“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Ve lo ricordate il proverbio?
Sta a ricordarci che per tradurre un’idea in azione occorre superare o attraversare una vasta area fatta di materia mobile e instabile che rende difficile l’attuazione di quel dire. E’ la massa liquida dell’illusione, dei desideri oscuri, delle vane speranze.
Possiamo costruire un ponte solido che la sovrasti e ci faccia approdare sulla terra della concretezza; oppure, possedere una barca e navigare, o perlomeno, saper nuotare per sfidare le onde. Nel primo caso occorre essere abili a costruire una struttura robusta e flessibile al tempo stesso; nel secondo, serve fiducia e perizia; nel terzo, determinazione e coraggio. In tutti i casi bisogna, comunque, attraversare il mare e passare dall’altra parte.
Questa metafora indica che il percorso da compiere per realizzare qualsivoglia idea o progetto esternati mediante la parola o lo scritto, e quindi posti in movimento, deve necessariamente attraversare una zona pericolosa, irta di ostacoli che si frappongono alla realizzazione.
E’ così; la vita ce lo insegna ogni giorno, proponendoci un problema da risolvere, un inghippo da superare.
Costruire il ponte significa mantenere il movente, ossia l’intenzione che anima l’idea, il più retto e alto possibile (leggasi impersonale), tanto da non toccare mai le creste d’onda del desiderio egoistico, ma da restare, appunto, rettilineo e sospeso. A volte l’intento cede perché corroso dalla ruggine della fama o del denaro, e la struttura crolla.
Navigare significa aver conoscenza delle acque e fiducia nelle proprie capacità di direzione per attraversare le correnti avverse mantenendo la rotta.
Nuotare vuol dire usare la propria forza per spostare la massa d’acqua e lottare tra i flutti per spingersi avanti. A volte la fatica sovrasta la determinazione, e il dubbio compare tra le pieghe della coerenza; a volte la paura prende il sopravvento sul coraggio e trascina verso altri lidi o travolge in gorghi profondi da cui non è possibile uscire.
Il dubbio, la paura, l’orgoglio, la cupidigia e la fatica sono gli ostacoli da superare per giungere alla meta senza interruzioni. Le tre modalità di superamento sopra esposte, delineano figure o caratteri differenti: l’Architetto, il Navigante e il Lottatore (nuotatore), che agiscono e reagiscono in modi diversi alle sollecitazioni degli eventi.
L’Architetto costruisce una forma idonea, il Navigante sa destreggiarsi tra le varie forme, il Lottatore cerca di avere la supremazia sulle altre forme. Tutte e tre arrivano allo scopo se pur in tempi e con risultati differenti.L’Architetto dà vita a una struttura armonica che rispecchia il progetto in ogni particolare; il Navigante crea una forma - il navigare - che è il compromesso tra la rotta scelta e gli eventi atmosferici subiti; il Lottatore si scontra con altre forme e cerca di imporre la propria anche se, spesso, con qualche ammaccatura.
Vi è tuttavia una quarta figura di cui, finora, non si è fatta menzione: il Gambero. Costui è sospinto dalla corrente verso l’altra sponda, ma al primo ostacolo desiste, muovendosi a ritroso, come il crostaceo.
E tu chi sei?
Chieditelo ogni volta che stai entrando in azione per realizzare un proposito. Potrà essere tuo o provocato da altri. Comunque sia, dovrai decidere quale personaggio incarnare. Sarai l’Architetto dal progetto chiaro, il Navigante dalla rotta sicura, il Lottatore dal pugno di ferro o ripiegherai sul Gambero per non affrontare l’opera?
Sceglilo tu!
Poi non ti lamentare se altri fanno ciò che vorresti fare ma non sei abbastanza chiaro, sicuro o energico per farlo.
Vi starete chiedendo, incuriositi, quale morale stia dietro a questa riflessione. Ebbene sì, una morale c’è e ve la svelo.
Stiamo cercando di fare gli Architetti, chi vi scrive ed altri compagni d’azione, con l’intento di costruire un bel ponte che unisca il dire e il fare passando sopra il mare.
E’ un progetto arduo che abbiamo pensato, o meglio, si è fatto pensare, per far germogliare un seme del cambiamento, fra i tanti semi che ora stanno spuntando. Molti di noi sentono la spinta del passaggio epocale che incombe e la necessità del rinnovamento sociale ed economico.
Tante volte ne abbiamo scritto da queste pagine ed ora cerchiamo, nel nostro piccolo, come tanti Colibrì, di fare la nostra parte, portando la gocciolina d’acqua per spegnere la foresta in fiamme e farla ricrescere vitale e accogliente.
Avrete compreso che mi sto riferendo al progetto per costruire impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili a cui abbiamo dato, non a caso, il nome: “Energeticamente”. Ormai dovreste sapere tutto su ciò perché l’ho presentato, con ampia risonanza, sia nella newsletter che sul sito
http://www.energetica-mente.net/ .
Ebbene, abbiamo pensato a lungo su cosa di concreto si potesse fare per aiutare il rinnovamento della nostra società, per rinsaldare i rapporti tra le persone e la fiducia nel domani, entrambe, ormai, “alla frutta”. Ci sono persone come Beppe Grillo che stanno cercando di dare informazione e "svegliare la gente". Encomiabile lavoro.
Noi crediamo che, realizzare una rete di impianti per la produzione di energia pulita, sia l’azione più utile per ridare fiducia alla gente, equa distribuzione alle risorse e portare benessere. La ricchezza, così prodotta e condivisa, permette di strutturare una Comunità - il Consorzio - che scambia prodotti e servizi servendosi anche di nuovi mezzi di sovranità popolare come la moneta locale complementare e il reddito di cittadinanza.
Esistono strumenti giuridici, finanziari ed economici perfettamente leciti e applicabili per perseguire lo scopo. Esistono tecnologie affidabili e convenienti per ricavare l’energia dal Sole, (pannelli fotovoltaici e parabole a concentrazione), dall’Acqua (mini-idrico), dal Vento (pale eoliche ad asse verticale o orizzontale) e dalle Biomasse (olii vegetali, residuati del legno e composti organici).
Anche i tempi sono propizi. Non è a caso che, dopo nemmeno un anno dalla nostra richiesta di liberalizzare l’energia, ora non ci sia più il monopolio dell’Enel. Ovviamente il merito non è nostro; semmai la nostra petizione è stata in sintonia con gli accadimenti. Ciò vuol dire che stiamo procedendo nella giusta direzione perché, come ha scritto Bianca, una sostenitrice del nostro movimento: “Lavorare con la luce per creare una nuova eco-nomia (regola dell'ambiente) e nuove com-unità umane è un'intuizione che nasce dalla lettura interiore dei "segni dei tempi".
Stiamo procedendo, dunque, con l’intento più alto possibile, tenendo conto, naturalmente, che a momenti occorre apparire Naviganti e a momenti Lottatori, pur rimanendo Architetti dentro.
Ci siamo proposti di raccogliere 200.000 euro attraverso quote di
iscrizione di 100 euro pro capite. E’ la somma minima per iniziare il processo di costruzione degli impianti. Ci vorrà circa un anno per entrare in produzione, ma se ci avrete dato fiducia, ne sarà valsa la pena. Ogni partecipante riceverà vantaggi economici perché avrà lo sconto del 30% sulla fornitura d’elettricità e la possibilità di acquistare con moneta locale prodotti e servizi che saranno offerti all’interno della Comunità consortile.
Stiamo stringendo accordi con gli ideatori dello “Scec” la moneta locale napoletana, che sta riscuotendo molto successo tra i consumatori della città partenopea, e ha attirato l’attenzione dei media, per usufruire subito dei suoi vantaggi. Quasi 1.000 attività, tra negozi, ristoranti e alberghi, la accettano come moneta di sconto.
Stiamo valutando terreni per costruire impianti fotovoltaici che godono di un finanziamento bancario del 100%. Stiamo sviluppando sinergie con aziende italiane ed estere produttrici di impianti per avere le tecnologie migliori ai prezzi migliori.
Ciò di cui abbiamo bisogno ora è la Vostra partecipazione. Sappiamo che non è facile credere alle belle parole o ai buoni propositi, ma nemmeno si può rimanere sempre scettici o indifferenti, poiché si rischia di fare la fine del Gambero che vorrebbe andare avanti ma cammina indietro.
Se in tutti questi anni ci avete seguito perché in sintonia con quanto da noi fatto e proposto, ora dateci la Vostra fiducia.
Edoardo Conte