Pensiero della sera: Il pericolo delle abitudini

529 — L’abitudine è una seconda natura: è un detto di saggezza per mostrare fino a che punto le abitudini governino l’uomo. In effetti, le abitudini rendono l’uomo immobile e insensibile. È possibile reprimerle, ma non è facile sradicarle. Si incontrano di continuo uomini che si vantano di aver vinto le proprie abitudini, ma se si osserva la vita quotidiana di questi vincitori, si scopre invece che sono schiavi delle loro abitudini. Sono così impregnati di abitudini che neppure sentono il peso di un tale giogo. È specialmente tragico vedere un uomo convinto di essere libero, mentre in realtà è incatenato dalle sue abitudini. È assai difficile curare un malato che neghi la sua malattia. Tutti conoscono di questi incurabili nel proprio ambiente. Ma per assimilare l’idea di Fratellanza è indispensabile saper dominare le abitudini esistenti. Con “abitudini” Noi intendiamo non il servizio del bene, ma i vizi meschini cari all’egoismo. Noi siamo soliti verificare in che misura è libero dalle abitudini chi si avvicina alla Fratellanza. Queste prove devono essere inattese. È meglio cominciare dalle abitudini minori, poiché l’uomo è sovente più deciso a difendere queste che ogni altra cosa, in quanto le considera come qualità naturali, come voglie natali. Eppure i neonati non hanno abitudini. Sono l’atavismo, la famiglia, la scuola che favoriscono la crescita delle abitudini. In ogni caso, un’abitudine radicata è sempre un nemico dell’evoluzione.

Tratto da "Fratellanza" testo di Agni yoga.

 

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