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Come salvare il Pianeta in tre semplici mosse

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Come possiamo far fronte alla crisi climatica in atto? Quali misure occorre prendere al più presto per dare risposte all’emergenza ambientale di cui siamo artefici e protagonisti?

Secondo la giovane ambientalista Greta Thunberg e il giornalista George Monbiot possiamo salvare il Pianeta in tre semplici mosse e per riparare ai danni fatti fino sara proprio la natura ad aiutarci.

Le tre semplici soluzioni sono spiegate da Greta e George in un breve video pubblicato alla vigilia del Global Climate Strike, la settimana di manifestazioni contro i cambiamenti climatici.

Mentre alcune persone, tra cui anche diversi politici, continuano a negare l’esistenza dei cambiamenti climatici, Greta e George spiegano il poco più di tre minuti e mezzo quali sono i principali problemi da affrontare e suggerisce tre mosse per risolverli.

“Per sopravvivere, dobbiamo smettere di bruciare combustibili fossili”dice Greta all’inizio del video ”Ma questo da solo non basterà”, prosegue. “Si parla di molte soluzioni, ma ce n’è una che è proprio di fronte a noi”

La parola passa poi al giornalista:

“Esiste una macchina magica che aspira il carbonio dall’aria, costa pochissimo e si costruisce da sola. Si chiama albero” afferma George Monbiot.

Per proteggere il pianeta occorre dunque invertire la rotta e investire nella natura e nella tutela degli alberi, sistemi efficienti in grado di rimuovere C02 dall’atmosfera.

I due attivisti suggeriscono un piano in tre fasi: proteggere, ripristinare, finanziare.

Proteggere le foreste e gli ecosistemi dalla deforestazione smettendo di abbattere alberi per fare spazio in attività produttive; ripristinare gli habitat naturali che abbiamo distrutto attraverso progetti di riforestazione; finanziare soluzioni come queste anziché l’industria dei combustibili fossili.

Queste tre soluzioni all’apparenza molto semplici potrebbero salvare il Pianeta e di conseguenza noi stessi, ma è necessario cambiare direzione e fare qualcosa che non abbiamo fatto fino ad oggi: rispettare davvero la natura e la Terra che ci ospita.

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Tatiana Maselli

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I pinguini dell’isola di Pebble potrebbero perdere la loro casa: la petizione online per aiutarli

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La sottrazione di habitat naturali in tutto il mondo ha come conseguenza l’aumento del rischio estinzione di sempre più specie animali.

Tutelare la biodiversità è importante per la salute del Pianeta e per la nostra, ma molto spesso l’ambiente non è visto come una priorità e la sua protezione passa in secondo piano rispetto agli interessi economici di aziende e governi.

Così, molti habitat naturali finiscono per essere distrutti per estrarre minerali, per ricavare legname o per ottenere terre da destinare all’agricoltura o all’allevamento.

Questo è ciò che gli attivisti ambientalisti temono possa succedere anche a Pebble Island,una delle più grandi isole al largo delle Falkland, nel Regno Unito.

L’isola di Pebble rappresenta uno scrigno di biodiversità, con 42 specie diverse di uccelli che includono migliaia di pinguini.
Sull’isola vivono inoltre numerosi altri animali tra cui leoni marini, pecore e bovini. Pebble Island è un luogo stupendo, che andrebbe tutelato e protetto a tutti i costi.

L’isola appartiene alla famiglia Harris da ben 150 anni ma ora i proprietari, che vivono in Galles, hanno deciso di metterla in vendita poiché mantenerla risulta troppo costoso.

Che cosa potrebbe accadere alle centinaia di animali che ora vivono sull’isola quando la loro casa sarà acquistata da altre persone?

Gli ambientalisti temono che i nuovi proprietari possano sviluppare sull’isola attività produttive che metterebbero a rischio la vita degli esemplari che vivono a Pebble: se l’isola venisse acquistata da una multinazionale senza scrupoli con l’obiettivo di destinarla alla coltivazione o ad altre attività, questo paradiso sparirebbe nell’arco di pochissimo tempo.

Le associazioni ambientaliste hanno quindi lanciato una petizione online che al momento ha già raggiunto quasi 120mila firma.

Attraverso questa raccolta firme gli ambientalisti chiedono al Parlamento del Regno Unito che ad acquistare l’isola sia proprio il governo, con l’obiettivo di trasformare Pebble in una riserva naturale protetta: solo in questo modo si potrà avere la garanzia che le specie vegetali e animali che vivono sulla splendida isola siano tutelate, per il bene di tutti.

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Tatiana Maselli

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Empoli: Nello è il primo cane a essere entrato nel reparto di terapia intensiva

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Nessun cane prima di Nello era mai entrato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli: inutile dire che l’incontro fra questo dolce cocker e il suo proprietario, ricoverato da circa due settimane in condizioni critiche, ha fatto emozionare tutti.

Quando è entrato, Nello lo ha annusato e riconosciuto, salendo sul letto, mentre il proprietario ha ricambiato con delle dolci carezze.

Un bel segno questo, di sensibilità verso gli animali e di consapevolezza della loro importanza, perché il loro amore è reale e intenso quanto quello degli amici umani. Non a caso la cosiddetta pet therapy è sempre più diffusa in molti ambiti diversi, compresi gli ospedali.

A organizzare l’incontro fra Nello e il suo proprietario, nel rispetto delle procedure previste sul Pet visiting, ci hanno pensato i sanitari presenti, con il coordinamento infermieristico di Lucia Salvadori, come riporta il sito dell’Azienda Usl Toscana centro.

Ma bisogna fare una precisazione perché il Pet visiting non è la stessa cosa della Pet Therapy dato che riguarda nello specifico la visita ai pazienti, ricoverati in Ospedale, da parte degli animali domestici.

Una pratica che si sta diffondendo fortunatamente in tutta Italia, utile non solo per i pazienti ricoverati ma anche per i loro amici animali, che hanno così la possibilità, a certe condizioni, di vedere e stare accanto alle persone che amano.

Senza contare quanto siano di stimolo psicologico questi incontri per chi è in terapia intensiva, come sottolinea il direttore del reparto toscano, Rosario Spina:

“Superata la fase critica e risvegliato il paziente dal coma farmacologico, la presenza delle persone care rappresenta uno stimolo psicologico, ed è determinante: in particolare il legame di amicizia tra l’uomo ed il cane, i gesti affettuosi convenzionali che si scambiano fungono da elemento facilitatore per lo svezzamento dalle cure intensive” .

Complimenti all’ospedale di Empoli!

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Laura De Rosa

Photo Credit: MET

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Grazie a questa signora potrà presto imparare a volare la cicogna nata senza una zampa

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Piccola e ancora inesperta, questa dolce cicogna ci ha provato a spiccare il volo ma le è andata male e dal nido è finita sull’erba, rimanendo bloccata a terra.

Fortunatamente la sua presenza non è passata inosservata alla signora Maddalena Uleri, di 70 anni, residente a Chilivani, che l’ha recuperata portandosela a casa, come riporta la Nuova Sardegna.

Abituata a vedere, e ad aiutare, le cicogne che sostano ogni anno vicino a casa sua, nidificando su un traliccio Enel, la signora ha raccolto il cucciolo ferito accorgendosi di una stranezza, non aveva una zampa, motivo per cui probabilmente è caduta dal nido senza più riuscire ad alzarsi.

Così l’ha sistemata nella sua vasca da bagno, ha aggiunto un plaid stellato per farla stare comoda, l’ha nutrita e coccolata. Nel frattempo mamma e papà cicogna volavano nervosi nei pressi di casa sua, intenti forse a cercare il loro cucciolo, per poi scomparire verso nuovi orizzonti.

La piccola cicogna è rimasta con la signora Uleri che l’ha consegnata all’ospedale veterinario di Bombassei dove, grazie a una protesi e all’aiuto dei medici, anche lei imparerà a volare. Una storia a lieto fine!

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Laura De Rosa

Photo Credit: Nuova Sardegna

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Iran elimina il divieto di ingresso delle donne negli stadi (ma solo per le partite internazionali)

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In Iran il governo guidato Hassan Rohani va verso l’eliminazione del divieto di ingresso delle donne negli stadi a cominciare dallo stadio Azadi di Teheran, dove le donne potranno assistere alle partite internazionali a partire dal prossimo ottobre.

Il Ministro dello Sport iraniano Masoud Soltanifar ha infatti annunciato che:

“Sono stati fatti tutti i preparativi necessari affinché le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio.”

Nello stadio Azadi di Teheran, dove l’Iran gioca la maggior parte delle partite e dove saranno ospitate le qualificazioni ai Mondiali dal prossimo mese, sono stati preparati ingressi, stand e servizi igienici separati per i due sessi per consentire alle donne di seguire le partite.

Soltanifar ha fatto sapere che sarà anche rafforzato il servizio di sicurezza, così da garantire alle donne di entrare e uscire dallo stadio senza rischi.

Nel paese islamico alle donne è stato proibito assistere alle partite di calcio a partire dalla rivoluzione islamica del 1979, perché l’atmosfera che si respira negli stadi non sarebbe adatta alle donne e il divieto fino a oggi è stato sospeso solo occasionalmente.

Dopo le polemiche per la morte di Sahar Khodayari, che si è data fuoco per essere stata condannata a sei mesi di carcere per aver tentato di assistere a una partita di calcio, il governo iraniano ha però optato per l’eliminazione del divieto.

La morte di Sahar non è l’unico motivo per il quale l’Iran ha deciso di consentire alle donne di sedere sugli spalti: il divieto viola infatti gli statuti dell’organo di governo del calcio e l‘Iran potrebbe incorrere in sanzioni. Tali sanzioni potrebbero includere l’espulsione della squadra nazionale iraniana dalla Coppa del Mondo del 2022.

Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha dichiarato:

“Sono fiducioso che la Federazione iraniana e le autorità iraniane siano state ricettive alle nostre ripetute chiamate per affrontare questa inaccettabile situazione. La nostra posizione è chiara e ferma: le donne devono poter entrare negli stadi di calcio in Iran. Comprendiamo che ci sono passaggi e processi che devono essere presi prima che ciò avvenga in modo corretto e sicuro, ma ora è il momento di cambiare le cose. La FIFA si aspetta sviluppi positivi a partire dalla prossima partita a ottobre”.

Il divieto di ingresso alle donne negli stadi dovrebbe decadere proprio in occasione della prima partita di qualificazione ai mondiali del 2022, che vedrà la nazionale scontrarsi contro la Cambogia il prossimo 10 ottobre.

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Tatiana Maselli

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La protezione degli animali diventa una vera e propria materia in una scuola di Granada

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Su iniziativa di un insegnante e con l’aiuto di associazioni locali, la scuola CEIP Virgen de los Dolores di Purchil (in provincia di Granada), ha messo nel programma scolastico un’originale e utilissima materia: la protezione degli animali!

Il benessere e la cura degli animali, anche quelli randagi e di strada, è un argomento molto sentito dalla Federacion Granadina de Asociaciones de Proteccion Animal (FEGRAPA) e dall’Asociación Granadina de Animales y Plantas che lavorano da anni per fornire riparo e assistenza ai tanti animali senza una casa.

Ora, per sensibilizzare sul tema anche gli studenti, è stata promossa dalle due associazioni un’iniziativa molto particolare: quella di far diventare la protezione degli animali una vera e propria materia scolastica.

Ciò è stato possibile grazie all’impegno di un insegnante della scuola CEIP Virgen de los Dolores di Purchil che ha lanciato l’idea contattando la FEGRAPA.

Come ha rivelato Pedro Cantos, direttore di FEGRAPA:

“tutto è venuto fuori quando siamo andati un giorno a fare un discorso e un insegnante mi ha avvicinato dicendo che aveva un gruppo di bambini intenzionati a fare un progetto a lungo termine con noi”. 

Da quel seme è nata una materia del tutto singolare che è stata inaugurata quest’anno scolastico. Ai piccoli viene spiegato il ruolo di chi protegge gli animali ma vengono forniti anche consigli utili su cosa fare nel momento in cui c’è bisogno di aiuto per un animale o si assiste a degli abusi.

Il tutto è finalizzato ovviamente a sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi e ad insegnare l’importanza di contribuire nel proprio piccolo al rispetto e alla cura degli animali.

Inizialmente l’iniziativa era pensata solo per i bambini ma ora vengono incoraggiati anche i padri e le madri ad integrarsi e a partecipare per rendere ancora più efficace il concetto che tutti, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo fare qualcosa per il benessere degli animali.

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Francesca Biagioli

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Maxi-sconto su detersivi e prodotti sfusi: come funzionano le agevolazioni previste dal decreto Ambiente

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Maxi-sconto sui saponi o prodotti alimentari sfusi, privi di confezione di plastica e non solo. E’ una delle novità contenute nella bozza del decreto ambiente del ministro Costa, che vi avevamo già anticipato e che oggi sarà in esame al consiglio dei ministri.

“Al fine di ridurre la produzione di imballaggi per i beni alimentari e prodotti detergenti per gli anni 2020, 2021 e 2022 è riconosciuto un contributo pari al 20% del costo di acquisto di prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi primari o secondari”, si legge nella bozza.

Sconto prodotti sfusi

Sconto, quindi, del 20% per chi compra prodotti sfusi che siano liberi da plastica o altri imballaggi. Lo sconto è diretto per gli acquirenti e sotto forma di credito di imposta per i venditori con un limite di 10 milioni annui. Un motivo in più per comprare, quindi, prodotti sfusi e senza imballaggi in plastica e non andare così ad alimentare la catastrofica previsione che nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. Ma non solo, ricordiamo che i prodotti venduti sfusi sono già più economici e rispettosi dell’ambiente dal punto di vista della composizione, e non soltanto per l’assenza di imballaggi. Basta acquistare un flacone riutilizzabile per detersivi e non ci si dovrà più preoccupare di smaltire le confezioni.

Lo sconto promesso dal decreto ambiente riguarda anche i prodotti alimentari come frutta e verdura che spesso sono sommersi dagli imballaggi che hanno una vita brevissima e che se non correttamente smaltiti, inquinano per l’eternità. Senza dimenticare che scegliere questo tipo di prodotti riduce l’impatto ambientale e le emissioni di Co2 della propria spesa che oltretutto occuperà anche meno spazio in casa.

Riciclo e sussidi dannosi per l’ambiente

Buone notizie da un lato, cattive dall’altro, ovvero su quello del riciclo perché il famoso articolo 12 della bozza quello che avrebbe dovuto parlare di economia verde e di regole europee per arrivare al famoso rifiuti zero, in realtà contiene solo solo il titolo “Cessazione qualifica di rifiuto”, senza spiegare di fare in cosa consista. E si, che parliamo di una bozza, ma ci saremmo aspettati qualche delucidazione in più su un tema così serio.

Sempre sul piano dei rifiuti, come avevamo anticipato, sarà poi istituito un commissario unico contro le discariche abusive per le quali è in corso la procedura di infrazione europea 2003/2077 che lavorerà di concerto con le forze dell’ordine. Ancora all’articolo 6 si prevede a partire dal 2020, di tagliare del 10% l’anno gli sconti fiscali elencati dal ‘Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi
In base al Catalogo, l’importo dei sussidi ambientalmente dannosi ammonta complessivamente a 16,1 miliardi, di cui 154 milioni per ‘agricoltura e pesca’, 11,5 miliardi per ‘energia’, 202 milioni per ‘trasporti’,700 milioni per ‘altri sussidi’ e 3,5 miliardi per ‘IVA agevolata’.

Si legge nel decreto: “sono ridotte nella misura almeno pari al 10% annuo sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”. Gli “importi sono destinati, nella misura del 50%, a uno specifico fondo istituito presso il ministero dell’economia per il finanziamento di interventi in materia ambientale, con priorità alla revisione dei sussidi ambientalmente favorevoli, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili”.

Rottamazione e trasporto sostenibile

Le altre misure riguardano poi bonus fino a 2mila euro per chi rottama la propria vettura omologata nella classe euro 4 o precedenti per chi vive nelle città metropolitane più inquinate (quindi non per tutti). Il bonus, sotto forma di credito d’imposta, non è collegato all’acquisto di auto nuove. Vale cinque anni e può essere usato per abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale, sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni, anche in favore dei familiari conviventi. Il beneficio però viene revocato se il soggetto in questione o un familiare convivente, provveda all’acquisto, al leasing o al noleggio a lungo termine di un’autovettura non a basse emissioni entro i due anni successivi.

Ancora, misure anche per limitare le emissioni inquinanti nell’atmosfera del trasporto scolastico grazie a un fondo in favore del servizio di scuolabus a ridotte emissioni per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, comunali e statali ricadenti nell’ambito delle città metropolitane. In totale si parla di 10 milioni di euro annui.

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Dominella Trunfio

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Coca Cola compra le acque Lurisia di Eataly e Slow Food interrompe la collaborazione con la nota azienda italiana

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E’ ufficiale: Coca Cola ha sottoscritto un accordo preliminare di acquisizione della nota azienda italiana di acque minerali e bibite Lurisia. Immediata la reazione di Slow Food che già annuncia la fine della collaborazione con lo storico marchio di bevande.

La società Coca Cola HBC Italia ha concluso un nuovo affare aggiudicandosi per 88 milioni di euro (prezzo soggetto ad aggiustamento come da prassi di mercato) Lurisia, la storica azienda di Cuneo che produce acque minerali e bibite come gazzosa, aranciata e chinotto. Attualmente l’azienda è gruppo controllato dal fondo d’investimento privato IdeA Taste of Italy, dalla famiglia Invernizzi e da Eataly Distribuzione.

L’acquisizione da parte di Coca Cola sarà conclusa entro la fine del 2019 ma l’attuale presidente e amministratore delegato di Lurisia, Piero Bagnasco, così come Alessandro Invernizzi, rimarranno nel consiglio di amministrazione in modo da assicurare continuità con la precedente gestione oltre che rassicurare gli azionisti.

La fabbrica piemontese si aggiunge quindi ai 4 stabilimenti di Coca-Cola HBC Italia già presenti nel nostro paese (si trovano in Campania, Abruzzo, Basilicata e Veneto) per un valore complessivo di quasi 45 milioni di euro.

Slow food non ha preso bene la notizia e già ha annunciato che, in seguito all’acquisizione di Lurisia da parte di Coca Cola, interromperà la collaborazione con l’azienda. E’ da diversi anni che Lurisia è partner dei principali eventi organizzati da Slow Food ma la cooperazione evidentemente non è più possibile in seguito a questa scelta.

Come si legge in una nota:

“Apprendiamo dagli organi di stampa del passaggio di proprietà di Lurisia Spa al gruppo Coca Cola. L’azienda Lurisia ha sostenuto l’attività di Slow Food a partire dal 2007, principalmente in veste di partner dei grandi eventi: Cheese, Slow Fish e Salone del Gusto. Con l’edizione 2019 di Cheese si conclude la collaborazione, che non verrà rinnovata”.

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Francesca Biagioli

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Cozze e tranci di tonno contaminati ritirati dal Ministero della Salute per rischio intossicazione

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Il Ministero della Salute ha pubblicato ieri gli avvisi di richiamo relativi alle confezioni di tonno e cozze per rischio microbiologico.

Il richiamo riguarda le confezioni da due chili di tonno affumicato a tranci prodotto da Salazones Moti e distribuito da Riunione industrie alimentari. Il lotto interessato è il numero Z1909253 con scadenza 29/09/2019. Il richiamo si è reso necessario per un sospetto di caso di sindrome sgombroide.

 

Richiamate anche le cozze prodotte dalla Cooperativa Miticoltori Spezzini di Lerici, in provincia di La Soezia, vendute all’ingrosso e al dettaglio in reti da due, cinque e dieci chili.
Il lotto di produzione è il numero 09-09-19 FL e in questo caso il ritiro è stato disposto per la presenza di salmonella.

Per entrambi i prodotti ritirati il Ministero invita a non consumare gli alimenti eventualmente acquistati e di restituirli presso il punto vendita.

Tatiana Maselli

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In tandem fino al mare: il viaggio in bici di un papà e del figlio non vedente che insegna ad affrontare le sfide con il sorriso

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Roberto Brunelli è da sempre un patito dello sport e nei suoi 32 anni di vita ha praticato di tutto passando dall’atletica leggera al paracadute, dal ciclismo al canottaggio. Niente di strano se non fosse che è cieco dalla nascita, e nonostante questo non ha mai rinunciato alle sue passioni. A dimostrazione che le disabilità, pur comportando delle difficoltà, non devono scoraggiarci perché è lo spirito con cui si affronta la vita a fare la differenza.

E proprio con questo spirito intraprendente e gioioso, Roberto ha deciso di partire per una nuova avventura, accompagnato questa volta dal suo papà Sergio, ex cuoco in pensione di 69 anni: un viaggio in bicicletta verso il mare, che i due sognavano da anni di fare insieme, come racconta OglioPoNews.

Il viaggio, iniziato lunedì 16 settembre, si è concluso mercoledì sera, quando Sergio e Roberto, accompagnati da una coppia conosciuta per caso, Chiara e Maurizio, hanno raggiunto la loro ambita destinazione. Da Cingia de’ Botti si sono diretti a Casalmaggiore per poi raggiungere Cizzolo e proseguire verso Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, dove sono giunti mercoledì verso le 18.

Tutto è andato a meraviglia, inclusa la solidarietà di chi li ha incontrati per strada facendogli da guida, a parte qualche piccolo inconveniente come il vento forte lungo 66 km di strada e una foratura a Cavallara. Ma papà e figlio non si sono abbattuti e alla fine ce l’hanno fatta, percorrendo nel complesso ben 276 km.

Prima di affrontare la sfida in sella, si erano preparati a lungo facendo numerosi allenamenti, che li hanno preparati alle 7-8 ore di bici giornaliere. Anche la strada Eurovelo 8, sulla sponda sinistra del fiume, è stata d’aiuto ai due ciclisti per arrivare a destinazione.

L’unico inconveniente di una certa portata è stato semmai l’assenza di infrastrutture per disabili per il cambio di binari nelle stazioni del treno, mezzo che i due hanno utilizzato nel viaggio di ritorno. Buono a sapersi, così si potrà rimediare al più presto.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Facebook

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Antropocene, l’epoca umana: da oggi al cinema il documentario che racconta come stiamo distruggendo il Pianeta

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La distruzione del pianeta provocata dalle nostre attività arriva sul grande schermo. Esce oggi nelle sale italiane Antropocene – l’epoca umana, film documentario che racconta come l’uomo stia sfruttando le risorse ambientali oltre ogni limite e modificando la natura come nessuno era riuscito a fare prima d’ora, nemmeno i fenomeni naturali.

Diretto da Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky e Nicholas de Pencier, Antropocene è un viaggio in cui la voce di Alba Rohrwacher (Alicia Vikander nella versione originale) ci accompagna per 87 minuti in sei continenti, alla scoperta dell’enorme e distruttivo impatto dell’uomo sulla Terra.

Le incredibili immagini riprese per quattro anni dai registi mostrano le ferite irreversibili che l’uomo ha provocato e che continua a provocare all’ambiente dalla metà del XX secolo a oggi, dominando la natura e cambiando per sempre in peggio il paesaggio che lo circonda.

Dalle miniere al bracconaggio, dalle cave alla distruzione dei fondali oceanici, passando per discariche formate da vere e proprie montagne di rifiuti e dalle vasche per il trattamento del litio, Antropocene è “un viaggio visivo senza precedenti” come lo ha definito l’Hollywood Reporter, attraverso i disastri provocati dall’avidità umana.

Il film è il terzo e ultimo capitolo che conclude una trilogia di documentari sull’impatto delle attività umane sulla terra, dopo Manufactured Landscapes del 2006 e Watermark del 2013 ed è parte di un progetto scientifico e artistico più ampio che comprende anche la mostra multimediale Anthropocene, visitabile al Mast di Bologna fino al 5 gennaio 2020.

Antropocene ha debuttato nel 2018 al Toronto Film Festival 2018 e da oggi è in programmazione nelle sale cinematografiche in 11 città italiane tra cui Milano, Roma, Firenze e Torino.

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Addio Zippy, il cane eroe che ha salvato la sua famiglia adottiva da un incendio

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Ha abbaiato a più non posso, correndo su e giù per le scale per avvertire la sua famiglia dell’incendio in casa. E’ morto da eroe Zippy, il Jack Russel Terrier che con il suo frastuono, ha permesso alla sua famiglia adottiva di salvarsi dal fuoco.

L’allarme antincendio è durato solo qualche secondo e si è attivato comunque troppo tardi, così se non fosse stato per Zippy, la famiglia Butler sarebbe morta sotto le fiamme. L’incendio era scoppiato intorno alle due del mattino nella soffitta della casa di Leroy Buttler.

“Non ci eravamo accorti di nulla perché dormivamo, ma Zippy ha cominciato a correre da un letto all’altro e abbaiava forte”, spiega Butler.

Le fiamme in pochi minuti hanno raggiunto tutta la casa, ma mentre la famiglia è riuscita a scappare, Zippy è stato travolto dal fuoco nonostante tutti i tentativi di Buttler di salvarlo.

Their family home is now a loss. Leroy and his children buried Zippy this morning @FOX13News #Bradenton pic.twitter.com/AS7sAdb12i

— Kim Kuizon FOX 13 (@kkuizon) September 17, 2019

“Ho provato più volte a tornare in casa, ma il pavimento del soggiorno era tutto in fiamme, non c’era nessun posto dove scappare. Il fumo era così alto che non riuscivo a vedere il cane”, spiega ancora l’uomo.

Mentre rimangono sconosciute le cause dell’incendio, tutta la famiglia di Leroy piange l’amato cane che era un trovatello adottato dalla famiglia qualche anno prima.

“In tutti questi anni gli abbiamo dato tanto amore, forse lui in questo modo ha voluto restituire il favore”.

Addio a questo eroe a quattro zampe che ci mostra il lato più bello dei nostri amici animali, quello di essere fedeli e di amarci incondizionatamente a costo di mettere a repentaglio la loro vita.

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Dominella Trunfio

Fonte e foto

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Bebe Vio straordinaria! Vince il terzo mondiale consecutivo nel fioretto e vola a Tokyo

GreenMe -

La fiorettista paralimpica Bebe Vio vince il terzo mondiale consecutivo e conquista l’oro ai campionati del Mondo di Cheongju nella categoria B del fioretto individuale femminile.

L’atleta 23enne ha trionfato avanzando nel tabellone scontro dopo scontro e battendo prima con un 15 a 3 l’ungherese Gyongyi Dani agli ottavi, per poi annientare anche Viktoria Boykova con un 15 a 4 ai quarti e Ludmila Vasileva in semifinale con 15 a 8. Arrivata in finale contro Rong Xiao, Bebe si è aggiudicata l’oro vincendo 15 a 5.

Dopo Eger 2015 e Roma 2017, terza performance da record per l’atleta italiana che con questa vittoria difende il titolo olimpico conquistato a Rio de Janeiro nel 2016 e potrà partecipare anche alle Paralimpiadi di Tokyo 2020.

“Sono contenta perché non è facile confermarsi. Passano gli anni, cambiano le avversarie ed è sempre più difficile e per questo anche più divertente. Io sto lavorando per cambiare e migliorare la mia scherma ed i risultati dicono che stiamo facendo un buon lavoro!
La gara di oggi non è stata facile, soprattutto in semifinale quando ho incontrato la russa Vasileva che mi aveva sconfitto nella tappa di Coppa del Mondo a Kyoto. Poi in finale ho affrontato la cinese Xiao ma io sono più abituata a confrontarmi con un’altra sua compagna di squadra, quindi le prime stoccate sono state utili per conoscerla bene. Peccato per la stoccata decisiva che in realtà è arrivata per via di un cartellino rosso che l’arbitro ha dato a lei: non ho esultato come avrei voluto, ma l’importante è il risultato!”, il commento a caldo della campionessa.

La medaglia d’oro conquistata oggi nel fioretto le dà poi la carica per la prova a squadre della prossima domenica dove speriamo di poter festeggiare un’altra medaglia d’oro per le azzurre.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Federscherma

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Alaska: l’impressionante video del ghiacciaio che si sbriciola precipitando in mare

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Il 16 agosto Chris Bray stava organizzando un tour fotografico nei pressi del ghiacciaio Chenega, nello stretto di Prince William in Alaska, quando a un certo punto, sentendo un forte rumore, si è trovato di fronte a una scena incredibile e devastante: enormi blocchi di ghiaccio hanno iniziato a staccarsi precipitando in mare.

Bray è riuscito a documentare il tragico momento filmandolo e sulla propria pagina facebook, dove ha pubblicato il video, ha così commentato:

Aspettando la fine, tutto scende! Caduta di ghiaccio epica al ghiacciaio Chenega, in Alaska, nel nostro tour fotografico 2 settimane fa. Era così esplosivamente potente che potevamo sentirlo nel petto! Fantastico da vedere ma triste vedere sempre più rocce esposte ogni anno sul mio ghiacciaio preferito mentre il viso si ritira sempre di più.

Wait for the end, it all comes down! Epic ice fall at Chenega Glacier, Alaska on our photo tour 2 weeks ago. It was so explosively powerful we could feel it in our chests! Awesome to witness but sad to see more and more rock exposed every year at my favorite glacier as the face retreats more and more… #globalwarming

Pubblicato da Chris Bray Photography su Lunedì 2 settembre 2019

Purtroppo il Chenega è solo uno dei tanti ghiacciai che sta facendo questa brutta fine, basti pensare che a luglio in Groenlandia, in un solo giorno si sono riversate in mare 10 miliardi di tonnellate d’acqua, e in Antartide si è calcolato che dal 2014 ad oggi si è sciolta una porzione di ghiaccio quattro volte più grande della Francia. Dati che mettono davvero paura, anche perché tra le principali cause c’è proprio il riscaldamento globale.

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Laura De Rosa

 Photo Credit: Facebook 

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Arrivano anche a Bologna i muri della gentilezza dove chi ha bisogno può prendere giacche e cappotti

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Bologna è una città dove fa molto caldo d’estate e molto freddo d’inverno. Affinché tutti, anche i più poveri, possano superare meglio le rigide temperature invernali è stato deciso di creare i muri della gentilezza.

Vi abbiamo parlato più volte dei muri della gentilezza, appositi spazi che si trovano in diverse città del mondo, dove chi vuole può lasciare in dono giacche, cappotti, sciarpe e altri indumenti per il freddo mentre chi ne ha bisogno può andare a prenderli gratis.

Ce ne sono a Roma, Svezia e perfino in Iran. I muri della gentilezza hanno preso piede in molti luoghi nel corso degli ultimi anni mentre in Friuli è stata lanciata un’iniziativa simile: il cappotto sospeso dove gli indumenti non erano lasciati su un vero e proprio muro appendiabiti ma su un albero.

Ora l’iniziativa arriva anche a Bologna dove il Consiglio Comunale ha approvato nei giorni scorsi la proposta che prevede di creare di muri della gentilezza in città. E, dato che a Bologna è molto diffusa la pratica di donare abiti usati negli appositi punti di raccolta, si prevede un buon successo dell’iniziativa volta ad incentivare dei semplici gesti di solidarietà nei confronti dei più bisognosi.

In realtà anche il capoluogo emiliano non è propriamente nuovo ad iniziative del genere, aveva già avuto un buon seguito l’idea della sciarpa sospesa.  Questo accessorio utile contro il freddo, veniva appeso a un albero o ad un palo dalle persone che volevano donarlo così che, chi ne aveva bisogno, poteva facilmente prenderlo. Vi era stata infine l’esperienza di un asilo che aveva ideato un muro della gentilezza dedicato ai giocattoli.

L’inverno è in realtà ancora lontano ma già tra qualche settimana le temperature potrebbero scendere e chi è in difficoltà potrebbe trovarsi senza cappotti e giacche. Ecco allora che un semplice gesto di solidarietà e appositi spazi dove donare possono fare la differenza per molte persone. Sempre che non facciano la fine di quello di Roma.

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Francesca Biagioli

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Disastro nucleare a Fukushima: assolti in Giappone tre ex dirigenti della Tepco

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Tre dirigenti della Tepco, Tokyo Electric Power Company, sono stati assolti dalla Corte distrettuale di Tokyo nonostante fossero stati accusati di negligenza per non aver adottato misure adeguate per prevenire il disastro nucleare del 2011 di Fukushima, come riporta il New York Times.

In loro difesa il presidente Tsunehisa Katsumata e i due vicepresidenti Ichiro Takekuro e Sakae Muto hanno affermato che era impossibile prevedere la gravità dello tsunami, a causa del quale le turbine si sono allagate.

Ma secondo quanto riporta il New York Times i pubblici ministeri hanno dichiarato che in realtà i dirigenti erano stati avvisati della possibilità di uno tsunami, ma hanno ignorato quell’avvertimento senza prendere misure adeguate, motivo per cui sono stati giudicati colpevoli.

Oltre 30 cause legali sono state eseguite contro Tepco a causa di queste lacune ma ora i giudici hanno inaspettatamente cambiato idea, assolvendoli.

Inutile dire che la sentenza solleva molti dubbi dato che per molto tempo i tre dirigenti sono stati accusati di grave negligenza.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Agence France-Presse

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Troppo pane, pasta, formaggi e carne. I consigli di Valter Longo per una sana alimentazione dei più piccoli

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Valter Longo torna a far parlare di sé fornendo importanti consigli alimentari, questa volta destinati ai più piccoli che, a causa di una errata dieta mediterranea, nel nostro paese sono sempre più obesi.

L’obesità e il sovrappeso infantile sono sempre più diffusi nei paesi occidentali e l’Italia non è esente dal problema. Secondo Valter Longo, biochimico e ricercatore noto per aver ideato la dieta mima digiuno (un sistema per mantenersi in buona salute ritardando l’invecchiamento cellulare), a causare questa situazione nel nostro paese non sono tanto merendine e bibite zuccherate quanto la dieta mediterranea, erroneamente interpretata.

In parole povere i genitori sono convinti di offrire ai propri bambini gli alimenti tipici della dieta mediterranea, considerata attualmente uno dei regimi alimentari migliori al mondo. In realtà non è così, questa dieta viene spesso mal interpretata fornendo ai piccoli pane, pasta e altri alimenti in quantità esagerate.

Come ha dichiarato il professor Longo:

“L’Italia ormai è come gli Stati Uniti: su dieci bambini, quattro sono in sovrappeso e due sono obesi. Oltre il 60 per cento dei genitori non se ne rende conto. Il problema non è dovuto al junk food, ma alla dieta mediterranea: solo il 20 per cento delle famiglie la segue veramente”.

Gli errori della moderna dieta mediterranea

Vi abbiamo parlato più volte di come la dieta mediterranea odierna sia in realtà modificata rispetto a quella originale. La maggior parte delle persone compie una serie di errori in buona fede, convinte di seguire questo regime alimentare nel modo corretto.

Fondamentalmente ai bambini vengono proposti troppi carboidrati: pane, pasta, pizza, patate che alla fine della giornata equivalgono al consumo di 10 cucchiaini di zucchero o 5 bevande gassate.

Ma gli errori non finiscono qui, spesso ai bambini viene fornita una dieta iperproteica associando ad esempio in un unico pasto un sugo al ragù, prosciutto cotto e piselli, mangiano poi tendenzialmente troppa carne rossa e formaggio mentre non variano verdure e cereali (cosa invece assolutamente consigliabile in un regime alimentare sano). Si dimenticano poi troppo spesso i legumi.

“Quello che finora non si era capito è che una lattina di bibita gassata o qualche merendina a settimana è un problema minore in confronto a una dieta settimanale con tanta carne, formaggio e soprattutto grandi porzioni di pasta, pane, riso e patate che forniscono 1,5 chilogrammi di zucchero a settimana a una rapidità non molto diversa da quella del cibo spazzatura o delle bibite gassate” ha sottolineato Longo.

Cosa dovrebbero mangiare i bambini

Nel suo nuovo libro, “La Longevità inizia da bambini”, edito da Vallardi, Valter Longo si è fatto aiutare da un team di esperti in nutrizione pediatrica in modo da stilare una dieta adatta ai più piccoli.

Il primo consiglio è quello di bilanciare bene i diversi nutrienti e sostanze utili all’organismo umano:

  • carboidrati (limitate però le 4P ossia pane, pasta, pizze e patate ma anche riso e succhi di frutta
  • proteine (la giusta quantità è di 0,9 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno)
  • grassi (attenzione alla tipologia e alla quantità, da ridurre quelli saturi e idrogenati, da prediligere quelli buoni contenuti in noci, mandorle, nocciole, olio extravergine di oliva, ecc).
  • vitamine
  • sali minerali
  • fibre
  • acqua

Più nello specifico, questi i consigli del professor Longo per la dieta dei bambini (che differisce dalla dieta della longevità per adulti). Ogni settimana i piccoli dovrebbero consumare:

  • Verdure sempre a pranzo e a cena (crude e cotte)
  • 2 porzioni di pasta
  • 1 porzione di cereali di altro genere a rotazione ogni giorno
  • 2 porzioni di legumi freschi
  • 1 porzione di carne rossa
  • 1 porzione di carne bianca
  • 1 porzione (non più di 40 grammi) di salumi
  • 2-3 uova (solo fino a 10 anni)
  • 2/3 porzioni di pesce (se non lo mangiano bisogna compensare con legumi e carne bianca meglio se bio)
  • 1 porzione di formaggio più quello grattugiato su pasta o riso
  • 2 porzioni massimo di torte o merendine (fatte in casa). Si consiglia però di scegliere in alternativa frutta di stagione biologica, cioccolato fondente o pane e marmellata (senza zuccheri aggiunti)

Giornalmente invece:

  • 1 piatto di cereali (da variare) a pranzo o a cena
  • 2 piatti di verdure (una a pranzo una a cena): insalata, verdura cruda e cotta
  • 1 piatto di proteine a pranzo o a cena (da variare secondo le indicazioni dello schema settimanale soprariportato)
  • Pane integrale (da 50 a 110 grammi a seconda dell’età) sia a pranzo che a cena
  • Olio extravergine di oliva come condimento sia a pranzo che a cena

Per i piccoli che devono perdere peso, Longo consiglia di sostituire una parte dei carboidrati con verdure e legumi ad esempio broccoli, lattuga, carote, ceci o fagioli.

Altri consigli utili sono:

  • limitare sale e zuccheri (ma sono concessi dolci ogni tanto come gelato alla frutta e cioccolata fondente)
  • dividere i pasti della giornata in colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena
  • tra l’ultimo pasto della giornata e il primo della mattina è necessario che vi sia un arco temporale di 12 ore.
  • scegliere cibi semplici e della tradizione locale
  • mangiare di più e meglio (pasti con la giusta combinazione di alimenti e dunque bilanciati nei nutrienti)
  • no a restrizioni caloriche rigide e prolungate nel tempo
  • tenere sotto controllo il peso
  • evitare la sedentarietà

E’ importante abituare i bambini a mangiare bene fin da piccoli, ne beneficeranno infatti anche da adulti dato che, come ci ricorda Longo, la salute e la longevità si costruiscono a partire dall’infanzia.

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Francesca Biagioli

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Muore improvvisamente in uno zoo thailandese il panda gigante “prestato” dalla Cina

GreenMe -

E’ morto improvvisamente dentro la gabbia in cui era stato rinchiuso. L’ennesima vittima di uno zoo è il panda gigante Chuang Chuang, la sua morte ha aperto una vera e propria tensione tra la Cina e la Thailandia, vediamo perché.

In cattività, il panda può vivere anche trent’anni, lui ne aveva solo 19, e nel 2003 era stato dato in prestito dalla Cina alla Thailandia. Solitamente Pechino fa questi tipi di scambi per rafforzare i suoi rapporti diplomatici con altri Paesi, quindi si serve degli animali come se fossero appunto merce. Il panda poi, è un simbolo per la Cina, e questi scambi sono sempre più frequenti.

L’ennesima immagine straziante:

Thailand managed to get a Chinese panda on loan from China and locked up in Chiangmai Zoo (it is an animal torture centre) killed. Chuang Chuang became sick after eating a meal on Sunday walked briefly and collapsed. pic.twitter.com/yzV5W9RBUU

— ThaiMythbuster (@thaimythbuster) September 17, 2019

Chuang Chuang è morto improvvisamente: aveva mangiato del bambù, aveva fatto un giro nel recinto e poi si è accasciato a terra. Il suo decesso ha creato un vero e proprio scontro internazionale, sui social cinesi molti utenti hanno accusato la Thailandia di non essersi presi cura del panda. Non possiamo sapere cosa sia successo realmente, ma sicuramente il vivere in un recinto e non libero e sempre sotto l’occhio dei riflettori dei visitatori, non è l’ambiente ideale per un animale che rischia di comportarsi come un automa e di soffrire di depressione.

Was feed with bamboo for industrial use!? Chuang Chuang, a 19-year-old male panda died on Monday after eating bamboo in Chiang Mai zoo in northern Thailand, according to Thai media. #panda #pandas pic.twitter.com/E7hPSUx407

— liqiang (@lq558) September 19, 2019

Il panda gigante era molto popolare in Thailandia dove era arrivato insieme alla compagna Lin Hui. Grazie all’inseminazione artificiale, la coppia aveva avuto Lin Ping, nato nel 2009. Adesso sono in tanti coloro che chiedono la restituzione di Lin Hui che attualmente si trova allo zoo di Chiang Mai e si teme anche per il suo equilibrio mentale dopo la scomparsa del compagno, visto che i panda sono animali sociali.

Ricordiamo, infine, che i panda giganti sono classificati come vulnerabili dall’Unione internazionale per la conservazione della natura.Adesso la Cina ha inviato una commissione in Thailandia per indagare sui motivi della morte del panda.

Con questa ennesima storia triste, noi vi invitiamo a non alimentare il business dello zoo dove gli animali si comportano in maniera innaturale e dove il loro rapporto con cibo, persone, spazio e altri animali non è dettato dall’istinto, ma da un’imposizione di regole date dalla struttura. Osservare gli animali in gabbia non è divertente e non fa emozionare.

Infine, spiega Essere animali:

“Se è vero che gli zoo proteggono le specie a rischio di estinzione, non è altrettanto chiaro perché al loro interno vengano ospitate anche specie che non rientrano in questa categoria. Inoltre, dato che i casi di re-immissione in natura di esemplari nati o cresciuti in cattività rappresentano una piccola percentuale, ci si potrebbe interrogare su quale sia l’utilità “ambientale” di far sopravvivere una specie esclusivamente all’interno di una gabbia”.

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Dominella Trunfio

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