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La colonia felina di Jesi sta per essere distrutta. L’appello dei volontari e la petizione per salvarla

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A Jesi c’è una colonia che ospita circa 80 gatti, stanno iniziando però i lavori per demolire la struttura. Gli animali rischiano di morire per il freddo e i volontari lanciano un appello e una petizione per evitare il peggio.

La colonia di gatti in difficoltà, abbandonati o recuperati feriti sulla strada, si trova nei pressi del canile di Jesi ed è gestita da Antonietta Ferretti e da alcune volontarie che ogni giorno sfamano e si prendono cura di questi animali. Tempo fa, però, un giudice ha stabilito che a causa di una modifica della strada è necessario demolire la struttura che ospita la colonia felina dal 2003, proprio adesso che le temperature sono scese e si rischiano pesanti conseguenze per gli animali.

Gli operai addetti stanno già iniziando a smantellare le casette in muratura che ospitano gli animali e poi si passerà a quelle in legno. Antonietta e le volontarie però non ci stanno e pur di salvare la vita ai gatti stanno tentando ogni strada. E’ stato già chiesto un incontro urgente con l’assessore ed è attiva una petizione che chiede al sindaco Massimo Bacci di riconoscere questo spazio come oasi felina (come da legge 10/97) e al Responsabile Servizio Sanità Animale Area Vasta 2 di modificare il progetto per evitare l’abbattimento delle casette in legno o quanto meno di trovare una soluzione idonea alternativa prima della demolizione.

Come hanno dichiarato le volontarie della struttura:

“I gatti rischiano di disperdersi e non avere più un posto dove ripararsi, mentre con un po’ di buon senso si potrebbe decidere di spostare il nuovo ingresso del canile qualche metro più distante. Poi è incredibile come tutto questo sia stato comunicato alla signora Antonietta ad una sola settimana dall’inizio dei lavori di demolizione. (…) Chiediamo a tutti i volontari, ai cittadini amanti dei gatti e alle associazioni di aiutare la signora Antonietta ed i suoi 80 splendidi gatti”

Anche se siamo lontani e non possiamo concretamente aiutare la colonia felina di Jesi non ci costerà molto firmare la petizione QUI.

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50 orsi polari affamati invadono un villaggio russo: gli abitanti danno loro da mangiare

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Ancora orsi affamati a causa dei cambiamenti climatici: oltre 50 esemplari hanno invaso per giorni Kozhevnikov Cape, e in particolare un’area di un chilometro quadrato nei pressi del villaggio russo Ryrkaypiy, in cerca di cibo. E gli abitanti, invece di attaccarli per farli allontanare, li hanno sfamati, lasciando carcasse di trichechi a loro disposizione alle porte del centro abitato.

La zona, comunque, è pattugliata: l’area del villaggio dove vivono circa 1000 persone, è controllata più volte al giorno, con guardie vicino agli asili e alle scuole per impedire incontri potenzialmente pericolosi tra orsi e persone. E l’amministrazione locale e i residenti si sono offerti volontari per monitorare l’area.

Nel corso delle “visite” tutti gli eventi pubblici come i concerti o le prove pirotecniche per il Capodanno sono state cancellate. E ci sono autobus speciali che hanno portato i bambini a scuola e all’asilo.

“Quasi tutti gli orsi sono magri – spiega Tatyana Minenko, che ha guidato il pattugliamento – Ci sono animali sia adulti che giovani, compresi cuccioli di età diverse con le loro mamme”.

Gli orsi polari che visitano i villaggi russi a ridosso dell’Artico non sono una sorpresa, in realtà, ma un così grande raduno è abbastanza insolito. In realtà conferma solo la tendenza, in aumento. Il motivo? Purtroppo sempre lo stesso: il declino dell’area del ghiaccio marino a causa del riscaldamento globale. In assenza di copertura di ghiaccio, gli animali sono costretti a scendere a terra in cerca di cibo.

“Se ci fosse abbastanza ghiaccio, gli orsi andrebbero più a nord per cacciare le foche. Ma fino a quando il ghiaccio non sarà abbastanza denso, rimarranno a terra e potranno visitare il villaggio per curiosità e fame. I depositi spontanei di rifiuti possono infatti attirare gli animali – spiega Mikhail Stishov, coordinatore dei progetti sulla biodiversità dell’Artico, WWF-Russia – I “raduni” di orsi polari stanno diventando più frequenti e dobbiamo adattarci e trovare modi per evitare conflitti tra persone e animali”.

Per quanto riguarda questa “crisi”, il servizio meteorologico russo ha confermato che le temperature nella regione dovrebbero scendere da oggi 7 dicembre e che il ghiaccio costiero dovrebbe congelare entro l’11. Questo spingerà probabilmente gli orsi a cercare cibo più a nord, avventurandosi sulle lastre più spesse.

Ma le visite stanno aumentando e ciò dovrebbe spingere a misure più radicali, alla base di questo e altri preoccupanti fenomeni.

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Cover: Maksim DYOMINOV/World Wildlife Fund – Russia/AFP via Science Alert

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No a lettere e cartoline di Natale. Il preside di una scuola inglese le ha vietate perché inquinano troppo

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Il preside di una scuola elementare inglese ha vietato ai suoi studenti di scambiarsi cartoline e letterine di Natale affermando che questa tradizione fa male al pianeta.

Jonathan Mason, della scuola elementare di Belton Lane nella contea del Lincolnshire, ha scritto una lettera ai genitori dei suoi studenti spiegando perché quest’anno ha vietato all’interno del suo istituto, lo scambio di “Christmas Card”.

La motivazione è il grande impatto che questa tradizione ha sull’ambiente:

“In tutto il mondo, inviamo talmente tante cartoline di Natale che se le mettessimo una accanto all’altra, coprirebbero la circonferenza della terra 500 volte. La produzione di cartoline di Natale sta contribuendo alle nostre emissioni di carbonio in continua crescita”.

Mason ha suggerito agli studenti e ai genitori che vogliono scambiarsi gli auguri di Natale tramite lettere e cartoline di “inviarne una per tutta la classe” e non tante singolarmente, in modo da risparmiare soldi e non sprecare risorse.

Ha poi affermato di aver colto il suggerimento dei suoi stessi studenti che gli avrebbero mostrato preoccupazione proprio rispetto all’impatto ambientale dell’usanza di scambiarsi cartoline natalizie.

I genitori però non l’hanno presa bene e hanno criticato la decisione sostenendo che tali cartoline possono poi essere riciclate e che il provvedimento toglie ai bambini la gioia di festeggiare il Natale.

“È bello vederli uscire da scuola con le loro cartoline e un sorriso sul volto. È una tradizione natalizia che hanno avuto per molto tempo e ora gliela stanno portando via. So che dobbiamo proteggere l’ambiente, ma si tratta di alcune cartoline di Natale che si scambiano una volta all’anno e sentirne parlare proprio su un pezzo di carta sembra contraddittorio” ha dichiarato uno dei genitori.

Il preside è stato paragonato al “Grinch”, personaggio immaginario che vuole rovinare il Natale ai bambini. E’ proprio così o ha ragione?

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Pantone 2020: il Classic Blue è il colore dell’anno. Bocciata la proposta di ricordare la Barriera Corallina

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Non sono state accolte le richieste dei designer che volevano il bianco nostalgico, simbolo della morte della Barriera Corallina, come colore dell’anno: il Pantone 2020 sceglie il blu classico come trend per la moda del prossimo futuro.

Vince dunque il Classic Blue, che nella classificazione Pantone ha il codice 19-4052: l’azienda lo ha scelto non curante delle richieste di chi voleva il Bleached Coral come colore 2020, come simbolo dello sbiancamento della barriera corallina. L’anti-Pantone, dunque, non ce la fa.

La scelta non è mai una banalità: il colore ogni anno decretato dal Pantone Color Institute (siamo alla 21-esima edizione) è infatti quello che influenzerà vari aspetti della società, dalla moda alla bellezza fino al design.

Per oltre 20 anni, infatti, il colore scelto da Pantone ha influenzato lo sviluppo dei prodotti e le decisioni di acquisto in diversi settori, tra cui la moda, l’arredamento della casa e il design industriale, nonché l’imballaggio del prodotto e la progettazione grafica.

Una giuria di 20 esperti nomina il colore dell’anno: il processo di selezione richiede un’attenta valutazione e un’analisi delle tendenze, dall’industria dell’intrattenimento e i film in produzione, alle collezioni d’arte itinerante e i nuovi artisti, la moda, tutte le aree del design, le destinazioni di viaggio popolari, nonché nuovi stili di vita e condizioni socio-economiche, ma anche nuove tecnologie, materiali, trame ed effetti che incidono sul colore, piattaforme di social media pertinenti e persino eventi sportivi imminenti che catturano l’attenzione di tutto il mondo.

Il risultato deve essere l’espressione di uno stato d’animo e di un atteggiamento globale.

Che questa volta è il senso (o la ricerca?) di tranquillità.

“Una tonalità blu intramontabile e duratura, PANTONE 19-4052 Classic Blue è elegante nella sua semplicità – si legge sul sito dell’azienda – Evocative del cielo al crepuscolo, le sue qualità rassicuranti stimolano la riflessione evidenziando il nostro desiderio di una base affidabile e stabile su cui costruire mentre attraversiamo la soglia in una nuova era”.

Richiesta e necessità di pace.

“Impresso nella nostra mente come un colore riposante, PANTONE 19-4052 Classic Blue porta un senso di pace e tranquillità allo spirito umano, offrendo rifugio. Aiutando la concentrazione e portando la chiarezza del laser, PANTONE 19-4052 Classic Blue centra nuovamente i nostri pensieri. Un tono blu riflettente, il Classic Blue favorisce la resilienza”.

Siamo dunque piuttosto lontani dalle motivazioni del 2019, quando la scelta del PANTONE 16-1546 Living Coral  fu dettata proprio dalla barriera corallina come fonte di sostentamento e rifugio per la vita marina.

Ma che quest’anno, nonostante le pressioni, è stata ignorata.

Forse perché ricorda le nostre colpe?

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Cover: Pantone Color Institute

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Ridipingono le strisce stradali e passano sopra alla carcassa di una nutria

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In un piccolo centro vicino Cremona sono state da poco ridipinte alcune strisce al lato della strada provinciale. Nulla di strano se non fosse che si è passati con la vernice, come se niente fosse, sopra una nutria morta.

Persico Dosimo, è un piccolo centro della Lombardia che pochi conosceranno ma che in questi giorni sta facendo parlare di sé.

Il comune ha fatto ridipingere le strisce che delimitano la carreggiata di Via Persico (Sp83). A lato della strada, però, proprio in corrispondenza di uno dei punti in cui doveva passare la striscia bianca, vi era la carcassa di una nutria colpita da una macchina.

Prima di iniziare a dipingere, qualcuno l’ha rimossa e smaltita correttamente, penserete voi. E invece no, gli operai addetti al lavoro hanno pensato bene di passarci sopra il bianco, colorando in parte anche l’animale.

La foto, dopo essere stata postata su Facebook da un automobilista nel gruppo dedicato ai cittadini del paese, ha scatenato da una parte l’ilarità della rete dall’altra, giustamente, lo sdegno.

Ma non c’è davvero nulla da ridere. Gli operai hanno mostrato poco rispetto non solo per il loro lavoro (fatto male) ma anche per un animale morto sulla strada.

Tante altre persone ovviamente hanno espresso il loro sdegno per il fatto avvenuto e c’è anche chi ha segnalato che più avanti, sulla stessa strada, in un altro punto gli stessi operai erano passati sopra ad un animale più piccolo.

Il fatto che la vicenda sia diventata virale ha fatto sì che i funzionari della Provincia facessero subito segnalazione all’azienda che si era occupata del lavoro che ha così tolto le carcasse e ridisegnato correttamente le strisce.

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Raccolta differenziata: Italia all’avanguardia, terza in Europa nel riciclo degli imballaggi

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Italia fortissima sul riciclo degli imballaggi: siamo terzi in Europa  a poca distanza da Germania e Spagna, con molte filiere che hanno già superato gli obiettivi per il 2025. Chi lo avrebbe detto? È una realtà presentata nell’ultimo Rapporto ‘L’Italia del Riciclo’, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise-Unicircular.

10 anni, filiera per filiera, che mostrano un’Italia per molti inaspettata, ma vera: carta, vetro, plastica, legno, alluminio e acciaio hanno già superato, o sono a un passo dal farlo, i nuovi obiettivi previsti a livello europeo per il 2025. Altre (apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita e veicoli fuori uso) crescono più lentamente, ma crescono.

Il nostro è un Paese povero di materie prime, che importa dall’estero, quasi esclusivamente da altri continenti, rendendoci di fatto dipendenti. Questo interferisce con lo sviluppo dell’industria manifatturiera e con molti settori che attualmente rappresentano il fulcro della nostra economia.

“I tassi di riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio hanno raggiunto livelli di avanguardia: carta (81% e terzo posto in Europa), vetro (76% e terzo posto), plastica (45% e terzo posto), legno (63%, secondo posto), alluminio (80%), acciaio (79%)” si legge sul comunicato ufficiale.

Dunque una buona notizia, anche perché negli ultimi 10 anni in Italia i rifiuti totali prodotti sono passati da 155 a 164 milioni di tonnellate (+6%) e una crescita nella raccolta non può che essere un passo importante.

Ma economia circolare non è solo riciclo e la raccolta differenziata è appena il primo passo del riciclo, mentre reimpostare il modello economico in questa direzione non è solo una necessità ambientale per un pianeta che non ha risorse infinite (e che, anzi, sta dando chiari segnali di sofferenza), ma anche una strategia per garantire sostenibilità a lungo termine. Percorrendo una strada che appare ancora molto lunga.

“Il nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare contiene ambiziosi target di riciclo – spiega a questo proposito Andrea Fluttero, Presidente di Fise Unicircular – perché si raggiungano va affrontato il tema dell’eco-progettazione, […], va assicurato maggiore sbocco ai materiali recuperati attraverso un ‘pacchetto di misure’ finalizzate a promuovere lo sviluppo dei mercati del riutilizzo e dei prodotti realizzati con materiali riciclati”.

In altre parole è necessario che i materiali riciclati abbiano un mercato perché convenga alle imprese riciclare e, affinché le tecnologie di riciclo siano convenienti, è importante che i prodotti siano concepiti già pensando a come riciclare i loro componenti (per esempio assemblandoli in modo che sia più semplice smontarli).

Attualmente, purtroppo, non è così, e quelli più complessi (come i computer dismessi, per esempio), che pure contengono più materie prime importanti, non vengono sfruttati adeguatamente, costituendo un rifiuto che, oltretutto, contiene anche materiali inquinanti.

I passi sono dunque ancora molti, e potranno essere fatti solo con un radicale cambiamento di mentalità, che deve partire da tutti.

Il Rapporto è disponibile a questo link.

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A Milano nasce l’autostrada per le api. Sarà la via fiorita più lunga d’Italia

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Un bellissimo progetto vede protagonista la città di Milano. Qui è iniziata la costruzione di un’“autostrada per le api”, un percorso fiorito di ben 3,5 km che si appresta a diventare il più lungo d’Italia nel suo genere.

Sono iniziati pochi giorni fa i lavori che porteranno alla realizzazione di un’autostrada per le api che attraverserà il Parco Nord di Milano da Nord-Ovest a Sud-Ovest.

Sarà un percorso bellissimo fatto di colori e profumi, grazie alla presenza di 3000 piante perenni e oltre un milione di fiori! Un luogo perfetto per le api che qui avranno la possibilità di trovare l’ambiente adatto per vivere e riprodursi.

L’idea di Milano non è nuova, vi avevamo parlato già di un’autostrada per le api realizzata a Londra ma anche altre città europee stanno sperimentando corridoi del genere per tutelare i preziosi insetti impollinatori, minacciati dall’uso di pesticidi e dalla scomparsa del loro habitat naturale.

Il progetto, che si è iniziato a realizzare grazie al crowfounding a cui hanno partecipato aziende e cittadini, ha già visto la rimozione di circa 400 mq di cemento ma ovviamente c’è ancora molto da fare per rendere questa grigia zona del parco un paradiso per le api!

L’obiettivo del nuovo lungo corridoio profumato è non solo quello di tutelare e incrementare la popolazione delle api ma anche di rendere più stabili gli ecosistemi e favorire gli orti sociali.

La strada fiorita, che una volta conclusa diventerà la più lunga in Italia, riconnetterà alcune aiuole già realizzate ma soprattutto collegherà 2 apiari di circa 15 arnie gestiti da volontari che si trovano all’Orto Comune Niguarda e alla Cascina Centro Parco.

La nuova “autostrada per le api” sarà l’ennesimo tassello di un lavoro di trasformazione del Parco Nord con l’obiettivo di decementarlo e restituirlo il più possibile alla natura (negli scorsi anni già 27mila metri quadrati di cemento sono stati rimossi).

In una città come Milano sono iniziative di estrema importanza ambientale.

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Lago gigante scompare in poche ore in Groenlandia. Secondo gli esperti si rischia una catastrofe

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I cambiamenti climatici provocano anche la scomparsa dei laghi: è quello che sta accadendo in Groenlandia, dove un’enorme massa d’acqua è stata risucchiata da una frattura in una lastra di ghiaccio, “scomparendo” in 5 ore. Un fenomeno spaventoso, soprattutto per le sue cause.

La temperatura sale, il ghiaccio di scioglie, si formano laghi che possono avere vita breve, sprofondando in fratture che magari si erano formate un anno prima: si chiama ‘drenaggio lacustre’ e può essere indice di una catastrofe in arrivo.

Utilizzando droni su misura abbastanza forti da resistere alle condizioni estreme dell’Artico, un team di ricercatori guidati dall’Università di Cambridge (UK) ha effettuato le prime osservazioni sulla formazione di fratture sotto i laghi di acqua a loro volta frutto della fusione della calotta glaciale della Groenlandia. Queste spaccature possono risucchiare le acque superficiali, trasferendole al di sotto del ghiaccio.

La frattura che ha “aspirato” una così enorme massa d’acqua, si era formata in realtà un anno prima: lo studio ha però dimostrato che l’afflusso di acqua liquida, a sua volta prodotta dalla fusione del ghiaccio, ha fatto incrementare il lago e il drenaggio è iniziato quando il bordo ha incontrato il primo bordo. A quel punto è accaduto tutto in 5 ore.

Foto: University of Cambridge

Non è una novità la formazione di laghi artici: ogni estate, infatti, se ne formano migliaia sulla calotta glaciale della Groenlandia con l’aumento delle temperature e molti di loro possono drenare in poche ore attraverso cavità che rimangono aperte in genere per il resto della stagione, poiché l’acqua di fusione scende sotto il ghiaccio. Poiché la calotta glaciale è tipicamente spessa un chilometro o più, il flusso di acqua appare come una gigantesca e spaventosa cascata.

Mentre conduceva le ricerche da un campo sullo Store Glacier nella Groenlandia nord-occidentale, il team ha assistito al processo di attivazione della frattura e alla sua propagazione per oltre 500 metri nel lago, provocando un rapido drenaggio. In più voli con droni, i ricercatori hanno documentato il flusso d’acqua nella frattura e il successivo percorso sotto il ghiaccio.

Foto: Poul Christoffersen/University of Cambridge

In una ricostruzione dettagliata del fenomeno, che molto raramente viene osservato direttamente, il team ha mostrato come l’acqua di fusione provoca la formazione di nuove fratture, nonché l’espansione di quelle dormienti.

In sole cinque ore, cinque milioni di metri cubi di acqua, l’equivalente di 2.000 piscine olimpioniche, sono stati risucchiati sul fondo della calotta glaciale attraverso la frattura, causando anche la formazione di una nuova cavità e riducendo il lago a un terzo del suo originale volume.

Questo ha provocato un’accelerazione del flusso di ghiaccio da una velocità di due metri al giorno a più di cinque metri al giorno mentre le acque superficiali venivano trasferite, il che a sua volta ha sollevato la calotta di ghiaccio di mezzo metro. Di fatto, una reazione a catena che può innescare delle catastrofi.

“Potremmo aver sottovalutato gli effetti di questi ghiacciai sull’instabilità complessiva della calotta glaciale della Groenlandia – spiega Tom Chudley, primo autore del lavoro – È una cosa rara osservare direttamente questi laghi a drenaggio rapido: siamo stati fortunati ad essere nel posto giusto al momento giusto”.

Ma molto di più di un’osservazione fortunata e spettacolare.

“Questi ghiacciai si stanno già muovendo abbastanza velocemente, quindi l’effetto dei laghi potrebbe non sembrare così drammatico […], ma l’effetto complessivo è molto significativo – fa eco infatti Poul Christoffersen, che ha guidato la spedizione – Ad oggi, la maggior parte delle osservazioni sono fornite dai satelliti, che ci permettono di vedere cosa sta succedendo sull’intera calotta glaciale, ma le osservazioni raccolte con i droni consentono di ottenere molte più sfumature sui drenaggi lacustri. Possiamo anche osservare la formazione e la riapertura di fratture, che non è possibile dai satelliti”.

I droni, costruiti allo Scott Polar Research Institute, erano dotati di pilota automatico e volavano autonomamente lungo percorsi di volo programmati per un’ora ciascuno. Montando anche il GPS di bordo, il team è stato in grado di localizzare e ricostruire accuratamente centinaia di foto scattate durante ogni indagine. Le foto sono state utilizzate per creare ricostruzioni 3D dettagliate della superficie della calotta glaciale.

I risultati mostrano che i ghiacciai a flusso rapido in Groenlandia sono soggetti a pressioni dovute allo scioglimento delle acque superficiali e che i cambiamenti nel flusso di ghiaccio si verificano su scale temporali molto più brevi di quanto finora ritenuto possibile.

Foto: Tom Chudley/University of Cambridge

Il team sta ora usando le riprese per identificare gli “hotspot” dove la calotta glaciale si comporta in modo sensibile e, utilizzando attrezzature di perforazione, sta esplorando come la calotta glaciale può cambiare nei prossimi decenni con l’aumento delle temperature.

Le stime finora condotte dalla comunità scientifica indicano perdite di un miliardo di tonnellate di ghiaccio ogni giorno, rendendo la calotta glaciale della Groenlandia il maggior contributo singolo all’innalzamento globale del livello del mare.

Il lavoro, condotto nell’ambito del progetto Responder finanziato dal programma Horizon 2020 della Commissione Europea, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Cover: Poul Christoffersen/University of Cambridge

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Panettoni: i 4 migliori venduti in supermercati e discount (e il peggiore) secondo un nuovo test

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Come ogni anno la rivista Altroconsumo ha messo a confronto diversi panettoni venduti nei supermercati e discount ma anche in pasticceria. Vi sveliamo quali sono risultati di qualità migliore (e anche il peggiore).

Il panettone, dolce tradizionale milanese, non manca mai sulle tavole degli italiani a Natale. La maggior parte delle persone lo acquista al supermercato ed è per questo che Altroconsumo ogni anno si occupa di valutare i migliori prodotti sul mercato.

Nel 2019 il test ha confrontato 15 marche di panettoni. Le seguenti:

  • Il panettone originale – Motta
  • Panettone – duca Moscati ( Eurospin)
  • Panettone basso classico – Le Grazie (Esselunga)
  • Panettone classico – Melegatti
  • Panettone classico – Bauli
  • Il Mandorlato – Balocco
  • Il Gran Nocciolato – Maina
  • Panettone Basso – Fior Fiore Coop
  • Panettone biologico – Paulani
  • Panettone – Terre D’Italia (Carrefour)
  • Il panettone all’antica – Tre Marie
  • Panettone bio – Vergani
  • Gran Galup Panettone Classico – Galup
  • Panettone tradizionale – Caffarel
  • Panettone classico – Giovanni Cova & C. Brera Milano1930

Tutti i panettoni sono stati analizzati in laboratorio ma anche sottoposti al giudizio di pasticceri esperti oltre che dei consumatori stessi (150 persone).

I parametri presi in considerazione dal test sono stati i seguenti:

  • etichetta
  • frutta, peso, tuorlo d’uovo, burro, lieviti e muffe (tramite test di laboratorio)
  • aspetto, odore e consistenza (tramite assaggio dei consumatori)
  • aroma, aspetto esterno e interno, presentazione (tramite assaggio di esperti)

Considerando che il panettone deve essere morbido e soffice, senza difetti (ad esempio buchi nella pasta o fondo bruciato), con alveoli grandi e non omogenei, gusto tipico delle paste acide lievitate, crosta compatta e di colore uniforme oltre che arricchito con canditi e uvetta di buona qualità, in vetta alla classifica troviamo 4 panettoni.

I risultati

Al primo posto c’è il panettone Fior Fiore Coop, considerato quindi il migliore, seguito dal Gran Galup (venduto al supermercato ma anche in pasticceria).

A sorpresa (ma forse neanche tanto se si conoscono le logiche produttive e del mercato) troviamo poi il Duca Moscati di Eurospin e Le Grazie di Esselunga.

Come potete notare, dunque, non sempre a prezzo più alto corrisponde anche qualità più alta. Il panettone di Eurospin costa infatti soli 3,29 euro ed è risultato migliore di altri prodotti che costano anche 20 euro.

C’è da dire comunque che tutti i panettoni sono risultati di qualità buona o quanto meno media con un’unica eccezione. Si tratta del panettone biologico della Paulani considerato il peggiore in quanto complessivamente di bassa qualità.

Vi ricordiamo che se volete evitare di acquistare un panettone industriale, potete sempre sceglierne uno artigianale o, meglio ancora,  prepararlo direttamente voi in casa. 

 

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Niente più incarti per affettati e formaggi, in questo supermercato il contenitore si porta da casa

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La necessità di cambiare le nostri abitudini in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale sta portando alla nascita (anche in Italia) di una serie di iniziative, magari piccole e ancora isolate, ma comunque importanti. E’ il caso di questo supermercato che ha invitato tutti i suoi clienti a portare contenitori da casa per gli acquisti nel banco gastronomia e macelleria.

Parliamo dei negozi a marchio Sigma di Camposanto e di Cavezzo in Provincia di Modena. Qui al banco dei prodotti freschi è appeso un cartello che avvisa la clientela di portare da casa i contenitori per i propri acquisti.

In questo modo affettati, formaggi, cibo pronto ma anche carne vengono consegnati in contenitori riutilizzabili così da rispettare l’ambiente evitando sprechi di carta e plastica.

SIGMA CAMPOSANTO PENSA ALL' AMBIENTE. PORTA DA CASA IL TUO CONTENITORE ERMETICO PER I TUOI FRESCHI CHE PUOI ACQUISTARE…

Pubblicato da Sigma Camposanto su Giovedì 28 novembre 2019

Dal supermercato di Camposanto ricordano che si tratta di:

“un piccolo gesto ma da qua vogliamo partire e dare l’esempio sperando che anche altre insegne e catene ci possano imitare”.

L’iniziativa è stata ben accolta dalla maggior parte dei clienti, anche se c’è sempre chi mette in dubbio l’igienicità di una proposta del genere.

Pubblicato da Sigma Camposanto su Lunedì 2 dicembre 2019

Il Sigma di Camposanto si è distinto anche per un’altra originale iniziativa, quella di fare la spesa accompagnati dai propri amici a 4 zampe per i quali sono stati realizzati degli appositi carrelli.

Ce ne fossero di più di supermercati così, attenti alle esigenze dell’ambiente, dei clienti e degli animali!

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Wednesday’s Daily Brief: Peacekeeping performance, Iran rights, Syria, Australia, Haiti updates, Greta Thunberg at COP25

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A recap of Thursday’s top stories: UN evaluates peacekeeping performance; civilians under greater attack in northeast Syria; UN rights chief on Iranian protester clampdown; ending medical evacuation for refugees to Australia; food crisis widens in Haiti; and Greta Thunberg speaks out in Madrid at climate conference.

Il Miglio verde: compie vent’anni uno dei film che ci ha fatto versare più lacrime

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Il miglio verde compie vent’anni. L’intramontabile film di Frank Darabont al cinema per la prima volta il 6 dicembre 1999, ha fatto commuovere intere generazioni diventando un successo della cinematografia mondiale. Dalle sale di Westwood in California, The Green Mile di Frank Darabont racconta una storia drammatica nel braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain.

Siamo nella Lousiana del 1935 e John Coffey (Michael Clarke Duncan) è stato condannato a morte ingiustamente, è il gigante buono che purtroppo però non si salverà. C’è poi
Paul Edgecomb (Tom Hanks), agente di custodia che sorveglia i detenuti e li accompagna alla sedia elettrica passando proprio dal corridoio chiamato il “miglio verde” per il colore della pavimentazione in linoleum.

John Coffey è accusato dell’omicidio di due bambine. Ma lui da subito mostra una natura diversa: è gentile, affabile e un potere sovrannaturale in grado di guarire le persone. Piano piano, giorno dopo giorno, l’agente Paul si ricrede sul gigante buono, ma non potrà cambiare il suo destino già scritto.

Ci sono poi l’agente Brutus, suo migliore amico, e altri colleghi tra cui Percy, sadico e raccomandato. La vita nel braccio della morte scorre lenta, John in contrasto con il suo aspetto fisico, ha perfino paura del buio, ma riesce a trasformare il dolore delle persone in qualcosa di positivo. Così Paul comincia ad interrogarsi sulla reale colpevolezza di John. Per aiutarlo, lo conduce a casa di Melinda, moglie del direttore del carcere, gravemente malata e la guarisce. La storia ha poi contorni che si intrecciano e lasciano lo spettatore con il fiato sospeso, fino all’epilogo da fazzoletti in mano.

Chi è William si capisce dopo: egli è infatti l’assassino delle bambine che si pensava fossero state uccise da John; tuttavia la società e il mondo intero ha condannato John; egli è innocente ma non vuole che si cambi la sentenza definitiva della sua condanna a morte; inoltre, si sente responsabile anche della morte del vero assassino delle due bambine. Semplicemente, alla fine, si scopre che John si trovava nel luogo del delitto perché essendo arrivato dopo l’assassino delle due bambine prova a salvarle con i suoi poteri magici; ma le prove lo avevano inchiodato in una scena leggendaria in cui lui stesso viene trovato con i corpicini delle bambine fra le mani.

Un film toccante, appassionante che prende tutti non solo gli appassionati di cinema. Tre ore incollati allo schermo in un’ambientazione che racconta le due guerre mondiali e il clima di incertezza politica che si respira.Il film è tratto dall’omonimo libro di Stephen King, ma a differenza degli altri romanzi del maestro del brivido, non si arriva mai all’horror.

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Fate giocare i bambini all’aperto anche d’inverno, si ammalano di meno

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Nel nostro paese è ancora molto forte la convinzione (errata) che il freddo faccia ammalare. In realtà è vero esattamente il contrario: i bambini che giocano all’aria aperta anche in inverno (ben coperti ovviamente) sono più sani.

Ve lo ripetiamo ancora una volta: non è il freddo a far ammalare ma virus e batteri che circolano e proliferano soprattutto negli ambienti chiusi e molto frequentati (chi ha un bambino all’asilo nido sa bene cosa vuol dire!). E’ qui che grazie a starnuti, colpi di tosse e scambio di liquidi corporei come la saliva, i germi possono passare facilmente da una persona all’altra.

Va da sé che stare all’aperto e giocare fuori anche d’inverno è una buona idea proprio perché in queste condizioni vi è meno possibilità di entrare in contatto con gli agenti patogeni dato che la circolazione dell’aria rende la loro concentrazione molto bassa.

Ma non solo, giocare fuori aiuta ad ammalarsi meno anche grazie alla produzione di vitamina D che il nostro corpo riesce a sintetizzare con l’aiuto dei raggi solari. Secondo un documento del Pennsylvania Department of health il gioco all’aperto a basse temperature potenzia il sistema immunitario di bambini e adulti.

E’ per questo che i bambini che giocano all’aperto anche d’inverno, tendenzialmente (e statisticamente), si ammalano meno.

L’abbigliamento adeguato in inverno

Naturalmente giocare al freddo comporta un certo tipo di abbigliamento. Il freddo non fa male a patto di essere sufficientemente coperti in base alla temperatura esterna da affrontare.

E’ importante stare attenti alle zone più sensibili del corpo come orecchie, testa e gola. Immancabili accessori invernali sono dunque capello, sciarpa ed eventualmente paraorecchie. Utile anche una giacca che sia calda, anti-vento e impermeabile in modo da evitare che l’umidità entri nel corpo.

La parola chiave, anche stavolta, è buon senso. I bambini andrebbero vestiti a cipolla in modo tale da poter essere sempre coperti nel modo giusto a seconda dell’attività che stanno facendo e della reale temperatura a cui sono esposti.

Altri vantaggi di giocare fuori anche in inverno

Ma giocare fuori anche con le basse temperature ha diversi vantaggi e non solo per la salute. Il paesaggio invernale, meglio se con la neve, offre ai bambini nuovi stimoli rispetto a quello primaverile o estivo: foglie cadute, erba scura, ghiaccio o appunto neve.

I piccoli hanno l’opportunità di scoprire e giocare con nuovi elementi naturali e mettere in esercizio il proprio corpo con modalità differenti.

Il vantaggio di essere esposti al sole e di produrre vitamina D (di cui anche i bambini sono spesso carenti) li aiuta non solo a stare in forma fisicamente ma anche a livello di umore. Aumenta infatti anche la serotonina nel cervello.

Attenzione però allo smog, giocare all’aria aperta in inverno fa bene a patto che non vi troviate in un’area particolarmente inquinata. In questo caso meglio ritagliarsi del tempo per andare a giocare altrove, in un bel parco o meglio ancora in montagna.

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Immancabili Geminidi: le stelle cadenti illuminano la notte di Santa Lucia

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Quest’anno Santa Lucia porta in dono una pioggia di meteore: le splendide Geminidi, le stelle cadenti più belle d’autunno, ci regaleranno il loro meglio proprio la notte fra il 13 e il 14 dicembre. Luna quasi piena, vero, ma non è detta l’ultima parola.

Le Geminidi sono così chiamate perché il radiante, ossia il punto di origine, coincide con la costellazione dei Gemelli, in particolare nei pressi della stella Castore, ma in realtà sono originate dall’asteroide 3200 Phaethon.

Rappresentano uno sciame per splendore e frequenza paragonabile alle leggendarie Perseidi, che rendono il nostro agosto ancora più bello. Come le colleghe estive, infatti, regalano spesso splendide meteore molto brillanti e visibili per vari secondi.

Come spiega l’Uai, le Geminidi sono attive tra il 10 e il 15 dicembre e mostrano un’attività massima sostenuta per parecchie ore essenzialmente con due aumenti della frequenza, il primo più consistente con meteore di debole luminosità e il secondo successivo meno cospicuo in termini di numero ma con meteore più brillanti. La frequenza, al picco, potrebbe essere superiore a 100 meteore l’ora.

Quest’anno, purtroppo, la Luna sarà alta nel cielo proprio nelle ore di maggiore visibilità, e come se non bastasse al 99% di luminosità (piena il 12), quindi molto difficilmente si potranno raggiungere i picchi di frequenza massima.

Ma non disperiamo, perché le Geminidi sono realmente uno sciame “potente”. Basta (forse) solo qualche accorgimento: come spiega Earthsky, in particolare, questo tipo di stelle cadenti di solito arriva a scatti e pause, quindi è necessario prevedere almeno un’ora di osservazione.

Altro aiutino, e questo arriva dalla tecnologia: se non vogliamo stare sveglie a notte fonda (il picco è previsto intorno alle 3) sky-live.tv, ha attivato uno streaming che seguirà la porzioni di cielo dove dovrebbe concentrarsi il fenomeno (nella mappa il cielo del 14 dicembre alle 3 circa).

Luna, non ti temiamo! Occhi al cielo (e desideri pronti)!

Roberta De Carolis

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Bus degli angeli: torna a Milano il pullman che porta cibo caldo, coperte e un rifugio sicuro ai senzatetto

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I senzatetto in inverno si trovano in seria difficoltà e rischiano addirittura la vita a causa delle temperature rigide. Per aiutarli a Milano torna anche quest’anno il Bus degli angeli.

Si tratta di una speciale navetta che assiste le persone senza fissa dimora ogni sera a Milano e che è attiva già dal 2011. Quest’anno ha un aspetto diverso ma il suo nobile obiettivo rimane sempre lo stesso: fornire un aiuto concreto a chi si trova ad affrontare la notte in strada.

I volontari che si trovano sul bus portano coperte, vestiti e assistenza ai senzatetto ma, cosa ancora più importante, gli offrono un rifugio sicuro e caldo dove riposarsi per alcune ore.

All’interno dell’autobus, come sempre, vi sarà anche un area ristoro dove le persone potranno mangiare.

Il servizio di navetta della solidarietà, ideato da Atm e City Angels, è già attivo da ieri e lo sarà fino al 27 marzo 2020 ogni sera dal lunedì al venerdì dalle 21 a mezzanotte. La navetta circolerà in alcune zone della città a seconda del giorno della settimana:

  • lunedì in piazza XXIV Maggio
  • martedì in stazione a Lambrate
  • mercoledì in Piazzale Cadorna
  • giovedì in Corso Europa
  • venerdì di nuovo in piazzale Cadorna

Un servizio indubbiamente utile considerando che, purtroppo, la cronaca di Milano (e non solo) in inverno riporta spesso casi di persone senza tetto morte per il freddo (due solo negli ultimi giorni).

Sempre a Milano e sempre i City Angel organizzano poi un’altra bella iniziativa: la vigilia di natale con i clochard!

 

Fortunatamente idee del genere stanno nascendo un po’ in tutto il mondo, vi abbiamo parlato del parcheggio negli Stati Uniti che di notte si trasforma in dormitorio, del benefattore anonimo che ha pagato 70 stanze d’albergo per i senzatetto e anche della geniale casa di cartone temporanea e portatile per i clochard di Napoli.

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Nasce “il mare dei delfini”: la più grande area protetta del Mediterraneo per i cetacei

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Buone notizie per i delfini. Diventerà presto realtà, la proposta di creare un’aerea protetta per questi bellissimi animali. Già ribattezzato ‘il mare dei delfini’, sarà un braccio d’acqua in Toscana e sarà il più grande sito nel Mediterraneo per la protezione del tursiope.

In dirittura d’arrivo il nuovo Sic, sito di interesse comunitario, sul tursiope che va a tutelare appunto la specie del tursiops truncatus, molto diffusa in Toscana. La giunta regionale ha approvato la delibera che chiude l’iter amministrativo, così, dopo l’approvazione del Consiglio regionale, che dovrebbe avvenire entro dicembre, il sito sarà ufficialmente istituito.

L’area è quella che si estende tra i comuni di Pietrasanta e Piombino e comprende le isole di Gorgona, Capraia e le Secche della Meloria, per una superficie di oltre 3740 chilometri quadrati, considerando che le due Isole e la Meloria, erano già state designate nel 2015. Complessivamente, come dicevamo, si tratta del più grande sito nel Mediterraneo per la protezione del tursiope.

Lo scopo della direttiva è appunto quello di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo. Ne abbiamo parlato tante volte, i delfini vanno protetti perché l’inquinamento sta abbassando le loro difese immunitarie rendendoli sempre più vulnerabili. Plastiche e microplastiche fanno il resto finendo per soffocarli fino alla morte. A questo poi si aggiungono il traffico marittimo, la carenza di cibo dovuto alla pesca, le catture accidentali e il degrado dell’habitat.

“L’atto nasce da una larga condivisione – ha detto l’assessore all’Ambiente Federica Fratoni – frutto di un percorso positivo di concertazione con gli attori locali che ha soddisfatto tutti, dagli enti ai portatori di interessi, e fra questi i pescatori e le associazioni ambientaliste. Sono molto soddisfatta per questo ulteriore passo avanti nella direzione della salvaguardia della biodiversità. Abbiamo messo un altro tassello dell’impegno che la Regione sta portando avanti per la tutela dei cetacei e delle tartarughe marine e più in generale dell’ecosistema marino”.

L’iter era stato annunciato a Viareggio lo scorso ottobre dando il via al percorso di approvazione da parte della Regione di concerto con la Capitaneria di Porto di Viareggio, il Comune di Viareggio, il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, Arpat e Università di Siena. La decisione arriva dopo che in questa zona di mare, era stato registrato un aumento dei decessi di delfini colpiti dal cosiddetto morbillo dei cetacei.

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