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Seggiolini anti-abbandono: i dispositivi in commercio, sono davvero conformi?

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È ancora caos sui seggiolini anti-abbandono: l’ultima diatriba riguarda laconformità dei prodotti in vendita che potrebbero non essere realmente a norma.

Abbiamo già specificato che teoricamente per essere in regola è sufficiente farsi rilasciare al momento dell’acquisto l’auto-certificazione di conformità, attraverso cui la ditta produttrice assicura che il prodotto è a norma rispetto all’ultimo decreto ministeriale. Tuttavia molti seggiolini potrebbero comunque non essere in regola perché non rispettano le caratteristiche obbligatorie per legge.

Per esempio, alcuni seggiolini attualmente in commercio non si attivano automaticamente “senza ulteriori azioni da parte del conducente“, come vuole l’allegato A punto 1.b del decreto 122 del 2019, ma richiedono l’attivazione del Bluetooth sullo smartphone, spesso disattivato.

Come riporta anche Altronconsumo, alcuni dispositivi in commercio non hanno il sensore di peso e per rilevare il bambino devono essere attivati, come Chicco Bebècare easy tech, che funziona tramite un’app e va aperto e disattivato quando il bambino viene tolto dal seggiolino, quindi riattivato al momento dell’utilizzo. Il dispositivo Chicco, fra l’altro, che è il più economico tra tutti, non si posiziona sotto il seggiolino come molti altri ma va agganciato agli spallacci o alla cintura di sicurezza. Ma, di contro, ha l’attestazione di conformità.

In assenza delle caratteristiche indicate, i prodotti non soddisfano pertanto i requisiti indicati nell’allegato A secondo il quale, ribadiamo, “il dispositivo deve essere in grado di attivarsi automaticamente senza ulteriori azioni da parte del conducente”.

Senza contare che, come già specificato in un nostro precedente articolo, se si acquista un sensore anti-abbandono di un marchio differente da quello del proprio seggiolino, quest’ultimo perde il suo riconoscimento dell’omologazione di sicurezza, in quanto modificato. E in tal caso la casa produttrice non è più responsabile di eventuali danni. Motivo per cui è importante acquistare dispositivi dello stesso marchio del seggiolino, se non fosse che in commercio molti sono praticamente introvabili.

Come comportarsi?

Come comportarsi allora e quali dispositivi scegliere? Se avete già acquistato il seggiolino anti-abbandono, per essere in regola vi basta scaricare il certificato di conformità, che per numerosi dispositivi da noi segnalati potete trovare qui. Sarà l’azienda che lo rilascia ad assumersi la responsabilità di fronte alla legge di quanto dichiarato.

A tal proposito anche la Polizia di Stato consiglia di richiedere al commerciante una dichiarazione di conformità al momento dell’acquisto e di verificarne le caratteristiche:

“Prima dell’acquisto del dispositivo è consigliabile verificare la conformità alle caratteristiche tecniche previste dalla norma consultando la documentazione tecnica eventualmente messa a disposizione dal fabbricante.”

Se invece non avete ancora acquistato il dispositivo, vi consigliamo di aspettare delucidazioni da parte del Governo, che ci auguriamo faccia al più presto chiarezza, e di verificare nel frattempo se il dispositivo che intendete acquistare rispetta le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali essenziali che abbiamo riportato nel dettaglio in questo articolo, tra cui ricordiamo oltre all’attivazione automatica, la segnalazione di allarme tramite segnali visivi e acustici o visivi e aptici.

Per ora il Ministero non ha pubblicato aggiornamenti al riguardo, si parla solo del probabile slittamento delle sanzioni che il Pd vorrebbe posticipare al 6 marzo 2020 e il M5S al 1 giugno 2020, evitando così a milioni di genitori multe da 81 a 362 euro.

Ulteriore problema riguarda il numero di seggiolini disponibili perché al momento, in commercio, non ce ne sono abbastanza per mettere in regola gli 1,8 milioni di bambini con meno di 4 anni presenti in Italia. Insomma, ancora caos!

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Laura De Rosa

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I murales giganti di Jorit realizzati con l’aiuto dei ragazzi autistici colorano l’ospedale di Pozzuoli (Napoli)

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Due bellissimi murales di oltre 7 metri firmati dallo street artist napoletano ora abbelliscono l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, in provincia di Napoli. Jorit, originario di Quarto di Napoli, sbarca anche qui, nel cuore dei Campi Flegrei, dopo aver inondato di bellezza parecchie zone di Napoli e dintorni.

Da Ponticelli al bimbo migrante di Palma Campania, dal centro storico del capoluogo partenopeo con San Gennario  al volto di Pasolini a Scampia, passando per Maradona, Ilaria Cucchi e Angela Davis, Jorit non si ferma e ora è la volta di figure decisamente religiose.

L’opera, infatti, da un lato raffigura il volto della Madonna e dall’altro riproduce la vetrata di una cattedrale spagnola. Tutto realizzato sul lato nord dell’edificio, da dove si ha accesso al Pronto Soccorso e ai vari ambulatori.

In una delle giornate di lavoro, lo street artist ha avuto degli aiutanti eccezionali: alcuni ragazzi autistici che frequentano il centro dell’ASL Napoli 2 Nord BlunAuti, tra l’altro l’unico centro di riabilitazione pubblico per pazienti con autismo presente in Campania.

L’esperienza vissuta dai ragazzi fa parte dei progetti di integrazione e di indipendenza articolato da neuropsichiatri, terapisti, infermieri, operatori socio sanitari, psicologi e logopedisti. E anche alcuni membri dello staff hanno affiancato Jorit e i ragazzi durante la realizzazione del murales.

Bel lavoro!

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Germana Carillo
Tutte le immagini appartengono a Lucia Dovere

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Avvistato dopo 30 anni il cervo-topo, creduto estinto dagli scienziati

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Gli scienziati  credevano fosse ormai estinto, invece una telecamera lo ha immortalato in una foresta vietnamita: si tratta del cervo topo, una specie di cui non si avevano notizie da quasi trent’anni.
L’ultima registrazione scientifica nota dell’animale risale infatti al 1990, quando un cacciatore ne uccise uno e donò il campione agli scienziati.

Il cervo topo (Tragulus versicolor) è un piccolo animale, delle dimensioni di un coniglio, con il manto di due colori. La testa e la parte anteriore del copro sono infatti color ruggine, mentre la zona posteriore è grigio-argento. L’animale ha poi delle macchie biancastre, generalmente a livello del collo e due canini particolarment sviluppati, simili a due piccole zanne.

Il cervo topo è una preda di leopardi, cani selvatici e pitoni, ma gli scienziati ritenevano che a causare l’estinzione dell’animale fossero state le trappole poste dai cacciatori, che uccidevano questi piccoli esemplari.

In seguito alle segnalazioni degli abitanti della zona e delle guardie forestali vietnamite, che sostenevano di aver avvistato alcuni esemplari di cervo topo, un team di scienziati ha posizionato tre trappole fotografiche in diverse zone della foresta. Per cinque mesi le trappole hanno catturato ben 275 foto dell’animale in 72 eventi separati.
I ricercatori hanno quindi installato altre 29 telecamere nella stessa area e scattato altre 1.881 fotografie, registrando 208 avvistamenti indipendenti.

Non è chiaro quanti esemplari siano rappresentati nelle fotografie e quale sia il numero di animali presente nella foresta, ma di certo il cervo topo vive ancora in natura, contrariamente a quanto si credeva.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature Ecology and Evolution e i ricercatori sottolineano come la sorprendente scoperta sollevi la necessità di azioni urgenti per proteggere ciò che rimane della popolazione di cervo topo.
Una delle priorità principali è quella di ridurre l’uso di trappole per catturare animali selvatici, una misura che proteggerà non solo il cervo topo ma anche il resto della fauna, tra cui numerosi mammiferi e uccelli che si trovano solo in questa zona e che sono minacciati di estinzione.
Questa tipo di caccia illegale, guidata dalla domanda di carne di animali selvatici nell’Asia orientale, e ha portato alla scomparsa di numerose specie perché le trappole possono catturare e uccidere indiscriminatamente quasi tutto ciò che cammina sul suolo della foresta.

La riscoperta del cervo topo ha inoltre riacceso le speranze per altre specie che gli scienziati considerano ormai estinte ma che potrebbero essere ritrovate di nuovo in natura.

Per ritrovare le specie perdute occorre la collaborazione delle comunità locali, come è avvenuto per il cervo topo. Le segnalazioni e la conoscenza del territorio dei residenti sono fondamentali per il lavoro degli scienziati, che altrimenti non saprebbero da dove partire per ritrovare specie credute perse per sempre.

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Tatiana Maselli
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Cambia il digitale terrestre. In arrivo il Bonus TV da 50 euro (e tanti rifiuti elettronici in più)

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Televisione, cambia il segnale digitale e abbiamo due anni di tempo per adeguarci. Entro il 20 giugno 2022, infatti, sarà effettuato il passaggio al digitale terrestre 2.0, mentre dal prossimo dicembre si dà il via al bonus per l’acquisto di nuove tv o decoder.

Dall’anno prossimo e fino a metà 2022 sarà così in atto il cosiddetto switch off del digitale terrestre attualmente in uso (Dvb-T1) e il passaggio al nuovo standard Dvb-T2.

Un aggiornamento “obbligato” data la necessità di liberare alcune frequenze mobili della banda 700 (compresa tra i 694 e i 790 MHz) per il servizio di telefonia mobile 5G (Liberazione banda 700 MHz) e che, quindi, per certi versi, potrebbe lasciare spiazzati quanti ne chiedevano piuttosto l’interruzione.

In ogni caso, quello che dovranno fare gli utenti sarà sostituire, nell’arco di questi due anni, i vecchi televisori (se acquistati prima del 2017, sarà necessario verificare se il proprio apparecchio supporta il Dvb-T2 e il codice Hevc oppure se si può aggiornarlo da remoto) con tv che siano compatibili o anche adeguarsi comprando un decoder che consenta la ricezione del segnale. Le tv acquistate dopo gennaio 2017 dovrebbero avere le caratteristiche tecniche richieste per il passaggio al nuovo standard.

Per questo motivo, sono previsti incentivi che probabilmente prenderanno il via il prossimo mese di dicembre.

Voucher per decoder e smart TV

Secondo quanto riferito dal Ministro Patuanelli nei giorni scorsi, “la legge di Bilancio 2019 ha stanziato 151 milioni di euro in favore dei cittadini con ISEE fascia 1 e 2 per l’acquisto di decoder televisori abilitati alla ricezione del nuovo segnale.

Il Decreto attuativo prevede di erogare contributi fino a 50 euro (immediatamente utilizzabile tramite un corrispondente sconto sul prezzo di vendita praticato dai rivenditori, sin dalle festività natalizie – ma la consistenza del contributo non è stata ancora confermata dal Mise, ndr) alle famiglie meno abbienti per l’acquisto di decoder o di nuovi TV adeguati a trasmettere con le nuove tecnologie DVB-T2/HEVC. Tale importante misura che ha avuto lo scorso 10 settembre l’autorizzazione dalla Commissione europea, avrà una durata triennale e sarà accompagnata da apposite campagne e azioni informativa per spiegare agli utenti tali cambiamenti e guidarli verso la conversione dei loro apparati televisivi, minimizzandone l’impatto. Anche sotto questo profilo è mio intendimento richiedere in legge di bilancio un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei beneficiari”.

Ciò detto, quindi, coloro che tra il 2019 e il 2021 acquisteranno (solo un utente per nucleo familiare) una televisione compatibile con la nuova tecnologia o un decoder, avranno diritto a uno sconto sul prezzo, purché siano residenti in Italia e appartengano alle prime due fasce ISEE.

Nello specifico:

  1. il bonus da 50 euro per l’acquisto di una nuova tv o di un decoder Dvb T2 può essere richiesto solo da chi rientra nella fascia ISEE I (10.632,94 euro) e nella II (21.265,87 euro);
  2. possono usufruirne solo i residenti in Italia;
  3. una volta approvata la norma, per avere lo sconto basterà presentarsi al rivenditore con la richiesta di ricevere il contributo, un’autocertificazione in cui si indica il nucleo familiare di appartenenza (sarà valido un solo bonus per famiglia), la fascia ISEE in cui rientra e una dichiarazione con cui si certifica che altri componenti dello stesso nucleo non abbiano avuto lo stesso bonus;
  4. la durata del bonus è fino al 31 dicembre 2022.

I bonus saranno disponibili da dicembre 2019, in seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Che fine faranno i televisori che non andranno più bene?

Bella domanda. Come per lo switch che abbiamo avuto circa 10 anni fa, anche questa volta saranno probabilmente moltissimi gli apparecchi da sostituire (e che finiranno tra i rifiuti), anche se – ricordatelo – quelli comprati dopo gennaio 2017 dovrebbero già avere i requisiti utili alla transazione al nuovo standard.

Se tv o decoder sono datati prima del 2017, sarà infatti necessario verificare se il proprio apparecchio supporta il Dvb-T2 e il codice Hevc o anche se è possibile aggiornarlo da remoto. In tutti gli altri casi, si dovrà comprare un nuovo tv o acquistare un decoder.

Quanti siano i televisori “obsoleti” da smaltire non è dato saperlo con precisione, ma le stime parlano di svariati milioni. Si tratta tuttavia, secondo gli esperti, di un passaggio più indolore, dal momento che tutte le TV HD Ready esistenti (e quindi a seguire tutte le Full HD e 4K) sono già compatibili con la codifica MPEG4, per cui i dispositivi che vedranno solo schermate nere dopo lo switch-off dell’MPEG2 dovrebbero essere solo quelli più vecchi e forse le primissime HD Ready, con decoder integrato SD.

Come si fa a sapere se il proprio televisore si adeguerà ai nuovi standard? Leggendo innanzitutto schede tecniche e poi provando a posizionarsi su un canale HD: se il televisore (o il decoder) riescono a visualizzarlo correttamente è già pronto al passaggio.

Non è detto, quindi, che siate dovuti nei prossimi mesi a cambiare il televisore di casa. Se proprio dovrete farlo, se proprio strettamente necessario insomma, ricordate di smaltire i vecchi apparecchi correttamente nell’isola ecologica o nel punto vendita dove acquisterete il nuovo prodotto, obbligato per legge a ritirarlo.

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Germana Carillo

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Sciroppo per tosse e raffreddore Menarini ritirato dalle farmacie. Il lotto interessato

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Lo sciroppo mucolitico Mucoaricodil è stato ritirato dalle farmacie, per decisione della stessa azienda produttrice, la Menarini S.r.l.

Si tratta di uno sciroppo a base di Ambroxolo cloridrato, molto utilizzato in questo periodo per il trattamento dei disturbi che riguardano le vie respiratorie, tra cui tosse, faringiti, laringiti acute e croniche, riniti allergiche, raffreddori, polmoniti, bronchiectasie e broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Il ritiro riguarda il lotto numero 81001 con scadenza 2/2021 della specialità medicinale Mucoaricodil sciroppo 600, commercializzato in confezioni da 200 millilitri. Menarini non ha specificato il motivo del ritiro.

Tatiana Maselli

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Terremoto in Francia: spenti 3 reattori della centrale nucleare di Cruas-Meysse

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Quello che è stato registrato come il terremoto più forte avvenuto in Francia dal 2003, con una scossa di magnitudo 5.4 nella valle del Rodano che ha ferito 4 persone, ha provocato anche allo spegnimento di tre reattori della centrale nucleare di Cruas-Meysse, nell’Ardèche, in via precauzionale. Si ripropone così la questione della reale necessità di una’uscita dall’energia nucleare.

A darne notizia è la società Électricité de France (EDF), che ha deciso di interrompere la produzione dei tre dei reattori evocando la “necessità di controlli supplementari e preventivi” a causa delle vibrazioni registrate nella stessa centrale nucleare di Cruas-Meysse durante il terremoto di ieri.

Il sisma si è verificato alle 11:52 vicino al Teil (Ardèche), a circa 10 chilometri dalla centrale nucleare di Cruas-Meysse e a circa 30 chilometri dalla centrale di Tricastin (Drôme). La centrale nucleare di Cruas e le strutture di Tricastin (reattori, fabbriche e strutture di deposito dei rifiuti) sono praticamente vicine all’epicentro.

I tre reattori della centrale nucleare dell’Ardèche, insomma, saranno bloccati per consentire “approfonditi controlli” e sincerarsi che la scossa non li abbia danneggiati. Stesso ieri pomeriggio, infatti, EDF ha annunciato l’arresto dei reattori n. 2, 3 e 4 della centrale elettrica di Cruas-Meysse.

I primi controlli non hanno mostrato alcun danno apparenteha detto la società. Tuttavia, sono state registrate vibrazioni, che richiedono controlli aggiuntivi e preventivi. Anche il reattore n. 1 dell’impianto è in standby programmato per la manutenzione”.

Il gruppo francese specifica che continuerà a usare le centrali elettriche di Tricastin, Bugey (Ain) e Saint-Alban (Alta Garonna). Secondo la prefettura di Drôme, “i terremoti sono stati avvertiti sul sito di Tricastin” ma “la soglia vibratoria che ha innescato i sistemi di allarme non è stata raggiunta”.

Dopo il blocco del reattore della centrale nucleare di Temelin, in Repubblica Ceca, a causa di un malfunzionamento, a rimettere in discussione la reale necessità di uscire dall’energia nucleare è l’associazione francese Sortir du nucléaire che ha chiesto l’arresto urgente delle centrali nucleari nella regione.

L’associazione ha anche ricordato i problemi di EDF relativi alla diga che protegge la centrale elettrica di Tricastin: il sito nucleare di Tricastin si trova infatti a 6 metri sotto il livello del canale di Donzère, e la diga che dovrebbe proteggere l’area da un’inondazione necessita ancora di seri lavori di rafforzamento. Inoltre, molte anomalie generiche, gli stessi difetti riscontrati su diversi reattori nucleari, riguardano la resistenza di sistemi e apparecchiature ai terremoti.

Ma EDF e le autorità si dicono rassicuranti: “Tutti gli impianti industriali sul sito di Tricastin soddisfano i più recenti standard di sicurezza e i requisiti delle valutazioni di sicurezza complementari effettuate a seguito del terremoto di Fukushima”, affermano, annunciando svariati controlli su strutture, edifici e fabbriche.

Siamo in una botte di ferro, come no.

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Germana Carillo
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Oreo, KitKat e gli altri grandi marchi che alimentano gli incendi boschivi in Indonesia

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Dietro agli incendi che hanno distrutto vaste aree di boschi in Indonesia ci sarebbe anche lo zampino di grandi marchi come Oreo e KitKat, aziende che acquistano olio di palma per la produzione dei loro dolci. Gli incendi sono stati appiccati a partire dalla fine di settembre per ottenere nuovi terreni da seminare a palme e hanno bruciato 8.578 chilometri quadrati di boschi, un’area grande quanto Puerto Rico.

Secondo un recente rapporto pubblicato da Greenpeace pochi giorni fa, molti grandi marchi come Mondelēz, Nestlé, Unilever e P&G (Procter & Gamble) sono coinvolti negli incendi, nonostante abbiano sottoscritto l’impegno a non acquistarecolio di palma da coltivatori legati alla deforestazione.

Tali marchi avrebbero portato avanti un impegno solo di facciata, secondo Greenpeace, e dovrebbero essere ritenute responsabili dei disastri ambientali e degli impatti enormi sull’ambiente e sulla salute causati dagli incendi.

Il rapporto ha valutato innanzitutto quali aziende avevano in concessione i terreni in cui si è sviluppato il maggior numero di incendi tra gennaio e settembre di quest’anno, nonché il numero di incendi che hanno interessato le stesse aree tra il 2015 e il 2018 e i produttori sanzionati per i roghi.

Tra le 30 aziende titolari delle concessioni i cui terreni sono stati tra i più colpiti dagli incendi, 21 sono risultate membri della Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile (RSPO), il principale ente di certificazione per l’approvvigionamento etico del raccolto.
Sebbene l’RSPO preveda sulla carta una severa politica contro gli incendi e la deforestazione, la certificazione è particolarmente controversa poiché non esclude il taglio degli alberi per aumentare lo spazio da destinare alla coltivazione di palme da olio. Di fatto, non viene vietata completamente la deforestazione e pertanto non è garantito in nessun modo che l’olio di palma certificato sia prodotto in modo sostenibile.

Dopo aver identificato i produttori coinvolti nella deforestazione, Greenpeace ha quindi verificato quali marchi acquistano olio di palma da questi coltivatori: Mondelēz, Nestlé, Unilever e P&G sono collegati a circa 10.000 focolai ciascuno, poiché comprano da produttori di olio di palma i cui terreni sono stati interessati dal maggior numero di focolai.

Mondelēz e Nestlé, che producono rispettivamente Oreo e KitKat, acquistano olio di palma da 28 dei produttori presi esame. Unilever acquista da almeno 27 produttori e P&G da almeno 22, secondo Greenpeace.

I fornitori di questi grandi marchi hanno anche avuto problemi legali, alcuni sono sotto inchiesta a causa degli incendi, altre sono state sanzionate, altre ancora sono oggi sotto sequestro.

Wilmar, il più grande distributore di olio di palma del mondo, si rifornisce da produttori responsabili di oltre 1.400 chilometri quadrati di terra bruciata tra il 2015 e il 2018 e quasi 8.000 focolai che hanno interessato le aree boschive dall’inizio del 2019 a oggi.

Nonostante gli accordi presi, l’olio di palma legato agli incendi continua a circolare nella rete di approvvigionamento globale grazie alla carenza di controlli e all’impossibilità di risalire lungo la filiera.

A certificare la presunta sostenibilità dell’olio di palma sono spesso le stesse aziende produttrici e nella maggior parte dei casi la certificazione viene attestata molto tempo dopo il taglio illegale delle foreste, quando è ormai impossibile sapere se e come sia stata eliminata la vegetazione.

Alcuni marchi non sono nemmeno in grado di identificare i produttori da cui si riforniscono e non si sa se siano consapevoli o meno di essere responsabili degli incendi. La maggior parte delle aziende si impegna a eliminare dai propri fornitori i produttori coinvolti nella deforestazione e negli incendi, ma poiché la tracciabilità dell’olio di palma non viene garantita, molte volte le aziende si fidano semplicemente di ciò che viene loro riferito dai distributori.

Manca la necessaria trasparenza lungo la filiera e riuscire a collegare i produttori alle violazioni ambientali e determinare se i grandi marchi siano o meno a conoscenza di cosa si nasconde dietro l’olio di palma che acquistano è particolarmente difficile.

Greenpeace ha però sottolineato la necessità di una revisione del settore dell’olio di palma poiché gli incendi che hanno interessato l’Indonesia hanno distrutto buona parte di foresta, contribuendo all’emissione di milioni di tonnellate di CO2 che peggiorerà gli effetti dei cambiamenti climatici.

È necessario l’impegno di tutti, soprattutto delle aziende coinvolte, poiché quando le foreste non esisteranno più non ci sarà modo di fare affari per nessuno, poiché non esisterà più nemmeno il genere umano.

Non è la prima volta che Greenpeace se la prende con KitKat e, in generale, Nestlè: tutti ricorderanno la campagna e il video virale della “pausa” insanguinata e del “morso killer degli oranghi” lanciata nel 2010. Da allora la multinazionale si era impegnata ad utilizzare solo olio di palma sostenibile, ma all’interno di un sistema che andrebbe totalmente rivisto e revisionato per definirlo veramente tale.

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Tatiana Maselli

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Monday’s Daily Brief: Guterres on Bolivia and multilateralism, Syria and Iraq’s displaced, forest initiative, the healing arts

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A recap of Monday’s stories in brief: UN chief spotlights multilateralism at peace forum; Bolivian authorities must uphold safety of citizens; new programme to feed Kenya’s children; experts concerned for detained in Syria and Iraq; UN forest management project fights climate crisis; and, from Warhol to the Wiggles – the role of art in keeping you healthy.

Troppa cannabis fa male al cuore, rischiano aritmie e ictus anche i giovani

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L’uso frequente di marijuana rischia di mettere a repentaglio la salute del cuore anche se si è molto giovani. A dirlo due nuovi studi condotti negli Stati Uniti.

Le ricerche, condotte da un team del Giffini Hospital di Norman in Oklahoma e dell’Università George Mason di Fairfax, in Virginia e presentate al convegno annuale dell’American Heart Association, hanno messo in luce un aspetto di cui poco si parla relativamente al consumo di cannabis, ossia il rapporto tra abuso di questa sostanza e rischi cardiologici.

Al pari di tabacco e alcool, anche l’abuso di marijuana può portare alla comparsa di problemi di salute. Per quanto riguarda il cuore, esagerare con questa sostanza ci espone maggiormente al rischio di aritmie cardiache e ictus.

Secondo il primo studio, condotto su un ampio campione di persone tutte ricoverate per aritmie di varia natura negli anni 2010-2014 e in Stati in cui la legalizzazione è già avvenuta, neppure la giovane età è in grado di proteggere dagli effetti negativi dell’abuso di cannabis sul cuore.

Secondo Rikinkumar Patel, uno degli autori:

” i medici dovrebbero chiedere ai pazienti ricoverati per aritmie se fanno uso di cannabis, perché potrebbe avere innescato l’aritmia”.

Non è chiaro come l’abuso di marijuana inneschi l’aritmia ma fatto sta che, secondo la prima ricerca, vi sono categorie più a rischio come gli afroamericani tra i 15 e i 24 anni, anche se a consumare maggiormente questa sostanza sono i maschi bianchi di età compresa tra 45 e 54 anni.

Il secondo studio, invece, si è basato su un campione di 43 mila persone tra i 18 e i 44 anni e ha notato che chi usava cannabis almeno dieci giorni al mese aveva una pressione sanguigna maggiore che aumentava il rischio di ictus in giovane età di 2,5 volte (che cresceva a 3 se in più si univa anche il fumo di sigaretta).

L’American Heart Association non ha una posizione in merito alla legalizzazione della cannabis, tuttavia, in luoghi in cui la marijuana è legale, l’Associazione ritiene che dovrebbe esistere un’infrastruttura di sanità pubblica che integri l’uso di questa sostanza in sforzi globali di controllo del tabacco, ad esempio ponendo maggiori limiti di età per l’acquisto e altri provvedimenti.

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Francesca Biagioli

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Il pomodoro è rosso solo per caso, in origine era viola

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Una curiosa scoperta sul pomodoro è quella che hanno fatto in contemporanea due studi, uno italiano e l’altro cinese. In origine questo frutto non era rosso ma bensì viola!

Secondo le due ricerche è stato il caso a “metterci lo zampino” facendo diventare il pomodoro rosso come oggi tutti lo conosciamo, o meglio è stata una mutazione casuale del Dna. Anticamente questo frutto era infatti dotato di una buccia viola con delle striature che stava ad indicare la grande presenza di antocianine, sostanze antiossidanti (le stesse che ancora oggi colorano frutti come uva e more).

Ad arrivare allo stesso risultato, affermando appunto che il pomodoro in origine era viola, sono stati due team di ricerca, uno del PlantLab dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e l’altro dell’Accademia Cinese delle Scienze di Pechino che hanno pubblicato i loro studi su Plant Communications e Molecular Plant.

E’ già dagli anni ’70 che è stata identificata una varietà di pomodoro caratterizzata dalla buccia viola. Questa, chiamata Anthocyanin Fruit (Aft) e incrociata con un’altra, la Atroviolacea (Atv), portava alla creazione di un pomodoro viola scuro con una buccia del colore della melanzana.

Le nuove ricerche hanno però scoperto che non erano queste varietà di pomodori ad avere un “super gene” in grado di dargli quel colore così forte ma piuttosto sono i moderni pomodori ad aver perso qualcosa nella loro genetica.

I pomodori rossi, sostanzialmente, presentano una mutazione genetica sul gene Aft che viene inattivato mentre il gene rimane integro nella varietà Aft. Questo cambiamento nel Dna del pomodoro è avvenuto in maniera casuale e una volta verificatosi è stato apprezzato per la produzione moderna di questo frutto.

Un destino simile ha avuto l’uva, le cui varietà bianche altro non sono che mutazioni avvenute a partire dalle originarie varietà che erano solo nere.

Queste due ricerche potrebbero ora portare alla selezione di pomodori di varietà più ricche in antociani e dunque dotati di un maggiore potere antiossidante.

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Francesca Biagioli

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Questo piccione ha rubato i papaveri dalla tomba del Milite Ignoto per costruire un meraviglioso nido

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Era da un po’ che i papaveri posizionati sulla tomba del Milite Ignoto, presso l’Australian War Memorial di Canberra, scomparivano nel nulla. Finché il personale non ha scovato il colpevole: un piccione. La cosa curiosa è che l’animale li raccoglieva per uno scopo preciso, costruire un meraviglioso nido rosso vicino alla vetrata del monumento ai caduti.

Proprio lì, nella Hall of Memory, dove si commemorano la morte e il sacrificio, questo piccione ha deciso di realizzare la propria “casa“, peraltro in un periodo speciale, in vista del Giorno della Memoria. Un simbolo importante quello del nido di papaveri, ricordo del legame che unisce l’uomo all’animale sul campo di battaglia. Per non parlare della simbologia del fiore, associato fra le altre cose all’oblio e al sonno.

Il nido, le cui foto sono state pubblicate anche sulla pagina facebook dell’Australian War Memorial di Canberra hanno attirato moltissimi commenti di persone sbalordite da tanta bellezza.

A proposito degli animali impiegati in guerra, essi venivano spesso usati per eseguire compiti che gli uomini non erano in grado di fare da soli. I piccioni stessi, come riferisce lo storico Dr Meleah Hampton, sono stati utilizzati per secoli, soprattutto quando non si poteva ancora comunicare con internet e i telefoni funzionavano a malapena.

Questo accadeva, per esempio, durante la prima guerra mondiale, ma anche durante la seconda guerra mondiale, quando i piccioni in certe aree erano ancora il modo più efficace per inviare messaggi.

In Australia venne persino istituito un servizio di piccioni dal Corpo dei segnali che ne utilizzò moltissimi per risolvere i problemi di comunicazione dei soldati. E sono moltissime, a detta dello storico, le storie di piccioni che hanno salvato la vita delle persone.

Ecco allora le magnifiche foto che immortalano il nido di papaveri costruito con pazienza e creatività dal piccione dell’Australian War Memorial di Canberra.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Australian War Memorial di Canberra

 

 

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Guasto al reattore nucleare di Temelin: scollegata la controversa centrale ceca per un malfunzionamento alla turbina

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Un blocco del reattore della centrale nucleare di Temelin, in Repubblica Ceca, è stato scollegato a causa di un malfunzionamento. E’ l’ennesimo problema per questa centrale più volte criticata.

La causa della disconnessione non pianificata dell’Unità 1 della centrale nucleare di Temelín sembra essere stata, secondo quanto dichiarato dalla società operativa CEZ che gestisce la centrale, la turbolenza della turbina, probabilmente dovuta alle fluttuazioni delle temperature esterne.

Il reattore ad acqua pressurizzata dovrebbe ora essere chiuso completamente per esaminare il problema in modo più dettagliato. Quando il blocco tornerà operativo non è ancora chiaro.

Come ha dichiarato Petr Šuléř; responsabile della comunicazione della centrale nucleare di Temelín:

“Quando il blocco verrà ricollegato alla rete di trasmissione, dipenderà dai test e dai controlli avviati ora e funzionanti per ore. Finora non possiamo dire se saranno ore o giorni”

Secondo l’autorità di regolamentazione nucleare ceca SUJB, l’incidente non ha alcun impatto sulla sicurezza della struttura.

La centrale di Temelin, che si trova a soli 60 chilometri dai confini con la Baviera e l’Austria, è stata più volte criticata dagli ambientalisti in quanto sarebbe particolarmente pericolosa. La critica mossa risiede soprattutto nel fatto che in questa centrale vi è una strana combinazione: reattore russo e tecnologia di controllo degli Stati Uniti.

In passato ci sono stati ripetuti problemi con le vibrazioni della turbina, come ricordano Gabriele Schweiger e Roland Egger, attivisti antinucleare:

“Ancora una volta, il blocco I della centrale nucleare di Temelin ha dovuto essere spento, il che è ovviamente dovuto alle vibrazioni della turbina, che non è una novità, i problemi con la turbina hanno accompagnato la storia della centrale nucleare ceca dalla sua accensione. Non si può mai ignorare che queste ricorrenti difficoltà indicano debolezze strutturali fondamentali, ma nell’incidente di oggi, gli ingegneri ipotizzano che le vibrazioni sproporzionate della turbina fossero dovute a variazioni della temperatura esterna, il che è strano. Significative differenze di temperatura in breve tempo alle nostre latitudini non sono rare, i componenti tecnici nelle attività a rischio devono essere progettati di conseguenza”.

Ma gli abitanti della Repubblica Ceca in generale sembrano continuare a fare il tifo per il nucleare. La centrale di Temelín è il più grande produttore di elettricità del paese e copre circa un quinto del consumo interno.

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Francesca Biagioli

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Perché una piccola casa sta affondando nelle acque del Tamigi?

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Il gruppo di protesta climatica Extinction Rebellion ha fatto affondare una casa galleggiante in miniatura sul Tamigi per attirare l’attenzione sull’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici.

La protesta è stata organizzata la scorsa domenica a Londra, vicino a Tower Bridgee con lo scopo di attirare l’attenzione del governo sulla crisi climatica e sui rischi inevitabili che l’umanità sarà costretta ad affrontare a causa dell’innalzamento dei mari.

Sono ormai sempre di più i ricercatori che avvisano dei pericoli legati all’innalzamento del livello dei mari, un fenomeno che avrà conseguenze peggiori del previsto e in tempi più brevi di quanto ci si aspettava.
A causa dell’aumento del livello dei mari, infatti, molte grandi città che ora vivono sulle coste verranno cancellate entro il 2050 e a farne le spese saranno 150 milioni di persone.

Questa protesta arriva poi dopo le quasi 50 allerte di alluvione causate dalle intense piogge che hanno interessato tutta l’Inghilterra.
Nello Yorkshire e nelle Midlands in Inghilterra le inondazioni hanno reso necessaria l’evacuazione delle case e nel Sud Yorkshire sono in atto nove gravi avvertimenti per alluvioni che stanno minacciando la vita delle persone. Una donna è morta in seguito delle inondazioni nella contea di Derbyshire.
Secondo il primo ministro Boris Johnson le recenti inondazioni che hanno interessato il Regno Unito non rappresentano un’emergenza nazionale, ma Extinction Rebellion non è assolutamente d’accordo.

“Molte persone nel Regno Unito hanno vissuto esperienze che hanno cambiato la loro vita questa settimana e ce ne saranno molte altre nelle zone pianeggianti e costiere colpite da inondazioni nel prossimo inverno. Siamo solidali con tutti coloro che hanno perso la casa e i mezzi di sussistenza e continueremo a chiedere azioni finché non si realizzerà la gravità di questa emergenza nazionale e globale.”, ha dichiarato l’associazione in una nota.

Se non verranno prese misure drastiche e urgenti per ridurre le emissioni di gas serra, contrastare il riscaldamento globale e frenare l’aumento del livello dei mari, queste tragedie sono destinate a verificarsi sempre più spesso.

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Tatiana Maselli
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Anche Heineken abbandona gli anelli in plastica per le birre in lattina

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Dopo Carlsberg e Corona anche Heineken UK dice addio agli anelli di plastica per le lattine di birra. L’idea è di sostituirli con cartone sostenibile totalmente riciclabile, ma anche robusto e facile da impugnare.

Parlandone in esclusiva con ITV News, l’azienda ha dichiarato che la sostituzione avverrà entro la fine del 2021 riducendo così di circa 517 tonnellate la produzione di rifiuti in plastica annuali.

Nello specifico il cartone riciclabile verrà utilizzato nelle lattine multi-pack Heineken, Foster e Kronenbourg a partire da aprile 2020 in tutto il Regno Unito. Seguiranno tutti i marchi Heineken in lattine multi-pack, tra cui Strongbow, Bulmer’s e John Smith alla fine del 2021.

Cindy Tervoort, direttore marketing di Heineken UK, ha spiegato a ITV News che ci è voluto un po’ di tempo per cambiare rotta ma questo è dipeso dal fatto che l’azienda voleva garantire che tutto il materiale utilizzato fosse riciclabile e di provenienza sostenibile, senza per questo rinunciare alla comodità del trasporto per la clientela. Che è infatti garantito da uno speciale foro per le dita.

Questa decisione rientra nella strategia di Heineken che prende il nome di “Brewing a Better World“, il cui scopo è puntare proprio sulla sostenibilità. L’obiettivo è ridurre le emissioni totali di carbonio delle proprie imprese dell’80% entro il 2030 e in generale contribuire a un’economia più sostenibile su diversi fronti: proteggendo le risorse idriche, sensibilizzando le persone verso un consumo responsabile, collaborando in modo equo con le comunità coinvolte.

Heineken, come dicevamo, non è l’unica azienda ad aver deciso di abbandonare la plastica: a parte la già citata Carlsberg, la birra Corona già da tempo ha detto addio agli imballaggi in questo materiale e la Saltwater Brewery, azienda di birra artigianale a Delray Beach, ha trasformato gli anelli di plastica in anelli commestibili. Mentre Cerveza Patagonia, il più grande birrificio artigianale argentino, ha adottato una versione ecologica della propria confezione da sei unità realizzandola con carta da piantare.

Per fortuna anche la birra diventa sempre più sostenibile!

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Laura De Rosa

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Ricreata in Tuscia dopo 3000 anni l’antica oliva bianca citata nella Bibbia

GreenMe -

Un’oliva antica di colore bianco, che esisteva ben 3000 anni fa, è rinata ora a Civita Castellana, nella Tuscia, in provincia di Viterbo grazie ad un appassionato di culture antiche.

Si tratta dell’oliva bianca dell’isola di Kasos, in Grecia, conosciuta come Leucokasos. Una cultivar antichissima e, all’epoca, molto famosa in quanto veniva piantata nei giardini dei templi e in altri luoghi sacri. Si utilizzava infatti per realizzare un olio di cui ci si serviva nei rituali religiosi ma anche da bruciare nelle lanterne, perfetto in quanto non produceva fumo.

Era chiamato “olio del crisma” e proprio da questo prende ancora oggi il nome il sacramento cristiano della cresima.

Dalla spremitura dell’oliva bianca, dunque, si otteneva un prodotto che, più che per uso alimentare (questa oliva albina è insapore) veniva sfruttato all’interno delle lucerne e come base per unguenti.

Un olio di origine antichissima citato addirittura nella Bibbia dove si fa riferimento alla consuetudine di ungere le persone considerate importanti e di prestigio all’interno della società proprio con quest’olio.

La novità è stata presentata con orgoglio su Facebook da Alessio Grandicelli, cultore della cultura etrusco-fallisca che è riuscito a far crescere nuovamente l’antica oliva bianca a Civita Castellana.

Grazie alla passione per l’antichità di Grandicelli, oggi abbiamo dunque la possibilità di riscoprire questa antica oliva che era andata perduta nel corso del tempo.

Oltre che a Civita Castellana, ci sono davvero poche altre possibilità di vederla: esistono piante sporadiche in Toscana e in Calabria e altre sono conservate in alcuni laboratori dove si stanno studiando le caratteristiche dell’olio.

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Francesca Biagioli

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AAA coccolatori di gatti cercansi: questo cangattile di Milano cerca volontari per dispensare carezze

GreenMe -

Avreste mai pensato di poter essere assunti per accarezzare gatti dalla mattina alla sera? Una proposta simile era arrivata tempo fa da una clinica veterinaria di Dublino, la Just Cat, ma se in quel caso era indispensabile trasferirsi all’estero, questa volta non è necessario. L’associazione in cerca di coccolatori si trova in Italia, a Buccinasco, in provincia di Milano.

A pubblicare l’annuncio su Facebook è stata Anna Corbani a nome dell’associazione Tom & Jerry:

“Per il gattile di Tom e Jerry Buccinasco cerchiamo coccolatori di gatti. Noi siamo sempre di corsa, diamo cibo, puliamo gabbie e box, somministramo le terapie, ci fermiamo per qualche carezza……ma per loro ci piacerebbe molto, molto di più. Chi si offre??? Grazie
Anna 3472935402.”!

Per il gattile di Tom e Jerry Buccinasco cerchiamo coccolatori di gatti. Noi siamo sempre di corsa, diamo cibo, puliamo…

Pubblicato da Anna Corbani su Giovedì 24 ottobre 2019

I volontari non devono far altro che accarezzare i mici visto che il personale è sempre di corsa e spesso, per questo motivo, è costretto a trascurare le coccole.

L’onlus Tom & Jerry è nata nel 2002 e lavora per diffondere la cultura e la salvaguardia dell’ambiente, della natura e degli animali, lottando contro lo sfruttamento. A fine 2018 ha aperto il suo “Cangattile” dove accoglie animali abbandonati in attesa di nuove famiglie disposte ad adottarli ed è proprio qui che cerca volontari “coccolatori“.

Chi volesse proporsi, può contattare direttamente Anna Corbani al numero indicato su Facebook. Inutile dire che moltissimi utenti hanno commentato entusiasti la proposta, ma ancora non si sa se il cangattile abbia trovato la persona giusta, quindi fatevi avanti.

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Laura De Rosa

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Terremoto in Francia: scossa di magnitudo 5.4 vicino al confine con l’Italia Crolli e 4 feriti

GreenMe -

Il centro-sud della Francia è stato colpito da una violenta scossa di terremoto di magnitudo 5.4 secondo quanto riporta FranceSeisme, con epicentro nei pressi di Montélimar.

La scossa è avvenuta alle 11:52 ora italiana, a una profondità di 11 Km e ha causato 4 feriti, vittime di attacchi di panico, di cui uno grave, che secondo quanto riporta la stampa locale sarebbe stato colpito da un’impalcatura.

Ad avvertire il terremoto sono stati gli abitanti di Lione, St Etienne, Grenoble, Montpellier, Avignon e Marsiglia, come riporta EMSC.

Séisme en France ressenti à Montpellier, Lyon, St Etienne, Grenoble Avignon Marseille pic.twitter.com/9vzy2Yswgv

— EMSC (@LastQuake) November 11, 2019

Un séisme "fort" de magnitude 5,4 a été recensé dans la Drôme, près de Montélimar en fin de matinée pic.twitter.com/sDrmQIiKMV

— BFMTV (@BFMTV) November 11, 2019

LCI ha riportato la testimonianza di alcune persone che hanno avvertito chiaramente la scossa come Valentine di Teil che ha dichiarato:

“Ero tranquillamente sul mio divano e improvvisamente tutto ha iniziato a cadere, i mobili sono caduti, si sono incrinati, è apparso sui muri, è durato dai sei ai dieci secondi, ma sembrava infinito.”

Nella città di Teil diverse case hanno subito gravi danni e alcuni tetti sono crollati. Sono state aperte tre palestre per accogliere gli abitanti. Colpite anche, secondo quanto dichiarato dal sindaco Olivier Peverelli, le scuole, il municipio e due chiese.

Numerosi i tweet degli abitanti che hanno pubblicato post e immagini del terremoto.

Petit point, Je suis en plein Montélimar l'appartement a vraiment beaucoup tremblé j'ai eu peur, tout les gens sont dehors à #Montélimar je n'ai pas vu de fissure dans les murs je suis allé au carrefour beaucoup de produits sont au sol , j'ai cru à une bombe au début #seisme https://t.co/RkDXqJFi40

— Maxime Fournier #NR26 (@Waxiwe_) November 11, 2019

#tremblementdeterre
Le Teil particulièrement touchée. La préfecture demande aux habitants du Teil de rester pour le moment à l’extérieur des habitations. pic.twitter.com/lhk68CT1bB

— ALERTES INFO (@ALERTES_INFO) November 11, 2019

[DIRECT] #TremblementDeTerre : le secteur du #Teil (Ardèche) le + touché. Selon des témoignages, de nombreuses maisons sont fissurées, des toitures se sont effondrées. L’église de Mélas est "partiellement détruite". Les secours sont débordés (photos de Valentin, habitant) #seisme pic.twitter.com/7AsyF1vfJP

— Guillaume Woznica (@GWoznica) November 11, 2019

Secondo Olivier Coutant, sismologo presso l’Institute of Earth Sciences (ISTerre) di Grenoble, ci sono probabilità di scosse di assestamento nei prossimi giorni con repliche di magnitudo intorno a 4.5.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Twitter e FranceSeisme

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Festival della gentilezza 2019: al via da Napoli una settimana per diffondere ovunque cortesia e buone maniere

BuoneNotizie.it -

Siamo gentili, è l’unico modo per restare umani! È più o meno questo il monito che arriva dal primo Festival della Gentilezza, un festival diffuso dedicato alle buone maniere in...

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Festival della gentilezza 2019: al via da Napoli una settimana per diffondere ovunque cortesia e buone maniere

GreenMe -

Siamo gentili, è l’unico modo per restare umani! È più o meno questo il monito che arriva dal primo Festival della Gentilezza, un festival diffuso dedicato alle buone maniere in programma da oggi fino al 17 novembre. Una settimana per ricordare che basta davvero poco per essere felici.

In vista della Giornata Mondiale della Gentilezza, in calendario il 13 novembre in tutto il mondo, il Festival della Gentilezza è concepito come un’azione diffusa su tutto il territorio nazionale che raccoglie attività ed eventi che si svolgono in tutta Italia.

Enti pubblici e privati, attività commerciali, case editrici e librerie, scuole, privati cittadini, ristoranti, aziende agricole, alberghi e luoghi dell’ospitalità in 18 regioni italiane, tutti sono pronti a diffondere la cultura della gentilezza.

Il Festival della Gentilezza è parte integrante del progetto “ColtiviAmo Gentilezza” nato da un’idea di Viviana Hutter, scrittrice e autrice de Il mio quaderno della gentilezza e del giocoil Labirinto della gentilezza, Margherita Rizzuto, project manager ed appassionata di creazione di reti, e Antonio Puzzi, antropologo culturale e giornalista.

Un bellissimo entusiasmante progetto di innovazione sociale, una piattaforma di condivisione diffusa delle buone pratiche di gentilezza, mappate sul territorio nazionale.

Il Festival della Gentilezza apre i battenti oggi a Napoli, mentre le successive giornate vedranno un susseguirsi di eventi in tutta Italia: il 12 sarà la giornata dedicata alle scuole, il 13 (Giornata Mondiale della Gentilezza) alle librerie e agli Istituti di cultura, il 14 ai ristoranti, il 15 e il 16 alle azioni gentili verso i beni comuni o le fasce deboli, il 17 agli orti urbani e alle aziende agricole.

I 207 eventi in programma saranno organizzati in 18 regioni italiane da 11 associazioni, 8 attività commerciali, 3 aziende agricole e strutture ricettive, 3 Enti pubblici, 3 Librerie e case editrici, 18 esercizi di ristorazione, 62 Istituti scolastici, 8 gruppi spontanei di cittadini.

Il calendario completo degli eventi e l’elenco degli Angoli della Gentilezza li trovate qui e sulla pagina Facebook “ColtiviAmo Gentilezza”.

Contestualmente alla settimana di eventi, partiranno i primi 74 “Angoli della Gentilezza, i luoghi in cui si condivideranno azioni gentili e storie di gentilezza e che saranno attivi tutto l’anno presso associazioni, enti, case private, istituti scolastici, studi medici e attività ricettive e di ristorazione.

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Germana Carillo

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