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Aminetou Ely, l’ex sposa bambina che lotta e difende le donne mauritane da violenze domestiche e sessuali

Aminetou Ely è nata a Wad-Naga, in Mauritania, il 31 dicembre di 63 anni fa. A soli 13 anni, Aminetou è stata costretta dalla sua famiglia a sposare un uomo più grande di lei, come purtroppo accade a migliaia di bambine in diversi paesi del mondo.

Aminetou è stata dunque una sposa bambina, che ha vissuto sulla sua pelle il dramma di un matrimonio forzato.

Proprio a causa della situazione che ha dovuto subire, Aminetou ha iniziato a lottare fin da giovanissima per difendere i diritti e l’emancipazione delle donne ed è diventata un punto di riferimento per le donne mauritane.

Per tutta la vita la donna si è battuta contro i matrimoni precoci e imposti e più in generale contro il patriarcato e le norme sia religiose che culturali che discriminano e sottomettono le donne nel suo paese.

In Mauritania, le donne sono infatti vittime di violenze che nella maggior parte dei casi si verificano nell’ambiente domestico. Costrette a sposarsi in tenera età, lasciano molto presto la scuola e meno del 30% riesce a conseguire un titolo di studio. Questo le esclude da lavori qualificati, dal raggiungimento di un’indipendenza economica e le costringe a rimanere schiave di mariti che abusano di loro e dai quali non hanno la possibilità di fuggire.

Per aiutare le donne mauritane vittime di violenze e discrimazione, Aminetou ha fondato nel 1999 l’Associazione delle Donne Capi Famiglia (AFCF), che oggi lavora su tutto il territorio del Paese.

L’associazione sostiene le donne mauritane non solo contro il matrimonio precoce e le violenze domestiche e sessuali, ma anche contro lavoro minorile, schiavitù, povertà, esclusione e razzismo.

In questi 20 anni di attività, l’associazione ha aiutato tantissime donne attraverso progetti di reinserimento scolastico e offrendo loro accoglienza e assistenza legale in caso di abusi e per difendere i propri diritti.

Campagne pour le droit à la femme mauritanienne de donner sa nationalité à ses enfants qui sont nés d’un mariage avec un étranger pic.twitter.com/TbMYTstIBc

— Aminetou Ely (@ElyAminetou) September 29, 2019

A causa del suo impegno a fianco delle donne, Aminetou è stata più volte arrestata, detenuta e addirittura esiliata ma non ha mai smesso di credere nella sua causa e di portare avanti le sue battaglie, nonostante le difficoltà.

La sua determinazione è stata riconosciuta e premiata in varie occasioni e in diversi Paesi, tra Francia, Spagna e Africa. In Italia, lo scorso maggio, Aminetou è stata eletta donna dell’anno 2019, un Premio internazionale organizzato dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta che le ha dato accesso a un contributo di 20 mila euro per finanziare i suoi nobili progetti.

Aminetou è stata premiata per la sua resilienza, per le battaglie a cui dedica ogni istante della sua vita da quando aveva solo dieci anni, senza lasciarsi mai condizionare da tradizioni, religione, governi o dalle opinioni altrui.
Aminetou continua a lottare per le donne contro tutto e tutti, per fermare la schiavitù e il dramma delle spose bambine e perché vengano riconosciuti i diritti delle donne in Mauritania.

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Tatiana Maselli

 

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Culle Killer e riduttori per il sonno dei neonati, tre nuovi modelli sotto accusa

I riduttori che spesso si usano per i neonati sono prodotti sicuri? A detta di un’indagine di Consumer Reports la risposta è no. Sono avvenute infatti diverse morti in culla proprio a causa di questi oggetti.

Secondo quanto messo nero su bianco da Consumer Reports nella sua indagine, tra il 2012 e il 2018 negli Stati Uniti 12 neonati avrebbero perso la vita a causa di alcuni supporti per il sonno poco sicuri. I risultati si basano in parte sui dati che la rivista ha ricevuto dalla Commissione per la sicurezza dei prodotti di consumo (CPSC) che ha divulgato inavvertitamente informazioni sui prodotti specifici coinvolti negli incidenti domestici.

La scorsa settimana, il CPSC ha pubblicato un rapporto in cui riconosceva almeno 73 decessi infantili associati a prodotti del sonno inclinati. Si fa riferimento soprattutto a sdraiette e cullette varie (ricorderete probabilmente il caso della Culletta Rock ‘n Play Fisher Price).

Ma ora viene lanciato l’allarme anche su 3 nuovi riduttori per lettino che avrebbero causato altre morti, nello specifico il:

Baby Delight Snuggle Nest Infant Sleeper

Dotato di materasso piatto ma che ha anche un cuneo inclinato sagomato rimovibile che fa sì che i neonati possano essere posizionati con un’inclinazione di circa 12 gradi. Questo avrebbe provocato la morte di 3 bambini.

SwaddleMe By Your Side Sleeper

prodotto di SUMR Brands dotato di materasso piatto e fianchi a rete bassa. A causa di questo dispositivo sarebbero morti 2 neonati.

DockATo

 una specie di cuscino con paraurti morbido laterale. Anche questo avrebbe provocato la morte di due bambini.

In tutti i casi si tratta di riduttori che spesso i genitori utilizzano per il co-sleeping all’interno del lettone, per separare dunque i propri corpi da quello del neonato che così, almeno apparentemente, sarebbe più sicuro.

Anche se altri fattori potrebbero aver contribuito alla morte di alcuni bambini, secondo gli esperti di Consumer Reports rimane un punto fermo: i prodotti sopracitati non sono stati adeguatamente testati per la sicurezza e non rispettano le raccomandazioni sul sonno sicuro dell’American Academy of Pediatrics.

Come è noto, i neonati dovrebbero dormire sulla schiena e su una superficie piatta, quindi in nessun caso dovrebbero “affondare” all’interno del supporto, dormire in posizioni inclinate o essere circondati da imbottiture o cuscini di alcun tipo. Ricordiamo dunque sempre queste raccomandazioni, ormai da tempo condivise dalla comunità scientifica internazionale.

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Francesca Biagioli

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Nasce la Via Francigena del Sud: 900 km da percorrere a piedi tra Roma e Santa Maria di Leuca

A Bari è stata ufficialmente votata la nascita di un nuovo cammino già denominato Via Francigena del Sud. Si estende da Roma a Leuca per un totale di circa 900 km.

L’Assemblea Generale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) ha riunito a Bari i 4 Paesi interessati dal noto itinerario (Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia) e ha ratificato un’estensione della tradizionale Via Francigena facendo partecipare al voto i 150 soci, tra cui anche i rappresentati delle regioni italiane che saranno interessate dal nuovo percorso (Lazio, Campania, Basilicata, Molise e Puglia).

E’ stato così approvato all’unanimità il nuovo tratto della Francigena che va da Roma a Leuca e che si unisce a quello già esistente. In questo modo, dunque, si potrà arrivare a piedi da Canterbury fino al tacco d’Italia. Un itinerario che percorre l’Europa da Nord a Sud e che complessivamente è lungo circa 3200 km!

Il nuovo cammino: la Francigena del Sud

Più nello specifico, il nuovo percorso parte da Roma e si dirige verso Terracina per poi proseguire internamente verso Teano, Alife e Benevento. Una volta che i camminatori sono giunti a Troia ci sono due possibilità: andare verso il Gargano e il Monte Sant’Angelo oppure dirigersi in direzione Bari. La parte finale del percorso passa per Brindisi e Otranto arrivando infine a Santa Maria di Leuca, la Finibus Terrae, il cui nome richiama la Finisterre del Cammino di Santiago.

Un totale di 900 km di storia, tradizione e territorio che camminatori più o meno esperti potranno conoscere e attraversare in circa un mese, accompagnati da una guida ufficiale (che sarà operativa nel 2020).

Come ha evidenziato Angelofabio Attolico, responsabile tecnico della Via Francigena nel Sud per conto di AEVF e delegato di Regione Puglia:

“All’inizio ci siamo trovati davanti ad un numero sconfinato di strade è stato quindi preso come riferimento l’Itinerarium Burdigalense (333 d.c.) (si tratta del più antico racconto conosciuto relativo ad un itinerario cristiano scritto da un pellegrino anonimo, n.d.r).

Il lavoro da fare sul percorso, però, è ancora molto lungo dato che va montata la dovuta segnaletica e messi in sicurezza tutti i tratti del cammino. Si dovranno adibire anche strutture di accoglienza certificate. Per tutto questo, come ha dichiarato il direttore AEVF, Luca Bruschi, ci vorranno sei mesi.

La Via Francigena (Franchigena, Francisca o Romea) fa parte di una serie di vie antiche che, soprattutto dalla Francia, conducevano fino a Roma e poi proseguivano in direzione Puglia, dove pellegrini e crociati si imbarcavano per la Terrasanta. Ecco perché, parlando di questo percorso, si fa spesso riferimento a Gerusalemme e alla spiritualità.

Ancora oggi, come in passato, abbiamo l’opportunità di goderci un turismo lento e sostenibile grazie a questo e ai tanti altri cammini e sentieri che si trovano in Italia e in Europa.

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Francesca Biagioli

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Veterano di guerra sul letto di morte in ospedale è riuscito a rivedere per l’ultima volta il suo amato cane

Non aveva familiari nelle vicinanze, nessuno che potesse prendersi cura del suo cagnolino in caso di necessità se non lui, John Vincent, veterano del Vietnam, che condivideva la sua vita con l’amico a quattro zampe, uno Yorkshire Terrier di 5 anni di nome Patch.

Lo aveva preso dalla cucciolata di un vicino di casa, scrive l’abqjournal, era abbastanza piccolo da poterlo portare in bicicletta, proprio come desiderava Vincent, che se ne innamorò all’istante.

Finché, all’età di 69 anni, l’uomo è stato ricoverato in ospedale ad Albuquerque, in New Mexico, per poi essere trasferito in un’altra struttura ospedaliera. E ha dovuto abbandonare il suo cucciolo, che nel frattempo è stato portato al rifugio Albuquerque Animal Welfare.

In situazioni simili i cani, infatti, finiscono in strutture come questa, senza mai più rivedere i loro proprietari, ma Vincent, a cui ormai rimanevano pochi giorni di vita, aveva espresso il desiderio di rivedere il suo amico per un ultimo saluto. Desiderio che è stato fortunatamente esaudito.

***Patch has been adopted***A Special ReunionYesterday was a special day for a Veteran named John Vincent and his…

Pubblicato da Albuquerque Animal Welfare su Venerdì 18 ottobre 2019

Il direttore di Animal Welfare è stato infatti contattato da un’assistente sociale di cure palliative che gli ha chiesto di portare il cane in ospedale.

Non appena il cane è arrivato in loco ha cominciato ad agitarsi, come se avesse intuito che lì c’era il suo proprietario, ed entrando nella sua stanza si è subito lanciato sul letto di Vincent scambiandosi con lui amorevoli coccole.

Mentre Patch gli leccava viso e collo, Vincent ha esclamato:

“Sì, sono io, quello è papà. Sei così felice di vedermi? Sono cosi felice di vederti.”

I responsabili del rifugio e lo staff ospedaliero hanno deciso di lasciare Patch vicino a Vincent per tutto il giorno, in modo che le ultime ore di vita del veterano potessero essere un po’ gioiose.

Ora Patch ha dovuto ritornare al rifugio ma la sua storia è diventata virale e tantissime persone si sono proposte per l’adozione e, stando agli ultimi aggiornamenti sembra abbia trovato una famiglia. Una storia, almeno in parte, a lieto fine!

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Laura De Rosa

Photo Credit: Facebook

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Maltempo in Nord Italia: un morto nell’Alessandrino, frane e alluvioni il Piemonte e Liguria

Una forte ondata di maltempo si è abbattuta durante la notte scorsa in a Nord ovest del Paese, provocando frane, esondazioni e allagamenti in Piemonte, Liguria e Lombardia.

ALLUVIONE tra Genova e Alessandria. Esondano i torrenti, interrotti i collegamenti ferroviari. Evacuazioni in corso [FOTO E VIDEO] #allertameteoLIG #22ottobre https://t.co/tv6g1JE3US

— 3B Meteo (@3BMeteo) October 22, 2019

I fenomeni sono stati particolarmente violenti in provincia di Alessandria, dove molti comuni tra cui Novi Ligure si sono ritrovati letteralmente sommersi dall’acqua.

Da ieri pomeriggio tre persone un tassista e due anziani, risultavano disperse nell’Alessandrino in seguito all’esondazione di un corso d’acqua a Villa Carolina, nel comune di Capriata.

I soccorritori hanno purtroppo ritrovato il corpo senza vita del tassista: l’uomo viaggiava da Genova verso Serravalle per accompagnare un cliente inglese, che è sopravvissuto.
Nella tarda mattinata di oggi anche i due anziani di Mornese, comune del Monferrato, sono stati ritrovati vivi.

Questi sono Castelletto d'Orba e #Mornese (AL). La situazione tra novese, alessandrino, ovadese e paesi limitrofi è al limite. Piove ininterrottamente dal pomeriggio. Frane e allagamenti ovunque. Scandaloso che nessun TG abbia dato risalto alla notizia #allertameteoPIE pic.twitter.com/lPr7VAnTIG

— ★ Eleonora ★ (@lapisinha) October 21, 2019

Nell’Alessandrino sono scese in sei ore 250 millimetri di piogge, che hanno aumentato il livello di laghi e fiumi. A Ovada una grossa frana è crollata nei pressi del centro abitato e si teme per la piena del fiume Orba a Casalcermelli, che ha raggiunto i 5,78 metri.

A causa delle condizioni meteo, più di un migliaio di residenti sono rimasti senza energia elettrica esono state interrotte le linee ferroviarie. La circolazione ferroviaria tra Genova e Milano è stata ripristinata intorno alle 11 di questa mattina, ma resta ancora critica la situazione tra Milano e Torino.

Ad Alessandria e in diversi comuni della provincia sono state disposte la chiusura delle scuole e l’evacuazione nelle zone a rischio esondazioni, anche nella zona del pavese.

Gravi danni anche in valle Stura e nel basso Piemonte dove l’alluvione ha provocato il crollo di un’antica pieve tra Campo Ligure e Rossiglione, travolta da una delle numerose frane.

I grandi disagi in Valle Stura, la frana di #Rossiglione, i treni fermi da Genova per To-Milano, l'alluvione di Castelletto d'Orba che, secondo il sindaco Mario Pesce, è peggio di quello del 2014. Lì andiamo alle 23 #Skyline #allertameteoPIE pic.twitter.com/5PWIXvVgWK

— Francesca Baraghini (@FraBaraghini) October 21, 2019

Al momento l’allerta meteo è cessata in Liguria e il tempo dovrebbe migliorare nel corso delle prossime ore anche in Piemonte.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Genova24

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Le più belle spiagge del Nord-Est del Brasile sono invase dal petrolio. E non si sa perché

Non si ferma l’enorme chiazza di petrolio che dall’inizio di settembre ha raggiunto le coste del Brasile  e che sta inquinando le più belle spiagge di Bahia nonostante l’impegno della popolazione nel tentare di ripulirle.

La marea nera, rilevata per la prima lo scorso 2 settembre, si è ormai diffusa in almeno 200 spiagge, coinvolgendo 9 stati e oltre 2mila chilometri di costa nella regione nord-orientale del Paese.

Il petrolio ha invaso luoghi remoti e spiagge turistiche, tra cui Ilheus e Pedra do Sal nello Stato di Bahia e la Praia do Futuro nel Ceara, causando la morte e l’intossicazione di centinaia di tartarughe marine, pesci, gabbiani e altri animali.

Le autorità stanno indagando sull’origine della perdita di greggio, controllando navi e petroliere che transitano nella zona: potrebbe derivare da una nave fantasma che trasportava petrolio venezuelano, ipotesi confermata dall’Instituto Brasileño de Medio Ambiente (IBAMA).

Migliaia persone tra volontari e funzionari del governo in questi giorni sono impegnate a rimuovere il catrame solidificato dalla sabbia e dalle rocce e a ripulire gli animali ricoperti di petrolio. Fino ad oggi, grazie al loro lavoro sono state rimosse 525 tonnellate di catrame dalle 200 spiagge, mentre la Marina brasiliana monitora al largo l’evoluzione della catastrofe con 5 navi e un aereo.

Militares da Marinha realizam limpeza nas Praias do Flamengo, Pedra do Sal, Farol da Barra e Rio Vermelho, em Salvador-BA. As manchas de óleo também chegaram à Ilha de Itaparica, no município de Vera Cruz, e uma equipe de militares já se deslocou para o local. #MarLimpoÉVida pic.twitter.com/iXWSWqw9TK

— Marinha do Brasil (@marmilbr) October 17, 2019

Idealmente, si sarebbe dovuto intervenire prima che il petrolio raggiungesse le spiagge ed entrasse nei fiumi, ma quando il greggio è stato rilevato, si è subito capito che i normali metodi con cui in genere viene fermata la sua diffusione in mare erano inefficaci. Il petrolio infatti si muoveva sotto la superficie del mare, rendendo inutili i normali metodi di contenimento.

Secondo gli ambientalisti, però, sarebbe stato possibile identificare delle “aree sacrificabili” verso cui dirottare il petrolio. In assenza di un piano di emergenza per contenere il disastro, tonnellate di petrolio si sono diffuse ovunque, comprese zone turistiche e aree sensibili e vulnerabili.

Si tratta probabilmente del disastro ambientale più grave mai avvenuto nella zona, ma è ancora difficile stabilire le conseguenze di questa catastrofe. I danni sono seri sia per la fauna sia per la vegetazione. Questo periodo infatti corrisponde alla stagione riproduttiva per molte specie, che in questa situazione sono gravemente a rischio. Inoltre, il petrolio ha pesantemente danneggiato le mangrovie e la barriera corallina.

Il governo non ha dato una risposta tempestiva al disastro e ora che il greggio ha raggiunto le coste, è fondamentale cercare di ripulire le zone colpite il più rapidamente possibile.
Purtroppo però, anche se si riuscisse a eliminare il petrolio visibile, la contaminazione chimica durerà per diversi anni.

Pur essendo una sostanza naturale, il petrolio è altamente tossico per gli esseri viventi e la sua degradazione da parte di batteri e radiazioni solari richiede moltissimo tempo. Anche quando il greggio non è più visibile, la contaminazione persiste nell’ambiente per decenni coinvolgendo l’aria, le acque, il suolo e la catena alimentare.

Nel petrolio sono infatti contenuti composti organici volatili e idrocarburi policiclici aromatici altamente tossici e cancerogeni.
I composti volatili evaporano in un tempo relativamente rapido, ma gli idrocarburi rimangono intatti per lungo tempo e rappresentano un rischio per chi frequenta le spiagge, per i pesci e per la vegetazione.

In seguito a un disastro ambientale di questa portata, il monitoraggio delle aree colpite dovrà avvenire per un periodo molto lungo e bisognerà impedire alle persone di frequentare le zone contaminate: trattandosi di aree turistiche, oltre al danno ambientale il Brasile dovrà fare i conti con le perdite economiche che questo incidente comporterà nei prossimi decenni.

Anche la pesca e il commercio di prodotti ittici saranno compromessi: se il governo decidesse di vietare la pesca il paese andrebbe incontro a perdite insostenibili, ma in assenza di divieti i consumatori saranno esposti a sostanze tossiche per decenni attraverso il consumo di vongole, granchi e altri animali marini contaminati.

Considerando l’indifferenza di Jair Bolsonaro verso la tutela dell’ambiente, ampiamente dimostrata con gli incendi in Amazzonia, non ci sarebbe da stupirsi se anche questa volta il governo decidesse di mettere al primo posto gli interessi economici, a danno della salute dei cittadini e dell’ecosistema.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Clemente Coelho Junior, Instituto Bioma Brasil

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Studenti italiani inventano la cuccia intelligente per cani e gatti. Cibo e acqua vengono forniti tramite app

Alla Maker Faire 2019 che si è tenuta a Roma nel weekend, si è fatta notare l’invenzione di alcuni brillanti studenti italiani. Di cosa si tratta? Di una cuccia intelligente per animali in grado di fornire acqua e cibo anche a distanza tramite un’app.

Si è da poco concluso alla Fiera di Roma, il più grande evento europeo sull’innovazione che, tra le tante nuove idee super tecnologiche e utili proposte, ha visto la presenza di Cucciamatic.

Si tratta di una speciale cuccia smart in grado di fornire quanto necessario a cani o gatti rimasti da soli in casa, utile ad esempio se si devono lasciare per un certo periodo (breve ovviamente, in caso contrario sarà necessaria anche una persona che si occupi di loro). Da remoto, l’originale macchinario, permette di prendersi cura delle esigenze degli animali domestici versandogli appunto acqua e cibo.

La cuccia, inventata da giovani studenti dell’Istituto Tecnico Faraday di Ostia, sotto la supervisione dell’insegnante di elettronica Filippo Rosi, permette tramite un’app (da utilizzare su smartphone o tablet) di aprire la ciotola d’acqua e quella dei croccantini a distanza versando quello che serve all’animale in quel momento.

Uno degli studenti che ha inventato la cuccia, Luca Sorace, ha raccontato in un’intervista:

“Abbiamo costruito tutto di pomeriggio, nel nostro tempo libero, pensando all’accudimento dell’animale durante l’assenza dei padroni. Le due ciotole sono controllate tramite app che abbiamo progettato noi ed una webcam vede se l’animale ha mangiato o sta mangiando, e ci consente di controllare anche il livello dell’acqua”

Questo progetto è nato grazie al FabLab di Ostia, un laboratorio dedicato a diverse classi e scuole che offre ai ragazzi un luogo attrezzato dove riunirsi e sviluppare le proprie idee.

Ma tornando alla cuccia, questa offre anche una comodità in più per i proprietari e i loro animali:

“invece di lasciare i termosifoni accesi durante l’inverno, in nostra assenza, possiamo accendere la serpentina e riscaldare la cuccia, oltre a controllarne la relativa temperatura”.

Un’invenzione semplice ma utile, non trovate?

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Francesca Biagioli

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Le crepe del ghiacciaio Pine Island in Antartide sono sempre più estese. Rischia di staccarsi un altro iceberg gigante

La già preoccupante situazione del ghiacciaio Pine Island in Antartide si fa, anno dopo anno, sempre più seria. Le crepe crescono rapidamente, come mostrano i satelliti dell’Esa. Il rischio è ora che si stacchi un (altro) iceberg gigante.

Due grandi spaccature del ghiacciaio Pine Island, individuate all’inizio del 2019, stanno rapidamente aumentando e sono arrivate a circa 20 chilometri di lunghezza. A confermare questo ci sono le immagini dei satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2 del programma europeo Copernicus dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e della Commissione Europea.

Il rischio, che è ormai quasi una certezza, è che si sta staccando un altro enorme iceberg più o meno come quello dello scorso anno (immaginate un blocco di ghiaccio 5 volte più grande di Manhattan).

This image shows the 2 cracks in the Pine Island #Glacier in #Antarctica captured by @CopernicusEU #Sentinel2 on 14 Sep 2019. The two large rifts were first spotted in early 2019 and have each rapidly grown to approximately 20 km in length. Read more: https://t.co/KphJZoEuTE pic.twitter.com/N2k0ZHIlg9

— ESA EarthObservation (@ESA_EO) October 20, 2019

Come ha spiegato Mark Drinkwater, capo della divisione Terra e missioni scientifiche dell’ESA:

“Queste nuove fratture sono apparse poco dopo il distacco dell’iceberg B46 l’anno scorso. Sentinel-1 durante l’inverno ha monitorato la loro progressiva estensione, che indica che un nuovo iceberg di grandezza simile presto si staccherà da lì”

Il problema è che il ghiacciaio sta subendo modificazioni e perdendo massa a causa di una combinazione di eventi tra cui la presenza di correnti calde oceaniche che ne stanno sciogliendo la parte inferiore.

Il ghiacciaio di Pine Island collega il centro della calotta glaciale dell’Antartico occidentale con l’oceano e, insieme ad un altro ghiacciaio a lui vicino, il Thwaites, scarica molto ghiaccio nell’oceano.  Negli ultimi 25 anni, però, questi si sono progressivamente e drammaticamente ridotti e ciò è molto pericoloso (considerate che, secondo gli scienziati, lo scioglimento del Pine Island causa il 5-10% dell’innalzamento dei mari).

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Francesca Biagioli

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Street soap: il furgoncino itinerante che consegna i detersivi alla spina sotto casa

Una start up cilena ha lanciato un nuovo servizio a domicilio per ricaricare i flaconi vuoti di detersivo con prodotti alla spina

Nel quartiere Las Condes di Santiago, in Cile, i flaconi vuoti di detersivo non vengono più gettati via ma riutilizzati per acquistare detergenti alla spina direttamente sotto casa.

Algramo, una start up cilena, ha lanciato la consegna porta a porta di detersivi alla spina a basso costo, grazie alla quale i cittadini possono ricaricare i contenitori vuoti dei loro saponi e detersivi liquidi sia presso i punti vendita sia presso erogatori mobili nel proprio quartiere.

Il flacone viene acquistato durante la prima spesa ed è realizzato con una tecnologia particolare in grado di identificare, tracciare e gestire i prodotti: dopo il primo acquisto, l’imballaggio può essere riutilizzato infinite volte dallo stesso cliente.

In questo modo si riducono sensibilmente i rifiuti di plastica e le persone sono più incentivate ad acquistare alla spina perché chi è impossibilitato a recarsi al supermercato, può sfruttare il servizio di ricarica gratuito a domicilio.

Oltre alla comodità e ai prezzi convenienti, a invogliare i consumatori c’è anche un premio in denaro: ogni ogni volta che un cliente ricarica un flacone vuoto, riceve infatti in cambio un buono spesa per gli acquisti futuri.

Il servizio è offerto a bordo di un mezzo elettrico da cui per il momento si possono acquistare solo prodotti per la pulizia della casa.

In futuro l’azienda conta di espandere la propria offerta e proporre anche detergenti liquidi per l’igiene personale e alimenti per cani e gatti.

Una bella idea che potrebbe essere copiata anche in Italia dove, grazie alle agevolazioni previste dal decreto Ambiente   previste per chi decide di vendere alla spina, attirerebbe sicuramente numerosi consumatori.

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Tatiana Maselli

Fonte e Foto: CicloVivo

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Bike-sharing elettrico: a Roma arriva Jump, la condivisione di biciclette a pedalata assistita di Uber

Sono arrivate nella Capitale le prime 700 biciclette rosse di Jump, il servizio di Uber che assicura una mobilità più sostenibile grazie all’utilizzo di bici elettriche con pedalata assistita.

Da oggi chi abita a Roma potrà usufruire di bici elettriche in condivisione per i propri spostamenti. E’ ufficialmente partito il servizio di bike-sharing elettrico di Uber che, grazie alla pedalata assistita, aiuterà ad avvicinarsi a questo mezzo di trasporto ecologico anche tante persone generalmente non abituate a girare sulle due ruote.

Il servizio, inaugurato stamattina dalla sindaca Virginia Raggi, si propone l’ambizioso traguardo di aumentare le bici disponibili arrivando a 2800 unità nel giro di poche settimane e di coprire così un’area di 57 chilometri quadrati su Roma. Non solo dunque il centro storico ma anche quartieri più esterni come Monteverde Nuovo, Coppede, Fleming e Eur.

Ecco il nuovo servizio bike sharing elettrico Jump di @Uber. @Roma scelta come prima città in Italia.#Uber #bikesharing #Roma pic.twitter.com/2qHWL5wlSj

— Virginia Raggi (@virginiaraggi) October 21, 2019

Tutte le biciclette, che si riconoscono facilmente dal loro colore rosso accesso, sono dotate di geolocalizzazione (il che permetterà di monitorarle sempre in tempo reale e dunque evitare furti e atti di vandalismo come il lancio dei mezzi nel Tevere) e di pedalata assistita che aumenta progressivamente la velocità (fino a 25 km/h).

Le bici di Uber hanno telaio in alluminio, freni a disco Tektro, batteria estraibile, lucchetto con cavo integrato, display e un comodo pannello di controllo sul manubrio oltre che un supporto per utilizzare il proprio smartphone come navigatore.

Sono inoltre dotate di ruote antiforatura con camera d’aria da 26” x 2” e dunque sono perfette per affrontare i sampietrini (e le strade dissestate) di Roma!

Ad effettuare la manutenzione delle bici, a ricaricarle e all’assistenza ai clienti, ci penseranno 70 persone addette.

Al momento potrà prendere le bici, per spostarsi facilmente in città e con il minimo impatto sull’ambiente, solo chi abita nella Capitale ma presto il servizio potrebbe diventare disponibile anche per i turisti.

Così ha commentato Michele Biggi, il general manager Southwestern Europe di Uber Jump:

“Il lancio di oggi è l’inizio di un percorso che ci porterà a costruire città più smart, lavorando insieme a tutti coloro che contribuiscono a definire la mobilità. Il bike-sharing è un sistema conveniente ed eco friendly, per questo crediamo che JUMP possa essere una valida risposta alle esigenze dei residenti, aiutandoli ad affrontare, in modo pratico e accessibile il traffico di tutti i giorni, tipico della grande città”

Come si utilizza il servizio Jump

Come si prende in prestito la bici? E’ necessario scaricare l’apposita app, accedervi tramite il cellulare e visualizzare la mappa che indica dove sono posteggiate le bici, trovare la più vicina, prenotarla e raggiungerla. Una volta di fronte al mezzo, questo si sblocca inquadrando il QR-code con il proprio smartphone.

Nel momento in cui si deve restituire, si parcheggia (non necessariamente in un’area di parcheggio specifica ma comunque entro i limiti di copertura del servizio), si chiude manualmente il lucchetto e si conferma, sempre tramite app, la fine della corsa. Il pagamento viene effettuato con la carta di credito precedentemente registrata sul sito Uber.

Fino al 31 novembre è attiva la promozione che prevede di poter utilizzare gratuitamente i primi 20 minuti del servizio sfruttando il codice “JUMPROMA”

Il servizio di per sé non è però economico. Occorrono infatti 50 centesimi per sbloccare la bici e poi si pagano 20 centesimi per ogni minuto di utilizzo. Con il prezzo di un biglietto dei mezzi pubblici (1,5 euro) è possibile prendere la bici solo per 5 minuti, un’ora costa 12 euro.

Indubbiamente una buona alternativa di trasporto per i cittadini romani ma, probabilmente, non proprio per tutte le tasche.

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Francesca Biagioli

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Shampoo solido: i migliori 5 per qualità, Inci e prezzo

Lo shampoo solido è un prodotto cosmetico formulato come uno shampoo tradizionale, ma senza acqua. Questo consente di evitare l’uso di plastica per il suo confezionamento e di ottenere un prodotto efficace quanto lo shampoo liquido ma estremamente più comodo, semplice da utilizzare ed economico. Ecco quindi le 5 marche di shampoo solido migliori per qualità, INCI e prezzo.

Cos’è lo shampoo solido e cosa contiene

Lo shampoo solido è un prodotto cosmetico formulato come uno shampoo liquido, ma dal quale è stata esclusa l’acqua. Lo shampoo solido, dunque, contiene tensioattivi dalle proprietà detergenti, oltre a ingredienti attivi per la bellezza e la salute dei capelli, fragranze e talvolta coloranti.

Lo shampoo solido dunque fa schiuma proprio come uno shampoo liquido e ha il medesimo potere lavante di un detergente in cui è presente acqua. Si utilizza sfregandolo direttamente sui capelli oppure creando una schiuma tra e mani da massaggiare poi sulla chioma.

Sebbene il suo aspetto ricordi quello di una saponetta, lo shampoo solido non è un sapone: il sapone infatti è ottenuto dalla reazione tra grassi e soda caustica, in un processo chimico detto di saponificazione.
Il sapone ha un pH basico, dunque se utilizzato per la detersione dei capelli, tende a rendere i capelli secchi, crespi e difficilmente pettinabili. Questo non avviene con l’uso dello shampoo solido, poiché questo prodotto ha un pH simile a quello della nostra pelle e, anche se utilizzato frequentemente, non rovina i capelli e non li fa apparire più crespi.

Come per il sapone però, poiché non è presente l’acqua, anche nello shampoo solido risulta spesso superflua l’aggiunta di conservanti: batteri e muffe infatti proliferano in ambienti in cui è presente l’acqua e i cosmetici che ne sono privi non richiedono quasi mai l’uso di conservanti.

Pro e contro dello shampoo solido

I pro dello shampoo solido battono sicuramente i contro. Grazie al formato solido, infatti, questo tipo di shampoo risulta molto comodo da utilizzare e pratico da trasportare durante i viaggi.
Nella doccia o in valigia occupa poco spazio, non c’è il rischio che si rovesci o che si sprechi prodotto, e chi viaggia in aereo può portarlo con sé senza alcun problema.

Lo shampoo solido è poi più economico rispetto a quello liquido: sebbene il prezzo d’acquisto di uno shampoo solido sia superiore in media a quello di uno shampoo liquido, con un panetto di shampoo solido da 100 grammi si possono effettuare dai 30 ai 50 lavaggi, dunque lo shampoo solido dura molto di più nel tempo, permettendo un risparmio in denaro.

Come abbiamo già visto, lo shampoo solido non necessita dell’aggiunta di conservanti e questo si traduce in una minore esposizione a ingredienti che, anche se presenti nei cosmetici in piccole quantità, possono essere comunque dannosi per la salute e per l’ambiente.

Il vantaggio principale dello shampoo solido è però l’eliminazione dei flaconi in plastica, che rende questo prodotto ecologico e amico dell’ambiente.

Infine, gli shampoo solidi realizzati con ingredienti naturali sono anche biodegradabili, hanno un minore impatto per l’ambiente e possono essere usati anche durante i campeggi e le escursioni.

I contro dello shampoo solido sono invece legati soprattutto al metodo di utilizzo e alla difficoltà di usare un prodotto in un formato diverso da quello cui siamo abituati.

Inoltre, chi non ha mai provato uno shampoo solido e magari ha capelli particolarmente crespi o problematiche del cuoio capelluto, potrebbe dover faticare un po’ per trovare la marca giusta: per questo motivo ne abbiamo selezionate cinque da provare, scelte in base alla qualità, all’Inci, al prezzo e alla reperibilità nei negozi.

Le 5 migliori marche di shampoo solido Shampoo solidi 2 in 1 di Ethical Grace

Ethical Grace è un marchio italiano che produce fitocosmetici artigianali ed etici, utilizzando ingredienti completamente naturali e vegetali.
Gli shampoo solidi 2 in 1 di questo marchio non contengono conservanti e coloranti e sono disponibili in cinque diverse varianti: per capelli normali o fini, per capelli ricci, secchi o tinti, per capelli grassi e nelle versioni anti caduta e anti forfora.
Gli shampoo di Ethical Grace sono confezionati in scatole di carta e muniti di un pratico cordoncino per appenderli dopo l’uso, così che non restino a contatto con l’acqua. Un panetto consente di effettuare circa 60 lavaggi e tutti gli shampoo sono acquistabili nelle erboristerie e online al prezzo di 12,90 euro

Shampoo solido Lamazuna

Lamazuna è un marchio francese che produce e vende prodotti per l’igiene personale naturali.
Gli shampoo solidi di Lamazuna sono realizzati dalla giovane Laëtitia con ingredienti naturali al 100%, completamente vegetali e confezionati in un astuccio di carta e disponibili in cinque formulazioni diverse.
I panetti di shampoo solido Lamazuna pesano 85 grammi, ognuno equivale a due confezioni di shampoo liquido e costano 9,90 euro.
Sono distribuiti in Italia da Baule volante e Fior di Loto.

Shampoo solido Secrets de Provence

Secret de Provence è un’azienda francese specializzata in prodotti naturali per la detersione.
Gli shampoo solidi di Secrets de Provence sono a forma di ciambella e sono disponibili in cinque diverse formulazioni: per capelli normali, per capelli secchi, per capelli grassi e nella versione antiforfora e per i capelli dei più piccoli.
Certificati Ecocert e Cosmébio, questi shampoo solidi sono adatti anche a chi ha scelto uno stile di vita vegan.
Ogni ciambella-shampoo equivale a due confezioni di shampoo liquido da 250 millilitri e può essere conservata e trasportata grazie a un pratico astuccio rigido fabbricato con materiai ecologici.
Gli shampoo solidi di Secrets de Provence sono acquistabili online sui siti specializzati in prodotti cosmetici naturali a un prezzo di circa 7 euro.

Waterless Shampoo Bar

Prodotto dall’azienda tedesca Stop The Water While Using Me, lo Shampoo solido Warterless è minimal sia nel packaging sia nella formulazione.
Questo shampoo solido infatti, oltre ad essere formulato con ingredienti naturali e vegan, non contiene alcuna fragranza o conservante ed è adatto a tutti i tipi di capelli. É venduto in panetti da 75 grammi avvolti nella carta e può essere acquistato online a un prezzo compreso tra i 12 e i 15 euro.

Shampoo solido Officina Naturae

Officina Naturae è una realtà italiana che ormai da diversi anni propone prodotti per l’igiene personale e per le pulizie totalmente naturali e vegan.
Gli shampoo solidi di Officina Naturae sono proposti in due versioni: nutriente e protettivo per capelli fini e delicati e rinforzante e illuminante per capelli stressati.
Sono prodotti artigianali, confezionati in una scatola di cartone e dotati di un cordoncino per appenderli tra un lavaggio e il successivo.
I panetti da 64 grammi sono acquistabili online o presso i punti vendita specializzati in prodotti naturali e biologici al prezzo di 11,90 euro.

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Cosa fare se trovi delle monete rare, dove portarle e come scambiarle

Trovare delle monete rare può essere una vera fortuna perché alcune di esse hanno un valore altissimo. Ma cosa fare se le si trova? Dove portarla e come scambiarle?

Se avete pensato alla Banca come punto di riferimento la risposta è sbagliata. E questo perché il valore subisce delle variazioni a seconda dell’interesse mostrato dai collezionisti, e sono proprio loro gli interlocutori giusti a cui rivolgersi. Esattamente come succede con gli oggetti di antiquariato.

L’ideale è quindi contattare un negozio di numismatica o i collezionisti stessi, opzione più conveniente quest’ultima per via dell’assenza di commissione per il negoziante-intermediario. Ma anche più rischiosa per via delle possibili truffe, a meno che non conosciate il collezionista, non vi sia stato consigliato da qualcuno di fiducia o non vi affidiate a siti online certificati che consentano di valutarne la credibilità tramite appositi feedback.

Siti e aste online per vendere e scambiare monete rare

Online esistono siti molto validi per vendere e/o scambiare monete rare, per esempio attraverso le aste che permettono di venderle gratuitamente, offrendo in alcuni casi la valutazione da parte di esperti.

In questo caso c’è anche la garanzia dell’intermediario e la possibilità di tracciare le monete seguendone il transito e di stabilire un prezzo di riserva sotto il quale il compratore non può scendere. Senza contare la possibilità di valutare le recensioni dei venditori, in caso di acquisto, che permettono di capire chi è di fiducia e chi no.

Alcune aste hanno inoltre sistemi di notifica che vi avvisano quando l’esemplare di vostro interesse viene messo all’asta da altri.

Ma quali sono i siti più usati? In primis si ricorda Ebay, dove si trovano esemplari di ogni tipologia e prezzo, poi le aste di Catawiki, molto utilizzato dai numismatici e dai collezionisti, su cui ci si può registrare gratuitamente usufruendo di consulenze da parte di esperti.

Anche Aste Bolaffi offre l’opportunità di vendere e acquistare monete da collezionismo online e ancora Nomisma, dove si possono fare acquisti e consultare aste attive e passate.

Stato di conservazione: cos’è e come influisce sul valore delle monete

Per stabilire il valore e la collezionabilità delle monete viene preso in considerazione anche lo stato di conservazione, misurato in base alla presenza di usura, graffi ecc., sulla base della seguente scala:

  • FDC, fior di conio, riferito a monete che non presentano segni di circolazione o comunque molto limitati, conservate nella maniera migliore con la brillantezza originale sulle superfici;
  • SPL, splendido, riferito a monete che hanno circolato pochissimo con rilievi integri;
  • BB, bellissimo, riferito a monete che hanno circolato e hanno rilievi maggiori con segni di usura anche se rimangono leggibili;
  • MB: molto bello, riferito a monete usurate con alcune parti non leggibili;
  • B, bello, riferito a monete lisce con la maggioranza dei rilievi scomparsi;
  • D, discreto, riferito a monete quasi completamente lisce con rilievi appena intuibili o con segni deturpanti.

FS non è invece uno stato di conservazione ma significa “fondo specchio” e fa riferimento a un particolare procedimento durante il processo di fabbricazione della moneta, che ha fondi speculari e rilievi satinati. Diffuso soprattutto nelle emissioni speciali per collezionisti.

Come si fa a stabilire lo stato di conservazione? Bisogna controllare con pazienza la moneta guardandola con una lente di ingrandimento e pesandola su una bilancia, ma solo gli esperti sono in grado di offrire una valutazione corretta. Come premesso, alcune aste online mettono a disposizione team di professionisti che possono farlo per voi, come su Catawiki.

Altre caratteristiche importanti da valutare quando si vogliono vendere e/o acquistare monete rare sono le seguenti:

  • autenticità;
  • rarità;
  • provenienza;
  • peso e purezza del materiale;
  • certificazione;
  • confezione originale o non;
  • mercato.

Venderle e acquistarle non è quindi troppo complicato, ma è importante, prima di farlo, verificare con l’aiuto di esperti il valore delle monete, onde evitare di perderci!

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Laura De Rosa

 

 

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Latte in polvere Novalac ritirato da negozi e farmacie. Controllate i lotti

Una nuova allerta alimentare riguarda alcuni lotti di Novalac 2, latte in polvere per bambini.

E’ stata la stessa società che lo produce, la A. Menarini, a procedere al ritiro volontario e in forma precauzionale di 4 lotti di Novalac 2, un latte di proseguimento che si utilizza dopo i 6 mesi e fino all’anno di età.

La nota ditta fiorentina ha invitato tutte le farmacie a interrompere la vendita dei lotti segnalati che sono i seguenti:

  • lotto numero 57916 con scadenza maggio 2022
  • lotto numero 57927 con scadenza maggio 2022
  • lotto numero 57933 con scadenza maggio 2022
  • lotto numero 57966 con scadenza giugno 2022

Al momento non si conoscono però i motivi per cui l’azienda ha preso tale decisione.

Se utilizzate questo latte di proseguimento, controllate immediatamente il lotto e nel caso corrispondesse ad uno di quelli sopraindicati non consumatelo ma riportatelo immediatamente al punto vendita per un rimborso o una sostituzione (non è necessario portare lo scontrino).

Un altro prodotto spesso destinato ai bambini ha, in queste ore, subito un altro ritiro. Si tratta del talco Johnson e Johnson, in questo caso però il motivo del ritiro è ben noto: vi è presenza di amianto in alcune confezioni!

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Francesca Biagioli

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I vulcani sottomarini producono bolle grandi quanto uno stadio (e si possono ascoltare le loro eruzioni)

Se un vulcano erutta emette grosse quantità di gas, e se questo è sottomarino il gas produce bolle, ma non comuni, grandi quanto uno stadio. È quello che emerge da un lavoro di un gruppo di ricerca dell’Alaska Volcano Observatory (Usa) che sono riusciti anche a “registrare” una di queste eruzioni.

Nel 2017 un vulcano sommerso nelle Isole Aleutine, nel Pacifico e amministrativamente appartenenti all’Alaska, ha emesso bolle di gas giganti, alcune delle quali erano più ampie del più grande stadio del mondo, quello di Singapore, largo 310 metri.

Conosciuto come Bogoslof, il vulcano si trova a soli 100 metri sotto il livello del mare, “coperto” con i resti di eruzioni passate che formano una laguna fumante sulla superficie dell’oceano. Storicamente, su Bogoslof come su altri simili vulcani sottomarini, le navi di passaggio riferiscono che prima di un’eruzione esplosiva, una gigantesca cupola nera emerge dall’oceano.

Foto: Alaska Volcano Observatory

Prima d’ora però tali bolle non erano state molto comprese, anche perché rendono lo studio dei vulcani complessivamente molto pericoloso. I ricercatori dell’ Alaska Volcano Observatory ricercatori hanno “spiato” Bogoslof da lontano, usando microfoni a bassa frequenza nell’oceano a 59 chilometri a sud, per un tempo di “osservazione” di 9 mesi.

In questo periodo il vulcano  ha avuto più di 70 eruzioni e gli scienziati hanno verificato che un rumore caratteristico, che durava secondi, ha preceduto ogni eruzione. Tale suono corrisponde dunque esattamente al tempo in cui le bolle eruttive si “allungano”, espandendosi eccessivamente, per poi collassare.

Foto: Nature Geoscience

https://www.wired.com/wp-content/uploads/2019/10/Bogoslof_bubble_infrasound.mp4

Uno spettacolo spaventoso quanto affascinante: le bolle di Bogoslof hanno raggiunto i 440 metri di diametro e si sono formate quando la lava ha trovato l’acqua di mare e si è raffreddata, creando una sorta di tappo sulla bocca del vulcano.

Una bolla di vapore acqueo vulcanico, anidride carbonica e anidride solforosa ha quindi spinto il tappo verso l’esterno, fino a quando il film incapsulante di roccia vulcanica e acqua liquida è crollato per produrre la vera e propria eruzione come la immaginiamo noi.

Foto: Nature Geoscience

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Geoscience.

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Roberta De Carolis

Cover: Sciencemag.org

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È morto Hideo Azuma, il creatore di Pollon e Nanà Supergirl che viveva nei boschi

Si è spento all’età di 69 anni Hideo Azuma, creatore dei popolari anime Pollon e Nanà supergirl.
A dare la notizia della scomparsa del maestro è Sankei News: il celebre autore delle fortunate serie animate è deceduto in seguito a un tumore all’esofago.

I suoi cartoni animati sono stati trasmessi in Italia per la prima volta nel 1984 e da allora le due ironiche eroine continuano ad appassionare il pubblico.

Leggere e divertenti, Pollon e Nanà prendono la vita in maniera molto diversa dal loro autore. La storia di Azuma è infatti davvero molto particolare e caratterizzata da un forte tormento. L’autore, nonostante il successo raggiunto con i suoi fumetti, decise a 39 anni di lasciare la famiglia, il lavoro e la casa e di vivere da clochard.

Nonostante la celebrità, Azuma non provava gioia per il suo lavoro e per la sua vita, così decise si lasciare tutto e rifugiarsi nei boschi non lontano dalla città di Tokyo. La sua intera esistenza, che lui stesso ha raccontato nella sua autobiografia “Il diario della mia scomparsa“, è stata caratterizzata da tormenti e depressione, aggravati dalla dipendenza dall’alcool.

Il celebre mangaka è morto lo scorso 13 ottobre ma poiché i funerali si sono tenuti in forma strettamente privata, la notizia è stata diffusa dalla famiglia solo oggi.

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Tatiana Maselli

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Pasta italiana ritirata in Europa per la presenza di insetti

Scatta l’allarme in Europa per la presenza sul mercato di pasta italiana contaminata da insetti. La segnalazione, che arriva dalla Danimarca, è stata lanciata dal Sistema rapido di allerta comunitario per la sicurezza alimentare (RASFF) che in data 14 ottobre ha pubblicato l’avviso di sicurezza 2019.3622.

L’avviso riporta che si tratta di fusilli Gestus da un chilo con data di scadenza 11.04.2021, EAN 5701410364724, commercializzati dall’azienda Dagrofa, stabilimento Kærup Industrivej 12, 4100, situato nel comune danese di Ringsted. Non è invece specificato il produttore italiano.

La pasta con insetti è distribuita da Menu, Spar, Easy-Buy, My Grocery, Liva in Danimarca e Islanda e da alcuni commercianti esterni alle catene.

Essendo prodotta in Italia, aspettiamo di ricevere anche l’allerta da parte del nostro Ministero della Salute in quanto il lotto potrebbe aver contaminato anche altre produzioni commercializzate con diversi marchi nel nostro Paese e nel resto d’Europa

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Laura De Rosa

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Invisible Jumpers: le foto dei maglioni che scompaiono nello sfondo frutto di 5 anni di lavoro…a maglia

Cosa succede quando un fotografo e una magliaia uniscono le forze? Cose straordinarie! Lo dimostra la serie fotografica “Invisible Jumpers, nata dalla collaborazione tra Joseph Ford, fotografo professionista, e Nina Dodd, magliaia di incredibile talento, che le hanno dato vita dopo 5 anni di duro lavoro.

Tutto ebbe inizio quando Nina realizzò un maglione con lo stesso motivo dei sedili degli autobus di Brighton. Ford pensò fosse geniale e lo fece indossare a un modello immortalandolo sullo stesso pulmino, ottenendo uno straordinario effetto mimetico.

Jimmy

Da allora Nina iniziò a farne altri di maglioni mimetici ispirati al contesto urbano: prendeva spunto dai graffiti, dalle fantasie delle piastrelle, dagli allevamenti di mucche, dal mare, e ci metteva fino a 40 ore di lavoro per realizzarli. Poi Ford li portava con sé in giro per la città, chiedeva ai passanti di indossarli e scattava le foto.

Non solo maglioni però, i due sono presto passati ad altri indumenti e accessori, sfornando coperte e abitini per cani effetto camouflage. Perché è questa la loro caratteristica, sono fatti per mimetizzare chi li indossa nello scenario che fa da sfondo.

Curiosi, originali, surreali questi ritratti fotografici sembrano trasportarci in un mondo parallelo: dall’uomo con cardigan a scacchi in pendant con il muro a piastrelle dietro di lui, al cane con copertina a fantasia verde che sembra un prolungamento di un cespuglio, dal topolino mimetizzato nel tappeto per non farsi notare dal gatto di casa, ai due ragazzi che sembrano un prolungamento del mare e del muretto sullo sfondo, per non parlare di Fatboy Slim in versione emoticon.

Non è stato facile ottenere risultati soddisfacenti perché le riprese hanno richiesto molto tempo per ottenere l’equilibrio perfetto. Ma Ford ci è riuscito a meraviglia! Ecco una selezione di alcune fotografie della serie, che potete vedere anche sul profilo Instagram di Joseph Ford.

Mady & Monette

Fruit Fraud

Venus

Rat & Cat

Cows

Fatboy Slim

Calum

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Laura De Rosa

Photo Credit: Joseph Ford

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Illustratore iraniano ricrea la turbolenta vita di Van Gogh in un fumetto pieno di colori

Pedala attraverso un prato di girasoli, si sdraia nei campi di grano, rema nell’oceano o si ferma a osservare il cielo notturno: è Vincent Van Gogh, che rivive attraverso la matita di un fumettista iraniano, Alireza Karimi Moghaddam.

A lui si deve una serie di fumetti in cui il celebre pittore postimpressionista è immerso in originali e coloratissime illustrazioni che raccontano la turbolenta vita dell’iconico artista e le opere d’arte che ha prodotto durante la sua carriera.

È così che Moghaddam (ri)crea un Van Gogh diverso, che esplora quella stessa natura che a sua volta ha ispirato alcune delle sue opere più famose: in un’immagine, il “cartone animanto” Van Gogh alza lo sguardo al vorticoso cielo notturno, facendo riferimento a una delle opere più famose dell’artista, La notte stellata, del 1889, che ritrae la prospettiva dalla “finestra con sbarre di ferro” della sua stanza nel vecchio convento adibito a ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, poco prima dell’’alba.

Trasformati digitalmente, i fumetti di Alireza  Moghaddam sono esteticamente allegri, ma ciò non significa che il talentuoso fumettista tralasci il lato oscuro di Van Gogh. Molte delle immagini da lui riproposte illustrano la battaglia travagliata di Van Gogh con la salute mentale. Un fumetto mostra Van Gogh che dà da mangiare il suo orecchio tagliato ai corvi e un altro lo ritrae in cima a un ponte, contemplando il suicidio.

Indipendentemente dalla situazione, ogni scena illustrata offre una rappresentazione fedele della vita dell’artista nello stile distinto e animato di Moghaddam.

La serie completa di Alireza Karimi Moghaddam si trova su Instagram.

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Germana Carillo

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Borgo dei borghi 2019: Bobbio in Val Trebbia è quello più bello d’Italia!

Il borgo più bello d’Italia è stato decretato a furor di popolo nel programma televisivo di Rai Tre: è Bobbio, incantevole comune della Val Trebbia, in Emilia Romagna

Dopo i talent per gli aspiranti cantanti, cuochi e ballerini, Raitre ha deciso di proporre un programma in cui a sfidarsi sono… i borghi d’Italia! Sfida ardua, dunque, visti i meravigliosi centri del nostro Paese: ad essere incoronato, quest’anno, è stato Bobbio, piccolo comune in Provincia di Piacenza, che conta appena 3 546 abitanti. Lo scorso anno era stato incoronato borgo più bello Gradara, in provincia di Pesaro Urbino.

La vittoria di Bobbio, che ha avuto la meglio su ben sessanta sfidanti è stata decretata sia dalla giuria popolare con il televoto, sia dai tre giurati presenti domenica sera in studio durante la serata finale della trasmissione condotta da Camila Raznovich: Philippe Daverio, Margherita Granbassi e Mario Tozzi.

Bobbio, che già lo scorso anno aveva ottenuto il terzo posto, quest’anno si è aggiudicato il trofeo conteso dai venti borghi finalisti della trasmissione. L’incantevole località della Val Trebbia  su Palazzolo Acreide in Sicilia (secondo posto), Rotondella in Basilicata (terzo posto) e Laigueglia in Liguria (quarto posto).

Immediati i complimenti della senatrice Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza dell’Emilia Romagna:

«Bobbio è “borgo dei borghi” d’Italia. Un riconoscimento alla perla della Valtrebbia e terra di San Colombano, ai cittadini di Bobbio, con cui mi congratulo, e all’Emilia Romagna tutta, che si conferma una terra di eccellenze, carica di storia e di posti meravigliosi e unici»

Non ci resta che unirci ai complimenti al meraviglioso borgo di Bobbio!

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In Romania stanno uccidendo i ranger che difendono le ultime foreste primitive in Europa dal disboscamento

Liviu Pop stava rispondendo a una segnalazione di disboscamento illegale quando è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco questa settimana. È il secondo ranger forestale rumeno ucciso in poco più di un mese e le due morti hanno aumentato i timori legati alla la sicurezza di coloro che proteggono le foreste in Romania.

In Romania sono presenti più della metà delle ultime foreste primitive in Europa, preziosi ecosistemi che ospitano orsi, lupi, linci e gatti selvatici. Queste foreste sono minacciate dai taglialegna che abbattono illegalmente gli alberi e rivendono il legno in Europa, dove è utilizzato per produrre carta, mobili e materiali da costruzione.

Liviu Pop era uscito per indagare su un possibile caso di disboscamento illegale in una regione montuosa di Maramures, nel nord della Romania, quando i suoi colleghi hanno provato a contattarlo al telefono. Non ricevendo risposta, si sono allarmati e, poco dopo, il corpo dell’uomo è stato trovato in una gola della foresta. Al momento non ci sono sospetti, ma si sa che l’uomo, padre di tre figli, è stato ucciso a colpi di pistola.

Strašné správy z Rumunska. Člen lesnej stráže, Liviu Pop, otec troch detí, bol zabitý keď vyšetroval nelegálnu ťažbu…

Pubblicato da Martin Hojsík • Progresívne Slovensko su Lunedì 21 ottobre 2019

Solo il mese scorso, Raducu Gorcioaia, 50 anni, è stato trovato morto nella sua auto poco lontano da un sito di disboscamento illegale nel nord-est del paese. Il ranger è stato ucciso con un’ascia e al momento tre persone risultano sospettate per l’omicidio. subito gravi ferite alla testa causate da un’ascia. Tre persone, tra cui due adolescenti, sono sospetti nel caso.

L’attivista Gabriel Paun dell’organizzazione ecologista rumena Agent Green ha raccontato alla BCC di come i criminali abbiano cercato di uccidere anche lui e della preoccupazione in aumento per i ranger e i difensori della foresta.

“Siamo profondamente preoccupati per i ranger della foresta e gli attivisti che indagano sul disboscamento illegale in Romania.
La mafia forestale ha tentato di uccidermi diverse volte. Quattro anni fa stavo indagando vicino al Parco Nazionale di Retezat e un gruppo di criminali mi ha attaccato e ha cercato di uccidermi. Mi hanno rotto le costole, mi hanno aperto la testa e mi hanno rotto la mano prima che riuscissi a scappare correndo”, ha riferito Paun.

Sebbene ci siano sospetti nel suo caso, al momento nessuno è stato condannato per l’aggressione e Paun teme per la propria vita.
Il giorno successivo all’assassinio di Liviu Pop, Gabriel Paun stava indagando su un un altro sito di disboscamento nei Carpazi orientali e i taglialegna lo hanno costretto a scappare.

La società Romsilva, che gestisce il 48% delle foreste del paese, quest’anno ha registrato 16 attacchi ai suoi addetti da parte dei taglialegna, mentre il capo della Federazione dei sindacati di Silva, Silviu Geana, ha riferito che negli ultimi anni ben sei ranger hanno perso la vita nel tentativo di difendere le foreste rumene.

Le foreste della Romania vengono abbattute a un ritmo allarmante: secondo un resoconto di Greenpeace il paese sta perdendo fino a tre ettari della sua copertura forestale totale all’ora, a causa del disboscamento illegale e legale che riguarda anche aree incontaminate, dove alberi antichi vengono abbattuti per diventare truciolato per i mobili.

Il mese scorso tre ONG – Agent Green, ClientEarth e EuroNatur – hanno presentato una denuncia alla Commissione europea contro il governo rumeno poiché le pratiche di disboscamento violano le normative europee sulla protezione della natura ed è necessario uno sforzo importante per salvare le preziose foreste antiche e primordiali della Romania.

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Tatiana Maselli

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