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In fila per donare il sangue: questa Puglia è l’orgoglio d’Italia

L’Italia che cambia. Diego Caponigro e l’e-commerce per la digitalizzazione del mercato immobiliare

Italia: per molti, è il paese delle code, del tempo buttato via. Montagne di carta e un mostro cent’occhi chiamato burocrazia. Le critiche – in questo senso – si sprecano, delineando una situazione che sembra inamovibile. Eppure, una via d’uscita esiste. Si tratta di una strada già ampiamente battuta in altri paesi, cioè l’incremento e l’estensione del processo di digitalizzazione.

Digitalizzazione, sì: se ne era già ampiamente parlato tempo fa, quando la Svezia aveva iniziato a muovere passi concreti verso la riduzione della giornata lavorativa a 6 ore. In quell’occasione, molto giustamente, qualcuno aveva sottolineato il divario esistente tra un’Europa del nord e un’Europa del sud (Italia compresa) in cui la scarsa tecnologizzazione dei processi lavorativi, ostacola lo sviluppo di politiche realmente innovative.

E pur si muove. Giusto per parafrasare Galileo, qualcosa sta cambiando, anche in Italia, soprattutto in certi ambiti. Nel mercato immobiliare, per esempio, Diego Caponigro (esperto di digitalizzazione e innovazione di processo di Real Estate) sta facendo passi da gigante. Tanto da arrivare a fondare Regold.it. il primo e-commerce di servizi avanzati per agenzie immobiliari. L’obiettivo? Consentire ai privati, alle agenzie e alle aziende, di risparmiare tempo e denaro, diventando completamente autonomi nella gestione del loro core business. Con, in più, conseguenze positive anche sullo snellimento della gestione delle pratiche burocratiche.

Un esempio che faccio sempre è quello della registrazione di un contratto di locazione: generalmente si rischia di perdere un’intera mattinata all’agenzia delle entrate, quindi perdere ore di lavoro e gravare sui costi aziendali. Con il digitale potresti ridurre nettamente i tempi e impiegarci, per esempio, 5 minuti ricavando anche una serie di vantaggi derivanti dal non doversi assumere alcuna  responsabilità in caso di sanzioni.”

Certo, nulla nasce dal nulla e vista la naturale diffidenza italiana verso l’e-commerce in generale, Regold ha mosso i primi passi con la dovuta cautela. Offrendo, all’inizio, principalmente tre tipi di servizi: visure ipotecarie catastali e camerali (per le quali, ai tempi, era necessario recarsi di persona presso gli uffici pubblici), un software per la gestione delle pratiche antiriciclaggio e un servizio di grafica e stampa di materiale pubblicitario. Cinque anni fa, d’altra parte, era questo ciò che mancava al mercato italiano. Poi le cose sono iniziate a cambiare, poco alla volta: in generale, l’e-commerce (questo sconosciuto!) ha iniziato a dissipare le perplessità dei clienti e ad allargarsi ai settori più disparati e anche le esigenze del mercato hanno cominciato a dilatarsi sempre più, abbracciando ambiti diversi. Tanto che Regold, ha pensato bene di alzare l’asticella e allargare il tiro, soprattutto nei campi della formazione e dell’informazione: un felice binomio che ha portato buoni frutti.

A dispetto delle difficoltà iniziali, infatti, (niente è più difficile che affermare qualcosa di nuovo) la realtà sta dando ragione a ciò che all’inizio poteva sembrare puramente pionieristico. Basta guardare il numeri: Regold, oggi, vanta più di 10.000 operatori e tra i quali ci sono le punte di diamante del settore immobiliare che, fra l’altro, hanno partecipato al Real Estate Awards, il premio alle eccellenze dell’immobiliare italiano. Da parte sua, RETV (Real Estate Television), la web tv dedicata agli agenti immobiliari, nata nel 2015, registra già oltre 40.000 visualizzazioni.

E non basta. Avevamo parlato di formazione e informazione… esigenze a cui rispondono sia i numerosi webinar(seminari via web) offerti da Regold, sia un avveniristico Osservatorio Immobiliare Digitale: un centro studi allargato che offre report e  statistiche sull’andamento del mercato immobiliare. Il servizio, attivo da un paio di mesi, offrirà presto anche report su aste e locazioni nazionali. ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, potrebbe forse dire qualcuno, citando servizi analoghi. Anche in questo senso, però, Regold buca le aspettative: i dati offerti dall’Osservatorio di Caponigro, infatti, non vengono aggiornati ogni 6 mesi (come capita altrove), ma in tempo reale. Stare al passo con i tempi, d’altra parte, è l’unico modo per essere sempre davvero innovativi.

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Oroscopo, solo buone notizie di prima mattina?

È febbre da oroscopo, in ogni momento dell’anno. Forse i più miscredenti oseranno dire di non credere agli astri, di considerare il proprio segno zodiacale come qualcosa di superficiale, affibbiato al momento dalla nascita, qualcosa dal quale pare impossibile liberarsi, se non fingendo di non fare caso alla sua influenza sulle nostre vite. Ma anche se siete totalmente poco propensi a considerare come qualcosa di veritiero le previsioni astrologiche, sicuramente, almeno una volta nella vita, vi sarà capitato di gioire o arrabbiarvi per una previsione, di tirare l’orecchio per sentire la tendenza della giornata, del mese o dell’intero anno per il proprio segno.

Quando ci si pone davanti alla televisione in attesa delle previsioni del proprio astrologo preferito, o si sintonizza la radio sulla frequenza del programma sull’oroscopo dal quale si è dipendenti, lo scopo è sempre lo stesso, avere delle buone notizie. Sì, perché è inevitabile: c’è una componente di curiosità nell’ascoltare il proprio oroscopo, le previsioni per il proprio segno, e c’è una parte, molto più corposa, di speranza. Speranza che la giornata che si va ad affrontare possa essere positiva dal punto di vista dei sentimenti, del lavoro, della salute, dell’amicizia. E di tutte quelle grandi “categorie” che gli astrologi più o meno noti sono soliti trattare con dovizia di particolari.

Avere delle buone notizie all’inizio della giornata, poco prima di recarsi a lavoro o condurre i propri figli a scuola, è ciò che per molte persone funge da molla, da propulsore che permette di dare uno slancio propositivo alla giornata. Sì, perché possono essere vere o fasulle le previsioni, ci si può credere oppure si possono ritenere gli astrologi solo dei grossi ciarlatani, ma ciò che è certo è che avere delle notizie positive permette di partire motivati, affrontare la giornata in modo diverso, con il giusto ottimismo.

Come in tutte le circostanze, però, c’è anche l’altro lato della medaglia. Pensate di sfogliare le pagine di un quotidiano la mattina al bar, prima di andare a lavoro, ed incappare un po’ per caso, un po’ con cognizione di causa, sul paginone dedicato all’oroscopo. Quale giornale “che si rispetti” non ha una rubrica interna dedicata alle previsioni quotidiane? Immaginatevi ora di scoprire che il vostro segno, poniamo l’Ariete – un segno scelto casualmente, il primo dei dodici dello Zodiaco – avrà un giornata negativa, senza stimoli sul posto di lavoro. Quale sarebbe la vostra reazione? Tendenzialmente scarsezza di entusiasmo, cupezza e consapevolezza che la giornata non andrà come si sarebbe sperato. Ancor prima di cominciarla.

Beh, anche in questa circostanza negativa e controproducente, invece, l’oroscopo può fungere da stimolo. Perché piegarsi, infatti, a delle previsioni magari casuali, forse prive di fondamento, quando si può prendere la giornata per le redini e condurla nel modo più appropriato, sulla base delle proprie esigenze? In fondo, che si sia credenti o meno negli astri, le previsioni astrologiche sono in grado di dare un supporto o un aiuto. E mal che vada, è possibile farsi una grassa risata, e cominciare la giornata col sorriso sulle labbra.

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Startup italiane in Brasile? Ecco come evitare passi falsi

“Sono brasiliana ma mi sento italianissima, faccio parte di due mondi in cui mi riconosco perfettamente. Mi piace pensare a me stessa come un ponte culturale tra i due paesi, vivo con i piedi in due culture e ciò mi permette di avere una conoscenza approfondita dei due mondi e una rete di contatti in entrambi i paesi, vantaggio di non poco conto per i miei clienti.” Karine de Souza vive in Italia da più di vent’anni, ma trasuda una vitalità che viene dall’altra parte del pianeta. Dal Brasile, tanto per intenderci: il paese di origine rispetto a cui si è ben guardata di recidere il cordone ombelicale. Riuscendo, anzi, a trasformare in risorsa professionale la sua appartenenza a due mondi (e due emisferi) diversi. Ma veniamo al punto: di che si occupa, Karine? Di internazionalizzazione, of course. Di affiancare e gestire in qualità di business partner, la lunga e complessa fase di startup delle aziende italiane che decidono di scavalcare l’oceano per affrontare la sfida del mercato brasiliano.

Da diversi anni, infatti, non sono in pochi a guardare al Brasile in questo senso. Il mas grande pais del mundo (come i brasiliani, orgogliosi, chiamano la propria terra), pur in un momento economico e politico decisamente ‘particolare’, rappresenta ancora una potente attrattiva per molte aziende interessate a operare sui mercati internazionali.

Complice l’appartenenza (in posizione di rilievo) all’interno del Mercosul (Mercato comune dell’America Meridionale), che rende di fatto il Brasile un ideale trampolino di lancio per gli investimenti in diversi paesi dell’America Latina, nonché l’opportunità di un cambio favorevole rispetto all’euro, le grandi aziende oggi possono valutare concretamente la possibilità di investire senza timori in questo momento di maggiore stallo, laddove il nuovo Governo incentiva l’investimento e prevede l’abbassamento dei dazi.

Insomma, anche in tempo di crisi il Brasile ‘tiene botta’ e lo fa con un dinamismo che agli imprenditori italiani piace: infatti la nostra economia – basata sulla vitalità delle PMI – ha trovato in Brasile un humus particolarmente congeniale. Gli scambi e la sinergia fra i due paesi, hanno peraltro radici profonde. Non sarà un caso, visto che il Brasile ospita 25 milioni di italiani. Secondo l’Ambasciata Italiana “Per quanto concerne gli investimenti diretti, le ultime statistiche disponibili, relative al 2013, attestano l’Italia alla nona posizione con oltre 18 miliardi di USD di stock, seguendo la Germania e precedendo Paesi quali il Portogallo e la Cina. Gli investimenti italiani si concentrano per oltre il 30% nei servizi e nelle telecomunicazioni e per un altro 3 % circa nel settore automobilistico.” Insomma: mica pizza e fichi! Recentemente, per dare un’idea del potere attrattivo esercitato dal mercato brasiliano, anche il colosso Coca Cola, ha messo in piedi un investimento di 3,2 miliardi nel 2017, una cifra superiore di 10% rispetto agli ultimi 5 anni. Le multinazionali tornano a investire in Brasile, dunque. Anche Kia e Nestlé hanno annunciato ingenti investimenti per i prossimi anni.

Certo è che – per quanto appetibile e ricco di promesse – il mercato brasiliano rappresenta comunque un altrove che va approcciato con cautela e intelligenza. Karine de Souza, ha costruito e calibrato il proprio profilo professionale esattamente in questo senso: come business partner (in sinergia con un team di professionisti dislocati su diverse sedi) affianca i manager italiani nella fase di apertura e di pianificazione strategica delle loro aziende in Brasile. Cooperazione internazionale e collaborazione commerciale sono i cavalli di battaglia di Karine e del suo team, che operano con competenza in settori diversi. Parola d’ordine: internazionalizzazione… con tutto ciò che questo significa in termini non di dispendio, ma di investimento di energie. E di curiosità, perché finché c’è curiosità c’è speranza: “Mi piace diventare il riferimento culturale per i miei clienti, questa caratteristica mi aiuta a creare rapporti.” – racconta Karine – “Credo sia la mia inestinguibile curiosità ciò che mi distingue, adoro infatti conoscere nuovi luoghi e nuove persone, per poi fare in modo che anche i miei clienti possano apprezzarli a loro volta. Quando seguo un progetto, oltre a curare il business, voglio che i clienti apprezzino questa terra fantastica, la mia terra.”

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Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti

Le emozioni: queste sconosciute. Di emozioni viviamo, di emozioni soffriamo: molti ne parlano, ma pochi le conoscono veramente. E pochissimi sanno come usarle senza sentirsene sopraffatti, sia a livello personale che professionale. Ecco perché oggi  sono in molti a intraprendere un percorso orientato a esplorare il mondo sconosciuto delle emozioni per venirne a capo, come in una sorta di fitness riveduto e corretto. Quando la difficoltà di affrontare le proprie emozioni non si trasforma in sintomo e in patologia psichica, molti professionisti intraprendono un percorso di lavoro su se stessi affidandosi a un coach o a un counselor. Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che si tratta.

Se negli anni ’90 termini come coaching e counseling suonavano come qualcosa di esotico, o almeno di Oltreoaceano, oggi il coach è una figura molto ricercata in ambito professionale. La parola è nata negli USA in ambito sportivo, dove il termine coach indicava qualcosa di più di un allenatore: una persona capace di motivare, supportare e fare da tutor alla squadra. Il passaggio dal mondo dello sport all’ambito professionale , è stato breve e il coach ha finito per diventare un professionista che aiuta il cliente a sviluppare il proprio potenziale. Niente a che vedere con la psicoterapia, quindi: generalmente circoscritto all’ambito lavorativo, il coaching prevede l’incontro tra due professionisti. Ciò è a dire che davanti al coach non c’è un paziente, ma un cliente.

Dall’America, la figura del coach ha finito così per sbarcare (e moltiplicarsi) anche in Europa. In Italia, uno dei professionisti più conosciuti nell’ambito, è Roberto Re. Che ultimamente sta spopolando con il concetto di Emotional Fitness: una sorta di palestra delle emozioni. Come per il termine coaching, il rimando all’ambito sportivo è evidente e tutt’altro che fuori luogo: basti pensare all’uso di termini come team o goal nella comune terminologia aziendale. Le emozioni, d’altra parte, possono essere addomesticate e – soprattutto – allenate. Esattamente come un arto. I punti di partenza possono essere diversi: la parola in primis. Basti pensare alla Programmazione Neuro Linguistica, secondo cui uno stato d’animo e un’emozione vengono influenzati direttamente dal nome che si dà loro. Anche il corpo ha la sua parte, nel condizionamento delle emozioni: una postura eretta stimola molto più facilmente emozioni positive rispetto alla posizione di chi si incurva timidamente su se stesso.

Ovviamente non basta cambiare postura o dare un nome diverso a un’emozione. L’Emotional Fitness è una palestra a tutti gli effetti, che implica anche esercizi e costanza, come mostrato in questa serie di 4 video gratuiti.

L’obiettivo non è cancellare le emozioni negative, ma affrontarle alla radice: conoscerle per disinnescare il meccanismo che le perpetua. ‘Conosci te stesso’ insomma: un imperativo molto antico e molto moderno. D’altra parte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, l’Emotional Fitness non è solo una tecnica attualissima, ma qualcosa che affonda le radici (probabilmente senza saperlo) in un sostrato molto più antico. Basti pensare al Fire Walking, una delle tappe previste dall’Emotional Fitness che richiama l’antico rito che in molte sette misteriche spingeva l’adepto ad affrontare e superare le proprie paure camminando sui carboni ardenti.

Il prossimo appuntamento con l’Emotional Fitness sarà a Milano dall’1 al 3 luglio 2016.

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Luciano Giol rivela alle imprese le armi segrete in epoca di internazionalizzazione

Tutti ricordiamo i tempi in cui, sui libri di scuola, abbiamo studiato l’epoca dei viaggi di scoperta e dei primi pionieri. La colonizzazione è stato il versante prosaico di un’era di avventure, sogni e – talvolta – sconfitte. Tutto questo, oggi, sembra molto lontano eppure non lo è. Poche cose mutano realmente, al mondo: la maggior parte, cambia semplicemente pelle. Parlando di economia, per esempio, l’internazionalizzazione – cioè la complessa ma inarrestabile penetrazione di un’impresa, di un marchio o di un prodotto in altri paesi – rappresenta di fatto una nuova forma di viaggio e di scoperta. Oggi si assiste sempre più frequentemente alla volontà da parte di imprese e di professionisti si creare nuovi business ‘colonizzando’ i mercati esteri che, soprattutto in periodi di crisi, rappresentano una vera opportunità.

Proprio per questo, negli ultimi anni, hanno iniziato a nascere figure intermediarie: una sorta di ‘traduttori’, formatisi professionalmente per fare da ponte tra le aziende e le insidie (o semplicemente le differenze?) dei nuovi paesi in cui le imprese cercano di mettere radici. Luciano Giol (manager e imprenditore con 30 anni di professionalità nell’ambito del global selling), di esperienze nel settore ne vanta parecchie. Un esempio fra tutti, la gestione di uno dei più colossali investimenti italiani in Cina: la costruzione dello stabilimento di Marcegaglia a YangZhou JangSu CHINA.

Giol guida questi ‘pionieri’ e li aiuta a varcare i confini nazionali proprio perché il paese in cui si cerca di trapiantare un’impresa è sempre e comunque terra ignota e le insidie ci sono, eccome: oggi come ieri. Lingue diverse, differenti mentalità e l’intensificarsi di una concorrenza sempre più spietata non sono certo fattori da trascurare… soprattutto quando la posta in gioco è alta.

Ma quali sono le caratteristiche che fanno la differenza, per chi opera nel settore? Qual è l’arma segreta di un Global Sales Leader? Da una parte, la coscienza di come – e quanto – questa figura professionale sia cambiata negli ultimi anni: “Oggi – racconta Luciano Giol – la figura dell’export manager o del venditore è abissalmente diversa rispetto a quando ho iniziato: sto parlando del Global Sales Leader. lI successo in questo ambito dipende da due fattori: il marketing e i suoi strumenti, che hanno un peso più grande rispetto solo a 10 anni fa; abilità personali e competenze da sviluppare con l’obiettivo di coinvolgere le prospettive prima e i clienti dopo, in un rapporto reciprocamente vantaggioso. Per essere un leader il global sales deve: 1) fornire valore aggiunto al processo di vendita, 2) istruire i clienti su problemi che non sanno di avere, 3) prendere il controllo del processo di vendita”.

E poi, c’è l’ingrediente segreto. Quello che non può cambiare e che rappresenta la conditio sine qua non di tutto. La mia parola chiave è cambiamentorivela Giol – La flessibilità è da sempre stata la caratteristica che ha permesso alla mia carriera di decollare e di arrivare dove sono oggi. Lavoro in giro per il mondo da oltre 30 anni, e posso affermare con certezza che senza le due caratteristiche precedenti oggi chiunque voglia occuparsi di vendita non avrà mai successo.”

Nell’e-book “Lesson from a global sales leader”, Luciano Giol analizza proprio le caratteristiche principali di questa nuova figura e offre i primi strumenti e una serie di consigli per avere successo in questo campo. “Ho voluto condividere il mio know- how e alcune delle migliori pratiche che ho imparato. Con questo e-book voglio diffondere tutti gli insegnamenti che ho raccolto dalla mia vita personale, dai miei modelli – tra cui mio padre – , dai colleghi che ho incontrato e dai libri che ho letto. Questa professione offre molte soddisfazioni e necessita di persone concrete e ben preparate, le aziende si rivolgono al global sales quando hanno bisogno di un’inversione di tendenza o di una riorganizzazione del lavoro a causa di un periodo di crisi. Con questo manuale offro un modello da seguire generato da anni di esperienza, successi e fallimenti”.

Parlare d’internazionalizzazione oggi è dunque d’obbligo: imparare a operare sui mercati internazionali, conoscere le culture locali, le abitudini e le regole di business dei singoli mercati, conquistando il proprio spazio sì, ma attraverso un esperto di affari internazionali che faccia da apri pista anche nei casi più complessi.

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Imprenditori italiani a Dubai? Sì, ma cum grano salis

Se negli ultimi anni, il tema dell’immigrazione si è aggiudicato una posizione di rilievo sotto i riflettori dei media, non si può certo dire altrettanto a proposito di un’altra tematica, che con il fenomeno dei flussi migratori intreccia un rapporto di assoluta affinità. Ebbene sì, c’è chi viene e c’è chi va: un fenomeno (sociale o economico che sia) non è mai univoco. Attenzione però: in questo caso, quando parliamo di fenomeni di segno contrario rispetto ai flussi migratori, non ci riferiamo al tema (tanto inflazionato) della fuga di cervelli, ma a una tendenza che di eco mediatica ne ha riscossa molto meno. Si tratta dell’internazionalizzazione: il processo che porta diverse imprese a guardare oltre confine. Mettendo le radici altrove.

In questo senso, sono state molte le aziende italiane a scegliere una destinazione davvero esotica: gli Emirati Arabimeta che negli ultimi anni, per gli Italiani, si è trasformata in una calamita. A Dubai, già tre anni fa, il consolato cittadino parlava di un’impennata del 131% dei visti rilasciati. Grandi numeri, dietro cui traspare tutta l’entità di un fenomeno che oltre a coinvolgere i singoli individui, ha travolto anche le aziende: le grandi, prima e le PMI poi.

Dubai, fra gli Emirati Arabi è il primo per popolazione e il secondo per estensione e rappresenta una realtà economica fortemente dinamica: complice, un’intelligente (e lungimirante) politica di diversificazione dell’ economia orientata anche verso settori come high-tech, turismo e finanza, logistica, sanità.

Non tutto è rose e fiori, però. O meglio: se le opportunità sono molteplici e l’humus lavorativo più che fertile, è tuttavia doveroso segnalare alcune difficoltà di rilievo. Quando si fanno armi e bagagli, è facile mitizzare la meta e idealizzarla e questo per un imprenditore può avere degli effetti collaterali enormi.

Il mercato emiratino è ricco di opportunità ma al contempo ricco di insidie proprio per la sua particolare legislazione –  spiega l’avvocato Thomas Paoletti, esperto di joint venture negli Emirati nonché titolare e managing partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a DubaiQuando un imprenditore italiano decide di investire a Dubai, deve affrontare una serie di difficoltà e non può farcela da solo. Nessuno gli dice, ad esempio, che la percentuale delle trattative con aziende italiane che falliscono sul territorio emiratino è del 38% e nessuno gli dice che le tre cause principali sono i problemi culturali, le incomprensioni linguistiche e l’approccio al mercato.”

Insomma: ogni rosa ha le sue spine e servono esperti di settore per affrontarle. L’Avv. Paoletti, grazie alle sue competenze, alla sua rete di contatti e alla conoscenza del luogo, offre agli imprenditori italiani un servizio completo, permette loro di scegliere consapevolmente la migliore via d’investimento e si occupa della gestione e realizzazione delle partnership sul luogo grazie alla formula della joint venture.

L’avv. Paoletti ha scelto di supportare gli imprenditori italiani sviluppando un metodo che lo distingue da tutti i business partner italiani. Un modus operandi che permette di realizzare un progetto su misura, verificando la fattibilità dell’investimento e offrendo consulenza nella pianificazione strategica, nello sviluppo delle opportunità di vendita, sulla parte di governance e contrattuale e nell’esecuzione operativa, con l’aggiunta di nutrite competenze legali, doverose per affrontare un panorama legislativo così diverso dal nostro. Internazionalizzare, d’altra parte, non significa esportare un modello a scatola chiusa ma anche prendere coscienza delle differenze esistenti. E affrontarle con competenza.

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Pluriball in “salvo”: almeno per ora!

Alzi la mano chi non si è mai divertito a scoppiare le bolle d’aria presenti nel pluriball: probabilmente nessuno di noi ha mai resistito ad una tentazione che, fra le altre cose, è stata anche raccontata dal cinema di Hollywood (basti pensare ad una delle epiche scene di ‘Una pallottola spuntata’). Eppure c’è chi sta cercando di muovere guerra ad uno degli imballaggi più famosi, utili, resistenti e divertenti della storia: la Sealed Air Corporation, in nome di un progresso di cui non si sente alcuna necessità, ha deciso di sostituire questo materiale d’imballaggio con altre versioni più moderne, come l’iBubble o l’iWrap. E la cosa non è piaciuta a nessuno, tanto da sollevare un’ autentica rivolta popolare sui Social.

La storia delle palline che scoppiano    

Il pluriball, oggi facilmente reperibile anche su siti come Ratioform, è un materiale ammortizzante dalle strepitose capacità protettive e dal costo davvero irrisorio. La sua invenzione avvenne, come spesso accade, totalmente per caso: era il 1957 e gli ingegneri Marc Chavannes e Alfred Fielding erano impegnati a realizzare, nel loro garage, una carta da parati con supporto in plastica. Il prodotto finale non trovò nessun riscontro sul mercato e fu presto relegato nel dimenticatoio, ma non fu questa la sorte che toccò al famoso supporto: i due, infatti, si resero conto che la superficie in plastica composta dalle famose palline piene d’aria aveva la portentosa capacità di assorbire qualsiasi tipo di urto. Ed il passo successivo fu immediato: i due ingegneri brevettarono l’idea, fondarono la Sealed Air Corporation e lanciarono sul mercato un imballaggio destinato a fare la storia. Una storia lunga più di 60 anni, che adesso rischia di arrivare al suo capitolo finale.

La decisione della Sealed Air

Il tempo passa, le tecnologie si evolvono e le tradizioni sono destinate inesorabilmente a cadere. Questo è quanto emerge dalla decisione delle Sealed Air, che avrebbe annunciato la fine della produzione del pluriball e l’inizio della nuova era dell’iBubble: un imballaggio tecnologico in cui l’aria viene distribuita da vasi comunicanti dentro la plastica, formando una sottile pellicola resistente ma decisamente poco divertente. Niente più ‘pak pak’, dunque?

La rivolta sui social network       

La triste notizia, pubblicata dal Wall Street Journal, aveva gettato nello sconforto più di un amante del pluriball. E non si è dovuto attendere molto, prima che i social network venissero invasi da gruppi a supporto di questo spassoso materiale d’imballaggio, tanto che persino una nota testata come Le Figaro ha scelto di schierarsi a favore dei ‘pallini’, sottolineando come nel mondo siano attualmente presenti decine di aziende specializzate nella produzione del pluriball. Se la Sealed Air sceglierà di proseguire in questa sua anti-popolare strategia, gli amanti del pluriball potranno comunque tirare un sospiro di sollievo: non avendo il monopolio del sistema, saranno altri a continuare a farci divertire.

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5 ricette facili per un pranzo veloce e gustoso

Ormai il tempo da dedicare alla cucina è sempre più ridotto. Spesso ci si ritrova catapultati per i più svariati motivi in vortici senza fine di impegni vari: lavoro, famiglia, sport, eventi, pulizie, favori agli amici, cani, gatti e chi più ne ha più ne metta! Ci si ritrova così a fare pranzi e cene veloci o perché di corsa o perché troppo stanchi per cucinare qualcosa degno di essere chiamato cibo.

Ma non disperate! Ci sono dei validi compromessi che vi permetteranno di mangiare in modo adeguato, senza dover per forza rinunciare a fare altre cose.

In questo articolo vi presentiamo 5 ricette facili per un pranzo completo:

Antipasto:

  • 4 fette di mortadella
  • 200gr di formaggio morbido
  • Erba cipollina
  • Pepe

Prendere tante fette di mortadella quanti sono i commensali.
Prendere un formaggio morbido a vostro piacimento come robiola, formaggio spalmabile, caprino o ricotta. Disporlo tutto in una ciotola e unire un po’ di erba cipollina tagliata con le forbici e un pizzico di pepe. Mescolare e amalgamare il tutto con una forchetta. Disporre una striscia di composto al centro delle fette di mortadella che poi andrete ad arrotolare o a chiudere a sacchettino. In entrambi i casi, per decorare chiuderle con un filo di erba cipollina.

Primo piatto:

  • 350gr di pasta corta
  • 100gr di rucola
  • 150gr di Belpaese
  • 100gr di panna
  • 20gr di burro
  • 20gr di grana grattugiato
  • Sale e pepe q.b

Mentre aspettate che l’acqua prenda il bollore, lavate la rucola e poi saltatela molto velocemente in una padella nella quale avete fatto sciogliere il burro. Una volta che la rucola si è appassita, aggiungete il sale e il pepe e poi la panna. Spegnare il fuoco e mettere il tutto in un contenitore alto per poi frullarlo. Aggiungere al sugo il formaggio Belpaese tagliato a cubetti piccoli e se necessario aggiustatelo di sapore. Aggiungere il sale all’acqua che a questo punto starà bollendo e buttare la pasta da scolare rigorosamente al dente. Nel frattempo che la pasta cuoce abbiate l’accortezza di togliere una tazzina dell’acqua di cottura che potrà risultarvi utile nel caso in cui il sugo vi sembri troppo denso. Rimettere il sugo nella padella e saltarci la pasta dentro a fuoco vivace. Aggiungere il formaggio grattugiato e servire ai vostri commensali. Volendo potete aggiungere anche dei gherigli di noce.

Secondo piatto:

  • 4 fettine di manzo
  • 4 spicchi d’aglio
  • 400gr di passata di pomodoro o pomodori pelati
  • 1 mozzarella
  • Prezzemolo
  • Origano secco
  • Capperi
  • Pepe nero macinato grosso 

Versate abbondante olio extravergine d’oliva in una padella nella quale andrete a soffriggere gli spicchi d’aglio schiacciati con la buccia. Per evitare che le fettine vengano lesse, infarinatele leggermente e dategli una prima cottura veloce nell’olio caldo. Dopodiché toglietele e se gli spicchi d’aglio si sono anneriti togliete anche loro, altrimenti lasciateli. A questo punto, preoccupatevi di aggiungere la salsa di pomodoro e il sale. Fate cuocere per circa 10 minuti a fuoco basso, quindi unite il pepe nero e l’origano in abbondanza.
(volendo si può sostituire l’origano con il basilico o con un battuto di aglio e prezzemolo).

Disponete le fette di carne nella salsa di pomodoro ricoprendole interamente e lasciate cuocere per 2/3 minuti, poi giratele e fate cuocere ancora un pochino. Poco prima di spegnere il fuoco disponete sulla carne la mozzarella a fettine e lasciatela sciogliere un pochino. Infine aggiungete una spolverata di prezzemolo tritato finemente e servite.

Contorno: 

  • 4 patate grosse
  • 1 spicchio d’aglio
  • Rosmarino e altre erbette aromatiche a piacere
  • Sale e pepe

Pelate le patate e tagliatele a pezzetti non troppo grandi, in modo che possano cuocere abbastanza velocemente. Mettete in una padella un bel po’ di olio extravergine d’oliva e quando è caldo aggiungete lo spicchio d’aglio schiacciato con la buccia e le patate che dovrete avere asciugato per evitare che si attacchino alla padella.  Se lo desiderate per insaporire potrete aggiungere una noce di burro.

Lasciate cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti e se necessario aggiungete man mano un pochino di acqua. A cottura quasi ultimata aumentate la fiamma per dare un po’ di doratura e una volta spento il fuoco aggiungete un pochino del mix d’erbette aromatiche tritate finemente, il sale, il pepe e girate piano con un mestolo di legno per non rompere le patate.

Dolce:

  • 1 ananas
  • 50gr di burro
  • 100gr di zucchero di canna
  • Cannella in polvere
  • Un limone o un’arancia

Per un fine pranzo dolce, ma non troppo, l’ananas caramellato è perfetto e velocissimo da realizzare.

Per pulire l’ananas senza impazzire basta tagliargli il ciuffo e dividerlo in 4 spicchi. Ad ogni spicchio tagliate l’anima centrale che è quasi sempre dura e stopposa, dopodiché sbucciatelo della buccia andando a scavare con il coltello prima da una parte fino a metà e poi dall’altra. In questo modo il cuore dell’ananas sarà ben pulito e si presta ad essere tagliato a pezzetti regolari.

Una volta estratta tutta la polpa di questo frutto esotico, fate sciogliere, in un tegame di ghisa o alluminio, il burro al quale andrete ad aggiungere i pezzi di ananas, cuocendoli fino a farli dorare un pochino. A questo punto unite il succo di un’arancia o di un limone, la cannella e lo zucchero di canna. Mescolate in continuazione fino a che non si sarà formato il caramello.
Disponete i pezzi di ananas nei piatti e aspettate che si freddi un pochino prima di servire.

L’ananas caramellato può essere servito freddo o tiepido e per una presentazione ad effetto possono essere infilzati su degli spiedini e serviti con gelato alla crema o con una sfiziosissima lemon curd, ma anche impanati in una granella di nocciole tostate o amaretti sbriciolati.

Realizzando alcuni di questi piatti riuscirete a ideare un pasto sfizioso e nutriente!

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“Mens sana in corpore sano”: trattiamo bene il nostro corpo perché è il luogo in cui dovremo vivere per tutta la vita

Per avere cura del nostro corpo e stare bene, il modo migliore è mangiare sano e cercare di aiutarlo a costruire delle barriere naturali con cui poter affrontare i malesseri e seguire una dieta che serva a ridurre i fattori di rischio legati a malattie più gravi.

Oggi possiamo avvalerci di studi approfonditi sul cibo, effettuati da ricercatori di tutto il mondo e che ci aiutano a capire come fare a migliorare le nostre condizioni psicofisiche proprio imparando a riconoscere gli effetti benefici che possono fornire i vari alimenti. Sin dai tempi antichi è stato riconosciuto il loro importante compito dal momento in cui, “intaccando” il corpo, finiscono per interagire con la mente e lo spirito.

La cucina macrobiotica, frutto più che altro di una filosofia orientale, ad esempio, cerca di allontanare dal corpo le malattie tumorali attraverso le combinazioni tra quantità del cibo, le sue qualità e caratteristiche, in funzione dell’individuo e dell’ambiente in cui vive, rendendolo capace di gestire la propria salute con l’alimentazione. Oggi si prende in considerazione anche l’energia che proviene da un determinato alimento e che influisce sull’equilibrio psico-fisico dell’uomo creando addirittura un effetto placebo così forte da fornirci la cura giusta per combattere particolari periodi di stress, depressione o stati infiammatori in generale.

Ad esempio, nonostante la scienza abbia ampiamente dimostrato come una cipolla, tagliata e messa sul comodino o in giro per la casa, non assorba i germi e batteri delle persone con raffreddore o influenza curandoli, c’è ancora gente che crede che sia vero.

Quello che è vero invece è che la cipolla ha effetti antibatterici e antisettici naturali … ma per chi le mangia! La cipolla invece aiuta a guarire dalla tosse in supporto alle vecchie credenze popolari. Anche il colore del cibo, come nella cromoterapia, ci mette in condizione di provare degli stati emozionali diversi, legati a ricordi belli o brutti, e guidarci addirittura nella scelta e nella preferenza di una pietanza piuttosto che un’altra.

Allontaniamoci un momento dai tempi moderni, facendo un salto nel passato, scopriremo come gli antichi riuscivano già a scegliere il cibo in funzione dei suoi effetti benefici sul proprio organismo. Ad esempio la zuppa di cipolle, non era così tanto consumata dagli antichi solamente per questioni di disponibilità degli ingredienti e per motivi legati al limitato dispendio economico, bensì essi notarono che la zuppa di cipolle aveva proprietà diuretiche e quindi disintossicanti, che procurava vigore ai combattenti e poteri afrodisiaci agli uomini. Ancora la storia ci dice che la cipolla fu scelta dagli Egizi per la sua forma circolare e i cerchi concentrici simbolo della vita eterna.

Negli anni un’inversione di tendenza ha visto la zuppa di cipolle sui banchetti più rinomati degli aristocratici e addirittura come pietanza alla moda negli anni 70.
Oggi invece la zuppa di cipolle alla francese è considerata un “comfort food”, un vero e proprio toccasana, dalla bontà unica e dal grande effetto benefico su corpo e mente che travolge chi la assapora. Questo percorso ha visto la stessa pietanza avere comunque grande risalto, per motivi diversi, legati o no alla scienza. Il colore che conferisce la cipolla al nostro piatto, il bianco, è il colore della purezza anzi, in questo caso della purificazione e della disintossicazione grazie alla presenza della vitamina C che svolge una vera e propria pulizia dei metalli pesanti presenti nel corpo. La sensazione di leggerezza è dovuta inoltre all’aiuto che fornisce la cipolla nel processo digestivo. Le cipolle contengono inoltre i flavonoidi che sono antiossidanti importanti per la protezione del dna delle cellule contro gli attacchi maligni e per prevenire disturbi del sistema cardiocircolatorio.

Con l’arrivo della stagione fredda e il manifestarsi dei primi malesseri stagionali, converrà preparare per il pranzo un’ottima zuppa di cipolle francese che raccolga i consensi dei nostri familiari con il suo profumo e aspetto delizioso. Coinvolgiamo tutti nel benessere di questo piatto genuino, così ricco di gusto e di ricordi facendoci sentire forti di tutti i suoi elementi utili a combattere il freddo, il raffreddore e anche la tosse. Ricordiamo inoltre che la zuppa di cipolle aiuta a mantenersi in forma, può essere servita come piatto unico e ci regala un senso di sazietà e appagamento. Possiamo seguire i consigli della nonna e affettare sottilmente le cipolle per renderle più digeribili, lasciandole cuocere fino a ridurle in crema. Un po’ di farina servirà a dare ancora più cremosità alle cipolle e il pane ben abbrustolito non si sfalderà a contatto con il brodo di carne. Abbondiamo pure con il formaggio gruviera e scaldiamoci nel piacere di questo fantastico piatto!

 

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Scienze politiche: cosa si studia e cosa si diventa?

Per accedere al mondo del lavoro oggi più che mai è fondamentale possedere un diploma di laurea, ciò non significa, purtroppo, che si trova subito un’occupazione, come avveniva negli anni ’60\’70, perchè ormai il numero di laureati è molto alto, tuttavia è un titolo di studio sempre più richiesto in molti concorsi sia pubblici che privati, inoltre rappresenta il percorso naturale per ampliare le proprie conoscenze e per conseguire specifiche abilità. Ovviamente il binomio laurea-lavoro dipende essenzialmente dal tipo di laurea che si consegue. Perciò l’aspirante matricola deve fare una scelta oculata al momento dell’iscrizione, optando per una facoltà che coniughi i propri interessi, le proprie inclinazioni di studio con gli sbocchi lavorativi previsti.

Lo studente, prima dell’iscrizione alla facoltà universitaria, si deve chiedere quale lavoro vorrebbe fare e qual’è il percorso di studi accademico che gli permette di accedervi, tenendo conto che tra i requisiti richiesti da molte aziende per le assunzioni, rientra il diploma di laurea con il massimo dei voti. In pratica, per avere ottime possibilità di svolgere la professione desiderata al termine del percorso accademico, occorre scegliere una facoltà universitaria che offra il titolo richiesto, un piano di studi flessibile ed un ampio ventaglio di sbocchi lavorativi. La facoltà di Scienze Politiche risponde pienamente a tutti questi requisiti e la città che più si presta a questo tipo di indirizzo è sicuramente Milano. Oltre alle possibilità lavorative future, questa città offre anche un ampio ventaglio di università tra cui scegliere in grado di preparare lo studente in modo adeguato; tra le più rinomate e scelte dobbiamo citare sicuramente la facoltà di Niccolò Cusano, uno degli atenei telematici sul territorio nazionale riconosciuti dal MIUR, che ha una delle sue sedi proprio a Milano, permettendo così di iscriversi al suo corso in scienze politiche, e di seguire le lezioni sia in sede che per via telematica.

Il futuro laureato in Scienze Politiche può accedere a molti settori lavorativi che vanno dal funzionariato presso le Organizzazioni Non Governative, gli Istituti Internazionali, alle Ambasciate, ai Ministeri, alle Regioni e ai Comuni. Chi desidera inserirsi nel mondo della comunicazione, oggi così variegato e in continua evoluzione, come il giornalismo, la laurea in Scienze Politiche è sicuramente il titolo di studi più indicato. Inoltre la laurea in Scienze Politiche permette di diventare Prefetto, di entrare nelle Forze dell’Ordine come Commissario di Polizia, Ufficiale dell’Esercito e\o dell’Arma dei Carabinieri. In base agli indirizzi scelti e, di conseguenza, al Piano di studi seguito, è aperta anche la strada all’insegnamento di materie giuridiche ed economiche, all’impiego presso gli istituti bancari e agli studi di commercialisti, alla professione di mediatore culturale.

Si evince, dunque, che il campo di occupazione che permette questa laurea è veramente molto vasto, ma cosa si studia esattamente a Scienze Politiche? Si tratta di un corso di laurea che, in un unico curriculum, prevede una preparazione sia sul campo economico-giuridico che sul piano socio-politico; la professionalizzazione è molto ampia e, in linea con le esigenze personali, lo studente può maggiormente orientarsi verso gli studi storici, soprattutto dei “fatti” contemporanei, sugli insegnamenti giuridici, economici e sociologici, attenzionare l’analisi delle dinamiche e delle relazioni internazionali.

In base alla combinazione degli insegnamenti storici, giuridici, economici, sociologici, scelti nel proprio piano di studi, si perviene a cinque diversi indirizzi: storico-politico, politico-amministrativo, politico-economico, politico-sociale e politico-internazionale. Questa facoltà dà ampio spazio alla conoscenza delle lingue straniere e prevede la partecipazione a stage all’estero. Oggi si può conseguire la laurea in Scienze Politiche anche con l’iscrizione alle università online, che permettono di seguire i corsi con il metodo dell’e-learning, direttamente da casa, e di presentarsi nelle sedi universitarie solo per sostenere gli esami. Questa modalità consente di conseguire la laurea ai lavoratori che non possono adattare le proprie esigenze agli orari fissi delle lezioni in aula, a tutti i fuori sede sollevati dalle onerose spese di trasporto, vitto e alloggio altrimenti necessarie.

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Hello bank! lancia Hello! World

Qual è il profilo della ‘banca nuova’ (quella del presente, ma che guarda anche al futuro)? Come può, oggi, una banca stabilire con i propri clienti una comunicazione al passo con i tempi? Hello! World – il nuovo prodotto di Hello bank! – tenta di dare una risposta a questi interrogativi e lo fa andando alle radici del rapporto tra banca e cliente. La parola d’ordine è innovazione: del linguaggio e dei suoi contenuti. E’ sulla base di questi presupposti che Hello bank! ha lanciato una novità volta a rivoluzionare il rapporto tra banca e utente. Si tratta di Hello! World, un magazine creato apposta per i fruitori dei servizi Hello bank!. Lo scopo dell’iniziativa è chiaro: trasformare il cliente (costituzionalmente anonimo) in lettore (dotato di un’identità ben definita) in modo tale da cambiare il rapporto con lui. Dargli un volto per costruire una relazione. Del resto, basta dare un’occhiata agli articoli per intercettare il profilo di un lettore-cliente curioso e soprattutto ‘appassionato’. Una persona che si entusiasma a leggere che ad Amsterdam c’è un murales di 100 metri o che l’albergo più antico del mondo si trova in Giappone. Le sezioni stesse del magazine sembrano ristabilire su altre basi il rapporto tra banca e cliente. News, Benessere, Cultura, Lifestyle, Musica, Scienza, Viaggi… come a dire: coltivare il tuo benessere economico, serve a questo. E’un investimento che ti consente di migliorare la tua qualità di vita e di seguire le tue passioni. La parola passione, d’altra parte, è il filo conduttore e lo slogan in tralice dell’iniziativa. E non è un caso che la passione emerga come protagonista indiscussa del video manifesto di Hello! World. Gli ‘appassionati’ in questo caso non sono i protagonisti, ma i destinatari del film in cui – a parlare – è la passione in persona: una sorta di voce che racconta se stessa allo spettatore.

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Marco Tronchetti Provera assolto per il caso Kroll

Lo spionaggio nei confronti di Telecom Italia, l’accusa infondata di ricettazione per il presidente di Telecom, la condanna, prima, e poi l’assoluzione totale di Marco Tronchetti Provera. Storie di spionaggio industriale e hackeraggio informatico: il Caso Kroll.

Anche se i temi dello spionaggio industriale e dell’hackeraggio informatico sembrano più adatti a una serie televisiva o a una spy story cinematografica, questi sono argomenti che toccano da vicino la nostra società e la nostra economia, soprattutto nel campo della grande industria, delle telecomunicazioni e dell’innovazione tecnologica.

 

Scenario e protagonisti

Un caso che ha avuto risonanza in Italia, suscitando l’interesse dei media, è quello del cosiddetto Caso Kroll, spionaggio industriale ai danni di Marco Tronchetti Provera e Telecom; un caso che si protrae da oltre 15 anni e che recentemente è stato riaperto con degli sviluppi inaspettati.

Gli esordi della vicenda si collocano attorno al 2000, in un momento in cui la principale società italiana per le telecomunicazioni, ossia Telecom Italia, tentava di prendere il controllo della estera Brasil Telecom contrapponendosi ad alcuni fondi di investimento brasiliani.

In questo contenzioso economico entrano in gioco i protagonisti della vicenda: Marco Tronchetti Provera, uno dei maggiori esponenti del mondo imprenditoriale italiano e internazionale – già dirigente Pirelli e divenuto nel 2001 il nuovo Presidente Telecom – e una delle più famose agenzie investigative private, la Kroll, assunta dai suoi rivali sudamericani Cico e Dantas.

 

L’inizio della vicenda giudiziaria

Appreso che la Kroll era stata incarica di portare avanti delle azioni di spionaggio nei confronti della sua società e della sua famiglia, nel 2004 Tronchetti Provera decide di denunciarla alle autorità italiane e brasiliane.

Si apre un importante procedimento giudiziario che, nel novembre 2012, vede un ribaltamento di ruoli: l’accusatore stesso viene rinviato a giudizio ed è costretto a sedersi al banco degli imputati davanti al Tribunale di Milano. A suo carico pende un’accusa di ricettazione per il modo in cui è venuto in possesso delle informazioni che, 8 anni prima, gli avevano permesso di denunciare la Kroll. Si parla di un cd contenente le prove che l’agenzia aveva intercettato i membri dello staff Telecom a scopo di spionaggio industriale. Tuttavia, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo sostiene che tali informazioni sono state prelevate dal computer di un dipendente della Kroll con un’operazione illegale di hackeraggio, messa in atto dal capo della Security Telecom Giuliano Tavaroli, condannato nel 2013 per il caso collegato dei dossier illegali.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Milano ritiene che Marco Tronchetti Provera sia consapevole della natura illecita di quei file e che abbia autorizzato Tavaroli e gli avvocati della Società Telecom (Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli) a utilizzarli per presentare una denuncia contro la Kroll alle autorità giudiziarie di Italia e Brasile. Per questo viene condannato a due anni e al pagamento di una multa di cinquemila euro.

 

La condanna in primo grado

Il 17 Luglio del 2013 viene decretata la condanna in primo grado per il reato di ricettazione, secondo la quale l’imprenditore avrebbe dovuto scontare 1 anno e 8 mesi di reclusione e risarcire economicamente le parti lese, tra cui Telecom stessa. Gli furono concesse dal giudice le attenuanti generiche e la sospensione della pena, secondo la legislazione vigente coperta da indulto.

 

La decisione della Corte d’Appello: Tronchetti Provera assolto

Il caso viene portato in appello dai nuovi avvocati dell’imprenditore, Marco De Luca e Giuseppe Lombardi, intenzionati a ottenere l’assoluzione del loro assistito per non aver compiuto materialmente il fatto.

Anche se il reato di ricettazione cade in prescrizione nel settembre del 2013, Tronchetti Provera decide di rinunciare alla prescrizione e di essere giudicato nel merito, affrontando il processo di appello.

Ne esce vincente: nonostante gli sforzi del sostituto procuratore generale Felice Isnardi per ottenere la conferma della condanna del 2013, la presidentessa della Corte d’Appello Marta Malacarne e gli altri giudici ritengono che il manager Telecom era legittimato a utilizzare quelle informazioni per auto-tutelarsi e si pronunciano a suo favore.

Marco Tronchetti Provera è assolto con formula piena l’11 Giugno 2015.

 

La sentenza della Cassazione

La vicenda, apparentemente conclusa, si è riaperta recentemente, con uno sviluppo che ha rimesso tutto in discussione: il 18 febbraio 2016, la Corte di Cassazione di Roma ha deciso di annullare la sentenza della Corte d’Appello di Milano, cancellando l’assoluzione in secondo grado dall’accusa di ricettazione per Tronchetti Provera.

Avendo rinunciato alla prescrizione nel 2015, il Presidente Pirelli deve affrontare il secondo Appello deciso dalla Cassazione, che ha accolto le segnalazioni e i pareri dei procuratori Mario Fraticelli e Felice Isnardi e dell’avvocato Lucio Lucia, rappresentante della parte civile.

L’annullamento dell’assoluzione è stato motivato principalmente dal fatto che, nel 2015, la Corte d’Appello decise di acquisire, come prove nuove e rilevanti, le dichiarazioni degli ex legali Telecom Chiappetta e Muciarelli. Tuttavia, queste nuove dichiarazioni furono acquisite senza riaprire l’istruttoria e senza dare quindi la possibilità agli avvocati della Procura e delle parti civili di esaminarle e controinterrogare gli imputati.

 

Verso l’Appello bis

I legali di Provera hanno dichiarato il loro rammarico per la decisione della Cassazione di annullare la sentenza della Corte d’Appello, che aveva riconosciuto Provera assolto.

Sostengono fortemente l’idea che era stata la base della loro difesa: la ricettazione contestata a Provera non costituiva reato, in quanto le informazioni erano state acquisite per denunciare un illecito e per difendersi.

In attesa di ascoltare le motivazioni che hanno portato la Cassazione a una tale soluzione e di confrontarsi con essa in aula, gli avvocati del manager Pirelli si dichiarano pronti ad affrontare l’Appello bis, fiduciosi di riuscire a ottenere la totale assoluzione. Di nuovo.

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