Roma mafia capitale e molto più

In questi giorni è diventato un mantra: “Roma, mafia capitale”. Non si parla d’altro e più se ne parla e più la forma-pensiero si espande ingigantendosi come un bubbone. Di che meravigliarsi? Che Roma sia corrotta lo sappiamo dai tempi dell’Impero romano. Quella forma-pensiero non ha mai lasciato il “suolo” capitolino, dunque, nel tempo si è rafforzata e consolidata fino ai giorni nostri, alimentata dalla sete di potere.
 
L’atmosfera che si respira frequentando la capitale è quella dell’inciucio a tutti i livelli. Ne sono intrisi i muri e ne sono pervasi gli abitanti, i “cives” come si diceva allora. Ognuno pensa a se e il “Chi se ne frega” è la normale predisposizione del cittadino abbrutito da secoli di corruzione. La classe politica non fa che seguire l’onda, poiché si sa che i politici rispecchiano l’umore e il livello della massa che li ha eletti. Il significato del bene comune, dell’amministrazione della cosa pubblica, la “res publica”, è andato perduto con il proliferare del clientelismo, della mazzetta e del “magna magna”.
Magna in latino voleva dire Grande; ora significa solo: “riempiti più che puoi”.
 
In questa situazione apocalittica è possibile che ci siano uomini probi tra le mura di Roma?
La risposta è affermativa. Ce ne sono eccome! Lavorano incessantemente con abnegazione, buona volontà, coraggio e sacrificio per attenuare il vortice devastante. Sono i pionieri del buon senso, i sostenitori dell’onestà, i propugnatori della fratellanza che non si fermano davanti alla brutalità dei barbari ma tengono accese le fiamme del cuore e dell’intelletto fuse insieme per vedere e risvegliare il buono che c’è in ogni cosa, il punto di luce che sconfigge la tenebra, il soffio d’amore che risana il lordume e indirizza verso la giusta azione.
Ma il lavoro è improbo poiché il lamento passivo della massa è assordante e contribuisce allo sfacelo delle infrastrutture sociali. Restaurare un barlume di senso civico, di responsabilità individuale verso il bene comune è quasi utopia. Ma non si pensi che il problema riguardi esclusivamente Roma. Roma è solo un simbolo. Una metafora della stoltezza umana.
 
Allargando lo sguardo si scorge lo stesso riverbero in tutte le grandi città e a ben vedere l’onda si espande per luoghi e Nazioni fino a strangolare in una stretta pitonica l’intero pianeta. Lo si coglie nel degrado ambientale e più ancora nel senso stesso di umanità non più riconoscibile per via della caduta dei valori che lo supportano. Ne sono testimonianza la scarsità di spirito solidale e l’aumentare della fobia del diverso.
Siamo arrivati ad un punto di non ritorno che riguarda l’intera società umana. La separatività sembra regnare ovunque.
Ciò non significa, tuttavia, che “Roma caput mundi” e il suo ruolo simbolico planetario siano rovinosamente falliti. I tanti pionieri del bene che agiscono dietro le quinte per alleviare le pene dell’Umanità ne sono prova concreta. 
È in atto un processo di profonda trasformazione. Una metamorfosi che purificherà la coscienza umana da tutte le scorie accumulate nei millenni di degrado del significato dell’esistenza; degrado che è causa della corruzione delle forme. L’acuirsi della piaga è, dunque, benefico poiché consentirà al chirurgo (Umanità) di inciderla facendo fuoriuscire il pus infetto. Sarà un processo lento e doloroso che vedrà molti cadaveri passare sotto i ponti dell’Anima prima che i cuori si aprano di nuovo all’amore fraterno e lo sguardo si alzi su una nuova alba.

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