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Scienze politiche: cosa si studia e cosa si diventa?

Per accedere al mondo del lavoro oggi più che mai è fondamentale possedere un diploma di laurea, ciò non significa, purtroppo, che si trova subito un’occupazione, come avveniva negli anni ’60\’70, perchè ormai il numero di laureati è molto alto, tuttavia è un titolo di studio sempre più richiesto in molti concorsi sia pubblici che privati, inoltre rappresenta il percorso naturale per ampliare le proprie conoscenze e per conseguire specifiche abilità. Ovviamente il binomio laurea-lavoro dipende essenzialmente dal tipo di laurea che si consegue. Perciò l’aspirante matricola deve fare una scelta oculata al momento dell’iscrizione, optando per una facoltà che coniughi i propri interessi, le proprie inclinazioni di studio con gli sbocchi lavorativi previsti.

Lo studente, prima dell’iscrizione alla facoltà universitaria, si deve chiedere quale lavoro vorrebbe fare e qual’è il percorso di studi accademico che gli permette di accedervi, tenendo conto che tra i requisiti richiesti da molte aziende per le assunzioni, rientra il diploma di laurea con il massimo dei voti. In pratica, per avere ottime possibilità di svolgere la professione desiderata al termine del percorso accademico, occorre scegliere una facoltà universitaria che offra il titolo richiesto, un piano di studi flessibile ed un ampio ventaglio di sbocchi lavorativi. La facoltà di Scienze Politiche risponde pienamente a tutti questi requisiti e la città che più si presta a questo tipo di indirizzo è sicuramente Milano. Oltre alle possibilità lavorative future, questa città offre anche un ampio ventaglio di università tra cui scegliere in grado di preparare lo studente in modo adeguato; tra le più rinomate e scelte dobbiamo citare sicuramente la facoltà di Niccolò Cusano, uno degli atenei telematici sul territorio nazionale riconosciuti dal MIUR, che ha una delle sue sedi proprio a Milano, permettendo così di iscriversi al suo corso in scienze politiche, e di seguire le lezioni sia in sede che per via telematica.

Il futuro laureato in Scienze Politiche può accedere a molti settori lavorativi che vanno dal funzionariato presso le Organizzazioni Non Governative, gli Istituti Internazionali, alle Ambasciate, ai Ministeri, alle Regioni e ai Comuni. Chi desidera inserirsi nel mondo della comunicazione, oggi così variegato e in continua evoluzione, come il giornalismo, la laurea in Scienze Politiche è sicuramente il titolo di studi più indicato. Inoltre la laurea in Scienze Politiche permette di diventare Prefetto, di entrare nelle Forze dell’Ordine come Commissario di Polizia, Ufficiale dell’Esercito e\o dell’Arma dei Carabinieri. In base agli indirizzi scelti e, di conseguenza, al Piano di studi seguito, è aperta anche la strada all’insegnamento di materie giuridiche ed economiche, all’impiego presso gli istituti bancari e agli studi di commercialisti, alla professione di mediatore culturale.

Si evince, dunque, che il campo di occupazione che permette questa laurea è veramente molto vasto, ma cosa si studia esattamente a Scienze Politiche? Si tratta di un corso di laurea che, in un unico curriculum, prevede una preparazione sia sul campo economico-giuridico che sul piano socio-politico; la professionalizzazione è molto ampia e, in linea con le esigenze personali, lo studente può maggiormente orientarsi verso gli studi storici, soprattutto dei “fatti” contemporanei, sugli insegnamenti giuridici, economici e sociologici, attenzionare l’analisi delle dinamiche e delle relazioni internazionali.

In base alla combinazione degli insegnamenti storici, giuridici, economici, sociologici, scelti nel proprio piano di studi, si perviene a cinque diversi indirizzi: storico-politico, politico-amministrativo, politico-economico, politico-sociale e politico-internazionale. Questa facoltà dà ampio spazio alla conoscenza delle lingue straniere e prevede la partecipazione a stage all’estero. Oggi si può conseguire la laurea in Scienze Politiche anche con l’iscrizione alle università online, che permettono di seguire i corsi con il metodo dell’e-learning, direttamente da casa, e di presentarsi nelle sedi universitarie solo per sostenere gli esami. Questa modalità consente di conseguire la laurea ai lavoratori che non possono adattare le proprie esigenze agli orari fissi delle lezioni in aula, a tutti i fuori sede sollevati dalle onerose spese di trasporto, vitto e alloggio altrimenti necessarie.

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Hello bank! lancia Hello! World

Qual è il profilo della ‘banca nuova’ (quella del presente, ma che guarda anche al futuro)? Come può, oggi, una banca stabilire con i propri clienti una comunicazione al passo con i tempi? Hello! World – il nuovo prodotto di Hello bank! – tenta di dare una risposta a questi interrogativi e lo fa andando alle radici del rapporto tra banca e cliente. La parola d’ordine è innovazione: del linguaggio e dei suoi contenuti. E’ sulla base di questi presupposti che Hello bank! ha lanciato una novità volta a rivoluzionare il rapporto tra banca e utente. Si tratta di Hello! World, un magazine creato apposta per i fruitori dei servizi Hello bank!. Lo scopo dell’iniziativa è chiaro: trasformare il cliente (costituzionalmente anonimo) in lettore (dotato di un’identità ben definita) in modo tale da cambiare il rapporto con lui. Dargli un volto per costruire una relazione. Del resto, basta dare un’occhiata agli articoli per intercettare il profilo di un lettore-cliente curioso e soprattutto ‘appassionato’. Una persona che si entusiasma a leggere che ad Amsterdam c’è un murales di 100 metri o che l’albergo più antico del mondo si trova in Giappone. Le sezioni stesse del magazine sembrano ristabilire su altre basi il rapporto tra banca e cliente. News, Benessere, Cultura, Lifestyle, Musica, Scienza, Viaggi… come a dire: coltivare il tuo benessere economico, serve a questo. E’un investimento che ti consente di migliorare la tua qualità di vita e di seguire le tue passioni. La parola passione, d’altra parte, è il filo conduttore e lo slogan in tralice dell’iniziativa. E non è un caso che la passione emerga come protagonista indiscussa del video manifesto di Hello! World. Gli ‘appassionati’ in questo caso non sono i protagonisti, ma i destinatari del film in cui – a parlare – è la passione in persona: una sorta di voce che racconta se stessa allo spettatore.

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Marco Tronchetti Provera assolto per il caso Kroll

Lo spionaggio nei confronti di Telecom Italia, l’accusa infondata di ricettazione per il presidente di Telecom, la condanna, prima, e poi l’assoluzione totale di Marco Tronchetti Provera. Storie di spionaggio industriale e hackeraggio informatico: il Caso Kroll.

Anche se i temi dello spionaggio industriale e dell’hackeraggio informatico sembrano più adatti a una serie televisiva o a una spy story cinematografica, questi sono argomenti che toccano da vicino la nostra società e la nostra economia, soprattutto nel campo della grande industria, delle telecomunicazioni e dell’innovazione tecnologica.

 

Scenario e protagonisti

Un caso che ha avuto risonanza in Italia, suscitando l’interesse dei media, è quello del cosiddetto Caso Kroll, spionaggio industriale ai danni di Marco Tronchetti Provera e Telecom; un caso che si protrae da oltre 15 anni e che recentemente è stato riaperto con degli sviluppi inaspettati.

Gli esordi della vicenda si collocano attorno al 2000, in un momento in cui la principale società italiana per le telecomunicazioni, ossia Telecom Italia, tentava di prendere il controllo della estera Brasil Telecom contrapponendosi ad alcuni fondi di investimento brasiliani.

In questo contenzioso economico entrano in gioco i protagonisti della vicenda: Marco Tronchetti Provera, uno dei maggiori esponenti del mondo imprenditoriale italiano e internazionale – già dirigente Pirelli e divenuto nel 2001 il nuovo Presidente Telecom – e una delle più famose agenzie investigative private, la Kroll, assunta dai suoi rivali sudamericani Cico e Dantas.

 

L’inizio della vicenda giudiziaria

Appreso che la Kroll era stata incarica di portare avanti delle azioni di spionaggio nei confronti della sua società e della sua famiglia, nel 2004 Tronchetti Provera decide di denunciarla alle autorità italiane e brasiliane.

Si apre un importante procedimento giudiziario che, nel novembre 2012, vede un ribaltamento di ruoli: l’accusatore stesso viene rinviato a giudizio ed è costretto a sedersi al banco degli imputati davanti al Tribunale di Milano. A suo carico pende un’accusa di ricettazione per il modo in cui è venuto in possesso delle informazioni che, 8 anni prima, gli avevano permesso di denunciare la Kroll. Si parla di un cd contenente le prove che l’agenzia aveva intercettato i membri dello staff Telecom a scopo di spionaggio industriale. Tuttavia, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo sostiene che tali informazioni sono state prelevate dal computer di un dipendente della Kroll con un’operazione illegale di hackeraggio, messa in atto dal capo della Security Telecom Giuliano Tavaroli, condannato nel 2013 per il caso collegato dei dossier illegali.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Milano ritiene che Marco Tronchetti Provera sia consapevole della natura illecita di quei file e che abbia autorizzato Tavaroli e gli avvocati della Società Telecom (Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli) a utilizzarli per presentare una denuncia contro la Kroll alle autorità giudiziarie di Italia e Brasile. Per questo viene condannato a due anni e al pagamento di una multa di cinquemila euro.

 

La condanna in primo grado

Il 17 Luglio del 2013 viene decretata la condanna in primo grado per il reato di ricettazione, secondo la quale l’imprenditore avrebbe dovuto scontare 1 anno e 8 mesi di reclusione e risarcire economicamente le parti lese, tra cui Telecom stessa. Gli furono concesse dal giudice le attenuanti generiche e la sospensione della pena, secondo la legislazione vigente coperta da indulto.

 

La decisione della Corte d’Appello: Tronchetti Provera assolto

Il caso viene portato in appello dai nuovi avvocati dell’imprenditore, Marco De Luca e Giuseppe Lombardi, intenzionati a ottenere l’assoluzione del loro assistito per non aver compiuto materialmente il fatto.

Anche se il reato di ricettazione cade in prescrizione nel settembre del 2013, Tronchetti Provera decide di rinunciare alla prescrizione e di essere giudicato nel merito, affrontando il processo di appello.

Ne esce vincente: nonostante gli sforzi del sostituto procuratore generale Felice Isnardi per ottenere la conferma della condanna del 2013, la presidentessa della Corte d’Appello Marta Malacarne e gli altri giudici ritengono che il manager Telecom era legittimato a utilizzare quelle informazioni per auto-tutelarsi e si pronunciano a suo favore.

Marco Tronchetti Provera è assolto con formula piena l’11 Giugno 2015.

 

La sentenza della Cassazione

La vicenda, apparentemente conclusa, si è riaperta recentemente, con uno sviluppo che ha rimesso tutto in discussione: il 18 febbraio 2016, la Corte di Cassazione di Roma ha deciso di annullare la sentenza della Corte d’Appello di Milano, cancellando l’assoluzione in secondo grado dall’accusa di ricettazione per Tronchetti Provera.

Avendo rinunciato alla prescrizione nel 2015, il Presidente Pirelli deve affrontare il secondo Appello deciso dalla Cassazione, che ha accolto le segnalazioni e i pareri dei procuratori Mario Fraticelli e Felice Isnardi e dell’avvocato Lucio Lucia, rappresentante della parte civile.

L’annullamento dell’assoluzione è stato motivato principalmente dal fatto che, nel 2015, la Corte d’Appello decise di acquisire, come prove nuove e rilevanti, le dichiarazioni degli ex legali Telecom Chiappetta e Muciarelli. Tuttavia, queste nuove dichiarazioni furono acquisite senza riaprire l’istruttoria e senza dare quindi la possibilità agli avvocati della Procura e delle parti civili di esaminarle e controinterrogare gli imputati.

 

Verso l’Appello bis

I legali di Provera hanno dichiarato il loro rammarico per la decisione della Cassazione di annullare la sentenza della Corte d’Appello, che aveva riconosciuto Provera assolto.

Sostengono fortemente l’idea che era stata la base della loro difesa: la ricettazione contestata a Provera non costituiva reato, in quanto le informazioni erano state acquisite per denunciare un illecito e per difendersi.

In attesa di ascoltare le motivazioni che hanno portato la Cassazione a una tale soluzione e di confrontarsi con essa in aula, gli avvocati del manager Pirelli si dichiarano pronti ad affrontare l’Appello bis, fiduciosi di riuscire a ottenere la totale assoluzione. Di nuovo.

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Da Bruxelles, una storia che ne contiene tante

Shoot4Change sta cercando di raccontare le storie rifugiate di chi scappa dalla paura e dalla distruzione. Cercano di farlo senza retorica e con una narrativa positiva. E, soprattutto, partendo dal presupposto che la parola “rifugiato” sia un aggettivo e non un sostantivo.

Chi arriva qui, prima era “altro”. Purtroppo per molti, troppi, un rifugiato smette di essere ciò che era e diventa “semplicemente” un rifugiato, un numero, una statistica e – in ultima analisi – un problema…

Lui si chiama Sultan, ha 22 anni e viene da Aleppo. Lì era un fotografo freelance e aveva da poco cominciato una promettente carriera, prima di rifugiarsi a Bruxelles con la sua macchina fotografica piena di storie.

Lei si chiama Rand, ha 21 anni e viene da un paesino vicino Damasco. Studiava musica prima di scappare dalla guerra e rifugiarsi, pochi mesi fa, a Bruxelles. Entrambi, adesso, sono volontari in un’associazione non profit che fornisce supporto psicologico a bambini rifugiati e fanno parte del gruppo di…

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Fratelli Branca: quando lo spot pubblicitario diventa quasi un film

A volte capiamo come e quanto è cambiato il mondo, in modo del tutto insolito. Per esempio, a partire da una pubblicità. Che dietro a Fratelli Branca Distillerie ci fosse una storia secolare, sono in molti a saperlo: dietro a certe realtà, il profumo degli anni si sente e non è vecchiaia, ma stagionatura, maturità.

Basti pensare alle origini del Fernet Branca: un amaro che nel suo bouquet riunisce erbe e spezie provenienti dai 4 continenti. Nacque a Milano, tanto tempo fa, da un’idea del dottor Fernet e di Bernardino Branca e si racconta che venne usato addirittura come ‘farmaco’ durante l’epidemia di colera del 1845. Tra liquori e medicine, all’epoca, scorreva un sottile filo rosso, tanto che anche un secolo più tardi (in pieno Novecento) era in commercio un ‘Fernet 914′, utilizzato per le sue proprietà ricostituenti.

Da allora, di anni ne sono passati parecchi e il tempo degli speziali appartiene ormai al passato. E’ curioso, però, rilevare come il gioiello delle Distillerie Fratelli Branca abbia attraversato i secoli rimanendo al passo con i tempi. Adattando, cioè, il linguaggio delle sue pubblicità alla comunicazione del momento. E’ curioso, per esempio, guardare i vecchi spot pubblicitari: il mitico Carosello degli anni ’70 “Oggetti in movimento”, così curato nelle immagini, così decorativo… o il memorabile “Soprattutto Fernet Branca”.

E oggi? Oggi le Distillerie Fratelli Branca tornano sulle barricate con uno spot che è quasi un film, o meglio: uno spaccato intenso, che esprime attraverso immagini e parole i profondi cambiamenti che sono avvenuti nel mondo della comunicazione pubblicitaria. Emozioni, passione, emotività: queste sono le nuove (e allo stesso tempo vecchissime) corde evocate dallo spot. Ed è in questo senso, in effetti, che marcia la comunicazione pubblicitaria contemporanea. A volte facendo centro e a volte no. In questo caso, sicuramente, il valore creativo dello spot è molto alto. “Questo spot segna un passo in avanti rispetto alle precedenti comunicazioni – racconta Niccolò Branca, Presidente e Ad delle Distillerie Branca – Fernet-Branca comunica il suo mondo di marca, fatto di valori profondi, mai banali e dalla forte personalità, oltre che sottolineare occasioni di consumo conviviali dall’aperitivo al dopo pasto”.

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Vitra: il mini-film per la storia del design

Il design è in costate evoluzione e negli anni è cambiato moltissimo. Il merito va alla tecnologia, ma anche alle idee di designer creativi e di imprenditori intraprendenti. Per questi motivi, ha una storia alla spalle che merita di essere conosciuta, sia dagli amanti dell’arredamento che da coloro che operano in questo settore. A questo proposito, è stato creato un mini-film che si rivela un interessante documentario caratterizzato da dinamicità, foto attuali e immagini di altri tempi. Ma ecco tutto quello che dovreste sapere a riguardo.

Questo cortometraggio è stato creato per presentare Vitra, uno dei brand più conosciuti e famosi in tutto il mondo, che si presenta come un leader del settore dell’arredamento che ha saputo trasformare il design in una vera e propria forma d’arte. L’azienda è nata nel 1950, precisamente a Weil am Rhein in Germania, dalle idee di Wili Fehlbaum. Quest’ultimo è un commerciante che ha intrapreso la sua lunga e interessante carriera acquistando i diritti delle opere di George Nelson e di Charles e Ray Eames. Il fondatore di questo brand è riuscito ad identificare quelle opere che sarebbero diventate parte della storia dell’architettura e del design e, da quel momento, è stato in grado di creare un’azienda capace di trasformare i pezzi d’arredamento in vere e proprie opere d’arte. Lo stile aziendale è il protagonista di un museo dedicato al marchio e, adesso, anche di un insolito mini-film/documentario.

Il cortometraggio del quale stiamo parlando mostra un ricco e vivace slide-show per gran parte della sua durata, in grado di catturare l’attenzione dello spettatore e di raccontargli tutto quello che deve sapere sulla storia del design del brand. Infatti, durante la visione, appariranno numerosi capolavori firmati dall’azienda, come ad esempio la “Plastic Side Chair” e la “Lounge Chair”, realizzate dagli artisti, designer e progettisti Charles e Ray Eames. Guardando questo mini-film è facile rendersi conto che non si tratta di semplici sedie, poltrone o altri articoli d’arredamento: ogni pezzo firmato da Vitra (qualche esempio in questo sito di prodotti d’arredo) ha una particolare forma, interessanti colori e stupefacenti dettagli che consentono di guardare oltre l’arredamento. Ogni prodotto permette di intuire la sua storia e di godere di un design praticamente introvabile.

Questo mini-film consente di capire come le abitazioni possono diventare moderne e acquisire una particolare classe anche grazie ad un solo oggetto in grado di donare un grande valore aggiunto all’intero ambiente. Oltre ai capolavori che mescolano il meglio del design e dell’arte, il documentario permette allo spettatore di fare un salto nel passato e di rivivere la storia di questa azienda. Ogni immagine è ben scelta e aiuta a scoprire come e da cosa nasce una realtà aziendale così speciale e anche come è stata capace di acquisire fin da subito una notevole autorevolezza nel settore. Il filmato è caratterizzato da ironia, velocità e dettagli che aiutano a percepire e inquadrare la personalità di questa azienda, dei suoi fondatori e di tutti coloro che lavorano al suo interno. Ovviamente, fa intuire anche l’eleganza e tutti i punti di forza che valorizzano ogni prodotto firmato da Vitra.

Il documentario non ha un titolo particolare, ma si chiama semplicemente “A film about Vitra” ed è proprio questo quello che offre dall’inizio alla fine. Fa sorridere e suscita interesse in quanto, oltre a mostrare le foto e le immagini dal passato, ci permette anche di ascoltare le opinioni di personaggi come Antonio Citterio e Alberto Meda, che parlano della manifattura tedesca con una grande ironia. In poche parole, il mini-film è efficace, interessante e coinvolgente: in soli cinque minuti riesce a raccontare allo spettatore tutto quello che dovrebbe sapere su Vitra e sul design dell’azienda, senza annoiarlo e anche facendo in modo che non si distragga. L’unico “difetto” del video è la lingua ma, anche se è in inglese e non tutti lo comprendono, c’è da dire che, in questo caso, le immagini utilizzate valgono davvero molto di più di mille parole.

 

 

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Il campanile di Giotto e il writer anti writer

Salendo i 414 scalini e guadagnando faticosamente gli ottanta metri che ci separano dalla “vetta” (la Bellezza chiede sempre un po’ di sacrificio) ci si inoltra in un’esperienza incongrua. La suggestione del Bello c’è eccome e si respira scalino dopo scalino, ma le pareti del Campanile di Giotto a Firenze sono deturpate da migliaia di […] Potrebbe interessarti anche

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Il rinoceronte cambia casa. E si salva dai bracconieri

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Con i B.livers per tornare a sognare

Bisognerebbe usare parole comuni per raccontare cose non comuni. Ma per questo ci vorrebbero Schopenhauer e Charlie Brown. Io quel che ho visto con questi ragazzi malati lo racconto con una parola sola: emozione.  Niente altro  da aggiungere. Il resto è la cronaca di un incontro. Un pomeriggio a Milano. Una porta che si apre. Un […] Potrebbe interessarti anche

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I «cleaning days» per le scuole di Milano

Facciamola finita, e quindi “facciamola pulita”. Liberarsi dalle tag e imparare a prendersi cura della propria città partendo dalla scuola, il luogo dove crescono i giovani, cittadini di oggi e di domani. Sono questi gli obiettivi principali, ma non i soli, dei “cleaning days”, iniziativa indetta per sabato 2 e domemica 3 aprile dal Comune […] Potrebbe interessarti anche

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La scelta coraggiosa (e vincente) di Campo Dall’Orto

La discussione si era riaccesa dopo la puntata del 21 febbraio di Domenica In. Il punto interrogativo lo aveva posto Michele Ansaldi, deputato in quota PD e membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi:  davvero non è possibile immaginare degli spazi Tv capaci di lasciare per un attimo da […] Potrebbe interessarti anche

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L’extravergine nasce nel carcere di Sollicciano

FIRENZE – La scena è incongrua e allo stesso tempo sublime. E sembra spezzare, come un’improbabile stringa spazio temporale, il monotono e plumbeo incedere del tempo che in quel luogo ha significati diversi, sensazione sghembe . Cammini verso un’area di Sollicciano, il carcere di Firenze, verso ciò che qui si chiama il Giardino degli Incontri, […] Potrebbe interessarti anche

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L’amore di una nonna che dona il rene al nipote

Fin da bambino conviveva con una malattia renale congenita che, da oltre un anno, lo aveva obbligato a sottoporsi alla dialisi. Adesso, però, la sua vita è destinata a cambiare, a diventare normale, come quella dei suoi coetanei. Sua nonna Giuseppina di 56 anni, infatti, ha donato al nipote quindicenne un rene. Un gesto d’amore […] Potrebbe interessarti anche

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5 consigli per la migliore SEO di sempre

Su Google conta solo essere sulla prima pagina: l’85% degli utenti non vanno oltre la seconda pagina e il 70% dei click vai ai primi cinque risultati. Non essere presenti nei primi 10 equivale a non esistere sul Web. Ecco qualche consiglio per la realizzazione di siti e-commerce e per posizionarsi nel migliore dei modi sui motori di ricerca.

1.Documentati. Prima di approcciare al commercio elettronico si deve conoscere bene non solo la reale domanda di mercato online ma anche i propri competitor. Solo in questo modo e con una reale panoramica del futuro e-commerce si può pianificare una strategia per vendere online competitiva, solida e duratura.

2.Pianifica la strategia giusta. Per vendere online con successo bisogna aver chiaro l’obiettivo da raggiungere: migliorare l’immagine, far conoscere i prodotti, generare business? E’ in base a questo che devi studiare la strategie SEO e di Web marketing più idonea alla tua attività. Sicuramente, uno dei primi passi è quello di intercettare le keyword corrette, ovvero le parole chiavi con le quali gli utenti cercano i tuoi  prodotti online:

  • Scegliere le parole chiave più pertinenti al tuo settore merceologico.
  • Le parole chiave a coda lunga o long tail (tre o quattro parole, per es. “finestre pvc Milano”) generano meno clic e visualizzazioni, ma producono visite più profilate.
  • Il motore di ricerca premia le pagine con contenuti di qualità e ben ottimizzate. Guai cercare di fregarlo con ripetizioni innaturali di parole.

3. Pianifica i contenuti. Ogni sito che vanta una solida strategia alle spalle non può sottovalutare l’importanza dei contenuti. Ogni contenuto deve essere ‘di qualità’ ovvero deve essere appetibile ai motori di ricerca (qui interviene il copywriting SEO) e sia agli utenti, d’altronde sono loro che devono interagire con il sito web. Bisogna creare contenuti (testi, immagini, video) di qualità e appetibili sia per i motori di ricerca che per gli utenti. Funzionano i siti che hanno uno stile, un’utilità, danno informazioni ben precise e sono usabili. Parlarne nei blog, nei forum, nelle community, nei social network. Crea una pagina su Google Plus e una Fanpage su Facebook: insomma, fatti notare.

4. Fai un salto di qualità tecnico. Un sito ben indicizzato si carica velocemente, è molto linkato da altri siti, ha un tag title (descrizione generale del sito) e molto altro. Dove non si arriva con il fai da te, subentra un esperto SEO e di Web Marketing, una figura professionale in grado di pianificare una strategia duratura che ha un unico obiettivo: aumentare il fatturato di un negozio online.

5. Conquista il mobile. La maggior parte degli acquisti e della navigazione, oggi avviene da tablet e smartphone. Google lo sa bene, per questo, ‘premia’ i siti web responsive ovvero in grado di essere ben consultati da qualsiasi dispositivo. Creare un sito web responsive ti permette di essere presente online a 360° e di non farti scappare una fetta di utenti che consulta, scegli e compra dallo smartphone o dal tablet.

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Nuovo conto corrente: difficile scelta!

Possedere un conto corrente è ormai diventata una necessità, soprattutto ora che il Governo, sotto la pressione delle linee guida europee, ha introdotto nuove misure finalizzate ad incentivare il pagamento attraverso bancomat e carte di credito. Le proposte a disposizione sono numerose, così come le offerte promozionali reclamizzate dalle banche e dagli istituti di credito. Ma quale tipo di conto scegliere? Come risparmiare? E in basi a quali punti di riferimento orientarsi, al fine di trovare la soluzione più idonea al proprio profilo?

Al momento della decisione di aprire un conto, è opportuno riflettere in base a particolari criteri, che consentiranno di risparmiare sulle spese. Chi effettua numerosi bonifici o richiede vari accreditamenti bancari, utilizzando spesso la carta di credito, potrà avvalersi di un conto a canone fisso con incluse le operatività avanzate: se da una parte è vero che questi servizi non saranno messi a disposizione in forma gratuita, dall’altra parte si avrà la garanzia di poter usufruire di funzioni efficienti abbinate ad un’assistenza di buon livello da parte dell’istituto bancario.

Chi invece non necessità di particolari servizi, potrà optare per conti correnti a canone ridotto, valutando anche l’opzione di un conto da gestire esclusivamente online a zero spese, tramite le operatività di home-banking. In questo caso, si potranno effettuare delle operazioni di base, si disporrà generalmente di una carta di credito (per quanto essenziale) e si potrà prelevare contante dagli sportelli ATM, a volte senza incorrere in costi di commissione ritirando denaro da bancomat appartenenti ad altre banche. Questa soluzione si rivela adatta a studenti e giovani che ancora non possiedono un lavoro fisso, ma che necessitano di una carta e di un conto per le transazioni online.

Per rendersi conto è importante confrontare le varie opzioni, servitevi quindi di canali come Facile.it che permette di scegliere il conto corrente a zero spese più adatto alle tue esigenze; da tenere presente anche come e quanto spesso sarà utilizzato, sulla necessità o meno di abbinarlo ad una carta di credito (in alternativa, si potrà optare per una semplice carta di debito, o bancomat, più economica o gratuita) e sulle funzioni aggiuntive di cui si potrà aver bisogno. Chiarendo queste idee, si potranno calibrare meglio le aspettative evitando di sprecare soldi e massimizzando il risparmio. Dati statistici dimostrano infatti che un gran numero di utenti italiani paga un canone proporzionalmente elevato in rapporto all’effettivo uso del conto, le cui funzioni risultano così sotto-utilizzate.

Preziosi alleati nell’individuazione delle scelte più vantaggiose sono i portali di comparazione delle tariffe, che presentano le offerte aggiornate degli istituti di credito e consentono un confronto dei loro costi e dei servizi proposti. Inserendo nel motore di ricerca i parametri desiderati, si potranno valutare le diverse soluzioni, al fine di scegliere la migliore.
 

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Granarolo, quando l’educazione diventa progetto educativo

Educare al cibo si può e si deve. Se è vero che mangiare è un atto spontaneo – così come respirare – è anche vero che ‘mangiare bene’, tanto spontaneo non è. Soprattutto oggi. Ecco perché l’impegno di  Granarolo sul fronte dell’educazione all’alimentazione e al consumo consapevole, si muove in linea con le esigenze della società attuale.

Qual è stato il più importante spartiacque nella storia dell’alimentazione contemporanea? Sicuramente il Dopoguerra e il passaggio agli anni del Boom Economico: una transizione in parte traumatica, perché – come la storia insegna – non solo le crisi sono foriere di traumi. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, per esempio, gli anni successivi al Boom Economico, hanno provocato forti cambiamenti
Ecco perché, quando si parla di alimentazione, oggi è utile battersi almeno su due fronti: lotta alla fame, nei paesi in via di sviluppo ed educazione a una dieta corretta per quanto riguarda un Occidente obeso, in cui il tanto sbandierato benessere rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Lotte diverse, quindi, ma con un preciso denominatore comune: l’importanza del consumo consapevole.

Su questo terreno, a battersi non ci sono solo soggetti pubblici ma anche – deo gratia, vista la vastità della problematica – alcuni soggetti privati, tra cui Granarolo. L’azienda ha scelto di supportare la campagna ‘Guadagnare Salute’ con la diffusione di opuscoli informativi e progetti educativi rivolti alla popolazione e in particolar modo ai soggetti più giovani, quelli costituzionalmente propensi a un cambiamento comportamentale che, partendo dalla tavola, potrebbe arrivare lontano.

Non è un caso infatti – ed è in questo senso che si parlava di consumo consapevole – che oltre 10 anni fa l’azienda abbia sostenuto un progetto che spostava il focus oltre frontiera: anzi, oltremare. Con ‘Africa Milk Project’ (un progetto di cooperazione internazionale per l’autosviluppo) l’azienda ha svolto un ruolo di primo piano nella nascita di una realtà tanzaniana- la Njombe Milk Factory – che è riuscita a migliorare il livello di produzione di latte nella regione, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro.

Peraltro, a differenza di quanto si pensi, l’emergenza latte non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. In Italia, per esempio, molti bambini nascono prematuramente e si trovano a dover fare a meno del latte materno. Le banche del latte nascono proprio per far fronte a questa esigenza: in Italia ne esistono 26, tutte pubbliche. Tranne ‘Allattami’, la Banca del Latte Umano di Bologna, nata nel 2012 su iniziativa di Granarolo e del Policlinico Sant’Orsola.

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Lione: una delle meraviglie francesi

La Francia è una meta strepitosa per chiunque abbia intenzione di trascorrere una vacanza all’insegna delle bellezze artistiche, architettoniche e culturali, senza per questo rinunciare a elementi moderni e alla voglia di fare baldoria durante la movida notturna. Da questo punto di vista va specificato che Parigi, pur essendo una delle metropoli più famose e romantiche d’Europa, non è certo l’unica meraviglia che la Francia può offrire ai viaggiatori di tutto il mondo: Lione, in particolare, potrà rivelarsi una sorpresa inaspettata per molti di voi. E convincervi che le città meno sponsorizzate sono spesso le più belle e fascinose. Vediamo insieme perché visitare Lione e quali aspetti della città scoprire.

Lione, la capitale dei contrasti

Non è un caso che il capoluogo del Rodano-Alpi venga considerato come la capitale dei contrasti: al suo interno, infatti, è possibile ritrovare una tradizione frutto di numerosi intrecci di culture diverse, che hanno creato un vero e proprio capolavoro che diviene ogni anno oggetto di foto e documentari. Perché Lione è innanzitutto questo: una diva che non ama farsi tanta pubblicità, ma che non sa resistere alle attenzioni dei paparazzi. Il consiglio è dunque di non lasciarsi scappare l’occasione di visitare questa splendida cittadina, alloggiando in un Hotel a Lione centro; il sito Accorhotels.com ve ne consiglia alcuni molto centrali, in modo da avere la possibilità di muovervi agilmente fra i suoi affascinanti e caratteristici quartieri.

I quartieri di Lione: dalla storia alla seta

Lione è famosa soprattutto per la grande varietà stilistica e culturale dei tanti quartieri che animano la vita del capoluogo francese. Come ad esempio il quartiere di Saint-Jean, appartenente alla zona rinascimentale e caratterizzato ad un’architettura gotica e da edifici magnifici quali la Cattedrale di Saint-Jean, la Basilica di Fourviere, la Fontana di Cristo e la Scuola del Canto Corale. Dal Saint-Jean, poi, è davvero semplice raggiungere la zona più antica di Lione, resa affascinante dalla presenza dei cosiddetti ‘traboules': passaggi pedonali sotterranei sovrastati da tetti antichi e dal sapore fortemente gotico-rinascimentale. Da non perdere, in questa zona, la Thomassin, antichissima struttura nota in tutto il mondo per i mostri di pietra presenti sulla sua facciata. A Fourviere, poi, il consiglio è di non perdervi la salita di 798 scale del Carmen Dechausses.

Altrettanto entusiasmante il Quartiere della Seta dove, ai tempi di Francesco I, si fabbricavano stoffe preziose note in tutto il globo. Le tradizioni artigianali del Quartiere della Seta vengono gelosamente conservate dai suoi abitanti e dai tanti laboratori e musei del calibro della Maison des Canuts e della Soierie Vivante. Ma questo quartiere è famoso anche per le sue meravigliose piazze, come la piazza Colbert e la Tolozan, ricche di costruzioni dall’alto valore storico e culturale.

Dagli affreschi di Trompe-L’Oeil all’Età del Bronzo

Se è vostro desiderio perdervi in un viaggio che vi possa offrire luoghi ed esperienze memorabili, non potete mancare l’appuntamento con gli affreschi di Trompe-L’Oeil, con oltre 430 dipinti esposti in mezzo alle strade. Inoltre, nei pressi della stazione di Jean Jaures, potrete anche trovare il meraviglioso affresco Lumiere, dedicato ai fratelli francesi che inventarono il cinematografo. Ma l’arte di Lione non si esaurisce certo nei muri delle sue strade: all’interno del Museo dell’Arte di Lione, infatti, troverete le famosissime sculture di Rodin, fra cui la nota Età del Bronzo.

La gastronomia a Lione

Lione è una città meravigliosa anche da un punto di vista gastronomico, in grado di soddisfare anche i palati più fini ed esigenti. La città è infatti considerata dai cuochi più rinomati la capitale dell’enogastronomia francese: e non è poco, considerando che la Francia è assolutamente al top per quanto riguarda cibo e vini. Dai classici bouchon allo street food, passando per i ristoranti traboccanti di stelle Michelin, Lione farà sognare le vostre papille gustative.

 

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Va dove ti porta… l’e-commerce!

Crisi dei consumi o cambiamento? Se a livello internazionale il sistema retail registra i contraccolpi della crisi, dall’altra le vendite su web sembrano sviluppare un’interessante controtendenza. Anche in Italia, dove sono molti – oggigiorno – coloro che scelgono di ottimizzare le tempistiche, acquistando online. D’altra parte, il tempo è tiranno (oggi più di ieri) e il successo dell’e-commerce si deve in buona parte a questo. Non solo, però.

Se oggi anche gli Italiani – che tanto amano il rapporto personale con il venditore – comprano spesso e volentieri online, il motivo non va individuato solo nella necessità di risparmiare tempo, ma anche in una maggior consapevolezza che induce il consumatore a pensare al proprio acquisto in un’ottica diversa rispetto al passato: basandosi più sul confronto fra offerte differenti, lasciandosi meno ammaliare dal canto delle sirene della pubblicità. Da questo punto di vista, la rivoluzione dei consumi va di pari passo con il cambiamento radicale che ha letteralmente ribaltato il mondo dell’informazione negli ultimi decenni. L’era di internet, tanto per intenderci.

Di e-commerce si parla spesso in modo indifferenziato. Eppure il settore, è molto più diversificato di quanto sembri a un primo colpo d’occhio. Ecco, per esempio, alcuni fra i principali tipi di e-commerce. Spulciando le diverse categorie, è possibile anche farsi un’idea di come il settore stia evolvendo verso una sempre maggior centralità del consumatore.

B2B (Business to Business): una branca che generalmente non interessa il consumatore. Si tratta, in parole povere, di transazioni commerciali tra aziende: vengono spesso gestite offline e riguardano importi piuttosto elevati.

B2C (Business to Consumer): il ramo decisamente più sviluppato e interessante per i consumatori. Riguarda l’acquisto di beni (e talvolta di servizi) da parte del consumatore. Le possibilità sono praticamente infinite, tanto che la tipologia può ulteriormente essere suddivisa in e-commerce veri e propri e in aggregatori di e-commerce (dove, giusto per intenderci, non è possibile concludere la transazione direttamente sul portale). Al settore B2C, appartengono numerosi e-commerce dell’ambito fashion – moda e gioielli – tanto nostrani quanto internazionali, come TwinkleDeals.com, SammyDress.com o Dawanda.com. Nell’ambito, iniziano inoltre a prendere piede anche e-commerce per settore merceologico, come AcquistaBoxDoccia.it specializzato nella vendita di box doccia, piatti doccia e idromassaggio.

C2C (Consumer to Consumer): avete presente eBay.it? Ecco. L’esempio vale più di mille definizioni. Il C2C è un modello i cui il sito si limita – di fatto – a gestire le transazioni tra consumatori.

C2B (Consumer to Business): l’ultima categoria, la più recente e la meno sviluppata (solo per ora). Il settore funziona pressappoco così: il consumatore stabilisce il prezzo che è disposto a pagare e l’azienda vede se accettarlo o meno. Un esempio? Priceline.com

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Obsolescenza? No grazie. Manuale di sopravvivenza per consumatori

“Uno spettro si aggira per il mondo”, potremmo dire parafrasando Karl Marx. In questo caso, però, lo spettro in questione non è affatto il comunismo ma l’obsolescenza: termine tutt’altro che giovane, ma che in effetti ha iniziato a circolare e a moltiplicarsi in rete da poco. In economia industriale se ne parla per indicare una strategia messa a punto per determinare il ciclo vitale di un prodotto, così da renderne la cosiddetta ‘vita utile’ limitata a un periodo prestabilito. Che puntualmente dura sempre meno.

Detto in pillole (e spostando il focus sul consumatore), il mercato tende a sfornare prodotti che durano sempre meno, in modo da spingere il consumatore ad acquistarne costantemente di nuovi. Non si tratta di complottismo (questa è la brutta notizia), ma di una realtà documentata. Obsolescenza, o meglio: obsolescenza programmata se vogliamo essere precisi.

Questo tipo di strategia ha anche una data di nascita e una di battesimo. Nel 1924, la lobby dei principali produttori di lampadine – accorpati sotto l’insegna del cartello Phoebus – si riunì per limitare di comune accordo la durata delle lampadine a incandescenza a 1000 ore di esercizio (ai tempi, la durata era decisamente maggiore). Otto anni dopo, il termine obsolescenza pianificata venne utilizzato pubblicamente per la prima volta, quando Bernard London – mediatore immobiliare – propose che questa strategia venisse imposta per legge a tutte le imprese americane, in modo da risollevare i consumi nell’era della Grande Depressione. A 80 anni di distanza, la situazione non è cambiata, anzi: l’obsolescenza resiste e si è diffusa a macchia d’olio, trasformandosi in un vero e proprio modus operandi, complice la globalizzazione.

Eppure una buona notizia c’è: l’obsolescenza programmata esiste – non si può dire di no – ma è anche vero che se la conosci, la eviti. E il consumatore attuale, sempre più informato e consapevole (quel consumatore, tanto per intenderci, che quando acquista un prodotto legge l’etichetta più che farsi influenzare dalla pubblicità), ha tutti gli strumenti per poter mettere a punto una sua controstrategia. Scegliendo oculatamente il proprio acquisto, per esempio: evitando di seguire acriticamente il canto delle sirene della pubblicità e basandosi su altri canoni, come la possibilità di conoscere la durata effettiva dell’acquisto e la reperibilità dei ricambi.

Molte aziende vendono ricambi anche online di elettrodomestici sia piccoli che grandi: in questo modo, è possibile non cedere all’acquisto di un prodotto nuovo ma riparare e riutilizzare l’elettrodomestico che già si ha. I ricambi, quindi, stanno pian pian rivoluzionando il mercato degli elettrodomestici e stimolando le aziende ad essere sempre più propense a fornire pratiche e veloci soluzioni. Anche online questo fenomeno sta spopolando: numerose sono le aziende che vendono online ricambi originali Vorwerk, Samsung e molto altro.

Insomma, il punto è proprio questo: i ricambi, la possibilità di reperirli e di riparare un prodotto, anziché scadere nella sindrome ossessivo-compulsiva che porta ad acquistare continuamente qualcosa di nuovo, riempendo le discariche di rottami (leggi “inquinamento”, anche se in questa direzione si è fatto molto). E, come si suol dire, “chi più spende meno spende”, ovvero: anche le vostre tasche vi ringrazieranno.

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Arriva a Faenza il Festival Comunità Educante

DAL 4 AL 10 APRILE LA PRIMA SETTIMANA FAENTINA SULL’EDUCAZIONE

Era stato annunciato addirittura con oltre un anno di anticipo – a marzo 2015 – per poter avviare un percorso partecipativo che ha coinvolto numerosi enti educativi del territorio: associazioni, cooperative sociali, parrocchie, società sportive, circoli culturali…

Lo spirito del Festival Comunità Educante è ben riassunto nell’antico proverbio africano che recita:
“Per educare un fanciullo serve un intero villaggio.”
Lo scopo del Festival, infatti, è quello di portare una ventata fresca di pedagogia per fare riflettere la città, gli insegnanti, le famiglie e tutti coloro che a vario titolo operano in campo educativo.

Palazzo Manfredi è stato coinvolto e ha sposato in pieno l’iniziativa, promossa dalla Cooperativa Sociale Kaleidos. “L’intento – spiega Michele Dotti, coordinatore del Festival- è quello di portare l’intera comunità faentina e dei comuni limitrofi, per una settimana, a riflettere e mettersi in gioco sul tema dell’educazione, organizzando iniziative con tutti gli attori educativi del territorio e portando anche numerosi ospiti speciali da tutta Italia con l’obiettivo di arricchire le competenze di tutti i soggetti coinvolti, mettendo in rete le realtà esistenti e cercando anche nuove sinergie possibili.”

Il Festival sarà promosso attraverso molteplici linguaggi espressivi: workshop e laboratori nelle scuole, momenti di formazione con insegnanti, educatori, famiglie… ma anche spettacoli di musica, teatro, cinema, ceramica, pittura , magia, graffiti ed eventi ludici di piazza.

Saranno centinaia gli eventi, consultabili a breve nel programma definitivo del Festival.

Sabato 9 aprile ci saranno anche House Concert diffusi per tutta città. Nei giardini, nei cortili delle case, nelle taverne e in altri luoghi di “altro fare” con l’intento di creare luoghi di senso per l’arte e l’incontro.

La città verrà inoltre riempita di installazioni creative nell’arredo urbano, attraverso la cosiddetta “fun theory”, che punta sullo stupore, sulla meraviglia e sul divertimento per risvegliare il bambino che c’è dentro ad ognuno di noi e promuovere partecipazione attiva, stimolando riflessioni fra i cittadini.

La cornice del Festival Comunità Educate si rifà al significato originario del termine “educare”, dal latino “ex-ducere”, cioè “tirare fuori”, ovviamente il meglio, di quanto si trova dentro ad ogni persona.

Un’educazione, quindi, non omologante, ma che sappia al contrario fare delle differenze un valore da coltivare con cura. Vi sono innumerevoli esperienze virtuose a livello locale così come in altre parti d’Italia e anche all’estero che vanno in questa direzione, che abbiamo invitato -grazie anche ai numerosi partner del Festival – perché possano essere per tutti spunti di riflessione e ispirare buone prassi educative.

Scopri il Festival su www.festivalcomunitaeducante.it.

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