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La scelta dell’eroe: così Thor salverà il Pianeta. Il bellissimo corto vincitore di Immagini per la Terra

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Thor, il dio del tuono, dovrebbe imparare a non usare il suo martello per cose futili, come accendere la macchinetta del caffè, fare scherzi al vicino di casa, caricare il cellulare o accendere la televisione. Il consiglio spassionato è che “l’energia è preziosa e va usata solo quando serve”. 

Originale, divertente e con il preciso scopo di farci pensare a cosa dovremmo fare per risparmiare energia e salvaguardare il nostro Pianeta, il cortometraggio presentato dai ragazzi dell’Istituto comprensivo “Paolo Frisi” di Melegnano (Milano), con questa versione un po’ sbadata e sprecona di Thor, si aggiudica il primo premio del concorso nazionale “Immagini per la Terra”, iniziativa promossa dall’Ong Green Cross in collaborazione con il ministero dell’Istruzione ed Enea e con il sostegno di Acqua Lete.

Insieme a loro sono stati premiati gli studenti provenienti da altre 7 scuole italiane: la selezione è stata fatta da GreenMe, insieme agli altri membri della giuria ufficiale del concorso, tra oltre 20.000 partecipanti all’iniziativa. Stimolati dal “Decalogo del consumo intelligente”, i vincitori della 26esima edizione, lanciata per l’anno scolastico 2017/2018 e intitolata “Energia libera Tutti”, hanno realizzato azioni di risparmio energetico, ideato progetti, inchieste, disegni, sketch, costumi e oggetti con materiale di recupero, dando libertà a tutta la loro fantasia e originalità.
Scopri tutti i vincitori: www.immaginiperlaterra.it

 

Obesità: scoperti due nuovi meccanismi brucia-grassi

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Published in: Salute & Benessere

Due ricerche, una basata sul freddo, l’altra su una determinata proteina, hanno sperimentato dei meccanismi volti a risvegliare il cosiddetto tessuto adiposo bruno, ossia la parte del tessuto adiposo che aiuta a bruciare le calorie.

Nei mammiferi, infatti, esistono due diversi tipi di tessuto adiposo: uno bianco e uno bruno. Il primo, in realtà di colore giallognolo per il suo contenuto in carotenoidi, rappresenta la quasi totalità del grasso di riserva. È di fatto abbondante nei mammiferi che vanno in letargo e nei cuccioli, mentre nell’uomo il tessuto adiposo bruno si trova in piccole quantità nel neonato. Con la crescita gran parte di questo tessuto si trasforma in tessuto adiposo bianco e per questo nell’adulto ci sono solo delle tracce di tessuto adiposo bruno, che in ogni caso favorisce il consumo delle calorie contrariamente a quanto fa il tessuto bianco, che invece le accumula.

Le due ricerche sono andate proprio a individuare quei meccanismi che attivano il tessuto che consuma le calorie.

Per la prima ricerca, condotta nell’istituto per la ricerca sul cancro Dana-Farber, un gruppo di studiosi statunitensi guidati da Edward Chouchani ha scoperto che il freddo favorisce la concentrazione nel tessuto adiposo bruno di una sostanza prodotta dal metabolismo, il cosiddetto “succinato”, che viene rilasciato nel flusso sanguigno dall’attività muscolare per poi essere immagazzinato dal tessuto adiposo bruno. Negli esperimenti, è bastato somministrare dell’acqua “corretta” con il succinato per non ingrassare, nemmeno seguendo una dieta ricca di grassi. Il succinato aumenterebbe la temperatura e favorirebbe così il consumo delle calorie.

Il secondo studio condotto in Spagna presso il Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares Carlos III (Cnic), ha scoperto un’ulteriore strada per attivare il tessuto adiposo bruno. In questo caso, l’artefice sarebbe una proteina, la “p38 alfa”, individuata nel tessuto adiposo bruno di oltre 150 individui obesi. Questa proteina sarebbe in grado di tenere a freno un’altra proteina, chiamata UCP1, anch’essa presente nel tessuto adiposo bruno, che attiva le cellule brucia-grasso e sviluppa calore.
Eliminando questo “freno”, secondo gli studiosi, il tessuto brucia-grassi funzionerebbe a pieno ritmo. Il prossimo passo sarà vedere se questi due meccanismi di attivazione del tessuto adiposo bruno potranno essere racchiusi in una qualche terapia farmacologica.

Nell’attesa, ricordiamoci di prenderci cura di noi e del nostro corpo. Per avere una vita più lunga, sana e ricca di vitalità basta prendersi amare e coccolare il proprio corpo ogni giorno, anche a tavola.

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Germana Carillo

Come pulire e rimuovere le macchie dal divano sfoderabile

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Published in: Detergenza

Se quelli che possono “svestirsi” consentono un lavaggio rapido in lavatrice, i divani (e le poltrone) non sfoderabili hanno sì dalla loro il fatto che costino di meno, ma sono decisamente più delicati e hanno bisogno di molta più attenzione e cure, soprattutto se in casa ci sono orde di mucolitici bambini dai 6 anni in giù. In questo caso, sarebbe meglio coprire almeno le sedute con un foulard, un copridivano o anche incelofanarlo e arrivederci al divano per il prossimo decennio.

In tutti gli altri casi, non è poi così dura ed è bene sapere che, comunque, anche un sofà che non può essere sfoderato può essere lavato (e ci mancherebbe) con un po’ di accortezze e piccoli segreti.

Quel che serve periodicamente è prima di tutto una pulizia ordinaria: un buon metodo è passare l’aspirapolvere sui tessuti almeno una volta a settimana e tra le fessure dove spesso si accumula lo sporco poco visibile e ispezionare un po’ tutto in modo da evitare macchie ataviche difficili poi da eliminare.

Le pulizie partono … al momento dell’acquisto

La manutenzione del divano, soprattutto nel lungo periodo, è una questione che non dovreste sottovalutare già nel momento in cui lo comprate. Quelli in tessuto assicurano facilità di lavaggio, diciamocelo soprattutto se sfoderabili, ma possono certamente accumulare più acari e batteri, assorbire gli odori o il sudore e richiedere lavaggi più frequenti. La “vera pelle” è una soluzione davvero poco green, mentre l’ecopelle – a minor impatto ambientale – è mediamente molto più economica della vera pelle e anche più pratica, ma può essere comunque soggetta ad abrasioni o a tagli. Al momento dell’acquisto, quindi, cercate di valutare che utilizzo ne farete.

8 consigli per pulire un divano non sfoderabile in poche mosse Spazzolare!

Prima del passaggio dell’aspirapolvere o dell’aspirabriciole, andate di spazzola! Una morbida per vestiti, per esempio, sarà utile bene per rimuovere capelli, peli di cani e gatti e lo sporco che con il tempo può depositarsi e creare una patina grigia. Ricordatevi di ogni angolo, compresi braccioli e poggiatesta, e di spolverare anche le parti in legno o in metallo, con l’aiuto di un panno umido.

Le etichette

La prima regola prima del lavaggio è sempre: leggere le etichette. Sono gli stessi produttori, infatti, a indicare la composizione del tessuto (nylon, poliestere, fibra) e a dare indicazioni utili (“solo pulizia a secco”, “prodotti a base d’acqua” …). Sempre, comunque, per evitare brutte sorprese, è bene utilizzare qualsiasi prodotto su una piccola parte nascosta del divano e poi, in assenza di “reazioni”, procedere.

Detergente neutro

L’ideale è usare un detergente neutro bio, anche il sapone per le mani va bene così come il detersivo per i piatti ecologico. Attenzione a non usare prodotti che fanno schiuma. Vi basterà trattare il divano con il detergente e un panno umido e ben strizzato, insistendo sulle zone macchiate per eliminare gli aloni.

Aceto

Create in casa una soluzione liquida con mezzo litro di acqua, una tazzina di aceto e poche gocce di olio essenziale alla lavanda. Inumidite con la soluzione un panno pulito e passate su tutto il divano: in questo modo riuscirete a detergere e a disinfettare allo stesso tempo al gradevole profumo di lavanda.

Bicarbonato di sodio o amido di mais

I divani non sfoderabili (così come i tappeti o le moquette) possono essere cosparsi con il bicarbonato o con dell’amido di mais, che deve essere lasciato agire per alcune ore, in particolare sulle zone in cui sono presenti macchie. Poi sbattete il tutto con un battipanni e levate eventuali residui con l’aspirapolvere.

Sapone di Marsiglia

Rimedio universale per pretrattare e rimuovere le macchie dai tessuti e utile anche nel caso di muffa, il sapone di Marsiglia solido o liquido e acqua calda va strofinato con una spazzolina da bucato sulle macchie del divano. Quello liquido lo potete applicare direttamente sulla macchia senza strofinarla, mentre la saponetta la potrete inumidire lasciandola agire sulla macchia appoggiata su di essa senza strofinare.

Leggi anche:  Come scegliere e riconoscere il vero sapone di Marsiglia (e dove trovarlo)

Percarbonato di sodio

In caso di macchie persistenti e soprattutto di un tessuto bianco, niente candeggina ma percarbonato di sodio a go go. Questo sbiancante ecologico può essere applicato direttamente sulla macchia per pretrattarla, oppure può essere aggiunto, secondo le quantità indicate sulle confezioni, in un po’ di acqua.

Leggi anche: Percarbonato di sodio: proprietà, usi e dove trovare lo sbiancante ecologico

Vapore

Cercate prima di eliminare la polvere con l’aspirapolvere con il beccuccio dappertutto, anche tra le fessure, tra i cuscini e i braccioli e tra i cuscini stessi, poi lavorate con il getto a vapore allo stesso modo. Il vapore permette di igienizzare ed eliminare gli acari e residui di sporcizia in modo del tutto naturale.

E l’ecopelle?

Il divano in pelle merita un discorso a parte: a volte basta un panno in microfibra umido per tirare via polvere e impurità. Ma anche in questo caso può essere utile preparare un paio di litri di acqua tiepida con del bicarbonato, immergerci un panno morbido e strofinare il divano. Poi risciacquare e ripassare in tutti gli angoli. Nel caso del divano in pelle vanno bene anche aceto o sapone di Marsiglia, mentre per mantenerlo sempre giovane e lucente usate un po’ del vostro latte detergente per il viso. Con la sua consistenza più densa può anche essere versato direttamente sulle macchie e poi va rimosse con un panno.

Cose da evitare per mantenere il divano pulito
  • Ricordate di non usare sul divano, soprattutto quello in stoffa, un panno troppo bagnato perché anche l’acqua potrebbe lasciare aloni
  • Non utilizzare prodotti aggressivi come candeggina e solventi chimici
  • Evitate di mangiare sul divano e di sedervi con indumenti sporchi. Attenzione se avete qualche ferita aperta: i bimbi, per esempio, potrebbero lasciare facilmente macchie di sangue dalle loro “bue”

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Germana Carillo

Scoperto il più antico baby serpente fossile, splendidamente conservato nell'ambra

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Published in: Natura & Biodiversità

Il sensazionale ritrovamento è opera di un gruppo di paleontologi della China University of Geosciences di Pechino ed è avvenuto in realtà quasi per caso (come spesso accade nella scienza), grazie alla passione di Lida Xing, autore principale del lavoro, per i fossili d’ambra.

All’inizio del 2016, nel corso di uno dei suoi viaggi a Myanmar, dove l’ambra viene estratta, un commerciante di ambra lo avvicinò sostenendo di aver trovato pelle di coccodrillo nell’ambra, ma quando Xing vide la forma a diamante delle scaglie, lo riconobbe come un serpente, qualcosa che non era mai stato trovato nelle centinaia di migliaia di fossili in quei depositi della resina fossile.

Questi sono infatti vecchi di 99 milioni di anni e hanno già prodotto altri tesori incredibili, tra cui piume di dinosauro, uccellini e lucertole, insieme ai soliti insetti e piante tipicamente presenti nell’ambra. Ma mai cuccioli di serpente. E mai con quello stato di conservazione.

“È spettacolare avere un piccolo serpente nei reperti fossili perché, naturalmente, questi sono piccoli e delicati” ha detto Michael Caldwell, professore di biologia all’Università di Alberta che ha definito la scoperta “oltremodo eccitante”.

E non finisce qui. Perché i paleontologi hanno trovato anche una parte di pelle di serpente, presumibilmente frutto della muta tipica di questi rettili, avvolta su un serpente molto più grande. Una fotografia istantanea di un momento di vita dei serpenti dell’antichità.

Foto: Yi Liu 

I ritrovamenti forniscono la prima prova tangibile dell’esistenza di questi rettili nelle foreste all’inizio della loro evoluzione, in un’epoca in cui prosperò un’enorme varietà di dinosauri (altri fossili di serpenti della stessa età sono stati trovati nei deserti). E che aiutano anche a mostrare come i serpenti si sono sviluppati e diffusi in tutto il mondo.

Per il cucciolo trovato nell’ambra la vita non deve essere stata molto generosa però: ritrovarlo nel fossile implica che all’inizio della sua vita (e non è nemmeno chiaro se sia un neonato o addirittura un embrione) si è probabilmente ritrovato già immerso nella linfa degli alberi.

L’ambra infatti è una resina originata dalle secrezioni di piante appartenenti a specie ormai estinte e che ha subito un processo di fossilizzazione: è quindi in quelle secrezioni che il povero cucciolo si sarà trovato “invischiato”.

È possibile che la linfa prodotta dalle piante dell’epoca sia stata secreta in grosse quantità e abbia “inondato” la foresta, raccogliendo di tutto, da insetti ad altre piante, ma anche il baby serpente. La “raccolta”, per quanto terribile per l’animale, ci fornisce oggi altre utili informazioni sull’ecosistema dove il piccolo viveva.

I paleontologi hanno chiamato questa specie Xiaophis myanmarensis, che significa “serpente dell’alba del Myanmar”, e hanno pubblicato il lavoro su Science Advances.

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Roberta De Carolis

Foto di copertina: Ming Bai/Chinese Academy of Sciences 

Le rinnovabili costano meno del carbone, ma gli investimenti calano. Fossili in risalita

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Published in: Energie rinnovabili

In calo rinnovabili ed efficienza energetica...

Gli investimenti statali sono stati quelli più affezionati al petrolio e al gas rispetto a quelli del settore privato. Inoltre, dopo diversi anni di crescita, gli investimenti globali nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica insieme sono diminuiti del 3% nel 2017 e rischiano di rallentare ulteriormente nel 2018.

Una cattiva, cattivissima notizia, che purtroppo non fa sperare in un futuro libero dal ricorso al petrolio e al carbone, nonostante gli ammonimenti frutto dell'accordo di Parigi.

Ad esempio, gli investimenti nelle energie rinnovabili, che rappresentano i due terzi delle spese per la generazione di elettricità, sono calati del 7% nel 2017 rispetto all'anno precedente mentre quelli per le fossili sono saliti per la prima volta dal 2014, raggiungendo i 790 miliardi di dollari, contro i 318 delle energie pulite.

Spiega il dossier cge nel 2017 le fonti fossili sono salite al 59% del mix energetico mondiale ma secondo l'accordo di Parigi dovrebbero scendere al 40% nel 2030.

...ma le energie pulite costano meno del carbone

Una vera e propria beffa se si considera che i costi delle rinnovabili, rispetto al carbone, sono diminuiti. Lo rivela un altro rapporto, redatto dall'Irena (International Renewable Energy Agency), secondo cui sempre nel 2017 i costi della generazione di energia rinnovabile continuano a diminuire e sono già molto competitivi. Nei paesi sviluppati, l'energia solare è diventata più economica del nucleare.

Il costo dell'elettricità (LCOE) del fotovoltaico è diminuito del 69% tra il 2010 e il 2016, arrivando ben al di sotto di quello dei combustibili fossili.

E l'energia eolica onshore, i cui costi sono diminuiti del 18% nello stesso periodo, fornisce elettricità a prezzi molto competitivi. I costi investimento diminuiscono del 9% mentre l'elettricità risultante diventa il 15% più economica.

Centrali eoliche e solari dunque hanno superato il carbone negli ultimi mesi del 2017 in alcuni paesi come la Germania in Europa e Messico, Cile e Brasile tra Centro e Sudamerica.

Secondo lo studio, in generale i costi dell'energia eolica sono scesi di un quarto tra il 2010 e il 2017 mentre il prezzo del fotovoltaico è sceso addirittura del 73%.

Tutta colpa della Cina?

Secondo l'analisi dell'Agenzia Internazionale per l'energia, molto dipende dalla Cina. Il colosso asiatico, che negli ultimi anni ha puntato molto sulle rinnovabili e in articolare sul fotovoltaico, sembra aver tirato il freno alla luce ai recenti cambiamenti politici avvenuti nel paese.

Poiché la Cina rappresenta oltre il 40% degli investimenti globali nel solare fotovoltaico, i suoi cambiamenti politici hanno avuto implicazioni mondiali.

Efficienza energetica in crescita

L'efficienza energetica, considerata un vero e proprio petrolio verde, nonostante abbia mostrato una delle maggiori espansioni nel 2017, non è stata sufficiente a compensare il calo delle rinnovabili. Inoltre, la crescita degli investimenti nell'efficienza si è indebolita nel corso dell'anno passato, poiché le decisioni politiche globali hanno mostrato segni di rallentamento su questo fronte.

"Un tale calo degli investimenti globali per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica combinate è preoccupante", ha detto il dott. Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Iea. "Questo potrebbe minacciare l'espansione dell'energia pulita necessaria a soddisfare gli obiettivi di sicurezza energetica, del clima e dell'aria pulita. Avremmo bisogno che questi investimenti aumentassero rapidamente, è deludente scoprire che potrebbero calare ancora quest'anno".

Le fonti fossili guadagnano terreno

La quota di combustibili fossili negli investimenti legati all'approvvigionamento energetico è aumentata lo scorso anno per la prima volta dal 2014. Nel frattempo, i pensionamenti delle centrali nucleari hanno superato quella delle nuove costruzioni e gli investimenti nel settore, nel 2017, sono scesi al livello più basso degli ultimi 5 anni.

La quota delle compagnie petrolifere nazionali nel totale degli investimenti su petrolio e gas è rimasta a livelli record, tendenza che dovrebbe persistere nel 2018.

Per quanto riguarda il carbone, gli investimenti per la costruzione di nuove centrali sono diminuiti per il secondo anno consecutivo, raggiungendo un terzo del livello del 2010. Tuttavia, nonostante i numerosi "pensionamenti" di impianti esistenti, il carbone ha continuato a espandersi nel 2017, principalmente a causa dei mercati asiatici.

La strada è in salita.

Per il dossier completo, clicca qui

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Francesca Mancuso

La casa che tutti gli appassionati di Doraemon vorrebbero avere (FOTO)

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Published in: Arredamento

Impossibile non amare Doraemon, uno dei personaggi dei cartoni animati adorato dai bambini (e non solo!). Non a caso ha milioni di fan in tutto il mondo, ma questa coppia è davvero andata oltre.

Reghina Karwur e suo marito hanno, infatti, trasformato la loro passione per il simpatico manga giapponese in una vera ossessione, perché sia all’interno della loro casa che all’esterno ci sono riproduzioni di Doraemon dappertutto.

Ma per vederla non bisogna volare fino in Indonesia, basta sbirciare il profilo Instagram di Reghina dove è possibile vedere ogni singola stanza. Sarà per questo che ha oltre 40mila follone che probabilmente non riescono a smettere di stupirsi davanti a questa stravagante collezione.

   

La casa è bianca e blu e ritrae una gigantografia di Doraemon così da avvertire gli ospiti che dietro quella porta si aprirà il magico mondo del gatto.

E via con piccoli adesivi sulla porta, nelle finestre, sul divano, tra le tende. Ancora statuette, orologi, librerie, ma è la cucina quella che lascia a bocca aperta:piastrelle a tema Doraemon, stoviglie Doraemon, tende per porte Doraemon e via dicendo.

Guardate la cucina:   Guardate la zona giorno:    

E la cameretta dei bambini? Neanche a dirlo, ma anche il resto della casa è così: ovunque si volga lo sguardo ci sono gli occhioni di Doraemon. Ma se pensate che la mania si limiti all’appartamento vi sbagliate: anche la loro automobile non è da meno!

  Questo l'esterno della casa:  

Che ne pensate?

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Dominella Trunfio
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Questa moderna biblioteca vuole essere la più bella del mondo, sembra uscita da un libro di fantascienza

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Pareti completamente bianche, la biblioteca è stata realizzata da Wutopia Lab di Shanghai e si trova al quarto piano di un centro commerciale. Una scala sinuosa, linee e curve verso il soffitto che tanto somigliano a un quadro futuristico.

A dare un tocco di colore ci pensano i libri disposti in oltre 3mila scaffali che sembrano sospesi, a tratti infatti questa biblioteca potrebbe sembrare anche l’interno di una nave con tanto di oblò.

 

Circa 600 i giorni che ci son voluti per realizzare design e costruzione, Le forme sinuose della libreria Zhongshu sono state ottenute utilizzando la modellazione 3D.

"Spero che le nostre pratiche architettoniche siano da spunto per creare nuove espressioni artistiche e questo luogo diventi una realtà magica anche in ottica di revival urbano che è già in atto a Xi'an”, scrive l’azienda in una nota stampa.

 

 Come dicevamo, la Cina è ormai all’avanguardia per questo tipo di strutture, chi non ricorda la libreria costruita all'interno di un ex parcheggio, che era stato a sua volta un rifugio antiaereo?

       

Ma di biblioteche e librerie bellissime ce ne sono in tutto il mondo, antiche e moderne. Leggete qui:

Dominella Trunfio

Foto: CreatAR Images

Cipolle: 10 ricette per gustarle al meglio

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Published in: Ricette

Dal dolce sapore, le cipolle ben si prestano nella preparazione di conserve, primi e secondi piatti o anche di pizze e gustosi contorni. Noi abbiamo selezionato e di seguito elencato dieci ricette irresistibili da preparare con le cipolle.

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Confettura di cipolle rosse

La confettura di cipolle rosse è una delle conserve fai da te più diffuse e amate. Una ricetta tradizionale e antica per preparare una "marmellata" perfetta per essere gustata su crostini o formaggi. L'iter di preparazione è semplice ma ci raccomandiamo di seguire il nostro tutorial su come sterilizzare i barattoli per le conserve fatte in casa.

Cipolle ripiene al forno

Le cipolle ripiene al forno sono un secondo piatto davvero saporito. Farcite con pane raffermo, pomodorini e capperi sono adatte anche per essere incluse fra le pietanze di un buffet freddo. La ricetta per prepararle è qui.

Zuppa di cipolle

La zuppa di cipolle è una preparazione culinaria di origini Francesi a base di cipolle, burro, e formaggio groviera. Nel tempo si sono diffuse diverse versioni e alcune di queste con varianti sostanziali, ad esempio è possibile anche preparare la zuppa di cipolle in versione vegan

Pasta risottata con cipolle

La pasta risottata con cipolle è una ricetta di primi piatti veloci da preparare al ridosso dei pasti. Oltre il sapore gradevole, il suo punto di forza è sicuramente il suo metodo di cottura; la pasta è infatti trattata alla stregua di un risotto. Ne consegue un risparmio di energia e quindi economico, e si ottiene però un gusto davvero eccezionale, se vorrai prepararla al ricetta è qui.

Patate al forno con cipolla

Le patate al forno con cipolla sono un saporito contorno da proporre in alternativa alle classiche patate al forno. Sfiziose e stuzzicanti, sono croccanti in superficie e, se condite con del pan grattato gluten free, sono perfette anche per chi è celiaco o deve seguire una dieta senza glutine

Cipolline in agrodolce

Le cipolline in agrodolce sono un'altra conserva per gustare le cipolle anche in inverno. Sfiziose e saporite, sono perfette per essere servite fra gli antipasti freddi e veloci o come contorno. La ricetta passo passo delle cipolline in agrodolce è qui

Onion rings

Gli onion rings, piatto di origine anglosassone, sono degli anelli di cipolla che vengono prima passati in pastella e poi fritti in olio bollente. Saporitissimi e croccanti, fanno impazzire grandi e piccini; sono serviti solitamente con delle salse e accompagnano di sovente i classici panini per hamburger. La ricetta per prepararli è qui.

Pennette di farro con sugo di cipolle rosse

La pasta di farro con sugo di cipolle rosse è un saporito primo piatto vegano. Gustoso e poco calorico, è ideale per chi tiene sotto controllo la linea o per chi semplicente ama i piatti semplici e genuini. La ricetta è qui

Cipolle borettane al forno  fonte foto: mammailaria.com

Le cipolle borettane al forno sono un contorno saporito e profumato. Pietanza leggera e aromatica, ha fra i sui ingredienti anche l'aceto balsamico e il timo ed è perfetta per accompagnare diversi secondi piatti veloci. La ricetta  è qui.

Zuppa di farro e cipolle di Tropea

fonte foto: mammailaria.com

La zuppa di farro e cipolle rosse di Tropea è una ricetta vegana di un delizioso primo piatto. Colorata e saziante, è perfetta da servire in autunno quando si ha il bisogno di rinforzare il nostro sistema immunitario. La ricetta passo passo è qui.

Ilaria Zizza

Parmigiano e prosciutto crudo saranno etichettati dall'Oms nocivi come il fumo?

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Published in: Alimentazione & Salute

Se l’Unione punta a chiedere ai Paesi membri di frenare il consumo, anche tramite l’utilizzo di etichette, di cibi ricchi di sale, zuccheri e grassi saturi e migliorarne la regolamentazione, gli esperti del settore non ci stanno a vedere “criminalizzati” anche gli alimenti simbolo della nostra penisola.

Obiettivo di Oms e Onu è far comprendere che ridurre il consumo degli alimenti ricchi di grassi saturi, sale, zuccheri, così come evitare alcool e fumo, consente di prevenire le malattie non trasmissibili, da quelle cardiovascolari a quelle metaboliche. Ed è allo studio in sede Onu una moratoria che induca i Paesi membri a frenare l'uso, in particolare del sale, anche tramite etichette.

Guerra, quindi, al diabete, al cancro e alle patologie cardiovascolari: i morti per queste malattie non trasmissibili dovranno diminuire di un terzo entro il 2030. Ma il punto, secondo gli esperti dell’agroalimentare, è che anche alcuni prodotti italiani potrebbero ricevere il “bollino nero”, come il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, la pizza o il vino.

Nel giugno scorso, nel report “Time To Deliver”, l’Oms presentò una serie di possibili raccomandazioni ai governi per ridurre l’impatto negativo di quei cibi ricchi e migliorarne la regolamentazione. Non venne menzionata nello specifico una maggiore tassazione (come già avviene per alcol e tabacchi). Bisognerà aspettare il 27 settembre quando il tema sarà affrontato all’Onu a New York in occasione della terza riunione volta a valutare i progressi compiuti nella lotta alle malattie non trasmissibili.

È qui che andrà ai voti la proposta su cui le Nazioni Unite stanno ora lavorando e che potrebbe prevedere nuove tasse sui prodotti alimentari contenenti grassi, sale e zuccheri. Allo studio c’è anche l’inserimento di avvisi di pericolo sulle confezioni di molti prodotti alimentari per scoraggiare il loro consumo, simili a quelli usati proprio per le sigarette.

Sembra chiaro, quindi, che quel che si paventa sia il rischio di avvisi di pericolo sulle confezioni di produzioni italiane:

“Parmigiano, Prosciutto, pizza e olio nuocciono gravemente alla salute, come una sigaretta. #OMS e #ONU dichiarano guerra al diabete e alle malattie cardiovascolari con attacco strumentale e inaccettabile”, scrive in un tweet il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia.

Parmigiano, Prosciutto, pizza e olio nuocciono gravemente alla salute, come una sigaretta. #OMS e #ONU dichiarano guerra al diabete e alle malattie cardiovascolari con attacco strumentale e inaccettabile ad eccellenze agroalimentari #madeinitaly. #17Luglio https://t.co/fvsIatT62D

— Luigi Scordamaglia (@L_Scordamaglia) 17 luglio 2018

Pare, infatti, che nel mirino possano finire anche i prodotti a più alta qualità nostrani, come il Parmigiano reggiano, che, per un grammo di sale di troppo, potrebbe addirittura essere equiparato al fumo.

Ma il comparto agroalimentare italiano non è l’unico a doversi preoccupare: tutti i Paesi della dieta mediterranea potrebbero trovarsi a proteggere i migliori prodotti della propria tradizione alimentare: dai formaggi francesi alle olive greche al jamòn iberico.

Secondo uno studio, se a tutte le bevande e a tutti i cibi zuccherati, con sale o con grassi saturi venisse applicata una tassa del 20%, l’aggravio nel carrello della spesa di una famiglia media ammonterebbe a più di 500 euro all’anno in Italia (a più di 600 dollari negli Stati Uniti e a circa 500 sterline in Gran Bretagna), per cui complessivamente i consumatori italiani avrebbero ogni anno 13,5 miliardi in meno da spendere.

In molti si domandano, allora, dove siano i vantaggi di una simile risoluzione Onu (per la quale, ricordiamolo, non c’è alcun obbligo di recepimento da parte dei governi sovrani). Gli esperti ricordano di guardare, per esempio, a quello che è successo in Europa, da quando Gran Bretagna e Francia hanno introdotto per gli alimenti le etichette nutrizionali a semaforo: questo metodo concede luce verde alla Coca Cola Light, per il suo ridotto contenuto di zuccheri, e semaforo rosso all’85% delle Dop italiane.

Ecco allora il dubbio che arriva dritto all'agroalimentare italiano: e se basta sostituire lo zucchero con l’aspartame, vuol dire i guadagni saranno per i produttori di sostituti chimici per alimenti?

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Germana Carillo

Giove ha 12 lune in più di quelle conosciute fino a ora

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Published in: Universo

Gli astronomi, guidati da Scott Sheppard, avevano individuato le lune già nella primavera del 2017 mentre cercavano oggetti molto distanti nel Sistema solare (possibili pianeti oltre l’orbita di Plutone), ma è stato necessario un processo di un anno per confermare il risultato.

Il set di lune è stato dunque ora definito anche nei dettagli delle orbite: nove di loro fanno parte di gruppo di lune esterne che orbitano in direzione retrograda, ossia in opposta alla rotazione di Giove. Sono più distanti e raggruppate in almeno tre distinti gruppi orbitali.

Si pensa che siano i resti di tre corpi più grandi separati collisioni con asteroidi, comete o con altre lune e si è calcolato che impiegano circa 2 anni terrestri per compiere un giro completo attorno al pianeta.

Altre due, più interne, orbitano invece nella stessa direzione di rotazione del pianeta (per questo chiamate prograde) e impiegano poco meno di un anno per girare attorno a Giove. Si pensa inoltre che siano frammenti di una luna più grande che si è frantumata.

Ma non finisce qui, perché la dodicesima, chiamata Valetudo come la pronipote di Giove, dea della salute e dell’igiene, è un po’ “particolare”. “Un’altra nostra altra scoperta è un [satellite] molto stravagante come nessun’altra nota luna gioviana – spiega a questo proposito Sheppard - Probabilmente è anche la luna più piccola di Giove, con meno di un chilometro di diametro”.

Il satellite, anch’esso progrado, deve la sua “stravaganza” all’orbita, che interseca le altre. Rischio scontro frontale? “È una situazione instabile - sottolinea Sheppard - Le collisioni frontali distruggono rapidamente le lune, riducendole in polvere”. È possibile, tra l’altro, che i vari raggruppamenti orbitali di lune che oggi vediamo si siano formati nel lontano passato proprio in questo modo.

E non solo una curiosità fine a se stessa. “Chiarire le complesse influenze che hanno modellato la storia orbitale della luna può far comprendere agli scienziati come si è evoluto il ​​nostro Sistema solare nei primi anni” scrive a questo proposito l’Inaf.

Per esempio, sapere che Giove ha così tante lune suggerisce che le collisioni che le hanno create si sono verificate quando i pianeti erano già formati, al tempo in cui il Sole era ancora circondato da un disco rotante di gas e polvere dal quale i pianeti si sono formati.

Non solo. Poiché sono molto piccole, l’attrazione esercitata da gas e polveri sarebbe stata sufficiente a trascinarle, facendole spiraleggiare verso Giove. Ma la loro esistenza mostra che probabilmente si sono formate dopo che il gas e la polvere si sono dissipati.

L’Universo (e tutta la natura) non finisce mai di regalarci sorprese.

Roberta De Carolis

Foto: Roberto Molar Candanosa/Carnegie Institution for Science 

Ragno violino: cosa fare e tutto quello che c'è da sapere

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Il Loxosceles rufescens, ovvero il più noto ragno violino, è giallognolo e a tratti marrone ed è talmente piccolo che le sue dimensioni vanno dai 7 ai 10 millimetri circa. Eppure sta spaventando (anche) gli abitanti della Capitale, soprattutto delle zone di via Ardeatina e via Laurentina, vicino agli ampi spazi verdi.

L’estate afosa è la stagione preferita dal questo tipo di ragno che, a differenza di molte specie che vivono in Italia, è velenoso e il suo morso può essere pericoloso. Anche se schivo e tendente a nascondersi, il ragno violino, che vive tipicamente per 2-4 anni ed è difficile da vedere durante le ore diurne, è da tenere alla larga.

“Se vuole, sa far male – spiega l’infettivologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano – generalmente non attacca perché tende a restare in disparte ma, se si incattivisce, è pericoloso. Un suo morso può portare prurito e arrossamenti ma anche allergie e bruciori. Non solo, se intervengono batteri anaerobi si possono anche creare danni alla cute, danni muscolari e ai reni. I sintomi si manifestano entro due giorni dalla puntura: a quel punto è indispensabile correre in ospedale. È importante prendere l’animale o fargli una foto per mostralo poi al medico a cui ci si rivolge. Il mio consiglio è di andare subito in una struttura ospedaliera con un centro anti-veleni”.

Il ragno violino lo si può trovare sia nelle aree di campagna sia in città. Al nord spesso lo si trova proprio in casa, dato che non sopporta le temperature più rigide. Col caldo, invece, preferisce gli spazi aperti nei pressi delle abitazioni, come i giardini. In casa si può riparare dietro a mobili, battiscopa, sotto le scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature e biancheria.

In questo articolo abbiamo già analizzato il morso del ragno violino e come porvi rimedio, ma come fare per non trovarsi in casa questo piccolo ma sgradito animaletto?

Cosa fare per non trovare un ragno violino in casa e come evitare punture
  • Sappiate innanzitutto che i punti di accesso più comunemente usati dai ragni violino sono i condotti di ventilazione e le intercapedini delle porte e delle finestre, ma anche i cumuli di legna asciutta nella legnaia accanto al camino, per cui tenete questi spazi regolarmente sotto controllo. Un rimedio naturale per tenere lontano i ragni è uno spray fai-da-te: fate bollire un po’ d’acqua e aggiungete delle foglie di tabacco essiccate. Lasciate in infusione per circa un quarto d'ora, filtrate e spruzzate nelle zone di confine della casa e lungo porta e finestre
  • Chiudete i fori e rimuovete gli insetti morti che ci sono in casa, perché sono una succulenta fonte di cibo per il ragno violino. Di contro, i ragni violino sono cacciati da gechi, grilli, centopiedi e ragni lupo
  • Scuotete bene gli indumenti e gli oggetti nel cambio stagione, così come le scarpe o qualunque cosa che è stata conservata in un luogo buio
  • Se vivete in una zona dove ci sono molti ragni violino, sbattete le coperte e le lenzuola prima di andare a letto e controllate scarpe e pantofole prima di indossarle
  • Per evitare punture, e questo vale in genere per tutti gli insetti, sappiate che i ragni non possono mordere attraverso i vestiti, perciò se andate in giro o fate particolari servizi in casa o in giardino indossate pantaloni lungi, maniche lunghe ed eventualmente i guanti
  • Ricordate, infine, che anche nel caso dei ragni violino le zanzariere sono molto utili per impedire il loro ingresso in casa e che una pulizia quotidiana aiuterà a mantenerli lontani 
Ragno violino, è davvero mortale?

Il ragno violino – spiega nella scheda il dott. Maurizio Paolo Soave, del centro anti veleni del Gemelli – è sempre stato presente in Italia e non esistono dati che giustifichino un aumento del livello di attenzione rispetto alla pericolosità dell’esposizione dell’uomo al morso del ragno. Si tratta di un animale schivo e riservato, che non attacca e si difende solo se disturbato. Il ragno violino è da sempre presente nel Lazio e in Italia e casi di morsi sono da sempre raccolti e documentati dai Centri antiveleni. Nel 2015 e nel 2017 si sono verificati due decessi in Italia che, inizialmente attribuiti al morso di un ragno violino, sono stati poi riconosciuti come causati dalle gravi patologie preesistenti dei due pazienti. Non esistono quindi al momento dati che comprovino che il morso del ragno violino è potenzialmente mortale per individui sani”.

Cosa succede in caso di morso?

Il morso del ragno violino può provocare una lesione della cute di tipo emorragico e necrotico, simile a quelle provocate da altri ragni, api vespe, calabroni o animali marini.

“Non esistono antidoti o trattamenti farmacologici specifici per il morso di ragno violino – prosegue Soave -; nei rari casi in cui si manifestano lesioni significative (necrosi) il trattamento è supportivo e sintomatico e farmacologico attraverso antibiotici e cortisonici”. Soave sottolinea che “non è assolutamente appropriato allarmarsi recandosi nei pronti soccorso, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi il morso provoca fenomeni locali di scarso significato clinico, come arrossamento, prurito e irritazione”.

Cosa fare? Il Centro antiveleni descrivendo le circostanze dell’esposizione e i segni e sintomi eventualmente presenti. “Solo successivamente e in alcuni casi potrà essere necessaria la visita medica”.

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Germana Carillo

Ragno violino: boom di segnalazioni a Roma. Come evitare di trovarselo in casa

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Il Loxosceles rufescens, ovvero il più noto ragno violino, è giallognolo e a tratti marrone ed è talmente piccolo che le sue dimensioni vanno dai 7 ai 10 millimetri circa. Eppure sta spaventando (anche) gli abitanti della Capitale, soprattutto delle zone di via Ardeatina e via Laurentina, vicino agli ampi spazi verdi.

L’estate afosa è la stagione preferita dal questo tipo di ragno che, a differenza di molte specie che vivono in Italia, è velenoso e il suo morso può essere pericoloso. Anche se schivo e tendente a nascondersi, il ragno violino, che vive tipicamente per 2-4 anni ed è difficile da vedere durante le ore diurne, è da tenere alla larga.

“Se vuole, sa far male – spiega l’infettivologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano – generalmente non attacca perché tende a restare in disparte ma, se si incattivisce, è pericoloso. Un suo morso può portare prurito e arrossamenti ma anche allergie e bruciori. Non solo, se intervengono batteri anaerobi si possono anche creare danni alla cute, danni muscolari e ai reni. I sintomi si manifestano entro due giorni dalla puntura: a quel punto è indispensabile correre in ospedale. È importante prendere l’animale o fargli una foto per mostralo poi al medico a cui ci si rivolge. Il mio consiglio è di andare subito in una struttura ospedaliera con un centro anti-veleni”.

Il ragno violino lo si può trovare sia nelle aree di campagna sia in città. Al nord spesso lo si trova proprio in casa, dato che non sopporta le temperature più rigide. Col caldo, invece, preferisce gli spazi aperti nei pressi delle abitazioni, come i giardini. In casa si può riparare dietro a mobili, battiscopa, sotto le scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature e biancheria.

In questo articolo abbiamo già analizzato il morso del ragno violino e come porvi rimedio, ma come fare per non trovarsi in casa questo piccolo ma sgradito animaletto?

Cosa fare per non trovare un ragno violino in casa e come evitare punture
  • Sappiate innanzitutto che i punti di accesso più comunemente usati dai ragni violino sono i condotti di ventilazione e le intercapedini delle porte e delle finestre, ma anche i cumuli di legna asciutta nella legnaia accanto al camino, per cui tenete questi spazi regolarmente sotto controllo. Un rimedio naturale per tenere lontano i ragni è uno spray fai-da-te: fate bollire un po’ d’acqua e aggiungete delle foglie di tabacco essiccate. Lasciate in infusione per circa un quarto d'ora, filtrate e spruzzate nelle zone di confine della casa e lungo porta e finestre
  • Chiudete i fori e rimuovete gli insetti morti che ci sono in casa, perché sono una succulenta fonte di cibo per il ragno violino. Di contro, i ragni violino sono cacciati da gechi, grilli, centopiedi e ragni lupo
  • Scuotete bene gli indumenti e gli oggetti nel cambio stagione, così come le scarpe o qualunque cosa che è stata conservata in un luogo buio
  • Se vivete in una zona dove ci sono molti ragni violino, sbattete le coperte e le lenzuola prima di andare a letto e controllate scarpe e pantofole prima di indossarle
  • Per evitare punture, e questo vale in genere per tutti gli insetti, sappiate che i ragni non possono mordere attraverso i vestiti, perciò se andate in giro o fate particolari servizi in casa o in giardino indossate pantaloni lungi, maniche lunghe ed eventualmente i guanti
  • Ricordate, infine, che anche nel caso dei ragni violino le zanzariere sono molto utili per impedire il loro ingresso in casa e che una pulizia quotidiana aiuterà a mantenerli lontani 

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Germana Carillo

Glifosato e cancro: storica decisione di un giudice Usa, farà da apripista ad altre azioni legali dei malati contro Monsanto

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Published in: Agricoltura

Secondo il giudice, infatti, vi sarebbero le prove sufficienti affinché la giuria prenda in considerazione i casi che accusano il glifosato di aver favorito la comparsa del cancro.

La decisione del giudice distrettuale degli Stati Uniti Vince Chhabria, a San Francisco, arriva dopo anni e anni di contenziosi e settimane di udienze sulle controverse informazioni riguardanti il glifosato, l'ingrediente chiave dell'erbicida venduto da Monsanto.

Il processo in questione è quello di DeWayne Johnson (soprannominato Lee) contro Monsanto. Il suo avvocato Wisner ha accusato il colosso americano di aver negato i rischi del glifosato:

"Monsanto ha fatto di tutto per fare il prepotente ... e per combattere i ricercatori indipendenti", ha detto l'avvocato Brent Wisner, che ha presentato e-mail interne di Monsanto che ha mostravano come la società agrochimica avesse respinto le ricerche critiche e gli avvertimenti degli esperti nel corso degli anni. "Hanno combattuto la scienza".

A marzo, Monsanto aveva dichiarato al giudice Chhabria che nessuno degli esperti dei querelanti soddisfaceva i requisiti scientifici o legali di ammissibilità e ha esortato il giudice a respingere i casi. Nelle sue osservazioni iniziali, l'avvocato della Monsanto George Lombardi ha affermato che il corpo di ricerca nel corso degli anni era dalla parte della società:

"L'evidenza scientifica è schiacciante,i prodotti a base di glifosato non causano il cancro e non causano il cancro del signor Johnson" ha replicato.

Ma qui sta la novità. Per la prima volta, il giudice Vince Chhabria ha permesso agli avvocati di Johnson di presentare argomenti scientifici. Il giudice di fatto ha eliminato un grosso ostacolo stabilendo che le vittime del cancro e le loro famiglie potranno rendere la loro testimonianza per collegare l'erbicida al linfoma non Hodgkin.

Per il giudice Chhabria, una giuria ragionevole potrebbe analizzare la vicenda basandosi sui risultati di quattro esperti, secondo i quali il glifosato può causare il cancro negli esseri umani. I querelanti dovranno poi dimostrare che Roundup abbia causato il cancro in persone specifiche i cui casi saranno selezionati, una fase che Chhabria ha definito una "sfida scoraggiante".

Lo scorso settembre l'US Environmental Protection Agency ha concluso che il glifosato non è cancerogeno per l'uomo. Ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2015 lo ha classificato i come "probabilmente cancerogeno per l'uomo".

Sono oltre 400 le cause legali di agricoltori, paesaggisti e consumatori che accusano Roundup di aver provocato in loro il Linfoma non Hodgkin.

La Monsanto, dal canto suo, ha sempre negato le accuse e in una dichiarazione ha affermato che continuerà a difendere le cause con prove che dimostrano che "non vi è assolutamente alcuna connessione tra glifosato e cancro". La società ha affermato che la sua posizione è supportata da oltre 800 studi scientifici e recensioni.

Aimee Wagstaff, uno degli avvocati che rappresentano le persone che hanno fatto causa alla società, ha detto Wagstaff di essere soddisfatta della decisione del giudice di dare spazio ai loro casi in tribunale:

"È tempo di ritenere la Monsanto responsabile per aver messo sul mercato questo prodotto pericoloso".

Restiamo in attesa della sentenza.

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Francesca Mancuso

Jefta, al via: 5 gravi cose che si sono dimenticati di dirti sull'accordo con il Giappone

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Published in: Ambiente

Secondo Abe e Junker è “una data storica in cui si firma un accordo commerciale estremamente ambizioso”. Con il Jefta verranno eliminati in Giappone i dazi del 94% di tutte le importazioni provenienti dall’Unione europea, incluso l’80% di tutti prodotti ittici e agricoli. L’Unione europea, invece, cancellerà le imposte sul 99% delle merci giapponesi.

L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento di Ue e Giappone prima di entrare in vigore intorno a fine marzo 2019.

Secondo Greenpeace con la firma del Jefta verrebbero meno alcuni dei dieci principi per gli accordi sul commercio che l’Unione europea si è impegnata a seguire. Ovvero: trasparenza, sostenibilità, coerenza con gli accordi multilaterali, principio di precauzione, migliorare gli standard ambientali e sociali, impatto della produzione, accesso giusto ed equo alla giustizia, cooperazione regolatoria, protezione delle economie del Sud del mondo e valutazione indipendente.

Vediamo adesso 5 punti che (forse) non sai dell'accordo tra Europa e Giappone. E non ti piaceranno.

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Pesticidi e OGM

Il Jefta limiterebbe ulteriormente la capacità dell'UE e degli stati membri di controllare le importazioni giapponesi di
alimenti e mangimi. Come scrive la campagna Stop TTIP/Stop CETA, “a livello mondiale, il Giappone è il paese con la maggior parte delle colture Ogm approvate sia per alimenti che per mangimi animali, e quindi il rischio di contaminazioni, in presenza di un trattato che abbatte il numero di controlli alle frontiere d’arrivo, sarebbe innegabile”.

Ancora il Jefta potrebbe bloccare o ostacolare tentativi di rafforzamento della legislazione comunitaria vigente, aumentare la pressione per un cambiamento delle soglie di tolleranza della presenza di Ogm, minacciare i requisiti di etichettatura per gli Ogm esistenti.

Mancanza tutela prodotti doc, dop e Igp (contraffazione)

Con il Jefta si aprirebbe la strada all’ingresso degli Ogm di prima e di seconda generazione. Il trattato va a proteggere solo 18 Indicazioni geografiche italiane agroalimentari e 28 vini e alcolici, su un totale di 205. Scrive ancora la campagna: si prevede la coesistenza per asiago, fontina e gorgonzola per sette anni. Durante questo periodo l’utilizzo dei nomi deve essere accompagnato dall’indicazione dell’origine in etichetta.

Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna: per queste IG viene garantita la protezione del nome complessivo ma non quella dei termini individuali (ad es. Grana; Romano, mortadella, pecorino, mozzarella, ecc.).

Per quanto riguarda il “PARMESAN” sarà possibile continuare ad utilizzare tale termine e registrare marchi che lo contengono, a patto che il suo utilizzo non induca in errore il pubblico rispetto all’origine del prodotto (esattamente come nel CETA).

Aumento agricoltura e allevamenti intensivi

Si prevede che circa l’87% delle attuali esportazioni agricole Europee sarà esente da tassazione. Sono previste specifiche previsioni per la carne di suini e bovini, per i vini, foraggi e prodotti caseari e alti prodotti derivati dal latte, come il latte in polvere. Ma a che prezzo? Ci sarà un forte aumento delle importazioni, dall'altro lato gli agricoltori dovranno mantenere sul mercato prezzi concorrenziali passando a metodi di coltivazione e allevamento industrializzati con inevitabili conseguenze sull'ambiente. 

Non solo, l’introduzione del mercato libero con il Giappone comporterebbe un abbassamento delle condizioni del lavoro, perché il mercato dovrebbe scontrarsi con i molto più bassi costi di produzione giapponesi e con gli ancora più bassi standard di qualità della vita dei lavoratori (vedi quinto punto).

Via libera alle multinazionali

Per i prodotti alimentari e i prodotti agricoli trasformati questo accordo autorizzerà la completa liberalizzazione di
prodotti chiave come la pasta (in 10 anni), cioccolatini (10 anni), preparato di pomodoro e salsa (5 anni). Secondo Stop TTIP/Stop CETA, l’accordo prevede un meccanismo speciale di risoluzione delle controversie investitore-stato (Isds), in cui le multinazionali potranno far prevalere i loro interessi nei confronti degli cittadini.

Diritti dei lavoratori negati

Il capitolo commercio e sviluppo sostenibile del Jefta, che contiene gli impegni non vincolanti delle parti rispetto ai temi dell’ambiente e del lavoro, secondo la campagna, è ancora più debole di quello del CETA. Il Giappone inoltre non ha ratificato due delle otto convenzioni fondamentali dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 

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 Dominella Trunfio

Ecco come la curcumina aggredisce le cellule tumorali. Il nuovo studio

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Gli scienziati della University of California di San Diego School of Medicine, in collaborazione con alcuni ricercatori dell’Università di Pechino e Zhejiang, hanno infatti scoperto in un recente studio, attraverso la cristallografia a raggi X, che la curcumina, la principale componente biologicamente attiva della curcuma, è in grado di interferire con i processi biochimici delle cellule tumorali e di impedirne le proliferazione.

La curcumina, cioè, sarebbe in grado di colpire e ridurre le cellule del cancro: che sia l’occasione per una cura alternativa delle forme tumorali resistenti alla chemioterapia?

Ancora una volta, la curcumina si rivela fonte di mille potenzialità e benefici: sono tantissimi gli studi che mettono in relazione gli effetti della curcumina con quelli di farmaci convenzionali utili nel trattamento di alcune patologie e molti hanno dimostrato come la curcumina sia addirittura migliore dei farmaci da prescrizione e in più offra il vantaggio di non dare effetti collaterali.

Oramai nota è anche l’attività antinfiammatoria della curcumina praticamente sovrapponibile a quella dei farmaci tipici impiegati per contrastare le infiammazioni, come il cortisone, ma senza effetti collaterali. In particolare, non è gastrolesiva ma addirittura ottima per curare il colon irritabile e l’ulcera gastrica.

Con questo nuovo studio, i ricercatori hanno posto l’attenzione sulla capacità della curcumina di interagire con l’enzima DYRK2, inibendolo e bloccando le funzioni delle cellule tumorali, danneggiandone la proliferazione.

Ma, avvertono gli esperti: “In generale, la curcumina viene espulsa dal corpo abbastanza velocemente. Perché sia un farmaco efficace, deve essere modificata per entrare nel flusso sanguigno e rimanere nel corpo abbastanza a lungo da colpire le cellule tumorali e da sola potrebbe non essere sufficiente rallentare il cancro nei pazienti umani”.

Tramite la cosiddetta cristallografia a raggi x, è stata “fotografata” la struttura della curcumina e il sito attivo con cui si lega all’enzima DYRK2, mettendo in essere un'inibizione molto forte nella sua funzione. Da molto tempo gli studiosi cercavano un farmaco che interagisse con il "proteoma" (o con qualche suo attivatore come il DYRK2) delle cellule tumorali più resistenti, un organo senza il quale la cellula non è capace di proliferare.

Un'immagine 3D ottenuta con la cristallografia a raggi X della curcumina (Fonte)

“Il nostro obiettivo principale è quello di sviluppare un composto chimico che possa colpire DYRK2 in pazienti con tumori" dicono i ricercatori e aggiungono "I nostri risultati rivelano un ruolo inaspettato della curcumina nell'inibizione del DYRK2 e forniscono una dimostrazione del fatto che la manipolazione farmacologica dei regolatori del proteasoma può offrire nuove opportunità per il trattamento del carcinoma mammario triplo negativo difficile da trattare e del mieloma multiplo(tumori farmaco resistenti)”.

Una bella scoperta, insomma, che fa intravedere la speranza di sostituire con rimedi naturali i devastanti effetti delle terapie chemioterapiche.

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Germana Carillo

La curcumina è in grado di inibire i tumori resistenti alla chemioterapia

Crostata salata estiva con cetrioli e carote, ricetta light facile e fresca

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Published in: Ricette

Una croccante pasta brisée all'olio racchiude al suo interno una farcia a base di yogurt greco, cetrioli e carote. Gli ortaggi, in precedenza finemente triturati, conferiscono al piatto una leggera colorazione pastello e un sapore delicato dove spicca la freschezza del cetriolo.

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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    40 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    tempo di raffreddamento
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la crostata salata con cetrioli e carote: procedimento

 

  • Mettere il panetto di pasta brisée su un foglio di carta forno e spianarlo con un mattarello fino ad ottenere uno spessore di circa due/tre millimetri,
  • quindi senza staccare l'impasto dalla carta forno trasferirlo in una teglia e rifilare i bordi elimando la pasta in eccesso.
  • Pulire gli ortaggi, tagliarli a pezzettini e tritarli finemente in un robot da cucina,
  • trasferirli quindi in una ciotola e mescolarli con lo yogurt, l'olio e un pizzico di sale,
  • Con la pasta in eccesso ricavare delle strisce strette e lunghe,
  • farcire con il composto di yogurt la brisée, decorarla in superficie con le strisce e piegare verso l'interno i bordi proprio come fosse una classica crostata.
  • Cuocere in forno caldo a 200° per circa quarantacinque minuti o comuqne fino a doratura,
  • a cottura ultimata sfornare, sformare dopo circa dieci minuti e lasciar raffreddare completamente su una gratella prima di servire.
Come conservare la crostata salata con cetrioli e carote:

Qualora dovesse avanzare, è possibile conservare la crostata salata con cetrioli e carote in frigorifero, all'interno di appositi contenitori ermetici, e consumarla entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

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