta dentro a fuoco vivace. Aggiungere il formaggio grattugiato e servire ai vostri commensali. Volendo potete aggiungere anche dei gherigli di noce.

Secondo piatto:

  • 4 fettine di manzo
  • 4 spicchi d’aglio
  • 400gr di passata di pomodoro o pomodori pelati
  • 1 mozzarella
  • Prezzemolo
  • Origano secco
  • Capperi
  • Pepe nero macinato grosso 

Versate abbondante olio extravergine d’oliva in una padella nella quale andrete a soffriggere gli spicchi d’aglio schiacciati con la buccia. Per evitare che le fettine vengano lesse, infarinatele leggermente e dategli una prima cottura veloce nell’olio caldo. Dopodiché toglietele e se gli spicchi d’aglio si sono anneriti togliete anche loro, altrimenti lasciateli. A questo punto, preoccupatevi di aggiungere la salsa di pomodoro e il sale. Fate cuocere per circa 10 minuti a fuoco basso, quindi unite il pepe nero e l’origano in abbondanza.
(volendo si può sostituire l’origano con il basilico o con un battuto di aglio e prezzemolo).

Disponete le fette di carne nella salsa di pomodoro ricoprendole interamente e lasciate cuocere per 2/3 minuti, poi giratele e fate cuocere ancora un pochino. Poco prima di spegnere il fuoco disponete sulla carne la mozzarella a fettine e lasciatela sciogliere un pochino. Infine aggiungete una spolverata di prezzemolo tritato finemente e servite.

Contorno: 

  • 4 patate grosse
  • 1 spicchio d’aglio
  • Rosmarino e altre erbette aromatiche a piacere
  • Sale e pepe

Pelate le patate e tagliatele a pezzetti non troppo grandi, in modo che possano cuocere abbastanza velocemente. Mettete in una padella un bel po’ di olio extravergine d’oliva e quando è caldo aggiungete lo spicchio d’aglio schiacciato con la buccia e le patate che dovrete avere asciugato per evitare che si attacchino alla padella.  Se lo desiderate per insaporire potrete aggiungere una noce di burro.

Lasciate cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti e se necessario aggiungete man mano un pochino di acqua. A cottura quasi ultimata aumentate la fiamma per dare un po’ di doratura e una volta spento il fuoco aggiungete un pochino del mix d’erbette aromatiche tritate finemente, il sale, il pepe e girate piano con un mestolo di legno per non rompere le patate.

Dolce:

  • 1 ananas
  • 50gr di burro
  • 100gr di zucchero di canna
  • Cannella in polvere
  • Un limone o un’arancia

Per un fine pranzo dolce, ma non troppo, l’ananas caramellato è perfetto e velocissimo da realizzare.

Per pulire l’ananas senza impazzire basta tagliargli il ciuffo e dividerlo in 4 spicchi. Ad ogni spicchio tagliate l’anima centrale che è quasi sempre dura e stopposa, dopodiché sbucciatelo della buccia andando a scavare con il coltello prima da una parte fino a metà e poi dall’altra. In questo modo il cuore dell’ananas sarà ben pulito e si presta ad essere tagliato a pezzetti regolari.

Una volta estratta tutta la polpa di questo frutto esotico, fate sciogliere, in un tegame di ghisa o alluminio, il burro al quale andrete ad aggiungere i pezzi di ananas, cuocendoli fino a farli dorare un pochino. A questo punto unite il succo di un’arancia o di un limone, la cannella e lo zucchero di canna. Mescolate in continuazione fino a che non si sarà formato il caramello.
Disponete i pezzi di ananas nei piatti e aspettate che si freddi un pochino prima di servire.

L’ananas caramellato può essere servito freddo o tiepido e per una presentazione ad effetto possono essere infilzati su degli spiedini e serviti con gelato alla crema o con una sfiziosissima lemon curd, ma anche impanati in una granella di nocciole tostate o amaretti sbriciolati.

Realizzando alcuni di questi piatti riuscirete a ideare un pasto sfizioso e nutriente!

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“Mens sana in corpore sano”: trattiamo bene il nostro corpo perché è il luogo in cui dovremo vivere per tutta la vita

Per avere cura del nostro corpo e stare bene, il modo migliore è mangiare sano e cercare di aiutarlo a costruire delle barriere naturali con cui poter affrontare i malesseri e seguire una dieta che serva a ridurre i fattori di rischio legati a malattie più gravi.

Oggi possiamo avvalerci di studi approfonditi sul cibo, effettuati da ricercatori di tutto il mondo e che ci aiutano a capire come fare a migliorare le nostre condizioni psicofisiche proprio imparando a riconoscere gli effetti benefici che possono fornire i vari alimenti. Sin dai tempi antichi è stato riconosciuto il loro importante compito dal momento in cui, “intaccando” il corpo, finiscono per interagire con la mente e lo spirito.

La cucina macrobiotica, frutto più che altro di una filosofia orientale, ad esempio, cerca di allontanare dal corpo le malattie tumorali attraverso le combinazioni tra quantità del cibo, le sue qualità e caratteristiche, in funzione dell’individuo e dell’ambiente in cui vive, rendendolo capace di gestire la propria salute con l’alimentazione. Oggi si prende in considerazione anche l’energia che proviene da un determinato alimento e che influisce sull’equilibrio psico-fisico dell’uomo creando addirittura un effetto placebo così forte da fornirci la cura giusta per combattere particolari periodi di stress, depressione o stati infiammatori in generale.

Ad esempio, nonostante la scienza abbia ampiamente dimostrato come una cipolla, tagliata e messa sul comodino o in giro per la casa, non assorba i germi e batteri delle persone con raffreddore o influenza curandoli, c’è ancora gente che crede che sia vero.

Quello che è vero invece è che la cipolla ha effetti antibatterici e antisettici naturali … ma per chi le mangia! La cipolla invece aiuta a guarire dalla tosse in supporto alle vecchie credenze popolari. Anche il colore del cibo, come nella cromoterapia, ci mette in condizione di provare degli stati emozionali diversi, legati a ricordi belli o brutti, e guidarci addirittura nella scelta e nella preferenza di una pietanza piuttosto che un’altra.

Allontaniamoci un momento dai tempi moderni, facendo un salto nel passato, scopriremo come gli antichi riuscivano già a scegliere il cibo in funzione dei suoi effetti benefici sul proprio organismo. Ad esempio la zuppa di cipolle, non era così tanto consumata dagli antichi solamente per questioni di disponibilità degli ingredienti e per motivi legati al limitato dispendio economico, bensì essi notarono che la zuppa di cipolle aveva proprietà diuretiche e quindi disintossicanti, che procurava vigore ai combattenti e poteri afrodisiaci agli uomini. Ancora la storia ci dice che la cipolla fu scelta dagli Egizi per la sua forma circolare e i cerchi concentrici simbolo della vita eterna.

Negli anni un’inversione di tendenza ha visto la zuppa di cipolle sui banchetti più rinomati degli aristocratici e addirittura come pietanza alla moda negli anni 70.
Oggi invece la zuppa di cipolle alla francese è considerata un “comfort food”, un vero e proprio toccasana, dalla bontà unica e dal grande effetto benefico su corpo e mente che travolge chi la assapora. Questo percorso ha visto la stessa pietanza avere comunque grande risalto, per motivi diversi, legati o no alla scienza. Il colore che conferisce la cipolla al nostro piatto, il bianco, è il colore della purezza anzi, in questo caso della purificazione e della disintossicazione grazie alla presenza della vitamina C che svolge una vera e propria pulizia dei metalli pesanti presenti nel corpo. La sensazione di leggerezza è dovuta inoltre all’aiuto che fornisce la cipolla nel processo digestivo. Le cipolle contengono inoltre i flavonoidi che sono antiossidanti importanti per la protezione del dna delle cellule contro gli attacchi maligni e per prevenire disturbi del sistema cardiocircolatorio.

Con l’arrivo della stagione fredda e il manifestarsi dei primi malesseri stagionali, converrà preparare per il pranzo un’ottima zuppa di cipolle francese che raccolga i consensi dei nostri familiari con il suo profumo e aspetto delizioso. Coinvolgiamo tutti nel benessere di questo piatto genuino, così ricco di gusto e di ricordi facendoci sentire forti di tutti i suoi elementi utili a combattere il freddo, il raffreddore e anche la tosse. Ricordiamo inoltre che la zuppa di cipolle aiuta a mantenersi in forma, può essere servita come piatto unico e ci regala un senso di sazietà e appagamento. Possiamo seguire i consigli della nonna e affettare sottilmente le cipolle per renderle più digeribili, lasciandole cuocere fino a ridurle in crema. Un po’ di farina servirà a dare ancora più cremosità alle cipolle e il pane ben abbrustolito non si sfalderà a contatto con il brodo di carne. Abbondiamo pure con il formaggio gruviera e scaldiamoci nel piacere di questo fantastico piatto!

 

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Scienze politiche: cosa si studia e cosa si diventa?

Per accedere al mondo del lavoro oggi più che mai è fondamentale possedere un diploma di laurea, ciò non significa, purtroppo, che si trova subito un’occupazione, come avveniva negli anni ’60\’70, perchè ormai il numero di laureati è molto alto, tuttavia è un titolo di studio sempre più richiesto in molti concorsi sia pubblici che privati, inoltre rappresenta il percorso naturale per ampliare le proprie conoscenze e per conseguire specifiche abilità. Ovviamente il binomio laurea-lavoro dipende essenzialmente dal tipo di laurea che si consegue. Perciò l’aspirante matricola deve fare una scelta oculata al momento dell’iscrizione, optando per una facoltà che coniughi i propri interessi, le proprie inclinazioni di studio con gli sbocchi lavorativi previsti.

Lo studente, prima dell’iscrizione alla facoltà universitaria, si deve chiedere quale lavoro vorrebbe fare e qual’è il percorso di studi accademico che gli permette di accedervi, tenendo conto che tra i requisiti richiesti da molte aziende per le assunzioni, rientra il diploma di laurea con il massimo dei voti. In pratica, per avere ottime possibilità di svolgere la professione desiderata al termine del percorso accademico, occorre scegliere una facoltà universitaria che offra il titolo richiesto, un piano di studi flessibile ed un ampio ventaglio di sbocchi lavorativi. La facoltà di Scienze Politiche risponde pienamente a tutti questi requisiti e la città che più si presta a questo tipo di indirizzo è sicuramente Milano. Oltre alle possibilità lavorative future, questa città offre anche un ampio ventaglio di università tra cui scegliere in grado di preparare lo studente in modo adeguato; tra le più rinomate e scelte dobbiamo citare sicuramente la facoltà di Niccolò Cusano, uno degli atenei telematici sul territorio nazionale riconosciuti dal MIUR, che ha una delle sue sedi proprio a Milano, permettendo così di iscriversi al suo corso in scienze politiche, e di seguire le lezioni sia in sede che per via telematica.

Il futuro laureato in Scienze Politiche può accedere a molti settori lavorativi che vanno dal funzionariato presso le Organizzazioni Non Governative, gli Istituti Internazionali, alle Ambasciate, ai Ministeri, alle Regioni e ai Comuni. Chi desidera inserirsi nel mondo della comunicazione, oggi così variegato e in continua evoluzione, come il giornalismo, la laurea in Scienze Politiche è sicuramente il titolo di studi più indicato. Inoltre la laurea in Scienze Politiche permette di diventare Prefetto, di entrare nelle Forze dell’Ordine come Commissario di Polizia, Ufficiale dell’Esercito e\o dell’Arma dei Carabinieri. In base agli indirizzi scelti e, di conseguenza, al Piano di studi seguito, è aperta anche la strada all’insegnamento di materie giuridiche ed economiche, all’impiego presso gli istituti bancari e agli studi di commercialisti, alla professione di mediatore culturale.

Si evince, dunque, che il campo di occupazione che permette questa laurea è veramente molto vasto, ma cosa si studia esattamente a Scienze Politiche? Si tratta di un corso di laurea che, in un unico curriculum, prevede una preparazione sia sul campo economico-giuridico che sul piano socio-politico; la professionalizzazione è molto ampia e, in linea con le esigenze personali, lo studente può maggiormente orientarsi verso gli studi storici, soprattutto dei “fatti” contemporanei, sugli insegnamenti giuridici, economici e sociologici, attenzionare l’analisi delle dinamiche e delle relazioni internazionali.

In base alla combinazione degli insegnamenti storici, giuridici, economici, sociologici, scelti nel proprio piano di studi, si perviene a cinque diversi indirizzi: storico-politico, politico-amministrativo, politico-economico, politico-sociale e politico-internazionale. Questa facoltà dà ampio spazio alla conoscenza delle lingue straniere e prevede la partecipazione a stage all’estero. Oggi si può conseguire la laurea in Scienze Politiche anche con l’iscrizione alle università online, che permettono di seguire i corsi con il metodo dell’e-learning, direttamente da casa, e di presentarsi nelle sedi universitarie solo per sostenere gli esami. Questa modalità consente di conseguire la laurea ai lavoratori che non possono adattare le proprie esigenze agli orari fissi delle lezioni in aula, a tutti i fuori sede sollevati dalle onerose spese di trasporto, vitto e alloggio altrimenti necessarie.

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Hello bank! lancia Hello! World

Qual è il profilo della ‘banca nuova’ (quella del presente, ma che guarda anche al futuro)? Come può, oggi, una banca stabilire con i propri clienti una comunicazione al passo con i tempi? Hello! World – il nuovo prodotto di Hello bank! – tenta di dare una risposta a questi interrogativi e lo fa andando alle radici del rapporto tra banca e cliente. La parola d’ordine è innovazione: del linguaggio e dei suoi contenuti. E’ sulla base di questi presupposti che Hello bank! ha lanciato una novità volta a rivoluzionare il rapporto tra banca e utente. Si tratta di Hello! World, un magazine creato apposta per i fruitori dei servizi Hello bank!. Lo scopo dell’iniziativa è chiaro: trasformare il cliente (costituzionalmente anonimo) in lettore (dotato di un’identità ben definita) in modo tale da cambiare il rapporto con lui. Dargli un volto per costruire una relazione. Del resto, basta dare un’occhiata agli articoli per intercettare il profilo di un lettore-cliente curioso e soprattutto ‘appassionato’. Una persona che si entusiasma a leggere che ad Amsterdam c’è un murales di 100 metri o che l’albergo più antico del mondo si trova in Giappone. Le sezioni stesse del magazine sembrano ristabilire su altre basi il rapporto tra banca e cliente. News, Benessere, Cultura, Lifestyle, Musica, Scienza, Viaggi… come a dire: coltivare il tuo benessere economico, serve a questo. E’un investimento che ti consente di migliorare la tua qualità di vita e di seguire le tue passioni. La parola passione, d’altra parte, è il filo conduttore e lo slogan in tralice dell’iniziativa. E non è un caso che la passione emerga come protagonista indiscussa del video manifesto di Hello! World. Gli ‘appassionati’ in questo caso non sono i protagonisti, ma i destinatari del film in cui – a parlare – è la passione in persona: una sorta di voce che racconta se stessa allo spettatore.

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Marco Tronchetti Provera assolto per il caso Kroll

Lo spionaggio nei confronti di Telecom Italia, l’accusa infondata di ricettazione per il presidente di Telecom, la condanna, prima, e poi l’assoluzione totale di Marco Tronchetti Provera. Storie di spionaggio industriale e hackeraggio informatico: il Caso Kroll.

Anche se i temi dello spionaggio industriale e dell’hackeraggio informatico sembrano più adatti a una serie televisiva o a una spy story cinematografica, questi sono argomenti che toccano da vicino la nostra società e la nostra economia, soprattutto nel campo della grande industria, delle telecomunicazioni e dell’innovazione tecnologica.

 

Scenario e protagonisti

Un caso che ha avuto risonanza in Italia, suscitando l’interesse dei media, è quello del cosiddetto Caso Kroll, spionaggio industriale ai danni di Marco Tronchetti Provera e Telecom; un caso che si protrae da oltre 15 anni e che recentemente è stato riaperto con degli sviluppi inaspettati.

Gli esordi della vicenda si collocano attorno al 2000, in un momento in cui la principale società italiana per le telecomunicazioni, ossia Telecom Italia, tentava di prendere il controllo della estera Brasil Telecom contrapponendosi ad alcuni fondi di investimento brasiliani.

In questo contenzioso economico entrano in gioco i protagonisti della vicenda: Marco Tronchetti Provera, uno dei maggiori esponenti del mondo imprenditoriale italiano e internazionale – già dirigente Pirelli e divenuto nel 2001 il nuovo Presidente Telecom – e una delle più famose agenzie investigative private, la Kroll, assunta dai suoi rivali sudamericani Cico e Dantas.

 

L’inizio della vicenda giudiziaria

Appreso che la Kroll era stata incarica di portare avanti delle azioni di spionaggio nei confronti della sua società e della sua famiglia, nel 2004 Tronchetti Provera decide di denunciarla alle autorità italiane e brasiliane.

Si apre un importante procedimento giudiziario che, nel novembre 2012, vede un ribaltamento di ruoli: l’accusatore stesso viene rinviato a giudizio ed è costretto a sedersi al banco degli imputati davanti al Tribunale di Milano. A suo carico pende un’accusa di ricettazione per il modo in cui è venuto in possesso delle informazioni che, 8 anni prima, gli avevano permesso di denunciare la Kroll. Si parla di un cd contenente le prove che l’agenzia aveva intercettato i membri dello staff Telecom a scopo di spionaggio industriale. Tuttavia, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo sostiene che tali informazioni sono state prelevate dal computer di un dipendente della Kroll con un’operazione illegale di hackeraggio, messa in atto dal capo della Security Telecom Giuliano Tavaroli, condannato nel 2013 per il caso collegato dei dossier illegali.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Milano ritiene che Marco Tronchetti Provera sia consapevole della natura illecita di quei file e che abbia autorizzato Tavaroli e gli avvocati della Società Telecom (Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli) a utilizzarli per presentare una denuncia contro la Kroll alle autorità giudiziarie di Italia e Brasile. Per questo viene condannato a due anni e al pagamento di una multa di cinquemila euro.

 

La condanna in primo grado

Il 17 Luglio del 2013 viene decretata la condanna in primo grado per il reato di ricettazione, secondo la quale l’imprenditore avrebbe dovuto scontare 1 anno e 8 mesi di reclusione e risarcire economicamente le parti lese, tra cui Telecom stessa. Gli furono concesse dal giudice le attenuanti generiche e la sospensione della pena, secondo la legislazione vigente coperta da indulto.

 

La decisione della Corte d’Appello: Tronchetti Provera assolto

Il caso viene portato in appello dai nuovi avvocati dell’imprenditore, Marco De Luca e Giuseppe Lombardi, intenzionati a ottenere l’assoluzione del loro assistito per non aver compiuto materialmente il fatto.

Anche se il reato di ricettazione cade in prescrizione nel settembre del 2013, Tronchetti Provera decide di rinunciare alla prescrizione e di essere giudicato nel merito, affrontando il processo di appello.

Ne esce vincente: nonostante gli sforzi del sostituto procuratore generale Felice Isnardi per ottenere la conferma della condanna del 2013, la presidentessa della Corte d’Appello Marta Malacarne e gli altri giudici ritengono che il manager Telecom era legittimato a utilizzare quelle informazioni per auto-tutelarsi e si pronunciano a suo favore.

Marco Tronchetti Provera è assolto con formula piena l’11 Giugno 2015.

 

La sentenza della Cassazione

La vicenda, apparentemente conclusa, si è riaperta recentemente, con uno sviluppo che ha rimesso tutto in discussione: il 18 febbraio 2016, la Corte di Cassazione di Roma ha deciso di annullare la sentenza della Corte d’Appello di Milano, cancellando l’assoluzione in secondo grado dall’accusa di ricettazione per Tronchetti Provera.

Avendo rinunciato alla prescrizione nel 2015, il Presidente Pirelli deve affrontare il secondo Appello deciso dalla Cassazione, che ha accolto le segnalazioni e i pareri dei procuratori Mario Fraticelli e Felice Isnardi e dell’avvocato Lucio Lucia, rappresentante della parte civile.

L’annullamento dell’assoluzione è stato motivato principalmente dal fatto che, nel 2015, la Corte d’Appello decise di acquisire, come prove nuove e rilevanti, le dichiarazioni degli ex legali Telecom Chiappetta e Muciarelli. Tuttavia, queste nuove dichiarazioni furono acquisite senza riaprire l’istruttoria e senza dare quindi la possibilità agli avvocati della Procura e delle parti civili di esaminarle e controinterrogare gli imputati.

 

Verso l’Appello bis

I legali di Provera hanno dichiarato il loro rammarico per la decisione della Cassazione di annullare la sentenza della Corte d’Appello, che aveva riconosciuto Provera assolto.

Sostengono fortemente l’idea che era stata la base della loro difesa: la ricettazione contestata a Provera non costituiva reato, in quanto le informazioni erano state acquisite per denunciare un illecito e per difendersi.

In attesa di ascoltare le motivazioni che hanno portato la Cassazione a una tale soluzione e di confrontarsi con essa in aula, gli avvocati del manager Pirelli si dichiarano pronti ad affrontare l’Appello bis, fiduciosi di riuscire a ottenere la totale assoluzione. Di nuovo.

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Da Bruxelles, una storia che ne contiene tante

Shoot4Change sta cercando di raccontare le storie rifugiate di chi scappa dalla paura e dalla distruzione. Cercano di farlo senza retorica e con una narrativa positiva. E, soprattutto, partendo dal presupposto che la parola “rifugiato” sia un aggettivo e non un sostantivo.

Chi arriva qui, prima era “altro”. Purtroppo per molti, troppi, un rifugiato smette di essere ciò che era e diventa “semplicemente” un rifugiato, un numero, una statistica e – in ultima analisi – un problema…

Lui si chiama Sultan, ha 22 anni e viene da Aleppo. Lì era un fotografo freelance e aveva da poco cominciato una promettente carriera, prima di rifugiarsi a Bruxelles con la sua macchina fotografica piena di storie.

Lei si chiama Rand, ha 21 anni e viene da un paesino vicino Damasco. Studiava musica prima di scappare dalla guerra e rifugiarsi, pochi mesi fa, a Bruxelles. Entrambi, adesso, sono volontari in un’associazione non profit che fornisce supporto psicologico a bambini rifugiati e fanno parte del gruppo di…

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Fratelli Branca: quando lo spot pubblicitario diventa quasi un film

A volte capiamo come e quanto è cambiato il mondo, in modo del tutto insolito. Per esempio, a partire da una pubblicità. Che dietro a Fratelli Branca Distillerie ci fosse una storia secolare, sono in molti a saperlo: dietro a certe realtà, il profumo degli anni si sente e non è vecchiaia, ma stagionatura, maturità.

Basti pensare alle origini del Fernet Branca: un amaro che nel suo bouquet riunisce erbe e spezie provenienti dai 4 continenti. Nacque a Milano, tanto tempo fa, da un’idea del dottor Fernet e di Bernardino Branca e si racconta che venne usato addirittura come ‘farmaco’ durante l’epidemia di colera del 1845. Tra liquori e medicine, all’epoca, scorreva un sottile filo rosso, tanto che anche un secolo più tardi (in pieno Novecento) era in commercio un ‘Fernet 914′, utilizzato per le sue proprietà ricostituenti.

Da allora, di anni ne sono passati parecchi e il tempo degli speziali appartiene ormai al passato. E’ curioso, però, rilevare come il gioiello delle Distillerie Fratelli Branca abbia attraversato i secoli rimanendo al passo con i tempi. Adattando, cioè, il linguaggio delle sue pubblicità alla comunicazione del momento. E’ curioso, per esempio, guardare i vecchi spot pubblicitari: il mitico Carosello degli anni ’70 “Oggetti in movimento”, così curato nelle immagini, così decorativo… o il memorabile “Soprattutto Fernet Branca”.

E oggi? Oggi le Distillerie Fratelli Branca tornano sulle barricate con uno spot che è quasi un film, o meglio: uno spaccato intenso, che esprime attraverso immagini e parole i profondi cambiamenti che sono avvenuti nel mondo della comunicazione pubblicitaria. Emozioni, passione, emotività: queste sono le nuove (e allo stesso tempo vecchissime) corde evocate dallo spot. Ed è in questo senso, in effetti, che marcia la comunicazione pubblicitaria contemporanea. A volte facendo centro e a volte no. In questo caso, sicuramente, il valore creativo dello spot è molto alto. “Questo spot segna un passo in avanti rispetto alle precedenti comunicazioni – racconta Niccolò Branca, Presidente e Ad delle Distillerie Branca – Fernet-Branca comunica il suo mondo di marca, fatto di valori profondi, mai banali e dalla forte personalità, oltre che sottolineare occasioni di consumo conviviali dall’aperitivo al dopo pasto”.

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Vitra: il mini-film per la storia del design

Il design è in costate evoluzione e negli anni è cambiato moltissimo. Il merito va alla tecnologia, ma anche alle idee di designer creativi e di imprenditori intraprendenti. Per questi motivi, ha una storia alla spalle che merita di essere conosciuta, sia dagli amanti dell’arredamento che da coloro che operano in questo settore. A questo proposito, è stato creato un mini-film che si rivela un interessante documentario caratterizzato da dinamicità, foto attuali e immagini di altri tempi. Ma ecco tutto quello che dovreste sapere a riguardo.

Questo cortometraggio è stato creato per presentare Vitra, uno dei brand più conosciuti e famosi in tutto il mondo, che si presenta come un leader del settore dell’arredamento che ha saputo trasformare il design in una vera e propria forma d’arte. L’azienda è nata nel 1950, precisamente a Weil am Rhein in Germania, dalle idee di Wili Fehlbaum. Quest’ultimo è un commerciante che ha intrapreso la sua lunga e interessante carriera acquistando i diritti delle opere di George Nelson e di Charles e Ray Eames. Il fondatore di questo brand è riuscito ad identificare quelle opere che sarebbero diventate parte della storia dell’architettura e del design e, da quel momento, è stato in grado di creare un’azienda capace di trasformare i pezzi d’arredamento in vere e proprie opere d’arte. Lo stile aziendale è il protagonista di un museo dedicato al marchio e, adesso, anche di un insolito mini-film/documentario.

Il cortometraggio del quale stiamo parlando mostra un ricco e vivace slide-show per gran parte della sua durata, in grado di catturare l’attenzione dello spettatore e di raccontargli tutto quello che deve sapere sulla storia del design del brand. Infatti, durante la visione, appariranno numerosi capolavori firmati dall’azienda, come ad esempio la “Plastic Side Chair” e la “Lounge Chair”, realizzate dagli artisti, designer e progettisti Charles e Ray Eames. Guardando questo mini-film è facile rendersi conto che non si tratta di semplici sedie, poltrone o altri articoli d’arredamento: ogni pezzo firmato da Vitra (qualche esempio in questo sito di prodotti d’arredo) ha una particolare forma, interessanti colori e stupefacenti dettagli che consentono di guardare oltre l’arredamento. Ogni prodotto permette di intuire la sua storia e di godere di un design praticamente introvabile.

Questo mini-film consente di capire come le abitazioni possono diventare moderne e acquisire una particolare classe anche grazie ad un solo oggetto in grado di donare un grande valore aggiunto all’intero ambiente. Oltre ai capolavori che mescolano il meglio del design e dell’arte, il documentario permette allo spettatore di fare un salto nel passato e di rivivere la storia di questa azienda. Ogni immagine è ben scelta e aiuta a scoprire come e da cosa nasce una realtà aziendale così speciale e anche come è stata capace di acquisire fin da subito una notevole autorevolezza nel settore. Il filmato è caratterizzato da ironia, velocità e dettagli che aiutano a percepire e inquadrare la personalità di questa azienda, dei suoi fondatori e di tutti coloro che lavorano al suo interno. Ovviamente, fa intuire anche l’eleganza e tutti i punti di forza che valorizzano ogni prodotto firmato da Vitra.

Il documentario non ha un titolo particolare, ma si chiama semplicemente “A film about Vitra” ed è proprio questo quello che offre dall’inizio alla fine. Fa sorridere e suscita interesse in quanto, oltre a mostrare le foto e le immagini dal passato, ci permette anche di ascoltare le opinioni di personaggi come Antonio Citterio e Alberto Meda, che parlano della manifattura tedesca con una grande ironia. In poche parole, il mini-film è efficace, interessante e coinvolgente: in soli cinque minuti riesce a raccontare allo spettatore tutto quello che dovrebbe sapere su Vitra e sul design dell’azienda, senza annoiarlo e anche facendo in modo che non si distragga. L’unico “difetto” del video è la lingua ma, anche se è in inglese e non tutti lo comprendono, c’è da dire che, in questo caso, le immagini utilizzate valgono davvero molto di più di mille parole.

 

 

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5 consigli per la migliore SEO di sempre

Su Google conta solo essere sulla prima pagina: l’85% degli utenti non vanno oltre la seconda pagina e il 70% dei click vai ai primi cinque risultati. Non essere presenti nei primi 10 equivale a non esistere sul Web. Ecco qualche consiglio per la realizzazione di siti e-commerce e per posizionarsi nel migliore dei modi sui motori di ricerca.

1.Documentati. Prima di approcciare al commercio elettronico si deve conoscere bene non solo la reale domanda di mercato online ma anche i propri competitor. Solo in questo modo e con una reale panoramica del futuro e-commerce si può pianificare una strategia per vendere online competitiva, solida e duratura.

2.Pianifica la strategia giusta. Per vendere online con successo bisogna aver chiaro l’obiettivo da raggiungere: migliorare l’immagine, far conoscere i prodotti, generare business? E’ in base a questo che devi studiare la strategie SEO e di Web marketing più idonea alla tua attività. Sicuramente, uno dei primi passi è quello di intercettare le keyword corrette, ovvero le parole chiavi con le quali gli utenti cercano i tuoi  prodotti online:

  • Scegliere le parole chiave più pertinenti al tuo settore merceologico.
  • Le parole chiave a coda lunga o long tail (tre o quattro parole, per es. “finestre pvc Milano”) generano meno clic e visualizzazioni, ma producono visite più profilate.
  • Il motore di ricerca premia le pagine con contenuti di qualità e ben ottimizzate. Guai cercare di fregarlo con ripetizioni innaturali di parole.

3. Pianifica i contenuti. Ogni sito che vanta una solida strategia alle spalle non può sottovalutare l’importanza dei contenuti. Ogni contenuto deve essere ‘di qualità’ ovvero deve essere appetibile ai motori di ricerca (qui interviene il copywriting SEO) e sia agli utenti, d’altronde sono loro che devono interagire con il sito web. Bisogna creare contenuti (testi, immagini, video) di qualità e appetibili sia per i motori di ricerca che per gli utenti. Funzionano i siti che hanno uno stile, un’utilità, danno informazioni ben precise e sono usabili. Parlarne nei blog, nei forum, nelle community, nei social network. Crea una pagina su Google Plus e una Fanpage su Facebook: insomma, fatti notare.

4. Fai un salto di qualità tecnico. Un sito ben indicizzato si carica velocemente, è molto linkato da altri siti, ha un tag title (descrizione generale del sito) e molto altro. Dove non si arriva con il fai da te, subentra un esperto SEO e di Web Marketing, una figura professionale in grado di pianificare una strategia duratura che ha un unico obiettivo: aumentare il fatturato di un negozio online.

5. Conquista il mobile. La maggior parte degli acquisti e della navigazione, oggi avviene da tablet e smartphone. Google lo sa bene, per questo, ‘premia’ i siti web responsive ovvero in grado di essere ben consultati da qualsiasi dispositivo. Creare un sito web responsive ti permette di essere presente online a 360° e di non farti scappare una fetta di utenti che consulta, scegli e compra dallo smartphone o dal tablet.

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Nuovo conto corrente: difficile scelta!

Possedere un conto corrente è ormai diventata una necessità, soprattutto ora che il Governo, sotto la pressione delle linee guida europee, ha introdotto nuove misure finalizzate ad incentivare il pagamento attraverso bancomat e carte di credito. Le proposte a disposizione sono numerose, così come le offerte promozionali reclamizzate dalle banche e dagli istituti di credito. Ma quale tipo di conto scegliere? Come risparmiare? E in basi a quali punti di riferimento orientarsi, al fine di trovare la soluzione più idonea al proprio profilo?

Al momento della decisione di aprire un conto, è opportuno riflettere in base a particolari criteri, che consentiranno di risparmiare sulle spese. Chi effettua numerosi bonifici o richiede vari accreditamenti bancari, utilizzando spesso la carta di credito, potrà avvalersi di un conto a canone fisso con incluse le operatività avanzate: se da una parte è vero che questi servizi non saranno messi a disposizione in forma gratuita, dall’altra parte si avrà la garanzia di poter usufruire di funzioni efficienti abbinate ad un’assistenza di buon livello da parte dell’istituto bancario.

Chi invece non necessità di particolari servizi, potrà optare per conti correnti a canone ridotto, valutando anche l’opzione di un conto da gestire esclusivamente online a zero spese, tramite le operatività di home-banking. In questo caso, si potranno effettuare delle operazioni di base, si disporrà generalmente di una carta di credito (per quanto essenziale) e si potrà prelevare contante dagli sportelli ATM, a volte senza incorrere in costi di commissione ritirando denaro da bancomat appartenenti ad altre banche. Questa soluzione si rivela adatta a studenti e giovani che ancora non possiedono un lavoro fisso, ma che necessitano di una carta e di un conto per le transazioni online.

Per rendersi conto è importante confrontare le varie opzioni, servitevi quindi di canali come Facile.it che permette di scegliere il conto corrente a zero spese più adatto alle tue esigenze; da tenere presente anche come e quanto spesso sarà utilizzato, sulla necessità o meno di abbinarlo ad una carta di credito (in alternativa, si potrà optare per una semplice carta di debito, o bancomat, più economica o gratuita) e sulle funzioni aggiuntive di cui si potrà aver bisogno. Chiarendo queste idee, si potranno calibrare meglio le aspettative evitando di sprecare soldi e massimizzando il risparmio. Dati statistici dimostrano infatti che un gran numero di utenti italiani paga un canone proporzionalmente elevato in rapporto all’effettivo uso del conto, le cui funzioni risultano così sotto-utilizzate.

Preziosi alleati nell’individuazione delle scelte più vantaggiose sono i portali di comparazione delle tariffe, che presentano le offerte aggiornate degli istituti di credito e consentono un confronto dei loro costi e dei servizi proposti. Inserendo nel motore di ricerca i parametri desiderati, si potranno valutare le diverse soluzioni, al fine di scegliere la migliore.
 

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Granarolo, quando l’educazione diventa progetto educativo

Educare al cibo si può e si deve. Se è vero che mangiare è un atto spontaneo – così come respirare – è anche vero che ‘mangiare bene’, tanto spontaneo non è. Soprattutto oggi. Ecco perché l’impegno di  Granarolo sul fronte dell’educazione all’alimentazione e al consumo consapevole, si muove in linea con le esigenze della società attuale.

Qual è stato il più importante spartiacque nella storia dell’alimentazione contemporanea? Sicuramente il Dopoguerra e il passaggio agli anni del Boom Economico: una transizione in parte traumatica, perché – come la storia insegna – non solo le crisi sono foriere di traumi. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, per esempio, gli anni successivi al Boom Economico, hanno provocato forti cambiamenti
Ecco perché, quando si parla di alimentazione, oggi è utile battersi almeno su due fronti: lotta alla fame, nei paesi in via di sviluppo ed educazione a una dieta corretta per quanto riguarda un Occidente obeso, in cui il tanto sbandierato benessere rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Lotte diverse, quindi, ma con un preciso denominatore comune: l’importanza del consumo consapevole.

Su questo terreno, a battersi non ci sono solo soggetti pubblici ma anche – deo gratia, vista la vastità della problematica – alcuni soggetti privati, tra cui Granarolo. L’azienda ha scelto di supportare la campagna ‘Guadagnare Salute’ con la diffusione di opuscoli informativi e progetti educativi rivolti alla popolazione e in particolar modo ai soggetti più giovani, quelli costituzionalmente propensi a un cambiamento comportamentale che, partendo dalla tavola, potrebbe arrivare lontano.

Non è un caso infatti – ed è in questo senso che si parlava di consumo consapevole – che oltre 10 anni fa l’azienda abbia sostenuto un progetto che spostava il focus oltre frontiera: anzi, oltremare. Con ‘Africa Milk Project’ (un progetto di cooperazione internazionale per l’autosviluppo) l’azienda ha svolto un ruolo di primo piano nella nascita di una realtà tanzaniana- la Njombe Milk Factory – che è riuscita a migliorare il livello di produzione di latte nella regione, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro.

Peraltro, a differenza di quanto si pensi, l’emergenza latte non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. In Italia, per esempio, molti bambini nascono prematuramente e si trovano a dover fare a meno del latte materno. Le banche del latte nascono proprio per far fronte a questa esigenza: in Italia ne esistono 26, tutte pubbliche. Tranne ‘Allattami’, la Banca del Latte Umano di Bologna, nata nel 2012 su iniziativa di Granarolo e del Policlinico Sant’Orsola.

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