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Musei, fiere, eventi e teatri, tutto chiuso e rimandato: quando il coronavirus ferma la cultura

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Musei e fiere, eventi e Carnevali, cinema e teatri, ovunque è black out generale: la cultura si spegne in nome della prevenzione, i luoghi belli dell’arte e del sapere si chiudono a guscio in questa corsa emergenziale senza tregua contro il temibile nuovo Coronavirus.

È bastato il decreto firmato dal Presidente della Repubblica perché ad esso seguissero le ordinanze dei Presidenti delle Regioni coinvolte dall’emergenza Covid-19: si chiudono le Università, ma anche i musei e i parchi archeologici, i cinema e i teatri delle Regioni coinvolte, mentre non serve un decreto perché anche nelle altre zone non direttamente interessate si registri un notevole calo delle presenze.

Un elenco, quindi, destinato ad allungarsi. Come si legge nel decreto, “allo scopo di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona  proveniente  da  un’area  già interessata  dal  contagio […]”, tra le misure vi è alla lettera e dell’Art. 2 la “sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui  all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del  paesaggio […]”.

In questo momento martedì 25 febbraio, inoltre, è certo che, secondo una comunicazione del MiBACT, domenica 1 marzo sarà sospesa l’iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che prevede in tutta Italia l’ingresso gratuito nei musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura dello Stato ogni prima domenica del mese.

Ma vediamo cosa succede Regione per Regione.

Lombardia

L’ordinanza firmata dal presidente Attilio Fontana prevede “la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato”, ma anche la “sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui  all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del  paesaggio”, di concerto col decreto del Presidente della Repubblica.

Il Duomo di Milano resta chiuso al pubblico almeno fino a tutto oggi 25 febbraio, secondo quanto si legge sul sito della Veneranda Fabbrica del Duomo.

Anche il Teatro alla Scala ha sospeso ogni rappresentazione e nel resto della Lombardia si sospendono gli spettacoli teatrali, chiusi i cinema, dalle 18 in poi qualsiasi luogo di socialità ludica.

Anche Fa’ la cosa giusta, la fiera prevista a fieramilanocity dal 6 all’8 marzo è rinviata a data da destinarsi.

Veneto

Come ormai tutti sanno, il Carnevale di Venezia è stato annullato, mentre sono chiusi anche qui tutti i musei, i teatri, le Università e i luoghi della cultura nella regione.

In osservanza dell’ordinanza firmata il 23 febbraio 2020 dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, di concerto con il ministro della salute, tutti i Musei afferenti al Polo Museale Regionale del Veneto resteranno infatti con le serrande abbassate da lunedì 24 febbraio a domenica 1 marzo (compresa), in attesa di ulteriori ordinanze statali.

I musei interessati da questa ordinanza sono

  • Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
  • Palazzo Grimani
  • Museo d’Arte Orientale Venezia
  • Museo Archeologico Nazionale di Venezia
  • Museo Archeologico Nazionale di Adria
  • Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine
  • Museo Nazionale Atestino
  • Museo e Area Archeologica di Altino
  • Museo Collezione Salce
  • Museo Nazionale di Villa Pisani
  • Museo Nazionale di Archeologia del Mare
  • Museo Nazionale Concordiese Portogruaro
Piemonte

Università, scuole e musei chiusi anche in Piemonte. Anche qui l’ordinanza a firma di Cirio è omogenea a quella diramata nelle altre regioni e avrà una durata di almeno una settimana: sospesi tutti gli eventi sportivi, teatrali, cinematografici, oltre al Carnevale di Ivrea (che nella sua storia si è fermato solo due volte nella seconda guerra mondiale e per la scomparsa di Olivetti).

È  sospesa inoltre l’apertura al pubblico delle Biblioteche civiche torinesi fino al 29 febbraio e del Mausoleo della Bela Rosin fino a domenica 1 marzo compreso.

Quanto ai musei, chiusi nello specifico:

  • Museo Nazionale del Cinema di Torino
  • Cinema Massimo e Bibliomediateca del museo
  • Musei Reali, incluse tutte le strutture, da Palazzo Chiablese alla Biblioteca Reale, e le mostre connesse, che rimarranno chiuse al pubblico fino a sabato 29 febbraio o fino a nuove indicazioni
  • Polo del ‘900
  • Museo della Resistenza
  • Camera, chiuso al pubblico dal 24 febbraio a sabato 29 compreso
  • MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia che resterà chiuso al pubblico fino a sabato 29 febbraio
Liguria

Anche la Liguria, dove per ora non c’è alcun caso conclamato di infezione, chiude teatri e musei. A Genova chiudono:

  • Palazzo Ducale
  • Acquario di Genova, Galata Museo del Mare e Sommergibile Nazario Sauro, Biosfera, Dialogo al Buio e l’ascensore panoramico Bigo
  • Teatro Carlo Felice, che rimarrà chiuso al pubblico dalle ore 00 del 24 febbraio fino alle ore 24 del 1° marzo 2020

Anche in altre regioni, infine, dal Friuli Venezia Giulia al Trentino Alto Adige passando per l’Emilia Romagna  rimangono sospesi fino al 1 marzo tutti gli eventi pubblici e le manifestazioni sportive e chiusi i musei e i luoghi della cultura.

Fonti: DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6 / MiBACT / Ordinanza Regione Lombardia /
Duomo di Milano / Ordinanza Regione Veneto / Ordinanza Regione Piemonte / Ordinanza Regione Liguria

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A Taranto si continua a morire davvero: la fiaccolata per ricordare i bambini uccisi dall’inquinamento

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Taranto si prepara a ricordare le piccole vittime dell’inquinamento ambientale. Domani 26 febbraio infatti avrà luogo la seconda fiaccolata organizzata da associazioni e comitati tra cui Genitori Tarantini, LiberiAmo Taranto, Peacelink.

La prima, la Fiaccolata degli angeli cui parteciparono oltre 6mila persone, si svolse il 26 febbraio 2019, a un mese dalla scomparsa di Giorgio Di Ponzio, un ragazzo di appena 15 anni, colpevole solo di aver vissuto a Taranto, città in cui i casi di tumore in 10 anni sono raddoppiati.

Quest’anno al ricordo dei piccoli scomparsi a causa dell’inquinamento, si aggiunge anche la denuncia per un’emergenza ambientale e sanitaria ancora irrisolta.

Mentre in tutta Italia si parla di coronavirus, di quarantene e di contagiati, a Taranto si muore davvero e la beffa è che si potrebbe eliminare completamente la causa di questi decessi. I numeri dello studio Sentieri ormai li conosciamo tutti.

“La VIIAS (Valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario) ha certificato un rischio sanitario non accettabile nel quartiere Tamburi di Taranto –a parlare è il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti – questo studio è come un macigno. Arriva su chi non ha protetto la popolazione. Su chi doveva fare e non ha fatto. Dimostra che ciò che è stato autorizzato per l’Ilva a Taranto era pericoloso: un attentato al Principio di precauzione”.

Purtroppo anche la situazione dell’aria non migliora con le centraline dell’Arpa Puglia che hanno recentemente rilevato il superamento di valori soglia di acido solfidrico (H2S) e anidride solforosa (SO2) nell’area dell’ArcelorMittal e nel quartiere Tamburi.

Ieri inoltre si è verificato un grosso incendio presso il reparto di Colata Continua n.1, con un’infiltrazione di acciaio dal cassetto della siviera. L’allarme è subito rientrato.

La fiaccolata

Per ricordare i bambini, gli “angeli di Taranto”, varie associazioni e comitati tarantini e non, tra cui Peacelink, hanno organizzato la seconda edizione della Fiaccolata per le vittime dell’inquinamento. Si partirà il 26 febbraio da Piazza Maria Immacolata alle 17. Si attraverserà Via D’Aquino per arrivare in Piazza Garibaldi per il sit in conclusivo, dove si ascolteranno le testimonianze e gli appelli di alcuni genitori che hanno perso i loro figli per neoplasie.

“Questa manifestazione infatti cade in un momento ECCEZIONALMENTE favorevole per noi cittadini: ArcelorMittal vuole abbandonare Taranto. E se la più grande multinazionale dell’acciaio getta la spugna vuol dire che è finita, che è davvero finita. Che quella fabbrica è morta. L’ILVA non si regge più. E’ fuori mercato. Strutturalmente. Nessuna ragione economica la sostiene, ma viceversa il peso dei debiti la porta a fondo” ha detto Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.

Alessandro Marescotti:UN MOMENTO ECCEZIONALE PER MANIFESTARE A TARANTOPerché scendere in piazza il 26 febbraio?…

Pubblicato da Peacelink su Martedì 18 febbraio 2020

Occhio alle bufale

Come se non bastasse in rete circolano anche delle bufale con dati errati sul numero di morti. Vere e proprie azioni di sciacallaggio in un momento particolarmente delicato per le famiglie. Anche i genitori dell’associazione hanno denunciato l’accaduto invitando a non condividere notizie false:

“Per favore, non condividete quel post in cui si denuncia la morte di 8 bambini di Taranto in pochi giorni. Lo stesso post era stato condiviso e citava i bambini della Terra dei fuochi, poi è stato cambiato e cita 8 bambini tarantini. Non va bene, e svalorizza la verità che è già penosa, non abbiamo bisogno di numeri dati a caso, è irrispettoso. Non va bene, e per noi è davvero incomprensibile arrivare a tanta stupidità” chiedono i genitori.

Per quanto ci si possa sforzare, per quanto lontano si possa spingere l'immaginazione di ognuno di noi, mai potremo…

Pubblicato da Genitori tarantini – Associazione ETS su Martedì 25 febbraio 2020

 

Chi si trova in zona domani partecipi alla fiaccolata per chiedere giustizia peri bambini uccisi ma anche per fare in modo che tutto ciò non accada più.

Fonti di riferimento: Facebook/Genitori tarantini – Associazione ETS, Facebook/Peacelink

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Una giornata nazionale per non dimenticare i bambini uccisi dai veleni e dall’inquinamento ambientale

La nuova Ilva di ArcelorMittal inquina più di prima: i dati dell’Arpa

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Gli occhi di questo gufo cieco sembrano un cielo stellato (e regalano splendide emozioni)

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E’ stato chiamato Zeus, come il dio greco del cielo e del tuono, ma questo Gufo ha qualcosa di veramente unico e speciale: due occhi che sembrano un cielo stellato.

Occhi che sembrano avere la via Lattea al loro interno e fanno di Zeus un esemplare particolare. Questo gufo era stato trovato qualche anno fa, in una veranda della California del Sud.
Stava immobile ferito e cieco, ma i suoi occhi brillavano come stelle. Zeus è stato portato dal veterinario e poi affidato al rifugio Wildlife Learning Center a Sylmar, in California perché in natura, in quelle condizioni, non sarebbe sopravvissuto a lungo.

Zeus, come il dio greco del cielo e del tuono è stato visitato e curato con amore e ancora oggi continua a vivere con altri suoi simili salvati da maltrattamenti o ferimenti, all’interno della struttura.
Come si legge nella scheda dedicata a questo simpatico gufo, viste le sue condizioni di salute, i veterinari hanno ritenuto ce non era possibile rilasciarlo in natura perché incapace di cacciare da solo.

Oggi Zeus è una vera star, con tanto di profilo su Instagram, non rimane che perdersi nei suoi occhi, guardate che meraviglia:

 

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@pam_gonzls did an amazing job capturing the stars in my eyes. If there really was a galaxy in my eyes what would you name it? #zeustheblindowl #starryeyedowl

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“I will love the light for it shows me the way, yet I will endure the darkness because it shows me the stars.” -Og Mandino. . Photo by @ck_portrait_photographer

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Here’s a really great shot of my eyes taken by @flyingdetachment.

A post shared by Zeus The Blind Owl (@zeustheblindowl) on Sep 20, 2018 at 11:50am PDT

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Join us this Sunday for our Wildlife Photo Safari! In this 2 hour event, photographers of all levels will get the chance to photograph 10 animals, including Zeus the blind Western screech owl, with an unobstructed view. Click the link in our bio to purchase your ticket.

A post shared by Zeus The Blind Owl (@zeustheblindowl) on Apr 24, 2019 at 11:45am PDT

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To be a star you must shine your own light, follow your own path and don’t worry about the darkness, for that is when the stars shine the brightest.

A post shared by Zeus The Blind Owl (@zeustheblindowl) on Dec 10, 2019 at 12:01pm PST

Guarda il video:

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It’s a beautiful day to be out for a wine and paint class. Can’t wait to see how well they paint my eyes.

A post shared by Zeus The Blind Owl (@zeustheblindowl) on Nov 19, 2017 at 2:37pm PST

Fonti: Zeus/Instagram, Wildilife Learning center

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Addio a Katherine Johnson la matematica che, facendo i conti a mano, contribuì a portare l’uomo sulla luna

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E’ la Nasa stessa ad annunciare con un Tweet la morte di una sua illustre collaboratrice. Katherine Johnson, nota in tutto il mondo per aver contribuito a portare l’uomo sulla luna, si è spenta oggi a 101 anni.

Katherine Coleman Goble Johnson, matematica, informatica e fisica, era una donna afro-americana che in più occasioni ha dimostrato le sue incredibili capacità matematiche tanto da diventare una delle figure più importanti delle scienze aerospaziali mondiali. E’ nota in particolare per i calcoli (fatti a mano) delle traiettorie e delle orbite che consentirono il successo di molte missioni spaziali della NASA, tra cui lo sbarco sulla luna dell’Apollo 11 nel 1969.

 

We’re saddened by the passing of celebrated #HiddenFigures mathematician Katherine Johnson. Today, we celebrate her 101 years of life and honor her legacy of excellence that broke down racial and social barriers: https://t.co/Tl3tsHAfYB pic.twitter.com/dGiGmEVvAW

— NASA (@NASA) February 24, 2020

Una donna straordinaria che si è fatta strada da sola, grazie alla sue capacità, in tempi e condizioni sociali non facili. Era infatti di origini africane, figlia di un boscaiolo e un’insegnante e nata in una piccola città del West Virginia.

A soli 14 anni si diploma e successivamente si laurea. All’inizio degli anni ’50 inizia la sua carriera alla Nasa (all’epoca Naca) che da subito appare brillante. Fino al 1958, però, insieme alle sue colleghe di colore era costretta a lavorare in una sezione separata.

Sfidando il sessismo e razzismo imperante è riuscita a mostrare a tutti il suo valore. Fu la prima donna autrice di un testo di matematica astronomica (1962) e partecipò a tutte le più importanti missioni della Nasa dell’epoca, compresa quella dell’Apollo 11, il leggendario sbarco sulla luna. Si ritirò poi nel 1986.

Il suo grandissimo talento matematico e la sua storia è stata raccontata nel filmIl diritto di contare” (“Hidden figures”) e anche la Mattel le ha reso omaggio creando una barbie con il suo nome e le sue sembianze come esempio per i bambini di oggi.

Nel 2015 Barack Obama (allora presidente degli Usa), le ha assegnato la Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana.

Fonte: Nasa

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Coronavirus: quali mascherine sono davvero efficaci?

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Coronavirus, ormai è psicosi. Nonostante le continue rassicurazioni da parte del Ministero della Salute, del Cnr e dei responsabili dei principali ospedali d’Italia, l’aumento dei casi positivi degli ultimi giorni ha scatenato una vera e propria corsa ai viveri, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite (Lombardia, Veneto) ma anche nel resto d’Italia. Ed è corsa anche all’ultima mascherina.

Nelle farmacie non se ne trovano quasi più. Le mascherine sono praticamente una rarità e Carnevale non c’entra niente.

Tra gli effetti del coronavirus vi è anche questo: usare la mascherina sperando di mettersi al riparo dal contagio. Dal canto suo, l’Oms ha già fatto sapere da tempo che la maggior parte di quelle in vendita sono praticamente inutili, adatte forse a un travestimento di carnevale.

Le uniche che potrebbero mettere al riparo dal Coronavirus infatti devono appartenere a una categoria ben precisa e devono riuscire a coprire naso, bocca e mento.

Quali sono le mascherine realmente efficaci

A spiegarlo sono gli stessi produttori, attraverso le parole di Claudio Galbiati, presidente di Assosistema Safety, seondo cui le macherine filtranti efficaci devono avere marcatura CE. Inoltre, stando a quanto precisato dall’Oms, esse devono essere conformi alla norma EN 149. In altre parole alla valida marcatura CE deve seguire il numero dell’organismo di controllo che ne autorizza la commercializzazione. Esse inoltre devono avere un filtro e coprire dal naso al mento.

“Spesso, specialmente nei grandi centri commerciali, si trovano mascherine non classificabili come dispositivi di protezione individuale e perciò non efficaci contro il coronavirus. Attenzione, quindi, a scegliere prodotti conformi ed efficaci con informazioni verificate e coerenti” prosegue Galbiati.

Leggiamo le etichette

Se proprio dobbiamo acquistarle quindi almeno cerchiamo di scegliere quelle che funzionano davverio. Esse devono riportare i codici Ffp2 e Ffp3 che hanno un’efficacia filtrante del 92% e del 98%.

A queste si aggiungono anche i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di solito usate durante le lavorazioni che espongono a materiale aerodisperso, sotto forma di polveri, fibre, fumi e nebbie. Anche in questo caso, le cosiddette “semimaschere filtranti antipolvere” hanno dei filtri capaci di trattenere il materiale in sospensione.

Ricordiamo che il Ministero della salute ha difusso una serie di indicazioni da seguire per ridurre al minimo il rischio del contagio: è fondamentale lavare spesso e bene le mani ed evitare di toccare occhi, naso e bocca ma soprattutto, raccomanda il Ministero di “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si assistono persone malate”.

Fonti di riferimento: IlSole24ore, Popeconomy

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Coronavirus, perché pulire le mani con l’Amuchina potrebbe non bastare (occhio alla composizione!)

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Coronavirus, si scatena il panico con l’incremento dei casi in Italia. E con esso la corsa alle protezioni e precauzioni, tra cui mascherine e disinfettanti per le mani. Ma occhio, perché non sono tutti uguali e di alcuni prodotti, tra cui la famigerata Amuchina®, che in questi giorni sta andando letteralmente a ruba, ne esistono diverse composizioni in commercio.

L’Amuchina® è un presidio medico-chirurgico prodotto da Angelini che, in alcune confezioni e composizioni, è usato come disinfettante per le mani. E che in questo periodo di potenziale allarme, è preso di assalto da chi teme di essere contagiato. Ma non necessariamente questa è una misura raccomandata, perché non tutte le composizioni chimiche di questo prodotto sono efficaci.

Come raccomandato dal Ministero della Salute, infatti, il disinfettante deve essere a base di alcol per almeno il 60 per cento, fermo restando che lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi è una misura più che valida (e anche meno dannosa per la pelle se si usa un sapone delicato).

La tradizionale Amuchina® è a base di ipoclorito di sodio (nomi commerciali del composto chimico: varecchina, candeggina) ed è quindi generalmente raccomandata come antibatterico e antifungino (fermo restando che l’ipoclorito di sodio irrita la pelle e quindi ne è sconsigliato l’uso prolungato).

In realtà, comunque, sembra che il prodotto possa essere attivo anche su qualche tipologia di virus, ma comunque tutto dipende dalla sua composizione, che, da una breve ricerca, sembra essere molto eterogenea.

Sono in commercio infatti anche altri disinfettanti a base alcolica sempre a marchio Amuchina – come ad esempio l’amuchina gel Xgerm –  la cui formulazione chimica è in linea con le raccomandazioni ministeriali anche per il Coronavirus perché contenenti alcol in percentuale superiore al 60%. Ma occhio alla composizione prima di acquistare!

©Amuchina.it

Ci chiediamo però la necessità di ricorrere ad un prodotto simile, che, per quanto efficace, non è superiore ad un “banale” lavaggio con acqua e sapone, purché questo sia fatto per almeno 20 secondi. Resta comunque utile in situazioni in cui non si possa agire così (quando ad esempio siamo in giro) ma non come procedura standard e solo se la composizione chimica è quella raccomandata.

La paura può essere molto pericolosa e spingerci a compiere azioni immotivate, se non addirittura rischiose.

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Cover: yurakrasil/Shutterstock

Fonti di riferimento: Ministero della Salute

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Bere un bicchiere di birra ogni giorno potrebbe farti vivere fino a 90 anni. Lo studio olandese

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Bere un po’ di birra ogni giorno per allontanare la vecchiaia! Se l’elisir di lunga vita esiste, potrebbe celarsi nel luppolo e nel malto. Uno studio ha infatti scoperto che bere birra quotidianamente (ovviamente in dosi non eccessive) può aumentare notevolmente le possibilità di arrivare ai 90 anni. Con i dovuti limiti.

La ricerca condotta all’Università di Maastricht nei Paesi Bassi e che sta per essere pubblicata nel nuovo numero di Age Agening ha, di fatto, messo in evidenza che gli uomini che bevono mezza pinta di birra ogni giorno hanno l’81% di probabilità in più di entrare nel decimo decennio di vita rispetto a quelli che sono astemi.

Lo stesso varrebbe per le donne: le gentili donzelle che bevono un bel bicchiere di birra aumentano di un terzo le loro possibilità di celebrare i nove decenni di vita.

Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno monitorato le abitudini di consumo di mezzo milione di consumatori nel corso di venti anni,  scoprendo che anche il whisky, sempre limitatamente, avrebbe gli stessi effetti benefici della birra.

Lo studio

Gli studiosi hanno monitorato le abitudini alcoliche di 5.500 uomini e donne nati tra il 1916 e il 1917 nel corso di due decenni, ed è emerso che bere alcolici con moderazione può fare molto bene al cuore.

I risultati hanno mostrato che il 34% delle donne e il 16% degli uomini sono sopravvissuti fino ai 90 anni, con una quantità di alcol all’incirca equivalente a una mezza pinta di birra. Bere più di 15 g di alcol è risultato avere un effetto dannoso, poiché assunzioni quotidiane più grandi hanno portato a morti premature.

Le nostre analisi mostrano associazioni significativamente positive tra alcol e longevità negli uomini e nelle donne. Tuttavia – ha detto il professor Piet van den Brandt al The Mirror. I risultati non dovrebbero essere usati come motivazione per iniziare a bere”.

La loro teoria è che bere con moderazione è effettivamente un bene per il cuore, ma bere troppo sarebbe ovviamente nocivo. Ingozzarsi di birra, cioè, non è il modo giusto se ci si vuole godere una vita lunga e sana. Infine, se non si è bevitori, questo non significa che siete sulla strada sbagliata: “i risultati non dovrebbero essere usati come motivazione per iniziare a bere”, continuano i ricercatori.

E ovviamente noi appoggiamo in pieno. In ogni caso, dalla prevenzione dell’osteoporosi a quella del diabete, fino ai benefici per i reni e per la digestione, sulle qualità e sui vantaggi del bere un sorso di birra c’è già un’ampia letteratura. Qui trovate, per esempio, 10 benefici per la salute che non vi sareste aspettati.

Fonti: PubMed/ The Mirror /

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Bloccato lo spot dell’integratore alimentare Humana Difensil Immuno: è pubblicità ingannevole

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L’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP) ha ordinato la sospensione della messa in onda dello spot di Humana Difensil immuno, integratore alimentare consigliato per aumentare le difese immunitarie.

La pubblicità veniva trasmessa in radio e recitava: “Riaprono le scuole, Difensil ci vuole. Più forti le difese, pronti a nuove imprese!” – “Difensil Immuno di Humana. Dai più difesa alle sue difese!”.

Lo IAP ha stabilito che una parte dello spot – la frase “più forti le difese” – violava l’articolo del Codice di Autodisciplina relativo alla comunicazione commerciale ingannevole e, di conseguenza, ne ha ordinato la cessazione della messa in onda.

“Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la comunicazione commerciale in esame non è conforme all’art. 2 del Codice di Autodisciplina, limitatamente alla frase “più forti le difese”, e ne ordina la cessazione”, si legge nella decisione.

Non è la prima volta che l’azienda Humana viene ripresa per pubblicità ingannevole. In passato l’Antitrust ha già multato Humana Italia per aver utilizzato claim salutistici non approvati allo scopo di pubblicizzare i propri prodotti.

Nel 2014 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti sanzionato Humana Italia per 110mila euro per aver mandato in onda spot ingannevoli. In quel caso si trattava di integratori alimentari destinati soprattutto ai bambini, consigliati per il corretto sviluppo delle ossa e per il trattamento di diversi disturbi, tra cui la chetosi.

I claim degli integratori Ditrevit Forte, Ditrevit Forte K50, Difensil Junior, Colecalcium bustine e sciroppo e ChetoNex non erano stati approvati e dunque le proprietà attribuite ai prodotti rappresentavano un messaggio ingannevole per i consumatori.

Fonti di riferimento: IAP/AGCM

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Cresce il Bosco Spaggiari, strappato al cemento: piantati 1 km di salici

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Il Bosco Spaggiari continua a crescere a San Prospero, piccola frazione alle porte di Parma, grazie al nuovo progetto di piantumazione.

L’iniziativa è partita diversi anni fa, quando Giancarlo Spaggiari, contadino, e suo figlio Roberto hanno deciso di piantare ben 11mila alberi autoctoni in dieci ettari di terreno a sette chilometri dalla città, rifiutando le varie offerte di chi voleva acquistare le loro terre per edificare. Giancarlo e Roberto non hanno mai venduto il loro appezzamento, scegliendo gli alberi al cemento.

Un sogno e una sfida che i due hanno portato avanti nel tempo, piantando querce, frassini, alberi da frutto, arbusti e altre varietà autocnone.

Oggi i risultati del loro intervento sono ben visibili e padre e figlio hanno deciso di far crescere ulteriormente il Bosco Spaggiari.

Proprio lo scorso sabato sono iniziati i lavori per la piantumazione di nuovi salici in un chilometro di terreno, sempre a San Prospero.

La famiglia Spaggiari ha coinvolto la cittadinanza, compresi i bambini, nel progetto “Un Km di salici” e tutti insieme hanno piantato più di 400 nuove piantine che tra qualche anno creeranno un grande bosco ombreggiato.

Come mai hanno scelto proprio i salici?

“I salici non si vedono più in campagna. Una volta era ricca la campagna di salici: li usavano per fare i canestri, per legare le viti, per fare le scope. Oggi non si vedono più”, ha spiegato Giancarlo Spaggiari in un’intervista a 12 TV Parma.

Giancarlo Spaggiari ha aggiunto di molto contento per sé stesso, per suo figlio, per le generazioni future e per tutta la cittadinanza.

Gentili amici,Vi comunico che questo sabato a partire dalle 9.30 inizieranno i lavori di piantagione del saliceto e…

Pubblicato da Bosco Spaggiari su Mercoledì 19 febbraio 2020

Fonti di riferimento: Comune di Parma/Bosco Spaggiari/12 TV Parma

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Coronavirus: i meme più divertenti per esorcizzare la paura con un sorriso

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In questi giorni non si fa che parlare di coronavirus e ovviamente non potevano mancare i meme a tema. E infatti il web si è letteralmente riempito di “vignette” ironiche che si prendono gioco delle paure di tutti noi, cercando di sdrammatizzare la situazione.

Ecco i meme più divertenti tratti da facebook.

  1. Pablo Escobar

©facebook

2. L’Ultima Cena

Facebook

3. I virologi consigliano…

Facebook/Kotiomkin

4. Codogno 

Facebook

5. Papa Francesco e la cinese

Facebook

6. La metropolitana

Facebook

7. La Regina!!!

Facebook

8. Meritiamo l’estinzione

Facebook

9. Morgan

Facebook

10. La Nutella

Facebook

11. Mani e… ascelle

Facebook

12. Codogno – Mentana

Facebook

13. The Walking Dead

Facebook

14. Thank you Mario

Facebook/Saporedimale

15. Il regalo più apprezzato

Facebook

16. Le penne

All’improvviso il genio/facebook

17. Il detto cinese

Facebook

FONTE: Facebook

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Coronavirus: la Cina vieta il consumo e il commercio degli animali selvatici

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Pechino ha approvato una proposta per vietare il commercio e il consumo di tutti gli animali selvatici a seguito dell’emergenza Coronavirus. Già nei giorni scorsi, alcune municipalità avevano posto dei divieti, adesso arriva una vera e propria legge.

Il comitato legislativo cinese ha preso la sua decisione: divieto assoluto di commercio e consumo di animali selvatici, una pratica ritenuta in parte responsabile dello scoppio del coronavirus nel paese. Ne avevamo già parlato, i cinesi mangiano pangolini, pipistrelli e serpenti. Proprio i pipistrelli sarebbero portatori del virus, che al momento ha infettato più di 80mila persone. I ricercatori hanno infatti scoperto che il 2019-nCov riscontrato nei pipistrelli ha in comune il 96% del codice genetico del virus che infetta l’uomo. Per questo è scattato il divieto ‘urgente’ e da subito applicabile.

Come dicevamo già a Tianjin, nella Cina settentrionale, era stato introdotto il divieto di mangiare animali selvatici che spesso vengono proprio dal mercato illegale, un giro d’affari molto fiorente. Durante il Congresso del Popolo di Tianjin, i membri hanno preso la loro decisione: stop al commercio e consumo di animali selvatici e loro derivati: ciò significa stop alla caccia, vendita, acquisto, trasporto e spedizione.

Pangolini, serpenti, pipistrelli e tutti gli altri devono sparire dai ristoranti e dallo street food. Chi trasgredirà riceverò importanti sanzioni, multe e la revoca della licenza commerciale. Secondo la decisione, il divieto favorirebbe anche il blocco di una possibile fonte di infezione epidemica. Identificare l’animale vettore non servirà probabilmente a contenere questo focolaio, ma potrebbe rivelarsi vitale per prevenire future riacutizzazioni.

Fonte: Weibo.com

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Come spiegare il coronavirus ai bambini (e le norme da insegnare)

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Il coronavirus è un po’, in questo momento, come il Babau (o il lupo cattivo) che si fa avanti in cameretta quando tutto è buio, mettendo paura perché invisibile e sconosciuto. Babau da cui non sai cosa aspettarti, che immagini come potenzialmente letale ma che, spesso, scompare prima di accendere la luce.

Esiste? Non esiste? Il Babau, a quanto pare, è solo frutto dell’immaginazione, il coronavirus invece, pur essendo invisibile all’occhio umano, esiste davvero. Ma cosa fa? È cattivo? Innocuo? Che dicono i grandi al riguardo, loro che di solito dei mostri non hanno paura?

I grandi, o perlomeno una parte, questa volta hanno paura ed è normale che provino questa emozione perché, per certi versi, è sana. Qualcosa di sconosciuto, potenzialmente minaccioso per la nostra salute, ci tocca sul vivo. È normale provare timore ma sta a noi sfruttarlo in modo costruttivo evitando che prenda il sopravvento sul buonsenso e utilizzandolo per alimentare un senso di responsabilità che tutti abbiamo gli uni nei confronti degli altri, oltre che verso noi stessi.

La responsabilità è importante, la si impara crescendo, la si impara spesso anche sbagliando, non è un qualcosa che possa essere definito in modo chiaro, ma dovrebbe avere a che fare, fra le altre cose, anche con il rispetto verso l’altro. In questo caso specifico, ognuno di noi ha la responsabilità di agire nell’interesse di tutti, facendo affidamento sui consigli delle persone più autorevoli in materia, e quindi sui medici e sugli scienziati. Che non hanno la verità in tasca ma che, se non altro, non si sono improvvisati tali.

Il senso di responsabilità verso se stessi e verso la comunità induce i grandi ad adottare quelle che vengono chiamate misure preventive, semplici raccomandazioni da mettere in pratica nella quotidianità per evitare il contagio.

Perché bisogna evitarlo? Perché questo coronavirus è ancora sconosciuto e quindi, i grandi, non sanno come curarlo. Se per la normale influenza ci sono medicine ad hoc, per l’influenza da coronavirus, parliamo di influenza perché i sintomi di solito sono simili con tanto di febbre, raffreddore e tosse, non c’è ancora alcun rimedio. Quindi la cosa migliore da fare è prevenirne la diffusione. In questo modo la malattia viene arginata almeno un po’ e fa meno paura.

Inoltre per i bambini c’è una buona notizia perché, a quanto pare, riescono a resistere al virus che in ogni caso, e questo vale per tutti, ha una mortalità molto bassa. Lo specifica anche l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che dichiara:

I bambini sembrano essere meno colpiti dall’infezione e mostrano un andamento benigno rispetto all’adulto, anche se non sono ancora chiari i meccanismi di base. Tuttavia, sappiamo che i Coronavirus sono la causa più frequente di raffreddore e i bambini vanno incontro ripetutamente a infezioni da coronavirus: è possibile che la risposta immunitaria a infezioni recenti da Coronavirus aiuti i bambini a difendersi meglio anche dal nuovo Coronavirus. Inoltre, il sistema immunitario dei bambini potrebbe essere in grado di rispondere meglio all’infezione perché più reattivo.”

Prima di illustrare le norme da insegnare ai più piccoli, vogliamo aggiungere che loro percepiscono la nostra agitazione e che è meglio non preoccuparli, facendosi prendere dal panico. Come premesso, la paura è naturale, ma è importante imparare a gestirla e renderla costruttiva, serve anche a loro come esempio. Non permettiamole, quindi, di prendere il sopravvento rendendoci vittime di allarmismi esagerati, che sono inutili e pericolosi sia per noi che per i nostri figli. Consideriamola per quello che è, un “allarme” che non deve annientarci ma aiutarci ad affrontare nel modo più equilibrato possibile la situazione.

Le norme da insegnare

Per quanto riguarda le misure preventive, che sono in questo momento la cosa più importante sia per grandi che piccini, ecco l’elenco delle norme da insegnare ai bimbi sulla base delle informazioni fornite dal Ministero della Salute:

  • lavare frequentemente le mani con il sapone almeno per 40-60 secondi, aiutandoli a passarlo bene sotto e sopra le mani, e se si è fuori casa, e non c’è possibilità di farlo, lavarle con gli igienizzanti appositi. Averne uno in tasca male non fa! Qui trovate tutte le informazioni dettagliate su come farlo nel modo corretto;
  • starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito piegato, in modo che le gocce non raggiungano altre persone. Perché il virus si trasmette soprattutto così! I fazzoletti vanno poi gettati in un cestino chiuso, quindi ci si lava di nuovo le mani, che è la cosa più importante.
  • levare le scarpe e togliere i vestiti sporchi al rientro a casa.

Detto questo, non serve preoccuparsi troppo, i virus esistono da sempre e sempre esisteranno, e troveremo una soluzione per arginarne i danni. Nel frattempo aiutiamoci gli uni con gli altri adottando le misure consigliate dagli esperti, è compito di tutti noi essere responsabili, fin da piccoli, senza diventare allarmisti.

FONTI: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

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Sparkasse Green: la banca punta alla sostenibilità ambientale

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Conti correnti senza carta, finanziamenti speciali per l’efficientamento energetico, contratti per l’energia rinnovabile, riforestazione: la cassa di risparmio bolzanina abbraccia la green economy

Tutti, senza nessuna distinzione, possono fare di più per l’ambiente. E lo stesso vale per le aziende, per le organizzazioni e per le istituzioni. A dimostrarlo in modo esplicito è Sparkasse, la Cassa di Risparmio di Bolzano, presente in tutto il Nord Est (nonché a Monaco di Baviera): la banca ha infatti integrato la propria strategia di sostenibilità con il nuovo progetto Sparkasse Green. Vediamo di cosa si tratta.

Sparkasse Green: un contributo sostenibile dalla cassa di risparmio

Come anticipato, tutti possono contribuire a difendere l’ambiente e il clima. Per farlo è necessario inquinare di meno e ridurre gli sprechi, facendo delle scelte green tutte le volte in cui è possibile scegliere. Ed è per l’appunto qui che subentra il progetto Sparkasse Green: la Cassa di Risparmio di Bolzano ha infatti deciso di mettere a disposizione una serie di proposte in chiave sostenibile, per dare la possibilità di comportarsi in modo più rispettoso dell’ambiente.

Questo progetto, presentato come “un nuovo modo di fare banca”, in grado di coniugare valore economico e valore ambientale, si traduce nel concreto in due gruppi di azioni. Da una parte, per l’appunto, dei prodotti green per i correntisti; dall’altra, un progetto di riforestazione per i territori colpiti dalla tempesta Vaia.

Le proposte green: dal conto corrente verde all’energia da fonte rinnovabili

Dal punto di vista ambientale, ci sono sempre due modi per fare una cosa. Uno rispettoso del pianeta e della natura, l’altro, al contrario, dannoso. Per anni, per tantissime attività diverse, la scelta è finita costantemente sulla seconda opzione, portando alle conseguenze climatiche che tutti conosciamo. Fortunatamente, sono sempre di più le persone pronte a cambiare rotta, e a privilegiare le azioni sostenibili. Sparkasse Green mira a rendere più facile questo compito, con cinque proposte differenti:

Conto ZeroCarta

Grazie alle nuove tecnologie è possibile gestire un conto corrente senza essere sommersi da fogli di carta. Tra le proposte di Sparkasse Green c’è dunque il conto ZeroCarta, gestito interamente in formato digitale, per eliminare lo spreco di carta. Tutta la documentazione viene firmata in filiale su tablet, mentre la gestione del conto può avvenire attraverso il portale ISI-banking.

Prestito green

Come è noto, una fetta importante dell’inquinamento è legata al mondo domestico. Non stupisce quindi che Sparkasse abbia scelto di inserire tra le proprie proposte green anche uno speciale finanziamento per l’efficientamento energetico della propria casa: un prestito green (oppure, in alternativa, per l’acquisto di un veicolo elettrico). Si tratta di un finanziamento fino a 75.000 euro a zero spese d’istruttoria.

Energia verde con Alperia

Sparkasse ha avviato un’importante partnership con Alperia, società altoatesina che produce energia da fonti rinnovabili. È dunque possibile sottoscrivere un nuovo contratto per luce e gas direttamente in filiale, avendo la certezza di usufruire di energia elettrica prodotta da centrali idroelettriche.

Investimenti responsabili

Sparkasse ha stretto delle partnership con delle società di investimento di primo piano, con l’obiettivo di selezionare dei prodotti con un alto profilo di sostenibilità sul piano sociale e su quello ambientale. Oltre a tenere conto della performance finanziaria di un titolo, dunque, Sparkasse si offre di considerare anche i relativi fattori sociali e ambientali, dalle condizioni di lavoro all’inquinamento.

Noleggio a lungo termine veicoli green

Infine, tra le proposte del progetto Sparkasse Green volte a portare un concreto contributo alla sostenibilità del territorio, c’è una selezione di automobili elettriche e ibride per il servizio di noleggio a lungo termine.

La riforestazione dei boschi colpiti da Vaia

Nel 2018 le province di Bolzano, di Trento e di Belluno sono state duramente colpite dalla tempesta Vaia, portando allo schianto di milioni di alberi. Di fronte alla distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine, Sparkasse ha deciso di sostenere la campagna di riforestazione Mosaico verde, ideata AzzeroCO2 e Legambiente. Nello specifico, la campagna per la riqualificazione delle foreste prevede tre aree di intervento, rispettivamente a Corvara in Badia (BZ), a Carano (TN) e a Val di Zoldo (BL).

L’attività continuerà per tre anni, dividendosi tra ripulitura delle aree colpite e tra piantumazione di nuovi alberi, per ridare vita ai boschi così duramente colpiti. Tutti i correntisti che scelgono ZeroCarta danno il proprio contributo per questa nobile causa, destinando a Mosaico Verde metà dell’importo altrimenti necessario per stampare la documentazione cartacea. Si tratta di una donazione marginale, che però, insieme a quella degli altri correntisti, può fare molto per le foreste alpine. In ognuna delle tre aree verranno piantati 1.000 alberi: a Corvara si parla di un intervento su un’area di 3 ettari, mentre a Carano e a Val di Zoldo si lavorerà in entrambi i casi su un ettaro di superficie.

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Questo insegnante spiega ai bambini come difendersi da un tentativo di rapimento

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E’ un video molto semplice ed è girato in strada, ma chiunque dovrebbe vederlo perché di mezzo c’è la sicurezza dei nostri bambini. Questo insegnante spiega ai più piccoli come difendersi in caso di rapimento, semplici gesti decisi che possono evitare delle disgrazie.

I casi di cronaca purtroppo non mancano, ma senza fare come sempre allarmismo, video come questi possono aiutarci a insegnare ai più piccoli il da farsi se vengono avvicinati da sconosciuti che con una scusa li allontanano dai loro affetti.

Il video è girato in Messico, li come sappiamo, la criminalità raggiunge livelli altissimi. Solo di recente abbiamo parlato di Fatima, la bambina rapita e uccisa all’uscita della scuola. Per questo i messicani non abbassano mai la guardia e accanto a storia e geografia, insegnano anche un mini corso di autodifesa.

Questo insegnante di ginnastica di una scuola di Nopalera a Città del Messico, generalmente tiene corsi di basket e pugilato, ma insegna loro a difendersi dai male intenzionati.
La tecnica spiegata è molto semplice, ma può immobilizzare il rapitore anche se si è piccoli e meno forti.  Il bambino deve appendersi al gomito dell’adulto, poi incrociare le proprie gambe attorno a quel rapitore e poi afferrare l’altra gamba, riparandosi la testa. Pochi gesti per iniziare subito a gridare aiuto e non fermarsi finché non arriva qualcuno.

GUARDA IL VIDEO:

Este ejercicio se practica hasta el cansancio, haganlo en casa, es prioridad, si ven esto en la calle no duden en romper madres. Gracias.

Pubblicato da Nopalera Deporte Comunitario su Lunedì 17 febbraio 2020

Fonte: Nopalera Deporte Comunitario

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Trovato in Siberia un uccello rimasto congelato per 46 mila anni: è l’antenato dell’allodola

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46000 anni e non sentirli grazie ai ghiacci siberiani: un uccello preistorico risalente al Pleistocene è stato ritrovato nel villaggio russo Belaya Gora, nella Siberia nord orientale. Un gruppo di ricerca dell’Università di Stoccolma, in collaborazione con il Museo svedese di storia naturale, ha dimostrato che l’esemplare, una femmina, è un allodola cornuta, antenato delle specie odierne.

Durante l’ultima era glaciale si diffuse nel nord Europa e in Asia la steppa dei mammut, caratterizzata da clima freddo e secco. La steppa ospitava specie ormai estinte come il mammut lanoso, antenato dell’elefante vissuto tra 200.000 e 5.000 anni fa e il rinoceronte lanoso, vissuto tra i 3,6 milioni e i 10.000 mila anni fa.

Secondo una teoria, questo ecosistema era un mosaico di habitat come steppa, tundra e foresta di conifere. Alla fine dell’ultima era glaciale, la steppa dei mammut era divisa nei biotopi che conosciamo oggi: la tundra al nord, la taiga al centro e la steppa al sud.

La scoperta ha dunque un’importanza che va ben al di là della curiosità scientifica, perché aiuterà a capire come si sono evolute le sottospecie a partire da antenati comuni. Infatti la diversificazione dell’allodola cornuta, riferiscono gli scienziati, sembra essere avvenuta contemporaneamente alla scomparsa della steppa dei mammut.

“Non solo possiamo identificare l’uccello come un’allodola cornuta – spiega Nicolas Dussex, primo autore del lavoro – L’analisi genetica suggerisce inoltre che l’uccello appartenesse a una popolazione che era un antenato comune di due sottospecie di allodola cornuta che vivono oggi, una in Siberia e una nella steppa in Mongolia. Questo ci aiuterà a capire come si evolve la diversità delle sottospecie”.

Nel breve termine, l’ambizione dei ricercatori è quella di mappare il genoma completo dell’allodola di 46000 anni e di confrontarlo poi con i genomi di tutte le sottospecie di allodole cornute.

I ricercatori hanno infatti accesso a numerosi campioni provenienti dallo stesso sito in Siberia, tra cui un cucciolo di 18000 anni chiamato Dogor che i ricercatori stanno studiando per determinare se si tratta di un lupo o un cane. Altri ritrovamenti includono un cucciolo di leone delle caverne di 50.000 anni, Spartak, e un mammut lanoso parzialmente conservato.

Terminata questa fase sarà forse possibile tracciare un profilo evolutivo con ipotesi, chissà, anche sul futuro.

La ricerca è stata pubblicata su Communications Biology.

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Fonti di riferimento: Università di Stoccolma / Communication Biology

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