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Mappato per la prima volta Titano: il satellite di Giove rivela un mondo molto simile al nostro e potenzialmente abitabile

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Finalmente la prima mappa geologica globale della superficie di Titano è completa e quello che hanno scoperto i ricercatori è davvero sorprendente. Perché Titano assomiglia moltissimo alla Terra. Anche sulla più grande luna di Saturno ci sono montagne, valli, crateri, dune, pianure e grandi laghi, che rendono la sua superficie una delle più geologicamente diverse nel Sistema Solare, come riferito da Rosaly Lopes della Nasa:

“Nonostante i diversi materiali, temperature e campi di gravità tra Terra e Titano, molte caratteristiche della superficie sono simili tra i due mondi e possono essere interpretate come prodotti degli stessi processi geologici. La mappa mostra che i diversi terreni geologici hanno una chiara distribuzione con latitudine, a livello globale, e che alcuni terreni coprono un’area molto più ampia di altri.”

Per ottenere la dettagliata mappa i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, ci hanno messo anni, utilizzando i dati raccolti dalla sonda Cassini, nata dalla collaborazione tra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi), in orbita intorno a Saturno tra il 2004 e il 2017. La sonda ha raccolto moltissime informazioni, soprattutto su Titano, pilotato a bassa quota oltre cento volte, riuscendo così a intravederne la superficie attraverso l’atmosfera, una densa nebbia di colore arancione.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Astronomy e secondo la geologa planetaria Rosaly Lopes, che l’ha guidata, anche l’atmosfera di Titano assomiglia a quella della Terra, la luna ha vento e pioggia, e sicuramente è uno dei posti migliori del Sistema Solare per la vita.

I paesaggi di Titano variano a seconda della latitudine e una cosa che spicca particolarmente sulla mappa sono le pianure, che occupano quasi i 2/3 della superficie, mentre le dune sabbiose circa il 17%. Le montagne sono al 14%, le valli scavate dalla pioggia e dall’erosione rappresentano l’1,5% esattamente come i laghi di metano liquido, che coprono un altro 1,5% della superficie. Pochi invece i crateri da impatto, cosa che suggerisce che la superficie di Titano è geologicamente giovane.

E a proposito del metano liquido, è sorprendente sapere che Titano è l’unico posto nel Sistema Solare, fatta eccezione per la Terra, che ospita in superficie corpi liquidi. Qui il metano si comporta proprio come i liquidi che conosciamo, per via del clima gelido. E le piogge lo vedono protagonista insieme all’etano, entrambi idrocarburi che scorrono in corsi d’acqua, si accumulano in laghi ed evaporano nell’atmosfera:

“La missione Cassini ha rivelato che Titano è un mondo geologicamente attivo, in cui idrocarburi come metano ed etano assumono il ruolo che l’acqua ha sulla Terra. Questi idrocarburi piovono sulla superficie, scorrono in corsi d’acqua e fiumi, si accumulano in laghi e mari ed evaporano nell’atmosfera. È un mondo abbastanza sorprendente!”

Ora la Nasa intende inviare un drone proprio su Titano, nell’ambito della missione Dragonfly che sorvolerà la sua superficie per studiarla nel dettaglio. Il drone partirà nel 2026 e raggiungerà la luna di Saturno entro il 2034.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Nasa

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La meravigliosa foto del rifugio Damiano Chiesa completamente ricoperto di ghiaccio dopo la nevicata

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Sembra una casetta delle fiabe questo rifugio immortalato da Alessandro Viesi ma esiste davvero e si trova sul Monte Altissimo nel comune di Nago, sopra Brentonico, a 2.060 metri di quota. Non è stata la magia a trasformarlo in un posto incantato ma le abbondanti nevicate di questi giorni unite all’abbassamento delle temperature.

L’edificio si è così rivestito di uno spesso strato di ghiaccio e neve e Alessandro Viesi lo ha immortalato regalandoci delle immagini mozzafiato. Il rifugio è il Damiano Chiesa, a gestione familiare, attualmente chiuso, anche perché sembra davvero impossibile accedervi.

La foto fatata è stata pubblicata sul profilo Instagram del rifugio che ha ringraziato il fotografo. Tra i commenti degli utenti si legge:

“Frozen”

“Direttamente da Shining”

“Che spettacolo”.

Davvero bellissimo!

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La nostra casa di ghiaccio. . . Grazie @alessandroviesi per le foto!

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Laura De Rosa

Photo Credit: ladige e instagram

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A Bologna torna il Villaggio di Natale francese

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Anche quest’anno Bologna ospiterà il villaggio di Natale francese in piazza Minghetti, da sabato 23 novembre a domenica 22 dicembre. Un’occasione da non perdere se amate le delizie d’Oltralpe o se siete semplicemente curiosi verso i nuovi sapori.

La proposta enogastronomica prevista è molto variegata, con un’ottantina di formaggi, ostriche, pane, croissants sfornati dalla boulangerie, biscotti bretoni, molti dolci e tanti vini prelibati. E ci sarà uno spazio tutto dedicato alle specialità delle diverse regioni, dove potrete gustare sul posto la paella francese o le patate à la provençale.

Oltre al cibo, le deliziose casette in legno sparse per il villaggio ospiteranno prodotti francesi come saponi, tovaglie, essenze, profumi, accessori moda, ideali anche per regali originali.

Il villaggio, che aprirà il 23 novembre, potrà essere visitato ogni giorno fino al 22 dicembre dalle 10:00 alle 20:00.

E non dimentichiamo che quest’anno Bologna sarà nuovamente illuminata per il Natale dalle luminarie “musicali”, dedicate a Cesare Cremonini, motivo in più per raggiungerla e lasciarsi contaminare dallo spirito natalizio, tra prelibatezze francesi e musica nostrana.

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Laura De Rosa

Photo Credit: promeceventi

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Digitale Terrestre: al via dal 18 dicembre il bonus TV da 50 euro

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Confermato il bonus fino a 50 euro per l’acquisto di decoder Dvb T2 e televisori compatibili con il nuovo segnale del digitale terrestre 2.0, in vista del passaggio previsto entro il 30 giugno 2022.

A partire da mercoledì 18 dicembre lo potranno richiedere ai negozianti le persone con Isee inferiore a 20mila euro, secondo quanto riportato in Gazzetta ufficiale, dov’è stato pubblicato il decreto del ministero dello Sviluppo economico.

Il dispositivo servirà principalmente alle tv acquistate prima del 1° gennaio 2017 che, applicandolo, potranno ricevere il nuovo segnale, (Dvb-T2), entro il giugno 2022. Mentre gli apparecchi comprati dopo gennaio 2017 dovrebbero già avere i requisiti utili alla transazione al nuovo standard. Il contributo è esteso anche a tecnologie via cavo, se disponibili.

A quanto ammonta il contributo

Il contributo è di 50 euro o inferiore se l’apparecchio costa meno, e viene applicato sotto forma di sconto, secondo quanto riporta il comma 1 dell’articolo 2 del decreto:

“Sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari a cinquanta euro o pari al prezzo di vendita se inferiore. Lo sconto è applicato sul prezzo finale di vendita comprensivo di Iva”.

Fino a quando è possibile richiedere il contributo

Il contributo, che come premesso potrà essere richiesto a partire da mercoledì 18 dicembre, resterà in vigore fino al dicembre 2022. I fondi disponibili per coprirlo sono 151 milioni di euro suddivisi in quattro anni per un totale di 25 milioni per il 2019, 76 milioni per il 2020, 25 milioni per il 2021, 25 milioni per il 2022.

Come richiederlo

Al momento dell’acquisto del decoder, l’acquirente deve presentare apposita “richiesta di riconoscimento del contributo, contenente anche la dichiarazione sostitutiva” che certifichi un Isee inferiore ai 20mila euro. Inoltre nessun familiare deve aver già usufruito dello stesso contributo che è valido per l’acquisto di un solo apparecchio.

Il modulo dovrà essere scaricato dal sito del ministero dello Sviluppo economico e presentato insieme ad alcuni allegati, ovvero documento di identità e codice fiscale. Sarà poi il venditore a trasmettere all’ufficio competente del ministero una comunicazione telematica contenente le informazioni della transazione, del decoder acquistato e dell’autocertificazione Isee.

L’Agenzia delle Entrate, l’Inps e la Guardia di Finanza verificheranno che non vi siano false dichiarazioni e in tal caso il rischio è non solo la restituzione del contributo ma anche una condanna penale.

Quando avverrà il passaggio definitivo?

Il passaggio al nuovo segnale avverrà il 30 giugno 2022, quando le varie emittenti tv trasmetteranno i loro canali con lo standard Dvb-T2. Tuttavia a partire dal primo settembre 2021, i canali tv saranno già irradiati in alta definizione perché il sistema di codifica del segnale detto MPEG-2 smetterà di funzionare. Quindi dal 2021 bisognerà comunque avere televisori in grado di ricevere in alta definizione.

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Laura De Rosa

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Dalla collaborazione tra HiPP Biologico e Greenme nasce il ricettario gratuito per lo svezzamento

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Quando arriva il momento di svezzare i propri bambini, le neomamme e i neopapà potrebbero avere difficoltà ad orientarsi tra i vari alimenti da inserire e le possibili ricette da proporre ai più piccoli. Ecco allora che il nuovo ricettario (completamente gratuito per le mamme iscritte al Baby Club di HiPP ), frutto della collaborazione tra HiPP Biologico e Greenme, può tornare utile…

Il periodo dello svezzamento è un momento molto delicato che tutti i bambini devono affrontare e che li aiuta a passare gradualmente da un cibo liquido come il latte materno (o artificiale) al cibo solido che li accompagnerà poi per tutta la vita.

Nei primi mesi le pappe devono essere ancora abbastanza liquide ma piano piano si può passare ad alimenti e consistenze più complesse e dunque anche a gusti più decisi con i quali i giovani palati dei bambini inizieranno piano piano a familiarizzare.

È evidente quanto sia importante scegliere in fase di svezzamento (ma anche dopo) degli alimenti sani e provenienti da agricoltura biologica, in modo da offrire ai piccoli il massimo del nutrimento evitando la presenza di pesticidi, sostanze potenzialmente dannose soprattutto negli organismi in crescita.

Il nuovo ricettario, che abbiamo realizzato in collaborazione con HiPP Biologico, parte proprio da questi presupposti per offrire un’alimentazione sana ed equilibrata ai bambini in fase di svezzamento.

A loro proponiamo ricette gustose e complete dal punto di vista nutrizionale in cui sono presenti cereali sotto forma di pasta (oppure in crema per i più piccoli), ma anche proteine animali e vegetali (fondamentali per la crescita), grassi buoni (come l’olio extravergine di oliva) e naturalmente verdure fresche che apportano sali minerali, vitamine e fibre.

Tutte le nostre ricette, realizzate con prodotti HiPP Biologico, seguono le linee guida dell’Oms sulla corretta alimentazione della prima infanzia.

Qualche esempio? Alcuni degli ingredienti utilizzati sono freschi, come quelli delle verdure con cui si prepara il brodo vegetale. Non viene mai aggiunto né sale né zucchero e si predilige l’olio extravergine di oliva come condimento a freddo, in modo da mantenere intatte tutte le sue proprietà.

Le ricette vengono spiegate passo passo, partendo da quello che occorre per realizzarle fino al riassunto dei punti fondamentali della preparazione, il tutto corredato anche da foto. Si tratta soprattutto di piatti unici e completi ma non mancano anche varianti sfiziose come le polpette di salmone e una ricetta dolce fatta con pera, yogurt e banana!

Curiosi di conoscere e sperimentare le nostre ricette?

Scarica qui il ricettario dello svezzamento sul sito hipp.it, se iscritte al Baby Club. I vostri bambini vi ringrazieranno!
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Veicoli attrezzati per disabili: esigenze e soluzioni

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Naturalmente, le particolari condizioni motorie di una persona disabile rendono necessaria l’adozione di una miriade di accorgimenti, precauzioni e soluzioni che coinvolgono lo stile di vita del disabile e delle persone che lo assistono. Questo vale in special modo per quanto riguarda il trasporto: circolare in auto con una carrozzina per disabili non è sempre il massimo, soprattutto se l’auto è di piccole dimensioni e la carrozzina è ingombrante. Questa circostanza rende necessario l’adattamento o perfino l’acquisto di una nuova auto consona alle esigenze specifiche.

In questo articolo presentiamo brevemente alcune delle soluzioni a questo serio problema. In primo luogo, le carrozzine manuali di solito sono pieghevoli, per cui in questo caso sarà sufficiente passare a un’auto più grande (come una monovolume) che possa contenere la carrozzina senza sottrarre spazio ai passeggeri. Qualora si tratti di una carrozzina elettrica, invece, occorre scegliere un’auto o un minivan che consenta il trasporto comodo e sicuro della persona disabile.

Si tratta di veicoli dotati di appositi allestimenti che interessano l’intero abitacolo, ad esempio una pedana per la salita e il trasporto, a sua volta munita di appositi sistemi di ritenuta per mantenere il paziente in posizione ed evitare rischi. Altri allestimenti utili possono consistere in: sedili girevoli per facilitare la salita e discesa della persona disabile; sistemi di sollevamento di paziente e carrozzina; scivoli a scomparsa.

Qualora il disabile sia in grado di guidare, poi, esistono auto appositamente adattate che permettono di superare gli ostacoli posti dalla ridotta o nulla capacità di movimento delle gambe del paziente. Gli adattamenti consistono generalmente nell’organizzazione dei comandi di guida in modo tale che essi possano essere raggiungibili e fruibili dall’utente affetto da disabilità, e possono consistere nel cambio automatico (o nella frizione automatica), esclusivamente per i disabili che abbiano conseguito la patente speciale, o comprendere i dispositivi di controllo delle luci, la presa al volante, l’avvisatore acustico, l’acceleratore manuale, il freno di stazionamento e manuale, la cintura di sicurezza diagonale.

Ovviamente, le modifiche (adattamenti, allestimenti o entrambi) debbono essere necessariamente svolte in officine autorizzate, utilizzando componenti omologati, e approvate dalla Commissione Medica Locale. Una volta ottenuta l’approvazione, il veicolo modificato deve essere collaudato recandosi all’Ufficio della Motorizzazione Civile a cui afferisce l’officina interessata. Dopo aver ricevuto da tale Ufficio la dichiarazione corrispondente, è necessario riportare sulla carta di circolazione tutte le modifiche apportate al veicolo.

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Tuesday’s Daily Brief: Israeli settlements, Sahel crisis, Iran protests, reconciliation for peace, World Toilet Day

ONU - aiuti umanitari - feed -

A recap of Tuesday’s stories in brief: UN ‘regret’ over US settlements reversal; Almost daily attacks plunge Sahel into ‘three-country crisis’;  live ammunition reportedly used against Iranian protesters; reconciliation helps ‘repair fractures’, promote peace; call for poorest countries to take leading role in their own development agendas; and World Toilet Day.

Eco Menù: i dieci consigli di Greenpeace per una spesa amica del clima e del Pianeta

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Le nostre scelte alimentari quotidiane sono importantissime sia per la nostra salute sia per quella dell’ambiente.

Oltre prevenire l’insorgenza di alcune patologie o aumentare il rischio di ammalarci, il cibo che ogni giorno acquistiamo e mettiamo sulle nostre tavole è infatti associato ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità ambientale.

Greenpeace ha dunque elaborato un Eco menu, un decalogo di semplici consigli da ricordare quando facciamo la spesa, perché questa non incida troppo sull’ambiente.

Il primo consiglio riguarda l’acquisto di frutta e la verdura, alimenti base della nostra dieta. Ogni giorno dovremmo consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, importanti fonti di fibre, vitamine, minerali e antiossidanti.

Perché frutta e verdura siano buone anche per l’ambiente, Greenpeace consiglia di acquistare prodotti locali e di stagione, possibilmente biologici, così che non danneggino l’ambiente e la nostra salute.

Una dieta amica dell’ambiente prevede poi una sostanziale riduzione del consumo di carne e derivati, limitandolo a una o due porzioni a settimana.
Se proprio non se ne può fare a meno, meglio scegliere carne proveniente da allevamenti ecologici e da produttori che si conoscono direttamente.
Andrebbero invece banditi gli allevamenti intensivi, seconda causa di formazione di polveri sottili in Italia, più del trasporto leggero e dell’industria.

Se poi consumiamo uova, attenzione alle informazioni riportate sul guscio: con la cifra zero all’inizio del codice, si indicano uova da allevamento biologico, le uniche che garantiscono il benessere delle galline, cresciute all’aperto.

Anche per quanto riguarda i latticini, come per la carne, il consumo andrebbe limitato cercando di non superare i 600 grammi settimanali tra latte e derivati.
Sono da preferire i prodotti che provengono da allevamenti ecologici e non intensivi, con animali allevati all’aperto e alimentati prevalentemente al pascolo.
Da evitare i latticini prodotti negli allevamenti intensivi, spesso fonte di grandi sofferenze e maltrattamenti sugli animali, oltre che di inquinamento.

Chi consuma pesce dovrebbe poi prestare attenzione alle etichette per poter scegliere esemplari pescati in modo artigianale e a livello locale, evitando di acquistare pesce catturato con metodi distruttuvi.
La pesca intensiva sta infatti svuotando i nostri mari e mettendo a rischio numerose specie che finiscono per errore nelle reti.

Per non far pagare le nostre scelte alimentari all’ambiente e ai lavoratori impiegati nella filiera agroalimentare, Greenpeace raccomanda poi di evitare il sotto costo.

Dietro a queste offerte si nascondono aste al ribasso, sfruttamento, uso di pesticidi: un prezzo in realtà molto elevato pagato da lavoratori, ambiente e dalla nosta salute.

Attenzione anche alle mode alimentari insostenibili: diversi prodotti esotici come avocado, quinoa, papaya, olio di cocco, così come tanti superfood, oltre ad arrivare da molto lontano, provocano deforestazione e sfruttamento dei lavoratori nei paesi di provenienza. Meglio optare per prodotti locali.

Quando stiliamo la lista della spesa non dimentichiamo le tante fonti di proteine vegetali: legumi come i fagioli e i ceci, ma anche la frutta secca e alcuni cereali che possiamo trovare a chilometro zero, ci offrono tutte le proteine di cui abbiamo bisogno con un impatto ambientale molto inferiore rispetto a quello di carne e derivati.

Senza dimenticare che legumi, frutta secca e cereali, così come molti altri prodotti alimentari e non, possono essere acquistati anche sfusi, facendo risparmiare all’ambiente tonnellate di imballaggi di plastica.

L’inquinamento da plastica rappresenta ormai una vera e propria emergenza per il nostro Pianeta: fiumi, mari, suolo e perfino l’aria sono contaminati da plastica e microplastica, con danni enormi per l’ambiente, gli animali e la nostra salute.

La lista della spesa non dovrebbe includere i cibi processati, siano essi di origine animale o vegetale. Più un cibo è traformato, più è probabile che il processo produttivo sia inquinante.
Inoltre, i cibi processati sono quasi sempre ricchi di conservanti, coloranti e altri additivi che possono risultare dannosi per la salute.

Seguire una dieta semplice, varia ed equilibrata, come può essere la dieta Mediterranea e tenere a mente questi dieci consigli, può aiutarci non solo a rimanere in salute più a lungo ma anche a preservare il Pianeta.

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Tatiana Maselli

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Stroncato traffico illegale di richiami vivi per la caccia: 2000 uccellini liberati

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Un traffico illegale di uccelli da utilizzare come richiami vivi nella caccia è stato fermato grazie al reparto Cites dei Carabinieti.

La notizia è stata data dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa sulla sua pagina Facebook Ufficiale.
Il commercio illegale dei volatili è stato scoperto grazie a un’indagine iniziata in Umbria. I militari hanno sequestrato 2500 uccelli di diverse specie, tra cui alcune particolarmente protette.

I volatili erano stati catturati illegalmente e sarebbero stati venduti ai cacciatori: il prezzo di questi uccellini può arrivare a 500 euro per ogni esemplare.

Allodole, merli, tordi e altri uccelli migratori vengono infatti usati dai cacciatori come esche sonore per attirare altri uccelli, così da poterli uccidere.
Una pratica crudele che costringe gli uccellini a i trascorrere la loro esistenza in piccole gabbie tenute al buio, perché non percepiscano il tempo e cantino incessantemente.

In Italia la cattura di volatili da usare come richiami vivi non è consentita:

“L’avifauna è uno dei tasselli più importanti della nostra biodiversità – ha spiegato il Ministo Costa – Chi la minaccia con questi traffici illegali solo per arricchirsi, deve pagare caro. Stiamo lavorando con il parlamento per inasprire le pene contro chi viola le norme a tutela della fauna selvatica” ha concluso il Ministro.

E’ stato stroncato un traffico illegale di uccelli da richiamo per la caccia, tra le specie anche alcune particolarmente…

Pubblicato da Sergio Costa su Martedì 19 novembre 2019

Purtroppo 500 uccellini tra quelli sequestrati sono stati trovati privi di vita; altri non erano in grado di volare, dunque sono stati consegnati ad appositi centri di recupero e verranno liberati quanto prima. Gli esemplari in grado di tornare subito in natura, sono stati invece immediatamente liberati.

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Tatiana Maselli
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A Matera torna il presepe vivente più bello d’Italia

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Dopo l’ondata di maltempo che ha colpito Matera nei giorni scorsi, le strade sono di nuovo percorribili e i Rioni Sassi sono tornati alla loro bellezza.

Dunque anche quest’anno la città è pronta ad accogliere, come da tradizione, l’immancabile appuntamento del presepe vivente, curato dall’associazione Matera culturale.

Tutto inizierà alla vigilia dell’Immacolata, il 7 dicembre e per tutta la durata delle festività natalizie, i Sassi di Matera ospiteranno la magia del Natale con percorsi presepiali, oltre a eventi e iniziative organizzati in tutta la città.

Per l’occasione, infatti, le migliaia di visitatori potranno seguire percorsi tra il presepe e itinerari esterni, dove saranno messi in scena recite e spettacoli teatrali realizzati all’interno degli spazi ipogei della città antica, nei quartieri di Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Nella Cattedrale della città si potrà invece ammirare il presepe cinquecentesco scolpito dai Persio.

Non mancherà l’occasione per gustare i prodotti tipici della tradizione gastronomica: proprio in questo periodo dell’anno, i grani duri della collina materana vengono trasformati in prodotti da forno dolci e salati per accompagnare ed esaltare pietanze tradizionali.

Sarà dunque il momento migliore per assaggiare il pane arricchito con semi di finocchietto selvatico, il“fcjlatìdd”, i dolci natalizi a base di mandorle “u frsedd”, gli “ingjlppet”, i biscotti al vino bianco glassati con lo zucchero e le Cartellate, dolci conditi con miele o vino cotto.

Visitare la città dei Sassi durante il periodo natalizio significa immergersi in uno dei più grandi, spettacolari e affascinanti presepi viventi ma anche nelle tradizioni lucane, dalla gastronomica natalizia locale ai canti tradizionali accompagnati dal suono delle zampogne.

Un’esperienza unica che lascerà a bocca aperta grandi e piccini: questi ultimi saranno accolti da elfi, renne, suoni e luci colorate nel villaggio di Babbo Natale.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di Matera culturale.

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Tatiana Maselli
Foto Presepe Vivente nei Sassi Di Matera

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La deforestazione in Amazzonia è ai massimi livelli: 10mila km quadrati persi in un anno, il 100% in più

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Quest’anno la deforestazione in Amazzonia ha raggiunto livelli record, con quasi 10.000 km quadrati persi in soli dodici mesi.

Secondo i dati del Programma di monitoraggio satellitare della foresta amazzonica brasiliana (Prodes) dell’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), l’aggressione alla più grande riserva di carbonio della Terra da parte di allevatori e agricoltori, minatori e taglialegna ha subito un’impennata con un incremento della deforestazione pari al 29,5% rispetto ai 12 mesi precedenti.
Incremento che sale al 100% se si considerano i mesi da agosto a ottobre di quest’anno.

Si tratta del tasso di deforestazione più alto registrato dal 2008, che ha determinato la perdita di un’area forestale equivalente a 1,4 milioni di campi da calcio.

Numeri che confermano come le politiche di Bolsonaro stiano mettendo in serio pericolo la foresta, oltre ad allontanare sempre più il Brasile dal raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi nel ridurre le emissioni di carbonio.

I gruppi ambientalisti incolpano proprio il governo di Jair Blsonaro per “ogni centimetro di foresta persa”, poiché il presidente brasiliano ha “indebolito le protezioni ambientali, ha sostenuto i disboscatori e ha incoraggiato il land grabbing“, l’accaparramento di terreni.

“Non sorprende che ciò avvenga perché il presidente ha difeso il crimine ambientale e ha promosso l’impunità”, ha dichiarato Adriana Ramos dell’Instituto Socioambiental (ISA) brasiliano.

Anche Greenpeace sottolinea la responsabilità del governo Bolsonaro nell’aumento drammatico della deforestazione:

“La politica del presidente Bolsonaro sta annientando la capacità del Brasile di combattere la deforestazione, favorendo chi commette crimini ambientali e incoraggiando le violenze verso Popoli Indigeni e comunità forestali tradizionali.
Agire per porre fine alla deforestazione – dell’Amazzonia e di tutte le foreste del Pianeta – deve essere un obiettivo globale della Comunità Internazionale. Il governo brasiliano deve proteggere la foresta e i suoi abitanti, mentre governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta” ha dichiarato Martina Borghi, della campagna foreste di Greenpeace Italia.

“Proposte come la legalizzazione del land grabbing, mining e agricoltura nelle terre indigene, nonché la riduzione dei requisiti per costruire nuove infrastrutture determineranno un ulteriore peggioramento nei prossimi anni.
La domanda è: per quanto tempo i partner commerciali del Brasile confideranno nelle sue promesse di sostenibilità e rispetto dell’accordo di Parigi, mentre le foreste stanno andando distrutte, i leader indigeni vengono uccisi e le leggi ambientali vengono infrante?”, chiede Carlos Rittl del Climate Observatory.

Tra i partner commerciali del Brasile c’è anche l’Europa, e la deforestazione in Amazzonia potrebbe peggiorare anche a causa del nuovo accordo commerciale tra i Paesi dell’Unione europera e quelli del Mercosur, siglato lo scorso luglio.

Grazie all’intesa, l’Europa aumenterà le importazioni di carne e soia e altri prodotti da Argentina, Paraguay, Uruguay e Brasile, con conseguenze devastanti per le foreste, per i diritti umani e per il clima.

Per via di questo pericolo concreto, Greenpeace chiede all’Europa di sospendere l’accordo fino a che le foreste non verrà garantita un’adeguata protezione per le foreste.

“La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo.
Proteggere le foreste e promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.” scrivono i responsabili di Greenpeace in un comunicato stampa.

Lo scorso lunedì si è tenuto l’Amazon: Center of the World ad Altamira, città simbolo della deforestazione in Amazzonia, nello Stato di Parà.
Per l’occasione si sono riuniti centinaia di guardiani della foresta, leader indigeni, attivisti ambientali, esponenti del movimento Fridays for future e scienziati, con lo scopo di elaborare un manifesto per porre l’ambiente e la foresta amazzonica al centro del dibattito internazionale sulla crisi climatica.

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Tatiana Maselli

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Coop, fuori la plastica dai sacchetti del pane!

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Il pane è uno dei beni di prima necessità a cui gli italiani difficilmente rinunciano. E finalmente nei supermercati Coop il pane non sarà più imballato in sacchetti che uniscono alla carta la parte trasparente in plastica. Via dunque tutti i sacchetti in polipropilene o in bioplastica, in favore di sacchetti completamente realizzati in carta.

100% in carta e 100% riciclabili

Il sacchetto Coop 100% carta e 100 % riciclabile è stato presentato venerdì 15 novembre alla Coop di via Ferrari, a Roma, ed è già stato attivato il processo di sostituzione previo smaltimento delle scorte dei “vecchi” sacchetti poliaccoppiati (carta e finestrella in polipropilene o in PLA-bioplastica).

Dai primi mesi del 2020 saranno 30 i milioni di sacchetti da sostituire in tutti i punti vendita, con quelli nuovi in carta, disponibili sia per la vendita a self service sia per il preincartato.

Abbiamo intervistato per voi Luciano Villani, Responsabile Imballi di Coop Italia, che ci ha raccontato qualcosa in più su questo nuovo sacchetto del pane.

Fuori la plastica dal sacchetto del pane

Coop Italia ha deciso di fare “Fuori la plastica dal sacchetto del pane”, rispondendo positivamente a una petizione avviata su Change.org.  Nei supermercati delle grandi catene di distribuzione il pane di solito è imballato in sacchetti misti, per metà in carta e per metà in plastica, e questo rende il loro smaltimento più articolato e difficile da parte del consumatore, con il rischio che la scelta più immediata sia quello di buttarli nell’indifferenziato.

Coop ha quindi deciso di cambiare rotta e ascoltare le oltre 83.000 persone che hanno aderito alla petizione lanciata da Guglielmo Calcerano, che in questo video ci racconta cosa l’ha spinto a muoversi in questa direzione e se si aspettasse questa risonanza, ma soprattutto, questo risultato.

“Siamo stati certo stimolati da questa petizione – dichiara Renata Pascarelli direttore qualità Coop Italia – e siamo soddisfatti di essere riusciti in breve tempo a dare una risposta adeguata a quanto ci era stato richiesto. Continuiamo a lavorare in questa direzione, traguardando prima delle date previste per legge gli obiettivi di riciclo per quanto concerne la gamma dei nostri prodotti a marchio”.

I dati sull’inquinamento da plastica sono sempre più allarmanti, il 95% dei rifiuti nel Mar Mediterraneo è composto da plastica. Una conversione ecologica, partendo dalle piccole cose, non è solo auspicabile ma ormai necessaria. E cambiare il sacchetto del pane rientra proprio nelle buone azioni quotidiane che possono fare bene al Pianeta! Perché non basta più riciclare la plastica, ma occorre ridurne la produzione e il consumo. Come? Attraverso il packaging e gli imballaggi dei prodotti.

E Coop Italia si sta impegnando con tutte le sue forze per proseguire su questa strada, forze ripagate con gli ultimi traguardi raggiunti: al “Bando per la Prevenzione 2019”, promosso da Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, ha vinto due 2 Super Premi, e 18 menzioni.

I 2 premi principali sono stati assegnati a Coop per la riduzione del packaging della mozzarella di bufala a marchio Fior Fiore (progetto vincitore nella filiera plastica) e per l’uso di cassette riutilizzabili al posto delle cassette di polistirolo usa e getta come imballaggi dei reparti pescheria (uno dei 3 progetti vincitori della categoria “economia circolare”).

È questa la strada da seguire anche per altre tipologie di imballaggi simili! Ancora una volta: ottimo lavoro Coop!!!

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Quando i bambini neri venivano usati come esca per cacciare i coccodrilli in Florida

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Tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, la pelle di coccodrillo era particolarmente apprezzata negli Stati Uniti dove era molto usata per fabbricare scarpe, borse e cinture.
Catturare un alligatore non era però un’attività priva di rischi ed erano molti i casi di cacciatori che perdevano un braccio, una gamba o che riportavano altre ferite durante la caccia.

In Florida i cacciatori ebbero un’idea raccapricciante: affittare bambini neri da usare come esche vive per i coccodrilli.

Sembra incredibile, ma durante la schiavitù e sotto le leggi Jim Crow, abrogate solo nel 1965, negli Stati Uniti gli afroamericani furono brutalizzati e maltrattati in ogni maniera immaginabile.
Gli afroamericani erano infatti considerati come “sub-umani” e rappresentati come creature selvagge e prive di valore.
Se esisteva un modo per schiavizzare, torturare, opprimere o uccidere una persona dalla pelle nera, questo veniva quasi sicuramente messo in pratica, per quanto brutale fosse.
In questo terribile contesto, tra le tante atrocità commesse dai bianchi contro i neri in quel periodo, ci fu anche quella di utilizzare i bambini per cacciare i coccodrilli.

Il Jim Crow Museum, in Michigan, raccoglie oggetti legati all’opprimente discriminazione razziale dei neri, tra cui una fotografia dell’epoca in cui sono mostrati nove bambini neri, senza abiti, la cui legenda recita “Alligator Bait”, cioè “esca per coccodrillo”.

Nell’era più buia della segregazione razziale, i cacciatori noleggiavano i bambini dalle famiglie in cambio di due dollari, per buttarli in acqua allo scopo di attirare i coccodrilli.

Dagli articoli di giornale dell’epoca, i sostenitori di questa tremenda iniziativa, dichiaravano che non ci fosse nulla di terribile nell’utilizzare i bambini come esche, che uscivano dall’acqua solo un po’ bagnati ma divertiti pronti per essere restituiti sani e salvi alle loro madri.

I bambini di pelle nera erano usati anche dalle guardie degli zoo per riuscire a spostare gli alligatori nelle aree dei parchi. Nel 1908 il Washington Times riferì che un custode del Giardino Zoologico di New York attirò gli alligatori, per farli uscire dal loro rifugio invernale,  utilizzando i pickaninnies, termine dispregiativo cui ci si riferiva ai bambini di colore.

Sebbene non si trattasse di una prassi diffusa, quella di utilizzare i bambini come esche per i coccodrilli era comunque una pratica abbastanza comune, tanto che il termine “alligator bait” veniva usato anche come insulto nei confronti degli afroamericani.
Che dire, davvero una pagina buia della storia della Florida e dell’umanità.

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Tatiana Maselli

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Quintali di plastica e rifiuti invadono le coste di Napoli e Salerno dopo le mareggiate

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Il maltempo, protagonista indiscusso di queste giornate un po’ in tutta Italia, non solo continua a fare danni ma, come nel caso di Napoli e Salerno, sta riportando tristemente alla luce  la situazione dell’inquinamento dei nostri mari.

In seguito alle recenti mareggiate, le coste campane si sono trasformate in una specie di discarica a cielo aperto. Sulla spiaggia, la forza dell’acqua ha depositato rifiuti di ogni genere, quintali di plastica che ora gli operatori comunali e i volontari stanno rimuovendo.

In particolare ad essere invasi dai rifiuti sono stati a Napoli, l’arenile del lungomare Caracciolo (di cui potete vedere le foto sotto) e la spiaggia presso la Rotonda Diaz. A Salerno, invece, la zona più interessata dalla spazzatura portata a galla e depositata dalla mareggiata è stata quella industriale, lungo via Allende.

Le immagini sono davvero impressionanti e immortalano bottiglie, flaconi, imballaggi, bidoni di plastica, reti, ecc.

Nel seguente video, pubblicato dal consigliere regionale dei verdi, Francesco Emilio Borrelli, potete vedere invece le condizioni in cui versa la spiaggia della rotonda Diaz in seguito alla mareggiate.

Plastica sulla spiaggia della rotonda Diaz

La spiaggia della rotonda Diaz è una distesa di plastica dopo le mareggiate causate dal maltempo. #Verdi: “La ribellione della natura all’inciviltà di chi sversa rifiuti in mare. Occorrono politiche attive che coinvolgano i cittadini come avvenuto nell’area Regno di Nettuno”“Ci è stato segnalato un video che mostra le condizioni pietose in cui si presenta la spiaggia della rotonda Diaz dopo le recenti mareggiate causate dal maltempo. L’area si è trasformata in una distesa di plastica, restituita dal mare. Siamo di fronte alla ribellione della natura dinanzi all’inciviltà di chi sversa rifiuti in mare. Un fenomeno che abbiamo denunciato a più riprese, rimarcando l’importanza delle ordinanze plastic free e del loro rispetto. Purtroppo il problema dei rifiuti in mare, in special modo la plastica, ha assunto da tempo contorni emergenziali e va affrontato con la massima attenzione e in maniera determinata dalle amministrazioni”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il consigliere del Sole che Ride alla I Municipalità Gianni Caselli. “Allo stesso modo occorrono politiche attive che coinvolgano i cittadini nella difesa del mare, sulla scorta di progetti virtuosi come quello attuato nell’area marina ‘Regno di Nettuno’ dove i pescatori si impegnano anche nel recupero della spazzatura abbandonata in acqua. Attraverso un impegno concreto da parte delle amministrazioni nel limitare al massimo l’uso della plastica e il coinvolgimento delle persone perbene nella difesa del mare si potrà fare in modo che scene come quella della rotonda Diaz non si ripetano in futuro”.

Pubblicato da Francesco Emilio Borrelli su Lunedì 18 novembre 2019

Come hanno dichiarato lo stesso Borrelli e il consigliere del Sole che Ride alla I Municipalità Gianni Caselli:

“L’area si è trasformata in una distesa di plastica, restituita dal mare. Siamo di fronte alla ribellione della natura dinanzi all’inciviltà di chi sversa rifiuti in mare. Un fenomeno che abbiamo denunciato a più riprese, rimarcando l’importanza delle ordinanze plastic free e del loro rispetto. Purtroppo il problema dei rifiuti in mare, in special modo la plastica, ha assunto da tempo contorni emergenziali e va affrontato con la massima attenzione e in maniera determinata dalle amministrazioni”.

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Francesca Biagioli

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Linee di Nazca: scoperti grazie al satellite 143 nuovi disegni in Perù

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Con l’aiuto dei satelliti e dell’intelligenza artificiale, un gruppo di ricercatori ha individuato una serie di nuovi “geoglifi” che raffigurano animali, persone e oggetti.

Circa 2000 anni fa, gli antichi popoli del Perù meridionale crearono centinaia di enormi disegni nel terreno (appunto i geoglifi) che oggi sono noti come Linee di Nazca.

Ora alcuni scienziati, usando tecniche avanzate, sono riusciti a scovarne altri 143. A fare la scoperta è stato un team di ricerca guidato da Masato Sakai, antropologo culturale presso l’Università di Yamagata in Giappone, che ha trascorso anni a caccia di geoglifi durante alcune spedizioni in loco a seguito delle immagini ad alta risoluzione delle Linee di Nazca ricavate dallo spazio.

Questi sforzi, alla fine, hanno portato al rilevamento di nuove figure che hanno lunghezze che partono da 5 e arrivano fino a 100 metri. I nuovi geoglifi scoperti dal team di Sakai raffigurano una vasta gamma di cose e oggetti viventi, tra cui persone, uccelli, scimmie, pesci, rettili ma anche disegni astratti. Questi furono realizzati dall’antica cultura peruviana rimuovendo il terriccio nero roccioso sotto il quale vi era la sabbia chiara.

Sakai e i suoi colleghi hanno notato che i geoglifi più grandi, etichettati come di tipo A, tendevano a rappresentare animali. Questi si estendono per almeno 50 metri e in genere sono più tardivi nella linea temporale della civiltà di Nazca, ossia risalgono al 100-300 d.C.

I geoglifi più piccoli, di Tipo B, sono in genere i più antichi e risalgono al periodo che va dal 100 a.C. al 100 d.C.

Le figure di tipo B si trovano spesso su pendii e percorsi, quindi i ricercatori ritengono che potrebbero essere stati progettati come punti di riferimento per le persone. Le figure di tipo A, invece, sono spesso disseminate di frammenti di ceramica, suggerendo che fossero siti di cerimonie rituali che comportavano la rottura di oggetti.

Una delle figure di tipo B sembra rappresentare una figura umanoide ed è stata scoperta con l’aiuto di IBM Watson Machine Learning Community Edition, un modello di intelligenza artificiale. Il team di Sakai ha lavorato con l’IBM Thomas J. Watson Research Center negli Stati Uniti per addestrare l’intelligenza artificiale a scansionare le immagini satellitari della regione e contrassegnare così i siti promettenti per trovare nuovi geoglifi.

I ricercatori hanno in programma di continuare a utilizzare le nuove tecnologie per trovare, mappare e classificare nuove figure eventualmente presenti.

Questo sforzo è importante non solo per comprendere la vasta estensione e complessità delle Linee di Nazca ma anche per aiutare a preservarle (ricordiamo che sono Patrimonio dell’Umanità Unesco).

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Francesca Biagioli

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Australia in fiamme: Sydney si sveglia al buio, avvolta nel fumo con l’aria irrespirabile

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Sydney oggi si è svegliata sotto una coltre di fumo a causa delle decine di incendi boschivi ormai incontrollabili.

I venti hanno trasportato il fumo da uno dei grandi incendi nella zona della Gospers Mountain, a nord-ovest della città, rendendo l’aria irrespirabile, tanto che le autorità sanitarie hanno invitato le persone che soffrono di asma o altri problemi respiratori a rimanere in casa, evitare l’esercizio fisico all’aperto e consultare un medico se necessario.
I livelli di inquinamento atmosferico sono infatti otto volte superiori a quelli mediamente registrati nella città.

Oggi e giovedì prossimo saranno giorni difficili per il Nuovo Galles del Sud, dove a causa degli incendi e dell’assenza di piogge le temperature potrebbero salire fino a 42°C in alcune aree.

#Smoke haze over #Sydney looking east over Rushcutters Bay pic.twitter.com/8XqPxYYExd

— Prof Kerryn Phelps AM (@drkerrynphelps) November 18, 2019

Gli oltre 50 incendi boschivi ancora attivi, di cui 28 incontrollati, stanno minacciando la maggior parte della costa orientale. Tra le zone più a rischio, soggette ad altissimi livelli di pericolo incendio, quelle di Greater Sydney, Greater Hunter, Illawarra/Shoalhaven, Southern Ranges e Central Ranges.
A causa degli incendi, solo nelle ultime due settimane sono già morte sei persone, oltre 500 abitazioni sono andate distrutte e circa un milione di ettari di terreno sono andati persi.

Nella giornata di ieri, gli oltre 1.300 vigili del fuoco impegnati a domare le fiamme a terra, hanno combattuto un fronte di fuoco di circa 6.000 km.

Per cercare di fermare la furia delle fiamme sono stati fatti cadere dall’alto 38mila litri di acqua: quando gli incendi saranno risolti, Sydney e le città limitrofe potrebbero trovarsi ad affrontare una grave carenza idrica, poiché l’acqua nelle dighe è a livelli minimi.

#Sydney more smoke than air now pic.twitter.com/9wWt6NqcO4

— Dr Hilary Joyce FRANZCOG (@drhilary_joyce) November 19, 2019

I pompieri stanno lavorando incessantemente anche per prevenire ulteriori perdite di vite umane e la distruzione di altri edifici.

Quest’anno gli incendi in Australia sono particolarmente gravi e intensi a causa dell’eccezionale siccità e dei venti forti che hanno interessato il Paese e gli scienziati concordano sul fatto che le condizioni climatiche estreme degli ultimi mesi sono associate ai cambiamenti climatici.

https://twitter.com/p_hannam/status/1196504154752966657

Purtroppo i già gravi incendi potrebbero addirittura intensificarsi nei prossimi giorni, dunque le autorità hanno raccomandato la cittadinanza a mantenere la massima vigilanza, a non avvicinarsi alle zone soggette agli incendi e a evacuare rapidamente le abitazioni in caso di pericolo, poiché potrebbero non esserci abbastanza vigili del fuoco e mezzi per soccorrere tutti.

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Tatiana Maselli
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Diagnosticata per la prima volta la ‘Polmonite da piumino’ a un uomo che ha rischiato di morire per colpa delle piume d’oca

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Un motivo in più per non scegliere un piumone con vere piume d’oca. E già, perché quello che è successo a quest’uomo di 43 anni ha dell’incredibile: a lui i medici hanno infatti diagnosticato per la prima volta una “polmonite da piumino”, un’infiammazione polmonare causata dall’inalazione di polvere dalle piume che imbottiscono coperte e cuscini.

È successo a Martin Taylor, dell’Aberdeenshire, in Scozia, non fumatore, e il suo è il primo caso, accertato da uno studio ad hoc, di feather-duvet-lung (FDL), ovvero di un’infezione del tratto respiratorio inferiore dovuta a una forma di polmonite da ipersensibilità e da una scarsa risposta immunitaria.

Rivoltosi al suo medico dopo aver sperimentato per tre mesi un inspiegabile malessere e tanto affaticamento, Martin ha cominciato un lungo calvario, fino a provare una estrema stanchezza e fiato corto. I suoi sintomi peggioravano rapidamente, al punto da poter stare in piedi o camminare solo per pochi minuti.

Dopo aver indagato sulla eventuale presenza di animali domestici in casa e dopo che gli esami del sangue non avevano fatto riscontrare anomalie, l’uomo continuava ad essere gravemente senza fiato. Solo dopo vari test e accertamenti, si è scoperto che Martin era passato di recente dalla biancheria da letto sintetica a quella in piuma.

Test successivi hanno dimostrato che l’uomo aveva sviluppato anticorpi insolitamente alti nei confronti di particolari proteine degli uccelli, inclusi piccioni e pappagalli. Inoltre, ulteriori scansioni hanno presentato uno schema nei polmoni che suggeriva polmonite da ipersensibilità, una condizione in cui i polmoni si infiammano gravemente a causa della risposta immunitaria del corpo a qualcosa che viene inspirato, mentre la sua funzione polmonare era significativamente compromessa.

Solo dopo aver tolto di mezzo quel piumone, Martin Taylor ha mostrato chiari miglioramenti ed è completamente guarito con una cura farmacologica.

Il dottor Owen Dempsey, che ha curato il paziente, ha affermato che non si sa quanto sia comune la FDL perché i medici indagano raramente sulla biancheria del letto.

Agli operatori sanitari viene generalmente insegnato a chiedere ai pazienti con sintomi respiratori se hanno animali domestici a casa, come gli uccelli. Ma secondo la nostra esperienza, la raccolta della storia di solito non si estende alla domanda sull’esposizione delle piume a piumoni e cuscini”.

Insomma, quel che pare certo è che probabilmente succede molto più di quanto pensiamo. Se la “polmonite da piume” è essenzialmente una reazione infiammatoria alle piume d’oca o d’anatra che abbiamo in cuscini o piumoni, la cosa potrebbe essere molto frequente.

Soluzione? Il piumone “autentico”, quello in vera piuma, continua a essere un prodotto eticamente inaccettabile, ora anche indifendibile dal punto di vista della nostra salute.

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Germana Carillo

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