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L’incredibile schiusa di 80 tartarughe sulla spiaggia di Meta di Sorrento

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In penisola sorrentina è festa grande! Circa 80 tartarughe sono nate sulla spiaggia di Meta di Sorrento, in quel tratto di costa meraviglioso in provincia di Napoli. Un evento straordinario che da queste parti non si verificava almeno da tre decenni.

A darne notizia l’Area Marina Protetta di Punta Campanella e la Capitaneria di Porto, subito intervenute sul posto

Qualche mese fa  – raccontano dal parco – era stata avvistata una Caretta Caretta adulta su una spiaggia poco distante. Cercava un luogo dove nidificare in sicurezza e tranquillità. Il sito è stato monitorato per giorni, anche di notte, per vedere se la tartaruga tornasse. Ma non è mai più stata avvistata”.

E ora, invece, si celebra una schiusa che ha dell’incredibile, su una spiaggia libera poco distante, con decine di piccole Caretta Caretta che sono improvvisamente spuntate e hanno fatto capolino sotto la sabbia.

La maggior parte delle circa 80 neonate sono arrivate in mare da sole e ora nuoteranno per arrivare al largo. Alcune, invece, disorientate dalle luci e dalla presenza di persone, non sono riuscite ad arrivare in acqua. Queste sono state monitorate e poi consegnate alla stazione zoologica A. Dohrn. Si tratta di 14 esemplari ora sotto osservazione.

Da oltre 10 anni lavoriamo per tutelare questo meraviglioso abitante dei mari – commenta il Direttore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, Antonino Miccio. Ne abbiamo salvate circa 160 in 12 anni, stringendo un proficuo rapporto di collaborazione con la Stazione zoologica Dohrn. Avremmo preferito che tutte le tartarughe fossero giunte in mare ma purtroppo qualcuna ha avuto bisogno di assistenza. Ora comunque sono in buone mani e presto saranno messe in acqua dove potranno cominciare la loro vita”.

Le tartarughe sono solite tornare a nidificare sulla stessa spiaggia nella quale sono nate, anche dopo svariati anni. È quindi molto facile che questa mamma tartaruga sia nata decenni fa proprio sulla spiaggia di Meta di Sorrento. E che le neonate torneranno un giorno a loro volta per nidificare.

Evento eccezionale in penisola sorrentina: nate decine di tartarughe sulla spiaggia di MetaIeri tra la sabbia l'…

Pubblicato da Punta Campanella Parco Marino su Lunedì 16 settembre 2019

Ben arrivate tartarughine!

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Germana Carillo

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Tiger Temple: morte per malattie oltre la metà delle tigri che furono confiscate

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Ne avevamo parlato tre anni fa quando le autorità thailandesi confiscarono le tigri del tristemente noto Tiger Temple. Allora, il “tempio” thailandese fu al centro di numerose accuse che lo vedevano coinvolto nel traffico e nel maltrattamento degli animali. Ora, oltre la metà delle 147 tigri confiscate sono morte in cattività.

Attrattiva turistica a ovest di Bangkok dove i visitatori potevano fare selfie con i grandi felini, il Tiger Temple finì finalmente nel mirino degli animalisti e delle autorità già nel 2015 in seguito a una serie di eventi drammatici, comprese aggressioni agli ospiti. Già allora si ordinò che tutte le tigri venissero trasferite.

L’anno successivo, nel 2016, il governo thailandese avviò una serie di ispezioni all’interno della struttura religiosa, capendo che gli animali venivano drogati per poter stare tra i turisti e facendo l’orribile scoperta di oltre 40 cuccioli di tigre surgelati (molti dei quali morti da oltre cinque anni) e 20 barattoli contenenti organi dei felini.

Dopo aver scoperto il traffico di specie selvatiche, il governo decise di portare gli animali in due stazioni di riproduzione nella vicina provincia di Ratchaburi, dove molte sono state trovate a rischio di contrarre il virus del cimurro canino (curabile con cibo e integratori adeguati, accesso ad acqua pulita e spazio sufficiente per muoversi).

Quando abbiamo accolto le tigri, abbiamo notato che avevano uno scarso sistema immunitario a causa della consanguineitàha speigato Prakit Vongsrivattanakul, il vice direttore generale del dipartimento dei parchi nazionali, conservazione della fauna selvatica e delle piante (DNP) della Thailandia. Li abbiamo curati man mano che si manifestavano problemi di salute”.

Anche se il vice direttore non ha fornito un numero esatto delle tigri morte, la PBS thailandese sostiene  che i decessi siano stati 86 dei 147 animali confiscati, molti dei quali erano di razza siberiana.

Sono piuttosto scioccato – ha concluso Teunchai Noochdumrong, direttore dell’ufficio per la conservazione della fauna selvatica del governo nel 2016. Sono state molte le preoccupazioni e le accuse su questo tempio. Non avrei mai pensato che le conseguente potessero essere così pesanti”.

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Germana Carillo
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Il piccolo Gabriele si salverà: ha trovato un donatore 100% compatibile

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Del piccolo Gabriele ve ne avevamo già parlato lanciando un appello per trovargli un donatore di midollo che gli salvasse la vita. Le possibilità di individuarlo erano bassissime, 1 su 100.000, ma grazie alla forza della condivisione, Gabry si salverà.

Affetto da Sifd, malattia rarissima di cui esistono circa 20 casi nel mondo, Gabriele ha trovato il suo donatore perfetto, che è risultato compatibile al 100%, dopo aver tentato inutilmente con la sua gemella sana, geneticamente incompatibile come mamma e papà.

La svolta è arrivata dopo mesi di sofferenza e delusioni, ad agosto infatti le sue condizioni di salute erano peggiorate e i medici avevano riferito ai genitori che l’unica speranza era proprio il midollo, come specificato su facebook:

Purtroppo la malattia non si è fermata… ad Agosto ha continuato a farsi avanti: Gabry farà il trapianto di midollo osseo. La notizia è stata dura, ma è stata accompagnata anche da un’emozione enorme: sembrerebbe che ci sia un #DONATORE compatibile. Non ci è dato sapere se questa persona sia stata #contagiata dalla storia di Gabry o dal contagio di qualche altro piccolo eroe. L’importante è che ci sia, e che sia quell’1 su 100.000 che stavamo cercando piazza per piazza.

Chissà, forse è stato anche merito della pagina fb a lui dedicata dai genitori, “Gabry little hero“, se lo hanno trovato, e del supporto ricevuto da Admo, Associazione donatori di midollo osseo, a cui tutti coloro che rispondono a determinati requisiti di salute ed età possono fare richiesta per diventare donatori.

IL #DONO PER GABRYA luglio vi avevamo lasciati con una #notiziaStraordinaria….sembrava che la terapia biologica…

Pubblicato da Gabry Little Hero su Martedì 10 settembre 2019

E ora che la bella notizia è arrivata, i suoi genitori non hanno nessuna intenzione di fermarsi, consapevoli che sia fondamentale combattere anche per altri bambini in condizioni simili.

Nel frattempo Gabriele sarà sottoposto alla sostituzione del sangue e ci vorrà un po’ di tempo perché finisca la terapia e lui possa dirsi totalmente al sicuro. Ma il grosso è fatto, buona fortuna Gabry!

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Laura De Rosa

Photo Credit: Facebook

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Come le compagnie petrolifere e gli incentivi alle fossili stanno vanificando gli sforzi sul clima

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Le compagnie petrolifere non stanno agendo in linea con gli obiettivi climatici stabiliti dall’accordo di Parigi mettendo in grave pericolo il futuro del pianeta.

Lo rivela un rapporto di Carbon Tracker, secondo il quale le aziende petrolifere stanno mettendo a rischio il clima continuando a investire in costosi progetti di estrazione di petrolio e gas.

Nonostante parlino di sostenibilità ambientale, riduzione dell’inquinamento ed energie pulite, dall’inizio dello scorso anno le maggiori compagnie petrolifere hanno lanciato costosi piani per estrarre combustibili fossili in diverse zone del mondo, ignorando completamente gli obiettivi che è necessario raggiungere per far fronte all’emergenza climatica in atto.

Secondo i risultati del rapporto, almeno il 30% degli investimenti delle aziende è incompatibile con gli obiettivi climatici.

Ad esempio, ExxonMobil ha investito 2,6 miliardi di dollari e Shell ha dichiarato di voler investire 13 miliardi di dollari per effettuare estrazioni in Canada.

Questi investimenti non hanno senso se si vuole andare verso la riduzione delle emissioni, ma sembrano andare di pari passo con le posizioni di diversi leader populisti, che negano i cambiamenti climatici, riducono la protezione ambientale e proteggono gli interessi di aziende che non si preoccupano di tutelare l’ambiente, compresi quelli delle compagnie petrolifere.

Se i governi adottassero posizioni più severe rispetto alle emissioni, necessarie per ridurre significativamente gli effetti dei cambiamenti climatici, le aziende rischierebbero di perdere 2,2 trilioni di dollari.

Secondo Andrew Grant, autore del rapporto:

“Gli investimenti dovrebbero allinearsi con gli obiettivi per far fronte ai cambiamenti climatici e concentrarsi su progetti a basso costo che offrano rendimenti più elevati”.

Sebbene il ricorso alle energie rinnovabili sia in crescita, le emissioni globali associate alla produzione di elettricità stanno lentamente aumentando, poiché sempre più paesi in via di sviluppo stanno iniziando a utilizzare più elettricità.

Se vogliamo avere la possibilità di raggiungere gli obiettivi climatici che ci siamo prefissati, è indispensabile promuovere il ricorso a energie sostenibili e smettere di incoraggiare investimenti nei combustibili fossili.

La responsabilità è soprattutto dei governi che devono agire attraverso una legislazione più severa e incentivi che favoriscano il ricorso a energie pulite.

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Tatiana Maselli

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Leo, il fedele cane che ha atteso i suoi ‘umani’ nello stesso incrocio per 4 anni e finalmente li ha riabbracciati

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L’incredibile storia di Leo ha fatto sciogliere i cuor di milioni di milioni di thailandesi e grazie a Internet ha superato i confini del paese, diventando virale in tutto il mondo.

BonBon viveva per strada, nella città di Khon Kaen, in Thailandia e aveva una strana abitudine: se ne stava quasi tutto il giorno seduto a un incrocio, come se stesse aspettando qualcuno.

I residenti credevano si trattasse di un cane randagio o abbandonato e non davano molto peso allo strano comportamento di Leo. Un giorno però un ragazzo si è incuriosito e ha deciso di saperne di più.

Il ragazzo ha così scoperto che Leo viveva lì da ben quattro anni: il cane era stato trovato denutrito da una donna del posto, Saowalak, che inizialmente aveva deciso di adottarlo. Dopo essersi rimesso in forze, Leo è scappato dalla casa di Saowalak per tornare all’incrocio ad aspettare.
La donna ha deciso di lasciare Leo libero, ma ha continuato a portargli cibo e acqua ogni giorno.

Il ragazzo ha pensato che quella di Leo e Saowalak fosse una bella storia e ha pensato di condividerla su Facebook, pubblicando le foto del cane e della donna che se ne prendeva cura da quattro anni.

Il post è diventato presto virale  grazie alle centinaia di condivisioni sui Social Network, che hanno fatto in modo che la storia raggiungesse i vecchi proprietari del cane.

Leo si chiamava BonBon e apparteneva a due coniugi della provincia di Roi Et. Nang Noi Slittisarn e suo marito avevano perso il loro amico durante un viaggio a Khon Kaen nel febbraio del 2015.

BonBon si trovava sui sedili posteriori dell’auto dei due coniugi quando, a un semaforo, è balzato giù dall’auto, attratto da non si sa cosa.

Nang e suo marito hanno cercato BonBon ovunque senza trovarlo: dopo una settimana di ricerche si sono arresi, credendo che il loro cane fosse stato investito.

Pochi giorni fa i due coniugi hanno invece visto le foto di BonBon e hanno scoperto che il loro amico a quattro zampe non solo era vivo, ma li stava aspettando fedelmente dal giorno in cui si era perso.

Nang e suo marito si sono immediatamente messi in viaggio per riportare BonBon a casa: la felicità di rincontrarsi è stata grandissima per tutti e BonBon non smetteva di saltare e scodinzolare.

Quando però i due coniugi hanno cercato di far salire il cane in auto, BonBon non li ha voluti seguire. In questi lunghi quattro anni, BonBon si è affezionato alla sua nuova amica umana, Saowalak, e non voleva allontanarsi da lei.

Nang e suo marito hanno dunque deciso non forzare BonBon e di lasciarlo insieme alla donna che lo aveva salvato e accudito da quando era rimasto solo. Torneranno a trovare il cane regolarmente, portandogli giochi, cibo e tutto ciò di cui avrà bisogno.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Asia One

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European Mobility Week 2019: al via la settimana europea all’insegna della mobilità attiva

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Una settimana nel segno della mobilità sostenibile. Parte oggi la 18esima edizione della European Mobility Week: fino al 22 settembre in tutta Europa si parlerà di sicurezza sulle strade, di bici e di trasporti green, per migliorare la salute dell’ambiente e la nostra.

Il tema di quest’anno è “Safe Walking Cycling – Walk with us!” (Sicuri nel camminare e nell’andare in bicicletta – Camminiamo insieme), con la partecipazione di oltre 2800 città di 48 Paesi.

Al centro, quindi, della Settimana della mobilità 2019 è la “mobilità attiva”, intesa soprattutto come mobilità pedonale e ciclistica. Di fatto, se pensiamo che, sebbene l’uomo sia fatto per essere in movimento, gran parte della propria giornata la passa in auto o seduto a una scrivania. Almeno sarebbe conveniente per il nostro stesso corpo – e per moltissimi altri benefici – pensare quanto meno ad altre forme di spostamento. La bici, inoltre, non solo fa bene a fisico e mente, ma fa anche risparmiare tanto in termini economici.

Non solo, moltissime sono le morti sulla strada e altrettanti gli infortuni negli incidenti che avvengono sulle strade urbane, quindi ben vengono iniziative simili per promuovere gli spostamenti quotidiani a piedi, in bicicletta, con i servizi pubblici, con il car sharing oppure con i veicoli elettrici

In Italia sono 83 le città che organizzano eventi e predispongono misure nell’ambito dell’evento edizione 2019, tra cui Milano, Genova, Roma e Torino, e diversi piccoli comuni, come Cernusco sul Naviglio (Mi), Mesagne (Br) e Dolianova (Ca). In Europa, tra i Paesi più impegnati ci sono al primo posto la Spagna con 519 città partecipanti, seguita da Austria (463) e Ungheria (291).

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Germana Carillo

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SOS Panda Rosso: ne rimangono pochissimi esemplari in tutto il mondo. E la colpa è soprattutto nostra

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Un altro animale è a rischio estinzione, si tratta del Panda Rosso, unico esemplare vivente della famiglia degli Ailuridi, che assomiglia un po’ a un gatto, un po’ a un panda con coda da volpe, pur essendo diverso da tutti questi simili.

Le cause? Dalla deforestazione ai cambiamenti climatici, dagli incendi alle malattie trasmesse dai cani, come ha sottolineato l’organizzazione Red Panda Network in vista dell’International Red Panda Day, previsto per il 21 settembre.

20 anni fa di Panda Rossi ce n’erano almeno il doppio, oggi se ne contano 2.500 sparsi tra l’area boscosa dell’Himalaya orientale e della Cina sud-occidentale, India, Bhutan e Birmania.

Peccato che la presenza umana sempre più numerosa non gli abbia portato bene: deforestazione per fare spazio agli allevamenti, con conseguente diminuzione degli alberi da bambù, primaria fonte di sostentamento dell’animale, incendi, virus cimurro canino, trasmesso dai cani da guardia non vaccinati utilizzati negli allevamenti himalayani, hanno contribuito a farlo dimezzare.

Siccità e nevicate impreviste, dovute ai cambiamenti climatici in corso, hanno peggiorato ulteriormente la situazione per via delle ripercussioni sull’habitat naturale dell’animale e sugli alberi di bambù di cui si nutre.

Purtroppo, stando a quanto riporta il Red Panda Network, che da anni promuove campagne di sensibilizzazione a tema, la popolazione locale non è consapevole della tragica situazione e il personale addetto alla protezione di questo esemplare è decisamente disorganizzato, a tutto vantaggio di bracconieri e vari criminali che possono agire indisturbati.

Red Panda Network per aiutare il Panda Rosso propone sia donazioni che adozioni a distanza, un piccolo contributo che può fare la differenza. Aiutiamolo!

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Laura De Rosa

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Paralizzato a causa di maltrattamenti: la rinascita di Lazzaro che torna anche a ‘nuotare’

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Lazzaro è stato trovato a marzo abbandonato in un parco comunale nel catanese, avvolto in una coperta e in fin di vita. Soccorso da Adele e Alfio dell’Oasi del randagio, la situazione del cane apparve subito grave: oltre a essere in pessime condizioni di salute, Lazzaro non poteva camminare.

Le zampe posteriori dell’animale erano paralizzate, probabilmente a causa dei maltrattamenti subiti.

1 Marzo 2019Abbiamo ricevuto la segnalazione per messaggio privato.“ mio figlio era a giocare al parco cava di…

Pubblicato da L'Oasi Del Randagio su Venerdì 1 marzo 2019

Adele e Alfio non si sono però arresi e hanno fatto di tutto per salvare Lazzaro e garantirgli una vita dignitosa.

Così, dopo mesi di amore, carezze e cure veterinarie, Lazzaro raggiunge il primo traguardo: può camminare grazie a un carrellino, costruito da un artigiano siciliano, Francesco, specializzato in prodotti per cani disabili.

“Adesso con il carrellino sarà molto più facile per noi accudirlo e lui potrà godere delle sue breve passeggiate con la sua grande Ferrari”, si legge nella didascalia del video pubblicato per dare la bella notizia ai tanti fan di Lazzaro.

14 Giugno 2019Grande traguardo RAGGIUNTO!Lacrime di GIOIA!

Pubblicato da L'Oasi Del Randagio su Venerdì 14 giugno 2019

Oggi, dopo tre mesi dai primi passi di Lazzaro, arriva un nuovo commovente video in cui il cane nuota felice in mare:

“Abbiamo raggiunto un altro traguardo”, commentano dall’Oasi del randagio “Appena siamo arrivati ha cambiato espressione e, avvicinandolo all’acqua, ha fatto un balzo come per volersi tuffare. Era felice come un bambino”.

Lazzaro felice al mare

Pubblicato da L'Oasi Del Randagio su Venerdì 13 settembre 2019

Un bel lieto fine, una rinascita per Lazzaro che solo sei mesi sembrava non avere scampo e che ora invece grazie alle cure di due persone speciali oggi gode dell’amore di una famiglia, può camminare e divertirsi nuotando felice nelle acque blu del mare siciliano.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Lazzaro e i suoi fan

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Il mondo ha un terzo polo…e si sta sciogliendo anch’esso troppo velocemente

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Forse non tutti sanno che, secondo gli scienziati, esiste un terzo polo. Si tratta di un altopiano che si trova in Tibet e, ovviamente, anche questa zona sta risentendo pesantemente dei cambiamenti climatici.

Il Khawa Karpo è la montagna più alta della catena montuosa del Meili che raggiunge i 6.740 metri. Le comunità tibetane locali considerano un sacrilegio salire su questa vetta ma, nonostante ciò, ci sono stati diversi tentativi (tutti falliti) di scalarla. Poi, dopo una serie di petizioni locali, una legge ha vietato l’alpinismo in quei luoghi. Il pericolo però esiste lo stesso e, come sempre, viene dall’uomo.

L’altopiano tibetano, infatti, è sede di una vasta calotta di ghiaccio considerata dagli scienziati il terzo polo della terra perché contiene la maggior quantità di neve e ghiaccio dopo l’Artico e l’Antartico (circa il 15% del totale globale). Il problema è che ora si sta sciogliendo a causa dei cambiamenti climatici.

Uno dei motivi della rapida perdita di ghiaccio è che questo altopiano, come gli altri due poli, si sta riscaldando a una velocità fino a tre volte superiore alla media globale, di 0,3 ° C per decennio.

Un quarto del suo ghiaccio è stato perso a partire dal 1970. Questo mese, in un atteso rapporto speciale sulla criosfera opera del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), gli scienziati avvertiranno che i ghiacciai sono sulla buona strada per scomparire entro la fine del secolo. Si prevede che un terzo del ghiaccio andrà perso anche se viene rispettato l’obiettivo concordato a livello internazionale di limitare il riscaldamento globale di 1,5° C.

Anche se le temperature globali verranno contenute, dunque, la regione subirà un aumento di più di 2° C  e, se le emissioni non saranno ridotte, l’aumento arriverà a +5 ° C, secondo quanto riporta un rapporto pubblicato all’inizio di quest’anno da oltre 200 scienziati del Centro internazionale per lo sviluppo montano integrato (ICIMOD) con sede a Kathmandu.

Oltre alle emissioni di CO2, a generare questa situazione c’è anche il fatto che, sulla superficie del ghiacciaio Mingyong, vi è carbonio nero. Questo ha molteplici conseguenze climatiche dannose tra cui l’azione negativa sui monsoni e l’accelerazione dello scioglimento del ghiaccio.

L’inquinamento atmosferico della pianura indo-gangetiche, una delle regioni più inquinate del mondo, deposita questa polvere nera sui ghiacciai, oscurandone la superficie e accelerando lo scioglimento.

Joseph Shea, un glaciologo dell’University of Northern British Columbia, definisce la perdita “deprimente e che induce alla paura. Cambia la natura delle montagne in un modo molto visibile e profondo” 

La situazione è davvero drammatica ma, le condizioni in rapida evoluzione al terzo polo, non hanno ricevuto la stessa attenzione di quelle dei poli nord e sud. C’è anche una carenza di ricerche rispetto agli altri poli e i dati idrologici esistenti sono gelosamente custoditi dal governo indiano.

Vi è poi il problema che l’altopiano tibetano è un luogo vasto e poco pratico in cui lavorare e dunque le misurazioni sono più difficili da ottenere. Agli scienziati viene impedito, dalla popolazione locale, di raggiungere il ghiacciaio Mingyong, il che significa che hanno dovuto usare fotografie ripetute per misurare la ritirata del ghiaccio.

Di fronte a questi problemi, i satelliti si sono rivelati preziosi, consentendo agli scienziati di osservare il restringimento glaciale in tempo reale.

Quest’estate, i ricercatori della Columbia University hanno anche usato immagini spia-satellitari della guerra fredda per dimostrare che la perdita di ghiaccio del terzo polo è accelerata nel corso di questo secolo. E, secondo gli studi, i ghiacciai nella regione stanno attualmente perdendo circa mezzo metro verticale di ghiaccio all’anno a causa del riscaldamento globale antropogenico.

Lo scioglimento dei ghiacci in questa zona è particolarmente pericoloso, molto più che nell’Artico e nell’Antartico scarsamente popolati. Si vengono a creare infatti alluvioni, frane e interi villaggi vengono spazzati via da eventi sempre più frequenti nonostante i sistemi di monitoraggio e salvataggio siano migliorati.

Ancora una volta, il futuro di questa zona del mondo e la vita di un miliardo di persone a valle e in tutta l’Asia, dipende strettamente dalle nostre scelte in fatto di riduzione di emissioni e inquinanti.

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Francesca Biagioli

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I Caraibi a due passi da Milano

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Spiaggia bianca, acqua cristallina e panorama mozzafiato: sono i Caraibi milanesi, a pochi chilometri dalla città, nella famosa Val Trebbia, in quel di Brugnello, antico borgo medievale in provincia di Piacenza.

Qui al posto del mare c’è un fiume, le foreste sono rimpiazzate dai boschi e la spiaggia paradisiaca non ha nomi esotici ma si chiama “La Chiesetta” in omaggio alla chiesa medievale che la sovrasta.

Il fiume dalle acque incontaminate che passa sotto al borgo di Brugnello è il Trebbia, famoso per le sue profonde gole e le anse alternate a laghetti, luogo incantevole da vedere almeno una volta nella vita.

Della spiaggia “caraibica”, che spopola sul web dove molti visitatori ne condividono le immagini spettacolari, ne ha parlato anche Filippo Tuccimei nel libro “Mystic Rivers“, dedicato alle spiagge più belle ed esclusive d’Italia, svelando che persino Hernest Hemingway si innamorò della Val Trebbia e dei suoi paesaggi incontaminati, definendola addirittura la più bella del mondo.

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#valtrebbia #paradise #nofilter

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Ma come si raggiunge questo paradiso naturale? Partendo da Milano si prende l’autostrada del Sole con uscita a Piacenza Sud, quindi ci si dirige in direzione Genova e Bobbio, oltrepassando il paese di Marsiglia. Una volta attraversato il ponte sul fiume Trebbia, si procede in direzione Brugnello, il borgo dov’è situata la località “caraibica”.

Fra l’altro, in zona, oltre a concedersi un bagno ristoratore, si possono visitare il borgo dal fascino antico, arroccato su uno sperone roccioso, dove diversi artisti realizzano opere dedicate al paesaggio circostante, e merita una visita la natura stessa, rigogliosa e incontaminata.

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Laura De Rosa

Photo Credit: mysticrivers

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Jackie King, la biologa inglese che ha costretto i politici di tutto il mondo a proteggere i fiumi

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Con la sua determinazione ha costretto i politici a proteggere i fiumi passando tutta la sua vita a studiare in che modo i cambiamenti climatici influenzano il sistema fluviale. Parliamo della biologa Jackie King, il cui nome è legato ad una delle legge più all’avanguardia sulla difesa della biodiversità.

E’ stata pioniera per il suo modo di studiare i fiumi a tal punto che la sua voce è stata fondamentale per convincere Nelson Mandela ad approvare nel 1998 una legge in Sudafrica che tutelasse i fiumi e che nel corso del tempo, è stata presa come punto di partenza per altre normative in tutto il mondo.  Ha iniziato a dedicarsi alla ricerca dall’età di 46 anni, oggi a 76 ha vinto il cosiddetto Nobel Water Prize, il premio più prestigioso in questo settore, durante la World Water Week che si è svolta a Stoccolma a fine agosto.

“Con i 15.000 dollari potrei comprare delle scarpe, ma penso che questi soldi appartengano all’Africa”, scherza.

Negli anni Ottanta, Jackie King si trasferisce dal Regno Unito a Città del Capo (Sudafrica) per seguire il suo compagno. Ma ben presto si accorge del suo amore per i fiumi e inizia a studiarli facendo una tesi di dottorato proprio su questo tema. E all’epoca, era una cosa controcorrente perché la maggior parte dei biologici sceglieva il mare.

“A causa del lavoro di mio marito, potevamo spostarci da un momento all’altro, allontanandoci così dal mare. Ma ho pensato che avrei trovato un fiume ovunque andassi”, spiega la biologa.

Ed è così che si è dedicata a studiare un piccolo fiume sudafricano.

“Quando i miei figli hanno iniziato a andare a scuola tutto il giorno, ho chiesto finanziamenti per lavorare su un’indagine a tempo pieno. Ho iniziato a cercare di rispondere a questa domanda: di quanta acqua hanno bisogno i fiumi?”.

La risposta l’ha trovata nelle sue ricerche creando un modello unico di gestione dei fiumi che mette i benefici economici e l’impatto ambientale allo stesso livello.Un modello adottato oggi in oltre venti paesi tra cui il Vietnam, Tanzania, Costa Rica, Angola.

“Il mio obiettivo è stato quello di dimostrare che se si cambia questo o quel corso d’acqua, si avranno ripercussioni sull’ecosistema, ma anche sulla popolazione. E’ questo che ho cercato di spiegare a chi doveva prendere decisioni importanti o finanziare dei progetti”, dice la biologa.

Il lavoro durante l’Apartheid 

King ha mostrato che biologi, ingegneri, sociologi, veterinari ed esperti di sanità pubblica dovrebbero lavorare insieme per studiare un fiume. Non è stato così facile in Sudafrica in pieno apartheid (che è durato fino al 1992).

“A quel tempo, le comunità erano separate, era proibito dalla legge! Ho detto che dovevamo parlare tutti assieme con chi viveva attorno ai canali, non escluderli dal processo”, spiega ancora.

Da oltre 25 anni al suo fianco c’è un’altro biologo con il quale hanno condiviso numerosi successi.

“Quando si arriva al livello in cui è possibile dialogare con chi dovrà prendere decisioni a livello economico e tecnico, vuol dire che si è raggiunto l’obiettivo”.

Grazie ai suoi studi, King è riuscita a dimostrare quanto i cambiamenti climatici e l’impatto dell’uomo possano essere distruttivi per i corsi d’acqua, senza i quali molte comunità non possono più sopravvivere.

“Quasi tutti gli ingegneri erano uomini e molti biologi, donne. La mia strategia era di fare il mio lavoro così bene, che non potevano ignorarmi”.

Come donna e biologa, ammette di aver dovuto affrontare molte discriminazioni. “Durante la mia vita, ho trovato persone che mi hanno deriso, ma ce ne sono molte altre che mi ascoltano e lavorano con me”.

La città in cui vive, Città del Capo, ha attraversato momenti critici di carenza d’acqua negli ultimi tempi.  “E’ stato difficile, ma credo davvero che sia servito a cambiare la mentalità del Paese e che ora abbiamo imparato a valorizzare maggiormente questa risorsa”.

Il ruolo dei fiumi

La salute dei fiumi è fondamentale per l’adattamento al cambiamento climatico e nel costruire società, economie ed ecosistemi più resilienti agli impatti del caos climatico.  Alterando il corso naturale dei fiumi, il cambiamento climatico compromette l’accesso alle risorse idriche, la produzione alimentare, la biodiversità con particolar riferimento alla pesca d’acqua dolce, la produzione di energia e molte operazioni commerciali, contribuendo a favorire le migrazioni di massa, scrive in un rapporto il WWF.

Ma il rapporto mostra anche come un impegno collettivo per un miglior governo delle risorse d’acqua dolce, in particolare attraverso il ripristino dei sistemi naturali, può ridurre più efficacemente le conseguenze dei cambiamenti climatici.

“Oltre a temperature e stagioni impazzite, questi cambiamenti avranno un impatto enorme sulla sicurezza alimentare, poiché i fiumi irrigano al momento 190 milioni di ettari – circa un quarto della produzione alimentare mondiale. Ecosistemi di acqua dolce sani sono cruciali anche per la sopravvivenza delle specie ittiche di acqua dolce, che forniscono le proteine vitali per centinaia di milioni di persone a rischio”, si legge ancora.

Per questo, è fondamentale che i leader politici promuovano soluzioni naturali, investire nella formazione per incoraggiare l’adattamento climatico e attuare politiche che garantiscano portate fluviali adeguate agli usi umani e ai bisogni degli ecosistemi naturali. Allo stesso tempo, il settore privato deve coalizzarsi per mitigare il cambiamento climatico e i rischi legati all’acqua.

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Dominella Trunfio

Foto e fonte

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Coppette mestruali: sono efficaci e sicure. La conferma in un test di laboratorio

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Comode, ecologiche e sicure ma, purtroppo, ancora poco conosciute ed utilizzate. Parliamo delle coppette mestruali che recentemente uno studio, e ora un test di laboratorio, hanno promosso a pieni voti in quanto ad efficacia e sicurezza.

Su Lancet era comparsa pochi mesi fa una ricerca che altro non è che una metanalisi sulle coppette mestruali, strumenti alternativi ai più comuni ma inquinanti assorbenti.

Per chi ancora non le conoscesse, le coppette mestruali sono piccoli contenitori a forma di campana, realizzati generalmente in silicone. Questi si inseriscono nella vagina per raccogliere il flusso mestruale. Ogni volta che ce n’è bisogno si svuotano, lavano e reinseriscono senza perdite di tempo o sprechi (sono dunque riutilizzabili e lavabili, una caratteristica che le rende perfettamente ecologiche). In vendita ne esistono diverse tipologie e di differenti dimensioni, a seconda delle esigenze.

Nonostante le coppette mestruali esistano da molti anni, sono ancora poco conosciute e utilizzate. A sottolinearlo sono gli stessi autori della metanalisi che ha analizzato i risultati di 43 studi, realizzati su un totale di oltre 3000 partecipanti di diversi paesi.

Le coppette sono risultate efficaci (le perdite sono uguali o addirittura inferiori a quelle che si hanno con gli assorbenti e potrebbero essere eliminate del tutto cambiando modello o misura), non aumentano il rischio infezione né presentano problemi alla flora vaginale o creano danni tissutali. Una maggiore attenzione devono avere le donne che usano la spirale intrauterina (in 13 casi la rimozione ha infatti contribuito a spostare il dispositivo anticoncezionale).

Considerando tutto questo gli esperti hanno concluso che:

“le coppette mestruali possono essere un’opzione accettabile e sicura per l’igiene mestruale nei paesi ad alto, medio e basso reddito”

Il test sulle coppette

Concordi con i risultati di questa ricerca sono state anche le analisi condotte dai laboratori incaricati dalla rivista francese 60 Million de consommateurs sulle coppette più utilizzate in Francia (le stesse anche in Italia).

Secondo i risultati ottenuti, infatti, le coppette sono sicure e non presentano tracce nella loro composizione di sostanze come ftalati, idrocarburi policiclici aromatici e bisfenoli, ancor più pericolose se consideriamo dove questo oggetto viene posizionato, ossia il canale vaginale particolarmente sensibile e dotato di permeabilità.

Tutte le coppette analizzate presentano una composizione in silicone di grado medico. Informazioni rassicuranti ma insufficienti secondo la rivista dei consumatori francesi. Il silicone medico, infatti, può essere catalizzato con perossido o platino. Quest’ultimo è il più sicuro e stabile e i batteri non crescono sulla sua superficie.

Come si legge online, la coppetta Fleurcup usa silicone medico al platino, così come quella Lunacopine. Non si conosce invece questo dettaglio per la Mooncup.

Un punto debole di alcune coppette, secondo la rivista francese, sono i tempi di utilizzo consigliati, a volte troppo lunghi. Mooncup è il più prudente, raccomandando dalle quattro alle otto ore; Lunacopine invece parla di una durata fino a dodici ore.

Sebbene non vi siano raccomandazioni ufficiali, i medici raccomandano l’utilizzo di coppetta per un massimo di otto ore in particolare per scongiurare il rischio di sindrome da shock tossico (TSS). Questa infezione batterica rara, ma molto pericolosa, è più probabile che si verifichi mantenendo la protezione interna (che sia tampone o coppetta) per troppo tempo. Bisogna fare un po’ attenzione anche ad utilizzare la coppetta durante la notte, soprattutto perché esiste il rischio di deflusso nella direzione opposta.

La rivista ci tiene a sottolineare infine che è importante conoscere alcune precauzioni nell’utilizzo:

  • La coppetta deve essere bollita per alcuni minuti prima del primo utilizzo e alla fine di ogni ciclo. Mentre tra un utilizzo e l’altro basta pulirla con acqua e sapone neutro
  • L’uso della coppetta mestruale in associazione con un dispositivo intrauterino (IUD) non è né controindicato né sconsigliabile. Tuttavia, vi è un piccolo rischio che lo IUD possa spostarsi mediante aspirazione o tirando involontariamente il filo, compromettendone l’efficacia. Chiedete consigli in merito al vostro ginecologo.

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Francesca Biagioli

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Taglia la zampa alla cagnolina per punirla di aver attaccato un pollaio dei vicini

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Una scena surreale e filmata perfino con un cellulare. Una donna ha tagliato una zampa alla propria cagnolina per punirla a modo suo, di aver attaccato le galline del pollaio dei vicini di casa.

Un video che abbiamo deciso di non pubblicare, ma che contiene delle immagini che mostrano ancora una volta di cosa è capace l’uomo. In strada, una donna afferra in maniera violenta la cagnolina di nome Mia e le taglia una zampa con un coltello. E’ successo a Saigon, in Vietnam e il video ha fatto il giro del mondo creando un’indignazione generale.

Come si può essere capaci di gesti simili?

Mina non ha ricevuto assistenza veterinaria se non dopo qualche giorno, quando dei vicini sentendola lamentarsi giorno e notte l’hanno portata nella clinica per animali della zona. Ma purtroppo, i veterinari non sono riusciti a salvarle la zampa. In Vietnam non esistono leggi specifiche sul maltrattamento di animali, per questo purtroppo nonostante i tentativi di un gruppo animalista di portare la cagnolina in un rifugio, Mina è tornata nelle mani del suo aguzzino. Dopo l’ennesimo episodio agghiacciante, gli attivisti stanno protestando contro la legge e raccogliendo firme sul posto per chiedere al governo maggiori tutele nei confronti degli animali.

Una scena surreale, un’atrocità assurda, che almeno sta servendo a smuovere le coscienza in un Paese dove non esiste una legge contro gli abusi su animali.

Ricordiamo che gli ultimi dati Lav, quelli del 2017 ci dicono che sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno per reati contro gli animali, uno ogni 55 minuti, circa 9500 all’anno, e sono state indagate 5850 persone, una ogni 90 minuti. Numeri che fanno davvero paura.

Dominella Trunfio

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Parigi, Grenoble e altre città francesi vietano il glifosato nel loro territorio dopo il dietrofont nazionale

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Parigi, Lille, Nantes, Grenoble e Clermont-Ferrand vietano l’uso dei pesticidi come il glifosato, sul loro territorio. La decisione è stata presa dai sindaci che giurano di voler cambiare la legge contro il progetto del governo centrale, che ha avviato una consultazione pubblica per istituire fasce di sicurezza di 5-10 metri come limite per l’utilizzo dei pesticidi.

Cos’era successo? Nelle scorse settimane alcuni piccoli comuni francesi avevano deciso di introdurre un’ordinanza che vietava l’uso dei pesticidi in prossimità delle abitazioni, quindi oltre i 150 metri, al fine di tutelare sia l’ambiente ma anche la salute dei cittadini. Ordinanze che sono state bloccate dalla giustizia amministrativa per una questione di competenza statale e non comunale.
Così i sindaci anti-pesticidi di Parigi, Clermont-Ferrand, Grenoble, Lille e Nantes hanno preso una misura forte contro il governo decidendo anch’essi di adottare simbolicamente la stessa ordinanza sebbene ci sia un braccio di ferro con il governo centrale. Secondo i sindaci ci vorrebbero appunto delle zone cuscinetto di almeno 150 metri e non 5-10.

Merci à ces 5 communes d’avoir confirmé qu’elles respecteront la loi : depuis le 1er janvier 2017 l’utilisation des pesticides est déjà interdite dans les espaces publics, et depuis le 1er janvier 2019 chez les particuliers… #coupdecom https://t.co/R7vGLRJj9K

— Elisabeth BORNE (@Elisabeth_Borne) September 12, 2019

“Conosciamo lo status giuridico di tali decreti, ma spetta a noi adottare un approccio concertato per modificare la legge e contribuire alla conservazione del prezioso patrimonio della biodiversità nei nostri territori e alla salute dei nostri concittadini”, hanno scritto i cinque comuni in una dichiarazione congiunta.

Nel caso delle grandi città e non delle comunità rurali che ospitano culture, questa azione è in gran parte simbolica. La legge proibisce già dal 2017 l’uso di sostanze chimiche da parte delle comunità per mantenere spazi verdi e strade. Divieto dal gennaio scorso, vale anche per privati ​​e giardinieri che possono utilizzare solo prodotti fitosanitari di origine naturale. Rimangono principalmente gli spazi verdi di condomini e aziende dove rimane l’uso del glifosato considerato potenzialmente cancerogeno. Ne abbiamo parlato più volte, dai cracker fino al gelato dai cereali per la colazione al miele fino alla pasta e perfino alla birra, sono tantissimi i prodotti alimentari che contengono glifosato.

Avec les villes de @lillefrance, @ClermontFd, @nantesfr et @VilledeGrenoble, nous avons décidé ensemble d’interdire l’usage des pesticides sur nos territoires. Un engagement fort et responsable pour l’environnement, la biodiversité et la santé des citoyens ! #StopPesticides pic.twitter.com/fr9QElrsvL

— Anne Hidalgo (@Anne_Hidalgo) September 12, 2019

La situazione francese però la conosciamo bene. Dopo aver annunciato la graduale messa al bando del glifosato il presidente Emmanuel Macron aveva un passo indietro, stabilendo che è impossibile pensare a un divieto totale del pesticida nel 2021 e indovinate perché? Andrebbe a danneggiare l’industria agricola. Ma alla salute chi ci pensa? La Francia aveva iniziato con l’iter giusto, quello di proibire appunto l’erbicida Roundup della Monsanto e altri pesticidi contenenti glifosato per orti e giardini privati, imponendo lo stop alle vendite nei negozi di giardinaggio.

Ma non solo, nel 2017 Macron aveva respinto la decisione della Commissione europea di riaffermare l’uso del glifosato per altri 5 anni, impegnandosi a vietare gradualmente i prodotti a base di questa sostanza entro tre anni. A partire, appunto, dal gennaio 2021. Ma poi c’ha ripensato stabilendo che  “se fosse andato avanti con questa promessa avrebbe ucciso completamente alcuni settori”.

Tornando ad oggi, il governo vuole proporre di impostare la distanza minima tra le case e le aree di applicazione dei pesticidi da 5 a 10 metri a seconda del raccolto, una decisione che non piace ad ambientalisti e associazioni. Il progetto sarà in consultazione pubblica il 1 ottobre.

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Dominella Trunfio

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Mondiali paralimpici: Italia sbanca nel nuoto e nel ciclismo ed è prima nel medagliere

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59 medaglie con 26 ori, 20 argenti e 13 bronzi. L’Italia vola in alto ai Mondiali di nuoto paralimpico all’Aquatics Centre di Londra ed emoziona: lacrime di gioia per i nostri atleti azzurri primi nel medagliere. E’ il caso di dirlo, è stata un’avventura col botto per la compagine guidata dal direttore tecnico Riccardo Vernole che adesso pensa già a Tokyo 2020 con tanta voglia di continuare a vincere. La nazionale italiana supera Russia, Gran Bretagna, Ucraina, Cina e Stati Uniti, grazie a quattro medaglie d’oro, un argento e un bronzo conquistati l’ultimo giorno.

“Meraviglioso successo. Non ci sono sole le medaglie a contare, ma questo gruppo con tante storie dietro importanti anche per quanto significano nella società”, il commento del presidente della federnuoto paralimpica ed ex azzurro, Roberto Valori.

“Solo insieme si può fare qualcosa di importante e lo abbiamo dimostrato. Una bella onda azzurra che avanza, anche per l’età degli atleti. E’ stata l’occasione della vita e siamo riusciti a coglierla”, dice Riccardo Vernole.

Nel settimo e ultimo giorno, il primo oro è quello di Efrem Morelli che ha a quarant’anni ha dominato la vasca nei 100 rana categoria SB3, siglando anche il nuovo primato del mondo di 47″49 e battendo il giapponese Takayuki Suzuki (48″83) e il russo Roman Zhdanov (49″34).

Foto Ansa

Imbattibile anche Carlotta Gilli nei 50 stile libero S13 totalizzando 27″36 e battendo la russa Daria Pikalova (27″67) e l’ucraina Anna Stetsenko (27″70). Il terzo oro è quello di Simone Barlaam nei 50 stile libero categoria S9 che ha ottenuto il primato del mondo di 24″00, migliorando il suo limite (24″39). Quarto oro quello di Francesco Bocciardo nei 100 stile libero categoria S5: 1’07″76 per l’azzurro, davanti al brasiliano Daniel Dias (1’09″02), vincitore di 24 medaglie in tre edizioni dei Giochi Paralimpici, di cui 14 d’oro) e allo spagnolo Antoni Ponce Bertran (1’13″14).

Ancora l’argento di Arianna Talamona con 1’22″49, quinta Monica Boggioni (1’24”71). Quarto posto invece per Vincenzo Boni nei 200 stile libero S3. Il quinto e ultimo oro è arrivato dalla staffetta 4×100 stile libero maschile (34 punti): il quartetto formato da Stefano Raimondi, Antonio Fantin, Federico Morlacchi e da Simone Barlaam ha concluso la sua prova in 3’46″83.

Paraciclismo

E passiamo al paraciclismo con il tris d’oro per Luca Mazzone e il trionfo di Alex Zanardi argento in volata su strada. Già nella terza giornata Zanardi, aveva ottenuto un grande successo ad Emmen, in Olanda, palcoscenico dei Mondiali di paraciclismo 2019. Il campione era salito sul gradino più alto del podio nella prova a staffetta con Paolo Cecchetto e Luca Mazzone, ha poi conquistato la seconda medaglia personale nella gara a cronometro.

Era Settembre quando 39 anni fa,di Domenica mattina,aprii gli occhi pensando che di lì a poco avrei fatto la 1a gara della mia vita.Mai avrei pensato che questa avventura sarebbe durata così tanto,mai avrei immaginato che svegliandomi oggi, il avrebbe battuto forte come allora.

— alex zanardi (@lxznr) September 15, 2019

Ecco cosa ha scritto ancora Zanardi:

Campione del Mondo!
Quante gioie, delusioni e poi gioie ancora più grandi in questa vita.
Eppure, e ormai contro ogni pronostico, strada da fare ce n’è ancora… allora avanti, con tutto l’entusiasmo che il mio generoso cuore riesce ancora a farmi trovare! ⁦@BMWMotorsportpic.twitter.com/QaAvv0GKt8

— alex zanardi (@lxznr) September 13, 2019

 

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Dominella Trunfio

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Baby pelones: arrivano in Italia le bambole con il foulard per aiutare i piccoli malati di cancro

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Non hanno i capelli ma, nonostante questo, sfoggiano spesso un bel sorriso sul volto proprio come i bambini malati di cancro. Sono le Baby Pelones, bambole realizzate per aiutare i piccoli guerrieri. Non solo gli faranno compagnia e coraggio nel superare meglio le terapie ma serviranno anche a raccogliere fondi per la ricerca sui tumori infantili.

Queste piccole e simpatiche bambole hanno un foulard in testa come molti bambini che purtroppo devono affrontare ogni giorno le conseguenze delle pesanti terapie antitumorali nella speranza di sconfiggere la malattia.

Dopo la barbie calva creata da Mattel, arrivano in Italia le Baby Pelones,  ideate dalla fondazione spagnola Juegaterapia per sensibilizzare sul tema del cancro infantile e diventate molto popolari in Spagna. Queste bambole hanno superato il milione di vendite e sono arrivate in dono ai bambini ricoverati negli ospedali non solo in Spagna ma anche in Portogallo, Messico, Argentina, Colombia, Brasile e Miami.

Con i fondi raccolti in Spagna, sono già stati realizzati alcuni progetti che riguardano il cancro infantile: giardini sui tetti degli ospedali, stanze arredate con temi dedicati allo spazio oltre che finanziate ricerche e borse di studio sui tumori infantili.

Finalmente, grazie alla collaborazione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, queste bambole arrivano anche in Italia. Testimonial della campagna nel nostro paese è Laura Pausini che, insieme alla figlia Paola, ha disegnato uno dei foulard delle Baby Pelones (nel resto del mondo l’hanno fatto molti altri volti noti come Shakira, Richard Gere e Ricky martin).

Ed è proprio la cantante, tramite un post su Istagram, a lanciare l’iniziativa…

View this post on Instagram

In questa foto sono con Guille, un dolcissimo bambino spagnolo. L’ho conosciuto grazie alla Fondazione @juegaterapiaorg, con la quale ho collaborato per il progetto #BabyPelonesJT, omaggio ai bambini affetti da tumori. Ogni foulard è disegnato da un artista diverso e quella che vedete in foto l’ho disegnata insieme a mia figlia Paola. Le Baby Pelones arrivano in Italia grazie a una collaborazione tra JuegaTerapia e l’ @istituto_tumori di Milano (INT) e in particolare con la Pediatria Oncologica. L’acquisto di ogni bambola andrà a finanziare la ricerca sullo studio molecolare dei tumori rari dell’infanzia. Conto sul vostro aiuto! Los BabyPelones llegan también a Italia para ayudar a la investigación sobre el cáncer infantil. BabyPelones are just arrived to Italy to help the research for the childhood cancer. As bonecas BabyPelones também chegam à Italia para ajudar na pesquisa sobre o câncer infantil. Les BabyPelones arrivent en Italie aussi pour aider la recherche sur les tumeurs infantiles. #Juegaterapia #Ragdolls #Help #Love

A post shared by Laura Pausini Official (@laurapausini) on Sep 13, 2019 at 7:03am PDT

 

E’ possibile acquistare le bambole presso i punti vendita La Giraffa, Rocco Giocattoli ma anche online.

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Francesca Biagioli

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Da nord a sud continua IT.A.CÀ, il primo festival in Italia del turismo responsabile

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Procede a gonfie vele l’undicesima edizione di IT.A.CÀ, il primo festival in Italia sul turismo responsabile, che ha ricevuto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite il premio per l’eccellenza e l’innovazione nel turismo (UNWTO AWARDS).

L’edizione 2019 del festival conta 16 date e con l’evento svoltosi lo scorso weekend nella provincia di Brescia, restano in agenda altri otto territori da scoprire con la chiusura fissata per  il 3 novembre a Levante Ligure.

Un elemento cardine verrà sviluppato e affrontato in tutte le tappe, quello della RESTANZA, ovvero esserci, resistere e andare oltre, intesa come desiderio di vivere i piccoli centri spopolati e resistere all’abbandono di queste terre dimenticate e lasciate ai margini.

Altro obiettivo del festival è proporre soluzioni alternative di valorizzazione, inclusione, accessibilità, percorsi di salute, identità storica, imprese sociali a confronto, eventi, itinerari slow e riflessioni su nuove opportunità e risorse per stimolare l’autonomia dei luoghi.

Le tappe di settembre

Nel mese di settembre si avrà modo di scoprire Ravenna (19-22 settembre), dove spicca il bike tour alla scoperta della street art della città e dove si avrà modo di partecipare all’attesissimo itinerario a piedi alla scoperta dei siti UNESCO di Ravenna.

La decima tappa riguarderà il Trentino dove sarà possibile svolgere un percorso itinerante attraverso le montagne, passando dalla città di Trento e arrivando fino alle valli più nascoste. Si avrà modo quindi di fare trekking, percorsi enogastronomici ed escursioni nella natura conoscendo i luoghi di RESTANZA.

L’ultimo territorio da scoprire nel mese di settembre sarà Reggio Emilia dal 27 al 29. A tal proposito si segnala l’evento organizzato domenica 29 settembre: il trekking Il Sentiero dei Ducati, organizzato dal Club Italiano Alpino di Reggio Emilia, lungo il primo itinerario transappenninico che collega la pianura padana alla costa tirrenica.

Le date e i luoghi di IT.A.CÀ:

Parma 4-6 Ottobre
Pavia 10-13 Ottobre
Monferrato 13-20 Ottobre
Napoli 26 Ottobre -2 Novembre
Levante Ligure 1-3 Novembre

GreenMe, anche per l’edizione 2019, è Main Media Partner dell’evento perché vogliamo lanciare l’idea di un turismo etico, rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive, capace di coniugare la sostenibilità con il benessere dei cittadini.

Gli eventi IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori sono a ingresso libero. Il programma dettagliato è disponibile sul sito www.festivalitaca.net

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Uccide le cellule tumorali dall’interno senza danneggiare gli altri tessuti: il ‘cavallo di Troia’ creato dagli scienziati spagnoli

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Il tumore è una malattia imprevedibile e debellarlo definitivamente non è così scontato, purtroppo. Ma ora un nuovo farmaco potrebbe uccidere dall’interno le cellule tumorali senza arrecare danno al resto dei tessuti sani, come spesso accade.

Si chiama “Cavallo di Troia” ed è un farmaco, come riporta lo studio pubblicato sulla rivista Nature Catalysis, concepito da un team di scienziati dell’Università di Granada (UGR), dell’Istituto di nanoscienze di Aragona (INA), dell’Università di Saragozza e del Cancer Research UK Edinburgh Centre, presso l’Università di Edimburgo.

Con il tisotumab vedotin, suo nome scientifico, si dovrebbero poter trattare almeno 6 diversi tipi di tumore: alla vescica, alla cervice, alle ovaie, al polmone, all’esofago e all’endometrio.

La rivoluzione sta nel fatto che esso non danneggia i tessuti sani dell’organismo a differenza di altri trattamenti come la chemioterapia, che continua spesso a essere utilizzata a supporto di trattamenti meno invasivi come l’immunoterapia.

La differenza è che il farmaco in questione potrebbe non necessitare di alcun supporto, a tutto vantaggio del benessere del paziente.

Testato finora su diversi soggetti, ha dato esiti positivi almeno su 27 di loro, e adesso entrerà in un secondo livello di sperimentazione per testarne l’efficacia su altre tipologie di tumore, prendendo in esame 120 pazienti.

Al momento l’unico inconveniente è rappresentato da alcuni effetti collaterali come stanchezza, nausea, problemi agli occhi, sanguinamento del naso, che verranno ridotti nei prossimi esperimenti.

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Laura De Rosa

 

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Frutta e verdura coltivata con fitofarmaci e pesticidi illegali, l’inchiesta che alza il velo sulla ‘sporca filiera’ nel Lazio

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Fitofarmaci vietati, agromafie e caporalato: è il quadro per nulla rassicurante che emerge da un’inchiesta sulla filiera agricola nel Lazio portata avanti da Marco Omizzolo e Angelo Mastrandrea la scorsa estate.

L’inchiesta è stata pubblicata nello scorso numero dei Venerdì di Repubblica e racconta una realtà grave e inquietante che mette a rischio la salute dei cittadini, dei consumatori, dei braccianti e dell’ambiente e che ha sollevato diverse riflessioni.

“Uno spaccato impressionante di illegalità, che va dall’import e dalla produzione di prodotti chimici messi al bando perché cancerogeni allo smaltimento illegale di rifiuti, passando per il caporalato e gli interessi delle mafie” è stato il commento di Stefano Ciapani, presidente di Legambiente.

Il settore agricolo risulta colpito in modo particolare dalla criminalità organizzata, che controlla tutta la filiera dei prodotti dal campo alla tavola.

Mancano solo due giorni a venerdì 13 settembre quando su Il Venerdì di Repubblica pubblicherò, con Angelo Mastrandrea,…

Pubblicato da Marco Omizzolo su Mercoledì 11 settembre 2019

Secondo i dati di Legambiente, i reati commessi all’interno della filiera agroalimentare sono in costante crescita: nel 2018 sono state registrate quasi 45mila infrazioni, con un profitto per le agromafie di oltre un miliardo di euro.

Una situazione che mette in serio pericolo la salute di tutti, perché i reati comprendono l’uso illegale di pesticidi a cui vengono esposti i braccianti agricoli e i consumatori, nonché l’ambiente in generale.

La situazione è “gravissima e inquientante” anche per Alessandro Capriccoli, capogruppo di +Europa Radicali e per Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio

“È la dimostrazione che nella nostra regione siamo in presenza di una filiera agricola malata, illegale e pericolosa, che utilizza prodotti vietati per la produzione di frutta e verdura. Con l’aiuto di B., un bracciante che da anni lavora nei campi dell’Agro Pontino e che è riuscito a trafugare alcuni dei flaconi di fitofarmaci utilizzati dal suo “padrone”, l’inchiesta ci fa conoscere il catalogo delle sostanze proibite che vengono usate nei campi della nostra regione: si va dall’Afalon, un erbicida revocato dal Ministero della Salute il 3 giugno 2017, al Cycocel, un regolatore della crescita vietato dal 2012, all’Adrop, un fitoregolatore che anticipa i tempi di maturazione di frutta e ortaggi proibito addirittura dal 2009”, hanno commentato i due consiglieri.

“Queste sostanze – hanno continuato Bonafoni e Capriccoli – vengono utilizzate in spregio a qualsiasi norma di sicurezza, con operai e braccianti che sono continuamente esposti ai loro effetti: effetti che poi arrivano anche ai consumatori, che le ritrovano sulle loro tavole. Non a caso si sono registrati casi di intossicazione non solo tra i braccianti, ma anche tra chi ha acquistato i prodotti. A chiudere questa ‘filiera dell’orrore’ c’è un’ultima, tragica conseguenza: i flaconi e i bidoni utilizzati vengono bruciati, e i loro resti smaltiti illegalmente in discariche abusive nei campi. Tutto questo viene confermato dalle indagini e dai numerosi sequestri che i Nas di Latina hanno effettuato negli ultimi anni. Come Regione Lazio siamo da tempo impegnati in un percorso virtuoso per un’agricoltura sana, pulita e di qualità.
“La legge sui biodistretti e quella sul caporalato approvate negli ultimi mesi in Consiglio regionale stanno a dimostrarlo e certamente la loro puntuale e rigorosa applicazione non potrà che giovare a tutto il sistema. Per questo ci uniamo alla denuncia di Marco Omizzolo e Angelo Mastrandrea, e faremo tutto quanto in nostro potere per opporci in modo fattivo a questa situazione e per contribuire al suo completo approfondimento”, hanno concluso Bonafoni e Capriccioli.

Legambiente ha chiesto un’indagine sull’uso dei fitofarmaci illegali in Italia e l’introduzione di norme più severe per chi non rispetta le regole:

“Chiediamo al ministro dell’Agricoltura di avviare un’attività d’indagine nazionale sui flussi di fitofarmaci illegali nel nostro Paese e una campagna straordinaria di controlli mirati sulle aziende e sui prodotti ortofrutticoli a partire dal Sud pontino, che vada alla ricerca dei principi attivi illegali, per individuare i responsabili di queste gravissime pratiche criminali, con cui si accumulano profitti illeciti e si minaccia la salute dei cittadini”, ha dichiarato Ciafani.

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Tatiana Maselli

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