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Salomon lancia le scarpe da corsa che si riciclano e diventano scarponi da sci

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Quella ideata dal marchio Salomon è una novità che apprezzeranno gli amanti dello sport e del riciclo. Si tratta di una scarpa da corsa che, a fine vita, non si butta via ma si riutilizza per realizzare scarponi da sci!

La nuova scarpa è stata presentata questa settimana a Monaco dopo essere stata studiata e sviluppata per 18 mesi in modo da darle le seguenti caratteristiche: alta prestazione e successiva possibilità di riciclo.

Si tratta di un modello da corsa che si presta appunto ad un doppio uso: prima si sfrutta per fare footing e poi, una volta usurata, non va buttata ma, essendo completamente riciclabile, diventa utile al marchio per produrre scarponi da sci.

L’innovativa scarpa è realizzata interamente in poliuretano termoplastico (TPU). Alla fine della sua vita su strada, si tritura e riutilizza appunto per realizzare l’esterno degli scarponi da sci alpino di Solomon, dandogli una nuova vita sulle piste.

In realtà non è chiaro cosa accada alla fine di questa sua seconda vita, non sembra essere ancora del tutto “circolare”, ma la società afferma che il processo consentirà a Salomon di estendere il ciclo di vita dei materiali più del doppio, il che è sicuramente un buon punto di partenza.

Questa azienda è comunque impegnata nella sostenibilità ambientale e punta a ridurre il suo impatto nel prossimo decennio. Il programma prevede impegni per ridurre le emissioni complessive di carbonio del 30% entro il 2030, oltre all’eliminazione dei composti perfluorurati (PFC) in tutti i suoi prodotti entro il 2023.

Come ha dichiarato Guillaume Meyzenq, vice presidente di Salomon Footwear:

“Creando questa scarpa che può essere riciclata in un guscio dello scarpone da sci, stiamo dimostrando che è possibile trovare materiali alternativi per creare calzature performanti. È uno sviluppo entusiasmante che ci aiuterà a portare in futuro soluzioni per calzature più sostenibili”

E noi non possiamo che augurarci un futuro più sostenibile anche nel mondo delle scarpe!

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Francesca Biagioli

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Il sindaco di Benevento vuole vietare l’accesso dei cani nel centro storico per colpa degli incivili

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Niente cani nel mio centro storico!“, tuona più o meno così il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che ne avrebbe fin sopra i capelli di quanti lasciano gli escrementi dei propri pelosi per strada. Il sindaco si è fatto autore di quelle che i più chiamano “ordinanze creative” e qualche frecciatina dagli animalisti se l’è meritata.

Dopo la guerra senza quartiere ai piccioni con un’ordinanza che vietava alla cittadinanza di dar loro da mangiare, infatti, il Mastella arriva ora con una dichiarazione nuova di zecca destinata a quei cattivoni dei proprietari dei cani che non ne puliscono le deiezioni.

L’affetto per i cani e per gli animali è un fatto molto bello. Ma non è possibile che, nonostante la mia ordinanza, molti proprietari girino lo sguardo altrove e non puliscano i bisogni dei loro cani. Questo senso di inciviltà non è accettabile. Tanti, e giustamente, se ne lamentano. Ho dato disposizione di fare contravvenzioni rigorose e, se la cosa persiste, vedrò se esistono le condizioni di legge per vietare, soprattutto per il corso, l’accesso ai proprietari con cani“, scrive su Fb il sindaco della città sannita.

Il divieto che vorrebbe rivolgere agli incivili? Non mettere più piede nel centro storico (come se al di fuori di esso si potesse imbrattare impunemente, tra l’altro).

L’affetto per i cani e per gli animali è un fatto molto bello. Ma non è possibile che, nonostante la mia ordinanza,…

Pubblicato da Clemente Mastella Sindaco su Sabato 2 novembre 2019

L’ordinanza cui Mastella fa riferimento nel post è effettivamente datata 2016, in cui intima di
raccogliere immediatamente gli escrementi prodotti dai cani e di provvedere alla pulizia del suolo“.

Nell’ordinanza nulla di male e, siamo onesti, tutto sommato spesso per strada ancora si lotta con chi porta a spasso un cane e non pulisce le sue deieizioni. Il fatto che sconcerta è che più che rilanciare un accorato appello a un maggiore senso civico della cittadinanza o intensificare i controlli, si cerchi di precluderne una passeggiata al centro storico.

Molte le associazioni animaliste che non hanno preso bene la “provocazione” . Voi da che parte state?

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Germana Carillo

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Scampi e gamberi della Sardegna pesantemente contaminati dalle microplastiche. Lo studio

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Sono stati resi noti i risultati di uno studio italiano sui livelli di microplastiche in scampi e gamberi della Sardegna. Ciò che è stato trovato in questi crostacei non è confortante: la contaminazione è molta alta!

Lo studio, condotto da un team di ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, ha voluto esaminare il problema delle microplastiche che, purtroppo presenti negli oceani, vengono ingerite dagli animali marini.

Ogni anno sono milioni le tonnellate di plastica che finiscono negli oceani e questo materiale, dopo essersi trasformato in minuscoli filamenti (appunto le microplastiche), finisce in parte ingerito dagli animali.

Mentre la maggior parte delle ricerche è andata ad analizzare il quantitativo di microplastiche all’interno di animali marini che vivono più in superficie, stavolta lo studio ha voluto capire quanti filamenti inquinanti finiscono più in profondità e, nello specifico, vengono mangiati da scampi e gamberi viola. Si trattava in entrambi i casi di specie raccolte in Sardegna.

Purtroppo i risultati, pubblicati su Environmental Pollution, evidenziano l’elevata concentrazione di microplastiche all’interno di questi crostacei. Si tratta in prevalenza di polietilene (PE), ossia quel materiale con cui si realizzano gli imballaggi e di polipropilene (PP), usato soprattutto per realizzare tappi di bottiglia o capsule di caffè.

Sono state trovate 413 particelle nello scampo e 70 nel gambero. Ma come mai così tanto nello scampo piuttosto che nel gambero? Ha spiegato la situazione Alessandro Cau, uno degli autori della ricerca che invita anche alla cautela:

“Sono risultati allarmanti ma che non devono creare allarmismi, non sappiamo ancora, infatti, se la quantità ritrovata nello stomaco dei gamberi ma soprattutto negli scampi (sono crostacei scavatori, quindi tendono ad ingerire maggiormente le sostanze depositate nel fondo marino), possa causare danni all’organismo o all’uomo. Certo è che quelle microplastiche, che sembrano così distanti da noi, ci ritornano indietro in maniera subdola”.

La domanda che si stanno ponendo ora i ricercatori è quanta microplastica effettivamente finisce sulle nostre tavole se consumiamo questi crostacei:

“Ci stiamo chiedendo in particolare se gli scampi siano in grado di triturare quelle microplastiche che abbiamo trovato nel loro stomaco e che non sono riuscite a passare nel tratto digerente perché troppo grandi. In questo caso le particelle verrebbero reimmesse nel mare e nella catena alimentare di altre specie, nel caso contrario arriverebbero tutte sui nostri piatti”.

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Francesca Biagioli

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Riccardo Ehrman, il giornalista italiano che fece cadere il muro di Berlino con una domanda

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Una domanda a bruciapelo e una risposta che non lasciò dubbi e che portò alla caduta del muro di Berlino. Dopo 30 anni, lui – Riccardo Ehrman – i più attenti se lo ricordano così, in quella conferenza stampa in cui chiese a Guenter Schabowski, allora portavoce del governo, quando sarebbero entrate in vigore le nuove norme di viaggio decise dalla Ddr (la Germania dell’Est).

Ab wann?“, “Da quando?“, e la risposta cambiò la storia in un attimo. Da tempo si parlava già di permettere ai cittadini di Berlino Est di andare nella parte occidentale. Ma così frettolosamente i dirigenti comunisti della Ddr non se l’aspettavano per niente.

Tutto accadde esattamente 30 anni fa  , il 9 novembre del 1989, quando dinanzi a una sala gremita di giornlalisti Ehrman pose quella domanda decisiva, con sulle spalle i suoi 11 anni di corrispondenza Ansa da Berlino Est. Un lavoro certosino, appassionato e non facile, sorvegliato com’era notte e giorno:

La casa era casa ufficio ed era piena di microfoni, persino nel bagno, e nella camera da letto ce n’erano due“, racconterà 25 anni dopo dalla sua abitazione di Madrid.

90 anni il 4 novembre scorso, Riccardo Ehrman è di origine ebreo-polacca. A 13 anni fu rinchiuso nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove fu liberato dagli inglesi nel settembre del ’43. Divenne poi giornalista, girò il mondo e poi fu nominato corrispondente dalla Germania per l’ANSA. A 78 è stato insignito della Croce Federale al merito dal governo tedesco.

Quel giorno del 1989 Riccardo Ehrmann aveva 60 anni e per un incrocio di fattori casuali ha contribuito a chiudere il “Secolo breve”.

Ab wann?“, la domanda che fece cadere il muro di Berlino

Foto

Seduto sui gradini sotto il tavolo della sala convegni del Socialist Unity Party of Germany (SED), il 9 novembre del 1989 Riccardo Ehrman arrivò lì, alla conferenza stampa indetta dai dirigenti comunisti della Ddr, per ultimo, in preda alla smania di non aver trovato subito un posto nel parcheggio.

Fu un caso che Gunter Schabowski, il portavoce del governo della DDR, arrivasse anche lui in ritardo, con poche informazioni e un fogliettino che non aveva nemmeno letto.

Mi dicevano che (la conferenza stampa, ndr) sarebbe stata importante, anche dal ministero degli Esteri. Ma io sono convinto che nessuno dei tedeschi orientali sapesse cosa stava per succedere. Lo stesso Schabowski non aveva capito come stessero le cose. Schabowski non aveva letto il foglietto che gli aveva passato Egon Krenz (numero uno del partito e il successore di Honecker) prima dell’incontro coi giornalisti, dove si spiegavano le facilitazioni”, racconta Riccardo Ehrman.

Al momento delle domande, Ehrman si rivolse a Schabowski:

Lei ha parlato di errori, non crede che sia stato un grande errore: quello di annunciare poche settimane fa una legge di viaggio che non era tale?“, alludendo al fatto che si stava facendo credere ai tedeschi di poter espatriare verso Berlino ovest.

Schabowski era in palese difficoltà e impreparato, non aveva ancora avuto il tempo di leggere il foglietto con le istruzioni che gli aveva passato Egon Krenz (numero uno del partito e il successore di Honecker):

I tedeschi dell’est possono espatriare senza dare spiegazioni“, annunciò.

Ehrman, che comprese subito di aver colpito Schabowski su un punto debole, parte con una seconda domanda: “Vale anche per Berlino ovest?“. ““, risponde il funzionario.

Ed ecco la terza e decisiva domanda entrata nella storia. “Ab wann? (Da quando?, ndr)“. “Da subito“.

Uno dei maggiori dirigenti della Ddr aveva appena detto che dava libertà a tutti di lasciare Berlino est e di andare a Berlino ovest senza passaporto o visto. E da quel momento è storia che conosciamo.

Eppure Ehrman ha mantenuto un segreto per ben due decenni, una sorta di retroscena che lo portò sulla pista giusta. Quella mattina aveva avuto un’imbeccata da Gunther Potsche (morto nel 2008 e con il quale il giornalista aveva stretto un patto di lealtà): il direttore dell’agenzia di informazione della Germania Est gli rivelò che era emerso un grande dibattito nel gruppo dirigente del partito e che il giorno prima si erano decise piccole aperture nella legge di viaggio che di fatto impediva l’espatrio ai cittadini della Ddr.

Da lì a formulare la domanda nel posto giusto al momento giusto per Riccardo Ehrman è stato un attimo.

Il mio merito, se si può parlare di merito, è non tanto di aver fatto la domanda, quanto di aver capito la risposta” , conclude Ehrman.

Con lui rileggiamo la storia d’Europa degli anni più bui e, soprattutto in questi giorni, cerchiamo di farne tesoro per non commettere gli stessi errori. O almeno proviamoci.

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Germana Carillo

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Da Gomma a Gomma: lo pneumatico verde tutto italiano realizzato con materiali riciclati

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Economia circolare è una locuzione che definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità. Ed è proprio un autentico esempio di come poter mettere in pratica il concetto di Economia Circolare, il nuovo progetto di Ecotyre (il consorzio che si occupa della gestione degli pneumatici fuori uso), da Gomma a Gomma.

Il progetto da Gomma a Gomma

Da Gomma a Gomma  infatti è il progetto di punta del Consorzio – primo in Italia per numero di Soci (quasi 800) e secondo per quantitativi di PFU gestiti (oltre 44 milioni di kg nel 2018) – che, insieme a importanti partner tecnici, ha contribuito a creare il primo nuovo pneumatico verde. EcoTyre, infatti, ha realizzato e già testato sulle strade nuovi pneumatici con, all’interno, un’innovativa mescola derivante da gomma triturata di pneumatici fuori uso.

Grazie al contributo di tutti gli attori della filiera si è arrivati alla produzione degli pneumatici verdi che sono poi stati montati su mezzi della flotta EcoTyre per una serie di test operativi su strada volti a verificare pressione, consumo battistrada, stato generale dello pneumatico, in modalità comparativa rispetto alle gomme tradizionali.

I risultati dei test

I risultati dei test sono stati sorprendenti: dopo aver percorso oltre 1.500.000 chilometri, da aprile 2018 ad aprile 2019 nelle normali condizioni di utilizzo e circolazione su strada, gli pneumatici test montati su 20 camion hanno mostrato caratteristiche di durata e resistenza analoghe, e in alcuni casi migliori, a quelli convenzionali.

I camion hanno montato, da un lato dell’asse trazione, gomme tradizionali e sull’altro pneumatici test contenenti gomma riciclata. Gli pneumatici sono stati testati, quindi, a parità di carico, asfalto e km percorsi e, soprattutto, effettuando trasporti alla massima portata utile, quindi in condizioni di grande stress.

Il progetto Gomma a Gomma 2.0

Nei progetti prossimi futuri del Consorzio c’è un ulteriore aumento percentuale della gomma riciclata all’interno della mescola, l’ampliamento del progetto ad altre tipologie di pneumatici e l’equipaggiamento di almeno 1.000 veicoli, il tutto da realizzare entro i prossimi 36 mesi.

Ecotyre ad Ecomondo 2019

Siamo stati ad Ecomondo: la fiera di riferimento in Europa per l’innovazione industriale e tecnologica dell’economia circolare, ed abbiamo intervistato il Presidente di Ecotyre Enrico Ambrogio, che ci ha raccontato del progetto da Gomma a Gomma, dei progetti e della ambizioni future del Consorzio e della presentazione del sito, completamente rinnovato, che ha puntato il proprio obiettivo su estrema chiarezza e massima trasparenza. Nella homepage, i dati sono aggiornati di continuo, praticamente in tempo reale: attraverso la mappa interattiva è possibile monitorare i ritiri suddivisi per aree geografiche ed essere sempre aggiornati, attraverso un conteggio complessivo su tutte le attività svolte negli ultimi 12 mesi.

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Roma est, la terra dei fuochi della Capitale dove l’aspettativa di vita è più bassa di 3 anni

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Chi vive a Roma est ha un’aspettativa di vita più bassa di 3 anni rispetto a chi abita in zone centrali. E’ quello che emerge da un’inchiesta shock andata in onda ieri sera in Tv che ha mostrato cumuli e cumuli di spazzatura in alcune zone periferiche della Capitale.

Nella trasmissione Piazzapulita, in onda ieri sera su La7, sono emersi particolari inquietanti e sconvolgenti che vedono come protagonisti gli abitanti di alcune zone della Capitale.

L’inchiesta, realizzata da Max Andreetta, è relativa a quella che è stata soprannominata la terra dei fuochi romana, ossia la parte Est della città, il VI Municipio (dove risiedono circa 250mila abitanti), in particolare Rocca Cencia e zone limitrofe.

Qui, cumuli di spazzatura bloccano il passaggio delle strade e frequenti roghi tossici che emanano sostanze pericolose oltre che fastidiose da respirare, costringono bambini e adulti a rimanere tappati in casa.

Ma non si tratta solo di disagi di tipo logistico, a risentirne in maniera molto pesante è la salute delle persone che, secondo le statistiche, se vivono a Roma est hanno un’aspettativa di vita più bassa di 3 anni rispetto a coloro che abitano a Roma centro.

A dichiararlo, nel corso del servizio, è la dottoressa Paola Michelozzi, del Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio che ricorda anche come i livelli di polveri sottili (Pm10) siano ben al di sopra dei limiti in tutta l’area (potete vedere le zone rosse nella cartina in basso), una situazione che aumenta, e di molto, il rischio di ritrovarsi alle prese con un tumore.

Ed effettivamente tante persone sono già morte a tal punto che alcune vie sono state addirittura rinominate come via Ancarano che è diventata via delle Vedove!

Come racconta un abitante della zona nel servizio:

“In tutta la via, sono 4 chilometri, ogni famiglia ha almeno un morto!”

Terribili le testimonianze dei cittadini che hanno visto morire giovanissimi i propri famigliari a causa di malattie dovute all’inquinamento (le più frequenti sono cancro a polmoni, tiroide, leucemie, linfomi e melanomi).

E anche chi resiste, si trova a dover combattere molti problemi di salute e spesso difficoltà a respirare, come i bambini che soffrono di asma, ma anche gli anziani che oltre a problemi all’apparato respiratorio accusano maggiori disturbi cardiovascolari.

E’ un drone a riprendere via di Salone, via Sant’Alessio in Aspromonte e via Carlo Fornara in cui lo scenario, purtroppo, è sempre lo stesso. Quello che immortala la telecamera è una vera e propria (pericolosissima) discarica a cielo aperto!

Le immagini di spazzatura abbandonata in ogni dove sono impressionati anche perché si parla non solo di pneumatici, altre parti di auto, stendini, mobili, elettrodomestici e ogni altro tipo di oggetto o materiale bruciato ma anche di Eternit (amianto), presente in ogni via.

I cittadini hanno addirittura bloccato una strada così da impedire agli incivili di andare a gettare ulteriore spazzatura.

Nonostante le proteste, però, nulla è stato fatto per aiutare la popolazione ad uscire da una situazione così rischiosa. E oltre alla spazzatura vi è anche il problema dell’aria malsana e irrespirabile dovuta alla presenza del Tmb di Rocca Cencia, l’unico impianto di trattamento dei rifiuti ancora attivo nella Capitale.

Ma gli abitanti di Roma Est sembrano essere stanchi di sentirsi vittime di un destino già segnato e sono pronti a fare la guerra alle istituzioni come hanno chiaramente dichiarato in diretta nel corso della trasmissione.


Una situazione assolutamente inaccettabile ancor più se si pensa che stiamo parlando della Capitale d’Italia!

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Francesca Biagioli

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È morta Maria Perego, la ‘mamma’ di Topo Gigio che stava lavorando al ritorno in Tv del dolcissimo topolino

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Si è spenta all’età di 95 anni Maria Perego, autrice televisiva nota per aver creato Topo Gigio, tenerissimo pupazzo animato diventato famoso in tutto il mondo.

Impossibile non conoscere Topo Gigio, topolino dotato di una tenerezza fuori dal comune che Maria Perego ha creato nel lontano 1959 (insieme al marito Federico Caldura) e che, da allora, ha tenuto compagnia e divertito intere generazioni di bambini e adulti. Dolce, innocente e dotato di senso dell’umorismo, Gigio aveva tutte le caratteristiche necessarie per diventare un personaggio amato e famoso e così è stato.

La Perego ha spiegato in un’intervista il perché di tanta tenerezza e le ragioni dell’amore che, da subito, ha provato il pubblico per il personaggio da lei creato. Topo Gigio è:

“il ritratto del candore, della fiducia in un mondo flagellato dai pericoli e dalle paure”.

All’inizio il famoso pupazzo, che tutti ricordiamo per le sue famose frasi: “ma cosa mi dici mai?” e “strapazzami di coccole” (la voce era di Peppino Marzullo) è stato un personaggio fisso in trasmissioni amatissime come lo Zecchino d’oro e Canzonissima ma poi l’abbiamo visto comparire un po’ in ogni dove: film, cartoni, pubblicità spesso affianco a personaggi noti come Nino Manfredi o Raffaella Carrà e addirittura si è rirovato a duettare con artisti del calibro di Louis Armstrong e Frank Sinatra.

La fama di Topo Gigio dall’Italia è arrivata anche all’estero raggiungendo paesi lontani come il Giappone o l’Ecuador. Un topolino davvero fortunato che ha visto crescere i suoi fan e per i quali sono stati realizzati libri, dischi, cartoni animati e gadget di ogni genere.

Nonostante l’età, la Perego stava ancora lavorando instancabilmente dato che per il prossimo anno era previsto il ritorno in tv (su Rai Yoyo) del topolino tanto amato. Recentemente, tra l’altro, l’autrice era apparsa su Rai Tre come ospite del programma Le Ragazze, dove aveva raccontato la sua storia e quella di Topo Gigio.

«Allora abbiamo costruito un topo.»
Nel 1961 nasce #TopoGigio: ha la voce di Peppino Mazzullo e avrà presto un incredibile successo nazionale e internazionale.
Oggi Maria Perego, la sua creatrice, ha 95 anni e racconta la sua storia a #LeRagazze.
Con @Gloria_Guida.@raffaella pic.twitter.com/nFEffHa5gA

— Rai3 (@RaiTre) October 12, 2019

La sua morte improvvisa è stata annunciata da Alessandro Rossi, amministratore della Topo Gigio srl, con queste parole:

“La signora è stata una eccezionale ambasciatrice della creatività. Topo Gigio sembrava prendere vita dalle sue mani e con lei ha viaggiato nei paesi di tutto il mondo. È stata una infaticabile lavoratrice e fino alla fine ha lavorato su nuovi progetti, l’ultimo dei quali è la nuovissima serie a cartoni animati su Topo Gigio che verrà prossimamente trasmessa da Rai Yoyo. Ci mancherà moltissimo”.

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Francesca Biagioli

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Le donne guidano meglio degli uomini e sono più affidabili, lo dimostra una ricerca

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Le donne guidano meglio degli uomini e al volante sono più affidabili, lo ha dimostrato una ricerca condotta in Inghilterra e Galles.

Il detto “donne al volante, pericolo costante” non ha più senso di esistere in barba agli stereotipi: secondo un nuovo studio le donne guidano meglio degli uomini! E fanno anche meno incidenti. E non a caso pagano meno di assicurazione.

La ricerca, condotta da Confused.com, ha constatato che nel 2018, 539.000 persone, in Inghilterra e Galles, sono state condannate per aver infranto la legge stradale. Ebbene, il 79% erano uomini in un rapporto di 4:1 rispetto alle donne. Tra i reati commessi c’erano guida in stato di ebbrezza, velocità eccessiva, insulti alla guida, infrazioni varie.

La stessa ricerca ha evidenziato che nel 2018 sono stati presentati, sempre in Galles e Inghilterra, oltre 1,4 milioni di richieste di risarcimento per auto e si è visto che gli uomini hanno quasi il doppio delle probabilità di presentare un reclamo di assicurazione auto rispetto alle donne, anche se hanno maggiori probabilità di essere “in colpa”.

Inoltre si è constatato che gli uomini pagano in media di più delle donne per le loro assicurazioni, anche dopo che è stato vietato agli assicuratori, dalla direttiva UE sul genere, prendere in considerazione il sesso di un conducente durante il calcolo del prezzo. Motivo per cui, essendo considerate guidatrici più sicure, pagavano meno.

Tuttavia, facendo in media meno incidenti degli uomini, continuano anche senza “vantaggi” ad avere polizze più economiche, come dichiarato da Amanda Stretton di Confused:

“Come guidatrice, so che le donne sanno badare a se stesse durante la guida, e i dati suggeriscono che in realtà sono più sicure sulle strade. E questo si riflette nel fatto che stanno pagando quasi £ 100 in meno per i loro premi dell’assicurazione auto.”

Unica cosa in cui gli uomini sono risultati migliori sono stati i test di guida, dove le donne tendevano a fallire, nella pratica, più frequentemente. Su un totale di 1,6 milioni di persone in Inghilterra e Galles, il 55% ha fallito, di cui il 31% erano donne e il 24% uomini.

Quindi, anche se le donne hanno più difficoltà a ottenere la patente, una volta superato questo ostacolo, diventano guidatrici provette, attente e sicure.

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Laura De Rosa

 

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Terremoto in Abruzzo: scossa di 4.4 di magnitudo oggi alle ore 18:35 avvertita anche a Roma

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Purtroppo l’Abruzzo torna a tremare. Oggi alle 18.35 è stata registrata una scossa di forte intensità, stimata inizialmente ad una magnitudo tra ML 4.4 e 4.9 dall’ l’INGV, successivamente corretta al definitivo 4,4 e avvertita tra l’altro anche a Roma. L’epicentro è a Balsorano (AQ), a 5,5 km a sud-est de L’Aquila, con una profondità di 14km.

La scossa è stata però avvertita soprattutto nel Lazio tra Frosinone e Sora. E utenti hanno segnalato anche sulle cose abruzzesi (Pescara) e giù in provincia di Napoli. L’Aquila, inizialmente segnalata come fortemente interessata, non è stata particolarmente investita dal sisma. Avvertito invece distintamente a Sulmona. Forte anche nel Molise, in provincia di Isernia.

L’INGV ha precisato all’ANSA che è un sistema di faglie diverso da quello dell’Aquila, in particolare si ritiene essere in quella zona che nel 1915 colpì duramente Avezzano.

Non si hanno al momento notizie di danni a persone o cose, ma è stata forte la paura tra gli abitanti dei paesi vicini che si sono riversati in strada.

Aggiornamento: dai dati INGV sembra essere in atto uno sciame sismico nella zona colpita dal sisma di magnitudo ML 4,4. Molte le scosse di lieve entità comunque registrate nella zona. Scuole precauzionalmente tenute chiuse già da stamattina, 7 novembre.

 

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Non consumate questa birra! Residui di detergenti potrebbero provocare lesioni. La lista

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Solo oggi è stato pubblicato sul sito del Ministero della Salute il ritiro di diversi lotti della birra tedesca Franken Bräu contaminata da residui di lisciva diluita, detergente alcalino che potrebbe causare gravi lesioni se ingerito. Sarebbero 17 le tipologie di birre ritirate anche dal mercato italiano e in particolare:

  • Franken Brau Festbier, data di scadenza : 4 aprile 2020 e 29 aprile 2020
  • Franken Bräu Pils (swing top), data di scadenza: 3 aprile 2020, 29 aprile 2020 e 30 aprile 2020
  • Franken Bräu Naturradler  Scadenza: 29 aprile 2020
  • Franken Bräu Schwarzbier , data di scadenza: 22 dicembre 2019 e 3 aprile 2020
  • Franken Bräu Urhell (swing top), data di scadenza: 25 marzo 2020 e 30 aprile 2020
  • Franken Bräu Pils (tappo di bottiglia), data di durata minima: 26 aprile 2020
  • Franken Bräu Löwen Malt (tappo di bottiglia), data di durata minima: 17 giugno 2020
  • Franken Bräu Apfelschorle * (tappi di bottiglia), data di scadenza: 18 giugno 2020
  • Franken Bräu Cola * (tappo di bottiglia), data di scadenza: 18 giugno 2020
  • Franken Bräu Cola Mix * (tappi di bottiglia), data di scadenza: 18 giugno 2020 e 24 luglio 2020
  • Franken Bräu Medium in bottiglia * (tappi di bottiglia), data di scadenza: 24 aprile 2020, 12 giugno 2020 e 23 luglio 2020
  • Franken Bräu Classic acqua in bottiglia * (tappo di bottiglia), data di scadenza: 12 giugno 2020 e 23 luglio 2020
  • Franken Bräu Orange * (tappi di bottiglia), data di scadenza: 24 aprile 2020, 17 giugno 2020 e 24 luglio 2020
  • Franken Brau ribes nero * (tappi di bottiglia), data di scadenza: 18 giugno 2020
  • Franken Bräu Sport pompelmo limone * (tappo di bottiglia), data di durata minima: 24 aprile 2020, 19 giugno 2020 e 25 luglio 2020
  • Franken Bräu Lemon * (tappo di bottiglia), data di scadenza: 24 aprile 2020, 17 giugno 2020, 19 giugno 2020 e 25 luglio 2020
  • Franken Bräu lemon cloudy * (tappo di bottiglia), data di scadenza: 18 giugno 2020

Il birrificio aveva disposto il richiamo volontario in via precauzionale di oltre 30.000 bottiglie di birra a fine ottobre, ma solo adesso il nostro Ministero ha pubblicato l’allerta a seguito anche della segnalazione sul sito europeo del RAFFS. Si tratta del terzo richiamo nel giro di poche settimane, sempre per le stesse motivazioni. Il primo, infatti era avvenuto a fine agosto, ma interessava solo una tipologia di birra, la pilsener, e un determinato lotto. In seguito, dalle indagini era emerso che la lisciva del campione contaminato non proveniva dagli stabilimenti Franken-Brau .Ma sono seguiti altri due richiami che hano coinvolto più prodotti.

“Al momento non ci sono reclami o prove da parte dei consumatori che la liscivia sia presente nelle bevande”, ha affermato Alfred Gageb Meyer avvocato del birrificio che ha tenuto a specificare che si tratta di un richiamo preventivo. “Poiché le limonate Franken Bräu sono prodotte e imbottigliate per il produttore Frucade con sede a Rosenheim , il nuovo richiamo riguarda anche sei birre dell’azienda e una bevanda, nonché dieci bevande del marchio Frucade.

La causa potrebbe risiedere nel malfunzionamento del dispositivo di rilevamene che esamina i flaconi già puliti prima del riutilizzo, ma non si esclude, il sabotaggio. Il responsabile del birrificio Rainer Mohr è convinto, invece, che qualcuno voglia danneggiare la sua azienda contaminando le bottiglie e mettendole in circolazione. Il primo ritiro era già costato all’azienda oltre 200.000 euro per poi risultare non proveniente dagli stabilimenti.

A prescindere da come siano andate le cose, se avete acquistato di recente questa birra, evitate di consumarla e riportatela al punto vendita.

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Simona Falasca

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Malesia: 34 mesi di carcere per l’uomo che ha ucciso per gioco una gatta incinta mettendola nell’asciugatrice

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Un uomo è stato condannato in Malesia a 34 mesi di carcere per aver ucciso una gatta incinta mettendola in un’asciugatrice. Si tratta della prima condanna avvenuta in base a una nuova legge sul benessere degli animali del paese e all’uomo si è voluta dare una pena esemplare.

Per il responsabile del gesto crudele, Ganesh, la sentenza è arrivata lo scorso martedì e, oltre a dover scontare 34 mesi di carcere,  è stato sanzionato con una multa di circa 13mila dollari.

L’uccisione della povera gatta incinta, è avvenuta nel settembre del 2018 presso una lavanderia a gettoni a Kuala Lumpur.

L’atto ignobile era stato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso della lavanderia: le immagini condivise sui Social Network e diventate virali, mostrano Ganesh mentre infila la gatta incinta nell’asciugatrice, facendo poi partire la macchina. Il corpo senza vita della povera micia è stato ritrovato da un cliente, che ha contattato la polizia.

Insieme a Ganesh, nel video (che abbiamo deciso di non incorporare) visibile qui è presente un altro uomo, un tassista di nome Mohanraj, che osserva l’orribile scena senza fare nulla.

Mohanraj era stato già condannato lo scorso gennaio a due anni di reclusione, mentre Satthiya, un tecnico presente durante i fatti, non ha scontato alcuna pena, sebbene sia stato giudicato colpevole.

Grazie alle terribili riprese i due delinquenti sono stati identificati e sottoposti a processo. Ganesh ha ricevuto la pena più severa poiché dalle immagini risulta lui ad aver messo la gatta nell’asciugatrice, dimostrando di non avere alcun rispetto per la vita di un animale.

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Tatiana Maselli

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Anche il ghiacciaio più spesso del mondo si sta sciogliendo. 80 anni prima del previsto

GreenMe -

Il ghiacciaio Taku, in Alaska, è i più grande dei 20 principali ghiacciai della regione di Juneau Icefield e, con i suoi quasi 1500 metri di altezza, è uno dei ghiacciai più spessi del mondo.

Per quasi mezzo secolo, il ghiacciaio Taku ha continuato a crescere, tanto che per i negazionisti dei cambiamenti climatici rappresentava la dimostrazione dell’inestistenza della crisi ambientale.

Ora però sembra che anche questo ghiacciaio stia risentendo del riscaldamento globale. A fornire la prova del fatto che anche Taku si sta sciogliendo, sono le immagini scattate dalla Nasa nell’agosto 2014 e nell’agosto 2018: dalle fotografie messe a confronto è evidente che anche per questo ghiacciaio è iniziato il declino e per la prima volta dopo decenni di espansione sta cominciando a ritirarsi.

Per il momento la perdita di ghiaccio è contenuta, ma è comunque allarmante. Secondo l’esperto Mauri Pelto, che studia questi ghiacciai da quasi quarant’anni, si prevedeva che Taku continuasse crescere fino alla fine del secolo.
Dei 250 ghiacciai di montagna che Pelto ha studiato in tutto il mondo negli ultimi decenni, Taku era l’unico a non aver iniziato a sciogliersi.
Il fatto che stia iniziando a ritirarsi 80 anni prima del previsto, diminuisce la speranza di riuscire a far fronte ai cambiamenti climatici.

Esaminando i dati satellitari, Peltro ha notato che tra il 1946 e il 1988, il ghiacciaio Taku stava guadagnando massa e crescendo in modo stabile. Successivamente, l’avanzamento ha iniziato a rallentare fino a che la crescita si è definitivamente arrestata tra il 2013 e il 2018.

Dal 2018 in poi, il ghiacciaio ha iniziato a ritirarsi, in concomitanza con un’estate particolarmente calda.
Sebbene fosse inevitabile che persino un ghiacciaio spesso come Taku iniziasse a ritirarsi, il declino generalmente comincia dopo decenni di stabilità: la transizione di Taku dalla crescita alla perdita di ghiaccio è invece durata pochissimi anni e questo è l’aspetto più preoccupante.

Secondo Pelto, infatti, il fatto che la transizione sia avvenuta così rapidamente indica che il cambiamento climatico sta provocando modifiche sostanziali nei cicli naturali, ad esempio velocizzando un declino che normalmente richiederebbe decenni.

Inoltre, lo scioglimento di qualsiasi ghiacciaio comporta a sua volta ulteriori cambiamenti nel clima, accelerando ulteriormente la perdita di ghiaccio, in un circolo vizioso.

Come spesso ripetono scienziati e studiosi, occorre agire subito e in modo davvero drastico se vogliamo fermare o quantomeno rallentare la catastrofe ambientale cui stiamo andando incontro.

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Tatiana Maselli

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Seggiolini anti-abbandono, è caos! Assurde le sanzioni da subito. A chi rivolgersi in caso di multa

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Seggiolini anti-abbandono, la confusione regna sovrana. Come c’era da aspettarsi, una legge che ha avuto un iter piuttosto travagliato oggi trova improvvisamente piena applicazione: da oggi 7 novembre è in vigore il decreto attuativo sui dispositivi anti-abbandono e, all’ultimo secondo, il Ministero dei Trasporti potrebbe anche decidere di far scattare sin da subito sanzioni per chi non li ha ancora posizionati in auto.

Una legge che fin dagli albori abbiamo sostenuto oggi diventa una vera barzelletta e un paradosso tutto italiano, sulle spalle dei genitori che ora sarebbero costretti di punto in bianco a comprare dispositivi che potrebbero non essere a norma e senza –  tra l’altro – poter beneficiare dell’incentivo (che comunque rimane ipotetico perché ancora è solo promesso)

Con questi tira e molla e incongruenze di procedura, in effetti, non è stato dato né alle famiglie il tempo necessario per adeguarsi alla norma né ai produttori e ai distributori il modo di rifornire i negozi (dove di certo non c’è il numero di prodotti sufficiente a coprire il fabbisogno dei circa 1,8 milioni di bambini di età inferiore ai 4 anni).

Cosa è successo

La data prevista per l’obbligo di dotazione di seggiolini con dispositivo anti-abbandono per chi trasporta bimbi fino a 4 anni  sembrava essere il 6 marzo 2020, ovvero 120 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto attuativo firmato ad inizio ottobre, ma con una nota il Ministero dell’Interno ha spiazzato tutti fissandola al giorno stesso dell’entrata in vigore, ossia il 7 novembre 2019. Perché questa paradossale incoerenza?

Il fraintendimento sarebbe sorto dalla discrepanza tra il Dm Infrastrutture del 2 ottobre 2019 e la legge 117/2018 che prevedeva, nella stessa frase, 120 giorni di tempo prima dell’obbligo a partire dall’entrata in vigore del Decreto (il 7 novembre) e il 1° luglio 2019 come data da cui cominciare a contare i 120 giorni.

In barba a mille indicazioni tutte poco chiare, ieri una nota del Ministero dei Trasporti ha decretato che “Le disposizioni operative del decreto ministeriale sono in vigore dal 7 novembre 2019 e, di conseguenza, dalla stessa data sono applicabili le sanzioni di cui all’art. 172 Codice della Strada, introdotte dalla legge 1 ottobre 2018, n. 117.“.

Così come poi anche precisato dal Minstero dell’Interno, che chiarisce anche che “la misura è stata introdotta dal regolamento di attuazione dell’articolo 172 del Codice della strada, che disciplina l’uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta e sicurezza per bambini“.

La Polizia di Stato inoltre sottolinea che “i dispositivi possono essere già integrati nel seggiolino, possono costituire una dotazione di base o un accessorio del veicolo, oppure essere indipendenti sia dal seggiolino che dal veicolo. Non necessitano di omologazione, ma devono essere conformi alle prescrizioni tecniche riportate nell’allegato A al decreto. In particolare, il sistema antiabbandono deve dare un segnale di allarme idoneo ad attirare tempestivamente l’attenzione del conducente attraverso segnali visivi e acustici o visivi e aptici, percepibili all’interno o all’esterno del veicolo, nonché avere la capacità di attivarsi automaticamente ad ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente“.

Tutto chiaro sul come, insomma, ma in tutti i casi, non c’è un preciso riferimento all’avvio delle attività sanzionatorie e anche questo ha fuorviato. In tutte le note, cioè, non si legge che chi da oggi non ha questi dispositivi potrebbe essere multato.

Sottigliezze? Come dobbiamo regolarci?

Purtroppo ci tocca dare per scontate le eventuali multe, perché così stabilito in Gazzetta Ufficiale:

Chiunque non fa uso dei dispositivi di ritenuta, cioè delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, o del dispositivo di allarme di cui al comma 1-bis è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 83 ad euro 333“.

E nella Circolare del dipartimento della Pubblica Sicurezza 6 novembre 2019:

Le disposizioni operative del decreto ministeri aIe sono in vigore dal 7 novembre 2019 e, di conseguenza, dalla stessa data sono applicabili le sanzioni di cui all’art. 172 Codice della Strada, introdotte dalla legge 1 ottobre 2018, n. 117“.

Come comportarci allora?

Innanzitutto, confidare nel fatto che in un così breve giro di tempo ci si riorganizzi anche sul fronte del rispetto del Codice stradale e che non ci sia nessuno che eroghi multe rispetto a una norma così mal strutturata.

Nel caso incorriate in queste ore in una sanzione, appellatevi al fatto che le indicazioni contenute nel decreto attuativo sono passibili di interpretazione e rivolgetevi alle associazioni dei consumatori per chiedere di aiutarvi a sospendere le sanzioni fino a quando non sarà fatta piena chiarezza. Sarebbe buona norma, insomma, che i consumatori vengano istruiti adeguatamente sulla nuova normativa, sui modelli omologati e soprattutto sulle modalità per accedere all’incentivo.

Poi, comprare i dispositivi (i cui prezzi sono magicamente lievitati), tenendo a mente caratteristiche tecniche come:

  • innesco automatico
  • segnali luminosi, o di vibrazione o di chiamata o di sms o di collegamento al cellulare per avvisare della presenza bebè a bordo
  • se a batterie, devono segnalare il loro stato di carica

Per questi dispositivi, infine, non c’è omologazione, ma un’auto-certificazione della casa produttrice che il dispositivo abbia eseguito test senza alterare la capacità protettiva del seggiolino.

E qui sottolineiamo un’altra grande falla della legge: in quanti potrebbero semplicemente “manomettere” un seggiolino? E, in più, ad oggi non si sa quali siano i dispositivi in commercio che effettivamente corrispondo ai requisiti di legge perché le case produttrici non hanno avuto il tempo di adeguarsi. Noi abbiamo provato a fare un elenco di quelli con adeguata certificazione prevista.

Gli incentivi per l’acquisto dei dispositivi anti-abbandono

Per agevolare l’acquisto dei dispositivi, nel Decreto Fiscale è stato istituito un fondo e il riconoscimento di un contributo economico di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato.

Nei prossimi giorni verrà approvato il Decreto che disciplina le “modalità per l’erogazione del contributo”, si legge nella nota del Mit.

Quindi, il Decreto Fiscale collegato alla Finanziaria prevedrebbe anche degli incentivi per l’acquisto dei dispositivi anti-abbandono. Come si spiega su Altroconsumo, secondo la norma è stato creato di un fondo di 14,1 milioni di euro nel 2019 che si aggiunge agli stanziamenti già previsti dalla Finanziaria dell’anno scorso (1 milione di euro nel 2019 e 1 milione di euro nel 2020). Per questo sarà riconosciuto un contributo di 30 euro per ogni dispositivo acquistato fino all’saurimento delle risorse.

Dal momento che sono circa 1,8 milioni i bambini interessati dall’obbligo, facendo i calcoli le risorse stanziate non basteranno, ma solo entro dicembre (e cioè entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto), saranno emanate le istruzioni per il riconoscimento del contributo. Solo allora, insomma, sapremo forse come regolarci con il contributo.

Attendiamo fiduciosi, intanto qui trovate tutti i dispositivi anti-abbandono da poter scegliere.

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Germana Carillo

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I 7 stili genitoriali più diffusi: in quale ti riconosci?

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Nonostante i tanti pareri discordanti su cosa sia o non sia giusto fare quando si diventa genitori, la verità è che non esistono formule valide per tutti perché ognuno di noi ha una personalità e background diversi, cose che inevitabilmente influiscono su come ci prendiamo cura dei nostri figli.

Tuttavia è possibile individuare alcuni stili genitoriali più diffusi di altri secondo Healthline, che sono i seguenti:

  • autorevole
  • autoritario
  • attaccamento
  • permissivo
  • ruspante
  • elicottero
  • non coinvolto / negligente

Ognuno di essi include alcune caratteristiche ed è possibile che, come genitori, sentiate di appartenere a più stili contemporaneamente. Ma vediamo nello specifico in cosa consistono e quali sono i pro e i contro.

Genitorialità attaccata

In questo caso i genitori sono molto vicini, anche fisicamente, ai figli, che abbracciano e coccolano spesso, creando un ambiente sicuro e protetto. Le esigenze dei bambini vengono soddisfatte senza esitazione e secondo uno studio pubblicato nel 2010 su APAPsychNET i figli così educati risultano indipendenti, resilienti, poco stressati, empatici, in grado di controllare le emozioni.

I contro di questa genitorialità riguardano più che altro la privacy dei genitori che devono rinunciare spesso alla propria vita privata e a se stessi.

Genitorialità autorevole

Ecco lo stile genitoriale più ragionevole ed efficace a detta di molti esperti: il genitore autorevole stabilisce infatti regole e confini chiari ma senza risultare autoritario.

Inoltre ascolta i figli, offre loro feedback positivi dimostrandosi solidale, e ha ragionevoli aspettative. Atteggiamento che li rende più sicuri di se stessi rispetto ai bambini nati da genitori autoritari o permissivi. Difatti secondo il Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) gli adolescenti con genitori autorevoli sono meno predisposti a utilizzare droghe, alla violenza e alla sessualità malsana.

D’altra parte questo stile genitoriale comporta senz’altro molta pazienza e impegno da parte dei genitori.

Genitorialità autoritaria

In questo caso i genitori desiderano far rigare dritti i figli imponendogli ciò che ritengono giusto per loro. Le regole sono rigide, le punizioni a volte severe, le aspettative molto alte, la comunicazione poco aperta.

I figli dei genitori autoritari tendono a voler trasgredire alle regole imposte rispetto ai figli di altri stili genitoriali, perché le percepiscono come imposizioni anziché comprenderne le motivazioni. Inoltre risultano tendenzialmente più depressi.

Genitorialità ruspante

I genitori “ruspanti” permettono ai figli di correre rischi seppure guidati da loro. Questo significa che pur dando delle regole ai bambini, e facendo loro sapere quali saranno le eventuali conseguenze qualora non le rispettino, li incoraggiano a sperimentare e vagare, rendendoli così più indipendenti, responsabili, liberi.

I pro sono una minore probabilità in questi bambini di incorrere in depressione, ansia, poca autosufficienza, i contro riguardano la maggiore probabilità di correre rischi.

Genitorialità permissiva

I genitori permissivi sono affettuosi e cordiali, diversi dalle tecniche tradizionali più diffuse. Qui i limiti non sono rigorosi, i figli non vengono ossessivamente controllati, le regole sono scarse e i bambini possono prendere decisioni in autonomia.

Il problema di questa genitorialità secondo gli esperti riguarda la maggiore probabilità che hanno i bambini di mettersi nei guai dal momento che gli viene permesso di sperimentare ciò che ritengono opportuno, perché gli errori sono considerati parte integrante della vita e quindi i figli sono liberi di commetterli assumendosi la responsabilità delle conseguenze. Tuttavia questo atteggiamento li rende anche indipendenti e decisionali da adulti, sebbene più stressati.

Genitorialità non coinvolta / negligente

I genitori negligenti possono esserlo per varie ragioni, a volte dovute a situazioni di difficoltà come quando ci si trova a badare un figlio da soli. Sono poco coinvolti nella vita dei bambini, per esempio potrebbero non conoscere le loro insegnanti, e nemmeno il loro migliore amico o i loro cibi preferiti. I figli, di conseguenza, si sentono poco amati, poco apprezzati, invisibili.

I bisogni fisici ed emotivi del bambino non vengono soddisfatti, i genitori possono risultare offensivi, poco reattivi, sprezzanti. Ma questo atteggiamento di solito non è consapevole ed è probabile, secondo una ricerca del 2009, che i genitori di questo tipo siano stati a loro volta vittime di abusi psicologici e/o fisici nell’infanzia.

I pro sono scarsi in questo tipo di genitorialità anche se i bambini cresciuti in queste famiglie potrebbero sviluppare maggiore autosufficienza per necessità.

Tuttavia tendono a non essere capaci di gestire le proprie emozioni, sono tendenzialmente depressi, hanno più problemi nelle relazioni sociali, sono ansiosi.

Genitorialità elicottero

I genitori elicottero organizzano ogni aspetto della vita dei propri figli, dal cibo agli amici al tempo libero, risolvendo loro i problemi e offrendo costante assistenza. Questo atteggiamento però, pur essendo motivato dalla buona volontà, può denotare mancanza di fiducia nella capacità del bambino di gestire le situazioni in autonomia, influenzandone troppo le scelte.

I bambini possono infatti sentirsi soffocati e dipendenti, ma allo stesso tempo questi ragazzi, secondo una ricerca del 2016, una volta adolescenti tendono a bere meno e a evitare rischi. Tuttavia hanno meno fiducia in se stessi e autostima, maggiore paura del fallimento, e sono poco predisposti a risolvere eventuali problemi.

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Laura De Rosa

Illustrazione di Laura De Rosa/mirabilinto.com

 

 

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Il Ministero dell’Ambiente si fa in due per tutelare i mari e lo sviluppo sostenibile

GreenMe -

Avremo un Ministero dell’Ambiente più efficiente, grazie alla sua riorganizzazione approvata oggi dal Consiglio dei Ministri.

Il Ministero sarà diviso in due sezioni diverse che gestiranno attività distinte. Il primo dipartimento si occuperà di tutela dell’ambiente e comprenderà una sezione dedicata ai nostri mari.

La nuova riorganizzazione inserisce infatti una nuova direzione generale esclusivamente per il mare e le coste, che avrà come obiettivo quello di tutelare l’ambiente marino.

Il secondo dipartimento si dedicherà invece alla transizione ecologica, coordinando competenze su crescita green, economica circolare e sviluppo sostenibile.

La notizia è stata data dal Ministro Sergio Costa sulla sua pagina Facebook, dove ha commentato:

“Ora saremo più forti e organizzati per affrontare le sfide ambientali sia a livello nazionale sia a livello internazionale, attraverso un maggiore presidio del territorio e una maggiore capacità di monitoraggio su tutti gli enti e amministrazioni che attuano le politiche ambientali. Significa più controlli e più rapporto del territorio. E c’è una direzione che si occuperà del risanamento ambientale, quindi specificatamente delle bonifiche”, ha scritto Costa.

Il ministro ha inoltre precisato che la riorganizzazione non ha comportato spese aggiuntive e che la sua realizzazione è stata portata avanti con l’obiettivo di risolvere i problemi del Paese in modo più efficiente e in meno tempo.

Da oggi avremo un Ministero più efficiente e più adeguato alle sfide che attendono il nostro Paese. E' stata approvata…

Pubblicato da Sergio Costa su Giovedì 7 novembre 2019

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Tatiana Maselli

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Seggiolini anti-abbandono: quali dispositivi sono omologati? Quali scegliere?

GreenMe -

A sorpresa, in seguito ad una circolare di ieri, l’obbligo per i seggiolini anti-abbandono (e relative sanzioni) scatta oggi e non a marzo 2020. Abbiamo cercato di capire quali dispositivi, attualmente, sono omologati in base alle caratteristiche previste dal Decreto e dunque sicuri da acquistare.

È scattato da oggi l’obbligo di installare in auto dispositivi anti-abbandono per i seggiolini o direttamente seggiolini con dispositivo integrato per il trasporto di neonati e bambini al di sotto dei 4 anni. Tutto questo a sorpresa dal giorno alla notte e, come è naturale, si è creato il caos.

Innanzitutto ricapitoliamo le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali essenziali che devono avere i dispositivi anti-abbandono. Secondo quanto si legge nell’allegato A del decreto:

  • a) il dispositivo anti-abbandono deve segnalare l’abbandono di un bambino di età inferiore a 4 anni, sul veicolo sul quale è trasportato, da parte del conducente del veicolo stesso mediante l’attivazione di uno dei segnali di cui alla lettera d
  • b) il dispositivo deve essere in grado di attivarsi automaticamente ad ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente
  • c) il dispositivo deve dare un segnale di conferma al conducente nel momento dell’avvenuta attivazione
  • d) nel caso in cui il dispositivo rilevi la necessità di dare un segnale di allarme, quest’ultimo deve essere in grado di attirare l’attenzione del conducente tempestivamente attraverso appositi segnali visivi e acustici o visivi e aptici, percepibili all’interno o all’esterno del veicolo
  • e) il dispositivo anti-abbandono deve essere in grado di attivare il sistema di comunicazione indicato alla lettera g
  • f) se alimentato da batteria, il dispositivo deve essere in grado di segnalare al conducente livelli bassi di carica rimanente
  • g) i dispositivi anti-abbandono possono essere dotati di un sistema di comunicazione automatico per l’invio, per mezzo delle reti di comunicazione mobile senza fili, di messaggi o chiamate.

I dispositivi anti-abbandono possono essere di 3 tipi:

  • direttamente integrati nel seggiolino
  • dispositivi indipendenti
  • dotazione di base o accessorio del veicolo
Dispositivi anti-abbandono: quale scegliere

La maggior parte delle famiglie ha già un seggiolino auto e probabilmente sceglierà di acquistare solamente il dispositivo anti-abbandono, ossia quello indipendente. Una soluzione anche più economica rispetto all’alternativa di cambiare tutto il seggiolino.

Sul mercato esistono diversi dispositivi anti-abbandono ma c’è molta confusione a riguardo perché si tratta di strumenti poco conosciuti fino ad oggi. Al momento dell’acquisto bisogna fare molta attenzione che il dispositivo scelto abbia il certificato di conformità, ossia che la ditta produttrice assicuri il fatto di essere a norma rispetto all’ultimo decreto ministeriale.

Abbiamo fatto per voi una ricerca e vi segnaliamo i seguenti dispositivi, tutti dotati di certificato di conformità che potete scaricare dal sito o richiedere al momento dell’acquisto.

Diffidate di chi invece non ha questa autocertificazione di conformità o non vuole fornirvela.

Remmy

Ideato da due padri di Bologna, questo dispositivo con sensore va posizionato sotto al seggiolino e si alimenta con la presa dell’accendisigari. È in grado di rilevare il peso del bambino e, nel caso si spenga la macchina non portando subito con sé il piccolo, ci penserà un segnale sonoro ad avvisare il conducente.

Costo 79 euro il singolo e 99 il doppio (per chi ha più seggiolini in auto). QUI trovate il certificato di conformità di questo dispositivo.

Tata pad

Adattabile alla seduta di tutti i seggiolini auto omologati per bambini, dal gruppo 0+ fino al gruppo 3. Questo cuscino va posizionato sul seggiolino, poi dev’essere attivato e connesso ad un’apposita App. Anche in questo caso, i sensori sono in grado di rilevare la presenza del bambino in auto e inviare un allarme di tipo sonoro sullo smartphone del guidatore, in caso si allontani lasciando legato il piccolo nella vettura. Se non si disattiva l’allarme entro 60 secondi riceverete una chiamata di emergenza dal centralino virtuale. Qualora non riusciste a rispondere nemmeno alla chiamata, verrà inviata un’ultima notifica sonora della durata di 60 secondi. Se l’allarme non verrà disattivato partirà una chiamata di emergenza e un SMS ai numeri preselezionati con l’indicazione GPS utile ad individuare la posizione del bambino.

Prezzo 59,90 euro. QUI il certificato di conformità.

Tippy

Si tratta di un dispositivo anti-abbandono che utilizza il Bluetooth ed è una sorta di cuscinetto che si posiziona alla base del seggiolino. In caso il bimbo non venga tolto dall’auto una volta spenta la vettura, ci penserà l’ App ad avvisare il genitore grazie ad un allarme sonoro sullo smartphone. Se a questo non vi è risposta, avvisa altri 3 numeri di sicurezza indicando la posizione dell’auto.

Prezzo: 59,90 euro. QUI il certificato di conformità.

Foppapedretti Babyguard

Questo dispositivo va posizionato alla base del seggiolino. I sensori di cui è dotato funzionano e mandano segnali di allarme tramite App installata sullo smartphone, questi si attivano anche in caso il cellulare sia silenzioso e inviano il messaggio ai numeri di emergenza precedentemente registrati. Il Babyguard è il solo dispositivo anti-abbandono approvato per i seggiolini auto del marchio Foppapedretti.

Costo: 89,00 euro. QUI trovate la dichiarazione di conformità

Chicco Bebècare easy-tech

Il dispositivo della Chicco non si posiziona sotto il seggiolino come molti altri ma si aggancia agli spallacci o alla cintura di sicurezza grazie ad una clip da chiudere ogni volta che si parte in auto. Una volta concluso il viaggio va aperto e così disattivato nel momento in cui si toglie il bambino dal seggiolino. Funziona tramite un’apposita App e dunque per utilizzarlo è necessario essere dotati di uno smartphone con Bluetooth.

Prezzo: 39,90. Qui il certificato di conformità

Bebe confort

Questo cuscino rileva la presenza del bambino grazie ai sensori che ne avvertono il peso. Se il guidatore lascia erroneamente il piccolo nel seggiolino e si allontana per più di 10 metri scatta l’allarme sonoro sul cellulare che si attiva grazie ad un’app. Se il genitore non risponde all’allarme vengono avvisati tramite Sms 3 contatti di emergenza a cui viene indicata la posizione esatta dell’auto.

Prezzo: 79,90 euro. Qui il certificato di conformità.

Baby Bell

Questo dispositivo funziona anche senza smartphone tramite l’accendisigari dell’auto. Il sensore di peso va posizionato sotto l’imbottitura del seggiolino ed è in grado di avvertire della presenza del bambino in auto grazie a un display acustico e visivo (il display da verde diventa rosso e lampeggia). Se si utilizza associato allo smartphone, invece, si riceve l’allerta direttamente sul cellulare. Se dopo alcuni minuti il bambino non viene tolto dall’auto verranno avvisati tre numeri di cellulare a cui verrà indicata anche la posizione esatta dell’auto. Il dispositivo avvisa anche se durante il viaggio il bambino non è ben posizionato sul seggiolino emettendo 3 bip di allarme e diventando rosso.

Costo: circa 60 euro. QUI trovate il certificato di conformità.

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Francesca Biagioli

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Il Tar del Lazio non ferma la sperimentazione sui macachi: diventeranno ciechi

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La sperimentazione sui sei macachi rinchiusi nelle gabbie dell’Università di Parma non si fermeranno, almeno per ora. Il Tar del Lazio ha infatti respinto ieri la richiesta di sospendere il progetto di ricercaLightup – Turning the cortically blind brain to see”, portato avanti anche dall’Università di Torino, finalizzato allo studio dei deficit della visione.

Il progetto prevede che i macachi siano sottoposti a un training per diversi mesi in cui verranno immobilizzati e costretti a memorizzare alcune immagini per diverse ore al giorno. Dopodiché subiranno un intervento chirurgico per l’asportazione di parti della corteccia cerebrale, così che diventino clinicamente ciechi.

Lo studio è postato avanti dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e dall’Università di Parma, grazie a fondi europei per oltre 2 milioni di euro.

La LAV , Lega antivivisezione,  ha cercato di ostacolare il progetto di ricerca anche attraverso una petizione che a oggi ha raccolto quasi 400mila firme indirizzate al Ministro della Salute e facendo ricorso al Tar.

Durante l’udienza con cui il tribunale ha respinto la richiesta di interrompere lo studio, Lav ha appreso che ai macachi sono già state conficcate viti nel cranio e che l’operazione avverrà la prossima primavera.

“Abbiamo contestato la totale assenza di motivazione dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute. Su questo il TAR non ha risposto chiedendo a noi quali siano le alternative agli esperimenti, aspetto che, in questo ambito, compete al Ministero della Salute e al Consiglio Superiore di Sanità.
Lo stesso Tribunale ha però riconosciuto il nostro diritto ad accedere alle relazioni sulla sperimentazione di questi animali, che erano state finora negate dal CSS, nonostante siano la base della motivazione dell’autorizzazione del Ministero, tanto da ordinarne la produzione nel processo entro 30 giorni”, ha commentato Lav in merito all’udienza.

Lav ha fatto sapere inoltre di non aver perso le speranze di riuscire a salvare i macachi e di voler ricorrere al Consiglio di Stato, auspicando si pronunci al più presto accogliendo le ragioni giuridiche e scientifiche dell’associazione.

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Tatiana Maselli

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Quali sono le scuole superiori italiane che preparano meglio al mondo dell’Università? La classifica

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Qual è la scuola superiore migliore per prepararsi agli studi universitari? Come scegliere nell’ormai variegato mondo degli indirizzi offerti da licei e istituti tecnici? Tra le missioni dell’istruzione secondaria di secondo grado c’è proprio quella creare le condizioni migliori affinché gli studenti possano intraprendere la carriera universitaria con successo. Ma come farlo nel miglior modo possibile?

Anche quest’anno la Fondazione Agnelli tenta di rispondere a queste domande con il progetto Eduscopio, arrivato alla sesta edizione, che mette a confronto i diversi istituti valutando in che modo preparano gli studenti all’Università o al mondo del lavoro dopo il diploma.

Per molte ragazze e molti ragazzi il passo successivo al diploma è l’accesso ai corsi universitari; si tratta in prevalenza di studenti che hanno frequentato corsi di studio di tipo liceale e un buon numero di studenti con alle spalle studi tecnici (circa il 40%). Invece, la rimanente parte degli studenti che hanno conseguito un diploma tecnico e circa l’80% dei diplomati che hanno frequentato un istituto professionale si orientano verso un ingresso nel modo del lavoro.

Ed è proprio quando ci si trova davanti alla complessità di un esame universitario o di una mansione da svolgere sul lavoro che ci si rende conto del reale valore dell’istruzione ricevuta a scuola“, si legge su eduscopio.it, che con l’edizione 2019/20 ha anche valutato gli sbocchi professionali.

I dati e le classifiche

Per la nuova edizione di Eduscopio, sono stati analizzati i dati di circa 1.255.000 diplomati italiani in tre successivi anni scolastici (anni scolastici 2013/14, 2014/15, 2015/16) in circa 7.300 indirizzi di studio nelle scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie.

Le analisi di Eduscopio si riferiscono a due compiti educativi fondamentali:

  • la capacità di licei e istituti tecnici di preparare gli studenti agli studi universitari;
  • la capacità di istituti tecnici e istituti professionali di preparare l’ingresso nel mondo del lavoro per quanti, dopo il diploma, non vogliono subito trovare un impiego

E non solo, a essere valutate sono state anche le performance al primo anno di Università (ossia il numero di esami sostenuti e la media dei voti); nell’occupazione per chi non ha continuato gli studi, calcolata su un impiego di almeno sei mesi a due anni dal diploma; e quanti studenti sono arrivati alla maturità in 5 anni. Dall’anno scorso, infatti, è stato aggiunto anche l’indicatore dei diplomati che hanno compiuto il percorso in tempo netto, senza mai essere bocciati. Se la percentuale è alta, la scuola è inclusiva, se bassa, la scuola è selettiva.

Contrariamente alle attese, quello che emerge è che le scuole più selettive non sono anche quelle che preparano meglio all’università e al lavoro, anzi.

Le migliori scuole

  • Per il secondo anno consecutivo il liceo migliore d’Italia è lo Scientifico delle Scienze applicate (con l’informatica al posto del latino) Pier Luigi Nervi di Morbegno, in provincia di Sondrio
  • A Milano, tra gli scientifici, il Volta è il primo in graduatoria ed è meno severo del Da Vinci, che è al secondo posto, e dell’Einstein al sesto
  • a Napoli, tra i linguistici, il Quinto Orazio Flacco, al primo posto, è il più inclusivo. Mentre rimonta lo scientifico Convitto Vittorio Emanuele II
  • tra i classici di Bologna vince per il terzo anno consecutivo dal Minghetti sul Galvani, dove hanno studiato Pasolini e Casini
  • a Palermo lo scientifico Cannizzaro rimane al primo posto
  • a Roma il classico Tasso rimane sul podio, mentre risale il Visconti
  • in Piemonte si afferma la provincia: lo scientifico Ancina di Fossano, nel Cuneese è primo tra tutti

Importanti anche i dati che riguardano l’occupabilità: il tecnico Meucci di Cittadella, a Padova, e il Buzzi di Prato hanno un’occupazione all’87%, ma anche il tecnico economico Besta di Ragusa si difende: 62%.

Qual è la scuola giusta da scegliere?

Basta collegarsi a questo sito, inserire il proprio nome, scegliere l’indirizzo che si vorrebbe seguire (classico, scientifico, tecnico, scienze umane, linguistico, artistico), la regione e la provincia in cui si risiede e quanto si è disposti a spostarsi.

Automaticamente apparirà una tabella come questa, dove i criteri di selezione sono stati: Liceo classico su Roma, con distanza di spostamento di 10 km:

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Germana Carillo

L'articolo Quali sono le scuole superiori italiane che preparano meglio al mondo dell’Università? La classifica proviene da GreenMe.it.

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