BuoneNotizie.it

Compleanno aziendale: regali più apprezzati dai dipendenti e dai clienti

Il compleanno è da sempre un’occorrenza da festeggiare con tutti i crismi del caso, soprattutto quando si raggiunge una certa età. Eppure le persone fisiche non sono le uniche che lo celebrano, considerando che anche un’azienda, anno dopo anno, dimostra di aver raggiunto un obiettivo fondamentale per la propria esistenza: la durata nel tempo. Ed ecco che un compleanno aziendale diventa un’occasione unica per ringraziare partner o impiegati della loro collaborazione. Come? Non ricevendo regali, anzi facendone ai dipendenti e ai clienti che contribuiscono da sempre alla crescita aziendale. Ed ecco quali sono secondo noi le scelte migliori in questo contesto.

Regalare delle bottiglie di vino

Il vino non è solo una bevanda apprezzata da tutti, ma anche un’occasione per fare un regalo elegante e prezioso. Ed è proprio per questa ragione che le bottiglie di vino si rivelano particolarmente adatte: che si tratti di un bianco, di un rosso o di vini frizzanti questa è la scelta che andrà sicuramente incontro ai gusti della maggior parte dei vostri dipendenti. Non limitatevi, però, a consegnare a mano la bottiglia, soprattutto in questi casi la presentazione conta molto. Per valorizzare ulteriormente il vostro dono è consigliabile personalizzare quanto più possibile il packaging, magari confezionando le bottiglie di vino in buste portabottiglie che potrete trovare facilmente nei principali siti internet specializzati in prodotti per il confezionamento. In alternativa, perché non regalare un apprezzatissimo cofanetto o cestino con dei prodotti alimentari? Andrete incontro anche a quella piccola percentuale di persone che non ama degustare del vino.

Gadget tecnologici o altre scelte

Sono comodi, sono portatili, sono altamente personalizzabili e, soprattutto, sono decisamente low cost: parliamo dei gadget tecnologici come le chiavette USB personalizzate con il logo dell’azienda e il nome del cliente o dipendente, e di altre chicche hi-tech come i caricatori USB per auto o gli hard disk esterni. Parliamo di una soluzione ideale, soprattutto quando sono destinati a tante persone e non si ha a disposizione un budget particolarmente impegnato.

Ci sono poi casi in cui le imprese compiono delle scelte di diverso tipo, come è successo qualche mese fa in un’azienda di Empoli: per ringraziare i propri dipendenti dell’ottimo lavoro svolto, in occasione del ventennale della sua nascita, l’impresa ha scelto di rinunciare ai festeggiamenti e di investire quel budget in premi, assegnati in base al grado di anzianità di ciascun dipendente. Ovviamente tutto dipende dai mezzi a disposizione. In ogni caso, che si scelga una soluzione più o meno economica, l’importante è far capire al dipendente che apprezzate il suo impegno.

I regali solidali per fare del bene

Infine, quale modo migliore di festeggiare un compleanno aziendale o un’altra ricorrenza facendo un gesto carino nei confronti dei vostri clienti e dipendenti, e al tempo stesso facendo della sana beneficenza? Da questo punto di vista, i regali solidali (come ad esempio biglietti d’auguri, cartoline o inserti) sono il modo migliore per inviare dei soldi ai bambini bisognosi o a coloro che abitano nei paesi economicamente più in difficoltà. Questo perché la beneficenza, quella vera, non si fa solo a Natale.

Potrebbe interessarti anche

The post Compleanno aziendale: regali più apprezzati dai dipendenti e dai clienti appeared first on Buonenotizie.

Fantacalcio vs. Daily Fantasy Sport: due giochi per la stessa passione

Si sa, l’Italia è il paese dei commissari tecnici mancati, un popolo di amanti del calcio che per la propria squadra è pronto anche a fare sacrifici e lunghissime trasferte, a dispetto di condizioni climatiche e quant’altro. Un amore che ha dato vita a uno dei giochi più famosi nel nostro paese, ovvero il fantacalcio: una lega immaginaria nella quale si possono comprare i giocatori e sfidare gli amici per una stagione intera, a colpi di bonus per i gol segnati e malus per espulsioni e ammonizioni.

Una longevità, quella del fantacalcio, che è figlia proprio dell’attaccamento degli italiani al calcio, che spesso diventa per molti una sorta di religione. Tale passione però ha fatto si che oltre al celebre fantacalcio, si creassero anche altre tipologie di giochi di fantasia legati al pallone, tra i quali negli ultimi anni sta prendendo piede la categoria dei daily fantasy sport.

Il fantacalcio tradizionale ha sicuramente il pregio di essere un gioco più casalingo, visto che la maggior parte delle persone lo organizza insieme agli amici più stretti, vedendosi a fine estate per organizzare la famosa asta (diventata anche un cult su youtube), durante la quale ci si sfida per l’acquisto dei migliori giocatori. Finita questa fase però si evidenziano i limiti del gioco, poiché oltre a una certa monotonia vengono anche a galla i problemi organizzativi, con formazioni da presentare entro un certo orario, voti da reperire su siti specializzati o sui quotidiani, raccolta del montepremi e via discorrendo.

Nella versione più attuale invece si perde un po’ nella fase iniziale, visto che si gioca prevalentemente contro estranei, ma si guadagna nel corso della stagione. Infatti c’è la possibilità di selezionare i giocatori per ogni singolo evento in programma, senza una soluzione di continuità che obblighi a giocare per tutto il campionato: il torneo si esaurisce alla fine della giornata di campionato ad esso collegata e in caso di vittoria si ottiene subito un premio.

Inoltre in Italia è presente, nell’abito dei fantasy sport, un gigante come Fantasfida che organizza migliaia di tornei dedicati a tutti i principali eventi calcistici del pianeta, come per esempio gli Europei o la Coppa America, piuttosto che quelli relativi alla nostra Serie B, offrendo la possibilità a tutti i tifosi di immaginare le squadre che preferiscono e inserendovi i campioni presenti in tutte le competizioni.

A favore del fantacalcio classico resta ancora una volta la parte umana, ovvero lo sfottò con gli amici in caso di vittoria di una sfida diretta o la gloria nel vincere il torneo a fine anno, anche se sul web nascono sempre più community di appassionati che parlano e discutono di daily fantasy sport, organizzandosi per partecipare agli stessi tornei, creando così quel piacere intrinseco di battere l’amico di turno.

Insomma, a ognuno il suo: vecchio o nuovo, il fantacalcio resta sempre il gioco preferito da chi ama il calcio.

Potrebbe interessarti anche

The post Fantacalcio vs. Daily Fantasy Sport: due giochi per la stessa passione appeared first on Buonenotizie.

Tutti gli strumenti per una guida consapevole

Le app che ci aiutano a guidare meglio.

Oggi giorno, guidare, è diventato più facile grazie all’aiuto di molte app che vengono in nostro soccorso per una guida più consapevole e rilassata. Ma quali sono? Vediamo, di seguito, le app più utilizzate nel 2016.

Una della applicazioni principali, da caricare sul proprio smartphone è sicuramente quella che riguarda i Prezzi benzina. Fornisce ben due servizi: quello di indicarci i distributori della zona (comodo se non siamo del posto o non ne conosciamo la localizzazione) e i prezzi che vengono applicati. In questo modo ci viene offerta la possibilità di optare per la scelta migliore.

Gli automobilisti che utilizzano il metano o GPL non devono disperare: per loro esiste un’app dedicata: Metano GPL e Colonnine. L’applicazione fornisce tutte le indicazioni necessarie a raggiungere il punto dove fare rifornimento, ma non solo, sono forniti anche gli orari di apertura e i prezzi applicati. Il servizio è attualmente attivo in Italia, Austria e Belgio.

Se gli autovelox sono un vero e proprio incubo, viene in nostro aiuto iCoyote, che segnala il traffico in tempo reale e le allerte sulla strada. Tramite una vasta offerta di dispositivi dal design moderno, sistemi integrati ai principali brand automobilistici e applicazioni per iOS e Android iCoyote rileva non solo autovelox, ma anche tutor, zone a rischio, code e rallentamenti, tutto questo anche grazie al contributo di altri guidatori. Inoltre i dati sono aggiornati in tempo reale, caratteristica che la rende particolarmente affidabile.

Siamo smemorati? Troppe cose da ricordare e può succedere che qualcosa sfugge? Veicoli – gestione auto e moto ci aiuta a ricordare tutte le scadenze: bollo, assicurazione, tagliandi, gomme e revisioni. Gli ideatori di quest’app, promettono cose in grande e vogliono rendere possibile anche i seguenti servizi: pagamento del bollo dalla piattaforma; comparazione di assicurazioni, carrozzieri, officine e gommisti; prenotazione di tali servizi al miglior costo e, per non perdere più nulla, l’archiviazione dei documenti riguardanti i nostri mezzi. Insomma una vera e propria segretaria sempre a disposizione.

iPatente, realizzata dal Ministero dei Trasporti e dal Ministero delle Infrastrutture, invece, ci tiene aggiornati sulla situazione della nostra patente: punti e scadenza. Ma non solo: tramite l’accesso al portale possiamo verificare la copertura assicurativa civile verso terzi, la classe ambiente dei nostri mezzi, la ricerca centri di revisione e Uffici Motorizzazione. In caso di rinnovo patente, è anche possibile controllare lo stato avanzamento delle pratiche.

Siamo in una città che non conosciamo? Non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato l’auto? FindMyCar ci viene in soccorso indicandoci, grazie al GPS, dove si trova la nostra auto.

GUIDAeBASTA è infine un’app utile per non distrarci durante la guida. Al primo utilizzo imposteremo una lista di nominativi favoriti a cui provvederà ad inviare un messaggio dove notificherà che siamo in viaggio e quanto durerà il tragitto. Fatto questo e tranquillizzato tutti, l’app disattiverà le funzioni di messaggistica che potrebbero distogliere la nostra attenzione dalla guida.

Potrebbe interessarti anche

The post Tutti gli strumenti per una guida consapevole appeared first on Buonenotizie.

Donne al timone delle imprese

È partita la VI edizione del Premio “Donna e Lavoro Startup” allestito dall’Agenzia per il Lavoro Eurointerim Spa al fine di conferire maggior valore e visibilità alle imprese femminili.
L’obiettivo del Premio è di incoraggiare la comparsa e l’espansione di nuove realtà imprenditoriali, giovani e dinamiche, frutto di idee originali e rivoluzionarie, su una tematica di così grande interesse sociale.
Tutti i partecipanti potranno inoltrare i loro proponimenti sul tema Donna e Lavoro Startup, composti da un sunto e dal business plan, unicamente all’e-mail concorso@eurointerim.it entro venerdì 30 settembre.
Sulla base di criteri quali il carattere innovativo dell’idea e la sua attuabilità, una giuria di esperti decreterà il miglior progetto, assegnando al vincitore la somma di 2000€ e ulteriori facilitazioni.

Sull’onda dei numerosi esempi d’oltreoceano, le startup innovative rappresentano l’unica via d’uscita percorribile nell’attuale contesto economico italiano, caratterizzato da un preoccupante tasso di disoccupazione. Ma che cos’è una start up?
Per startup innovativa si intende un’impresa di recente avvio dalla struttura giovane e flessibile avente per oggetto sociale, unico o predominante, la creazione e lo sviluppo di prodotti in prevalenza tecnologici, sulla base di un’idea di business orientata all’innovazione.
Qualora si custodisca un’idea innovativa da concretizzare, il primo step da attuare consiste nella stesura del business plan, avvalendosi anche dell’aiuto dei cosiddetti incubatori, ovvero di imprese che affiancano la startup nella fase di avvio, facilitando l’individuazione degli obiettivi e del tempo necessario alla loro realizzazione.
Per quanto riguarda il finanziamento, la legge ha introdotto degli incentivi fiscali per le aziende che intendono investire in startup; inoltre esiste l’equity crowdfunding, regolato dalla Consob, che permette di ottenere gli stanziamenti online grazie al contributo di una pluralità di finanziatori stimolati dall’idea.

Nonostante la crisi, il mondo dell’imprenditoria ha registrato, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015, un incremento delle imprese femminili di 35 mila unità, pari al 65% dell’aumento totale delle imprese italiane, come si può constatare dal Rapporto “ImpresaInGenere” di Unioncamere.
I punti principali che scaturiscono da tale rapporto sono:
– nel periodo preso in considerazione, le imprese femminili del settore ICT hanno registrato un aumento di 1.800 unità, equivalente al 9,5%;
– le startup innovative, che si occupano prevalentemente della creazione di software, di assistenza informatica e di R&S, sono passate dal 9,1% al 15,4%;
– le imprese femminili godono di un’elevata presenza di giovani sotto i 35 anni (14%) e danno occupazione a 3 milioni di persone.
Da notare che, secondo i dati Istat relativi al periodo 2010-2014, l’occupazione femminile è in controtendenza, avendo registrato un aumento dell’1,7%, fermo restando che il tasso di disoccupazione femminile nel nostro Paese è tra i più elevati d’Europa.

Ma da sottolineare è la forte presenza delle imprese femminili nel settore terziario, dove le aziende gestite da donne rappresentano il 69,3% del totale, con un incremento del 6,2% negli ultimi 5 anni, a fronte di un calo del 13,4% e dell’1% rispettivamente nel settore primario e in quello manifatturiero.
Secondo una ricerca realizzata da Confcommercio, i comparti del terziario che hanno registrato un maggior incremento della presenza femminile sono: sanità e istruzione (+21%), turismo (+17,9%), intrattenimento (+12,8%), assicurazioni (+7,6%), settore immobiliare (+3,5%).

Potrebbe interessarti anche

The post Donne al timone delle imprese appeared first on Buonenotizie.

Repubblica sceglie la linea della responsabilità

Il direttore di Repubblica, Mario Calabresi, spiega nel suo editoriale di oggi perché ha scelto di non pubblicare le foto dei terroristi e dei massacri compiuti dall’Isis. Da giorni nella redazione di Repubblica si discute sull’opportunità di pubblicare le foto dei terroristi e delle stragi. Gli stessi giornalisti hanno espresso disagio per aver messo in prima pagina l’immagine del ragazzo pachistano che ha colpito quattro turisti cinesi su un treno in Baviera, ritratto con il coltello in mano.

La presa di coscienza degli effetti devastanti che certe notizie, e soprattutto il modo in cui vengono rappresentate, hanno sui lettori e sul’opinione pubblica, oltre che su chi le produce, è una scelta di grande civiltà e responsabilità che noi di BuoneNotizie.it cerchiamo di diffondere da sempre.

Tra i massimi esperti di terrorismo, Rolf Tophoven aveva già indicato i mass media come “complici involontari” degli estremisti, in particolare quelli islamici. Ci auguriamo che questa linea venga emulata al più presto anche da altre testate.

Potrebbe interessarti anche

The post Repubblica sceglie la linea della responsabilità appeared first on Buonenotizie.

Architettura emozionale: un nuovo alfabeto per ridisegnare la casa. Parola di Giada Schneck

Non c’è niente da fare: per gli Italiani, la casa, rimane sempre qualcosa di speciale. La tana, il focolare, la ‘casa dolce casa’ – come puntualizzava, qualche anno fa, la ricerca Cosmit ‘La casa degli italiani’– resiste al tempo e all’usura di un’idea tradizionale di famiglia che ultimamente vacilla non poco. Proprio così, anzi… più la vita dei giovani tende a scorrere fuori dalle mura domestiche, più il bisogno di ‘fare casa’ – rendendo calda e accogliente la propria abitazione – sembra trasformarsi in un’esigenza (o in un’urgenza?) viva e condivisa. Che, di riflesso, impone all’architettura del presente e del futuro un decisivo cambio di passo.

Non è un caso che al Salone del Mobile si sia tenuto un laboratorio dal titolo significativo: ‘Trend Research – Home, la casa come luogo emozionale’. E’sintomatico che in uno dei più rinomati luoghi di riflessione sulla casa contemporanea, si sia parlato di importanza della dimensione emozionale. Ed è curioso che, in presenza di un humus così ricco, l’unica a tirare le somme e a sintetizzare queste esigenze in una proposta concreta e articolata sia stata Giada Schneck: la creatrice del concetto stesso di Architettura Emozionale.

Ho sempre avuto la capacità di entrare in empatia con il cliente per capire e soprattutto per tradurre i suoi più profondi desideri realizzandoli concretamente. Oggi riesco a orientare meglio le mie intuizioni grazie a una serie di potenti strumenti teorici come la Programmazione Neurolinguistica (ho un diploma di pratictioner e master), l’enneagramma, la teoria dei tipi psicologici di Jung, l’atmosferologia… Strumenti che si integrano perfettamente con conoscenze specifiche del mio settore (ad esempio la progettazione d’interni, l’illuminotecnica, la teoria del colore) apprese in corsi di formazione e sul campo in trent’anni di esperienza”. Giada Schneck, si racconta così, con il cuore in mano e un accattivante accento toscano: la classica marcia in più che cattura, emana calore e invita a confidarsi. Il che, ben si concilia con quella che è l’essenza stessa del lavoro di Giada.

Fare Architettura Emozionale, infatti, significa entrare in una dimensione quasi medianica: rendersi permeabili al cliente, ai suoi sogni e alla sua identità… traducendone poi la sensibilità in una scelta di gusto. E andando a lavorare su quello che Giada chiama ‘il Guscio, cioè l’involucro interno della casa. Considerando le cose da questo punto di vista, la prospettiva cambia radicalmente e anche la cosa apparentemente più insignificante – che so? una cassetta della frutta – può trasformarsi in un elemento capace di rivoluzionare l’ambiente.”

Le conseguenze di questo ribaltamento di prospettiva sono radicali, forse addirittura rivoluzionarie. Se infatti, nel 90% dei casi, nel rapporto tra cliente e architetto, la casa finisce per rispecchiare la personalità e la cifra stilistica del progettista, nel caso di Giada Schneck le cose funzionano esattamente al contrario e la casa diventa il riflesso fedele di ciò che il cliente ha inconsapevolmente proiettato. E che l’architetto ha consapevolmente raccolto e tradotto in identità.

Sarà per questo che, dando una sbirciatina alle creazioni di Giada, la prima cosa che si nota è che si tratta di ambienti diversissimi l’uno dall’altro? “Quello che faccio io è prendere per mano la persona e accompagnarla nello specifico momento di vita in cui si trova. E ognuno, si sa, è un universo a sé. Ti faccio un esempio: mi è capitato di lavorare per due clienti che avevano – apparentemente – forti punti in comune: entrambi single, stessa fascia d’età, tipologia di casa molto simile. Eppure… il risultato finale è stato molto diverso. Una delle due case è venuta fuori tutta scura, l’altra tutta chiara”

Quando chiedo a Giada se questo metodo non ha effetti collaterali, la sento sorridere dall’altro capo del telefono. No, effetti collaterali veri e propri non ce ne sono. Però… “Qualche difficoltà c’è, in effetti. Il mio metodo, crea inevitabilmente una sorta di intimità, con i clienti. Si tratta di un legame molto sottile e allo stesso tempo piuttosto profondo, per cui è facile che le persone finiscano per perdere di vista che per te si tratta di lavoro e finiscono per considerarti – a tutti gli effetti – come parte integrante della loro vita.”

Potrebbe interessarti anche

The post Architettura emozionale: un nuovo alfabeto per ridisegnare la casa. Parola di Giada Schneck appeared first on Buonenotizie.

In fila per donare il sangue: questa Puglia è l’orgoglio d’Italia

L’Italia che cambia. Diego Caponigro e l’e-commerce per la digitalizzazione del mercato immobiliare

Italia: per molti, è il paese delle code, del tempo buttato via. Montagne di carta e un mostro cent’occhi chiamato burocrazia. Le critiche – in questo senso – si sprecano, delineando una situazione che sembra inamovibile. Eppure, una via d’uscita esiste. Si tratta di una strada già ampiamente battuta in altri paesi, cioè l’incremento e l’estensione del processo di digitalizzazione.

Digitalizzazione, sì: se ne era già ampiamente parlato tempo fa, quando la Svezia aveva iniziato a muovere passi concreti verso la riduzione della giornata lavorativa a 6 ore. In quell’occasione, molto giustamente, qualcuno aveva sottolineato il divario esistente tra un’Europa del nord e un’Europa del sud (Italia compresa) in cui la scarsa tecnologizzazione dei processi lavorativi, ostacola lo sviluppo di politiche realmente innovative.

E pur si muove. Giusto per parafrasare Galileo, qualcosa sta cambiando, anche in Italia, soprattutto in certi ambiti. Nel mercato immobiliare, per esempio, Diego Caponigro (esperto di digitalizzazione e innovazione di processo di Real Estate) sta facendo passi da gigante. Tanto da arrivare a fondare Regold.it. il primo e-commerce di servizi avanzati per agenzie immobiliari. L’obiettivo? Consentire ai privati, alle agenzie e alle aziende, di risparmiare tempo e denaro, diventando completamente autonomi nella gestione del loro core business. Con, in più, conseguenze positive anche sullo snellimento della gestione delle pratiche burocratiche.

Un esempio che faccio sempre è quello della registrazione di un contratto di locazione: generalmente si rischia di perdere un’intera mattinata all’agenzia delle entrate, quindi perdere ore di lavoro e gravare sui costi aziendali. Con il digitale potresti ridurre nettamente i tempi e impiegarci, per esempio, 5 minuti ricavando anche una serie di vantaggi derivanti dal non doversi assumere alcuna  responsabilità in caso di sanzioni.”

Certo, nulla nasce dal nulla e vista la naturale diffidenza italiana verso l’e-commerce in generale, Regold ha mosso i primi passi con la dovuta cautela. Offrendo, all’inizio, principalmente tre tipi di servizi: visure ipotecarie catastali e camerali (per le quali, ai tempi, era necessario recarsi di persona presso gli uffici pubblici), un software per la gestione delle pratiche antiriciclaggio e un servizio di grafica e stampa di materiale pubblicitario. Cinque anni fa, d’altra parte, era questo ciò che mancava al mercato italiano. Poi le cose sono iniziate a cambiare, poco alla volta: in generale, l’e-commerce (questo sconosciuto!) ha iniziato a dissipare le perplessità dei clienti e ad allargarsi ai settori più disparati e anche le esigenze del mercato hanno cominciato a dilatarsi sempre più, abbracciando ambiti diversi. Tanto che Regold, ha pensato bene di alzare l’asticella e allargare il tiro, soprattutto nei campi della formazione e dell’informazione: un felice binomio che ha portato buoni frutti.

A dispetto delle difficoltà iniziali, infatti, (niente è più difficile che affermare qualcosa di nuovo) la realtà sta dando ragione a ciò che all’inizio poteva sembrare puramente pionieristico. Basta guardare il numeri: Regold, oggi, vanta più di 10.000 operatori e tra i quali ci sono le punte di diamante del settore immobiliare che, fra l’altro, hanno partecipato al Real Estate Awards, il premio alle eccellenze dell’immobiliare italiano. Da parte sua, RETV (Real Estate Television), la web tv dedicata agli agenti immobiliari, nata nel 2015, registra già oltre 40.000 visualizzazioni.

E non basta. Avevamo parlato di formazione e informazione… esigenze a cui rispondono sia i numerosi webinar(seminari via web) offerti da Regold, sia un avveniristico Osservatorio Immobiliare Digitale: un centro studi allargato che offre report e  statistiche sull’andamento del mercato immobiliare. Il servizio, attivo da un paio di mesi, offrirà presto anche report su aste e locazioni nazionali. ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, potrebbe forse dire qualcuno, citando servizi analoghi. Anche in questo senso, però, Regold buca le aspettative: i dati offerti dall’Osservatorio di Caponigro, infatti, non vengono aggiornati ogni 6 mesi (come capita altrove), ma in tempo reale. Stare al passo con i tempi, d’altra parte, è l’unico modo per essere sempre davvero innovativi.

Potrebbe interessarti anche

The post L’Italia che cambia. Diego Caponigro e l’e-commerce per la digitalizzazione del mercato immobiliare appeared first on Buonenotizie.

Oroscopo, solo buone notizie di prima mattina?

È febbre da oroscopo, in ogni momento dell’anno. Forse i più miscredenti oseranno dire di non credere agli astri, di considerare il proprio segno zodiacale come qualcosa di superficiale, affibbiato al momento dalla nascita, qualcosa dal quale pare impossibile liberarsi, se non fingendo di non fare caso alla sua influenza sulle nostre vite. Ma anche se siete totalmente poco propensi a considerare come qualcosa di veritiero le previsioni astrologiche, sicuramente, almeno una volta nella vita, vi sarà capitato di gioire o arrabbiarvi per una previsione, di tirare l’orecchio per sentire la tendenza della giornata, del mese o dell’intero anno per il proprio segno.

Quando ci si pone davanti alla televisione in attesa delle previsioni del proprio astrologo preferito, o si sintonizza la radio sulla frequenza del programma sull’oroscopo dal quale si è dipendenti, lo scopo è sempre lo stesso, avere delle buone notizie. Sì, perché è inevitabile: c’è una componente di curiosità nell’ascoltare il proprio oroscopo, le previsioni per il proprio segno, e c’è una parte, molto più corposa, di speranza. Speranza che la giornata che si va ad affrontare possa essere positiva dal punto di vista dei sentimenti, del lavoro, della salute, dell’amicizia. E di tutte quelle grandi “categorie” che gli astrologi più o meno noti sono soliti trattare con dovizia di particolari.

Avere delle buone notizie all’inizio della giornata, poco prima di recarsi a lavoro o condurre i propri figli a scuola, è ciò che per molte persone funge da molla, da propulsore che permette di dare uno slancio propositivo alla giornata. Sì, perché possono essere vere o fasulle le previsioni, ci si può credere oppure si possono ritenere gli astrologi solo dei grossi ciarlatani, ma ciò che è certo è che avere delle notizie positive permette di partire motivati, affrontare la giornata in modo diverso, con il giusto ottimismo.

Come in tutte le circostanze, però, c’è anche l’altro lato della medaglia. Pensate di sfogliare le pagine di un quotidiano la mattina al bar, prima di andare a lavoro, ed incappare un po’ per caso, un po’ con cognizione di causa, sul paginone dedicato all’oroscopo. Quale giornale “che si rispetti” non ha una rubrica interna dedicata alle previsioni quotidiane? Immaginatevi ora di scoprire che il vostro segno, poniamo l’Ariete – un segno scelto casualmente, il primo dei dodici dello Zodiaco – avrà un giornata negativa, senza stimoli sul posto di lavoro. Quale sarebbe la vostra reazione? Tendenzialmente scarsezza di entusiasmo, cupezza e consapevolezza che la giornata non andrà come si sarebbe sperato. Ancor prima di cominciarla.

Beh, anche in questa circostanza negativa e controproducente, invece, l’oroscopo può fungere da stimolo. Perché piegarsi, infatti, a delle previsioni magari casuali, forse prive di fondamento, quando si può prendere la giornata per le redini e condurla nel modo più appropriato, sulla base delle proprie esigenze? In fondo, che si sia credenti o meno negli astri, le previsioni astrologiche sono in grado di dare un supporto o un aiuto. E mal che vada, è possibile farsi una grassa risata, e cominciare la giornata col sorriso sulle labbra.

Potrebbe interessarti anche

The post Oroscopo, solo buone notizie di prima mattina? appeared first on Buonenotizie.

Startup italiane in Brasile? Ecco come evitare passi falsi

“Sono brasiliana ma mi sento italianissima, faccio parte di due mondi in cui mi riconosco perfettamente. Mi piace pensare a me stessa come un ponte culturale tra i due paesi, vivo con i piedi in due culture e ciò mi permette di avere una conoscenza approfondita dei due mondi e una rete di contatti in entrambi i paesi, vantaggio di non poco conto per i miei clienti.” Karine de Souza vive in Italia da più di vent’anni, ma trasuda una vitalità che viene dall’altra parte del pianeta. Dal Brasile, tanto per intenderci: il paese di origine rispetto a cui si è ben guardata di recidere il cordone ombelicale. Riuscendo, anzi, a trasformare in risorsa professionale la sua appartenenza a due mondi (e due emisferi) diversi. Ma veniamo al punto: di che si occupa, Karine? Di internazionalizzazione, of course. Di affiancare e gestire in qualità di business partner, la lunga e complessa fase di startup delle aziende italiane che decidono di scavalcare l’oceano per affrontare la sfida del mercato brasiliano.

Da diversi anni, infatti, non sono in pochi a guardare al Brasile in questo senso. Il mas grande pais del mundo (come i brasiliani, orgogliosi, chiamano la propria terra), pur in un momento economico e politico decisamente ‘particolare’, rappresenta ancora una potente attrattiva per molte aziende interessate a operare sui mercati internazionali.

Complice l’appartenenza (in posizione di rilievo) all’interno del Mercosul (Mercato comune dell’America Meridionale), che rende di fatto il Brasile un ideale trampolino di lancio per gli investimenti in diversi paesi dell’America Latina, nonché l’opportunità di un cambio favorevole rispetto all’euro, le grandi aziende oggi possono valutare concretamente la possibilità di investire senza timori in questo momento di maggiore stallo, laddove il nuovo Governo incentiva l’investimento e prevede l’abbassamento dei dazi.

Insomma, anche in tempo di crisi il Brasile ‘tiene botta’ e lo fa con un dinamismo che agli imprenditori italiani piace: infatti la nostra economia – basata sulla vitalità delle PMI – ha trovato in Brasile un humus particolarmente congeniale. Gli scambi e la sinergia fra i due paesi, hanno peraltro radici profonde. Non sarà un caso, visto che il Brasile ospita 25 milioni di italiani. Secondo l’Ambasciata Italiana “Per quanto concerne gli investimenti diretti, le ultime statistiche disponibili, relative al 2013, attestano l’Italia alla nona posizione con oltre 18 miliardi di USD di stock, seguendo la Germania e precedendo Paesi quali il Portogallo e la Cina. Gli investimenti italiani si concentrano per oltre il 30% nei servizi e nelle telecomunicazioni e per un altro 3 % circa nel settore automobilistico.” Insomma: mica pizza e fichi! Recentemente, per dare un’idea del potere attrattivo esercitato dal mercato brasiliano, anche il colosso Coca Cola, ha messo in piedi un investimento di 3,2 miliardi nel 2017, una cifra superiore di 10% rispetto agli ultimi 5 anni. Le multinazionali tornano a investire in Brasile, dunque. Anche Kia e Nestlé hanno annunciato ingenti investimenti per i prossimi anni.

Certo è che – per quanto appetibile e ricco di promesse – il mercato brasiliano rappresenta comunque un altrove che va approcciato con cautela e intelligenza. Karine de Souza, ha costruito e calibrato il proprio profilo professionale esattamente in questo senso: come business partner (in sinergia con un team di professionisti dislocati su diverse sedi) affianca i manager italiani nella fase di apertura e di pianificazione strategica delle loro aziende in Brasile. Cooperazione internazionale e collaborazione commerciale sono i cavalli di battaglia di Karine e del suo team, che operano con competenza in settori diversi. Parola d’ordine: internazionalizzazione… con tutto ciò che questo significa in termini non di dispendio, ma di investimento di energie. E di curiosità, perché finché c’è curiosità c’è speranza: “Mi piace diventare il riferimento culturale per i miei clienti, questa caratteristica mi aiuta a creare rapporti.” – racconta Karine – “Credo sia la mia inestinguibile curiosità ciò che mi distingue, adoro infatti conoscere nuovi luoghi e nuove persone, per poi fare in modo che anche i miei clienti possano apprezzarli a loro volta. Quando seguo un progetto, oltre a curare il business, voglio che i clienti apprezzino questa terra fantastica, la mia terra.”

Potrebbe interessarti anche

The post Startup italiane in Brasile? Ecco come evitare passi falsi appeared first on Buonenotizie.

Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti

Le emozioni: queste sconosciute. Di emozioni viviamo, di emozioni soffriamo: molti ne parlano, ma pochi le conoscono veramente. E pochissimi sanno come usarle senza sentirsene sopraffatti, sia a livello personale che professionale. Ecco perché oggi  sono in molti a intraprendere un percorso orientato a esplorare il mondo sconosciuto delle emozioni per venirne a capo, come in una sorta di fitness riveduto e corretto. Quando la difficoltà di affrontare le proprie emozioni non si trasforma in sintomo e in patologia psichica, molti professionisti intraprendono un percorso di lavoro su se stessi affidandosi a un coach o a un counselor. Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che si tratta.

Se negli anni ’90 termini come coaching e counseling suonavano come qualcosa di esotico, o almeno di Oltreoaceano, oggi il coach è una figura molto ricercata in ambito professionale. La parola è nata negli USA in ambito sportivo, dove il termine coach indicava qualcosa di più di un allenatore: una persona capace di motivare, supportare e fare da tutor alla squadra. Il passaggio dal mondo dello sport all’ambito professionale , è stato breve e il coach ha finito per diventare un professionista che aiuta il cliente a sviluppare il proprio potenziale. Niente a che vedere con la psicoterapia, quindi: generalmente circoscritto all’ambito lavorativo, il coaching prevede l’incontro tra due professionisti. Ciò è a dire che davanti al coach non c’è un paziente, ma un cliente.

Dall’America, la figura del coach ha finito così per sbarcare (e moltiplicarsi) anche in Europa. In Italia, uno dei professionisti più conosciuti nell’ambito, è Roberto Re. Che ultimamente sta spopolando con il concetto di Emotional Fitness: una sorta di palestra delle emozioni. Come per il termine coaching, il rimando all’ambito sportivo è evidente e tutt’altro che fuori luogo: basti pensare all’uso di termini come team o goal nella comune terminologia aziendale. Le emozioni, d’altra parte, possono essere addomesticate e – soprattutto – allenate. Esattamente come un arto. I punti di partenza possono essere diversi: la parola in primis. Basti pensare alla Programmazione Neuro Linguistica, secondo cui uno stato d’animo e un’emozione vengono influenzati direttamente dal nome che si dà loro. Anche il corpo ha la sua parte, nel condizionamento delle emozioni: una postura eretta stimola molto più facilmente emozioni positive rispetto alla posizione di chi si incurva timidamente su se stesso.

Ovviamente non basta cambiare postura o dare un nome diverso a un’emozione. L’Emotional Fitness è una palestra a tutti gli effetti, che implica anche esercizi e costanza, come mostrato in questa serie di 4 video gratuiti.

L’obiettivo non è cancellare le emozioni negative, ma affrontarle alla radice: conoscerle per disinnescare il meccanismo che le perpetua. ‘Conosci te stesso’ insomma: un imperativo molto antico e molto moderno. D’altra parte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, l’Emotional Fitness non è solo una tecnica attualissima, ma qualcosa che affonda le radici (probabilmente senza saperlo) in un sostrato molto più antico. Basti pensare al Fire Walking, una delle tappe previste dall’Emotional Fitness che richiama l’antico rito che in molte sette misteriche spingeva l’adepto ad affrontare e superare le proprie paure camminando sui carboni ardenti.

Il prossimo appuntamento con l’Emotional Fitness sarà a Milano dall’1 al 3 luglio 2016.

Sponsorizzato da HRD Italia Potrebbe interessarti anche

The post Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti appeared first on Buonenotizie.

Luciano Giol rivela alle imprese le armi segrete in epoca di internazionalizzazione

Tutti ricordiamo i tempi in cui, sui libri di scuola, abbiamo studiato l’epoca dei viaggi di scoperta e dei primi pionieri. La colonizzazione è stato il versante prosaico di un’era di avventure, sogni e – talvolta – sconfitte. Tutto questo, oggi, sembra molto lontano eppure non lo è. Poche cose mutano realmente, al mondo: la maggior parte, cambia semplicemente pelle. Parlando di economia, per esempio, l’internazionalizzazione – cioè la complessa ma inarrestabile penetrazione di un’impresa, di un marchio o di un prodotto in altri paesi – rappresenta di fatto una nuova forma di viaggio e di scoperta. Oggi si assiste sempre più frequentemente alla volontà da parte di imprese e di professionisti si creare nuovi business ‘colonizzando’ i mercati esteri che, soprattutto in periodi di crisi, rappresentano una vera opportunità.

Proprio per questo, negli ultimi anni, hanno iniziato a nascere figure intermediarie: una sorta di ‘traduttori’, formatisi professionalmente per fare da ponte tra le aziende e le insidie (o semplicemente le differenze?) dei nuovi paesi in cui le imprese cercano di mettere radici. Luciano Giol (manager e imprenditore con 30 anni di professionalità nell’ambito del global selling), di esperienze nel settore ne vanta parecchie. Un esempio fra tutti, la gestione di uno dei più colossali investimenti italiani in Cina: la costruzione dello stabilimento di Marcegaglia a YangZhou JangSu CHINA.

Giol guida questi ‘pionieri’ e li aiuta a varcare i confini nazionali proprio perché il paese in cui si cerca di trapiantare un’impresa è sempre e comunque terra ignota e le insidie ci sono, eccome: oggi come ieri. Lingue diverse, differenti mentalità e l’intensificarsi di una concorrenza sempre più spietata non sono certo fattori da trascurare… soprattutto quando la posta in gioco è alta.

Ma quali sono le caratteristiche che fanno la differenza, per chi opera nel settore? Qual è l’arma segreta di un Global Sales Leader? Da una parte, la coscienza di come – e quanto – questa figura professionale sia cambiata negli ultimi anni: “Oggi – racconta Luciano Giol – la figura dell’export manager o del venditore è abissalmente diversa rispetto a quando ho iniziato: sto parlando del Global Sales Leader. lI successo in questo ambito dipende da due fattori: il marketing e i suoi strumenti, che hanno un peso più grande rispetto solo a 10 anni fa; abilità personali e competenze da sviluppare con l’obiettivo di coinvolgere le prospettive prima e i clienti dopo, in un rapporto reciprocamente vantaggioso. Per essere un leader il global sales deve: 1) fornire valore aggiunto al processo di vendita, 2) istruire i clienti su problemi che non sanno di avere, 3) prendere il controllo del processo di vendita”.

E poi, c’è l’ingrediente segreto. Quello che non può cambiare e che rappresenta la conditio sine qua non di tutto. La mia parola chiave è cambiamentorivela Giol – La flessibilità è da sempre stata la caratteristica che ha permesso alla mia carriera di decollare e di arrivare dove sono oggi. Lavoro in giro per il mondo da oltre 30 anni, e posso affermare con certezza che senza le due caratteristiche precedenti oggi chiunque voglia occuparsi di vendita non avrà mai successo.”

Nell’e-book “Lesson from a global sales leader”, Luciano Giol analizza proprio le caratteristiche principali di questa nuova figura e offre i primi strumenti e una serie di consigli per avere successo in questo campo. “Ho voluto condividere il mio know- how e alcune delle migliori pratiche che ho imparato. Con questo e-book voglio diffondere tutti gli insegnamenti che ho raccolto dalla mia vita personale, dai miei modelli – tra cui mio padre – , dai colleghi che ho incontrato e dai libri che ho letto. Questa professione offre molte soddisfazioni e necessita di persone concrete e ben preparate, le aziende si rivolgono al global sales quando hanno bisogno di un’inversione di tendenza o di una riorganizzazione del lavoro a causa di un periodo di crisi. Con questo manuale offro un modello da seguire generato da anni di esperienza, successi e fallimenti”.

Parlare d’internazionalizzazione oggi è dunque d’obbligo: imparare a operare sui mercati internazionali, conoscere le culture locali, le abitudini e le regole di business dei singoli mercati, conquistando il proprio spazio sì, ma attraverso un esperto di affari internazionali che faccia da apri pista anche nei casi più complessi.

Potrebbe interessarti anche

The post Luciano Giol rivela alle imprese le armi segrete in epoca di internazionalizzazione appeared first on Buonenotizie.

Imprenditori italiani a Dubai? Sì, ma cum grano salis

Se negli ultimi anni, il tema dell’immigrazione si è aggiudicato una posizione di rilievo sotto i riflettori dei media, non si può certo dire altrettanto a proposito di un’altra tematica, che con il fenomeno dei flussi migratori intreccia un rapporto di assoluta affinità. Ebbene sì, c’è chi viene e c’è chi va: un fenomeno (sociale o economico che sia) non è mai univoco. Attenzione però: in questo caso, quando parliamo di fenomeni di segno contrario rispetto ai flussi migratori, non ci riferiamo al tema (tanto inflazionato) della fuga di cervelli, ma a una tendenza che di eco mediatica ne ha riscossa molto meno. Si tratta dell’internazionalizzazione: il processo che porta diverse imprese a guardare oltre confine. Mettendo le radici altrove.

In questo senso, sono state molte le aziende italiane a scegliere una destinazione davvero esotica: gli Emirati Arabimeta che negli ultimi anni, per gli Italiani, si è trasformata in una calamita. A Dubai, già tre anni fa, il consolato cittadino parlava di un’impennata del 131% dei visti rilasciati. Grandi numeri, dietro cui traspare tutta l’entità di un fenomeno che oltre a coinvolgere i singoli individui, ha travolto anche le aziende: le grandi, prima e le PMI poi.

Dubai, fra gli Emirati Arabi è il primo per popolazione e il secondo per estensione e rappresenta una realtà economica fortemente dinamica: complice, un’intelligente (e lungimirante) politica di diversificazione dell’ economia orientata anche verso settori come high-tech, turismo e finanza, logistica, sanità.

Non tutto è rose e fiori, però. O meglio: se le opportunità sono molteplici e l’humus lavorativo più che fertile, è tuttavia doveroso segnalare alcune difficoltà di rilievo. Quando si fanno armi e bagagli, è facile mitizzare la meta e idealizzarla e questo per un imprenditore può avere degli effetti collaterali enormi.

Il mercato emiratino è ricco di opportunità ma al contempo ricco di insidie proprio per la sua particolare legislazione –  spiega l’avvocato Thomas Paoletti, esperto di joint venture negli Emirati nonché titolare e managing partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a DubaiQuando un imprenditore italiano decide di investire a Dubai, deve affrontare una serie di difficoltà e non può farcela da solo. Nessuno gli dice, ad esempio, che la percentuale delle trattative con aziende italiane che falliscono sul territorio emiratino è del 38% e nessuno gli dice che le tre cause principali sono i problemi culturali, le incomprensioni linguistiche e l’approccio al mercato.”

Insomma: ogni rosa ha le sue spine e servono esperti di settore per affrontarle. L’Avv. Paoletti, grazie alle sue competenze, alla sua rete di contatti e alla conoscenza del luogo, offre agli imprenditori italiani un servizio completo, permette loro di scegliere consapevolmente la migliore via d’investimento e si occupa della gestione e realizzazione delle partnership sul luogo grazie alla formula della joint venture.

L’avv. Paoletti ha scelto di supportare gli imprenditori italiani sviluppando un metodo che lo distingue da tutti i business partner italiani. Un modus operandi che permette di realizzare un progetto su misura, verificando la fattibilità dell’investimento e offrendo consulenza nella pianificazione strategica, nello sviluppo delle opportunità di vendita, sulla parte di governance e contrattuale e nell’esecuzione operativa, con l’aggiunta di nutrite competenze legali, doverose per affrontare un panorama legislativo così diverso dal nostro. Internazionalizzare, d’altra parte, non significa esportare un modello a scatola chiusa ma anche prendere coscienza delle differenze esistenti. E affrontarle con competenza.

Potrebbe interessarti anche

The post Imprenditori italiani a Dubai? Sì, ma cum grano salis appeared first on Buonenotizie.

Pluriball in “salvo”: almeno per ora!

Alzi la mano chi non si è mai divertito a scoppiare le bolle d’aria presenti nel pluriball: probabilmente nessuno di noi ha mai resistito ad una tentazione che, fra le altre cose, è stata anche raccontata dal cinema di Hollywood (basti pensare ad una delle epiche scene di ‘Una pallottola spuntata’). Eppure c’è chi sta cercando di muovere guerra ad uno degli imballaggi più famosi, utili, resistenti e divertenti della storia: la Sealed Air Corporation, in nome di un progresso di cui non si sente alcuna necessità, ha deciso di sostituire questo materiale d’imballaggio con altre versioni più moderne, come l’iBubble o l’iWrap. E la cosa non è piaciuta a nessuno, tanto da sollevare un’ autentica rivolta popolare sui Social.

La storia delle palline che scoppiano    

Il pluriball, oggi facilmente reperibile anche su siti come Ratioform, è un materiale ammortizzante dalle strepitose capacità protettive e dal costo davvero irrisorio. La sua invenzione avvenne, come spesso accade, totalmente per caso: era il 1957 e gli ingegneri Marc Chavannes e Alfred Fielding erano impegnati a realizzare, nel loro garage, una carta da parati con supporto in plastica. Il prodotto finale non trovò nessun riscontro sul mercato e fu presto relegato nel dimenticatoio, ma non fu questa la sorte che toccò al famoso supporto: i due, infatti, si resero conto che la superficie in plastica composta dalle famose palline piene d’aria aveva la portentosa capacità di assorbire qualsiasi tipo di urto. Ed il passo successivo fu immediato: i due ingegneri brevettarono l’idea, fondarono la Sealed Air Corporation e lanciarono sul mercato un imballaggio destinato a fare la storia. Una storia lunga più di 60 anni, che adesso rischia di arrivare al suo capitolo finale.

La decisione della Sealed Air

Il tempo passa, le tecnologie si evolvono e le tradizioni sono destinate inesorabilmente a cadere. Questo è quanto emerge dalla decisione delle Sealed Air, che avrebbe annunciato la fine della produzione del pluriball e l’inizio della nuova era dell’iBubble: un imballaggio tecnologico in cui l’aria viene distribuita da vasi comunicanti dentro la plastica, formando una sottile pellicola resistente ma decisamente poco divertente. Niente più ‘pak pak’, dunque?

La rivolta sui social network       

La triste notizia, pubblicata dal Wall Street Journal, aveva gettato nello sconforto più di un amante del pluriball. E non si è dovuto attendere molto, prima che i social network venissero invasi da gruppi a supporto di questo spassoso materiale d’imballaggio, tanto che persino una nota testata come Le Figaro ha scelto di schierarsi a favore dei ‘pallini’, sottolineando come nel mondo siano attualmente presenti decine di aziende specializzate nella produzione del pluriball. Se la Sealed Air sceglierà di proseguire in questa sua anti-popolare strategia, gli amanti del pluriball potranno comunque tirare un sospiro di sollievo: non avendo il monopolio del sistema, saranno altri a continuare a farci divertire.

Potrebbe interessarti anche

The post Pluriball in “salvo”: almeno per ora! appeared first on Buonenotizie.

5 ricette facili per un pranzo veloce e gustoso

Ormai il tempo da dedicare alla cucina è sempre più ridotto. Spesso ci si ritrova catapultati per i più svariati motivi in vortici senza fine di impegni vari: lavoro, famiglia, sport, eventi, pulizie, favori agli amici, cani, gatti e chi più ne ha più ne metta! Ci si ritrova così a fare pranzi e cene veloci o perché di corsa o perché troppo stanchi per cucinare qualcosa degno di essere chiamato cibo.

Ma non disperate! Ci sono dei validi compromessi che vi permetteranno di mangiare in modo adeguato, senza dover per forza rinunciare a fare altre cose.

In questo articolo vi presentiamo 5 ricette facili per un pranzo completo:

Antipasto:

  • 4 fette di mortadella
  • 200gr di formaggio morbido
  • Erba cipollina
  • Pepe

Prendere tante fette di mortadella quanti sono i commensali.
Prendere un formaggio morbido a vostro piacimento come robiola, formaggio spalmabile, caprino o ricotta. Disporlo tutto in una ciotola e unire un po’ di erba cipollina tagliata con le forbici e un pizzico di pepe. Mescolare e amalgamare il tutto con una forchetta. Disporre una striscia di composto al centro delle fette di mortadella che poi andrete ad arrotolare o a chiudere a sacchettino. In entrambi i casi, per decorare chiuderle con un filo di erba cipollina.

Primo piatto:

  • 350gr di pasta corta
  • 100gr di rucola
  • 150gr di Belpaese
  • 100gr di panna
  • 20gr di burro
  • 20gr di grana grattugiato
  • Sale e pepe q.b

Mentre aspettate che l’acqua prenda il bollore, lavate la rucola e poi saltatela molto velocemente in una padella nella quale avete fatto sciogliere il burro. Una volta che la rucola si è appassita, aggiungete il sale e il pepe e poi la panna. Spegnare il fuoco e mettere il tutto in un contenitore alto per poi frullarlo. Aggiungere al sugo il formaggio Belpaese tagliato a cubetti piccoli e se necessario aggiustatelo di sapore. Aggiungere il sale all’acqua che a questo punto starà bollendo e buttare la pasta da scolare rigorosamente al dente. Nel frattempo che la pasta cuoce abbiate l’accortezza di togliere una tazzina dell’acqua di cottura che potrà risultarvi utile nel caso in cui il sugo vi sembri troppo denso. Rimettere il sugo nella padella e saltarci la pasta dentro a fuoco vivace. Aggiungere il formaggio grattugiato e servire ai vostri commensali. Volendo potete aggiungere anche dei gherigli di noce.

Secondo piatto:

  • 4 fettine di manzo
  • 4 spicchi d’aglio
  • 400gr di passata di pomodoro o pomodori pelati
  • 1 mozzarella
  • Prezzemolo
  • Origano secco
  • Capperi
  • Pepe nero macinato grosso 

Versate abbondante olio extravergine d’oliva in una padella nella quale andrete a soffriggere gli spicchi d’aglio schiacciati con la buccia. Per evitare che le fettine vengano lesse, infarinatele leggermente e dategli una prima cottura veloce nell’olio caldo. Dopodiché toglietele e se gli spicchi d’aglio si sono anneriti togliete anche loro, altrimenti lasciateli. A questo punto, preoccupatevi di aggiungere la salsa di pomodoro e il sale. Fate cuocere per circa 10 minuti a fuoco basso, quindi unite il pepe nero e l’origano in abbondanza.
(volendo si può sostituire l’origano con il basilico o con un battuto di aglio e prezzemolo).

Disponete le fette di carne nella salsa di pomodoro ricoprendole interamente e lasciate cuocere per 2/3 minuti, poi giratele e fate cuocere ancora un pochino. Poco prima di spegnere il fuoco disponete sulla carne la mozzarella a fettine e lasciatela sciogliere un pochino. Infine aggiungete una spolverata di prezzemolo tritato finemente e servite.

Contorno: 

  • 4 patate grosse
  • 1 spicchio d’aglio
  • Rosmarino e altre erbette aromatiche a piacere
  • Sale e pepe

Pelate le patate e tagliatele a pezzetti non troppo grandi, in modo che possano cuocere abbastanza velocemente. Mettete in una padella un bel po’ di olio extravergine d’oliva e quando è caldo aggiungete lo spicchio d’aglio schiacciato con la buccia e le patate che dovrete avere asciugato per evitare che si attacchino alla padella.  Se lo desiderate per insaporire potrete aggiungere una noce di burro.

Lasciate cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti e se necessario aggiungete man mano un pochino di acqua. A cottura quasi ultimata aumentate la fiamma per dare un po’ di doratura e una volta spento il fuoco aggiungete un pochino del mix d’erbette aromatiche tritate finemente, il sale, il pepe e girate piano con un mestolo di legno per non rompere le patate.

Dolce:

  • 1 ananas
  • 50gr di burro
  • 100gr di zucchero di canna
  • Cannella in polvere
  • Un limone o un’arancia

Per un fine pranzo dolce, ma non troppo, l’ananas caramellato è perfetto e velocissimo da realizzare.

Per pulire l’ananas senza impazzire basta tagliargli il ciuffo e dividerlo in 4 spicchi. Ad ogni spicchio tagliate l’anima centrale che è quasi sempre dura e stopposa, dopodiché sbucciatelo della buccia andando a scavare con il coltello prima da una parte fino a metà e poi dall’altra. In questo modo il cuore dell’ananas sarà ben pulito e si presta ad essere tagliato a pezzetti regolari.

Una volta estratta tutta la polpa di questo frutto esotico, fate sciogliere, in un tegame di ghisa o alluminio, il burro al quale andrete ad aggiungere i pezzi di ananas, cuocendoli fino a farli dorare un pochino. A questo punto unite il succo di un’arancia o di un limone, la cannella e lo zucchero di canna. Mescolate in continuazione fino a che non si sarà formato il caramello.
Disponete i pezzi di ananas nei piatti e aspettate che si freddi un pochino prima di servire.

L’ananas caramellato può essere servito freddo o tiepido e per una presentazione ad effetto possono essere infilzati su degli spiedini e serviti con gelato alla crema o con una sfiziosissima lemon curd, ma anche impanati in una granella di nocciole tostate o amaretti sbriciolati.

Realizzando alcuni di questi piatti riuscirete a ideare un pasto sfizioso e nutriente!

Potrebbe interessarti anche

The post 5 ricette facili per un pranzo veloce e gustoso appeared first on Buonenotizie.