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Cani e gatti ammessi ovunque, anche in chiesa e al ristorante, il disegno di legge che cambia il codice civile

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Cambia la legge in materia di cani e gatti domestici, d’ora in avanti potranno entrare anche in chiesa e al ristorante, nelle scuole e in generale in tutti gli esercizi pubblici. E ci sono novità anche per quanto riguarda la pensione e il divorzio.

Il disegno di legge assegnato alla Commissione Giustizia della Camera porta la firma di Patrizia Prestipino, da sempre impegnata a difendere gli animali, e di Stefania Pezzopane, entrambe del Pd, e si propone nel complesso di riconoscere e tutelare il diritto alla vita, alla salute e a un’esistenza dignitosa per gli animali, vietandone l’allontanamento coatto dalla famiglia.

Un modo per tutelare e rispettare gli animali in quanto “esseri senzienti” che non possono essere trattati come oggetti. Tant’è che anche in caso di divorzio, sarà il Giudice a decidere a chi dei due affidarli dopo attenta valutazione, a meno che non si opti per l’affidamento condiviso:

“In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dall’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere.”

Per quanto riguarda i condomini, nei regolamenti non potranno essere inserite “disposizioni che, in qualunque modo, limitino il diritto di ciascun condomino a possedere o a detenere un animale familiare.”

E in caso di morte del proprietario, l’animale dovrà essere affidato a un erede, a meno che il Tribunale lo affidi ad altre persone o associazioni animaliste in grado di prendersene cura:

“In caso di decesso del proprietario o del detentore di un animale familiare, il curatore, previo assenso dell’erede o del legatario onerato, sentiti tutti gli eredi e i legatari e previo assenso del tribunale, ne attribuisce la custodia temporanea, fino alla devoluzione definitiva, all’onerato o, in mancanza, a chi ne fa richiesta potendo garantire il suo benessere. In mancanza di accordo, decide il tribunale che provvede, altresì, sentiti gli enti e le associazioni individuati con decreto del Ministro del lavoro, della salute.

Vietata anche la marchiatura a fuoco degli animali anche se effettuata per attestazione.

Dove potranno entrare cani e gatti

Secondo la legge, che introduce un nuovo Libro nel Codice Civile, il XIV bis, “Degli animali“, cani e gatti d’ora in avanti potranno accedere ai locali pubblici o privati aperti al pubblico, sui mezzi di trasporto pubblico, e anche “negli uffici pubblici, nelle strutture residenziali, nelle scuole e nei luoghi di culto“. I cani vanno tenuti al guinzaglio e con disponibilità di museruola, “da utilizzare su richiesta del responsabile del locale o del servizio stesso.”

Novità per i cani poliziotto

La norma prevede delle novità anche per gli animali utilizzati dalle Forze di polizia nazionale o locale, che una volta terminato il servizio, dovranno essere “ceduti immediatamente a titolo gratuito a chiunque ne faccia richiesta potendone assicurare il benessere e, in caso di animali da reddito, ne è vietata la macellazione.”

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L’irriverente e divertentissimo calendario di un rifugio per aiutare i bulldog abbandonati a trovare casa

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Ci sono regali e regali. E poi ci sono quelli che “spaccano“, belli, divertenti e solidali. Come il calendario 2020Dad Bods and Rescue Dogs” che non a caso si è rivelato un autentico successo fin da subito. Simpatico, esilarante e con un nobile scopo: aiutare i cani bisognosi che cercano casa. Lo ha ideato Lucky Bulldogs Rescue, organizzazione di salvataggio per Bulldog e cani brachicefali, ovvero con muso corto, di Council Bluffs, Iowa.

Questi cani, come bulldog francesi, ma anche carlini sono molto “di moda” , ma anche molto problematici a livello di salute e i loro proprietari finiscono spesso per liberarsene

Il calendario è così speciale perché protagonisti non sono solo gli adorabili cani ma anche il volontario del rifugio, Lyndsey Wright, e i suoi simpaticissimi amici. Gli scatti sono a tal punto divertenti e originali da essere diventati virali in brevissimo tempo.

Ne hanno già venduti oltre 550, e il loro costo va dai 20 ai 25 dollari a seconda delle dimensioni. La missione è chiara: salvare più cani brachicefali possibile riabilitandoli dopo esperienze tragiche e dandoli in adozione a famiglie amorevoli. L’organizzazione si focalizza soprattutto su Bulldog inglesi, Bulldog francesi, Carlini, Boston Terrier e altre razze dal naso corto.

Ecco tutti i mesi da gennaio a dicembre! E se volete acquistarlo per farvi o fare un regalo lo trovate qui.

Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre

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Photo Credit: Lucky Bulldogs Rescue

 

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Sabbia finita sul Pontile dopo la mareggiata a Ostia trasformata in uno splendido presepe da un artista

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Il maltempo degli ultimi giorni non ha risparmiato nemmeno il litorale laziale: qui, da Civitavecchia a Ostia passando per Fregene, le piogge torrenziali hanno provocato smottamenti e allagamenti lungo tutta la costa e oltre. Una miriade di criticità che trovano un barlume di luce in una bizzarra opera a cielo aperto.

Da tutta la sabbia rovesciata sul Pontile di Ostia, infatti, un artista slovacco – al secolo Mare – ha dato vita a un’opera sui generis creando uno straordinario presepe quasi a grandezza naturale.

Case, casette, capanne e alberelli fatti con quell’ammasso di sabbia che, dopo quasi tre giorni di mareggiata devastante, aveva invaso strade e cabine cambiando letteralmente lo scenario dell’arenile, che in molti tratti è arretrato di parecchi metri fino al lungomare.

E così, parte di quella sabbia finita rovesciata sul famoso Pontile del Lido di Roma, ha assunto la forma bella di un presepe, grazie a questo artista di cui si sa ben poco.

Intanto, la statua di Nettuno che pure era stata travolta dalle onde, finendo per affondare in acqua, è tornata al suo posto.

Da sera a mattina con meno acqua e qualche spiraglio di luce e azzurro

Pubblicato da La mia Ostia su Domenica 24 novembre 2019

Foto: La mia Ostia 

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A Belluno vogliono uccidere tutti i cinghiali: troppi danni alle coltivazioni

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La Provincia di Belluno ha deciso di eradicare i cinghiali di qualsiasi sesso ed età e mette in campo 1400 controllori, tra cacciatori e proprietari di fondi agricoli, per sterminarli.

La task force ha l’obiettivo di fermare l’invasione dei cinghiali selvatici, colpevoli di danneggiare coltivazioni e pascoli.

Per il 2018, nel bellunese sono stati stimati danni provocati dai cinghiali per più di 164mila euro, 53 richieste di risarcimento e 80mila euro di danni liquidati. Una situazione che si ripete ogni anno e che esaspera gli agricoltori, che vedono le loro coltivazioni andare distrutte.

l cinghiali sono animali onnivori: si nutrono prevalentemente di frutta, radici, tuberi e semi, ma se non trova questi alimenti, si nutre di ciò che trova.
Se le risorse scarseggiano, i cinghiali si muovono verso le coltivazioni in cerca di cereali, legumi e patate e non è raro si spingano anche nei centri urbani.

“Abbiamo il dovere di tutelare le produzioni locali. Gli allevatori e gli agricoltori costituiscono un presidio dei territori montani.
Sui campi ci sono ancora colture di mais e soia che probabilmente sarà impossibile raccogliere e che diventeranno facile pasto di cinghiali e di cervi” dicono da Coldiretti.

Non è si sa quanti cinghiali siano presente nel territorio bellunese, ma è noto che in tutto il territorio nazionale questi animali sono in costante aumento.

Questo succede soprattutto perché esistono pochi esemplari di lupo, principale predatore del cinghiale, altro animale preso di mira poiché colpevole dell’uccisione del bestiame allevato.

Inoltre, l’uomo ha introdotto in natura numerosi esemplari a scopo venatorio, cioè cinghiali allevati e immessi sul territorio per essere poi cacciati.

Il numero dei cinghiali è aumentato e ora questi animali rappresentano un problema, per colpa dell’uomo. La risposta dell’uomo è quella di uccidere questi animali e palazzo Piloni dà il via libera alla caccia per risolvere la questione una volta per tutte.

“È impossibile fare una stima della popolazione di cinghiali presente nel territorio bellunese.
Oltre a procedere con l’abbattimento controllato 365 giorni l’anno e 24 ore su 24, abbiamo abilitato in questi ultimi anni 1405 controllori (cacciatori o proprietari di fondi) per aiutarci ad eliminare il cinghiale, un’operazione divenuta necessaria nel nostro territorio” ha spiegato Franco De Bon, sindaco di San Vito e consigliere provinciale con delega alla caccia e pesca.

“In altre zone d’Italia si stanno cercando gli strumenti per contrastare i danni provocati dalla fauna selvatica. A Belluno siamo un passo avanti. E potremmo spendere la nostra realtà come esempio di buone pratiche esportabili anche altrove”, ha concluso De Bon.

Non è chiaro quale sia il “passo avanti” e quali sarebbero le “buone pratiche” da esportare.

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Cioccolato al latte: ancora troppi oli minerali e sfruttamento nelle tavolette. Le marche migliori e peggiori

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Bambini e adulti amano il cioccolato al latte e in commercio si trovano tavolette di marche differenti. Ma quali sono le migliori? Un test ci rivela che solo 2 cioccolate su 25 possono essere considerate davvero “buone”.

La rivista tedesca Okotest ha messo a confronto 25 tavolette di cioccolato al latte (alcune vendute anche in Italia) cercando di capire quali sarebbero da consigliare o meno in base alla presenza di oli minerali all’interno delle barrette ma anche valutando le condizioni di lavoro delle persone che operano nelle piantagioni di cacao.

I laboratori a cui si è affidata la rivista, hanno studiato le tavolette andando alla ricerca non solo di idrocarburi ma anche di acrilamide, cadmio, nichel e salmonella. Quello che interessava capire era poi anche se i produttori fossero più o meno corretti nelle informazioni relative al cacao da loro utilizzato.

E’ ormai noto, infatti, che nelle coltivazione di cacao ci sono spesso condizioni di sfruttamento (anche dei bambini) e un problema di deforestazione. Pertanto, è stato chiesto ai fornitori di cioccolato del test la provenienza del loro cacao e come viene prodotto. Non ci si è fidati sulla parola, ovviamente, ma sono state chieste prove a sostegno: documenti di consegna, fatture e certificati.

Si è valutato infine anche il sapore del cioccolato e per questo ci si è affidati ad esperti.

I risultati

Purtroppo, quanto emerge dal test è piuttosto sconfortante. Sulle 25 tavolette analizzate, solo 2 ottengono il punteggio di buono, sette sono “carenti” o “insufficienti”, il resto è mediocre.

Come mai? Vi è ancora troppa presenza di oli minerali (già nel 2017 un test della stessa rivista aveva riscontrato questo problema) e cattive condizioni di lavoro.

4 su 25 tavolette di cioccolata nel test sono ancora contaminate con idrocarburi. Tuttavia, l’unica barretta di cioccolato senza olio minerale ha deluso in termini di produzione e trasparenza della filiera del cacao. 22 produttori non sono stati in grado di rivelare la loro intera catena di approvvigionamento della materia prima.

Per quanto riguarda il problema della presenza di oli minerali, quantomeno quest’ultimo test non ha riscontrato presenza di MOAH. Ma solo due produttori sono risultati puliti in quanto a MOSH, si tratta di Dennree e Ritter Sport.

Nel complesso, il miglior cioccolato del test si è rivelato il Rapunzel Dark Whole Milk e il Ritter Sport Alpine Milk. Entrambi sono stati in grado di tracciare e dimostrare la catena di approvvigionamento del cacao, il loro gusto ha convinto gli esperti e anche gli ingredienti erano sostanzialmente buoni.

I peggiori, invece, soprattutto in quanto a presenza di oli minerali sono risultati quelli di marca Dm Bio e Hachez, al di sopra dei valori di orientamento stabiliti in Germania.

Anche la nota tavoletta al latte Milka non esce bene da questo test, ottiene infatti il punteggio complessivo di “scarso”. E’ risultata fortemente contaminata da componenti di olio minerale. Più specificamente i composti MOSH, idrocarburi che si accumulano nel corpo umano.

Il problema delle condizioni di lavoro nelle piantagioni di cacao

Le tante domande poste alle aziende da Okotest, nella maggior parte dei casi non hanno avuto risposta o queste non sono state abbastanza esaustive. Dunque rimane un grande punto oscuro su tracciabilità, utilizzo del lavoro minorile e disboscamento illegale.

Ci si aspetterebbe che i produttori conoscano bene la loro catena di approvvigionamento ma nella maggior parte dei casi sembra non essere così. Solo 3 su 25 sono stati in grado di tracciare tutta la filiera, si tratta dei marchi Rapunzel, Gepa e Dm.

Il marchio biologico sul cioccolato non garantirebbe una buona coltivazione del cacao e anche le certificazioni Fairtrade e UTZ, che supportano il commercio equo, non sarebbero del tutto affidabili a detta di Okotest. Queste, grazie alla cosiddetta “mass balance” (procedura che permette di mescolare le materie prime certificate Fairtrade con materie prime tradizionali mantenendo comunque il bollino sul prodotto) consentirebbero di miscelare anche una piccola percentuale di cacao non certificato.

Nemmeno i certificatori poi, sempre a detta della rivista tedesca, pagano un salario di sussistenza e nessuno di loro, tra l’altro, può escludere completamente la deforestazione illegale e il lavoro minorile nella coltivazione del cacao.

Scegliere una “buona” tavoletta di cioccolato è diventato improvvisamente più difficile, non è vero?

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Petrolio sulle coste brasiliane: Bolsonaro ammette che potrebbe essere solo il 10% di quello sversato in mare

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Lo scorso sabato la Marina militare brasiliana ha rinvenuto nuove tracce di petrolio lungo le coste nello stato di Rio de Janeiro. Il petrolio è stato trovato in 725 località diverse e al momento non è stata ancora identificata l’origine.

Il greggio potrebbe essere lo stesso che tre mesi fa ha raggiunto le spiagge a nord-est del Paese, una marea nera che il poco tempo si è diffusa per oltre 2mila chilometri di costa, coinvolgendo 9 stati del Brasile.
Un vero e proprio disastro ambientale che potrebbe avere importanti ripercussioni anche sull’industria del turismo, poiché le spiagge interessate sono tra le più visitate del Paese, tra cui quelle di Santa Clara e Barreto.

L’Instituto Brasileño de Medio Ambiente aveva ipotizzato allora che il petrolio potesse essere di origine venezuelana, trasportato via mare da una nave fantasma, e stima che dall’incidente siano state raccolte circa 6mila tonnellate di greggio.

Il Presidente Brasiliano Jair Bolsonaro ha recentemente ammesso che il governo non ha idea di quanto petrolio sia stato riversato in mare in quell’occasione e ha avvertito di prepararsi al peggio: il greggio che ha raggiunto le coste potrebbe rappresentare solo il 10% del petrolio sversato in mare.

“Vorremmo poter identificare chi ha commesso questo atto criminale. Ora, non sappiamo quando il petrolio è ancora in mare. Nel caso peggiore, se la petrolieraha gettato tutto il suo carico in mare, meno il 10% è arrivato sulla nostra costa, quindi prepariamoci al peggio “, ha dichiarato Bolsonaro in un’intervista.

Il petrolio trovato lo scorso sabato è stato raccolto per poterne stabilire la provenienza e la Camera dei deputati dovrebbe istituire nei prossimi giorni una commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sull’origine e identificare i responsabili.
I parlamentari hanno inoltre promesso di discutere sulle misure da prendere per impedire che si verifichino nuovi disastri ambientali simili.

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Stop pesticidi, la petizione europea per salvare api e agricoltura che tutti dovremmo firmare

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Un gruppo di associazioni ha lanciato una raccolta firme per chiedere all’Europa di eliminare gradualmente l’uso di pesticidi per salvare le api, l’agricoltura e l’ambiente.

La campagna, denominata “Salviamo le Api! Protezione della biodiversità e miglioramento degli habitat degli insetti in Europa”, ha l’obiettivo di trasformare il settore agricolo secondo un modello che promuova la biodiversità, protegga l’ambiente e tuteli le piccole aziende: cambiamenti necessari per preservare le generazioni future.

L’attuale modello agricolo, infatti, punta a rese sempre più elevate che rendono necessario l’uso di fitofarmaci.
Questo ha portato a una importante perdita di biodiversità e gli ecosistemi sono oggi sull’orlo del collasso.
Siepi e prati fioriti stanno sparendo e con loro anche api, farfalle, uccelli. Il paesaggio si sta radicalmente modificando, mentre terreni e fiumi sono sempre più inquinati, così come il cibo che arriva sulle tavole.

L’esistenza stessa degli agricoltori è minacciata dall’agricoltura industriale: un numero sempre più elevato di terreni agricoli è concentrato in un numero sempre minore di aziende agricole, a scapito delle piccole imprese.

Per tutti questi motivi è necessario rivedere l’attuale sistema agricolo e andare verso un modello capace di conservare e arricchire il paesaggio, la biodiversità, la qualità del cibo e in grado di tutelare l’ambiente e la salute delle persone.

La nuova Iniziativa dei cittadini europei (ICE) punta a raccogliere un milione di firme per poter chiedere alla Commissione europea normative finalizzate a:

  • Ridurre gradualmente l’uso di pesticidi sintetici in agricoltura in tutti i Paesi dell’Unione europea, iniziando da quelli più pericolosi, per arrivare alla totale eliminazione dei pesticidi entro il 2035;
  • Ripristinare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole e trasformare i mezzi di produzione così che l’agricoltura torni a contribuire alla promozione della biodiversità.
  • Sostenere gli agricoltori durante la transizione e favorire la formazione e la ricerca indipendente degli agricoltori in materia di agricoltura senza pesticidi e OGM. Il settore agricolo andrebbe inoltre riformato dando priorità all’agricoltura su piccola scala, diversificata e sostenibile e alle pratiche agroecologiche e biologiche.

L’Iniziativa dei cittadini europei è uno strumento democratico che permette ai cittadini di influenzare le politiche europee: una volta raggiunto un milione di firme, la Commissione europea e il Parlamento europeo saranno costretti a rispondere alle richieste.

Alla campagna hanno aderito 90 organizzazioni di 17 diversi paesi europei, comprese organizzazioni di apicoltori e gruppi di agricoltori e di scienziati. L’iniziativa è supportata da diverse associazioni tra cui, in Italia, WWF e Federbio.

Per contribuire firmando la petizione è sufficiente cliccare qui e compilare i campi richiesti.

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Scienziati italiani scoprono la molecola che ringiovanisce il cervello e blocca l’Alzheimer

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Scoperto l’anticorpo A13, che ringiovanisce il cervello favorendo la nascita di nuovi neuroni contrastando i difetti delle prime fasi dell’Alzheimer.

Ringiovanisce il cervello e pone un freno all’Alzheimer: prenderebbe due piccioni con una fava la molecola scoperta dai ricercatori della Fondazione EBRI Rita Levi-Montalcini. Si tratta dell’anticorpo cosiddetto A13, che dona nuova vita al cervello favorendo la nascita di nuovi neuroni e contrastando i difetti che accompagnano le prime fasi della malattia di Alzheimer.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Death and Differentiation e coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il Cnr, la Scuola Normale Superiore e il dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, apre così nuove possibilità di diagnosi e cura.

Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori italiani si sono concentrati sulla proteina beta-amiloide e su un anticorpo che sembra in grado di neutralizzarla. Nello specifico, hanno scoperto che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto, la cosiddetta neurogenesi, si riduce in una fase molto precoce dell’Alzheimer e ciò sarebbe dovuto all’accumulo nelle cellule staminali del cervello di sostanze tossiche chiamate A-beta oligomeri.

Gli studiosi sono ora riusciti a neutralizzare gli A-beta oligomeri introducendo l’anticorpo A13 all’interno delle cellule staminali del cervello. In questo modo avrebbero riattivato la nascita di nuovi neuroni e sarebbero riusciti a far ringiovanire il cervello stesso.

Per venti anni gli studi sull’Alzheimer si sono focalizzati sulla beta-amiloide e sugli anticorpi per neutralizzarla per non arrivare ancora a nessuna soluzione plausibile. Ora il nuovo studio, introducendo questi anticorpi innovativi nelle cellule staminali del cervello, potrebbe portare alle eliminazione totale della proteina tossica che causa la malattia.

Ci vorrà ancora qualche anno e bisognerà prima valutare gli esiti delle fasi pre-cliniche di sperimentazione, ma la scoperta è molto importante e apre a nuove possibilità di diagnosi e cura di questa malattia.

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Miracolo a Tirana: la nascita di due gemelli a pochi minuti dal terremoto è un inno alla vita

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Tra le mille urla di dolore, nel buio e nella polvere, si levano più forti che mai le grida di bimbi che nascono, di bimbi che vengono salvati, di bimbi che ritrovano la mamma. L’ennesima tragedia che ci arriva dal mondo, quella che nel cuore della notte ha segnato l’Albania colpita da una scossa di magnitudo 6.5, ci mette di fronte alla altrettanto ennesima beffa della vita: la nascita di ben due gemelli. Proprio qui, proprio ora.

La lieta novella arriva da Tirana dove, pochi minuti dopo il terribile terremoto (secondo i dati più recenti sono 11 le vittime e più di 300 i feriti), la ginecologa Anika Dokle, pur avvertendo la scossa, ha dovuto tenere fede a un importantissimo appuntamento.

Era la nascita di due gemelli che hanno visto la luce 20 minuti dopo la scosso. E la ginecologa ha trovato il tempo e la forza di rallegrare la rete, in un momento di panico, con un video emozionante dei due gemelli appena nati.

Questi gemelli sono nati 20 minuti dopo il terremoto. Questo è il miglior simbolo della vita. Non ho più parole!

Ed eccoli qui:

Unë dhe shokët e mi edhe këtë herë në maternitet. Këta bebusha binjakë lindën 20 minuta pas tërmetit. Kjo është simbolika më e mirë e vijimësisë së jetës. Nuk kam më fjalë!

Pubblicato da Anika N. Dokle su Lunedì 25 novembre 2019

Il bimbo estratto vivo dalle macerie

Si scava e si scaverà probabilmente per giorni tra le macerie di diversi palazzi crollati e, probabilmente, aumenterà il numero delle vittime. Nel video le operazioni di soccorso e un  bimbo estratto vivo:

Intanto, se avete amici o parenti in Albania potete contattare il numero di emergenza connazionali messo a disposizione dall’Ambasciata: 35542274900.

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Trump ha firmato la legge che rende la crudeltà verso gli animali un crimine federale

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Il presidente Trump ha firmato il disegno di legge noto come Pact Act, rendendo di fatto la crudeltà verso gli animali un crimine federale.

La Preventioning Animal Cruelty and Torture Act, o Pact Act, vieta comportamenti crudeli e abusi sugli animali di ogni genere, indipendentemente dalla specie a cui questi appartengono.

Il disegno di legge era stato presentato a gennaio dal deputato democratico della Florida Ted Deutch e dal suo collega repubblicano, Vern Buchanan, quindi vi era la volontà bipartisan di porre fine alla crudeltà sugli animali facendo diventare questo un reato federale e quindi perseguibile addirittura dall’FBI al pari dei crimini più efferati.

Il provvedimento espande una legge del 2010 firmata dal presidente Barack Obama che vietava i video che mostravano torture sugli animali ma che, paradossalmente,  non proibiva atti di violenza contro gli animali stessi.

Ad ottobre la Camera degli Stati Uniti aveva votato all’unanimità per rendere operativo il Pact Act e, in seguito all’ok del senato, ieri è stata la volta di Trump che ha ufficializzato la legge.

“È importante combattere questi atti atroci e sadici di crudeltà, che sono totalmente inaccettabili in una società civile” ha dichiarato Trump durante la cerimonia per la firma.

L’importanza di questa legge l’ha spiegata invece Chris Schindler, di Humane Rescue Alliance, associazione che si occupa di tutela degli animali:

“I nostri funzionari indagano su migliaia di casi di crudeltà verso gli animali ogni anno, ma non sono stati in grado di garantire giustizia agli animali nei casi in cui la crudeltà si verifica in più giurisdizioni. Il Pact Act è uno strumento necessario per noi per fornire ulteriore protezione agli animali e garantire che alcuni degli atti più orribili di crudeltà siano perseguiti nella misura massima consentita dalla legge”.

Chi trasgredisce questa nuova normativa, ora dovrà affrontare sanzioni penali che comportano una multa salata e una pena detentiva fino a sette anni.

Chi maltratta gli animali potrebbe dunque trovarsi alle prese con l’FBI o altre agenzie federali, da oggi autorizzate a perseguire anche questo crimine.

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‘I racconti di Parvana’, il film animato prodotto da Angelina Jolie contro l’oppressione delle donne afghane torna nelle sale

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Si chiama Parvana, è una bambina di 11 anni dallo sguardo fiero, senza papà, con una famiglia sulle spalle. Vive in Afghanistan in un’epoca oscura, quella del fondamentalismo islamico, che priva le persone dei diritti fondamentali, privandola a sua volta della figura paterna, imprigionata per averle voluto insegnare a leggere e scrivere. Perché l’istruzione apre gli occhi delle persone, le rende più consapevoli e, quindi, meno manovrabili.

Ma Parvana non ci sta e con coraggio e spirito di ribellione decide di andarlo a cercare, suo padre, dopo essersi tagliata i capelli e aver indossato abiti da uomo per passare inosservata e mantenere, nel frattempo, la sua famiglia. Racconta storie, Parvana, che affondano le radici nelle tradizioni e nella vita reale, tramite le quali cerca di proteggersi e proteggere il suo mondo perché, come diceva suo padre, “le favole rimangono nel cuore quando tutto il resto se ne va.”

Di questo tratta il nuovo film prodotto da Angelina Jolie, “I racconti di Parvana – The Breadwinner“, tratto dal bestseller di Deborah Ellis, “Sotto il burqa“, che, uscito nel 2017, ha già ottenuto una candidatura ai Premi Oscar, una candidatura ai Golden Globes e una candidatura agli European Film Awards.

Un racconto che parla di emancipazione femminile, discriminazione di genere, assenza dei diritti dell’infanzia e di oscurantismo, in un contesto, quello dell’Afghanistan, oppresso dal volere degli estremisti che non accettano pensieri divergenti e che le persone comuni temono.

Qui il destino delle piccole donne è segnato già nella prima infanzia quando anziché giocare, devono occuparsi dei fratelli, crescendo precocemente come casalinghe in vista del successivo matrimonio, anch’esso consumato in giovanissima età. Insomma, un’esistenza difficile e piena di insidie, che Parvana decide di vivere a testa alta.

Una storia, la sua, adatta a tutti, grandi e piccini, che viene riproposta nelle sale a partire da lunedì 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la distribuzione di Wanted Cinema e il patrocinio di Amnesty International Italia.

Il film si può vedere non solo al cinema ma anche in streaming su Netflix.

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Photo Credit: Youtube

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Troppi animali a bordo della nave affondata in Romania: si salvano solo 32 pecore su 14mila

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Riprendono i tentativi di salvataggio per le pecore rimaste coinvolte nel ribaltamento della Queen Hind avvenuto la scorsa domenica. Sulla nave mercantile stavano viaggiando oltre 14mila pecore, quando si è rovesciata al largo, a circa un centinaio di metri dal porto di Midia, in Romania. La nave si è probabilmente ribaltata poiché troppo carica.

A seguito dell’incidente e dopo aver salvato l’equipaggio, si è tentato di salvare anche le pecore intrappolate all’interno della nave.

I soccorsi sono iniziati poche ore dopo l’incidente, ma sono però stati sospesi durante la notte per poi essere ripresi al mattino e questo ha provocato la morte di numerose pecore. Sembra infatti che su 14.600 percore a bordo solo 33 siano sopravvissute.

Gli attivisti di Animals International si sono recati sul posto e hanno documentato con immagini e video ciò che sta accadendo.

I terribili filmati girati negli ultimi giorni dagli investigatori di Animal International dimostrano che la mancanza di un protocollo di emergenza e di una una rigida legislazione relativa al trasporto di animali facilità il verificarsi di tragedie simili.

“Questa tragedia si sarebbe potuta evitare se esistessero procedure per tali emergenze e, soprattutto, se la Romania esportasse carne anziché animali vivi.
Sospettiamo un sovraccarico della nave e una scarsa distribuzione del peso che ha portato all’inclinazione della nave e al ribaltamento su un lato”, accusa Gabriel Păun, direttore di Animals International.

Le immagini girate il giorno dell’incidente mostrano infatti una quantità impressionante di pecore ammucchiate contro il lato della nave in procinto di affondare.


Il giorno successive, da nuove riprese sono ben visibili i corpi di diverse pecore che galleggiano intorno alla nave, ormai senza vita.

“Le immagini che abbiamo girato mostrano migliaia di animali ammassati sulle pareti laterali della nave prima che finisca sott’acqua e che gli animali affoghino, seguite dalle riprese mattutine di animali morti che galleggiano sull’acqua. La nave è stata abbandonata di notte e nessuna operazione di salvataggio è stata eseguita al mattino per i poveri animali ”, ha aggiunto Păun.

Non è la prima volta che avvengono incidenti simili e la stessa Queen Hind è già stata oggetto di ripetuti guasti mentre trasportava animali vivi, che si sono trovati poi alla deriva per giorni.

Dopo l’incidente della scorsa domenica, gli attivisti chiedono al Ministero dell’agricoltura e a quello dei trasporti di indagare sulle cause della tragedia e di verificare se sia stata rispettata la normativa sul benessere degli animali durante il trasporto.

L’esportazione di animali vivi continua a crescere sia all’interno che all’esterno dell’Europa: le esportazioni europee di animali vivi sono aumentate da un valore di quasi un miliardo di euro nel 2000 a circa 3 miliardi nel 2018.

La Queen Hind era diretta in Arabia Saudita, paese che ha da poco iniziato a importare animali vivi dalla Romania, dopo la recente firma di un accordo commerciale. Oltre all’Arabia Saudita, gli animali sono destinati anche al Sudan, Somalia, Giordania, Libano, Israele e Kuwait, paesi che non riescono a far fronte alla crescente domanda di carne.

Le associazioni animaliste hanno più volte sollevato preoccupazioni in merito al commercio di animali verso i paesi del Medio Oriente perché l’esportazione fuori dall’Europa rende impossibile verificare se i requisiti europei in materia di trasporto.

Gli animali si trovano spesso costretti a viaggiare in condizioni orribili, ammassati nelle stive delle navi senza che vengano rispettate le regole sulla densità massima consentita. Durante i mesi estivi gli animali rischiano di morire durante il trasporto a causa delle temperature elevate, oppure, come è avvenuto per la Queen Hind, le navi vengono caricate in modo eccessivo.

Per garantire il rispetto delle normative e tutelare il benessere degli animali,  gli attivisti chiedono nuovamente che vengano vietate le esportazioni di animali vivi dall’Europa verso paesi extra-UE.

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Formaggi italiani con latte straniero non dichiarato: la lista ‘segreta’ dei marchi coinvolti svelata da Report

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Quando acquistiamo un formaggio italiano ci aspettiamo (e auguriamo) che sia fatto con latte proveniente dal nostro paese. Purtroppo un’inchiesta ci ha svelato che non è esattamente così…

Nella puntata di Report di ieri è andato in onda un servizio dal titolo “Latte versato” che ha parlato della situazione dei formaggi mady in Italy che purtroppo tanto italiani non sono dato che vengono prodotti con latte straniero proveniente da diversi paesi dell’Ue.

La domanda che si pone l’inchiesta è: quanti formaggi proposti sul mercato come italiani sono realmente prodotti con materia prima del nostro paese?

Il servizio di Rosamaria Aquino svela in anteprima la lista segreta delle aziende coinvolte nella bufala dei prodotti caseari prodotti con latte 100% italiano. Al centro dello scandalo ci sono formaggi di ogni tipo: mozzarella, mozzarella di bufala, grattugiati, formaggi a pasta morbida e altro.

I marchi incriminati

Report è riuscito ad avere la lista (secretata per anni dal ministero della Salute) delle aziende che utilizzano latte non italiano per la realizzazione dei loro formaggi che vantano poi la dicitura di italiani anche se appunto non è propriamente così.

Già la Coldiretti a giugno di quest’anno aveva chiesto al Ministero della Salute di conoscere i nomi dei caseifici che si servono di latte importato ma la domanda venne rigettata con la seguente motivazione:

“negli organi direttivi della Coldiretti siedono persone che hanno interessi diretti in imprese del settore lattiero caseario”.

In realtà il latte estero “in nero” sarebbe stato coperto dichiarando, con dati falsi relativi alle vecchie quote latte, una produzione di latte italiano maggiore di quella reale (per questo sono stati sanzionati molti allevatori con cifre da capogiro e come conseguenza sono stati costretti ad interrompere l’attività).

Ma quali marchi sono presenti in questa lista? Ecco quelli svelati da Report:

  • Galbani (Lituania, Spagna, Francia)
  • Prealpi (Germania, Finlandia, Danimarca)
  • Granarolo (Francia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Ungheria)
  • Giglio (gruppo Newlat importa dall’Ungheria)
  • Polenghi (gruppo Newlat importa dall’Ungheria)
  • Torreinpietra (gruppo Newlat importa dall’Ungheria)
  • Parmalat di Collecchio (Slovenia, Belgio, Croazia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Polonia)
  • Mozzarelle Francia (Germania)
  • Mozzarelle Cuomo (Germania)
  • Grana Padano (Germania, Polonia, Ungheria per i grattugiati misti)
  • Parmigiano (Lituania e Lettonia per i formaggi generici)

 

Da dove proviene il latte e quali sono i rischi

Le indagini di Report mostrano tir di latte provenienti da diversi paesi europei e diretti ai caseifici italiani. In particolare il latte arriva da Germania, Spagna e paesi dell’Europa dell’est.

Il risultato di questa importazione che, giornalmente, supera le nostre frontiere e arriva in Italia è che circa i 3/4 dei cartoni di latte a lunga conservazione venduti nel nostro paese sono stranieri e 1/2 delle mozzarelle sono realizzate con latte non italiano.

Una frode, se non si dichiara poi in etichetta che i formaggi sono realizzati con latte straniero, ma anche un potenziale rischio per la sicurezza dei consumatori. La difficoltà di conoscere quali prodotti hanno al loro interno latte importato espone alla difficoltà di tracciare e segnalare eventuali allerte alimentari relative alla presenza ad esempio di listeria o altri batteri.

La Coldiretti in prima fila e i consumatori, dopo aver saputo tutti questi retroscena, chiedono la massima trasparenza su questa questione. Come ha dichiarato il presidente della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, Ettore Prandini:

“Tu puoi utilizzare latte proveniente dalla Romania, però devi scrivere che è latte rumeno. Questo noi vogliamo. Il massimo della trasparenza”

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RIP Lewis, non ce l’ha fatta il koala salvato dalle fiamme in Australia

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Le ustioni riportate da Lewis erano troppo gravi e non accennavano a migliorare: il koala stava soffrendo troppo, i veterinari hanno deciso di addormentarlo.

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini del  video straziante del suo eroico salvataggio in cui una donna di nome Toni Doherty si lanciava tra le fiamme per salvare il koala da morte certa, lo rinfrescava con dell’acqua e lo avvolgeva nella sua camicia, mentre l’animale urlava di dolore.

Il koala, ribattezzato Lewis in onore al nipote della sua salvatrice, è stato poi trasportato nell’ospedale veterinario a Port Macquarie, specializzato nel trattamento dei koala.

I veterinari hanno fatto il possibile per curare le gravi ustioni riportate da Lewis e sembrava che l’animale si stesse lentamente riprendendo.

Durante una medicazione, i medici si sono però resi conto che per Lewis non c’era più nulla da fare: le ustioni peggioravano, non c’era speranza di guarigione e il koala stava soffrendo troppo.
I medici dell’ospedale di Port Macquarie hanno dunque dovuto prendere la terribile decisione di addormentare per sempre Lewis.

“Il nostro obiettivo numero uno è il benessere degli animali, per questo abbiamo preso questa decisione”, ha dichiarato l’ospedale dei koala di Port Macquarie.

I membri dell’ospedale stanno facendo di tutto per salvare la vita dei koala, recuperandoli dalle fiamme e offrendo loro cure adeguate.
L’ospedale ha anche organizzato una raccolta fondi per acquistare abbeveratoi da collocare nelle aree boschive australiane colpite dagli incendi e per costruire un rifugio per la riabilitazione dei koala soccorsi.

Purtroppo si stima che circa 1000 koala abbiano perso la vita negli incendi e che l’80% del loro habitat sia andato distrutto, determinando l’estinzione funzionale di questi animali.

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Addio alle microplastiche nei cosmetici, ma il divieto non varrà per tutti i prodotti

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Microplastiche nei cosmetici: dal 2020 si dirà addio alle microplastiche e alle plastiche “oxo-degradabili”, quelle che si frammentano con luce e caldo, nei prodotti che usiamo in bagno. Una risoluzione, quella europea, che però non avrà la stessa valenza per tutti i prodotti: a dire addio alle microplastiche, infatti, sarà solo la cosmetica da risciacquo.

Se da un lato, l’Italia è all’avanguardia in fatto di regolamentazione dei frammenti contenuti nei flaconi di detergenti esfolianti e scrub, la messa al bando non vale per tutti i tipi di creme. È per questo che noi consumatori non dobbiamo dimenticare di guardare sempre e comunque l’etichetta.

Secondo quanto si apprende dalla legge di Bilancio 2018dal 1° gennaio 2020 è vietato mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche”.

Non tutti i cosmetici, di fatto, vengono inclusi nella legge, ma solo gli esfolianti e i detergenti che hanno bisogno di risciacquo: ad essere cioè coinvolti nel divieto sono i cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente, quel tipo di prodotti che contengono microplastiche che agiscono insomma come esfoliante sulla pelle. Per intenderci, altri prodotti denominati “cosmetici”, come i trucchi con i glitter luccicanti, potranno essere ancora commercializzati.

Insomma, a gennaio l’uso sarà proibito per i prodotti specificati dalla legge ma non per gli altri cosmetici non esfolianti, detergenti e senza risciacquo.

L’indicazione di eventuali plastiche si trovano nell’elenco degli ingredienti, il cosiddetto INCI. Come indica la stessa Unep, la dicitura che ne indica la presenza può essere:

  • Polyethylene (PE)
  • Polymethyl methacrylate (PMMA)
  • Nylon
  • Polyethylene terephthalate (PET)
  • Polypropylene (PP)

Dal 2020 non li troveremo più anche se già da tempo molte aziende cosmetiche hanno sostituito il polietilene degli scrub o dei cosmetici a risciacquo con altri ingredienti esfolianti alternativi e 100% biodegradabili.

Le microplastiche nei cosmetici sono di fatto ingredienti esfolianti molto delicati. Si tratta in definitiva di minuscole sfere la cui dimensione non supera i 5 mm e, anzi, in alcuni cosmetici la loro dimensione è davvero microscopica, pari a 0,1 μm.

Eppure, anche se minuscole, anche loro hanno contribuito al disastroso inquinamento dei fiumi e dei mari. D’ora in poi molte di esse non ci saranno più, per tutto il resto ecco qui 10 ricette facile di scrub per il viso fai-da-te.

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Terremoto in Albania: scossa di magnitudo 6.5 avvertita anche in Campania, Basilicata e Puglia

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Terremoto in Albania: un sisma di magnitudo 6.5 ha svegliato alle 2:54 ora locale (le 3:54 in Italia) gli abitanti della costa settentrionale vicino a Durazzo. Avvertite scosse anche qui in Italia, fino in Puglia, Campania, Abruzzo e Basilicata.

Molti feriti e tre morti secondo le ultime stime, ma ancora molte persone sotto le macerie.

Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) italiano e del servizio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 10 km di profondità ed epicentro tra Shijak e Durazzo.

Evento sismico Mw 6.5, Costa Albanese settentrionale (Albania) https://t.co/jNH1saQmwC

— INGVterremoti (@INGVterremoti) November 26, 2019

A Tirana, la gente è scesa in strada, mentre a Durazzo e a Thunama sono crollati case e palazzi, si registrano dispersi, 150 feriti, persone sotto le macerie e per ora si contano già 3 vittime.

Le unità dell’esercito e della protezione civile sono al lavoro tra le macerie.

#earthquake in #Durres
First reported damages! #Albania pic.twitter.com/6jS3Nb0Xiv

— Klaudja Karabolli (@KKarabolli) November 26, 2019

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