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Cucciola di foca arenata sulla spiaggia picchiata brutalmente da un pescatore nel nord della Francia

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Ormai i casi di violenza e crudeltà sugli animali non si contano più. L’ultimo atto brutale contro un animale indifeso arriva da Dunkerque, città a Nord della Francia.

Qui, sulla spiaggia di Malo-les-Bains si è arenata una cucciola di foca la scorsa domenica. Un pescatore ha avvistato il piccolo animale in difficoltà e, anziché soccorrerlo, lo ha preso a calci in testa, con l’intenzione di ucciderlo.

L’uomo ha picchiato con violenza la cucciola, accusandola di rovinare le sue reti da pesca e mangiare il suo pescato:

“Ho intenzione di ucciderla, è una bastarda che mangia il mio pesce”, ha detto il pescatore mentre prendeva a calci la povera foca.

Fortunatamente una persona ha assistito alla terribile scena e ha avuto il coraggio di intervenire e di avvertire la polizia.

Il cucciolo è stato quindi soccorso dai volontari dell’associazione Animal Protection League e, secondo le informazioni condivise da Sea Sepherd, si sta riprendendo e potrebbe essere rimesso in libertà molto presto.

All’arrivo degli agenti il pescatore si era già dileguato ma grazie alle testimonianze dei presenti è stato identificato e denunciato da Animal Protection League e da Sea Sepherd.

Il pescatore ha fatto sapere che non pagherà nessuna multa e che se ne frega della denuncia.

Le foto del povero animale sanguinante sono state pubblicate sulla bacheca di Sea Sepherd che, alla luce dell’ennesimo atto di crudeltà verso un animale indifeso e delle parole maleducate del pescatore, ha chiesto pene più severe per chi fa del male agli animali:

Quando chiudemo in prigione i colpevoli di atti di barbarie su animali vulnerabili, che in questo caso appartengono a specie protette?
Se la giustizia non prende sul serio il problema, è normale che anche loro non prendano sul serio la giustizia”,  si legge sulla pagina dell’associazione.

Des nouvelles de la petite femelle frappée hier à coups de pieds dans la tête par un pêcheur qui l'accuse d'abîmer ses…

Pubblicato da Sea Shepherd Lille su Lunedì 16 settembre 2019

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Tatiana Maselli

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Il corpo dei bambini è pieno di sostanze plastiche e PFOA, il nuovo studio

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Bambini e adolescenti hanno nel loro corpo livelli di plastica allarmanti. A stabilirlo è un nuovo studio tedesco della Federal Environmental Agency e del Robert Koch Institute che dimostra che il 97% dei volontari utilizzati per la ricerca è risultato positivo a sostanze plastiche.

Il focus dello studio era il “biomonitoraggio umano” di bambini dai 3 ai 17 anni. Nei campioni di urina raccolti tra il 2014 e il 2017, nel 97% dei casi, sono stati rilevati residui di 11 delle 15 sostanze plastiche testate.

“Il nostro studio mostra chiaramente che la plastica finisce sempre più spesso nel nostro corpo”, ha dichiarato Marike Kolossa-Gehring, uno degli autori dello studio e tossicologo presso la Federal Environment Agency. “È davvero preoccupante che i bambini più piccoli siano maggiormente colpiti, poiché sono anche il gruppo più sensibile.”

Per lo studio sono stati impiegati 2500 volontari.

“Si sa ancora troppo poco dell’influenza di alcune sostanze plastiche nei nostri corpi”, dice Bettina Hoffmann, esperta di salute ambientale del gruppo parlamentare dei Verdi.

PFAS e sostanze tossiche

A preoccupare più di tutto nei corpo di bambini e adolescenti è la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), o acidi perfluoroacrilici, ovvero una famiglia di composti chimici usati prevalentemente in campo industriale. Tecnicamente sono catene alchiliche idrofobiche fluorurate ovvero acidi usati in forma liquida con una struttura che li rende resistenti ai processi di degradazione.

Ricordiamo che i Pfas sono sostanze chimiche di sintesi utilizzate principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua vari materiali come tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti. E ancora per rivestire padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico. Le classi più diffuse sono il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (perfluorottanosulfonato), per entrambe l’Onu ne chiede la messa bando entro il 2020.

Tornando allo studio, nel 20% dei volontari sono stati trovati PFOA al di sopra del limite e nei bambini più piccoli la percentuale era persino più alta.

“Non è possibile che bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni siano così pesantemente carichi di sostanze chimiche” afferma Hoffmann.

Purtroppo finiscono nel corpo attraverso abbigliamento, rivestimenti delle padelle, acqua e giocattoli tossici e ancora imballaggi di carta e cartone, schiume, tappeti e tanto altro. I Pfas, in generale, tendono a rimanere a lungo nell’organismo anche per molti anni. Da tempo si indaga su quali potrebbero essere gli effetti sulla salute, ad oggi si ritiene che i Pfas intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene. Ancora, i ricercatori sostengono relazione di queste sostanze con l’insorgenza di tumori a reni e testicoli, lo sviluppo di malattie tiroidee, ipertensione gravidica e coliti ulcerose, si ipotizza inoltre relazione con le patologie fetali.

“Il governo dovrebbe fare ogni sforzo per tutelare la salute pubblica”, chiosa Hoffmann.

Perché, se da un lato i genitori possono favorire la meno esposizione alla plastica, scegliendo ad esempio giocattoli in legno, dall’altro servirebbero norme più severe per evitare che i prodotti che utilizziamo tutti i giorni, poi finiscano per intossicarci.

Infatti, alcune delle sostanze plastiche studiate erano state bandite nel 2015, ma vivono indisturbate nel corpo dei nostri bambini.

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Dominella Trunfio

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Meteo, sta per finire il caldo. In arrivo pioggia e aria fredda dalla Russia

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In questi giorni l’estate è tornata a farsi sentire ma sembra avere le ore contate. Già da domani, infatti, le temperature potrebbero sensibilmente scendere. “Colpa” dell’aria fredda che arriva dalla Russia.

C’è chi sarà contento e chi un po’ meno che “l’estate sta finendo” e non solo perché si avvicina inesorabile l’equinozio d’autunno (quest’anno lunedì 23 settembre). I metereologi avvisano infatti che vi sarà un cambio climatico molto evidente nelle prossime ore.

Dopo l’alta pressione che ha portato un caldo davvero anomalo nel nostro paese nei giorni scorsi, ora si cambia rotta. Già da mercoledì 18 settembre è previsto l’arrivo di una massa fredda dalla Russia che porterà temporali, anche forti, prima al Nord e poi piano piano nei giorni successivi anche al Centro Sud.

Si attendono poi venti forti da Nordest (Bora) con raffiche fino a 70 km/h. Questa situazione porterà come diretta conseguenza un brusco calo delle temperature che potranno scendere anche di 10° rispetto ai giorni scorsi.

#Meteo: TEMPERATURE, Piena Estate fino a Martedì, poi Tracollo Termico. Ecco Quanti Gradi Perderemo e Dove #Temperature https://t.co/CEf3eIQgrN pic.twitter.com/xZTd9sOrPd

— IL METEO.it (@ilmeteoit) September 16, 2019

Ad avvertire di più il contraccolpo e lo sbalzo termico saranno soprattutto le regioni del Nordest e della fascia adriatica. Ma giovedì e venerdì un po’ in tutta Italia si avvertirà la differenza e arriverà il fresco.

Fortunatamente, il prossimo weekend sembra tornare ad essere bello con temperature nella media stagionale. Una buona occasione per fare un ultimo salto al mare o preferite invece già dedicarvi al cambio di stagione?

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Francesca Biagioli

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Test personalità: dimmi come ti siedi e ti dirò chi sei

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Sarà capitato a tutti di incontrare qualcuno che afferma di essere in un certo modo pur dimostrando, con il suo atteggiamento, esattamente il contrario. Succede perché il linguaggio del corpo, a differenza delle ingannevoli parole, si esprime in maniera diretta, senza troppi filtri, svelando chi siamo a dispetto di chi vorremmo sembrare.

Difatti, anche se non ci facciamo caso, utilizziamo continuamente il linguaggio non verbale, spesso con maggiore spontaneità. Per questo si dice che il corpo non mente. Lo sanno bene gli psicologi, alcuni dei quali specializzati proprio in questo ramo, come Gregg Henriques Ph.D..

E a tal proposito, tra i vari atteggiamenti da tenere d’occhio per scoprire chi si ha davanti c’è anche il modo di sedersi, perlomeno per quanto riguarda le donne. E sarebbero cinque le posizioni da osservare, eccole elencate di seguito con rispettive caratteristiche.

  • Posizione 1: se ti siedi con le gambe disposte l’una a una certa distanza dall’altra con le punte dei piedi rivolte verso il centro, probabilmente sei una donna che cambia spesso idea, affascinante e creativa, portata per attività artistiche;
  • Posizione 2: se ti siedi con le gambe accavallate probabilmente cerchi sempre di fare la cosa giusta nel momento giusto, senza osare troppo perché tendenzialmente preoccupata di ciò che gli altri pensano di te;
  • Posizione 3: se le tue gambe quando ti siedi formano una specie di “V” con i talloni che si sfiorano al centro e le punte dei piedi rivolte verso l’esterno, forse sei una donna onesta e trasparente, che ama il comfort e che non si fa troppi problemi;
  • Posizione 4: se tieni le gambe parallele l’una all’altra e ravvicinate forse sei una donna intelligente e sensibile ma un po’ introversa. Vedi il mondo circostante come insidioso e a volte preferisci restare in te stessa per sentirti al sicuro;
  • Posizione 5: se ti siedi tenendo le gambe un po’ inclinate da un solo lato probabilmente sei una donna ambiziosa e tenace che vuole differenziarsi.

E voi quale posizione assumete più spesso mentre siete sedute? D’ora in avanti ci farete sicuramente caso! Vi corrisponde?

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Laura De Rosa

Fonte: Women Working

 

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Ora puoi dormire come un lord o una lady nel castello di DownTon Abbey, ma solo per una notte

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La casa di Downton Abbey, la famosa serie televisiva anglo-statunitense, ora si può riservare su Airbnb, per la gioia di tutti i fan. Lo hanno deciso Lord e Lady Carnarvon, proprietari della tenuta, per omaggiare la prossima uscita del film, dando l’opportunità a due fortunati ospiti di soggiornare e vivere per una singola notte nell’Highclere Castle, il suo vero nome, come veri Re.

Il castello, edificio storico situato nella contea dell’Hampshire la cui struttura in gran parte risale al 17esimo secolo, ricostruito nel 1840 in stile giacobino da Charles Barry, si estende su 2.500 ettari e include 300 camere magnificamente decorate e arredate.

Se il castello è diventato sede della famosa serie tv è merito soprattutto di Lady Carnarvon che ha rivitalizzato la proprietà realizzando numerosi interventi e restauri, e che ha in previsione numerosi progetti per il futuro.

La serata esclusiva per i due fortunati ospiti prevede un cocktail nel Saloon seguito da una cena tradizionale con il Conte e la Contessa in persona nella Sala da pranzo dello Stato.

Conclusa la cena, i due ospiti potranno sorseggiare un ottimo caffè nella Biblioteca per poi raggiungere la camera posizionata nella Galleria, provvista di bagno privato e vista su 400 ettari di parco. Il giorno dopo ad attenderli una deliziosa colazione e subito dopo un tour privato nei terreni del Castello di Highclere, con tanto di regalo da parte del Lord e della Lady.

La prenotazione sarà disponibile in data 26 novembre, per una sola notte, e sarà possibile riservare il soggiorno a partire dal 1 ° ottobre a mezzogiorno direttamente su Airbnb. Ma come dicevamo solo due persone saranno “estratte”, sia in base alle recensioni ottenute su Airbnb che alla creatività del messaggio inviato per richiedere la prenotazione.

Invece il 18 e il 23 settembre 2020 la proprietà aprirà le porte agli ospiti dell’Hotel Belmond per una gita esclusiva in occasione dell’uscita nelle sale americane del film Downton Abbey: The Movie.

Buona fortuna a tutti i fan della serie!

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Laura De Rosa

Photo Credit: facebook e Airbnb

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I cani anti-bombe inviati dagli USA in Giordania lasciati morire di fame e incuria

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I cani inviati dagli Stati Uniti per fiutare gli ordigni in Giordania stanno morendo a causa della mancanza di cure. Un’ispezione da parte dei funzionari del Dipartimento di Stato ha valutato le condizioni in cui vengono tenuti i cani da fiuto sfruttati nelle operazioni antiterrorismo.

Gli ispettori hanno rilevato che gli animali vengono costretti a lavorare oltre le loro possibilità fisiche e ospitati in canili sporchi, dove non ricevono cibo e acqua a sufficienza e cure veterinarie adeguate.

Le condizioni in cui i cani sono costretti a vivere

E le immagini del rapporto divulgate la scorsa settimana parlano chiaro: i poveri cani sono eccessivamente magri, con unghie lunghissime e pieni di zecche.

Cane infestato da parassiti

 

Da oltre 20 anni, gli Stati Uniti inviano cani da fiuto addestrati per trovare ordigni in numerosi paesi tra cui Thailandia, il Marocco e l’Indonesia.

La Giordania, con 61 cani da fiuto, è il maggior destinatario del programma. Sebbene gli Stati Uniti investano milioni di dollari per l’addestramento e la cura di questi animali, gli addetti sembrano non riuscire a garantirne loro salute e benessere.

Già nell’aprile del 2016, in seguito a un controllo, erano emerse le stesse problematiche ma nonostante le raccomandazioni niente è stato fatto per garantire il benessere a questi poveri animali e ridurre l’alto tasso di mortalità registrato tra i cani.

L’assenza di misure e azioni concrete per tutelare la salute dei cani ha portato Athena – una cucciola di soli due anni – ad avere seri problemi legati alla grave denutrizione e ha provocato la morte di Mencey a causa di malattie trasmesse da parassiti e della piccola Zoe, quest’ultima deceduta a soli due anni in modo terribile, in seguito a un colpo di calore per negligenza di chi avrebbe dovuto prendersi cura di lei.

In seguito alla nuova ispezione Chuck Grassley, presidente della commissione per le finanze del Senato, ha chiesto un  incontro con il segretario di Stato Mike Pompeo, per discutere della questione.

“È importante che il Congresso sappia se il (programma) funziona in modo efficace ed efficiente e se gli animali coinvolti nel programma vengono trattati secondo gli standard umani ed etici che indubbiamente il popolo americano si aspetta”, ha dichiarato Grassley.

Nell’ultimo rapporto gli ispettori hanno formulato nuove raccomandazioni per garantire il benessere dei cani da fiuto e ci auguriamo che tali raccomandazioni non vengano nuovamente ignorate.

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Tatiana Maselli

Photo credit: U.S. Department of State

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Questa università del Portogallo sarà la prima ad eliminare completamente la carne rossa (e la plastica) dalle sue mense

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L’Università di Coimbra (UC) in Portogallo ha annunciato che dal prossimo anno la carne rossa sarà eliminata dalla mense scolastiche. Una decisione che è prima di tutto ecologica e solo il punto di partenza verso un obiettivo ambizioso: diventare la prima università portoghese a 0 emissioni.

Da gennaio 2020, le mense dell’Università di Coimbra non serviranno più carne rossa. A dare l’annuncio è stato Amílcar Falcão, il rettore dell’ateneo che, nel discorso di apertura alla cerimonia di accoglienza degli studenti, ha anche spiegato i motivi di questa scelta.

Ogni anno nelle 14 mense universitarie UC vengono consumate circa 20 tonnellate di carne bovina. Eliminarla sarà un modo concreto per ridurre le emissioni di CO2 (è noto infatti che questa tipologia di carne è quella che ha il più pesante impatto ambientale).

La carne di manzo sarà sostituita da altri nutrienti e questo è solo il primo passo verso la totale ecosostenibilità di questa Università che ambisce a diventare la prima in Portogallo a emissioni zero.

Il rettore ci ha tenuto a sottolineare che:

“Stiamo vivendo un momento di emergenza climatica e dobbiamo frenare questa catastrofe ambientale annunciata. (…) Penso che l’impatto maggiore sia la consapevolezza delle persone sul problema. La cosa più drammatica è vedere i leader mondiali non rendersi conto che è in gioco il futuro del pianeta e dei nostri giovani , dei nostri figli e nipoti, ed è troppo grave non avvertire del problema, anche se sono piccoli gesti”

Nel suo discorso, completamente incentrato sul rispetto dell’ambiente, Falcão ha annunciato altre interessanti novità per i suoi studenti. Nel nuovo kit di accoglienza per studenti, l’università sostituirà i prodotti in plastica  con oggetti di metallo e i contenitori e gli utensili monouso con soluzioni più ecologiche.

Tra le varie misure adottate c’è anche una rigorosa politica contro gli sprechi alimentari, una precisa raccolta differenziata e l’invito a tutti gli studenti ad unirsi al programma UC.Plantas, che consiste nel piantare un albero nel giardino botanico, albero che sarà poi trasferito negli spazi verdi della regione in modo da favorire il rimboschimento di aree devastate da incendi o alluvioni.

Un’università da prendere davvero come modello, almeno per quanto riguarda l’impegno in favore dell’ambiente e il buon esempio nei confronti degli studenti.

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Francesca Biagioli

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Le immagini strazianti che mostrano i globicefali stringersi insieme per salvarsi dal massacro nella Baia di Taiji

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Si stringono l’uno con l’altro come se avessero percepito ciò che sta per succedere. Un video straziante quello mostrato da Dolphin Project in cui i globicefali conosciuti anche come balene pilota, nuotano in un recinto artificiale: la matriarca gira intorno a loro e si strofina contro i membri della sua famiglia.

Il filmato è stato girato il 10 settembre in una baia vicino a Taiji, in Giappone e racconta ciò che ormai conosciamo bene, un massacro senza senso che ogni anno, interessa delfini e globicefali che vengono cacciati o per essere rinchiusi in zoo e parchi acquatici o, nel caso dei delfini, per finire nei supermercati.

Come sappiamo, dal primo settembre è ricominciata la caccia annuale che ha come bersagli principali i delfini, ma che non disdegna neanche i globicefali che vengono massacrati nella cosiddetta Baia della morte.
Delfini e globicefali vengono prima catturati, poi tenuti in un recinto artificiale e alla fine macellati in loco per la loro carne, altri invece vengono allontanati dal loro habitat naturale per diventare automi nei parchi acquatici e zoo, costretti a giocare con palline sotto i flash e le urla dei visitatori.

Immagini strazianti dei globicefali che cercano una via di fuga:

La caccia dura sei mesi in tutto, in questo arco temporale possono essere uccisi fino a 1700 esemplari. Le immagini sono sempre più strazianti, con la Baia che si colora del sangue di questi poveri animali, ma questa volta Dolphin Project che da anni si batte per la fine di questo scempio, è riuscita a catturare un momento ancora più triste, quello in cui i globicefali realizzano di non poter più scappare, di essere diventati dei prigionieri.

In questi anni, sono state tante le denunce, ma ad oggi purtroppo la situazione rimane immutata. Nel 2009, il film-documentario del 2009 “The Cove”, vincitore di un Oscar, aveva portato Taiji, all’attenzione mondiale, dopo aver mostrato la crudeltà con cui vengono uccisi decine di delfini e altri cetacei.

Il film documentario The Cove:

 

Guarda il video dei globicefali pieni di paura:

Attivisti da tutto il mondo si uniscono ogni anno ai Cove Guardians di Sea Shepherd e al gruppo di Ric O’Barry’s Dolphin Project per testimoniare e diffondere le crudeli immagini della caccia e della cattura di delfini o piccole balene destinati al lucroso mercato dei delfinari. Ma non solo, nel 2006 vi avevamo parlato di Imogen, la più giovane dei volontari del Dolphin Project, che aveva prima scritto una lettera e poi incontrato il sindaco di Taiji per chiedergli di fermare questa mattanza.

Neanche a dirlo, all’epoca Kazutaka Sangen aveva risposto:

“Non è nella mia facoltà la possibilità di fermare la caccia perché il governo giapponese ha dato i permessi, quindi i pescatori non stanno infrangendo la legge. Questo è il loro lavoro e un mezzo per guadagnarsi da vivere. Tutto quello che posso fare è fare in modo che essi non infrangano la legge uccidendo o catturando delfini in via d’estinzione o che sono a rischio di sopravvivenza. Solo allora potrò punire chi non rispetta le regole”.

Oggi continua su questa scia, dicendo:

“Attivisti stranieri ci chiedono perché uccidiamo questi simpatici animali, ma li vediamo ancora oggi come una fonte vitale di cibo. Guardati intorno, se non vivessimo di quello che ci offre il mare, non rimarrebbe nulla. Le persone continuano a dirci di smettere di cacciare alle balene e di trovare un altro modo di guadagnarsi da vivere. Ma cosa diamine faremmo invece?”.

I dati però dicono il contrario, ovvero che ormai pochissimi giapponesi mangiano o vogliono mangiare delfini. I pescatori vendono delfini vivi ai parchi acquatici che chiedono delfini giovani, sani e femmine. Li raduno nella baia e li selezionano, il resto viene ucciso in modo tale che i delfini e altri cetacei non imparino a evitare l’area di di Taiji.
E come permettere tutto ciò, quando un delfino vivo può valere anche 8mila dollari?

Cosa possiamo fare noi

Sul del Dolphin Project ci sono alcuni suggerimenti su come contribuire, nel nostro piccolo, al cambiamento.

1) Non comprare più biglietti per gli spettacoli dei delfini

2) Firmare la petizione per fermare la violenza sui delfini

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Dominella Trunfio

 

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I burger di carne “finta” sono davvero più salutari della carne rossa?

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Il mercato offre sempre più prodotti a base vegetale che emulano le caratteristiche degli alimenti di origine animale.
Così online, nei fast food e tra gli scaffali e i frigoriferi dei supermercati cresce l’offerta di burger senza carne, proposti come alternativa salutare agli hamburger di vera carne.

Le alternative alla carne bovina proposte sul mercato non sono destinate, come si potrebbe pensare, a chi ha scelto di seguire una dieta vegetariana o vegana, bensì a quelle persone che vogliono continuare a mangiare carne ma che vogliono ridurne il consumo perché preoccupati per gli effetti negativi delle carni rosse sulla salute.

Dunque, anziché rinunciare a qualche hamburger a settimana, gli onnivori preferiscono ricorrere a prodotti che somigliano alla carne nell’aspetto e nel sapore, ma che promettono maggiori benefici rispetto alla vera carne. Ma questi surrogati della carne fanno davvero bene alla salute?  Per gli esperti della UW Medicine e, in particolare per la nutrizionista Judy Simon   si tratterebbe di pubblicità ingannevole.

La nutrizionista si riferisce soprattutto a prodotti come Impossibile Burger e Beyond Meat che stanno spopolando negli Stati Uniti ma molti degli burger di carne “finta” che troviamo nei supermercati sono realizzati allo stesso modo, utilizzando ingredienti che subiscono troppe trasformazioni e contengono quantità eccessive di amidi e soprattutto di sale, zucchero e grassi.

I burger a base di ingredienti vegetali non sono da bandire completamente, ma prima di acquistarli è bene leggere le etichette e verificare gli ingredienti.
Questo vale anche per i formaggi non formaggi, il pesce che non è pesce, le uova che non sono uova: nella maggior parte dei casi questi surrogati contengono quantità eccessive di grassi saturi e di sale, oltre a materie prime che hanno dovuto subire un numero troppo elevato di trasformazioni per poter assumere l’aspetto di alimenti familiari.

Per ridurre o eliminare il consumo di carne occorre banalmente mangiare meno carne e optare per cibi veri, tra cui i cari vecchi legumi. Quando si acquista un prodotto già pronto, vale sempre la regola del buon senso: bisogna imparare a leggere cosa contengono i cibi confezionati e non lasciarsi ingannare da claim che attribuiscono agli alimenti benefici infondati.

Per quanto riguarda i burger vegetali, questi possono essere preparati in casa con ricette semplici e partendo da materie prime di qualità, senza dover ricorrere a surrogati poco salutari e spesso venduti anche a caro prezzo.

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Tatiana Maselli

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A Napoli i pasti non consumati sulle navi da crociera vengono recuperati dal Banco alimentare e donati ai poveri

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Le eccedenze alimentari nelle navi da crociera sono all’ordine del giorno e sprecare quel cibo è davvero un peccato, motivo per cui Napoli ha ben pensato di recuperarlo destinandolo alle mense dei poveri.

Scelta che nasce dalla collaborazione fra la compagnia navale Costa Crociere, che ha lanciato già da qualche anno il progetto 4GOODFOOD contro lo spreco alimentare, e il Banco Alimentare onlus, che raccoglie i pasti in eccesso.

In quel di Napoli, decimo porto che aderisce all’iniziativa, la nave Costa Fascinosa fa scalo ogni lunedì fino al 28 ottobre e la domenica, prima dell’arrivo, gli chef a bordo raccolgono i piatti non serviti agli ospiti, circa 3.800 persone. E dopo questa prima esperienza, il progetto riprenderà nell’aprile 2020 fino al settembre dello stesso anno con la nave Diadema.

La partnership tra @costacrociere e @BancoAlimentare per il recupero delle eccedenze alimentari prodotte a bordo delle navi sbarca a Napoli. Le porzioni di cibo raccolte saranno donate alla mensa "Papa Francesco" presso la Casa del Pellegrino di Pompei https://t.co/iRb2o09tTP pic.twitter.com/FEroXxzAkF

— Costa Press Office (@Costa_Press) September 16, 2019

Come funziona la catena? Le pietanze raccolte dal Banco Alimentare, circa 200 pasti al giorno di cui 50 da asporto, vengono sigillate in apposite vaschette ed etichettate, per poi essere inviate alla mensa Papa Francesco di Pompei, dove i volontari distribuiscono i pasti agli indigenti.

Oggi è un giorno speciale perché recupereremo #cibo per la prima volta da una nave da crociera! #nospreco #costadiadema @Costacrociere pic.twitter.com/yUL4cMFzzx

— Banco Alimentare (@BancoAlimentare) July 22, 2017

Come premesso, a bordo delle navi da crociera lo spreco alimentare è purtroppo molto diffuso, ma Costa Crociere ha deciso di “cambiare rotta” dimezzando lo spreco a bordo entro il 2020, come dichiarato sul proprio sito:

Grazie a 4GOODFOOD, Costa intende raggiungere questo obiettivo impegnativo con dieci anni di anticipo rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
I 4 cardini del programma sono il valore, la riduzione, il recupero e il ritorno. Le diverse fasi del progetto sono organizzate in collaborazione con prestigiosi partner italiani e internazionali: l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo Winnow, la Cittadinanzattiva e la Fondazione Banco Alimentare ONLUS.

Il progetto 4GOODFOOD ha cominciato a essere testato già nel 2017, quando gli sprechi rispetto ad oggi erano superiori del 17%. E l’obiettivo è migliorare ancora!

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Laura De Rosa

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Mondiali ginnastica ritmica 2019: le nostre farfalle spiccano il volo. Esordio coi fiocchi

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Sono cominciati solo ieri i Mondiali 2019 di ginnastica ritmica a Baku, in Azerbaijan, e le nostre azzurre già portano a casa grossi risultati! Quinto posto provvisorio Milena Baldassarri e nono per Alexandra Agiurgiuculese.

Evento che fungerà da lancio alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ai Mondiali di ginnastica ritmica di quest’anno Milena Baldassarri e la Agiurgiuculese gareggeranno su tutti e quattro gli attrezzi, mentre Sofia Maffeis e Alessia Russo saranno impegnate rispettivamente a clavette e nastro.

Come da pronostico, primeggia ancora una volta la russa Dina Averina, campionessa del mondo all-around nelle ultime due edizioni: la 21enne ha eseguito una prova con cerchio e ha totalizzato 23.650 punti (14.6 la nota di partenza, ha preso 5 centesimi di penalità) e ha così preceduto la connazionale Ekaterina Selezneva (23.400) e, al terzo posto, la bulgara Boryana Kaleyn, esibitasi con il cerchio (21.600).

La romagnola Baldassarri, vice campionessa italiana assoluta, si è cimentata con la palla e il suo esercizio è stato premiato con 21.300 punti, in scia all’ucraina Vlada Nikolchenko (21.400), un bellissimo punteggio (quinto posto provvisorio, secondo punteggio in questa disciplina e ipoteca sulla Finale di Specialità) che dà speranza per la finale.

Al nono posto – pari merito con la giapponese Kaho Minagawa – si è piazzata invece Alexandra Agiurgiuculese, con un complessivo 20.950.

Il programma di gare di oggi è già iniziato e proseguirà con le qualificazioni individuali a cerchio e palla fino alle 15 ore italiane. Al termine della fase preliminare in questi due attrezzi andranno in scena le rispettive finali di specialità (dalle 17.30 alle 18.35).

Qui tutto il programma.

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Germana Carillo
Foto Baldassarri e Agiurgiuculese

 

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Violenta esplosione a Pavia nella raffineria Eni di Sannazzaro deʼ Burgondi: è il terzo incidente in 3 anni

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Questa mattina, intorno alle 6:35, si è verificata una violenta esplosione presso la raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi, una delle più grandi di tutta Italia, seguita da una colonna di fumo. E non è la prima volta!

Per fortuna non ci sono stati feriti, come ha precisato sulla propria pagina fb il Comune di Sannazzaro che, nel frattempo, ha attivato le procedure interne comunali:

Alle ore 6,35 circa, sì è sentito un forte boato in Raffineria. Abbiamo attivato le procedure interne comunali (PEC). È stato attivato l’allarme interno ENI e ora sta rientrando. Nessun ferito, tutto sotto controllo. Vi terremo aggiornati

Nonostante le rassicurazioni, il boato è stato talmente forte da aver spaventato molti residenti, per non parlare della colonna di fumo che si è alzata dalla raffineria. Ma tutto è finito bene e in un altro post pubblicato poco dopo, il Comune ha specificato che l’esplosione si è esaurita nel giro di una decina di minuti e che le attività della raffineria sono riprese regolarmente.

A quanto pare l’impianto di gassificazione interessato dall’esplosione si trovava nell’isola 7, per il quale era programmato un fermo per manutenzione. L’esplosione è stata gestita internamente dalle squadre di sicurezza e come premesso non ha causato danni a persone.

Ma non è la prima volta che la Raffineria Eni di Sannazzaro è interessata da incendi e colonne di fumo, come evidenzia l’Ansa: nel 2016 un’esplosione devastò l’impianto Est mentre nel 2017 scoppiò un incendio, subito domato dai vigili del fuoco del servizio interno.

Speriamo che non accada di nuovo e soprattutto che non ci siano conseguenze ambientali, cosa che il Comune sta monitorando attraverso l’analisi dei dati meteo e dei dati ambientali della mattinata.

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Laura De Rosa

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Bottigliette d’acqua Lete Sorgesana contaminate da un batterio e ritirate dal Ministero per rischio microbiologico

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Acqua Lete a marchio Sorgesana ritirata a causa della presenza di un batterio. Il Ministero della salute ne ha richiamato un lotto perché il consumo potrebbe essere pericoloso per la salute umana.

Secondo il comunicato ufficiale, a compromettere in questo caso l’acqua imbottigliata sarebbe la presenza del batterio Pseudomonas aeruginosa, un patogeno opportunista che colpisce soprattutto persone con difese immunitarie o barriere fisiche (pelle o mucose) compromesse.

Il lotto interessato al blocco e al ritiro dal mercato è L 402 14 con scadenza 13/02/2021 dell’acqua minerale naturale nelle confezioni da 50 cl in PET. Il prodotto in questione è confezionato dalla Lete Spa nello stabilimento di Pratella, in provincia di Caserta.

Cos’è lo pseudomonas aeruginosa

Si tratta di un batterio che può trovarsi nel suolo, nell’acqua o negli ambienti ospedalieri – e per questo viene detto “ubiquitario” – considerato un “patogeno opportunista” nell’uomo. Può essere trasmesso dai cosiddetti “portatori persistenti” (ossia il personale sanitario o i pazienti degli ospedali) e dall’ambiente ospedaliero. In quest’ultimo la persistenza di pseudomonas aeruginosa è agevolata dall’uso di disinfettanti, apparecchi respiratori e di emodialisi, lavandini, bagni e superfici in genere. Inoltre il microrganismo può essere reintrodotto nell’ambiente tramite frutta, verdura, piante e tramite pazienti trasferiti da altri reparti.

Acqua Lete informa che la comunicazione del ritiro è stata inviata ai punti vendita interessati, mentre il Ministero raccomanda di non consumare e di riportare le confezioni incriminate ai venditori.

Un riflessione adesso ci è d’obbligo alla luce di questa nuova allerta alimentare: come abbiamo sempre detto, il consumo dell’acqua in bottiglia è meno sicuro rispetto a quella del rubinetto o ancora di più della cosiddetta “acqua del sindaco” messa a disposizione anche gratuitamente in moltissime città italiane. L’acqua che arriva nelle nostre case, salvo particolari eccezioni, è controllata più di frequente e non solo: ci permette di ridurre la produzione di plastica e di eliminare la fatica di trasportare pesanti confezioni.

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Germana Carillo

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Esplosione di gas nel palazzo che ospita il più grande laboratorio di virus della Russia (tra cui ebola, peste e vaiolo)

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Le autorità assicurano che non c’è stato rilascio di sostanze pericolose nella zona, eppure l’esplosione di gas che ha provocato un incendio nel Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia noto come Vector a Koltsovo, nella regione di Novosibirsk in Siberia, dove c’è anche un laboratorio russo che ospita virus come vaiolo, ebola e piaghe, preoccupa la popolazione locale e non solo.

A causare l’esplosione che ha ferito un operaio edile che ha riportato ustioni alle gambe, sarebbe stata una fuoriuscita di gas, ma tuttora c’è un’indagine aperta. Il fuoco si era propagato al quarto piano, in una zona dove c’erano lavori in corso.

“Il paziente è stato ricoverato ed in terapia intensiva. Il sindaco ha sottolineato che l’incidente non rappresenta alcuna minaccia biologica o di altra natura per la popolazione perché l’incendio si è sviluppato nella sala di ispezione sanitaria dove non c’erano sostanze a rischio biologico”, scrive la TASS, l’agenzia di stampa russa.

Il Vector è noto perché al suo interno c’è il laboratorio che ha sviluppato i vaccini dell’ebola e dell’epatite e altri virus; durante la Guerra Fredda era uno dei principali centri di ricerca sulle malattie in Russia e ospitava armi biologiche. Per questo motivo, l’intervento dei vigili del fuoco è stato immediato grazie all’ausilio di 13 autopompe e di una squadra di 39 pompieri. Nato nel 1974, adesso sta sviluppando strumenti diagnostici e terapeutici per le malattie infettive ed è sotto il controllo del Servizio federale per la supervisione della protezione dei diritti dei consumatori e del benessere umano. Gli specialisti del centro, in particolare, stanno sviluppando vaccini contro l’influenza suina, l’infezione da HIV e l’ebola. Oltre che a Vector il vaiolo è ufficialmente conservato in un solo altro posto al mondo: il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta.

Sempre secondo la TASS, il sindaco Nikolai Krasnikov, avrebbe confermato che l’esplosione si è verificata durante i lavori di riparazione programmati, facendo saltare i vetri nell’edificio e provocando un incendio di 30 metri quadrati. Ma sebbene le autorità russe continuino a rassicurare che non ci sia alcun pericolo, l’allarme rimane alto perché sono in tanti quelli che temono un insabbiamento della realtà dei fatti.

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Dominella Trunfio

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Olio di soia spacciato per extravergine pugliese: nuova maxi-truffa sventata in Toscana

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Olio di soia spacciato per extravergine di oliva pugliese: in realtà addizionato con clorofilla e betacarotene e così contraffatto era destinato al circuito commerciale toscano. Oltre 16 le tonnellate di olio sequestrate e più di 10 gli indagati.

Indirizzato a ristoranti, bar, panifici, venditori all’ingrosso di alimenti – in almeno 11 casi compiacenti – della Toscana, il giro di olio di semi reso simile all’olio extravergine di oliva è stato scoperto dal Nas di Firenze tra Toscana e Puglia, che hanno portato all’arresto ai domiciliari di due persone (una a Cerignola, in provincia di Foggia, e una a Montespertoli, Firenze), con l’accusa di riciclaggio e ricettazione di ingenti quantità di olio di semi etichettato fraudolentemente come olio extravergine di oliva.

Nelle indagini del Nas di Firenze, a cui hanno collaborato il Nucleo di Foggia e i carabinieri dei comandi provinciali di Firenze e Foggia oltre all’Istituto Centrale Repressione Frodi, è stato documentato il flusso di 50 tonnellate di olio sofisticato di cui sono state sequestrate 16 tonnellate per impedirne la commercializzazione illecita.

In più, sono stati individuati i depositi dove l’olio veniva stoccato in attesa di essere venduto e i presunti prestanome indagati avrebbero permesso l’uso del marchio di loro società, risultate inesistenti o non più operative, da parte dell’arrestato di Cerignola che realizzava materialmente la sofisticazione e il confezionamento di lattine e bottiglie di olio apponendo le etichette di quelle stesse società.

Insomma, un’altra frode alimentare si è consumata sotto i nostri occhi. Se volte essere sicuri che quello che si sta acquistando sia effettivamente olio extravergine di oliva, diffidate dei prezzi troppo bassi (i prodotti venduti a meno di 7/8 euro al litro vanno evitati), leggete attentamente le etichette e acquistate extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane.

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Germana Carillo

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L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)

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L’Italia? Il paese più ignorante d’Europa. A stabilirlo è l’annuale classifica di IPSOS Mori che mette il Belpaese al 12esimo posto nel mondo, ma primo in Europa nella “misperceptions”, ovvero nella “percezione erronea”. Vediamo di cosa si tratta.

Ogni anno, l’IPSOS Mori, azienda inglese di analisi e ricerca di mercato, stila una classifica, la “Perils of Perception”, letteralmente “Pericoli della Percezione” per stabilire quali siano i popoli più ignoranti al mondo attraverso delle domande che riguardano diversi aspetti della vita.

Per ogni nazione vengono arruolate 11mila persone che diventano il campione d’indagine. A loro vengono sottoposte delle domande per capire la loro percezione della realtà su determinati argomenti; incrociando poi le risposte, si ottiene una classifica dei popoli più ignoranti.

La parola ignoranza quindi non è strettamente legata al livello di istruzione, quanto al rapporto che alcune persone hanno su problemi chiave della società. Infatti, le domande non sono di cultura generale, ma sulla realtà che li circonda.

Facciamo qualche esempio. Viene chiesto agli intervistati se gli omicidi nel proprio paese sono aumentati o diminuiti rispetto al 2000.
“Solo una piccola minoranza di persone pensa che il tasso di omicidi sia diminuito nonostante ciò sia vero”, si legge nel rapporto.

O ancora viene chiesto se dopo l’11 settembre ci siano stati più o meno attacchi terroristici
“Pochissime persone pensa che gli attacchi siano in numero minore, nonostante questo rappresenti la realtà”, si legge ancora.

Ci sono poi domande sulla percezione dell’immigrazione e ancora sulla percentuale di adolescenti che rimangono incinte.
“Tutti i paesi sopravvalutano il numero di nascite di bambini che nascono da teenager perché il rapporto è uno su cinque”.

Si parla ancora di vaccini e autismo, di diabete e perfino sul consumo di zucchero. Per esempio, molti nominano Gran Bretagna e Francia tra i paesi che ne consumano di più assieme agli Stati Uniti, nonostante questi due paesi abbiano un consumo bassissimo. Ancora, rapporto con l’alcol, numero di suicidi, qualità della vita, smartphone, numero di veicoli e infine domande sull’esistenza o meno di paradiso e inferno.

Quello che ne viene fuori è che gli italiani nella maggior parte dei casi hanno una percezione sbagliata della realtà e tendono a crearsi un mondo parallelo e ciò potrebbe anche derivare dall’uso inconsueto che si fa dei social e del fatto che ormai non si riesca più a distinguere notizia falsa da notizia vera.

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Dominella Trunfio

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La zebra a pois esiste davvero! Si chiama Tira ed è nata nella riserva kenyana di Masaai Mara

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Una zebra a pois, come quella cantata da Mina negli anni sessanta, è stata fotografata in Kenya, nel parco Masaai Mara.

Ad avvistare la particolare zebra è stato Antony Tira e le foto scattate dalla guida sono state poi pubblicate sui profili di diverse associazioni, tra cui la Maasai Mara Wildlife Conservancies Association e da Wildest Africa.

“Last night a Maasai guide discovered a one of a kind genetically mutated baby zebra in the Maasai Mara and named it…

Pubblicato da Wildest Africa su Sabato 14 settembre 2019

La zebra, battezzata con il cognome della guida che l’ha notata, avrebbe una mutazione genetica che provoca una produzione alterata di melanina.

Non esistono molti casi simili registrati in passato e purtroppo i pochi esemplari di zebra che presentano colorazioni diverse dal branco, hanno dimostrato di non riuscire a vivere a lungo.

Spesso infatti zebre con un manto particolare non arrivano a riprodursi poiché rifiutate dal branco o perché prese maggiormente di mira dai predatori.
Inoltre la colorazione anomala rende Tira un trofeo molto ambito per i bracconieri, attirati proprio dall’originale manto dell’animale.

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Tatiana Maselli

Photo credit Maasai Mara Wildlife Conservancies Association

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Il Tegamino: l’originale ricettario che insegna a preparare pranzi e merende salutari riducendo i rifiuti

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C’è chi lo chiama pasto pronto, chi “schiscetta” o “pentolino” e chi “tegamino”, ma comunque vogliate definirlo, la sostanza non cambia: si prepara a casa, si dispone nei portavivande e si consuma ovunque. A fare la differenza semmai sono i prodotti che utilizziamo per preparare il succulento pasto da asporto, perfetto da assaporare al lavoro come a scuola, in viaggio, al parco o in montagna, in tutta libertà.

A insegnarci come prepararlo in modo del tutto ecologico è la recente pubblicazione di Natura e Cultura Editrice, “Il Tegamino“, manuale di cucina decisamente originale, dove oltre a gustosissime ricette salutari, si imparano a coltivare pensieri buoni. Perché se il cibo di cui ci nutriamo deriva da metodi produttivi rispettosi dell’ambiente, la differenza si nota eccome, non solo al palato.

Il libro, nato in ambito antroposofico e dedicato ai genitori delle scuole Steiner-Waldorf, è in realtà una lettura ottima per qualunque genitore, perché offre chicche di consapevolezza riguardanti l’alimentazione, lo sviluppo interiore, il valore culturale del cibo, l’importanza dei ritmi dell’anno e delle festività, nonché spunti pratici per la vita quotidiana all’insegna di un’alimentazione a 360 gradi ecologica.

Le autrici del libro, Ghislana Bendetta Teresa Crociani, orafa, designer e guida gastronomica, e Daniela Maffuccini, avvocato e collaboratrice parlamentare, ci suggeriscono infatti mille modi per mangiare sostenibile. Ed evidenziano che non basta cucinare cibi sani e di stagione, ma che è altrettanto importante tutto ciò che gira intorno al Tegamino, a partire dall’uso di contenitori e stoviglie rispettosi dell’ambiente, evitando plastica e riducendo al massimo i rifiuti. Perché sono le piccole scelte di ogni giorno a cambiare il nostro mondo!

Nel libro si parla anche di amore, ingrediente indispensabile per cucinare Tegamini pieni di positività, destinati a bambini e ad adulti con uno stile di vita sano ed ecologico o intenzionati ad andare in questa meravigliosa direzione.

Potete acquistare il libro anche online

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Laura De Rosa

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Il Portogallo è il primo Paese in Europa a ricevere il titolo di ‘Destinazione turistica accessibile’

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Proprio così: il Portogallo si fregia del titolo di primissima “Destinazione turistica accessibile 2019”, incassando anche il premio di “Migliore Destinazione Turistica” agli World Travel Awards Europa 2019, giunti alla 23esima edizione.

A conferire il premio l’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT),  che ha dato merito agli oltre 116 i progetti sostenuti dal Portogallo per rendere tutto il Paese una destinazione inclusiva per tutti.

Tra le iniziative promosse il lancio del portale e della app “Tur4All”, volta ad individuare gli hotel e i ristoranti adatti alle persone con specifiche esigenze di mobilità, e il programma “Festival+Accessibili”, che mira a selezionare gli eventi accessibili alle persone con disabilità, anziani, ma anche alle donne incinte. Senza dimenticare che le scuole del turismo ora hanno anche un modulo dedicato al turismo accessibile.

“Il Portogallo è l’unico paese a ricevere questo riconoscimento, che viene premiato per la prima volta quest’anno riconoscendo i suoi sforzi nel promuovere l’accessibilità nel turismo”, si legge in una nota.

Secondo il governo portoghese, in Europa ci sono 90 milioni di turisti con esigenze di mobilità specifiche, “quindi questo titolo è molto importante per posizionare il Portogallo come leader nell’accessibilità”.

Complimenti Portogallo!

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Germana Carillo

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