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Muore in un incidente, ma i suoi gatti continuano ad aspettarla: gara di solidarietà per adottarli

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I gatti sono lì che l’aspettano, ma purtroppo Tatiana non tornerà più a casa. La giovane infermiera di Poggiardo è morta dopo essere stata investita un uomo ubriaco. Adesso tutta la comunità si mobilita per trovare una casa ai suoi amici a quattro zampe rimasti soli.

Sorridente e amante degli animali in generale, nelle sue foto stringeva spesso uno dei suoi gatti. Viveva con loro e non si risparmiava per nessuno, soprattutto per randagi o gatti abbandonati. La ricordano così gli amici, che ancora sono sotto shock per quello che è successo.

Tatiana Renna, la trentaduenne infermiera era uscita in bici come tutti i giorni. Originaria di Cellino San Marco (Brindisi), ma residente a Poggiardo, nella provincia di Lecce, è stata vittima di un incidente stradale. Mentre attraversava un incrocio è stata travolta da un’auto guidata da un uomo positivo al test dell’alcol e poi arrestato per omicidio stradale.

Vi prego di condividere tutti, Tatiana Renna morta per colpa di chi si mette alla guida umbriaco.. Così Giovane una…

Pubblicato da Carovini Antonella su Domenica 1 dicembre 2019

Una tragedia che ha colpito tutto, anche i suoi amici a quattro zampe, ben 22 gatti che ancora aspettano il ritorno della loro amica umana. Un legame indissolubile che è stato spezzato barbaramente. Tantissimi felini, ma tutti con un posto speciale nel cuore di Tatiana che dopo il lavoro, non dimenticava mai di dispensare coccole e attenzioni. Alcuni vivevano in casa con lei, altri li accudiva per strada.

E adesso, Poggiardo si mobilita per trovare una casa e una nuova famiglia a questi gatti e li aiuti a superare questo terribile lutto.

Poggiardo, LecceChiediamo a tutti di aiutare i gatti della volontaria Tatiana Renna a trovare adozione.. sono circa 22,…

Pubblicato da Alessandra Semproni su Domenica 1 dicembre 2019

“Chiediamo a tutti di aiutare i gatti della volontaria Tatiana Renna a trovare adozione.. sono circa 22, amati e accuditi come figli.La loro padroncina è morta tragicamente, uccisa da chi si è messo alla guida ubriaco! Complimenti ai volontari A.V.I.A. e Adottadog per tutto ciò che fanno per i nostri amici a 4 zampe”, si legge su Facebook.

Se qualcuno volesse adottare questi gattini rimasti improvvisamente e tragicamente soli contattare il numero 380 24 25 613 o ancora Simona 3209503658, Kiara 3292904735

Foto: Facebook

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La plastica che uccide

Il Cambiamento - feed -

La plastica è ormai una minaccia serissima e onnipresente per l'ambiente e per la salute umana. Milioni di tonnellate di plastica si sono riversati come una marea sulle terre e sui mari, sono finite negli inceneritori, nelle discariche, sui bordi delle strade, nei fiumi, sulle chiome degli alberi. È ora di dire basta.

Balena morta sulle rive del Tamigi a Londra. E’ il terzo caso in pochi mesi

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Ancora una volta una balena è stata trovata morta sulle rive del Tamigi a Londra. Si tratta del terzo cetaceo rinvenuto privo di vita nei pressi del fiume londinese.

E’ una piccola balena, probabilmente una balenottera minore antartica, quella trovata spiaggiata sotto il ponte di Battersea, nel sud-ovest di Londra.

Non è il primo caso del genere, infatti in soli 2 mesi questo è il terzo cetaceo che perde la vita nel Tamigi. Ad ottobre c’era stato il caso della megattera e poi quello di una balenottera boreale.

Stavolta la balena, di quasi 2 metri, per diversi giorni era stata avvistata mentre nuotava nel fiume, purtroppo però è stata poi ritrovata spiaggiata e senza vita. Ancora non si conoscono le cause della morte su cui indagherà la Zoological Society of London (ZSL) ma non si esclude nulla, neppure una collisione con una nave o la possibilità che sia dovuta a lesioni causate da attrezzature da pesca.

Come ha dichiarato Martin Garside dell’Autorità portuale di Londra:

“Una balena è insolita nel Tamigi, con questo caso tuttavia siamo arrivati a tre negli ultimi due mesi. Sono tutte specie diverse e non esiste una causa ovvia o semplice. Speriamo di capire cosa l’abbia provocata, se  la natura o qualche motivo esterno”

Nei precedenti casi, è stato appurato che la megattera  era morta in seguito alla collisione con una nave mentre la seconda balenottera si era arenata e in più soffriva di parassiti intestinali.

Nel frattempo su Twitter e Istagram i londinesi hanno mostrato le tristi immagini della balenottera spiaggiata.

I was weirdly first on the scene tonight, walking home across the Thames. Fortunately there’s now a vet and the port authorities are on their way. Such a terribly sad sight. #cetaceanstranding pic.twitter.com/EOWpzuAwYK

— Beulah Garner (@thiswordistaken) November 29, 2019

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Juvenile #humpback I think? Any marine biologist friends got ideas how it ended up this far up the river #Thames? Edit: probably more likely a minke whale

A post shared by gareth mottram (@drgarethmottram) on Nov 29, 2019 at 2:36pm PST

Nel 2016 nel Tamigi vi era stato un avvistamento ancora più insolito, quello di un Beluga che era immediatamente diventato il simbolo degli effetti dei cambiamenti climatici. Fortunatamente, però, in quel caso sembra che il cetaceo sia riuscito a tornare a casa sano e salvo. Non è stato lo stesso per questa povera balena.

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Lucine di Natale a LED inquinanti e pericolose: ftalati e paraffine vietate trovate in tutte quelle analizzate

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Le lucine sono caratteristiche del periodo delle festività natalizie quando tante famiglie le utilizzano per creare un’atmosfera magica in casa o in giardino. Ma sono realizzate con materiali sicuri? E quanto inquinano? Per capire questo, in Germania sono stati testati in laboratorio 4 differenti prodotti.

L’Associazione federale tedesca per l’ambiente e la conservazione della natura (BUND), in vista del Natale, ha voluto testare 4 lucine vendute comunemente online o nei supermercati, facendole esaminare in laboratorio per valutare l’eventuale presenza di sostanze nocive.

I prodotti esaminati sono stati i seguenti:

  • Lucine Almaga di Globo, vendute da Obi (contenuto inquinanti 27%)
  • Lucine LED da esterno, 40 pezzi bianco caldo di Hellum, venduto da Amazon (contenuto inquinanti 24%)
  • Tubo luminoso a LED , bianco caldo, 10m di Salcar GmbH, venduto da Amazon (contenuto di inquianti 11,2%)
  • Stringa di luce a LED con 80 diodi di Konstsmide, venduta tramite Käthe Wohlfahrt (contenuto di inquinanti 0,16%)

Il risultato è stato scioccante: le luci di Natale contengono grandi quantità di sostanze dannose per la salute e l’ambiente. In particolare si tratta di ftalati e cloroparaffine.

In 3 prodotti su 4 il contenuto di sostanze inquinanti era così elevato che le lucine, a detta del BUND, non dovrebbero proprio essere vendute.

Più nello specifico, i laboratori hanno trovato: plastificanti DEHP e DBP (ftalati) e cloroparaffine. I primi sono considerati tossici per la riproduzione, accusati di causare un maggior rischio di pubertà prematura, asma, carcinoma mammario, obesità, diabete, basso QI e ADHD. Per questo sono vietati nell’Ue in giocattoli e articoli per bambini in concentrazioni superiori allo 0,1 percento.

Il problema è che gli ftalati, presenti nei prodotti, nel tempo evaporano, si legano alla polvere domestica e possono essere inalati. Per quanto riguarda le cloroparaffine (SCCP), invece, si tratta di inquinanti di lunga durata che contaminano acque e suolo, accumulandosi nella rete alimentare e raggiungendo quindi gli uomini. Le paraffine clorurate a catena corta sono considerate cancerogene.

Gli inquinanti sono stati rilevati in concentrazioni significative fino al 27%, dato allarmante dato che l’uso di ftalati e paraffine clorurate negli apparecchi elettrici, al pari che nei giocattoli, è vietato in tutta l’Ue.

Come ricorda il BUND, ai sensi della normativa REACH dell’Ue, i consumatori hanno il diritto di sapere se un prodotto contiene sostanze chimiche pericolose. I produttori e i distributori sono tenuti per legge a fornire informazioni entro 45 giorni se i loro prodotti superano i livelli di inquinanti dello 0,1%.

Per questo il BUND ha chiesto alle società di rimuovere immediatamente i prodotti inquinati dal mercato.

Come scegliere le lucine per le decorazioni natalizie

L’Associazione federale tedesca per l’ambiente ha poi voluto dare dei consigli ai consumatori per le proprie decorazioni natalizie luminose:

  • Ove possibile, scegliete le candele meglio se in cera d’api.
  • Evitate i prodotti in PVC morbido e quelli economici in plastica dura
  • Restituire al rivenditore prodotti in plastica dall’odore troppo intenso
  • Prestare attenzione alle etichette ecologiche come la Blue Angel (promossa dal governo federale tedesco dal 1978 per la protezione delle persone e dell’ambiente)

QUI altri consigli utili per scegliere lucine per gli addobbi sicure.

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‘L’ignoranza e la pigrizia dei tempi moderni hanno vinto’, chiude la società inglese che lottava per l’uso corretto dell’apostrofo:

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Nel 2001 il giornalista in pensione John Richards, 96 anni, decise di avviare l’Apostrophe Protection Society per assicurarsi che l’apostrofo fosse usato correttamente nella lingua inglese. Ma dopo 18 anni ha annunciato, con rammarico, la chiusura della società.

I motivi? Due i principali: da un lato l’età avanzata che lo ha indotto a ridurre i propri impegni, dall’altro l’ignoranza e la pigrizia dei tempi moderni, come da lui stesso annunciato:

Con dispiacere devo annunciare che, dopo circa 18 anni, ho deciso di chiudere l’Apostrophe Protection Society. Ci sono due ragioni per questo. Uno è che a 96 anni sto riducendo i miei impegni e il secondo è che un minor numero di organizzazioni e individui si preoccupa ora dell’uso corretto dell’apostrofo in lingua inglese.”

E ha aggiunto:

“Noi e i nostri numerosi sostenitori in tutto il mondo, abbiamo fatto del nostro meglio, ma l’ignoranza e la pigrizia presenti nei tempi moderni hanno vinto!”

Tutto ebbe inizio in quel lontano 2001 quando Richards si ritirò dalla sua carriera di giornalista per dedicarsi totalmente alla missione-apostrofo, esausto di vederli utilizzati ovunque a sproposito sia dai giovani giornalisti che dalla gente comune, che sbagliava continuamente.

Sul suo sito si legge infatti:

“Il piccolo apostrofo merita la nostra protezione. È davvero una specie minacciata!”

Nonostante il suo impegno però, la missione a cui si è dedicato per tanto tempo non è riuscita a migliorare la situazione e ora si è definitivamente stancato di lottare.

Centinaia di appassionati di punteggiatura hanno condiviso la sua opinione, rammaricati dalla situazione e tristi per la chiusura della sua società, ma c’è anche chi lo ha attaccato dichiarando che la punteggiatura è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti individuali nell’approccio stilistico e che, quindi, le regole sugli apostrofi sono più soggette a confusione.

Sta di fatto che un minimo di conoscenza male non fa e ora, senza Richardson, saranno guai!

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Photo Credit: Apostrophe Protection Society

 

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Tampon Tax: confermata Iva al 5% su tamponi e assorbenti bio. A giugno anche per gli altri?

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Finalmente è stata confermata l’Iva al 5% per i tamponi e gli assorbenti compostabili e biodegradabili, ma per ora rimangono esclusi tutti gli altri prodotti igenico-sanitari.

L’emendamento è stato approvato dalla commissione finanze della Camera, come annunciato dal sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Alessio Villarosa su facebook, dove ha precisato che a giugno ci saranno novità anche per gli assorbenti non compostabili, che verranno portati al 5% esattamente come i bio:

“C’è un impegno del Governo per intervenire totalmente”.

Decreto Fiscale

BUON GIORNO O BUONA NOTTE? Appena terminata una no stop da 16 ore alla Camera sul decreto Fiscale. Abbiamo approvato importanti novità su:-straordinari Vigili del Fuoco e corpi di polizia-credito d'imposta per airbag su moto-Tampon Tax al 5% (a giugno rimoduliamo tutto!)-NO SANZIONI a POS-3 Milioni per il rientro dei giovani cervelli-RCA EquaAscoltate! Che ne pensate?Fatemi sapere

Pubblicato da Alessio Villarosa su Lunedì 2 dicembre 2019

Staremo a vedere, ma almeno un primo passo è stato fatto, considerato che si attendava dal 2018 che venissero prese misure per abbassare la Tampon Tax e per ben 3 volte la proposta è stata respinta.

La prima volta nel 2018, la seconda volta a inizio 2019, quando la Camera respinse la norma per paura di sanzioni europee che in realtà non esistevano, la terza volta neanche un mese fa, quando 32 deputate della maggioranza e dell’opposizione, con prima firmataria Laura Boldrini, sottoscrissero un emendamento subito bocciato e subito riproposto.

Oggi finalmente l’approvazione, valida però solo per i prodotti bio.

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Balsamo di tigre: tutto ciò che devi sapere e la ricetta per prepararlo a casa

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Balsamo di tigre: cosa contiene, per quali problemi si utilizza, quali sono le controindicazioni e come si può preparare in casa

Il balsamo di tigre è un noto unguento a base di oli essenziali utilizzato da oltre un secolo per lenire dolori muscolari e articolari, sintomi influenzali, mal di testa.

Vediamo tutto quello che c’è da sapere sul balsamo di tigre e come preparare a casa una versione completamente naturale di questo medicamento.

Balsamo di tigre: proprietà e uso

Il balsamo di tigre è un unguento anidro realizzato con ingredienti che ovviamente non hanno nulla a che fare con le tigri.

Il balsamo di tigre è infatti preparato con grassi vegetali o di sintesi, cere e oli essenziali di canfora o menta, a cui possono essere aggiunte anche le essenze di Tea tree, cajeput. eucalipto, chiodi di garofano e cannella.

Questo unguento multiuso si utilizza esternamente per effettuare massaggi localizzati in caso di dolori muscolari e articolari, disturbi alle vie aeree superiori, mal di testa e altri disturbi.

Pur non essendo riconosciuto come farmaco, il balsamo di tigre viene utilizzato da oltre 100 anni e, grazie alla miscela di oli essenziali in esso contenuta, risulta efficace contro:

  • mal di schiena, mal di testa, tensioni e dolori muscolari e articolari
  • raffreddore, congestione nasale, sintomi correlati all’influenza
  • funghi che colpiscono le unghie dei piedi, disturbo noto come piede d’atleta
  • lievi scottature della pelle
  • punture di zanzare e di altri insetti
  • disturbi legati alla cattiva circolazione sanguigna.

Si tratta dunque di un prodotto balsamico con azione antidolorifica a uso topico, efficace nel trattamento del dolore non cronico e dei malanni di stagione.

Gli effetti del balsamo di tigre sono dovuti alla presenza di oli essenziali in grado di riattivare la circolazione sanguigna e con azione balsamica, antinfiammatoria, antidolorifica, antibatterica e antifungina.

Per godere dei benefici del balsamo di tigre è sufficiente massaggiarne una piccola quantità sulla zona interessata ripetendo l’applicazione per non più di quattro volte al giorno.
In caso di mal di testa, il balsamo di tigre va massaggiato a livello del collo, delle tempie e della fronte, mentre per respirare meglio lo si applica sul petto.

Effetti collaterali del Balsamo di tigre

Generalmente il balsamo di tigre non presenta effetti collaterali, ma potrebbe provocare allergie o irritazioni della pelle.
Per questo, prima di utilizzare il prodotto, è consigliabile effettuare una prova di tolleranza, massaggiando una piccola quantità di balsamo di tigre all’interno dell’avambraccio, in una zona non molto estesa della pelle.

Se non si hanno reazioni per 24 ore, allora il balsamo di tigre può essere utilizzato senza problemi. Al contrario, se entro 24 ore si dovesse notare arrossamento della pelle, irritazione o provare prurito, meglio risciacquare l’area interessata e sospendere l’uso.

Il balsamo di tigre non va ingerito e non va applicato sulle mucose, all’interno delle orecchie e sulle parti intime. Il prodotto può essere applicato su tutte le altre aree del corpo purché la cute sia sana, intatta, priva di irritazioni e ferite.

Il balsamo di tigre va massaggiato fino a completo assorbimento e,dopo l’applicazione, la zona non va coperta con cerotti o bende.

Dato l’elevato contenuto in oli essenziali, è meglio non utilizzare il balsamo di tigre in gravidanza, durante l’allattamento e sui bambini sotto i tre anni.

Balsamo di tigre fai da te, la ricetta

Il balsamo di tigre che si trova in commercio è generalmente formulato con paraffina e cere sintetiche ed esiste in due versioni: il balsamo di tigre bianco e il balsamo di tigre rosso, che differiscono per il contenuto di oli essenziali.

È possibile acquistare il balsamo di tigre in erboristeria, farmacia o nei negozi specializzati in prodotti per gli sportivi, ma volesse preparare a casa un balsamo di tigre completamente naturale, può farlo con questa semplicissima ricetta.

Ingredienti
  • 40 millilitri di olio di oliva
  • 4 grammi di cera d’api o cera vegetale di mimosa
  • 7 gocce di olio essenziale di Tea tree
  • 7 gocce di olio essenziale di cajeput
  • 7 gocce di olio essenziale di menta piprita
  • 5 gocce di niaouli
  • 5 gocce di olio essenziale di chiodi di garofano
  • 3 gocce di olio essenziale di canfora
Procedimento

Fate sciogliere a bagnomaria la cera nell’olio, mescolando continuamente. Quando il composto è liquido, versatelo in un barattolo da 50 millilitri, perfettamente pulito e asciutto. Lasciate intiepidire leggermente per qualche minuto, continuando a mescolare, dopodiché aggiungete gli oli essenziali, sempre mescolando.
Chiudete il barattolo con il coperchio e fate raffreddare a temperatura ambiente.
Applicate un’etichetta con la data di preparazione e gli ingredienti e conservate a temperatura ambiente lontano da fonti dirette di luce e calore per non più di tre mesi.

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Come vede il mondo una persona daltonica?

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Un prato verde o un cielo blu intenso: dei mille modi che ci sono per vedere il mondo, uno solo ci accomuna tutti ed è quello di riconoscere ogni colore e ogni sua singola sfaccettatura. Ma come percepisce quegli stessi colori una persona affetta da daltonismo? Al di là delle classiche battute, un daltonico i colori li vede, certo, ma con un certo grado di alterazione. Come provare a capirlo?

Daltonismo non significa che le persone vedano il mondo in bianco e nero. Più del 99% di tutte le persone daltoniche, anzi, possono infatti vedere il colore. Per questo motivo, alcuni ritengono che il termine “Deficit della visione dei colori” (CVD) sia più appropriato.

Secondo alcuni dati, circa lo 0,5% delle donne (1 su 200) e l’8% degli uomini (1 su 12) soffrono di una qualche forma di CVD.

Quello che non tutti sanno è che esistono diversi tipi di daltonismo:

  • deuteranopia: le persone affette da deuteranopia non sono in grado di percepire la luce verde, per questo hanno difficoltà a distinguere il colore verde dal rosso e da alcune tonalità di grigio, viola e blu;
  • protanopia: le persone affette da protanopia non sono in grado di percepire la luce rossa, per questo hanno difficoltà a distinguere il colore rosso dal colore verde;
  • tritanopia: le persone affette da tritanopia non sono in grado di percepire la luce blu, per questo hanno difficoltà a distinguere il colore azzurro dal grigio, il viola scuro dal nero, il verde dal blu e l’arancione dal rosso.

Solo circa lo 0,00003% della popolazione mondiale, inoltre, soffre dal daltonismo totale (monocromia).

IL VIDEO

La settimana scorsa ha fatto il giro del web il video di un ragazzo daltonico che, grazie a degli occhiali speciali, per la prima volta ha riconosciuto i colori.

Il suo è stato subito un pianto di pura commozione, ma quale percezione ha avuto realmente quel ragazzo?

Ora un progetto è in grado di dimostrare tramite un software speciale come le persone daltoniche vedono il mondo intorno a loro e come percepiscono i colori nei tre tipi di daltonismo

Le foto realizzate da Lenstore in collaborazione con la fondazione di beneficenza Colour Blind Awareness, parlano chiaro.

Ecco ad esempio come Jonathan Jones, 12enne del Minnesota protagonista del video, vedrebbe The Wave in Arizona e Utah:

 

e come le case di Murano:

Qui potete scoprire foto per foto tutto il mondo del daltonismo.

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L’uomo Vitruviano di Leonardo nasconderebbe un segreto mai rivelato: l’algoritmo della Divina Proporzione

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E se non avessimo capito nulla dell’Uomo Vitruviano di Leonardo? Ebbene, secondo Roberto Concas, storico dell’arte già direttore dei Musei Nazionali di Cagliari, è proprio così perché il grande capolavoro nasconderebbe un segreto mai rivelato, usato dagli artisti dal IV al XVIII secolo per segnalare le opere ispirate dalla Divina Proporzione.

Qual è questo segreto segretissimo? L’antica formula aritmetica e geometrica utilizzata e tramandata dalle botteghe per realizzare le opere d’arte, in osservanza dei parametri imposti dalla Chiesa.

Lo studioso ha anticipato alcuni risultati della lunga e articolata ricerca intitolata “L’inganno dell’Uomo Vitruviano. L’algoritmo della divina proporzione“, che uscirà in due volumi editi da Giunti e sarà protagonista di una mostra a Cagliari nel maggio 2020, all’Ansa. A cui ha spiegato che il disegno di Leonardo include in realtà due o tre uomini di età diverse, e solo guardandolo allo specchio è possibile rendersene conto.

L’intuizione è arrivata in seguito all’osservazione dei Retabli della Sardegna, tipiche pale d’altare, a forma di tre. A distanza di molti anni, dopo innumerevoli studi su quella strana forma, eccola ritrovata nell’Uomo Vitruviano, con due parti più piccole e una centrale più grande, come spiegato dallo stesso Concas:

“Nel 2012, guardando questo disegno dell’Uomo Vitruviano noto una proporzione simile nella riga sotto: due parti più piccole una centrale più grande. E’ faticoso spiegarlo ma è stato come aprire una scatola dopo l’altra, ogni soluzione me ne apriva tre insieme, una casistica. Ho iniziato a capire che il disegno contiene due volti. L’occhio destro è di un uomo maturo, quello a sinistra di un volto più giovane. Mi e’ venuta intuizione, se ha sempre scritto a sinistra ha imparato usando lo specchio…anche qui usa lo specchio per ricostruire la figura completa…E le misure mi hanno dato ragione”.

Un articolato sistema che nasconde la regola usata da sempre da architetti, artisti, letterati e poeti, per realizzare le loro opere, la scienza segretissima della Divina proporzione.

Regola che evidentemente Leonardo non voleva andasse persa ma che non poteva svelare perché “lo avrebbero messo al rogo“. Utilizzata per la prima volta nell’Arco di Costantino, poi nella Pietà di Michelangelo, nella Gioconda e in molte delle più importanti opere d’arte dell’umanità.

Con Leonardo le sorprese sono sempre dietro l’angolo!

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Apre la COP25 a Madrid e l’ONU avverte che non c’è più tempo da perdere per dare risposte alla crisi ambientale

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Leader politici ed esperti sul clima saranno impegnati da oggi e fino al 13 dicembre alla conferenza COP25 di Madrid, per trovare risposte alla crisi ambientale.

Questo incontro segna l’inizio di 12 mesi di negoziati che culmineranno a Glasgow con la COP26, a novembre del prossimo anno.

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha ricordato quanto affermato di recente dagli scienziati, e cioè che “il punto di non ritorno non è più all’orizzonte” e ha sottolineato l’importanza di agire subito per evitare il peggio.

“I prossimi 12 mesi saranno cruciali, è essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi, in particolare da parte dei principali produttori, per iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo coerente con il raggiungimento della neutralità del carbonio entro il 2050.
Dobbiamo semplicemente smettere di scavare e perforare e sfruttare le vaste possibilità offerte dalle energie rinnovabili e dalle soluzioni basate sulla natura”, ha affermato Guterres.

Gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici stanno già minacciando milioni di persone, soprattutto nei paesi più poveri.

Come ha ricordato Guterres ”La grande ingiustizia della crisi climatica è che i suoi effetti ricadono maggiormente sui meno responsabili”.

The great injustice of the climate crisis is that its effects fall most on those least responsible for it – @antonioguterres commits to continue fighting for ambitious climate action and for small islands and least developed countries. Remarks: https://t.co/ES1mY1fVnh #COP25 pic.twitter.com/IR6kd16dD7

— UN Spokesperson (@UN_Spokesperson) December 2, 2019

In un recente rapporto, Save the Children ha sottolineato come inondazioni, frane, siccità e cicloni abbiano causato un’emergenza per 33 milioni di persone nell’Africa orientale e meridionale. Circa la metà sono bambini.

“La crisi climatica sta accadendo qui e sta uccidendo le persone, costringendole a lasciare le loro case e distruggendo la possibilità di un futuro per i bambini”, ha affermato Ian Vale di Save the Children.

Quasi tutti i paesi del mondo hanno firmato e ratificato l’accordo sul clima di Parigi e, secondo i termini del patto, dovranno mettere sul tavolo nuovi impegni climatici entro la fine del 2020.

Il presidente dell’ONU ha sollecitato tutti i paesi a ridurre le proprie emissioni del 7,6% all’anno e ha chiesto loro di cessare i sussidi per l’estrazione di combustibili fossili e di costruire nuove centrali elettriche a carbone.

.@UN Chief @antonioguterres at #COP25: "Today, we need to reduce emissions by 7.6 % each year. So, it is imperative that governments not only honour their national contributions under the #ParisAgreement, they need to substantially increase their ambition." #TimeForAction pic.twitter.com/rTEbinZRo4

— UN Climate Change (@UNFCCC) December 2, 2019

Circa 50 leader mondiali parteciperanno all’incontro nella capitale spagnola, ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sarà tra questi.
Sarà invece presente la presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, che parteciperà alla conferenza con una delegazione congressuale.
Gli ambientalisti americani vorrebbero però vedere passi concreti sul clima.

“È eccezionale che Pelosi stia arrivando a Madrid al posto di Trump, ma i gesti simbolici non sostituiscono azioni coraggiose.
L’America rimane il principale paese ad aver contribuito all’emergenza climatica e persino i politici democratici non si sono mai impegnati ad assumersi la responsabilità della nostra quota”, ha affermato Jean Su del Centro americano per la diversità biologica.

Mentre a Madrid si svolge la COP25, a Napoli i leader politici si sono incontrati oggi per discutere, fino al 5 dicembre, delle misure urgenti e necessarie per salvaguardare il Mediterraneo dagli effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento che minacciano la biodiversità e la sicurezza delle persone.

Abbiamo il dovere di salvare i nostri mari. Dal 2 al 5 Dicembre a Napoli si svolgerà la Cop21 sulla Convenzione di…

Pubblicato da Sergio Costa su Domenica 1 dicembre 2019

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Vittoria! A Vicenza chiude l’allevamento di visoni: mai più massacri

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Gabbie finalmente vuote e stop all’uccisione di visoni in uno degli allevamenti più grandi d’Italia. Succede nello stabilimento di Luisana Conco, in provincia di Vicenza, dove fino a marzo scorso si consumava il massacro di animali destinati a diventare pellicce.

A darne notizia è Essere Animali, l’organizzazione che da anni si occupa del benessere animale e che ha filmato le condizioni dei visoni negli allevamenti italiani, lanciando anche la campagna per salvarli e per ottenere l’introduzione di una legge tutta italiana per fermare gli allevamenti.

Ciò che succede al loro interno ve l’abbiamo raccontato tante volte: visoni rinchiusi al buio in minuscole gabbie, costretti a vivere tra cadaveri, escrementi e topi. Tantissimi animali sono morti, solo qui oltre 30mila, ma la consolazione è che nessun altro finirà nell’allevamento dell’orrore.  Abbiamo chiesto all’organizzazione che fine avessero fatto i visoni e questa è la risposta: “L’allevamento è arrivato a fine ciclo perché non si è proceduto alla riproduzione”.

Tutto era iniziato nel 2015, quando Essere Animali, oltre a richiedere controlli sulle condizioni degli animali, aveva segnalato all’ULSS7 della Regione Veneto e al Comune di Luisana Conco anche la presenza di manufatti in amianto all’interno dell’allevamento, sollecitandone la rimozione. L’intervento di bonifica è stato fatto e ha portato allo smantellamento di decine di tettoie realizzate con il materiale cancerogeno, sotto le quali venivano allevati i visoni.Ora gli atti del Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene degli Allevamenti e Produzioni Zootecniche dell’ULSS7 attestano che l’allevamento, uno dei più grandi d’Italia, ha dichiarato la sospensione dell’attività.

**Attenzione questo video contiene immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità**

“Con la nostra segnalazione siamo riusciti ad evitare la morte di migliaia di visoni. Se l’allevamento fosse attivo procederebbe agli abbattimenti proprio in questi giorni. Verso fine novembre infatti negli allevamenti di visoni i cuccioli vengono uccisi per diventare pellicce, inseriti in camere a gas dove muoiono per asfissia. Il fatto che nell’allevamento di Luisana Conco ciò non accada più ci riempie di gioia”, dichiara Essere Animali.

Secondo l’organizzazione, è difficile che l’attività riprenda perché ciò comporterebbe costi non indifferenti.

“Improbabile un investimento economico così importante in un mercato, quello delle pellicce, oggi in crisi globale per la mutata sensibilità dei consumatori, sempre più attenti alle sofferenze degli animali. E questo si riflette anche sulle politiche dei governi. Gli allevamenti di animali da pelliccia sono vietati, o normati così rigidamente da non essere di fatto realizzabili, in ben 15 stati europei. Ora serve una legge nazionale anche in Italia”, chiosa.

Per fare un quadro della situazione, in Italia gli allevamenti di animali da pelliccia, tutti di visoni, sarebbero circa una ventina. Negli ultimi anni almeno altri 5 allevamenti hanno cessato l’attività e la produzione nazionale è passata da 160.000 a 145.000 visoni uccisi. Come dicevamo, le pellicce fortunatamente non piacciono più, i consumatori sono stanchi delle sofferenze a cui sono sottoposti i nostri amici animali. Stilisti come Prada, Giorgio Armani, Versace, Gucci e molti altri hanno eliminato le pellicce animali dalle proprie collezioni, una scelta voluta anche dalla Regina Elisabetta. E il mese scorso per la prima volta un paese, la California, ha vietato anche la vendita di pellicce.

“Mentre assistiamo a una svolta epocale in quasi tutto il mondo, in Italia la discussione di un divieto di allevamento è da anni rimandata, nonostante vi siamo tre proposte di Legge appoggiate, perlomeno nei programmi, dai maggiori partiti e dai loro rappresentanti. Chiediamo coerenza, migliaia di visoni continuano a morire negli allevamenti italiani”, conclude Essere Animali.

Foto: Essere Animali

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AAA 10.000 fumatori cercansi per maxi-studio finalizzato a prevenire il tumore al polmone

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Un plotone di fumatori forti che si metta al servizio della ricerca: un nuovo importante maxi studio mirerà  a definire le metodiche migliori per lo screening polmonare e la diagnosi del tumore. Per questo si cercano volontari di età compresa tra i 55 e i 75 anni e con una storia di fumo di almeno 30 pacchetti all’anno o ex fumatori da un decennio.

Ogni anno in Italia 34mila pazienti (circa l’80% del totale dei casi) ricevono la diagnosi di tumore del polmone già in fase avanzata, quando cioè le possibilità di sopravvivenza sono davvero poche. Per cui, per essere in grado di anticipare la diagnosi in stadi in cui la malattia può essere affrontata con l’intervento chirurgico, l’Italia si è posta in prima linea – grazie anche al contributo dei medici di famiglia – all’interno di questo programma europeo che include altri 5 Paesi (Olanda, Germania, Inghilterra, Francia, Spagna).

Nel complesso, con questo progetto si monitoreranno ben 24 mila persone attraverso le quali gli studiosi vorranno definire i metodi ottimali per lo screening polmonare, associando le tecniche più avanzate di TAC spirale a basso dosaggio (low-dose CT scan – LDCT) con i livelli di biomarcatori (attraverso un prelievo di sangue).

La costituzione della Rete Italiana di Screening Polmonare (RISP) è il primo passo perché la TAC spirale a basso dosaggio diventi una prassi consolidata su tutto il territorio, al pari della mammografia per la diagnosi precoce del tumore del senosottolinea Ugo Pastorino, Direttore della Chirurgia Toracica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Abbiamo individuato 10 centri per avviare la rete, coordinati dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano, che includono IRCCS, ospedali e centri universitari, caratterizzati da elevati livelli di efficienza in campo oncologico, per offrire un servizio in 10 macro-aree territoriali. La rete dovrà garantire tutte le attività previste nel bando di finanziamento europeo, in particolare il reclutamento e la selezione dei candidati eleggibili attraverso una struttura centralizzata, la raccolta di tutti gli esami con TAC spirale a basso dosaggio in un unico data base e il controllo sistematico della qualità tecnologica e aderenza agli standard internazionali di ciascun centro reclutatore”.

Diversi studi, condotti negli Stati Uniti, in Europa e in Italia, hanno dimostrato che lo screening con TAC spirale a basse dosi nei forti fumatori può determinare una riduzione della mortalità per cancro polmonare compresa tra il 20% e il 39%.

Lo studio sarà avviato nella primavera del 2020, le persone che presentano una TAC negativa saranno divise in due gruppi: il 50% ripeterà il test dopo un anno e l’altra metà dopo 24 mesi. In questo modo e con i risultati di queste indagini, il numero di vite salvate potrà diventare davvero rilevante.

Se volete candidarvi, potete chiedere ulteriori informazioni al vostro medico di base.

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Jólabókaflód, la splendida tradizione islandese di regalare libri alla vigilia di Natale

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Un fiume in piena, un’alluvione, una valanga e finalmente non si parla di disastri ambientali, ma di libri! È  proprio questa la Jólabókaflód (Jólabókaflóðið), ossia la tradizione islandese di regalare libri per Natale. La maggior parte dei titoli in Islanda viene pubblicata a ottobre e novembre e così sotto l’albero ci si scambiano le cose che più ci arricchiscono: i libri. L’Islanda è così il miglior posto al mondo per i booklovers e il Natale qui il più bel periodo dell’anno.

Jólabókaflóðið non è un termine scelto a caso, lui (così come il suo corrispettivo inglese Christmas Book Flood) ha proprio questo immenso e potente significato: quello di regalare libri a tonnellate! La parola magica infatti deriva da: jól (“Natale”) +‎ bók (“libro”) e‎ flóð (“alluvione, inondazione”) e ormai da più di mezzo secolo indica questa bella abitudine di autentici regali fatti col cuore.

Questa tradizione prese piede durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, quando l’Islanda ottenne l’indipendenza dalla Danimarca. La carta era a quell’epoca una delle poche merci non razionate e fu così che gli islandesi svilupparono un forte amore proprio per i libri, dal momento che altri tipi di doni erano praticamente scarsi. Un amore che si è tradotto poi nella consuetudine di dare libri in regalo, tanto che, secondo uno studio condotto dall’Università di Bifröst nel 2013, la metà della popolazione del paese legge almeno otto libri all’anno (quindi non sorprende che l’Islanda sia il terzo paese più istruito al mondo dopo Finlandia e Norvegia).

Ogni anno dal 1944, la Iceland Publishers Association pubblica un catalogo – chiamato Bókatíðindi (Bollettino del libro) – che viene inviato a tutte le famiglie del paese a metà novembre durante la Fiera del libro di Reykjavik e col quale tutti ordinano i libri da far trovare sotto l’albero da amici e parenti.

I pacchi vengono aperti il ​​24 dicembre e, per tradizione, tutti leggono subito i libri appena scartati, spesso bevendo cioccolata calda o birra natalizia senza alcool, la jólabland.

La piccola isola nordica, insomma, con la sua popolazione di soli 329mila abitanti, è straordinariamente letteraria e ha tanto da insegnarci. Amano leggere e scrivere e secondo un articolo della BBC, “il paese ha più scrittori, più libri pubblicati e più libri letti, a testa, che in qualsiasi altra parte del mondo” e un islandese su 10 pubblicherà prima o poi un libro.

Che sia questa tradizione ad aver contribuito a diffondere il seme magico di un libro? Noi crediamo proprio di sì e perché non cominciare anche da noi? A partire da questo Natale diffondiamo la meravigliosa di regalare libri!

The Icelandic Christmas Book Flood. #iceland #christmas #jólabókaflóðið pic.twitter.com/F6fKjOad3y

— Ragnar Jonasson (@ragnarjo) December 10, 2017

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Da Kellogg Coco pops al Tè Lipton matcha, ecco i candidati al premio ‘prodotto alimentare più fuorviante dell’anno’

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Anche se vuole essere un premio ironico, in realtà non c’è niente da ridere. Come ogni anno l’associazione dei consumatori Foodwatch lancia la votazione online che lascia ai consumatori la possibilità di scegliere il “prodotto alimentare più fuorviante dell’anno”. Per il 2019, tra i candidati ce ne sono due commerciati in Italia: le barrette Kellogg’s Coco pops e il té freddo Lipton Matcha.

“Per tutto l’anno vieni deriso come consumatore e preso in giro da esperti venditori di aziende alimentari. Nelle elezioni di Golden Windei, i consumatori stessi possono ridere del loro modo di fare marketing”, scrive Foodwatch nel lancio della campagna.

Quest’anno, come dicevamo, i candidati sono otto, tutti scelti in base a ricerche interne fatte dall’associazione e alle lamentele degli stessi consumatori. Le norme sul tema truffa da marketing sono spesso fuorvianti, c’è il Regolamento 1169/2011 che tuttavia non delinea bene qual è il limite da non superare. Ma a quanto pare chi non fa sano marketing esiste eccome.

Kellogg Coco pops

Tra i prodotti troviamo i nostrani Kellogg Coco pops, quelli della scimmietta felice in confezione. Foodwatch presenta il prodotto, sostenendo che in frutta e verdura non si trovano mai riferimenti a vitamine o minerali, mentre nel cibo spazzatura divento le parole chiave, così da far apparire i prodotti più salutari e sani.

“Hai una bomba di zucchero ma vuoi renderla sana? Aggiungi un po’ di vitamina in polvere e mettile in etichetta insieme a fari slogan come “raccomandate dai genitori” e sembrerà più sano. Aggiungici infine, un animale felice e il gioco è fatto”.

Senza dimenticare gli zuccheri, di cui la barretta ne è ricca.

Tè Lipton matcha

E arriviamo al Tè Lipton matcha che finisce tra i prodotti in gara, perché secondo Foodwatch sponsorizza “puro matcha giapponese” per il suo tè freddo. Solo che “di questa erba c’è solo lo 0,007% di contenuto e contiene estratto di tè verde allo 0,14%.

“Quindi – scrive Foodwatch- hanno anche dovuto aggiungere 20 volte più estratto di tè verde a questa bevanda di Lipton per renderlo un po ‘simile al tè”.

Per chi ha un’ottima vista e riesce a leggere nonostante i caratteri piccoli, ci sono poi zenzero e citronella. Per onor di cronaca “al gusto di”, solo che poi in realtà dei due ingredienti c’è solo l’aroma. Se poi si vuol trovare un ultimo appiglio, l’associazione chiosa: il colore verde non è del tè, ma della bottiglia.

Gli altri prodotti

Gli altri sei prodotti alimentari non commercializzati in Italia, sono:

  • formaggio di capra Albert Heijn Beetroot,
  • burro di arachidi Bongo,
  • verdura stagionale AH,
  • De Kleine Cucina a base di cioccolato,
  • Damhert Woudvruchten
  • acqua di sorgente Cano in scatola.

L’anno scorso, il premio è andato a Smartwater della Coca-Cola:

“Contrariamente a quanto suggerisce la Coca-Cola, “Smartwater” non è meglio dell’acqua minerale convenzionale, ma costa fino a sette volte di più”, chiosa Foodwatch.

Per chi volesse votare, può farlo a questo link

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Brucia Hallstratt: l’incantevole borgo austriaco nella grotta, patrimonio Unesco

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Era un pittoresco villaggio, tanto da sembrare un posto delle fate. Ma un incendio scoppiato nei giorni scorsi, ha distrutto alcuni edifici di Hallstatt, patrimonio Unesco affacciato sul lago alpino e conosciuto per la sua miniera di sale più antica d’Europa.

Un’ intera cittadina città scavata nella roccia, 100 metri sotto la montagna, ma purtroppo alcune delle case colorate sono state completamente distrutte da un incendio scoppiato in un edificio di legno in riva al lago.

Nel paese di Hallstatt, nel distretto di Gmunden, in Alta Austria, sono intervenuti oltre cento pompieri per evitare il peggio. Uno di loro è rimasto gravemente ferito dopo la caduta da un tetto. Molto spavento per i residenti, ma il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha evitato il peggio, perché ricordiamolo, gli edifici sono tutti in legno.

Le indagini sono ancora in corso, secondo una prima ricostruzione, il fuoco si sarebbe diffuso da una cabina di legno in riva al lago, raggiungendo poi gli edifici. Per fortuna al momento dell’incendio, nonostante sia avvenuto intorno alle 3.30, i residenti si sono subito messi in salvo senza riportare ferite.

 

“Poiché ad Hallstatt gli edifici sono uno accanto all’altro, la zona è gravemente danneggiata”, ha spiegato Johannes Pichler del dipartimento dei vigili del fuoco

Ogni anno, qui arrivano turisti da tutto il mondo, oltre un milione, soprattutto perché oltre ad essere patrimonio Unesco, Hallstatt è famosa grazie a una serie televisiva “Primavera Waltz “, registrato in parte qui. Adesso, il sindaco Alexander Scheutz, invita i turisti a non visitare il luogo in questi giorni per non ostacolare le indagini e le operazioni di ripristino.

Fonte e foto

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L’ospedale che da 50 anni ha la dolcissima tradizione di Natale di rimandare a casa i neonati avvolti nelle calze

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Sono numerosi i fortunati bambini che vengono alla luce proprio nel magico periodo natalizio e se per le famiglie questo è già un bellissimo regalo, ancora più speciale è vederli arrivare a casa avvolti in una calza natalizia come veri e propri doni.

Succede al Methodist Children’s Hospital del Texas, che da oltre 50 anni, manda i neonati a casa avvolti nelle calze rosse di Babbo, sì, proprio quelle che solitamente vengono riempite di dolciumi e leccornie varie.

Le calze sono prodotte a mano da un gruppo di volontari chiamato Bluebirds of Methodist Hospital che realizza anche deliziosi cappellini natalizi per i neonati, tanto per completare il look.

L’idea è piaciuta a tal punto che altri ospedali hanno deciso di imitarla, per esempio il Mount Auburn Hospital che ha organizzato il suo 12 ° evento annuale di calza per bambini.

Inutile dire che i genitori sono tutti entusiasti di questa tradizione, tant’è che alcuni di loro hanno conservato per decenni le calze in cui erano stati avvolti i figli e ancora oggi le riempiono di dolci da regalare ai loro bimbi.

Ecco le bellissime foto dei cuccioli nati presso il Methodist Children’s Hospital, avvolti dallo spirito natalizio!

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Photo Credit: Youtube e Bostonherald

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SOS Scala dei Turchi: si sta letteralmente sgretolando. Centinaia di pietre venute giù col maltempo

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La Scala dei Turchi viene giù a pezzi. La meravigliosa parete rocciosa che si erge a picco sul mare sulla costa di Realmonte, in provincia di Agrigento, non ce la fa a reggere ai danni causati dal maltempo. Ma a provocare realmente quello che si delinea come un disastro imminente è l’eccessiva cementificazione attorno.

A denunciarlo è l’associazione Mareamico di Agrigento che in un lungo e accorato post su Facebook manifesta tutto il suo sconcerto rivelando che la Scala si sta letteralmente sbriciolando e che i detriti di marna sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmonte.

E poi l’accusa: “L’eccessiva cementificazione tutto intorno a lei ha modificato il normale deflusso delle acque meteoriche e poi l’esagerata frequentazione dei luoghi ha fatto il resto. La Scala dei Turchi si sta sciogliendo come neve al sole e ad accorgersene è solo Mareamico. Ormai sono anni che documentiamo lo stato di abbandono di questo luogo candidato a patrimonio dell’Unesco”.

Solo in agosto scorso, la Scala era stata riaperta alla fruizione dopo il crollo del lato a est, ripristinato con un’opera di disgaggio, ovvero con una tecnica usata per la messa in sicurezza in tempi brevi di una parete rocciosa. Ma probabilmente quello che occorre è un intervento molto più incisivo contro il dissesto idrogeologico, che rischia di mettere in ginocchio

Tutti devono sapere che questo è un luogo estremamente pericoloso – continuano dall’associazione. Soprattutto il gran numero di turisti che la frequentano non sono consapevoli del pericolo che corrono durante la sua visita. Non possiamo sempre gridare al miracolo”.

Quello del dissesto idrogeologico in Italia non è questione recente: praticamente da sempre, da quando il forte incremento delle aree urbanizzate senza una corretta pianificazione territoriale ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti a frane e ad alluvioni e quindi del rischio.

Secondo i dati dell’edizione 2018 del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia dell’Ispra: 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e/o alluvioni; il 16,6% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità; 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane e oltre 6 milioni di abitanti a rischio alluvioni.

In più, quasi 30mila monumenti e oltre 40mila beni culturali potrebbero scomparire a causa di frane e alluvioni e tra questi vi è, ora è sotto gli occhi di tutti, anche la celebre Scala dei Turchi, che possiamo far assurgere a simbolo della necessità di un concreto intervento di prevenzione, come unico percorso capace di ridurre i pericoli e la completa disintegrazione delle nostre bellezze naturali.

LA SCALA DEI TURCHI SI STA SBRICIOLANDO!

La Scala dei Turchi si sbriciola: centinaia di massi sono venuti giù, durante il maltempo degli scorsi giorni. I detriti di marna sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmonte. L’eccessiva cementificazione tutto intorno a lei ha modificato il normale deflusso delle acque meteoriche e poi l’esagerata frequentazione dei luoghi ha fatto il resto.La Scala dei Turchi si sta sciogliendo come neve al sole e ad accorgersene è solo Mareamico. Ormai sono anni che documentiamo lo stato di abbandono di questo luogo candidato a patrimonio dell’Unesco. Solo alcuni mesi fa la Scala dei Turchi era stata riaperta alla fruizione, dopo il crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio finanziato dalla Regione Sicilia. Tutti devono sapere che questo è un luogo estremamente pericoloso. Soprattutto il gran numero di turisti che la frequentano non sono consapevoli del pericolo che corrono durante la sua visita. Non possiamo sempre gridare al miracolo. Occorre un’operazione di responsabilità: va interdetto il versante ovest che si affaccia su lido Rossello. Ed urge una programmazione e una seria gestione del sito, con il contingentamento delle presenze. La Scala dei Turchi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, con un riverbero importante sull’aspetto turistico e di conseguenza economico del territorio, merita dunque la giusta attenzione.

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Domenica 1 dicembre 2019

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Salvare il Mediterraneo da plastica e cambiamenti climatici, al via a Napoli la COP21

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Al via oggi a Napoli la COP21 sulla Convenzione di Barcellona, evento internazionale sul clima incentrato sulla tutela del mar Mediterraneo.

La conferenza riunirà i leader dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo affinché trovino soluzioni per preservare la biodiversità marina, diminuire l’inquinamento e ridurre l’impatto della pesca e del trasporto marittimo.

Il Mediterraneo, oltre ad essere il mare con il commercio più consistente al mondo, è anche un focolaio di importante biodiversità ed è riconosciuto come un hot spot del cambiamento climatico, in cui gli effetti negativi del riscaldamento globale hanno esacerbato problemi ambientali e sociali già esistenti.

Le temperature medie annue e livello delle acque in costante crescita minacciano infatti gli ecosistemi costieri e marini e la sicurezza umana attraverso la perdita di biodiversità, la disponibilità di acqua dolce, la sicurezza alimentare e i rischi per le infrastrutture e le città costiere, nonché per il patrimonio storico e culturale.

Contrastare l’impatto dei cambiamenti climatici richiede impegno da parte dei governi e risposte politiche basate su dati scientifici.

Alla conferenza saranno presenti per la prima volta anche i rappresentanti di COP giovani che, oltre ad essere impegnati in iniziative chiave tra cui un laboratorio di pulizia della spiaggia ed eventi di musica e arte per coinvolgere i giovani, presenterà la “carta dei giovani” elaborata lo scorso ottobre.

“Abbiamo il dovere di salvare i nostri mari”, scrive il nostro Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, “Dal 2 al 5 Dicembre a Napoli si svolgerà la Cop21 sulla Convenzione di Barcellona. Tutti i rappresentanti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si incontrano per definire una carta per la riduzione del marine litter e per la diminuzione dell’inquinamento del Mar Mediterraneo.
I giovani sono protagonisti perché anche loro saranno presenti con la loro carta degli obiettivi e le loro richieste. Dobbiamo ottenere il meglio per il nostro mare.” conclude il Ministro.

Abbiamo il dovere di salvare i nostri mari. Dal 2 al 5 Dicembre a Napoli si svolgerà la Cop21 sulla Convenzione di…

Pubblicato da Sergio Costa su Domenica 1 dicembre 2019

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Pannelli per porte blindate: quando la sicurezza diventa green!

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Arredare la casa con stile, senza rinunciare ad una protezione ottimale contro il pericolo di furti e rapine, è un compito tutt’altro che facile ma, se a ciò si aggiunge l’esigenza di utilizzare soltanto prodotti e materiali green, le cose si complicano ulteriormente.

Per venire incontro ad una clientela sempre più attenta al tema dell’ambiente, molte aziende hanno scelto di creare nuovi prodotti ecosostenibili, realizzati con materie prime a basso impatto ambientale o, meglio ancora, con materiali riciclati e/o di origine naturale.

Un esempio? I nuovi pannelli per porte blindate in HDF e MDF, una soluzione che permette di personalizzare l’aspetto degli infissi di sicurezza, in modo tale che si adattino allo stile di arredamento della casa, ma che, al tempo stesso, è amica della natura e dell’ambiente.

Ma cosa sono i pannelli in HDF e MDF? Per illustrarvi le interessanti caratteristiche di questi prodotti, abbiamo deciso di rivolgerci a EFM Legno, azienda leader nel settore della lavorazione del legno, che da anni realizza pannelli per porte blindate.

Quali sono i vantaggi di un rivestimento in HDF o in MDF? Scopriamoli insieme.

I rivestimenti per porte blindate in HDF sono realizzati con piccoli pezzi di legno, derivanti principalmente da scarti di lavorazione, che vengono compattati e incollati con resine naturali o, comunque, con collanti privi di sostanze potenzialmente tossiche o nocive.

Il risultato è un pannello estremamente compatto e resistente, che può essere facilmente lavorato e, soprattutto, personalizzato. La superficie liscia, infatti, permette di creare finiture naturali (ad esempio, effetto legno) o monocolore, ma anche fantasie e disegni particolari.

I rivestimenti in HDF sono molto performanti: questo materiale, difatti, è in grado di sopportare l’umidità, il calore, le intemperie, senza subire danni né alterazioni. Dunque, questi prodotti sono perfetti per proteggere le porte blindate che si aprono direttamente su luoghi esterni.

Anche i pannelli in MDF rispondono ai migliori requisiti in termini di ecosostenibilità, resistenza e sicurezza: realizzati con fibre di legno assemblate e compattate tra loro, sono ecologici e privi di colle (o altre sostanze) dannose per la salute dell’uomo e per l’ambiente.

I rivestimenti per porte blindate in MDF sono idrorepellenti e, rispetto ai ‘cugini’ in HDF, presentano anche ottime doti di isolamento termico e acustico, contribuendo ad accrescere il comfort all’interno della casa e a proteggere gli infissi dalle infiltrazioni di umidità.

Inoltre, quest’ultima tipologia, si presta molto bene alla tecnica della pantografatura: i pannelli pantografati sono una delle novità più interessanti di questo settore, in quanto offrono il giusto equilibrio tra elevate prestazioni e ricerca di uno stile raffinato.

Il metodo della pantografatura permette, infatti, di realizzare disegni, decorazioni astratte, fantasie geometriche o a tema green, come ad esempio fiori e piante, sulla superficie, lasciando ampio spazio alla personalizzazione del prodotto da parte dell’acquirente.

Altre idee per rendere il design ancora più originale e accattivante? Inserire applicazioni e decori in metallo, vetro fuso o in acciaio, come quelli che riprendono lo stile dei portoni antichi o che, al contrario, strizzano l’occhio a forme più semplici e contemporanee.

Non dimentichiamo, poi, che l’utilizzo di rivestimenti isolanti non solo sulle pareti, ma anche sugli infissi classici e blindati, è un buon modo per mantenere stabile la temperatura interna, evitando la dispersione di calore e, dunque, limitando i consumi per il riscaldamento.

Nelle zone soggette a forti piogge e nelle località di mare, è maggiormente consigliato l’utilizzo di un altro materiale: il multistrato marino, anch’esso realizzato incollando piccoli pezzi di legno, sotto forma di lamelle molto sottili, derivanti dalla corteccia degli alberi.

Il multistrato marino è ancora più resistente all’acqua e, proprio come il MDF, può essere decorato con il metodo della pantografatura. Ecco perché i pannelli per porte blindate esterne realizzate con questo materiale offrono prestazioni e standard elevatissimi.

Ma qual è il motivo per applicare un pannello di rivestimento sulla porta blindata?

In realtà, le ragioni di questa scelta possono essere molteplici: dal bisogno di proteggere gli infissi dai danni provocati dalle intemperie, isolando al tempo stesso l’interno dell’edificio, alla voglia di abitare in una casa arredata con gusto e in maniera coerente, con accostamenti cromatici ben studiati e un utilizzo intelligente dei materiali, delle forme e degli spazi.

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