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Quando la lavatrice diventa un serbatoio di germi resistenti e pericolosi. Lo studio nell’ospedale pediatrico

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Le lavatrici possono diventare incubatrici per germi pericolosi e anche il bucato appena lavato e apparentemente pulito, può essere contaminato da batteri e virus.

La conferma arriva dai ricercatori dell’Università di Bonn, che hanno esaminato le cause alla base della trasmissione di agenti patogeni tra i neonati ricoverati in ospedale.

All’interno del reparto pediatrico venivano rilevate di frequente contaminazioni da Klebsiella oxytoca, batterio che provoca infezioni a carico del sistema gastrointestinale e dell’apparato respiratorio. Nel peggiore dei casi, questo microrganismo patogeno può causare una sepsi che può condurre alla morte.

Durante il periodo compreso tra l’aprile del 2012 e il maggio 2013, 13 neonati e un bambino ricoverati nel reparto pediatrico sono stati più volte infettati da questo batterio, nonostante l’applicazione di misure igieniche straordinarie, così l’ospedale si è avvalso dei ricercatori dell’Istituto di igiene per scoprire la causa della contaminazione.

I rilievi effettuati dagli igienisti hanno scoperto che l’origine della trasmissione si trovava nel seminterrato della struttura ospedaliera e più precisamente nella lavatrice. La presenza del batterio è stata riscontrata nel cassetto e sulle guarnizioni dello sportello della macchina lavasciuga utilizzata per il lavaggio della biancheria dei neonati ricoverati.

Fortunatamente non sono state registrate infezioni serie tra i bambini e dopo aver sostituito la lavatrice non è più stata rilevata la presenza del batterio.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Applied and Environmental Microbiology”, ha dimostrato per la prima volta che la lavatrice può essere serbatoio di germi e che i vestiti lavati in lavatrice possono trasmettere microrganismi pericolosi per gli uomini e resistenti agli antibiotici.
Questo potrebbe dipendere dal fatto che le macchine accumulino acqua all’interno dei cassetti e delle guarnizioni, creando un ambiente favorevole alla crescita di microrganismi che contaminano poi gli abiti.

In realtà questo non rappresenta un pericolo per le persone adulte in buone condizioni di salute, ma può diventarlo per i neonati, per gli anziani e per le persone con un sistema immunitario debole o compromesso.

Se in famiglia vivono soggetti a rischio, il consiglio è di lavare gli abiti a temperature pari o superiori ai 60°C, per garantire l’uccisione di microrganismi patogeni. Inoltre è consigliabile almeno una volta al mese una pulizia più approfondita della lavatrice , soprattutto delle guarnizioni.

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Tatiana Maselli

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Un ‘pulsante dell’abbraccio’ a forma di cuore creato da questa mamma per gestire l’ansia di separazione della figlia

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Si chiama Melissa Conlon la professoressa che ha ideato un sistema semplice ma davvero efficace per aiutare la figlia Elsie, di 5 anni, a gestire l’ansia da separazione durante la scuola.

Dopo vari tentativi per calmarla, Melissa ha disegnato un cuore sulla propria mano e un altro su quella di Elsie, dicendole che quei due cuori erano come pulsanti. Per ricaricarli, prima di andare a scuola, dovevano tenersi la mano:

“Questa mattina, era nervosa per andare a scuola, quindi ho deciso di provare qualcosa di nuovo. Ho disegnato un cuore nella mia mano e un altro nella sua. Andammo a scuola tenendoci per mano per “spingere” i “pulsanti” e fino in fondo voleva sapere se erano già stati caricati.”

Una volta arrivate a destinazione, Melissa ha detto alla figlia che finalmente i cuori erano completamente carichi e che premendoci sopra, in qualunque momento di nostalgia, si sarebbero potute inviare abbracci magici a vicenda:

“Quando siamo arrivati ​​a scuola, ho detto che finalmente i pulsanti erano completamente carichi e che poteva spingere i suoi ogni volta che mi mancava e avrebbe avuto un abbraccio magico e viceversa. E questo è tutto!!! Entrò senza lacrime, mi baciò e sorrise. Quando sono andata a prenderla, mi ha chiesto quante volte avevo premuto il mio pulsante magico e ho detto “10 volte” !!! Lei sorrise e disse: “Come me!”

So whoever came up with this idea you are a genius. Elsie has always suffered with a bit of separation anxiety when…

Pubblicato da Melissa Conlon su Mercoledì 4 settembre 2019

La trovata, dopo essere stata pubblicata da Melissa su Facebook, è stata condivisa migliaia di volte divenendo virale. Numerosissimi anche i commenti degli utenti che si sono complimentati con la mamma-prof.

Questa idea ricorda un po’ i baci di carta del libro illustrato “Zeb e la scorta di baci“, dove i due genitori, per aiutare il piccolo Zeb a non sentirsi troppo solo durante la permanenza in colonia, preparano una scatola piena di foglietti con i loro baci (fatti col rossetto), da estrarre nei momenti di nostalgia.

Piccoli e dolcissimi metodi anti-ansia che anche voi potete provare con i vostri figli!

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Laura De Rosa

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Van Gogh e Monet a Roma: arriva la mostra virtuale che ti fa immergere completamente nel mondo dei due artisti

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Ricordate il capolavoro di Woody Allen “Midnight in Paris”? L’esperienza che potreste vivere visitando la nuova mostra romana dedicata a Vincent Van Gogh e Claude Monet, è decisamente simile a quella del protagonista. Un viaggio nel tempo ad alto potere emozionale che vi immergerà nel mondo di questi due artisti tra i più amati di sempre.

La mostra, Arte Virtuale Van Gogh + Monet Experience, organizzata nell’ambito del Festival Della Visione, è uno spettacolo multimediale prodotto e distribuito da Next Exhibition, un’esperienza unica nel suo genere che si avvale della tecnologia VR per immergervi a 360 gradi nei paesaggi e nelle atmosfere di quei tempi.

Si parte con una visualizzazione dei quadri di Claude Monet, per poi entrare letteralmente nel suo mondo, premessa indispensabile per apprezzarne con maggiore consapevolezza le opere protagoniste della seconda parte.

E una volta usciti dall’esperienza virtuale di Monet ecco entrare in scena Vincent con la sua vita a scossoni, tra l’impegno a favore dei poveri e le lettere inviate al fratello Theo. Grazie all’ausilio dell’oculus rift, visore per la realtà virtuale, vedrete e sentirete il mondo con gli occhi dell’artista, vivendo nei suoi panni per un’intera giornata “virtuale”, e avendo l’opportunità di contestualizzare e dipingere con le vostre mani i suoi capolavori.

Una conclusiva area didattica ed interattiva permette a tutti i visitatori, inclusi i più piccoli, di sperimentare gli stili utilizzati dai due geni.

Iniziata il 9 ottobre 2019, la mostra-esperienza rimarrà a Roma fino al 6 gennaio 2020 presso le Ex-caserme Guido Reni. È aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 20.

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Laura De Rosa

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Nobel per la letteratura: premiati contemporaneamente Olga Tokarczuk per il 2018 e Peter Handke per il 2019

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Lei è membro del partito dei Verdi polacco, lui voleva abolire il Premio Nobel. Lei è stata premiata per la “per la sua immaginazione narrativa”, lui per dare voce alla “periferia e specificità dell’esperienza umana”: Olga Tokarczuk e Peter Handke si aggiudicano rispettivamente il Nobel 2018 e 2019 per la letteratura.

Contemporaneamente, perché dopo lo scandalo per molestie sessuali che l’anno scorso riguardò il marito di una giurata dell’Accademia svedese, il fotografo e regista Jean Claude Arnault, il riconoscimento fu sospeso e rimandato al 2019. Un precedente doppio premio si è avuto solo nel 1950.

L’ultimo premio Nobel per la letteratura fu quindi quello del 2017 andato allo scrittore giapponese naturalizzato britannico Kazuo Ishiguro, autore tra gli altri di “Quel che resta del giorno” e “Non lasciarmi”. Nel 2016, invece, vinse, non senza polemiche, il cantautore americano Bob Dylan.

Olga Tokarczuk, Nobel 2018

Già vincitrice nel 2015 del Man Booker Prize (l’importante premio letterario dedicato alla narrativa tradotta in inglese nel Regno Unito) con I vagabondi, pubblicato in Italia da Bompiani, Olga Tokarczuk è una scrittrice polacca di 57 anni scelta dall’Accademia di Stoccolma “per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini come una forma di vita”.

Sua l’idea di creare racconti un unico tema di fondo: la vita nomade, tra realtà e finzione. Ne “I vagabondi”, per esempio, narra della sorella di Fryderyk Chopin, che portò il cuore del musicista da Parigi a Varsavia, oltre alla storia dell’anatomista olandese che scoprì il tendine di Achille e di un bambino nigeriano che fu portato alla corte imperiale austriaca come mascotte e dopo la morte impagliato per essere mostrato.

Il suo primo libro è la raccolta di poesie Miasta w lustrach (1989), mentre il primo romanzo della Tokarczuk, Podróż ludzi księgi, uscì nel 1993. In Italia venne pubblicata per la prima volta nel 1999 dalla casa editrice da E/O con il Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli, poi ripubblicato da Nottetempo nel 2013 con il titolo Nella quiete del tempo.

Gli altri suoi libri pubblicati in Italia sono Casa di giorno, casa di notte, uscito per Fahrenheit 451 nel 2007; Che Guevara e altri racconti (Forum, 2006); Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (Nottetempo, 2012, e in ristampa per Bompiani).

BREAKING NEWS:
The Nobel Prize in Literature for 2018 is awarded to the Polish author Olga Tokarczuk. The Nobel Prize in Literature for 2019 is awarded to the Austrian author Peter Handke.#NobelPrize pic.twitter.com/CeKNz1oTSB

— The Nobel Prize (@NobelPrize) October 10, 2019

Peter Handke, Nobel 2019

Il premio Nobel per la letteratura 2019 è stato assegnato a Peter Handke per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana”, per questo l’Accademia la premiato l’autore austriaco 76enne autore di capolavori come i romanzi Prima del calcio di rigore, Breve lettera del lungo addio, Infelicità senza desideri.

Eppure nel 2014 Handke, in occasione dell’assegnazione del Nobel per la letteratura al francese Patrick Modiano, non risparmiò parole molto dure nei confronti del Nobel, tanto che fu sua la proposta di abolirlo, affermando che il riconoscimento con la sua “falsa canonizzazione” della letteratura, non portava a nulla di buono, “il Premio Nobel andrebbe finalmente abolito perché porta un momento di attenzione, nelle pagine dei giornali, ma per la lettura non porta nulla”.

Chissà se la pensa ancora così…

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Germana Carillo

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Scoperto nuovo potente antibiotico naturale nel terreno della foresta tropicale messicana

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Un nuovo antibiotico naturale che potrebbe essere utile contro i superbatteri è stato recentemente scoperto nelle profondità del terreno delle foreste tropicali messicane. Il composto è stato battezzato phazolicin ed è stato isolato dai ricercatori della Rutgers University, Stati Uniti, analizzando le radici dei fagioli selvatici (Phaseolus vulgaris), che crescono nella foresta di Los Tuxtlas, in Messico.

La sostanza è prodotta da un batterio fissatore di azoto appartenente al genere Rhizobium, che vive in simbiosi con le leguminose.

Dopo aver isolato il batterio, gli scienziati hanno studiato i composti sintetizzati dal microrganismo e, attraverso analisi computerizzate, hanno verificato l’esistenza del phazolicin, confermata poi in laboratorio.

Dopodiché hanno lavorato per determinare la struttura atomica e il meccanismo d’azione dell’antibiotico, dimostrando la capacità di questa sostanza nel colpire i robosomi delle cellule batteriche, impedendo così ai microrganismi la sintesi proteica.
Negli esperimenti, la sostanza ha dimostrato di riuscire a debellare un gran numero di batteri, anche quelli resistenti agli antibiotici.

“La resistenza agli antibiotici è un grosso problema sia in medicina che in agricoltura e le continue ricerche di nuovi antibiotici sono molto importanti, in quanto possono fornire indizi per futuri agenti antibatterici”, ha dichiarato Konstantin Severinov che ha guidato la ricerca.

Grazie alle sue proprietà, il phazolicin tiene lontani microrganismi dannosi per le piante di fagioli e potrebbe avere interessanti applicazioni in agricoltura e nella lotta ai microrganismi antibiotico resistenti nelle colture di altri legumi come piselli, ceci, lenticchie, arachidi, soia.

Oltre alle sue possibili proprietà antibiotiche, i ricercatori pensano che il composto potrebbe anche essere usato come probiotico nel terreno, per limitare la crescita di microrganismi dannosi.
Come per il microbiota umano, anche la popolazione di batteri nel suolo richiede il giusto mix di microrganismi perché il terreno sia fertile.

“Speriamo di dimostrare che i batteri possono essere usati come” probiotici di piante. Il phazolin ha dimostrato di impedire la crescita di altri batteri potenzialmente dannosi nel sistema radicale delle piante di importanza agricola” ha spiegato Severinov.

Utilizzato come probiotico, il nuovo peptide potrebbe un giorno aiutarci a coltivare il cibo in modo più sostenibile, aumentando la resistenza dei legumi ai parassiti e di conseguenza le rese dei raccolti.

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Tatiana Maselli

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Mediterraneo di plastica: i fondali italiani come discariche, l’allarme dell’ ISPRA

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I fondali rocciosi dei mari che circondano la nostra penisola sono invasi dai rifiuti di plastica e nelle reti dei pescatori finiscono più scarti che pesci, soprattutto nel Mar Ligure, nel golfo di Napoli e in Sicilia.

Nel complesso, ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica raggiungono il mare, soprattutto attraverso i fiumi, che rappresentano la principale via di trasporto dei rifiuti.
Il 7% di tutti i rifiuti riversati in mare arriva al Mediterraneo: si tratta di plastica usa e getta, imballaggi alimentari e industriali, borse, bottiglie, reti.

A essere particolarmente colpiti sono soprattutto i fondali marini, dove si deposita il 70% dei rifiuti, composto per la maggior parte da plastica.

La situazione non è migliore in superficie e sui litorali. La densità media dei rifiuti flottanti oscilla tra i 2 e i 5 oggetti per chilometro quadrato e le microplastiche rilevate sono comprese tra le 93mila e le 204mila particelle per chilometro quadrato. Le spiagge ospitano invece circa 500-1000 oggetti ogni cento metri.

Questa la fotografia drammatica scattata da Ispra e dal Sistema per la protezione dell’ambiente SNPA, che hanno svolto attività di monitoraggio nei nostri mari dal 2013 al 2019 grazie anche alla collaborazione dei pescatori, per l’attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino.

La concentrazione di rifiuti varia tra le diverse aree monitorate, che differiscono per profondità, ma i numeri sono drammatici in tutti i nostri mari. In sei anni i pescatori hanno raccolto ben 194 tonnellate di immondizia dalle acque dell’Adriatico.

Elevate quantità di rifiuti sono state rilevate anche nel Mar Ligure con 1500 oggetti recuperati per ogni ettaro, nel golfo di Napoli dove sono stati rinvenuti 1200 rifiuti per ettaro e lungo le coste siciliane dove sono stati trovati 900 oggetti per ettaro.

Vere e proprie discariche marine dove giacciono centinaia e centinaia di chilogrammi di rifiuti che oltre a inquinare le acque, vengono ingeriti dai pesci ed entrano nella catena alimentare.
Un’analisi condotta dal 2017 al 2019 nell’ambito del progetto europeo Indicit ha rilevato la presenza di plastica in quasi il 62% delle tartarughe marine che vivono nel Mediterraneo.

L’obiettivo del monitoraggio è quello di far emergere e affrontare il problema dei rifiuti marini  che deve essere risolto grazie alla collaborazione di esperti e amministrazioni per indirizzare in modo corretto le politiche ambientali e le misure previste dalla Direttiva sulla Strategia Marina.

Tale Direttiva si propone di tutelare il mare attraverso diversi step, dalla valutazione iniziale alla definizione dei traguardi, all’avvio di programmi di risanamento a programmi di monitoraggio.
Lo scopo finale è quello di raggiungere un buono stato ambientale entro il 2020 ma è evidente che per quanto riguarda i rifiuti, siamo ancora lontani dall’obiettivo.

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Tatiana Maselli

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La dieta giapponese è sana come quella mediterranea e aumenta l’aspettativa di vita

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La dieta giapponese tradizionale può essere una valida alternativa alla dieta mediterranea in quanto a benefici per la salute. Scopriamo nel dettaglio perché fa bene e cosa si mangia nel Sol Levante.

Nell’incontro organizzato a Roma sul tema Dieta giapponese e prevenzione oncologica” sono emersi i benefici di un regime alimentare considerato già da tempo particolarmente sano in quanto ricco di cibi con estrogeni “deboli” e pochi grassi saturi.

Non a caso, al pari della nostra dieta mediterranea, anche quella giapponese è considerata patrimonio dell’umanità, ma perché fa bene?

Dieta giapponese, benefici

Nel confronto con la dieta mediterranea la dieta giapponese raggiunge quasi un pari merito con lievi differenze. I benefici nello specifico sono:

  • riduzione de rischio ictus (22% per la giapponese e 25% per la mediterranea)
  • riduzione del rischio tumore (27% per la giapponese e 35% per la mediterranea)
  • riduzione del rischio Parkison (50% per la giapponese e 46% per la mediterranea)

Parlando nello specifico del rapporto tra alimentazione e tumori, la dieta giapponese si è mostrata particolarmente utile nel ridurre il rischio di cancro alla prostata. A confermarlo è uno studio opera di un team del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati pubblicato su Biology and Reproduction.

I ricercatori hanno scoperto che sarebbe in particolare una molecola, nota come Equol, prodotta dall’intestino durante la digestione della soia, a bloccare l’azione del Dht, ormone maschile collegato all’insorgenza di questo tipo di tumore.

Altri studiosi ritengono poi che, anche una volta insorta la malattia, la dieta giapponese (che si caratterizza per essere povera di grassi) possa aiutare a non “alimentare” il tumore e quindi influire positivamente  su un decorso più lento. Il fatto che si tratti di una dieta povera di grassi saturi aiuta anche a contrastare le problematiche di tipo cardiovascolare.

Secondo i dati presentati nel corso dell’incontro a Roma, non è un caso che il tumore alla prostata abbia un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (negli Stati Uniti è al 40%), mentre in Giappone è decisamente più raro (intorno al 10%). Mangiare fin dall’infanzia cibi che si caratterizzano per il loro contenuto in estrogeni deboli (come i derivati della soia, tofu, germogli, ecc.) aiuta infatti a proteggere la prostata.

Vi è poi il discorso longevità e il paese del Sol Levante in questo ci batte. L’aspettativa di vita è infatti di 85 anni per chi segue la dieta giapponese e di 79 anni per la mediterranea (attualmente la persona più anziana al mondo è proprio giapponese, si chiama Kane Tanaka e ha 116 anni).

In fatto di diete della longevità vi avevamo già parlato della dieta di Okinawa, sempre giapponese ma caratteristica della più grande isola delle Ryūkyū, e di quella di Valter Longo.

Dieta giapponese, alimenti

Di quali cibi si compone la dieta giapponese? Non solo sushi, come potrebbe sembrare nel nostro paese! In questo regime alimentare si consumano principalmente:

  • riso
  • soia
  • tofu
  • edamame
  • germogli di soia
  • verdure (tra cui anche alghe e radici)
  • spezie
  • pesce

In sostanza, dunque, è una dieta in cui è molto alta la presenza di fibre, acidi grassi mono e poli-insaturi, sali minerali e sostanze antiossidanti. E’ quindi ricca di nutrienti e povera di grassi dannosi.

Dovremmo quindi tutti iniziare a mangiare giapponese? La risposta secondo gli esperti è no!

“No, perché non rientra nel nostro patrimonio genetico che determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti”, ha sottolineato Marco Silano, responsabile dell’Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

Continuando poi:

“È ormai assodato che esista un rapporto bidirezionale tra i nostri geni e i nutrienti che assumiamo con la dieta, il patrimonio genetico determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti. Parallelamente, gli stessi nutrienti modificano l’espressione dei geni, silenziando alcuni e attivandone altri”

Continuiamo quindi a seguire la nostra dieta mediterranea (ma senza cadere in facili errori).

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Francesca Biagioli

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Francia: allarme per 6 reattori nucleari difettosi vicini all’Italia

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In Francia è stato lanciato l’allarme per 6 reattori nucleari difettosi vicini all’Italia, posizionati in 5 centrali del paese.

Negli ultimi mesi si è parlato tanto del rischio nucleare in seguito alla recente esplosione avvenuta in Russia, ma il problema potrebbe riguardarci molto più da vicino. Una nota stampa della compagnia elettrica EDF annuncia la scoperta di alcuni difetti strutturali in 6 reattori nucleari francesi.

Stando al comunicato aggiornato, i reattori coinvolti sarebbero il numero 3 e 4 della centrale di Blayais, il reattore 3 di Bugey, il reattore 4 di Dampierre-en-Burly, il reattore 2 di Fessenheim, e il reattore 2 della Centrale di Paluel.

I difetti secondo EDF riguardano saldature sui generatori di vapore, che non sarebbero conformi al progetto iniziale ma nemmeno così gravi, a detta della compagnia elettrica, da richiedere un intervento immediato.

I media locali si interrogano sull’effettivo rischio ma per ora non si parla di chiusura delle centrali interessate, sebbene l’Autorità per la sicurezza nucleare francese, ASN, stia effettuando appositi controlli onde evitare pericolose conseguenze.

A questo punto c’è da sperare che EDF abbia ragione ma visti i trascorsi, a proposito di nucleare, è sempre opportuno drizzare le antenne.

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Laura De Rosa

 

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Caffè espresso: troppa acrilammide nei chicchi. Tra i peggiori Lavazza e Segafredo, i migliori sono quelli biologici

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Un recente test tedesco ha messo a confronto diverse marche di caffè espresso in chicchi scoprendo la presenza, a volte davvero troppo elevata, di acrilammide e poca trasparenza riguardo le condizioni dei lavoratori. Ne escono bene solo alcune marche di caffè biologico. Tra le peggiori troviamo invece Lavazza e Segafredo.

La rivista tedesca Öko-Test, in una delle sue più recenti analisi, ha confrontato 22 differenti marche di caffè sia biologiche che convenzionali, alcune delle quali vendute anche in Italia. Si trattava di confezioni di chicchi di caffè interi di cui sono stati valutati diversi aspetti:

  • la presenza di sostanze nocive come l’acrilammide e il furano (che vengono prodotti durante la tostatura)
  • la presenza di ocratossina A, una muffa velenosa che può formarsi dopo la raccolta del caffè
  • odore, gusto ed equilibrio dei chicchi e consistenza cremosa del caffè
  • trasparenza dei fornitori e condizioni di produzione
I risultati

I risultati del test sono un po’ come il caffè, piuttosto amari! Dei 22 caffè testati, solo 5 sono stati valutati nel complesso “molto buoni” o “buoni” e si trattava in tutti casi di prodotti da agricoltura biologica.

Quattro tipi di caffè sono risultati completamente insufficienti mentre tutti gli altri si trovano nel mezzo con punteggi intermedi.

I problemi principali riscontati sono la presenza nei campioni di caffè di tracce di acrilammide, sostanza dal potere cancerogeno e genotossica che si produce durante la tostatura. Tutti i caffè la contenevano anche se la maggior parte in piccole quantità. In otto marchi analizzati, però, i livelli erano così elevati che superavano quelli stabiliti nelle linee guida dell’Ue su questa sostanza. I più alti livelli di acrilamide sono stati trovati nel caffè Segafredo Zanetti Intermezzo.

Anche la Lavazza non esce bene da questo test. Le motivazioni in sintesi: la presenza elevata di acrilammide e la trasparenza zero per quanto riguarda la produzione e le condizioni di lavoro del caffè Lavazza. L’azienda infatti non ha fornito alcuna risposta alle domande del mensile tedesco sul suo approvvigionamento del caffè.

In alcuni campioni vi era poi la presenza di Furan ma, a differenza dell’acrilammide, questa sostanza è volatile. Dopo che il caffè veniva effettivamente preparato ne rimanevano davvero poche tracce.

Per quanto riguarda il sapore, quasi tutti i caffè hanno ottenuto un punteggio di “buono” o “molto buono”, solo uno non ha superato la prova, si tratta dello Starbucks Espresso Dark Roast.

Molto deludente è stato poi l’aspetto legato alla produzione di caffè e la trasparenza di molti fornitori. Per quanto riguarda la trasparenza e le condizioni di produzione nei paesi in crescita, solo due caffè biologici (Gepa Organic Espresso e Rapunzel Gusto) sono stati considerati positivamente.

Entrambi i fornitori hanno rivelato l’intera catena di approvvigionamento del caffè e dimostrato, attraverso certificati indipendenti, che il prezzo minimo del commercio equo e solidale è sempre stato pagato ai lavoratori, sono stati rispettati gli standard sociali minimi e sono stati vietati i pesticidi altamente tossici nelle aziende agricole.

Non hanno potuto provare invece che non vi sia stato abbattimento di foreste per fare spazio alle piantagioni di caffè.

I consumatori poi, sottolinea Öko-Test, non possono essere sicuri che i chicchi di caffè siano stati coltivati senza utilizzare lavoro minorile. Gli standard di certificazione Fairtrade, UTZ, Naturland e “Hand in Hand” (della Rapunzel) vietano il lavoro forzato e la discriminazione, rivendicano il diritto alla libertà di riunione, i contratti di lavoro e i salari minimi previsti dalla legge ma hanno stabilito alcune regole per la cosiddetta “agricoltura familiare” tra cui quella che consente ai bambini di età inferiore ai 15 anni di aiutare nelle aziende agricole a determinate condizioni (senza schiavitù, prostituzione e mansioni che mettano in pericolo la loro salute o sicurezza).

Un problema per l’ambiente e la salute dei lavoratori sono poi i pesticidi tossici. UTZ ne limita l’uso, ma l’elenco delle sostanze vietate è, secondo la rivista tedesca, insufficiente. Anche il commercio equo e solidale non è sufficiente: per quanto riguarda il divieto di pesticidi tossici, il biologico è chiaramente avanti.

I caffè migliori e peggiori

Secondo Öko-Test i caffè migliori sono risultati

  • Gepa Bio espresso (l’unico che ha ottenuto “molto buono”)
  • Café Intención ecológico Espresso, Fartraide
  • Dennree Kräftig-aromatischer Espresso
  • Mount Hagen Espresso, Fairtrade
  • Rapunzel Gusto Espresso

Mentre i caffè peggiori sono:

  • Käfer Caffè Espresso Forte
  • Lavazza Espresso Cremoso
  • Mövenpick Espresso
  • Segafredo Zanetti Intermezzo

Come scegliere il caffè migliore? Secondo la rivista, se vuoi bere il tuo caffè con la coscienza pulita dovresti prediligere quello biologico e Fairtrade.

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Francesca Biagioli

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Ora solare 2019: torna il 27 ottobre e sarà una delle ultime volte che sposteremo le lancette

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Nella notte tra il 26 e 27 ottobre 2019 torneremo all’ora solare. Pronti a spostare le lancette degli orologi e guadagnare una fantastica ora in più per dormire? Godetevi il cambio favorevole (o no a seconda dei punti di vista) perché sarà una delle ultime volte che succederà.

Il cambio dell’ora, per quanto faticoso per chi ha difficoltà ad abituarsi ai nuovi ritmi, ci regala in realtà sempre qualcosa di positivo: un’ora in più di luce (in primavera, oltre al risparmio energetico) e un’ora in più di sonno in autunno (anche se solo per un giorno).

Come probabilmente sapete, però, il Parlamento europeo ha abolito il passaggio dall’ora solare a quella legale in tutti gli stati membri ma questo diventerà operativo solo dal 2021. Quindi tra due anni cosa succederà? Sostanzialmente ogni stato deciderà per sé, valutando se tenere stabile l’ora solare o l’ora legale (quasi tutti sembrano orientati a tenere l’ora legale).

Mentre la Francia ha già deciso di mantenere l’ora legale, in Italia ancora non è chiaro se vivremo sfruttando l’ora solare o quella legale. Indipendentemente da quale sarà la scelta, le nostre abitudini cambieranno e ci dovremo adattare, volenti o nolenti, alla novità.

Ma torniamo all’imminente cambio, finché ancora esiste. Il ritorno all’ora solare è apparentemente colpevole dell’aumento delle ore di buio nel corso della giornata, in realtà è solo il simbolo (o se vogliamo il colpo di grazia) perché queste in realtà aumentano in maniera naturale e progressiva mano mano che ci avviciniamo al solstizio d’inverno, momento in cui raggiungono il picco.

Dobbiamo quindi farci forza: l’estate è finita, l’autunno è ormai entrato da un po’ e ci aspettano giornate più corte e pomeriggi in cui farà buio molto presto.

Ricordatevi dunque che la notte tra il 26 e il 27 ottobre, alle 3, bisogna portare le lancette dei nostri orologi indietro fino alle 2. La maggior parte dei dispositivi digitali eseguiranno il cambio dell’ora in automatico.

Si tratta di un cambiamento apparentemente piccolo ma che comunque può provocarci dei disagi e potremmo aver bisogno di alcuni giorni per ritornare alla normalità (questo è vero anche o forse soprattutto per i bambini).

Tra i fastidi collaterali del cambio dell’ora i più frequenti sono insonnia, stanchezza, irritabilità, scarso appetito. Qui trovate qualche consiglio per metabolizzare meglio e più in fretta il ritorno all’ora solare.

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Francesca Biagioli

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Energia eolica senza pale più potente del 60% grazie alle vibrazioni: la rivoluzionaria invenzione di una start up spagnola

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Non solo tramite pale: l’energia eolica si può ricavare anche dalle vibrazioni indotte dal vento. E con potenza che può superare del 60% quella della tecnologia convenzionale. Vortex Tacoma, l’innovativa turbina brevettata dalla start up spagnola Vortex Bladeless, ha superato i primi test in ambiente reale e punta ad essere commercializzata il prossimo anno.

Bladeless, letteralmente “senza pale”: la start up spagnola è così chiamata proprio perché la turbina brevettata, Vortex Tacoma, trasforma l’energia del vento in elettrica senza l’utilizzo delle comuni pale eoliche che, pur essendo efficienti in molti casi, possono creare diverse problematiche ambientali, come quelle molto discusse ai danni degli uccelli marini.

La tecnologia, in particolare, sfrutta il fenomeno delle risonanza, che in questo caso “amplifica” il naturale fenomeno chiamato ‘Vortex Shedding’. L’innovativa turbina consiste infatti in un cilindro fissato verticalmente con un’asta elastica che oscilla in un determinato range di frequenze, calcolato in modo che i vortici che si formano naturalmente attorno al cilindro risultino “amplificati” dal suo moto.

Per dirla in un modo poetico ma in realtà del tutto scientifico, il cilindro entra in risonanza con il vento, e quindi l’energia che il sistema raccoglie è quella di un “vento amplificato” (in fisica il fenomeno è chiamato ‘Vortex Induced Vibration’.

Idea che, stando alle ultime stime, può aumentare del 60% la potenza generata dalle comuni pale eoliche (e più efficiente anche degli attuali pannelli solari), con l’ulteriore vantaggio di essere meno impattante per l’ambiente circostante in quanto di dimensioni più contenute.

“L’attuale tecnologia delle turbine eoliche deve sostenere livelli di carico molto diversi a velocità del vento variabili – si legge sul sito di Vortex Bladelessil che comporta importanti requisiti meccanici di componenti come ingranaggi, cuscinetti e altri. Le molteplici parti mobili sono costantemente soggette ad usura, il che comporta elevati costi di manutenzione. Le turbine eoliche senza pale eliminano completamente gli elementi meccanici che possono subire l’usura per attrito”.

Costi più bassi (fino all’80%), minore impatto sull’ambiente, più efficienza (una turbina di 2.5 m produce una potenza stimata di 100w una volta installata): è la rivoluzione dell’eolico? Forse presto per dirlo, anche perché la tecnologia non ha ancora del tutto terminato la fase di sviluppo (attualmente stimata al 95% di completamento), quindi è corretto mantenersi cauti.

Ma non manca molto alla verifica sul campo, perché la tecnologia, i cui lavori sono iniziati nel 2014 e che hanno dato i primi incoraggianti risultati nel 2017, dovrebbe essere commercializzata entro la fine del prossimo anno.

Il lavoro è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020.

Roberta De Carolis

Foto: Vortex Bladeless via Facebook

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Lo sport amico della salute e del benessere, ecco perché scegliere un personal trainer certificato

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Ormai è cosa nota e soprattutto riconosciuta che lo sport sia un toccasana per il benessere a 360 gradi dell’organismo, soprattutto se praticato con costanza e regolarità per tutto l’anno. La cura del proprio corpo e della propria mente non dovrebbero mai essere trascurate.

Purtroppo, però, il tempo libero non è mai abbastanza, così come le energie dopo una giornata spesa in ufficio, luogo in cui si passa la maggior parte del tempo e dove snack, merendine e pranzi poco salutari entrano a far parte delle cattive abitudini giornaliere, abituando così il cervello a quel mix di zuccheri e grassi.

Procedendo in questo modo lo stile di vita diventerà piano piano sempre più statico, con la voglia che viene meno anche solo per percorrere qualche metro a piedi o per fare le scale; così i chili in eccesso aumenteranno, accumulandosi quasi tutti sul girovita e muoversi diventerà sempre più faticoso.

I kg sull’addome facilitano la circolazione nel corpo dei trigliceridi, questi entrano in conflitto col glucosio che inizia a far fatica ad entrare nelle cellule. Così facilmente si potrà andare incontro all’insulino resistenza prima e al diabete di tipo 2 poi.

Palestra classico o Personal trainer certificato?

A volte è possibile rendersi conto in tempo che le cattive abitudini stanno prendendo la meglio ed ecco che le scelte che potrete intraprendere  potranno essere solo due:

  1. iscrivervi in palestra o
  2. affidarvi ad un personal trainer.

La prima alternativa è iscrivervi in palestra, pagare 29 euro al mese, mettervi su una macchina cardio, fare due pesetti e tornare annoiati a casa, oppure investire del tempo e dei soldi in un Personal Trainer Certificato. Un professionista qualificato che prima di stilare un piano personalizzato vi farà un colloquio dettagliato, vi chiederà del vostro stile di vita, di come si è modificato, di come vi sentite. Imposterà un programma personalizzato, che sia graduale ma progressivo nel tempo. Questo vi motiverà ad andare avanti e a non mollare soprattutto se raggiungerete dei risultati visibili.

E quindi i risultati non tarderanno ad arrivare, comincerete ad avere meno fiatone e durante il giorno vi sentirete più attivi. I livelli di zucchero nel sangue scenderanno e si interromperà la dipendenza dai dolci e dalle merendine. L’aspetto allo specchio migliorerà e questo vi darà ulteriore motivazione. Vi stupirete nel riscoprire quanto può essere dolce ed appetitosa una mela.

Andare in palestra non sarà più un obbligo ma un’attività gratificante, a poco a poco sarà più facile allenarvi da soli, e gli appuntamenti con il personal trainer non avranno più cadenza settimanale, ma mensile.

Nel giro di 8 mesi la riscoperta dello sport riuscirà a farvi sembrerà più giovani, più attraenti e soprattutto migliorerete la vostra salute sia fisica che psichica, lo sport infatti ha effetti anche sull’umore. Anche le difficoltà a lavoro saranno più facili da superare perché il vostro cervello sarà sempre ben ossigenato grazie all’attività fisica. La vostra capacità di attenzione migliorerà, insieme alla capacità di resistere agli stress esterni.

Ad un certo punto vi troverete davanti ad un bivio, andare in palestra e smettere come l’80% dei frequentatori (si stima che l’abbandono della palestra sia ogni anno tra il 70-90% degli utenti non abituali) oppure investire su voi stessi, scegliere un bravo personal trainer certificato ed essere gratificati da quello che fa.

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Biova, la birra artigianale tutta italiana realizzata con il pane invenduto

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Produrre birra artigianale dal pane avanzato per combattere gli sprechi alimentari e allo stesso tempo ridurre la quantità di materia prima utilizzata, è questa la scommessa vincente di una start-up piemontese che unisce l’amore per le tradizioni con un progetto di economia circolare originale e “dissetante”. Il risultato? Una cream ale che esalta al massimo il gusto del pane tutta da provare.

Come spiegano sul sito del progetto, per ogni cotta di Biova (circa 2500 litri di birra) ci sono oltre 100 Kg di pane invenduto recuperato. Pane rigorosamente cotto a legna nella tradizione piemontese.

“100 kg che, invece di diventare avanzo, tornano ad essere qualcosa di meraviglioso. 100 kg che permettono di diminuire le materie prime (in questo caso malto d’orzo) del 30%, riducendo l’impatto ambientale. Biova non è solo una birra. E’ un progetto di circular economy che può essere tante birre diverse, fatte con tanti tipi di pane diverso, a cui possono aderire tutte le realtà che vogliono agire concretamente contro lo spreco alimentare”.

Un progetto in divenire aperto a tutti: è possibile aderire in due modi: acquistando e distribuendo la birra Biova, realizzata con il pane cotto a legna recuperato dall’invenduto dei forni nelle valli del Piemonte occidentale oppure optare per una birra completamente personalizzata dall’etichetta ai forni dove recuperare l’invenduto, al birrificio più vicino con cui condividere la ricetta per ottenere un prodotto unico e custumizzato.

Per rendere appieno la filosofia e la passione dietro a questo progetto non c’è forse niente di meglio che sentirselo raccontare dai propri ideatori in questo video realizzato per promuoverlo:

A conferma che in Italia abbiamo le idee, abbiamo le materie prime e abbiamo le persone in grado di fare la differenza, anche con una bottiglia di birra.

Simona Falasca

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Rivelate le 20 aziende responsabili di un terzo di tutte le emissioni del mondo

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Oltre un terzo di tutte le emissioni di gas serra dell’era moderna è prodotto da 20 compagnie di combustibili fossili che sfruttano sconsideratamente le riserve mondiali di petrolio, gas e carbone. Lo ha rivelato The Guardian partendo dall’analisi condotta da Richard Heede presso il Climate Accountability Institute negli Stati Uniti.

Tra le società figurano nomi come Chevron, in cima alla lista, Exxon, BP e Shell, e ancora Saudi Aramco e Gazprom. Dodici delle 20 società sono statali e responsabili nel complesso del 10% di emissioni totali a partire dal 1965 ad oggi. In particolare le società statali dell’Arabia Saudita risultano le più inquinanti.

Il 90% delle emissioni, secondo quanto riporta The Guardian, dipenderebbero dall’uso di prodotti come benzina, carburante per jet, gas naturale e carbone termico, mentre solo un decimo deriva dal processo di estrazione, raffinazione e consegna dei carburanti finiti.

Nel frattempo le 20 compagnie sono state contattate dai giornalisti del Guardian, ma solo sette hanno risposto dichiarandosi, alcune, non direttamente responsabili di come il petrolio, il gas e il carbone sono stati utilizzati dai consumatori, altre decise a cambiare prospettiva proprio in virtù dei nuovi obiettivi ambientali perseguiti dall’accordo di Parigi.

Inoltre tutte le compagnie si sono dette impegnate nell’investimento in fonti energetiche rinnovabili o a basse emissioni di carbonio.

Un mutamento indispensabile per affrontare l’emergenza climatica considerato che sono proprio questo tipo di aziende e i loro prodotti ad essere principalmente responsabili della situazione attuale.

E purtroppo secondo Richard Heede e colleghi, autori di un altro studio sul legame fra emergenza climatica e compagnie fossili, molti politici sono perfettamente consapevoli di questo, ma chiudono gli occhi o addirittura accettano compromessi economici pur sapendo che al Pianeta restano pochi anni per evitare le terribili conseguenze del riscaldamento globale.

E a tal proposito, proprio domani in Italia verrà discusso il ddl clima che vuole tagliare i sussidi alle fossili al fine di raggiungere gli obiettivi del Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici migliorando la qualità dell’aria.

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Laura De Rosa

Photo Credit: The Guardian

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Riapre il Roseto Comunale di Roma per ammirare la fioritura autunnale: dal 12 al 27 ottobre ingresso gratuito

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Il Roseto Comunale di Roma ospita più di mille varietà di rose botaniche, antiche e moderne, provenienti da tutto il mondo. Se volete visitarlo in versione autunnale non perdetevi le date di apertura di ottobre.

L’autunno è un mese splendido per riscoprire la natura e, perché no, anche le rose. Ci sono alcune varietà di questo fiore tanto amato che fioriscono proprio nel mese di ottobre e per permettere a visitatori, turisti e curiosi, di ammirarle in tutto il loro splendore, il Roseto comunale di Roma riapre per due settimane durante le quali è prevista la fioritura autunnale delle varietà moderne e di alcune varietà antiche della nota collezione di rose della capitale.

Questo Roseto, sia pure di dimensioni contenute, dispone di un vero e proprio patrimonio in fatto di fiori di questa specie. Al suo interno, infatti, si trovano esemplari di rose che provengono un po’ da tutto il mondo: dall’Estremo oriente, dal Sud Africa e dalla Nuova Zelanda. Alcune specie sono antichissime altre decisamente più moderne ma tutte splendide, colorate e profumatissime!

E non a caso questo luogo, che si trova nel cuore della Capitale, è un punto di riferimento a livello nazionale tanto che, nel mese di maggio, qui si svolge il Concorso Internazionale Premio Roma, promosso dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale e dedicato alle più belle nuove varietà di rose.

Se volete conoscere maggiori dettagli sulla collezione di fiori ospitata nel Roseto di Roma, potete leggere qui.

Date di apertura

L’appuntamento con le aperture autunnali del Roseto è da sabato 12 ottobre fino a domenica 27 ottobre. In queste giornate, presentandovi all’ingresso in Via di Valle Murcia 6 (ai piedi dell’Aventino), potrete accedere al Roseto e fare una magnifica passeggiata tra i fiori.

Gli orari di apertura sono dalle 8:30 fino alle 18 ogni giorno.  L’ingresso è gratuito. 

In caso vogliate prenotare una visita guidata (in questo caso a pagamento) potete contattare il numero 06.5746810 o mandare una mail a [email protected]

Non perdete l’occasione di visitare questo magnifico giardino, soprattutto se non l’avete mai fatto!

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Francesca Biagioli

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Quei bulldozer che stanno radendo al suolo i cactus protetti della riserva UNESCO per costruire il muro di Trump

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La costruzione del muro voluto da Trump al confine tra Stati Uniti e Messico sta distruggendo l’Organ Pipe Cactus National Monument, il monumento nazionale degli Stati Uniti d’America e riserva della biosfera UNESCO situato nell’estremo sud dell’Arizona.

Kevin Dahl, impiegato presso la National Parks Conservation Association, ha girato un video che mostra i bulldozer mentre devastano questo prezioso monumento nazionale, voluto per proteggere i cactus Saguaro simbolo dell’Arizona, per fare spazio alla costruzione del nuovo muro.

VIDEO: Saguaros are being bulldozed for the #BorderWall in Organ Pipe Cactus National Monument. Trump's reckless border hysteria is destroying our environment and killing the very species this national monument was designated to protect.

Footage by Kevin Dahl, @NPCA. pic.twitter.com/XceszFIRKd

— Laiken Jordahl (@LaikenJordahl) October 4, 2019

La distruzione a cui è stato testimone Dahl è avvenuta dove è prevista una striscia di 78 miglia del muro di Trump e smentisce le promesse del governo in merito alla conservazione del monumento.

Il Dipartimento della sicurezza nazionale aveva infatti dichiarato l’intenzione di voler trasferire i cactus: le immagini riprese da Dahl e diffuse online sono invece in netto contrasto con quelle pubblicate dall’esercito americano, in cui i cactus Carnegiea gigantea vengono estratti con cura dal terreno per permetterne la ricollocazione in un’altra area.

Il muro di Trump sta distruggendo uno degli ecosistemi più incontaminati del deserto di Sonora: l’Organ Pipe Cactus National Monument è in pericolo, così come lo sono le specie animali, i siti sacri indigeni e le aree selvagge oggetto di una pesantissima devastazione, come sottolinea Laiken Jordahl, attivista presso il Center for Biological Diversity.

Trump’s #BorderWall is under construction through the most pristine Sonoran Desert ecosystem anywhere on the planet — Organ Pipe Cactus National Monument.

Endangered species, Indigenous sacred sites & wilderness lands are being destroyed before our eyes. pic.twitter.com/nNYbQ16kFQ

— Laiken Jordahl (@LaikenJordahl) September 27, 2019

L’impatto ambientale del muro di Trump sarà ancora maggiore quando sarà terminato. L’attuale recinzione che delimita il confine tra Stati Uniti e Messico, infatti, rispetta la flora e la fauna selvatiche e consente la migrazione degli animali.

Il muro di Trump, a causa delle sue dimensioni, renderà impossibile le migrazioni della fauna, che sarà incapace di superare la barriera.

Le autorità avevano assicurato che sarebbero state garantite piccole aperture per consentire il passaggio agli animali ma gli ambientalisti nutrono forti dubbi in merito, data la scarsa attenzione all’ambiente dimostrata dall’amministrazione di Trump.

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Tatiana Maselli

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Con l’anticiclone africano nel weekend torna l’estate: ‘ottobrata’ con temperature fino a 30°C

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Ci aspetta un weekend di metà ottobre all’insegna del sole, merito di un anticiclone africano che dopo qualche giorno di perturbazioni, previste ancora per oggi e domani sia al Nord che al Centro, ci porterà la cosiddetta ottobrata, come comunicato da ilmeteo.it.

L’anticiclone questa volta non arriva dalle Azzorre, come di consueto in questo periodo, ma dal Sahara, proprio come in estate.

Quindi da venerdì 11 torna il sole fino a domenica e le temperature si alzeranno raggiungendo, al Sud, valori massimi di 30°C, 26°C al Centro e 23°C al Nord.

Il sole sarà protagonista in particolare della giornata di sabato mentre domenica torneranno alcune nubi nel centro-nord.

Unico inconveniente la nebbia al Nord, dovuta ai venti calmi e alla stabilità atmosferica previsti per il weekend.

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10 ottimi motivi per amare l’autunno (al di là del piacevole freschetto)

Laura De Rosa

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A Bologna apre la prima osteria in un carcere minorile

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Si chiama “La Brigata del Pratello” ed è la prima osteria in Italia, situata a Bologna, che apre dentro un carcere minorile. L’inaugurazione è prevista per giovedì 10 ottobre quando le autorità cittadine invitate verranno servite dai ragazzi detenuti, in veste speciale di cuochi e camerieri.

L’iniziativa è stata promossa da Fomal, ente specializzato nella formazione professionale nell’ambito della ristorazione, insieme alla Regione Emilia Romagna e alla Fondazione Del Monte. Mentre è stato lo chef Mirko Gadignani a seguire i ragazzi nei preparativi.

In questo modo i giovani detenuti hanno seguito un percorso formativo che li aiuterà a sviluppare competenze utili a rientrare nel mondo del lavoro.

Perché come ha spiegato Beatrice Draghetti, presidente di Fomal, questi ragazzi, indipendentemente dal reato commesso, devono avere la possibilità di rifarsi una vita:

“È davvero impensabile che sulla loro vita sia scritta la parola fallimento.”

“Questo è un modo per dare una speranza e per dare un futuro”, ha aggiunto Giusella Finocchiaro, Presidente Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna.

E a proposito dell’esperienza, uno dei detenuti intervistati ha dichiarato:

“Questo progetto mi ha dato una seconda possibilità.”

Tra gli invitati all’inaugurazione si annoverano il sindaco Virginio Merola, l’arcivescovo Matteo Zuppi, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

E se anche voi voleste sperimentare la cucina dell’osteria, la trovate nell’antico chiostro del carcere, in via Pratello 34. Da gennaio sarà possibile riservare il posto direttamente sul sito.

Che bella iniziativa!

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Laura De Rosa

Photo Credit: Brigata del Pratello

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Torna in mare Lenny, la tartaruga marina che ha rischiato la vita a causa di un amo

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La tartaruga Lenny è stata finalmente rimessa in libertà dopo mesi di cure e una lunga convalescenza. La sua storia ha commosso tutto il Molise negli ultimi mesi e fortunatamente ieri ha avuto un lieto fine.

Il povero esemplare di Caretta caretta, specie a rischio estinzione, era infatti rimasto ferito gravemente da un grosso amo che gli si era conficcato nell’esofago.

Lenny è stata recuperata sulle spiagge di Termoli lo scorso febbraio con gravi lesioni provocate da un amo da palangaro. Successivamente la tartaruga è stata trasferita al “Luigi Cagnolaro” di Pescara, centro per il recupero e la riabilitazione delle tartarughe marine, dove gli operatori hanno provveduto a stabilizzare l’animale e poi a intervenire chirurgicamente per rimuovere l’amo.

Dopo l’operazione, avvenuta a marzo, sono seguiti diversi mesi di convalescenza per consentire la completa guarigione di Lenny e ieri finalmente la povera tartaruga è stata riconsegnata alle acque del mare.

Lenny è stata portata al largo a Montenero Marina dalla Guardia Costiera ed è stata liberata dalla Capitaneria di Porto di Termoli, insieme allo staff del Centro Studi Cetacei Onlus di Pescara e al servizio veterinario regionale.

Prima di restituire la libertà alla tartaruga, si è svolta una piccola cerimonia simbolica durante la quale il Comandante Francesco Massaro ha svolto una speciale lezione per gli alunni dell’istituto Omnicomprensivo “Vincenzo Cuoco” di Petacciato.

Il Comandante ha spiegato ai ragazzi la situazione dell’ecosistema marino, gravemente minacciato dalle attività umane, per sensibilizzare i piccoli ai temi dell’inquinamento ambientale. Dopo la breve ma emozionante cerimonia Lenny ha ripreso la via del mare.

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Tatiana Maselli

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I Goonies 35 anni dopo: a dicembre torna al cinema il film cult degli anni ‘80

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Chi ha più o meno 40 anni conosce bene le vicende dei quattro ragazzini di Goon Docks: Mickey, Brand, Chunk e Mouth alle prese con una serie di “spaventose” disavventure. Loro erano i “Goonies”, protagonisti di un film adolescenziale che segnò un’epoca, quella degli anni ’80. Uscito nelle sale nel 1985, i Goonies tornano in una veste completamente rimasterizzata.

Il 9 e 10 dicembre prossimi, infatti, sarà nelle sale una versione restaurata in 4k. Diretta da Richard Donner, prodotta da Steven Spielberg e sceneggiata da Chris Columbus, la pellicola racconta la storia, le paure e le emozioni di quattro bambini e di altri compagni, attraverso i grandi temi dell’amicizia, del primo amore e le difficoltà della crescita.

Ora la Warner Bros., in perfetta sintonia con la nostalgia e il continuo ritorno al passato anche nei riferimenti cinematografici e delle serie più popolari, ha deciso di fare una sorpresa a tutti i fan: d’altra parte, i Goonies sono una pietra miliare per chi è nato e cresciuto sul finire dei mitici Eighties, diventando con il passare del tempo un cult a tutti gli effetti.

La trama

I ragazzini di Goon Docks sono spaventati: il club del golf ha sfrattato i propri genitori con l’intento di radere al suolo l’intero quartiere. Ma durante l’ultimo week-end sul posto, uno dei ragazzi scopre nella propria soffitta un’antica mappa spagnola, che fu di Willy l’Orbo, un pirata del XVII secolo. Tutti decidono così di scovare il tesoro che l’Orbo ha seppellito da qualche parte nei dintorni, ma incappano nella losca famiglia di Mamma Fratelli e dei suoi due figli, che hanno incatenato nella cantina il deforme Sloth. I piccoli Goonies dovranno affrontare corse, paure e prove terribili, sempre inseguiti dai perfidi Fratelli. Uno dei ragazzi, però, riesce a liberare il gigantesco Sloth e sarà lì che dovranno fare i conti con il nuovo sentimento dell’amicizia. Come finirà?

Curiosità
  • Il nome del film deriva da un gruppo di quattro ragazzi, cresciuti nel quartiere “Goon Docks”, di Astoria, nell’Oregon. Da questo nome i ragazzi si fanno chiamare Goonies, che però nello slang americano richiama anche goony, che vuol dire anche “sfigato” ed è per questo che Mikey dice spesso che lui e i suoi amici sono “dei poveri Goonies”;
  • l’idea fu di Spielberg, allora all’apice della fama. Per non oscurare il regista, Richard Donnel, ha inserito un omaggio per lui facendo indossare a Sloth la maglia di Superman, uno dei primi film diretti da Donnel;
  • stesso omaggio è stato fatto allo sceneggiatore Chris Columbus, che prima aveva firmato  la sceneggiatura dei Gremlins. In una telefonata che Chunk fa allo sceriffo, quest’ultimo gli risponde chiaramente: “quell’ultima balla su quegli orribili mostriciattoli che si moltiplicano se gli butti sopra l’acqua”;
  • ad Astoria il 7 giugno viene celebrato il Goonie Day.

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Germana Carillo

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