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Monday’s Daily Brief: Progress and pitfalls in child rights, millions of Afghans acutely food insecure, Middle East nuclear-free zone, social media and child detention

ONU - aiuti umanitari - feed -

A recap of Monday’s stories in brief: Uneven child rights progress; over 10 million  Afghans severely food insecure; Middle East nuclear weapons conference gets underway; Social media posts increasing child detention cases; UN and partners commit to universal health. 

Qualità della vita 2019: la classifica delle città italiane dove si vive meglio. Trento sbanca

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Qual è la città dove si vive meglio in Italia? Come ogni anno l’annuale classifica indetta da ItaliaOggi e Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, giunta alla sua ventunesima edizione ha fatto emergere il podio delle città migliori e peggiori nelle quali vivere.

Per analizzare la qualità della vita nel Belpaese sono stati presi in considerazione nove indicatori: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero, tenore di vita.

A svettare sul podio è Trento: la ventunesima edizione della classifica afferma che la provincia autonoma è prima per affari, lavoro, ambiente, istruzione, turismo e ovviamente tempo libero.

In seconda e in terza posizione troviamo Pordenone e Sondrio, ma va considerato che le prime dieci province appartengono, ancora una volta, al Nordest o al Nordovest, dobbiamo scorrere la classifica fino alla 69esima posizione per trovare una città del Sud.

E all’ultimo posto? All’ultimo posto c’è Agrigento: risultando scadente sotto praticamente tutti gli aspetti, fatta eccezione per la dimensione demografica e per la sicurezza.

Qualità della vita in Italia

Nel 2019 la vita in Italia è migliorata, nel 2015 le classifiche riportavano 53 città vivibili, mentre oggi sono ben 65. Un aumento favorevole, non c’è che dire. Nonostante il contesto economico faccia attrito, comunque, vi è un’evoluzione positiva.

Milano e Roma

Milano è prima per tenore di vita salendo dalla posizione numero 55 alla 29, mentre Roma risale dalla 85esima posizione alla 76esima. Di seguito potrete dare un’occhiata alla classifica finale.

Lucrezia Carnevale

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VITTORIA! La Cambogia vieta i crudeli tour a dorso di elefante verso i templi di Angkor Wat

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La Cambogia è una destinazione famosa in tutto il mondo soprattutto per i meravigliosi templi di Angkor Wat, che spesso i viaggiatori raggiungono a dorso di elefante. Perlomeno finora! Le autorità di Apsara hanno infatti deciso di vietare le gite in elefante, prevedendone l’eliminazione definitiva entro il prossimo anno.

Il portavoce locale Long Kosal ha dichiarato ad AFP:

“L’uso degli elefanti per affari non è più appropriato”.

E difatti quasi un terzo degli animali sono già stati trasferiti in una foresta lontana dai templi in modo da consentire loro di vivere secondo natura.

Il paese ha preso questa decisione in seguito a numerose pressioni da parte di gruppi animalisti e anche il tour operator Intrepid Travel, che propone viaggi in Cambogia, già da anni ha deciso di eliminare dai propri pacchetti i tour in elefante.

Dopo aver approfondito le pratiche di molte aziende nel periodo 2010-2011, aiutato da World Animal Protection, il tour operator di cui è co-fondatore Geoff Manchester, si è infatti accorto che molti elefanti venivano maltrattati e torturati per essere addomesticati e diventare a prova di turista. Una pratica ingiusta e crudele che li ha convinti, a partire dal 2014, a non offrire più gite a dorso di elefante.

Il maltrattamento degli elefanti a scopi turistici

PETA Asia descrive il maltrattamento degli elefanti nell’industria turistica come un mondo spietato, dove gli animali vengono trattati come schiavi, prelevati ancora piccolissimi dalla natura selvaggia, dopo che le madri vengono uccise, per essere sottomessi all’uomo che li tortura finché non obbediscono.

Secondo Peta dei 45.000 elefanti asiatici rimasti nel mondo, dai 3.000 ai 4.000 sono tenuti prigionieri nella sola Thailandia, per essere venduti a vari scopi, tra cui quelli turistici.

Non è vero che vengono salvati da condizioni terribili e non è nemmeno vero che sono addomesticati, come dichiarano spesso coloro che li sfruttano. Peta afferma al contrario che si tratta di animali in cattività sottoposti al controllo umano tramite pratiche crudeli che servono a mettergli paura affinché svolgano i tristi compiti a cui sono obbligati.

Molti esemplari vengono prelevati dalle foreste quando sono ancora cuccioli mentre le madri vengono spesso uccise perché non conformi allo scopo. Sono quindi immobilizzati, picchiati senza pietà, ricoperti di chiodi per giorni, feriti e traumatizzati dai tentativi di “addomesticamento”.

Una volta schiavizzati, lavorano fino allo sfinimento per accontentare l’industria turistica, spesso privati di acqua e cibo. Non solo in Thailandia ma anche in Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia.

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Laura De Rosa

 

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Luci d’artista: a Salerno torna la magia del Natale con le spettacolari luminarie per le strade della città

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Ormai il Natale non è Natale se a Salerno non si accendono le Luci d’artista. Fiori, neve e stelle i protagonisti della 14esima edizione, in programma fino al 19 gennaio 2020, in quel suggestivo en plein air d’opere d’arte sfavillanti installate nei parchi, tra le strade e nelle piazze della città.

Un percorso di luci e colori, di atmosfere vissute col naso all’insù, che di anno in anno è diventato sempre più bello e una grande attrazione per migliaia di visitatori. Un itinerario luminoso che si snoda lungo oltre 40 chilometri di cavi con circa 5 milioni di lampadine led a basso consumo energetico e tanta tanta magia per adulti e bambini.

Dalla Villa comunale che ospiterà nuovamente lo Zoo che vorrei, con tanto di Arca di Noè al Corso Vittorio Emanuele, grande isola pedonale, dove sono istallati dei sontuosi e bellissimi lampadari, fino ad arrivare a Piazza Flavio Gioia, dove è ospitata una straordinaria foresta di luci, un altissimo albero che con i suoi rami avvolgerà tutta la piazza creando una vera e propria foresta incantata.

Poi a Torrione, in piazza Gian Camillo Gloriosi, ci sarà una gigantesca stella cometa, mentre le famose ceramiche di Vietri, sotto forma di limoni, illumineranno tutta Piazza Sant’Agostino. Non mancherà il gigantesco Albero di Natale che sarà acceso a Piazza Portanova a fine novembre.

Non scordiamoci la Terra! È l’artista Enrica Borghi a firmare un’opera fatta completamente con i fondi delle bottiglie di plastica recuperate. Il suo Mosaico, installato tra i vicoli del centro storico, vuole essere di monito alla salvaguardia del pianeta Terra devastato dai cambiamenti climatici, dal saccheggio delle risorse naturali e dall’uso indiscriminato della plastica.

Inoltre, Le cose del mondo di Ugo Nespolo attendono i visitatori lungo via Trento e Via Posidonia, mentre in via Santa Margherita e via Amendola c’è il Cyrcus di Luca Pannoli. Eduardo Giannattasio ha realizzato le opere luminose che s’ispirano al racconto evangelico: La Natività sulla Chiesa di San Pietro in Camerellis; l’Annunciazione sulla Chiesa del Sacro Cuore. Il mito di Nello Ferrigno impreziosisce via Pietro del Pezzo.

E poi ancora onde marine e fiori tropicali, costellazioni e pianeti, giocolieri e orsetti volanti, sculture di luce e renne per tutte le strade e le piazze, in un meraviglioso tripudio di colori e atmosfere da vivere almeno una volta nella vita.

Le Luci d’Artista Salerno sono accese tutti i giorni dalle 17 fino alle 2. La visita è completamente gratuita. Qui trovate tutte le informazioni sull’evento, parcheggi e strutture ricettive.

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Cani poliziotto costretti a vivere al gelo in una caserma di Bologna, la denuncia del Siulp

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Il sindacato Siulp di Bologna denuncia con una lettera aperta le terribili condizioni in cui versano i 9 cani poliziotto tenuti nella caserma Prudentino, in un canile definito “gelido e scivoloso“, dove il freddo sta mettendo a dura prova la loro salute.

Cani che ogni giorno si danno da fare per scovare sostanze stupefacenti e intervenire in situazioni di necessità e che, nonostante questo, vengono trascurati.

La lettera, inviata al Questore Gianfranco Bernabei, fa luce sulle problematiche del Reparto Cinofili della Caserma Prudentino di via della Grazia, nella periferia cittadina.

Gelo nel canile e rischi per la salute dei Cani Poliziotto. #siulp #bologna #cinofili

Pubblicato da PaginaUfficiale Siulp Bologna su Sabato 16 novembre 2019

Vi si legge:

“Con queste temperature e questa umidità i box dei cani ci mettono ore ad asciugarsi poiché sprovvisti di riscaldamento, di un apposito impianto antigelo e persino di acqua calda. Inoltre le condizioni dell’area verde sono ormai ai massimi dell’indecenza, essendo diventati delle paludi di fango non praticabili”.

L’intervento di ristrutturazione del canile non è mai stato messo in atto, nonostante fosse previsto, e la nuova area da destinare al reparto cinofili di cui parlava l’amministrazione comunale mai messa a disposizione. Motivo per cui i cani poliziotto continuano a vivere in un canile assolutamente inadeguato alle loro esigenze.

Una situazione inaccettabile per Cecio, Pongo, Nutella, Maverick, Mickey, Spok, Kyra, Irvin, Jago e Barak, secondo quanto riporta nella lettera il segretario provinciale Siulp, Amedeo Landino, che aggiunge:

“Sarebbe criminale ed imperdonabile lasciare i nostri colleghi a quattro zampe patire disagi in questo modo”.

Landino propone quindi un intervento tempestivo, anche a basso costo, per adeguare l’attuale canile con urgenza, in modo che i 9 cani qui ospitati possano vivere dignitosamente. Ci auguriamo a nostro volta che si intervenga al più presto!

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Laura De Rosa

 

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Crolla un ponte sospeso nel fiume a nord di Tolosa: muore 15enne, 5 feriti

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Che mondo è quello in cui crollano ponti e si allagano città, si perdono vite e averi e nel giro di un attimo cambia tutto e in peggio? Oggi è la volta di un ponte, un altro oltre al disastro di Genova. Ed è quello sospeso Mirepoix-sur-Tarn, a nord di Tolosa, in Francia. Altro ponte, altro Stato, ma stessa dinamica che uccide.

Il ponte, che si trova al confine tra Alta Garonna e Tarn, è crollato stamattina poco dopo 8 ore. Secondo le prime informazioni raccolte da La Dépêche du Midi, un camion di peso superiore al limite autorizzato avrebbe provato ad attraversarlo.

Una Renault Clio che era a sua volta sul ponte è finita subito nel fiume e testimoni riferiscono che anche un’altra utilitaria sarebbe caduta in acqua.

Il bilancio, riportato alle 11:30 dalla prefettura dell’Alta Garonna è di un morto e cinque feriti. La vittima è una ragazza di 15 anni che era con la mamma che, con altre tre persone, sarebbe stata in grado di tornare a riva. Tra i cinque feriti vi sono tre persone in assoluta emergenza, tra cui testimoni che hanno cercato di aiutare le vittime e due vigili del fuoco. Diverse persone sono ancora ricercate.

Dopo due ore di inutili ricerche, il bilancio resta da consolidare” e, secondo La Dépêche du Midi, uno scuolabus aveva attraversato il ponte pochi istanti prima del suo crollo.

Sul posto ora sono presenti un centinaio di soccorritori, tra vigili del fuoco e squadre con cani.

La procura di Tolosa ha affidato le indagini alla gendarmeria.

EN DIRECT – Un pont suspendu s'effondre au nord de Toulouse: Le camion était trop lourd, selon les pompiers cités par RTL https://t.co/4H5cd2R5ov

— Jean Marc Morandini (@morandiniblog) November 18, 2019

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Germana Carillo
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Venezia: il peggio sembra passato

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Sembra che a Venezia il peggio sia passato: la nuova maxi marea attesa per ieri si è fermata a 150 centimetri e oggi il massimo dell’acqua alta prevista è 110 centimetri attorno alle 13.20. E’ stata decisa anche la riapertura delle scuole e di alcuni musei.

Piazza San Marco trasformata in una piscina. Questa l’impressionante immagine di Venezia che nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo. Un’acqua alta così non si vedeva da tantissimi anni (precisamente dal 1966)  e la città, come vi abbiamo raccontato in diversi articoli, ha subito non pochi danni.

L’acqua alta di ieri, la terza pericolosa in una sola settimana, ha raggiunto i 150 centimetri allagando quasi il 70% del centro storico ma per fortuna si è abbassata rapidamente.

Ora la paura sembra passata, i veneziani si sono rimboccati le maniche e stanno riaprendo le varie attività con tutte le difficoltà che, ovviamente, ancora ci sono.

L’acqua alta prevista per oggi non supererà i 110 centimetri e gli stessi valori sono previsti anche per domani. Bisogna dunque ripartire e tornare in qualche modo alla normalità, per questo le scuole di ogni ordine e grado oggi riprendono le loro attività anche nel centro storico.

Tutti gli edifici scolastici sono tornati agibili in seguito ai lavori di ripristino effettuati dopo  i danni causati dall’acqua alta straordinaria di martedì scorso. Fanno eccezione solo la scuola Santa Teresa a Dorsoduro e la San Francesco alla Giudecca per le quali occorrono ancora dei lavori prima di poter tornare alla normalità (i bambini che le frequentano riprenderanno comunque le lezioni ospiti di altre scuole).

#aquaalta | Domani tutte le scuole saranno aperte. A breve saranno disponibili i moduli con i quali i cittadini e le imprese potranno chiedere il risarcimento dei danni. Grazie a tutti coloro che si sono dati da fare per superare anche questa giornata! pic.twitter.com/w8QJuGMRgd

— Luigi Brugnaro (@LuigiBrugnaro) November 17, 2019

Nonostante resti lo stato di allerta per l’acqua alta, riaprono anche alcuni musei e sono in funzione persino i vaporetti.

La città conta ancora i danni ma guarda avanti con coraggio:

“Ci rialzeremo come la Fenice, l’importante è che il Paese sia unito” ha dichiarato il sindaco Luigi Brugnaro.

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Francesca Biagioli

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Centinaia di uccelli trovati morti sulle spiagge di Sydney: una strage dipesa dal surriscaldamento degli oceani

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Fa impressione vedere le spiagge di Sydney, da Bondi Beach a Cronulla fino a Collaroy Beach, rivestite di uccelli morti e fa altrettanta impressione sapere che l’elevato numero di vittime, senza precedenti, è dovuto al surriscaldamento globale.

L’uccello interessato è la berta, molto diffuso in Australia, che sulle coste del paese fa ritorno ogni anno per riprodursi. Un viaggio di 14.000 km sul Pacifico, con partenza dall’Alaska, che questa volta non è andato come al solito, visto il numero di morti senza precedenti. Il motivo? A quanto pare l’assenza di cibo, scarsità dovuta all’innalzamento delle temperature degli oceani.

Secondo quanto dichiarato da Peter Barrand, presidente di BirdLife Warrnambool, a Yahoo News Australia, qualcosa quest’anno è andato storto dato che, solitamente, ad arrivare sono quasi il doppio degli uccelli.

E anche Birdlife dimostra preoccupazione per questa inaspettata strage: se da un lato infatti afferma che i tassi di mortalità degli uccelli migranti variano di anno in anno, a seconda di particolari eventi climatici e disponibilità di cibo, questa volta i numeri sono allarmanti e potrebbero dipendere dal surriscaldamento degli oceani che causa una terribile carenza di pesce e altri alimenti marini.

Altri problemi che avrebbero inciso sulla moria, le condizioni meteo avverse durante il viaggio e l’inquinamento da plastica: quest’ultima viene spesso scambiata per cibo dagli uccelli provocandone il decesso. Stessa sorte che purtroppo tocca anche a molti pesci.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Yahoonews e Birdlife

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Ora legale: a Bruxelles l’Italia dice no all’abolizione dell’orario estivo per tre ragioni

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Ora legale sì o no? L’Italia è contraria alla sua totale abolizione per tre ordini di ragioni, prima fra tutte la mancanza di prove effettive che i cambiamenti di fuso orario possano davvero danneggiare l’equilibrio psicologico e fisico.

Dopo che l’Unione europea aveva chiesto ai vari stati membri di decidere riguardo al proprio fuso orario, l’Italia ha per il momento detto di no e ha depositato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere il sistema tuttora in vigore: sei mesi l’anno di ora legale, che qui da noi si ha dal 1966, e sei mesi l’anno di ora solare.

Quella dell’Italia è tecnicamente una “posizione nazionale contraria all’iniziativa”. Il documento è stato depositato a Bruxelles lo scorso giugno.

Cos’è l’ora legale e perché l’Italia non vuole abolirla

Si tratta di un sistema che permette di sfruttare al meglio le ore di luce durante la stagione estiva: tra marzo e ottobre, infatti c’è a disposizione naturalmente più luce, dal momento che il sole, in questo periodo, sorge prima e tramonta più tardi. Di conseguenza, mettendo in avanti le lancette dell’orologio di un’ora, le ore di luce sono di più con un notevole risparmio energetico.

La Commissione Europea aveva dato seguito alla proposta di abolire l’ora legale dopo una consultazione pubblica avvenuta tra luglio e agosto 2018, in cui i sostenitori della proposta – Paesi del nord Europa soprattutto, che ritengono che lo spostamento delle lancette sarebbe dannoso per la salute – hanno avuto la meglio con l’84% dei voti.

Ma se, per esempio, alla Finlandia (dove nei giorni più lunghi, il sole sorge prima delle 4 del mattino e tramonta quasi alle 23) non conviene l’ora legale, all’Italia tecnicamente sì, perché con l’ora legale il periodo di luce tra alba e tramonto è più lungo.

Su questo e su altri ragionamenti si è basata la delegazione italiana a Bruxelles, secondo cui innanzitutto mancano ancora prove scientifiche che quei due piccoli cambiamenti di fuso orario possano crearci un danno psico fisico.

Inoltre, grazie all’ora legale, che per sei mesi consente di accendere le luci un’ora dopo, gli italiani risparmiano parecchio in bolletta: secondo Terna, il gestore dei tralicci dell’alta tensione, il risparmio si aggira secondo i 100 milioni di euro l’anno.

La terza perplessità riguarda la possibilità che le singole scelte dei Paesi membri possano creare differenze tra fusi orari talmente ingombranti da mettere a rischio il corretto funzionamento del mercato comunitario.

Nei prossimi mesi, Bruxelles avvierà la discussione sull’ora legale nelle sedi del Parlamento e dalla Commissione europea. Vedremo cosa si deciderà. Voi cosa ne pensate?

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Germana Carillo

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Nuovo straordinario successo per Bebe Vio nel fioretto ad Amsterdam. È la quinta Coppa del Mondo consecutiva

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La campionessa paralimpica Bebe Vio ha collezionato un nuovo successo, questa volta ad Amsterdam, dove si è aggiudicata l’oro nel fioretto, vincendo così la quinta coppa del mondo di fila!

Continuano le straordinarie prodezze di Bebe Vio, atleta paralimpica che si è confermata campionessa anche in Olanda. Dopo aver collezionato numerose altre vittorie, e anche senza grosse difficoltà, alla fine della terza giornata di competizioni, Bebe si è aggiudicata la gara di fioretto femminile categoria B, battendo la cinese Zhou Jingjing 15-4.

Con lo stesso punteggio la nostra atleta aveva sconfitto in semifinale Irina Mishurova e nei quarti Kang Su. Negli ottavi, invece, aveva concesso addirittura un punto in meno alla sua avversaria, Boglarka Mezo. Insomma un vero trionfo!

 

L’atleta veneta mette a segno così l’ennesima vittoria in una coppa del mondo, la quinta consecutiva (è dal 2015 che non smette di vincere) che si va ad aggiungere  all’oro mondiale che si è conquistata in Corea del Sud a settembre.

Le gare di Amsterdam sono state particolarmente fortunate per il team azzurro infatti, oltre a Bebe Vio, Andrea Mogos ritorna ad ottenere una medaglia guadagnando un bronzo nel fioretto femminile categoria A mentre Gianmarco Paolucci ha vinto il bronzo nella gara di sciabola maschile categoria B e per la prima volta finisce sul podio.

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Francesca Biagioli

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Messico: trovate 2 tartarughe con enormi tumori, dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

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A Sinaloa, in Messico, sono state trovate due tartarughe marine di età adulta con gravi forme tumorali dovute alla presenza di metalli pesanti nel loro sangue.

Le hanno catturate dei pescatori lungo la costa di Guasave, come riporta eluniversal, mentre ad analizzarle è stato il Dipartimento di fauna selvatica del Centro interdisciplinare di ricerca per lo sviluppo integrale regionale (CIIDIR).

Il ricercatore e capo del CIIDIR, Alan Zavala Norzagaray , ha affermato secondo quanto riporta eluniversal, che non è la prima volta che tumori simili vengono trovati su tartarughe marine ma mai prima d’ora se ne erano visti di così grandi. I tumori multipli, estesi su pinne, tessuti, testa, gusci, pelle, avevano infatti dimensioni tra 0,1 e 40 centimetri.

La causa? Probabilmente l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Le coste dell’Oceano Pacifico e del Golfo del Messico sono infatti piene di sostanze contaminanti, anche se nel caso specifico coinvolti non sarebbero plastica e altri rifiuti, bensì metalli pesanti e prodotti chimici dell’agricoltura.

Secondo lo stesso ricercatore le tartarughe marine malate, se mangiate, cosa frequente in questa zona, possono comportare rischi anche per la salute umana.

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Laura De Rosa

Photo Credit: eluniversal / Alan Zavala Norzagaray

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Women in coffee, il progetto che sostiene il ruolo delle donne che lavorano nelle piantagioni di caffè

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Vi siete mai chiesti da dove arriva il caffè che beviamo ogni giorno e chi effettivamente si occupa di raccogliere e lavorare la materia prima nelle piantagioni? Probabilmente sapete che il caffè arriva da paesi molto lontani da noi ma quello che quasi sicuramente vi sfugge è che le protagoniste della sua produzione sono, nella maggior parte dei casi, donne!

Sui circa 125 milioni di coltivatori di caffè nel mondo, ben 87,5 milioni sono donne (si tratta del 70% della forza lavoro). La loro condizione, però, è spesso poco valorizzata e, nonostante abbiano un ruolo fondamentale nel sostenere la propria famiglia, hanno non poche difficoltà a raggiungere l’indipendenza economica.

Una zona importante di produzione del caffè si trova nella Repubblica Dominicana e, in questo paese, il 35% dei piccoli produttori di caffè è rappresentato proprio da donne che spesso risultano essere sottopagate e non ricevono adeguati supporti e finanziamenti per la loro attività.

A loro ha pensato quindi Caffè Vergnano, con Women in Coffee, il progetto di charity il cui obiettivo è quello di raccogliere fondi, promuovendo così l’equità di genere e l’empowerment di 20 donne produttrici di caffè con l’obbiettivo di aumentare il numero di donne che beneficeranno dei risultati del progetto in futuro.

“È un progetto il cui obiettivo è raccogliere fondi e sostenere progetti concreti, magari piccoli, ma che possono fare davvero la differenza per qualcuno.”

Racconta Carolina Vergnano, Responsabile Export di Caffè Vergnano e prima sostenitrice del progetto

Come raggiungere l’obiettivo? Con una semplice tazzina rosa, simbolo del progetto Women in Coffee che, la più antica torrefazione d’Italia, ha dedicato proprio alle donne produttrici di caffè.

Il primo obiettivo fissato per il 2019 è raccogliere quanto necessario a sostenere l’avvio di una microtorrefazione che sarà gestita da 20 donne dell’associazione ADOMUCA (Associazione dominicana delle donne del caffè) nella Contea di Hondo Valle.

Si tratta di 10mila dollari che serviranno ad acquistare la tostatrice, utile alle donne per lavorare la materia prima e aprire così il proprio laboratorio dove non solo tostare ma anche macinare e impacchettare il caffè.

Il progetto da sostenere è stato individuato insieme all’IWCA, International Women in Coffee Alliance, organizzazione no-profit che supporta in tutto il mondo le donne che lavorano nella filiera del caffè.

Ma come possiamo aiutare questa bella iniziativa? Basta acquistare uno o più prodotti della Pink Capsule Collection.

La Pink Capsule Collection di Vergnano che aiuta le donne

Vergnano ha lanciato la Pink Capsule Collection, una collezione tutta al femminile in vendita sull’eshop della nota azienda. I prodotti che si possono acquistare per aiutare il progetto cambieranno nel corso dell’anno (in modo da offrire sempre opportunità nuove ai clienti) ma l’obiettivo rimarrà fisso: una percentuale sarà devoluta a favore delle donne che lavorano nelle piantagioni.

Di quali prodotti parliamo? Ovviamente tutto quanto ruota intorno al mondo del caffè: tazzine, moka, mug ma anche le nuove lattine realizzate in collaborazione con Mimi Thorisson. C’è poi lo stiloso charm a forma di tazzina, il grembiule da cucina e la borsa Laura Zagari in juta.

La raccolta fondi sarà incrementata ulteriormente da alcuni corsi che l’Accademia Vergnano proporrà a chi avrà piacere di parteciparvi. Seguendo il profilo IG dell’Accademia è possibile restare informati sui tutti i corsi che vengono organizzati.

L’obiettivo è, giorno dopo giorno, sempre più vicino (attualmente Vergnano ha già raccolto 6.126,11 euro)! Non resta ora che dare il nostro contributo per migliorare il tenore di vita di queste donne che lavorano duramente per far sì che non ci manchi mai la nostra bevanda preferita.

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“Eating our way to extinction”: il nuovo documentario nato dal basso e sostenuto da DiCaprio

GreenMe -

Salvare il Pianeta a partire da ciò che mangiamo. E sensibilizzare le persone sui temi dei cambiamenti climatici e consumo di risorse che è imprescindibile da quello dello sfruttamento degli animali e degli allevamenti intensivi. Tutti aspetti già trattati da altri documentari sull’argomento anche se spesso si prende in considerazione un numero limitato degli aspetti legati al consumo di carne.

Per questo, due fratelli e registi inglesi, Otto e Ludo Brockway, hanno pensato di realizzare Eating our way to extinction, il primo documentario che prova a spiegare tutti i motivi per cui ognuno di noi dovrebbe scegliere di una dieta a base vegetale se vuole davvero fare la differenza anche dal punto di vista ambientale.

Il loro nuovo film, che ha richiesto oltre due anni di lavoro, esamina infatti tutte le implicazioni legate al consumo di carne, da quelle ambientali a quelle etiche, passando da quelle economiche e relative alla salute, offrendo così una visione completa e globale del problema.

Eating our way to extinction è stato prodotto anche grazie a migliaia di persone che da tutto il mondo hanno donato fondi per la sua realizzazione, sostenuta anche da Leonardo DiCaprio.

L’attore americano, sempre sensibile ai temi ambientali, ha infatti condiviso qualche mese fa sulla propria bacheca l’anteprima del film, definendolo come “un documentario che le future generazioni vorrebbero che noi vedessimo”.

Anche grazie alla condivisione di DiCaprio, il video promozionale, realizzato in collaborazione con l’associazione animalista Marcy For Animals, è diventato virale in poche settimane.

Oggi i produttori hanno aggiornato tutti coloro che attendono di poter vedere questo nuovo documentario: gli ultimi ritocchi verranno ultimati entro questo Natale e il film potrà essere distribuito a partire dal prossimo anno.

Si tratterà del più complesso documentario sulla relazione tra consumo di animali e distruzione del pianeta, della salute e dell’economia mondiale e mostrerà al mondo quali sono i reali costi dietro al consumo di carne.

Nell’attesa di vedere il documentario, possiamo ancora offrire il nostro supporto al progetto, sperando di contribuire a farlo arrivare nelle sale cinematografiche e su piattaforme come Netflix, così che possa raggiungere il più alto numero di persone.

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Tatiana Maselli

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Designer trasforma un vecchio maggiolino Volkswagen in due adorabili mini-moto

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Il designer Brent Walter è riuscito in un’impresa di riciclo creativo davvero notevole: ha trasformato un vecchio Maggiolino Volkswagen in due minimoto.

Cosa fare di un vecchio maggiolino Volkswagen inutilizzato? Solo un brillante designer come Brent Walter, originario di Huntington (Indiana, Stati Uniti), poteva ideare i Volkspods, una coppia di minimoto in cui si notano, inconfondibili, le iconiche curve dell’auto da cui sono ricavate e, per questo, hanno una forma che le rende allo stesso tempo vintage e stilose.

In pratica Walter ha utilizzato i parafanghi del maggiolino, tagliando e unendo insieme l’anteriore e il posteriore che così, insieme, si sono magicamente trasformati nella scocca della minimoto.

I Volkspods sono dotati di un faro di grandi dimensioni che li fa assomigliare un po’ ad un ciclope su ruote. L’ampio manubrio e il sedile ricordano quelli delle biciclette, mentre il logo VW decorato sulla parte anteriore di ogni minimoto ricorda le loro nobili origini.

Le moto hanno un motore da 79 cc e grazie alla vernice verde betulla e blu pastello, i colori originali del Maggiolino VW, viene ancor più accentuato il loro stile retrò.

Qui di seguito potete vedere “sfrecciare” questi piccoli scooter.

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Cold day for a ride. #volkspod

A post shared by Brent Walter (@walter_werks) on Nov 5, 2019 at 1:57pm PST

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Francesca Biagioli

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L’econestà di Germinal Bio: autenticità, rispetto per l’ambiente e per il nostro futuro

GreenMe -

Germinal Bio è una realtà italiana impegnata da oltre 40 anni a garantire la qualità e la sostenibilità dei propri prodotti e, attraverso la campagna #Bionest, l’azienda ha deciso di aprire le porte ai propri clienti perché possano conoscere da vicino la sostenibilità delle scelte aziendali e dei processi produttivi.
Quali sono le scelte quotidiane prese con onestà e trasparenza da Germinal Bio per rispettare l’ambiente che ci circonda? Oltre ad optare per materie prime biologiche e di qualità e ad operare un attento controllo su tutta la filiera, l’azienda si impegna anche su altri fronti: vediamo quali.

Packaging biodegradabile e compostabile

Da sempre Germinal Bio garantisce confezioni riciclabili al 100% per i prodotti che offre e, di recente, è riuscita a trovare una soluzione innovativa per eliminare la plastica dal proprio packaging.
I sacchetti interni di alcune confezioni, necessari affinché i prodotti si conservino freschi e croccanti, sono infatti stati sostituiti da un materiale innovativo biodegradabile e compostabile, ottenuto da sostanze completamente vegetali.

I nuovi sacchetti sono frutto di molti anni di sperimentazioni, alla ricerca di una soluzione rispettosa dell’ambiente e capace di mantenere le proprietà organolettiche dei prodotti.
Non è stato semplice, ma oggi l’alternativa sostenibile alla plastica esiste: grazie alle loro caratteristiche, i sacchetti possono essere smaltiti nella raccolta differenziata dell’umido dopo l’utilizzo e avviati al compostaggio. In questo modo, alla fine del loro ciclo di vita, tornano alla terra senza causare danni per la flora e per la fauna.

L’obiettivo di Germinal Bio è quello di eliminare completamente l’utilizzo della plastica dalle proprie confezioni, poiché la plastica è un materiale inquinante, che può rimanere nell’ambiente per centinaia di anni minacciando il suolo, i corsi d’acqua, gli oceani e tutti gli esseri viventi del pianeta.

Piantare alberi contro la crisi climatica

Gli alberi rappresentano ad oggi la migliore tecnologia disponibile per contrastare i cambiamenti climatici. Attraverso i loro normali processi fisiologici, infatti, gli alberi sono in grado di catturare CO2 dall’ambiente e di rilasciare ossigeno. Inoltre, le piante consentono di ridurre la temperatura, regolare l’umidità, catturare sostanze inquinanti presenti nell’aria e favorire la biodiversità.

Per tutti questi motivi, Germinal ha deciso di investire negli alberi e di lavorare con Treedom per riforestare i boschi veneti colpiti dalla tromba d’aria nell’ottobre dello scorso anno. Treedom è una piattaforma web che finanzia progetti agroforestali sul territorio per realizzare ecosistemi sostenibili e grazie alla quale è possibile piantare alberi e seguirne la crescita online.

In collaborazione con Veneto Agricoltura, Germinal sta mettendo a dimora migliaia di nuove piantine di varie specie autoctone e di provenienza locale, tra cui faggi, aceri, abeti, larici, frassini e betulle. Gli alberi piantati da Germinal finora, hanno già sottratto ben 45mila kg di CO2 dall’ambiente, migliorando la qualità dell’aria e contribuendo a ridurre gli effetti del riscaldamento globale.

Energia elettrica da fonti pulite e rinnovabili

Oltre a piantare alberi per assorbire CO2, Germinal si impegna a ridurre le proprie emissioni di gas serra alla fonte, utilizzando il più possibile energia prodotta da fonti rinnovabili, pulite e sostenibili per limitare le emissioni di composti inquinanti in atmosfera.

Il tetto dello stabilimento dell’azienda è coperto da pannelli fotovoltaici grazie ai quali viene prodotta energia elettrica sfruttando il sole anziché i combustibili fossili: l’impianto solare di 199,41 Kw consente di ridurre le emissioni di CO2 del 25% all’anno.

Questi sono gli impegni principali presi da Germinal Bio, un’azienda che ogni giorno lavora per offrire alimenti gustosi e salutari prodotti nel rispetto delle persone e dell’ambiente che ci circonda, perché l’ambiente siamo noi: le nostre abitudini, le nostre azioni e le nostre scelte che possono fare la differenza.

L'articolo L’econestà di Germinal Bio: autenticità, rispetto per l’ambiente e per il nostro futuro proviene da GreenMe.it.

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