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56mila morti all’anno in Italia per inquinamento. L’aria tossica uccide più di qualsiasi virus, ma non fa scalpore

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Asma, parti pre-termine, morti premature. L’inquinamento atmosferico è, a causa delle malattie croniche che genera, in grado di uccidere più di quanto si pensi: circa 4,5 milioni di decessi prematuri ogni anno nel mondo e 56mila all’anno solo in Italia. La combustione delle fonti fossili è, manco a dirlo, la principale responsabile, e un cambio di rotta verso l’energia rinnovabile salverebbe noi e il nostro pianeta.

È quanto emerge dal rapporto “Aria tossica: il costo dei combustibili fossili”, redatto da Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air), che rivela il costo dell’inquinamento atmosferico dovuto alle fonti fossili e presenta delle soluzioni per proteggere la nostra salute e portare benefici a livello globale.

Tutto gira, ahinoi, ancora attorno alle industrie dei trasporti e dei fossili, che continuano a investire su tecnologie superate. Su questo, i numeri del rapporto, pari a una vera epidemia, sono ben chiari:

  • circa 40mila bambini al di sotto dei 5 anni muoiono ogni anno a causa dell’esposizione a PM2.5 derivato dalla combustione di combustibili fossili, soprattutto nei Paesi a più basso reddito
  • ogni anno si registrano circa 4 milioni di nuovi casi di asma tra bambini sono associati all’NO2, prodotto dalla combustione di combustibili fossili nei veicoli, nelle centrali elettriche e nelle industrie
  • 1,8 miliardi sono i giorni di assenza da lavoro per malattia associati all’inquinamento dell’aria da PM2.5 derivante da combustibili fossili
  • la Cina continentale, gli Stati Uniti e l’India sostengono i costi più elevati dell’inquinamento dell’aria causato dai combustibili fossili, pari rispettivamente a 900, 600 e 150 miliardi di dollari all’anno.
Il rapporto

In Italia, poco più di un mese fa, si era dichiarata una vera e propria emergenza smog al Nord. Quasi quotidianamente si raggiungono numeri che danno ragione ai dati snocciolati oggi da Greenpeace secondo cui per l’Italia si stima un costo legato all’inquinamento atmosferico da combustibili fossili pari a circa 61 miliardi di dollari ogni anno, con circa 56mila morti premature riconducibili alla stessa causa nel 2018.

Una autentica strage, soprattutto se si considera che l’inquinamento atmosferico è una delle principali minacce per la salute dei nostri bambini ed è anche collegato a circa 2 milioni di parti prematuri ogni anno nel mondo. Quello derivante dalla combustione dei combustibili fossili – petrolio, gas e carbone – è nel totale associato a circa 4,5 milioni di morti premature stimate ogni anno a livello globale, un dato che supera di oltre tre volte il numero di morti causate da incidenti stradali.

L’esposizione a PM2.5 è anche associata a casi di ictus. 600 mila morti ogni all’anno per infarto nel mondo si riconducono all’esposizione a PM2.5 dai combustibili fossili, e non solo: l’esposizione al solo PM2.5 generato da combustibili fossili è collegata, ogni anno a livello globale, a circa 1,8 miliardi di giorni di assenza dal lavoro per malattia, con una conseguente perdita economica annua pari a circa 101 miliardi di dollari.

©Greenpeace Italia

Va da sé, quindi, che l’inquinamento dell’aria è una minaccia non solo per l’Italia, ma per il mondo intero, laddove basterebbe capire che le soluzioni ci sono e, tra l’altro, insistono da Greenpeace, sono anche le soluzioni ai cambiamenti climatici.

L’utilizzo di energia rinnovabile e i sistemi di trasporto che fanno affidamento su energia pulita non solo hanno la capacità di ridurre l’inquinamento atmosferico, ma sono anche fondamentali per mantenere l’aumento della temperatura globale nella soglia di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, limite indicato dagli scienziati per evitare le conseguenze peggiori dell’emergenza climatica.

©Greenpeace Italia

Le soluzioni

Greenpeace Southeast Asia e CREA ci girano poco intorno, le uniche soluzioni possibili per ridurre l’inquinamento atmosferico e i suoi danni sono:

  • la diffusione delle energie rinnovabili
  • un sistema di trasporti a basse emissioni

Smettere di mangiare carne, aggiungiamo noi. Un comparto che genera più emissioni di altri settori incriminati…

Tutto ciò contribuirebbe a ridurre le sostanze inquinanti come PM2.5, NO2 e O3 e a limitare le emissioni di gas climalteranti nell’atmosfera.

Una delle misure principali con cui i governi possono contribuire a un trasporto sostenibile – si legge nel rapporto – è stabilire una data per lo stop alle vendite di veicoli a motore a combustione interna, e insieme promuovere il trasporto pubblico, infrastrutture pedonali e ciclistiche sicure, e forme di mobilità a basse emissioni. Dobbiamo abbandonare al più presto un modello di mobilità incentrato sull’auto privata come principale mezzo di trasporto. In questo senso iniziative come le giornate senza auto ci permettono di immaginare le città come potrebbero apparire: senza traffico né inquinamento, e con tutte le conseguenze positive sulla vita di tutti i cittadini”.

Di contro, anche abbandonare carbone, petrolio e gas sarebbe di estrema e vitale necessità. Secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, un abbandono esteso dei combustibili fossili e contestuali investimenti in fonti di energia pulita potrebbero ridurre fino a quasi due terzi le morti premature collegate all’inquinamento atmosferico nel mondo.

Metodi e soluzioni che esistono eccome ma che ancora stentano a decollare definitivamente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare?

Fonti: Greenpeace Italia / Proceedings of the National Academy of Sciences

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Condivide la sua casa con altri anziani per non essere più solo e offrire un’alternativa alle case di cura

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Vive da solo e ha avuto quella che lui stesso definisce un’idea geniale: lui è lo spagnolo 72enne Antonio García López e la sua proposta è quella di condividere la sua casa con altri anziani che si trovano nella stessa situazione e che non possono permettersi un posto in una residenza geriatrica. Un buon motivo anche per farsi compagnia e non rimanere soli.

In verità, sono già molti gli anziani che stanno sperimentando il cohousing, complice anche i problemi finanziari legati alle pensioni spesso troppo basse per sostenere i costi della vita (e delle case di riposo).

Ho una casa enorme, con tutti i comfort, ma che è diventata molto grande. La mia idea è quella di affittare le stanze e, in questo modo, far fronte insieme ad altri alle spese abitative e aiutarci a vicenda”, racconta a un giornale locale.

Antonio vive nella comunità autonoma della Galizia, in Spagna, e un tempo lavorava come responsabile di risorse umane. “Penso di poter trasferire queste conoscenze a questo progetto”, dice l’instancabile nonnino che ha già fatto due rapidi calcoli:

Sarebbe molto più economico di una casa di cura, che è una vera truffa. Stimo che con circa 1.200 euro al mese si potrebbe gestire la casa con facilità. Pertanto, ciascuno contribuirebbe con circa 300 euro, a parte le spese per il cibo. Non solo ne trarrebbero beneficio, ma si avrebbe anche una buona qualità della vita”.

Ovviamente, sottolinea Antonio García López, ci sarebbero delle regole da rispettare, una tra tutte niente televisione a tutto volume.

Antonio García ricorda di aver iniziato a costruire la casa nel 2007 ma che, tra tante cose, non l’ha conclusa se non l’anno scorso. La possibilità di vendere la proprietà e andare in un posto più modesto l’ha già esclusa. “Questo chalet, con quattro piani e un giardino di 200 metri quadrati, ha un valore di oltre 400.000 euro. Non voglio vendere qualcosa di tale valore per comprare qualcos’altro di inutile”, sostiene.

E allora l’idea è semplice! Per uscire dalla solitudine e condividere le spese, ma anche il tempo, una passeggiata, una risata e farsi compagnia, l’alternativa perfetta è chiamare altri anziani a raccolta.

Un’idea bella e di grossa generosità, non credete? Tra l’altro, essere decisi a non passare la vecchiaia in solitudine e, anzi, essere convinti di voler condividere ancora del tempo e un tetto (con tutti i problemi che possono scaturirne) con altre persone è un buon modo per scongiurare la tristezza, la piattezza di una età che non è più quella di una volta e anche, perché no, la depressione.

Chi di voi farebbe una cosa simile?

Fonte: La voz de Galicia

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Tetti fotovoltaici: le tegole solari di Tesla pronte a sbarcare anche in Italia

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Il tetto solare di Tesla sbarcherà presto in Europa. Non sono più solo voci, a confermarlo è lo stesso Elon Musk via Twitter.

Il CEO di Tesla ha annunciato che le sue tegole fotovoltaiche chiamate Solarglass sono in produzione nella fabbrica di Buffalo. Tesla sembra aver spinto il piede sull’acceleratore. I suoi tetti solari che integrano direttamente i pannelli fotovoltaici nella propria struttura sono ormai molto diffusi negli Usa e stando alle intenzioni della società arriveranno a breve anche in Europa e in Cina e in Europa.

I tempi

Tesla Inc. porterà il proprio business nel settore della tecnologia solare in Europa il prossimo anno. Come ha scritto l’amministratore delegato Elon Musk su Twitter, i tempi verranno annunciati presto.

Europe & China timing will be announced soon

— Elon Musk (@elonmusk) February 10, 2020

Ormai giunta alla terza generazione, la tecnologia sviluppata da Solar City e portata avanti da Tesla è stata presentata per la prima volta nel 2016. I nuovi tweet arrivano dopo che Musk ha dichiarato il mese scorso che Tesla stava rapidamente “accelerando la produzione” sperando di realizzare circa 1.000 tetti solari a settimana entro la fine dell’anno.

Come funzionano le tegole solari di Tesla

Tesla Solar utilizza tegole con celle fotovoltaiche incorporate all’interno. Installate sui tetti al posto delle classiche tegole, esse convertono la luce solare in energia elettrica pulita. Ciò, secondo Musk, permetterebbe alle famiglie di risparmiare circa 500 dollari all’anno in bolletta. Inoltre, i clienti possono acquistare o noleggiare questa innovativa ecnologia.

“Con i nuovi prezzi più bassi di Tesla, è come avere una stampante di denaro sul tetto se vivi in uno stato con alti costi di elettricità” ha detto su Twitter.

With the new lower Tesla pricing, it’s like having a money printer on your roof if you live a state with high electricity costs. Still better to buy, but the rental option makes the economics obvious.

— Elon Musk (@elonmusk) August 18, 2019

Semplici da assemblare e realizzate in quattro modelli, le tegole promettono di rivoluzionare il settore sfidando i più ingombranti pannelli fotovoltaici.

I costi

Al momento non sono stati resi noti. Negli Usa, per avere le tegole solari occorre sborsare circa 200 euro al mq. Tra gli obiettivi di Musk vi è anche quello di ridurre la spesa nel più breve tempo possibile, per rendere ancora più appetibile la scelta di Solarglass.

Fonti di riferimento: @elonmusk Twitter, Bloomberg

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Delfini uccisi barbaramente in Florida, ricompensa di 20mila dollari per trovare gli assassini

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Pugnalati o ammazzati dai proiettili. Due delfini sono stati trovati morti lungo la costa del Golfo della Florida la scorsa settimana e il National Oceanic and Atmospheric Administration(NOAA) ha offerto una ricompensa di 20mila dollari per trovare i responsabili delle due uccisioni.

Uno dei due delfini è stato rinvenuto dai biologi della Florida Fish and Wildlife Conservation Commission al largo di Naples, con una lesione mortale provocata da un oggetto appuntito, mentre l’altro è stato trovato con un foro di proiettile a Pensacola Beach.

Le indagini sui due delfini uccisi sono attualmente in corso e funzionari NOAA stanno cercando informazioni e offre una ricompensa a chi fornirà dettagli utili, anche in forma anonima, per identificare chi ha provocato la morte degli animali.

I biologi ritengono che in entrambi i casi i delfini possano essersi avvicinati spontaneamente ai propri assassini poiché abituati agli esseri umani, che troppo spesso nutre i delfini, insegnando loro ad associare le persone al cibo e a fidarsi degli esseri umani. Per questo motivo, è fondamentale evitare di nutrire gli animali selvatici.

Secondo quanto riportato dal NOAA, dal 2002 sono almeno 29 i delfini che si sono arenati sulle coste sud-orientali degli Stati Uniti. Molti di loro presentavano ferite provocate da oggetti usati nella pesca o fori di proiettile.

In Florida, molestare, cacciare, uccidere o alimentare i delfini è vietato dalla legge sulla protezione dei mammiferi marini. La violazione della normativa può avere conseguenze civili e penali, con sanzioni fino a 100.000 e fino a un anno di reclusione e la violazione della normativa può avere conseguenze civili e penali, con sanzioni fino a 100.000 dollari e alla reclusione per un anno.

NOAA è impegnata a prevenire e punire tali violazioni: già lo scorso luglio aveva offerto una ricompensa di 38mila dollari a chi avesse rivelato l’identità del responsabile dell’uccisione di un delfino pugnalato alla testa e ritrovato nei pressi di Captiva Island.

Fonte di riferimento: National Oceanic and Atmospheric Administration

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Bambini in sala operatoria con minicar e tricicli: ora anche a Palermo gli interventi fanno meno paura

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Non più barelle, ma minicar e tricicli per raggiungere la sala operatoria. Come altri ospedali, anche il Policlinico Giaccone di Palermo diventa più “baby friendly”.

I soggiorni in ospedale e gli interventi sono poco amati da tutti, ancor più dai bambini, ma grazie all’iniziativa in atto presso il reparto di Chirurgia Pediatrica dell’ospedale siciliano, i piccoli pazienti avranno a disposizione nuovi mezzi per affrontare un momento particolarmente delicato della loro vita e ridurre lo stress da ricovero.

La società Innogea ha donato due minicar grigie e due tricicli rossi. Un po’ di colore e divertimento in un luogo spesso associato alla sofferenza.  Il progetto infatti punta attraverso il gioco, a tranquillizzare i bambini ricoverati, cercando di rendere loro più lieve la paura di un intervento chirurgico.

“La speranza che la sala operatoria si trasformi, nell’immaginario dei piccoli pazienti, in un box della formula 1 ……..

Pubblicato da Innogea su Martedì 11 febbraio 2020

I bambini potranno raggiungere la sala operatoria a bordo di una mini-car o del triciclo con i genitori da una parte e un operatore dedicato dall’altra.

“E’ un piccolissimo gesto, quello che abbiamo fatto, ma che ha un valore simbolico molto importante almeno per noi. L’umanizzazione delle cure è sicuramente uno degli elementi principali della qualità clinica, ancor di più quando i pazienti sono bambini. Abbiamo voluto scrivere sui parabrezza delle minicar ‘vado a fare un pit stop’ con la speranza che la sala operatoria si trasformi, nel loro immaginario, in un box della formula 1. Si entra e si esce piu veloci di prima” ha detto l’Ing. Marco Lampasona, Presidente di Innogea, che ha effettuato la donazione di minicar e tricicli.

Non si tratta della prima iniziativa di questo tipo. Al Medical Center di Modesto, in California, i piccoli pazienti possono scegliere di guidare una piccola Mercedes nera e un Maggiolino Volkswagen rosa per entrare in sala operatoria.

Un piccolo aiuto che li aiuterà certamente ad affrontare con più leggerezza un intervento chirurgico. Ci auguriamo che tanti ospedali italiani possano seguire l’esempio palermitano.

Fonte di riferimento: Innogea

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Serena, il basset hound che accompagna i bambini in sala operatoria e li aspetta dopo l’;intervento

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Festival dell’amore per se stesse: il gran galà per celebrare le donne che hanno sofferto

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Si chiama “Il festival dell’amore per se stesse” ed è un evento tutto al femminile che ha preso vita a Belo Horizonte, in Brasile, per celebrare questa importante forma d’amore. Protagoniste sono donne che hanno attraversato momenti particolarmente difficili e, non a caso, una delle organizzatrici, Gislaine Lima, ha spiegato che l’idea è nata in seguito alla morte, per suicidio, di una collega depressa.

Lei stessa ha rivelato di aver sofferto molto nel suo percorso esistenziale e di aver deciso, proprio per questo, di volere un festival che celebrasse l’amor proprio. Le altre partecipanti hanno subito a loro volta situazioni tragiche come violenza domestica, violenza sessuale, relazioni complicate, e hanno provato sulla propria pelle cosa significa convivere con la depressione, come spiegato da Gislaine a Balanço Geral MG:

“La maggior parte [ha attraversato difficoltà] a causa di relazioni complicate. Da quel momento in poi la depressione “è diventata forte”. Alcune donne hanno subito violenza domestica, altre violenze sessuali, [traumi] che portano dall’infanzia, altri problemi professionali”.

E dopo esserne fortunatamente uscite, eccole riunite per parlare dell’importanza di volersi bene, anche per trovare la forza di ricominciare.

A tal proposito, Ellen Silvério, una delle partecipanti, ha dichiarato:

“A volte cerchiamo l’amore per se stessi negli altri e dimentichiamo che è sempre dentro di noi… Dobbiamo lavorare sulla nostra conoscenza di sé, sulla nostra bellezza interiore”.

Ester, un’altra delle partecipanti, ha portato la sua preziosa testimonianza rivelando di essersi ripresa grazie al supporto di uno psicologo e di uno psichiatra, dopo 9 anni di depressione, auto-mutilazione e problemi che sembravano irrisolvibili:

“Ho iniziato ad avere una serie di problemi difficili a casa, per 9 anni, e non ce la facevo più. Non volevo più niente. Non volevo vivere “.

Certo, non basta un Festival per superare la depressione, che richiede cure specifiche, ma confrontarsi e conoscere donne che sono riuscite a uscire da situazioni pesanti e a riprendere in mano la propria vita, è senz’altro stimolante per chi si trova in difficoltà. Davvero una bella iniziativa!

FONTI: Balanço Geral MG

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I Cheerokee stanno depositando i semi delle piante sacre per salvarle dall’estinzione (e conservare la propria identità)

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La Nazione Cherokee raccoglierà i semi simbolo della propria cultura e li depositerà nella banca dei semi delle isole Svalbard, in Norvegia per preservarli dall’estinzione.

I cherockee vivono in Oklahoma, dopo che 15mila di loro sono stati espulsi dai militari americani, che li hanno cacciati dalle loro terre d’origine in Alabama, Georgia, Carolina del Nord e Tennessee.

All’epoca i Cherokee persero circa un quarto della loro gente e delle loro piante e colture tradizionali. Ispirati dalla banca dei semi delle Svalbard, gli scienziati tribali hanno trascorso diversi anni a rintracciare raccolti persi in ex territori e musei e hanno poi avviato due giardini tribali in Oklahoma, dove hanno seminato piante alimentari e medicinali importanti per la loro coltura.

Oggi hanno scelto i semi da depositare, tra cui il mais dell’Aquila bianca Cherokee – White Eagle corn, il mais più sacro della tribù, usato per le cerimonie culturali – diverse varietà di fagioli e di zucca: si tratta di colture che precedono l’insediamento europeo e che costituiscono una parte fondamentale della cultura Cherokee.

“La nazione Cherokee è l’unico posto sul pianeta in cui vengono coltivati tutti questi raccolti, e oggigiorno i modelli meteorologici difficili rendono la situazione precaria”, ha detto a Modern Se Pat Gwin, direttore senior delle risorse ambientali della tribù.

L’Oklahoma è infatti soggetto a tornado e ha subito due periodi di siccità record, oltre a inondazioni multiple negli ultimi dieci anni. Gli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica sono in aumento e rischiano di provocare la perdita di questi raccolti emblematici per la comunità indigena.

È la prima volta che tribù indigena degli Stati Uniti decide di salvaguardare semi di piante ritenute fondamentali per la propria identità, ma le banche di semi non sono certo una novità.
Poiché perdere una varietà di colture è irreversibile quanto l’estinzione di un animale o di un uccello, in tutto il mondo esistono oltre 1.700 banche di semi.

The Cherokee Nation is the first tribe in the United States to receive an invitation to deposit its traditional heirloom…

Pubblicato da Cherokee Nation su Giovedì 6 febbraio 2020

Molte sono vulnerabili a causa di catastrofi naturali, guerre, problemi di budget e di cattiva gestione, ma quella delle Svalbard è considerata la massima sicurezza per la biodiversità delle colture ed è la più sicura al mondo.

Costruita su un arcipelago norvegese a circa 800 miglia dal Polo Nord al fine di salvaguardare il più possibile il materiale genetico del Pianeta, può contenere fino a 4,5 milioni di varietà di colture.
La banca si trova molto al di sopra rispetto al livello del mare, può essere raggiunta solo tramite un tunnel di 120 metri e, grazie alla sua posizione, consente la conservazione dei semi a -18°C, anche in assenza di energia.

Si tratta di una struttura capace di resistere alle catastrofi naturali e a quelle provocate dall’uomo: di recente ha subito un intervento di ammodernamento da svariati milioni di dollari per prevenire inondazioni causate da piogge estreme e dallo scioglimento del permafrost, effetti della crisi climatica.

Attualmente contiene 992.039 semi provenienti da tutto il mondo conservati in confezioni sigillate, tra cui varietà presenti anche in altre banche di semi e varietà rare e uniche di mais, riso, grano, melanzane, patate e lattuga.

Dal 25 febbraio ospiterà anche nove semi Cherokee, che saranno depositati nella banca, al riparo grazie alla roccia e al permafrost per le generazioni future.

“Finché esistono piante Cherokee, esistiamo. Questo è importante. Consideriamo le nostre piante geneticamente Cherokee come noi”, ha spiegato Gwin.

Fonti di riferimento: Modern Farmer/NPR /Crop Trust

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Rinoceronte nero muore di fame in uno zoo francese

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Un rinoceronte nero di nome Jacob è morto di fame nella sua gabbia all’interno dello zoo di Pont Scorff, in Francia.

A confermare le cause del decesso di Jacob sono i risultati dell’autopsia, arrivati pochi giorni fa e pubblicati dall’associazione animalista Rewild.

Jacob è nato in cattività, ha vissuto tutta la sua vita in una gabbia e se ne è andato il 31 dicembre scorso, due settimane dopo l’arrivo della dell’associazione.

Rewild ha infatti acquistato lo zoo lo scorso dicembre grazie a una colletta internazionale, per cercare di salvare gli animali detenuti all’interno, ma per Jacob era già troppo tardi ed è morto poco dopo. Secondo il veterinario dello zoo Jacob era vecchio e malandato, ma l’autopsia richiesta dalla stessa Rewild ha smentito questa ipotesi.

I risultati dell’autopsia hanno rivelato la presenza di gravi lesioni orali – tartaro, gengivite, denti affilati che hanno perforato le guance dell’animale e lesioni nerastre, sintomo di problemi del metabolismo del ferro – che non consentivano a Jacob di mangiare correttamente. L’usura anomala dei denti è attribuibile a una scorretta alimentazione, priva di vegetazione in grado di pulire i denti.
L’animale presentava un profondo indebolimento dell’organismo, atrofia muscolare e assenza di riserve di grasso, collegati a un’importante denutrizione.

Jacob aveva solo 28 anni e non era affatto vecchio, poiché i rinoceronti in natura possono vivere fino a 50 anni: è letteralmente morto di fame e stanchezza, per aver vissuto tutta la sua esistenza in un ambiente inadeguato.

In natura, i rinoceronti vivono in un clima caldo, si nutrono di vegetazione e viaggiano fino a 25 km al giorno e possono correre fino a 50 km/h. Dovendosi adattare a un clima freddo, a un’alimentazione innaturale e al confinamento nelle gabbie, questi animali sono soggetti a stress, carenze alimentari, infezioni e dolore.

“In cattività, i rinoceronti neri (Diceros bicornis) sono colpiti da molte sindromi che non si verificano nelle popolazioni selvatiche. Queste sindromi sono anemia emolitica, malattie del fegato e dermatofatia ulcerosa che porta ad un aumento della mortalità e morbilità”, secondo l’American Association of Zoological Veterinarians.

La storia di Jacob non è purtroppo un caso isolato. La sua compagna Siwa è morta a solo 20 anni nel novembre del 2012, a causa di un’infezione della pelle che aveva colpito anche Jabob. All’epoca, il veterinario dello zoo di Chester, Steve Unwin, dichiarò che a creare le lesioni cutanee erano state le condizioni climatiche diverse da quelle che l’animale avrebbe sperimentato in natura.

Il freddo secco provoca lesioni sulla pelle dei rinoceronti che successivamente si infettano. La situazione viene aggravata anche dallo stress causato dal vivere in cattività.
A questo si aggiunge il problema dell’accumulo del ferro a livello del fegato, a causa del cibo fornito negli zoo. L’anemia emolitica risultante è una delle principali cause di morte e si ritiene sia responsabile della morte del 40% dei rinoceronti neri tenuti in cattività.
Due rinoceronti dello zoo sono morti in passato a causa della necrosi dermopatologica superficiale, collegata a livelli estremamente alti di ferro nel fegato.

Secondo Rewild, tutti i veterinari che sono intervenuti sul caso di Jacob conoscevano la natura delle sue patologie, sapevano che queste dipendevano dalla vita in cattività e che molti rinoceronti erano morti prima di lui, ma nessuno ha sollevato il problema.

Rewild sottolinea che è giunto il momento per la società di affrontare questi argomenti: bisogna avviare un vero dibattito sul perché gli animali – compresi quelli in via di estinzione come il rinoceronte – debbano essere condannati a una vita di isolamento e sofferenze, che li rende vulnerabili a infezioni, malattie, all’invecchiamento precoce e a morte prematura.

Conclusions de l’autopsie : la captivité a tué Jacob, le rhinocéros noir du zoo de Pont Scorff Le 31 décembre 2019,…

Pubblicato da Rewild su Venerdì 7 febbraio 2020

Fonti di riferimento: Rewild/IUCN

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Quando tua madre non ci sarà più, ti accorgerai di quanto era speciale e unica la vostra amicizia

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Può una madre essere anche la nostra migliore amica? Può senz’altro e succede più spesso di quanto crediamo ma a volte, è difficile accorgersene. Perché quando il rapporto è così stretto, tendiamo a darlo per scontato, perlomeno finché non lo perdiamo.

Le mamme diventano amiche quando, al di là del legame di sangue, sussiste una connessione positiva con loro. D’altronde ci conoscono dalla nascita e noi conosciamo loro fin da piccole, se c’è sintonia reciproca è facile capirsi al volo, può bastare un cenno del capo, una smorfia, una parola per intendersi.

Per non parlare di quando si scoppia a ridere per quel tipo di battute che nessun’altro sarebbe in grado di capire. Questione di amicizia sì, ma anche di conoscenza reciproca.

Certo, non tutte le relazioni con la propria madre sono così aperte, fiduciose e oneste, ma quando si ha la fortuna di vivere una connessione speciale, questo rapporto diventa un po’ magico.

Perché lei è quel tipo di persona pronta a starci accanto nei momenti belli e meno belli, e magari è anche una delle poche persone in grado di tollerare i nostri nervosismi, sapendo che a volte succede.

Ecco perché è importante accorgersi della sua importanza, al di là del ruolo di madre. Una persona così speciale ha bisogno di sentire che la amiamo con altrettanta intensità ed è bene dimostrarglielo con piccole e grandi attenzioni, senza darle per scontate. Perché se con un’amica tendiamo a essere più consapevoli dell’importanza di rispettarne gli spazi e, in generale, la persona, con la mamma che è anche amica, a volte ce ne dimentichiamo.

Ma una persona che ci accetta per quello che siamo, che ci accoglie con pregi e difetti, indipendentemente dal legame di parentela, è speciale.

FONTE ILLUSTRAZIONE: mirabilinto

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Meteo: tsunami di caldo in tutta Italia con temperature oltre i 23 gradi

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Alberi in fiore e temperature oltre i 23 gradi tipiche della primavera, succede nella nostra Italia dove oggi si è registrato un caldo record dovuto, come spiega Il Meteo, all’alta pressione e alle correnti miti sud-occidentali.

Il bel tempo continuerà ancora fino a mercoledì o giovedì, quando verrà spazzato via momentaneamente dalla perturbazione di San Valentino, anche se poi tornerà sereno.

Un tempo decisamente anomalo, ma non solo per l’Italia, basti pensare alla neve caduta in Medio Oriente con il freddo in Arabia Saudita, e alla terribile tempesta Ciara che si è abbattuta sull’Europa centro-settentrionale con raffiche di vento superiori ai 100-150km/h.

Per quanto riguarda il nostro paese, come dicevamo, è il caldo record a stupire, ma anche a preoccupare, con un tempo secco e ventoso caratterizzato da temperature ben sopra la media stagionale, almeno di 10-12 gradi. Non solo nel centro-sud, soprattutto in Puglia e Sicilia, ma anche nel più freddo nord-ovest, dove si sono toccati i 18-20 gradi.

La perturbazione prevista a San Valentino con piogge e temporali sarà rapidissima e non basterà a far tornare il freddo, nel weekend infatti, con l’arrivo dell’anticiclone, si prevedono bel tempo e temperature sempre sopra la media.

FONTI: Il Meteo

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Il mondo del lavoro visto e vissuto dalle donne: a Mantova la prima biennale della fotografia femminile

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Marzo 2020 è il mese della prima edizione della Biennale della fotografia femminile che si terrà a Mantova. Un evento unico al mondo dedicato alle opere di grandi fotografe sia italiane che internazionali, incentrato quest’anno sul tema del lavoro. Perché proprio il lavoro? Perché ci riguarda tutti e tutte nonostante, ancora oggi, esistano molte discriminazioni e disuguaglianze. Basti pensare che le donne continuano a essere mediamente pagate il 23% meno dei colleghi maschi.

Si sente quindi l’urgenza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema perché, a dispetto delle conquiste fatte finora, ci sono ancora molte cose da sistemare e ingiustizie da combattere. Ecco perché nasce la Biennale tutta al femminile della fotografia, per dare spazio alla donna, al suo modo di vedere la realtà, e nel caso specifico, di intendere il lavoro, incluso quello della fotografia che è ancora oggi un settore dominato dagli uomini.

La Biennale si svolgerà dal 5 all’8 marzo e prevede non solo mostre ma anche workshop, letture portfolio, talk ed eventi vari. Per quanto riguarda le fotografe coinvolte, si annoverano Rena Effendi, Sandra Hoyn, Annalisa Natali Murri, Claudia Corrent, Dato Sulakauri, Nausicaa Giulia Bianchi, Eliza Bennet, Erika Larsen, Betty Colombo e la curatrice Aldeide Delgado.

Ognuna con la propria sensibilità, ognuna con il proprio stile, interpreta il mondo del lavoro. Come Eliza Bennett, che in “A Woman’s Work Is Never Done” ha ricamato sulle sue mani il lavoro invisibile compiuto da tante donne in ogni ambito professionale. O come Annalisa Natali Murri le cui “Cinderellas” sono le Hijra del Bangladesh, donne transgender un tempo venerate, oggi ingabbiate in situazioni di estrema povertà e negazione dei diritti, costrette a prostituirsi per sopravvivere.

@Annalisa Natali Murri/Cinderellas

O ancora come Rena Effendi che in “Transylvania: built on grass” racconta la Romania rurale di oggi, un salto nel passato dove il duro lavoro nei campi e nelle fattorie è esercitato non solo dagli uomini ma anche dalle donne.

@Rena Effendi/Transylvania: built on grass

Poi c’è Daro Sulakauri che in “The black gold” racconta le condizioni lavorative dei minatori georgiani di Chiatura, città dove l’oro ha il colore nero del manganese.

@Daro Sulakauri/The black gold

E Nausicaa Giulia Bianchi che in “Women Priests Project” dà un volto alle donne-prete, tutt’oggi condannate dal Mondo Cattolico con la scomunica.

@Nausicaa Giulia Bianchi/Women Priests Project

O ancora la fotografa Claudia Corrent che con il progetto “Vorrei” dà voce ai sogni lavorativi degli adolescenti di oggi, problematizzando il sistema lavoro di cui siamo tutti parte.

@Corrent Claudia/Vorrei

La mostra include anche altre sezioni, come la mostra collettiva a cura di Aldeide Delgado incentrata sulla fotografia femminile cubana, attraverso lo sguardo di 6 artiste, che raccontano storie attraversate dalle tematiche di genere.

@Aldeide Delgado/The new Woman

Mentre dalla collezione di Donata Pizzi arriva “Le fatiche delle donne“, una serie di fotografie che raccontano “l’evoluzione della rappresentazione del lavoro dagli anni 60“.

@Donata Pizzi/Le fatiche delle donne

Per avere altre informazioni sulla mostra e vedere le opere delle altre fotografe coinvolte vi consigliamo di dare un’occhiata al sito della Biennale.

FONTI: Biennale della Fotografia femminile

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Bolsonaro vuole sfruttare le terre ancestrali e autorizzare miniere e trivelle nelle riserve indigene

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Bolsonaro di nuovo contro gli indigeni e questa volta fa sul serio. La scorsa settimana, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha firmato una proposta di legge per consentire lo sfruttamento delle riserve indigene in Amazzonia.

La proposta, definita da Bolsonaro come un’iniziativa “da sogno”, diventerà in realtà un incubo per indigeni e tribù incontattate poiché consentirà nelle loro terre l’esplorazione di petrolio e gas, nonché la costruzione di allevamenti, miniere, di una diga idroelettrica e lo sviluppo di progetti per il turismo.

Secondo la Costituzione brasiliana, i territori indigeni delimitati appartengono allo stato ma su di essi sono in vigore il possesso permanente e l’uso esclusivo da parte degli indigeni, e solo loro possono decidere quali attività sono consentite nelle loro terre.

La nuova legge è quindi un tentativo di scavalcare la Costituzione, per legalizzare le invasioni nelle terre indigene, fenomeno costante crescita da quando Bolsonaro è stato eletto.

Dal punto di vista del Governo, la nuova normativa libererà gli indigeni e le tribù incontattate, che verranno compensati economicamente dalle società che si insedieranno nei loro territori.

Di tutt’altro avviso i conservazionisti, convinti che l’apertura delle terre indigene non promuoverà lo sviluppo economico delle popolazioni native, ma garantirebbe semplicemente lo sfruttamento da parte di terzi delle loro risorse naturali e questo porterà a un’estesa deforestazione e alla contaminazione dei fiumi in Amazzonia, con gravissimi danni ambientali.

Le popolazioni indigene colpite dai nuovi insediamenti dovranno essere consultate come previsto dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, di cui il Brasile è firmatario, ma non avrebbero potere di veto.

Il disegno di legge dovrà essere votato al Congresso prima di poter essere approvato e l’unica speranza ora è che non ottenga la maggioranza.

Oltre a questa nuova proposta, a minacciare le tribù isolate e incontattate c’è anche la nomina da parte della Fundação Nacional do Índio (FUNAI) di un predicatore evangelico, Ricardo Lopes Dias, impegnato nella conversione degli indigeni al cristianesimo.

Circa 600 leader indigeni brasiliani si sono riuniti lo scorso gennaio nello stato amazzonico del Mato Grosso hanno denunciato che il governo sta promuovendo un progetto politico di “genocidio, etnocidio ed ecocidio”.

Fonti di riferimento: AFP/APJornal O Globo

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Siti di sepoltura dei nativi americani fatti saltare in aria per il muro di Trump

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Arrivano cattive notizie dal confine tra Stati Uniti e Messico dove sono iniziate le esplosioni controllate con la dinamite, che stanno distruggendo l’Organ Pipe Cactus National Monument, il memoriale dei nativi americani per fare spazio al muro di Trump. Voluto da George H. W. Bush negli anni Novanta, come riportato dalla Bbc, i lavori del muro anti-immigrati arrivano adesso alla riserva dell’Organ Pipe Cactus National Monument, nel deserto dell’Arizona al confine con il Messico, un luogo sacro per gli indiani Apache.

Si già sta scavando al Monument Hill proprio all’interno della riserva che custodisce i corpi dei guerrieri Apache caduti durante la guerra e dove, un tempo, si svolgevano anche funzioni religiose. Ma non solo, come sappiamo l’Organ Pipe Cactus National Monument è Patrimonio Unesco che andrebbe quindi preservato e non distrutto, soprattutto perché esiste da ben quattro secoli e annovera una biodiversità di cactus straordinaria. La prima testimonianza risale al ‘600 in una lettera scritta da un missionario in Arizona in cui faceva riferimento appunto al luogo sacro. Ma la costruzione del muro messicano o muro di Tijuana, conosciuto anche come ‘muro della vergogna’ perché il suo obiettivo è quello di impedire agli immigranti di oltrepassare il confine, non si ferma davanti a nulla.

This is the top of "Monument Hill," a sacred site to multiple tribes, that @DHSgov is dynamiting right now to build the #borderwall. It's part of the historic homeland of the O'odham. Apache are buried here. Trump waived the Native American Graves Protection Act to allow this. pic.twitter.com/NsFeLZTaMH

— Russ McSpadden (@PeccaryNotPig) February 9, 2020

Come sappiamo, Trump sta spendendo centinaia di milioni di dollari per finire la costruzione di questa barriera con l’obiettivo di arrivare alla valle del Rio grande. Durante la sua campagna elettorale aveva promesso di allargare sempre di più muro, unica soluzione secondo lui per fermare l’immigrazione illegale. Da progetto, il muro distruggerà in tutto 22 siti archeologici mettendo in serio pericolo anche lo splendido santuario delle farfalle del Texas che rischia di essere raso al suolo.

© Laiken Jordahl / Centro per la diversità biologica

“Abitiamo questa zona da tempo immemorabile. Qui ci sono i nostri antenati”, ha riferito alla Bbc il presidente tribale Ned Norris Jr.

Secondo gli ambientalisti, poi l’attività nella regione desertica danneggia anche la falda acquifera sotterranea e le migrazioni della fauna selvatica. Ma purtroppo nessuno può fermare Trump: dal 2005 il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha il potere di rinunciare a numerose leggi ambientali in nome della sicurezza nazionale.

Fonte: BBC

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La soia fermentata allunga la vita. Miso e natto fanno bene a cuore e cervello. Lo studio giapponese

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La soia fermentata riduce il rischio di morte. Lo rivela un nuovo studio condotto da un team di scienziati giapponesi. Secondo l’analisi, una maggiore assunzione di prodotti fermentati di soia come miso e natto, è associata a un minor rischio di morte di mortalità.

Lo studio pubblicato da The BMJ è stato condotto dai ricercatori del Japan Public Health Center-based Prospective Study Group.

Nei paesi asiatici, in particolare in Giappone, vengono consumati diversi tipi di prodotti a base di soia, come il natto (semi di soia fermentati con Bacillus subtilis), il miso (semi di soia fermentati con Aspergillus oryzae) e il tofu (cagliata di soia).

I ricercatori hanno studiato l’associazione tra il consumo di diversi tipi di prodotti a base di soia e la morte per “qualsiasi causa” e per cancro, malattie cardiache e cerebrovascolari, malattie respiratorie.

Lo studio è stato condotto su 42.750 uomini e 50.165 donne di età compresa tra 45 e 74 anni che hanno compilato questionari dettagliati sulle loro abitudini alimentari, lo stile di vita e lo stato di salute . Il numero di decessi all’interno dei due gruppi è stato tratto dai registri residenziali e dai certificati di morte in un periodo di follow-up di quasi 15 anni.

©Shutterstock/jNishihama

I ricercatori hanno così scoperto che un’assunzione maggiore di soia fermentata (natto e miso) era associata a un rischio significativamente più basso (10%) di mortalità per tutte le cause. Gli uomini e le donne che avevano mangiato il natto avevano anche un rischio inferiore di mortalità cardiovascolare rispetto a quelli che non ne consumavano ma non è stata rilevata alcuna associazione tra assunzione di soia e mortalità correlata al cancro.

Secondo i ricercatori, il merito si deve al fatto che i prodotti di soia fermentata sono più ricchi di fibre, potassio e componenti bioattive rispetto a quelli di soia non fermentata,

Tuttavia, si tratta di uno studio osservazionale e i risultati devono essere interpretati con cautela visto che potrebbero essere stati influenzati da fattori non considerati. Saranno necessarie ulteriori ricerche

“per affinare la nostra comprensione degli effetti sulla salute della soia fermentata e forse per informare sullo sviluppo di prodotti più sani e appetibili. Questi sforzi dovrebbero essere collaborativi, includendo non solo i ricercatori ma anche i responsabili politici e l’industria alimentare” dicono gli autori.

I benefici della soia fermentata si conoscono da tempo e il nuovo studio ne offre un’ulteriore conferma. Sarà questo uno dei segreti della longevità giapponese?

Fonti di riferimento: Bmj, Eurekalert

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©

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Tesori d’Italia e BuoneNotizie: insieme per comunicare l’Italia che funziona

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Tesori d’Italia Magazine e BuoneNotizie.it: due testate giornalistiche con due missioni differenti, ma accomunate dallo stesso spirito imprenditoriale con in comune il desiderio di portare valore, positività e bellezza ai...

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Carnevale di Satriano di Lucania, rivive l’antica festa popolare della foresta che cammina

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Non è solo un Carnevale, è molto di più. Non è solo voglia di mascherarsi, ma è il desiderio forte di mandare un messaggio chiaro, ogni anno basato sulla impellente necessità di ristabilire un rapporto forte con la Natura. È il Carnevale di Satriano di Lucania, in Basilicata, l’antica festa popolare che si svolge il sabato e la domenica prima del Martedì grasso.

Organizzato dall’Associazione Al Parco con il patrocinio del Comune di Satriano, del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, della presidenza del consiglio regionale di Basilicata e con la collaborazione di associazioni e volontari, si ripeterà infatti il 22 e 23 febbraio l’antica e suggestiva tradizione grazie alla quale i partecipanti si vestono da alberi.

La maschera tipica è Rumita (da “eremita”) ed è un uomo completamente ricoperto di edera, che tiene tra le mani un bastone con all’apice un ramo di pungitopo. L’ultima domenica prima del Martedì grasso, quest’anno il 23 febbraio, i Rumita escono dal bosco e girano tra le strade del paese bussando alle case: portano un buon auspicio per la primavera che sta arrivando e in cambio ricevono doni.

Poi c’è la Quaremma,  la quaresima, una donna vestita di nero che piange per la fine del Carnevale.

Dal 2014 l’associazione Al Parco insieme ai giovani satrianesi, prendendo spunto dalla cine-installazione “Alberi” di Michelangelo Frammartino proiettata al MoMA di New York, ha caricato di nuovi significati la maschera e organizza una Foresta che cammina composta da 131 alberi vaganti, simbolicamente uno per ogni paese della Basilicata.

©Carnevale di Satriano

©Carnevale di Satriano

Chiunque può diventare uomo albero per un giorno e farsi portavoce del messaggio ecologista di cui il Rumita è diventato ambasciatore: ristabilire un rapporto antico con la Terra.

©Carnevale di Satriano

©Carnevale di Satriano

©Carnevale di Satriano

Un Carnevale green

Il Carnevale di Satriano è per l’ottavo anno consecutivo un evento green, non a caso inserito come buona pratica nel modello di sostenibilità degli eventi di Aarhus, capitale europea della cultura 2017.

La novità del 2020 è che l’accesso al paese sarà limitato e a numero chiuso.

Riteniamo che la sostenibilità ambientale del nostro evento – dicono gli organizzatori dell’associazione Al Parco – sia molto importante. Nel corso degli anni il Carnevale ha richiamato sempre più persone e nel 2019 siamo arrivati al limite. Pensiamo che un affollamento eccessivo sia dannoso per l’integrità della festa, per il corretto svolgimento della manifestazione e per gli ospiti stessi che non riuscirebbero a fruire a pieno delle iniziative in programma e dei servizi basilari. Il modo che abbiamo trovato per gestire i flussi e tramite l’individuazione di aree parcheggio prenotabili preventivamente. Una volta esauriti i posti non sarà possibile raggiungere il centro storico di Satriano per partecipare al Carnevale. Incentivando la mobilità sostenibile e condivisa tutti gli autobus, pulmini e ‘9 posti’ non pagano il parcheggio”.

Inoltre, per ridurre l’impatto ambientale, sono bandite le stoviglie monouso a favore di quelle riutilizzabili e biodegradabili, verrà utilizzata carta a marchio FSC per la stampa del materiale promozionale, verranno scelti prodotti di stagione a filiera corta e a chilometro zero, saranno piantati alberi per compensare le emissioni di CO2, verranno utilizzati allestimenti riutilizzabili e verranno comunicati report dei risultati raggiunti.

Fonti: Carnevale di Satriano

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Giulio Regeni abbraccia Zaki e lo rassicura. Il murales di #Laika a due passi dall’Ambasciata egiziana

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“Stavolta andrà tutto bene”. Giulio Regeni abbraccia e rassicura Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’Alma Mater di Bologna, da tempo impegnato nel campo dei diritti umani e LGBT, arrestato venerdì scorso, mentre si trovava in Egitto.

Il murales apparso la scorsa notte in via Salaria a Roma, proprio sul muro che circonda Villa Ada a pochi passi dall’Ambasciata d’Egitto è della street artist Laika e vuole lanciare un messaggio di speranza dopo la notizia diffusa dall’avvocato di Zaki, che lo studente sarebbe sottoposto a torture da parte della polizia egiziana.Ricordiamo che Patrick George Zaki, Cairo, è stato arrestato a Il Cairo e secondo Amnesty International Italia è stato bendato, ammanettato e torturato.

È stato interrogato sul suo lavoro sui diritti umani e sullo scopo della sua permanenza in Italia e più volte minacciato, colpito allo stomaco, alla schiena e torturato con scosse elettriche.

— Amnesty Italia (@amnestyitalia) February 11, 2020

“È stato interrogato sul suo lavoro sui diritti umani e sullo scopo della sua permanenza in Italia e più volte minacciato, colpito allo stomaco, alla schiena e torturato con scosse elettriche”, si legge nel tweet.

Ma è Giulio Regeni, il dottorando dell’università di Cambridge, ucciso all’inizio del 2016 che non ha ancora avuto giustizia, a rassicurare Zaki vestito da carcerato in un abbraccio. Davanti ai due c’è anche la parola “Libertà” scritta in lingua araba.

“Mi auguro che questa vicenda vada a finire bene e che Zaky venga liberato il prima possibile. Spero anche che, pur non essendo un cittadino italiano, il nostro paese possa vigilare su quanto sta accadendo”, scrive in una nota stampa la street artist Laika e continua:

“Stavolta andrà tutto bene” Questa frase ha un doppio significato, serve a rassicurare Patrick, ma soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale. Non si può permettere che quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo. Stavolta DEVE andare tutto bene”.

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Surgelati plastic-free: nel banco freezer arrivano buste in carta o 100% compostabili

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Tante aziende alimentari stanno rivedendo i loro packaging in un’ottica più green con lo scopo di eliminare la plastica e favorire l’utilizzo di materiali ecosostenibili. Anche nel banco freezer troviamo sempre più spesso confezioni di carta o, meglio ancora, compostabili.

Chi compra nel banco dei surgelati al supermercato sarà contento di conoscere alcune novità che riguardano le confezioni, sempre più lontane dalla plastica e più vicine a materiali green. Almeno questa è la scelta che stanno facendo diverse aziende. E’ il caso di Frosta che ha appena lanciato la sua ecobag per il minestrone della Valle degli Orti.

Il packaging di questo prodotto è realizzato con un mix di materiali studiati ad hoc e, come si legge in un comunicato dell’azienda, si tratta del:

“primo packaging sostenibile, realizzato a ridotto impatto ambientale e riciclabile nella carta”

Il nuovo sacchetto per il minestrone è composto da cellulosa e da una minima quantità di polietilene (PE). La carta utilizzata è grezza e non contiene sostanze chimiche, nello strato interno vi è un sottile film plastico per proteggere meglio il prodotto ma è in un quantitativo talmente basso che non va ad inficiare i parametri per poter poi smaltire la confezione nella carta (viene separato in fase di riciclo con appositi processi).

L’innovativa confezione è stata sviluppata interamente in Italia e, nonostante sia in carta, è in grado di conservare tutte le caratteristiche del prodotto (gusto, proprietà, ecc.) all’interno del freezer. A livello ambientale poi c’è di buono che può essere gettata nella carta e dunque riciclata.

L’impatto della confezione è stato valutato da uno studio che ha misurato la CO2 in tutte le fasi del processo produttivo e fino al momento in cui il minestrone arriva effettivamente nelle case dei consumatori. Grazie all’ecobag, l’azienda stima una diminuzione di più del 70% di plastica e di circa il 40% di CO2 prodotta rispetto alle confezioni precedenti.

Un buon risultato ma non è l’unico caso sul mercato. Parliamo di altre aziende che hanno scelto di eliminare la plastica dalle loro confezioni e di non utilizzare neppure la carta. C’è ad esempio il minestrone e gli altri prodotti surgelati della linea Viviverde Coop, confezionati in buste compostabili da smaltire nell’organico ma anche le confezioni di Fruttagel, gruppo cooperativo che ha lanciato buste compostabili per verdure surgelate biologiche.

Il loro packaging è certificato Ok Compost e dunque anche in questo caso può essere smaltito comodamente nell’umido. Lo utilizzano prodotti biologici di diverse marche tra cui Verso Natura Bio Conad e Almaverde.

Una busta compostabile ha scelto anche Despar per i suoi prodotti surgelati biologici.

Qualcosa si sta muovendo, dunque, per ridurre la plastica ad ogni livello e non possiamo che esserne felici visto l’inquinamento e i devastanti effetti che questo materiale ha sul nostro pianeta.

Fonti: La Valle degli Orti/Coop/Fruttagel/Despar

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Non gonfiate quei palloncini! Nitrosammine oltre i limiti in diversi modelli venduti anche su Amazon

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Colorati, amati dai bambini, immancabili alle feste. I palloncini sono uno dei giochi più presenti e diffusi ma non sempre sono tra i più sicuri. Lo dice un nuovo test condotto dalla rivista austriaca Konsument che ha rilevato in alcuni di essi alte concentrazioni di nitrosammine, sostanze cancerogene che vengono assorbite attraverso la bocca e la pelle.

Il gesto di gonfiare un palloncino dunque diventa pericoloso. L’analisi svolta da Konsument si è basata su 14 tipologie di palloncini venduti anche su Amazon.

Questi i marchi esaminati:

  • Alvarak – Luftballone mit Herzchen
  • Amscan – Balloons
  • Fair Zone – 24 Balloons
  • Flying tiger – Herz Ballons
  • Folat – Balloons, 8x Herz
  • Hema – 10x Luftballons 23 cm
  • Kara Loon – 8 Ballons uni
  • Let’s Party – 8 Ballons
  • Pap Star – 20 Lufballons Artikel Nr 84211
  • Party Deco – strong Balloons, Dinosaurs, Pastel Pure white
  • Riethmüller – Charming Horses
  • Shuaian – Balloons Luftballons Metallic Bunt, 12
  • Super Mario – Super Mario
  • Susy – Card Smiley

Fuori i nomi: promossi e bocciati

L’allarme sui palloncini era stato già lanciato dall’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione dei Rischi (BfR), giunto alla conclusione che i palloncini “possono in casi estremi assorbire la N-nitrosamina del cibo”.

Il test ha scoperto che 4 di essi contenevano grandi quantità di nitrosammine, ben oltre i valori limite della direttiva UE sui giocattoli. Per fortuna, se di fortuna si può davvero parlare, gli altri 10 prodotti ne contenevano solo piccole quantità.

Secondo gli autori del test, i palloncini che presentano grandi quantità di nitrosammine non avrebbero dovuto essere immessi sul mercato: si tratta di Alvarak, Amscan, Party Deco e Shuaian Balloons.

“Quest’ultimo ha anche rilasciato quattro volte il numero di nitrosammine e sostanze nitrosabili consentite”.

Gli altri 10 invece sono ritenuti sicuri.

Cosa sono le nitrosammine

Si tratta di sostanze molto comuni. Alcune sono usate come conservanti alimentari, nel tabacco, nei cosmetici e in oggetti in lattice. La gomma naturale non ne contiene ma essa si produce durante la sua lavorazione attraverso il processo di vulcanizzazione. Quest’ultimo garantisce che la gomma sia resistente alle sollecitazioni meccaniche.

Il problema delle nitrosammine sta nella presenza di nitrato come componente naturale degli alimenti, che risulta convertibile in nitrito già a livello della bocca per azione delle ghiandole salivari, e all’uso di nitrito utilizzato come conservante alimentare: tali nitriti trovano le condizioni ottimali per produrre N-nitrosammine all’interno dello stomaco o tramite trattamenti di cottura quali la frittura o l’arrostitura.

Le disposizioni legislative italiane fissano i limiti massimi di nitrito ammissibile in 150 mg per kg di prodotto per prevenire il raggiungimento di concentrazioni potenzialmente nocive.

Pericolo palloncini

Tali sostanze possono essere assorbite non solo quando i palloncini vengono portati alla bocca per essere gonfiati ma anche durante il gioco, attraverso la pelle.

Secondo quanto riportato da Konsument, alcuni studi condotti su animali ne hanno dimostrato un effetto cancerogeno. I composti reagiscono con il materiale genetico (DNA) e ciò può alterarlo e danneggiarlo favorendo lo sviluppo di tumori. È difficile dimostrare se la sostanza a basse dosi provochi il cancro nell’uomo. Il tempo che intercorre tra l’ingestione di nitrosammine e lo sviluppo del tumore è molto lungo, pertanto è difficile provare una connessione causale. D’altra parte, è altrettanto impossibile stabilire a quali concentrazioni le nitrosammine siano innocue.

Palloncini, nemici dell’ambiente e a volte anche dei bambini.

Fonti di riferimento: Konsument, k.at

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