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Come deviare un asteroide per salvare la Terra: dalla fantascienza alla realtà

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Asteroidi in collisione con la Terra? Fortunatamente questa è una rara eventualità, ma può succedere (ed è successo): per questo un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha determinato come si potrebbe deviarne uno potenzialmente minaccioso. Con l’obiettivo di salvare la Terra.

Gli annunci di possibili collisioni sono relativamente frequenti: a titolo di esempio recente, a novembre 2018 la Nasa aveva lanciato un’allerta asteroidi secondo la quale da allora a 5 anni 3 di loro potevano sfiorarci pericolosamente e a giugno 2019 uno è effettivamente esploso nei cieli del mar dei Caraibi, a contatto con la nostra atmosfera.

Nulla di realmente disastroso è veramente accaduto in tempi recenti, ma i ricercatori del MIT hanno ritenuto non fosse mai troppa la prudenza. Per questo hanno sviluppato un metodo di potenziale salvezza, che tiene conto della massa e dello slancio di un asteroide, la sua vicinanza a zone in cui la nostra gravità potrebbe deviarne la traiettoria rendendo più probabile la collisione, e il tempo che resterebbe per difenderci.

La metodologia è stata quindi applicata a due asteroidi reali, Apophis, ritenuto inizialmente pericoloso (con allarme poi rientrato) e Bennu, target di una missione della Nasa che mira a portare ed analizzare campioni del materiale di superficie nel 2023.

E, stando a quanto riferito dagli scienziati, questa potrebbe essere usata per progettare la configurazione ottimale di una missione pensata proprio per deviare un asteroide vicino alla Terra e potenzialmente pericoloso.

Ma nulla era stato fatto prima?

“In precedenza si erano considerate prevalentemente strategie di deviazione dell’ultimo minuto, quando l’asteroide ha già attraversato le zone di gravità pericolose e si sta dirigendo in collisione con la Terra – spiega Sung Wook Paek, autore principale dello studio – Noi siamo interessati a prevenire il passaggio in quelle zone prima dell’impatto”.

Tra l’altro, tra questi metodi “di urgenza” si annovera uno presentato dalla Nasa nel 2007 secondo cui il più efficace consisterebbe nell’inviare una bomba nucleare nello spazio, ma tale strumento rimane ancora molto controverso nella comunità scientifica. O in alternativa inviare un veicolo ad hoc con l’obiettivo di deviarne la traiettoria. Ma la precisione risulta essenziale, onde evitare l’impatto che a quel punto sarebbe praticamente certo.

Per questo meglio intervenire prima che il corpo celeste attraversi le zone pericolose, dove la gravità terrestre attirerebbe l’oggetto verso di noi. E inviare sì missioni di deviazione, ma prima che un eventuale errore potrebbe risultare fatale.

Le simulazioni effettuate, comunque, garantiscono i ricercatori, sono tali da rendere tali errori molto improbabili, in considerazione dell’enorme quantità di variabili che stavolta sono state prese in considerazione.

Meglio prevenire che curare.

Lo studio è stato pubblicato su Acta Astronautica.

Leggi anche:

Fonti di riferimento: MIT News / Acta Astronautica

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Latte artificiale: alcuni contengono il doppio dello zucchero delle bibite gassate

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Alcuni preparati di latte artificiale contengono il doppio dello zucchero della bevande gassate: è il risultato di uno studio shock condotto da un gruppo di ricerca della Leeds Beckett University (UK), che allerta anche sui vuoti normativi presenti a livello globale.

Lo zucchero è dolce, è buono e piace molto ai bambini, che però così rischiano obesità, diabete di tipo 2 e malattie dentali. Anche perché, avvertono gli scienziati, abituati fin da piccoli a grosse quantità di zucchero, ne vorranno sempre molto durante il corso della loro vita, aumentando il rischio di patologie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al seno come strumento di nutrimento per i più piccoli, e in particolare che questo sia esclusivo per i primi 6 mesi di vita, sia per motivi nutrizionali che a vantaggio del sistema immunitario dei piccoli.

Ma, qualora fosse impossibile, si deve necessariamente ricorrere al latte artificiale che, a quanto pare, è uno strumento di nutrizione più pericoloso di quanto si ritenesse finora.

“Abbiamo studiato il contenuto di zucchero di 212 prodotti lattiero-caseari disponibili in commercio per lattanti di età inferiore ai tre anni. I prodotti venivano venduti nei supermercati di 11 Paesi – spiega Gemma Bridge – autrice principale del lavoro – Abbiamo raccolto dati sul contenuto di zucchero dalle etichette nutrizionali e li abbiamo confrontati con le composizioni medie del latte materno e le linee guida sul contenuto di zucchero. Abbiamo anche verificato la chiarezza delle etichette e le strategie di marketing utilizzate sulla confezione”.

Mostrando una situazione molto preoccupante.

“I nostri risultati hanno rivelato che oltre la metà dei prodotti contiene più di 5 g di zucchero per 100 ml. In molti casi, il contenuto di zucchero è superiore a 7,5 g per 100 ml, maggiore dei livelli raccomandati dal Parlamento europeo per i bambini. Abbiamo scoperto addirittura che un prodotto in polvere per bambini di età inferiore a sei mesi venduto in Francia contiene 8,2 g di zucchero per 100 ml, quasi due cucchiaini da tè, mentre una formula di latte pronta da bere per bambini di età inferiore a 12 mesi venduta nel Regno Unito contiene 8,1 g di zucchero per 100 ml”.

Veramente tanto, veramente troppo. Molti campioni analizzati hanno il contenuto di zucchero pari al doppio di quello di bevande zuccherate, per le quali è in corso tassazione proprio per limitare questo abuso.

“Ma forse più scioccante è il fatto che ci siano così poche normative in atto per controllare il contenuto di zucchero e per garantire che i consumatori siano ben informati” tuona la ricercatrice.

Stando a quanto riportato dallo studio, infatti, è difficile anche ottenere informazioni dalle etichette di questi prodotti in formula poiché i caratteri utilizzati sono piccoli e variano da Paese a Paese (alcuni prodotti esprimono il contenuto di zucchero per 100 g, mentre altri per 100 kcal, tra l’altro, nonostante le linee guida, come quelle nel Regno Unito, stabiliscono che i valori debbano essere espressi in kJ / kcal per 100 ml).

Foto: FamVeld/Shutterstock

Quindi poche normative, ma anche eluse. E le unità di misura con cui viene riportato il contenuto di zucchero non è che la punta dell’iceberg. Infatti il Codice internazionale di commercializzazione dei sostituti del latte materno dell’Organizzazione mondiale della sanità prevede che i prodotti in formula per lattanti non debbano essere promossi durante l’allattamento, proprio perché è quello al seno che deve essere incoraggiato.

Ma questo studio ha dimostrato che molte delle formule avevano etichette disegnate con immagini di neonati o peluche, presumibilmente progettati proprio per invogliare l’acquisto. Con una strategia di marketing perversa che nulla ha a che vedere con la salute dei più piccoli.

Purtroppo non è sempre possibile allattare al seno. Per tutelare le famiglie che non hanno questa possibilità, tuonano i ricercatori, è urgente regolamentare la composizione del latte artificiale in modo che questa sia il più possibile vicina a quella del latte materno (magari con regolamenti simili a quelli della sugar tax), ma anche una chiara e severa normativa sulle etichette, che permetta ai consumatori di sapere veramente cosa stanno comprando (in Italia, di contro, è in arrivo un controverso bonus sull’acquisto del latte artificiale).

Il lavoro è stato pubblicato sul British Dental Journal.

Leggi anche:

Fonti di riferimento: The Conservation / British Dental Journal / Codice internazionale di commercializzazione dei sostituti del latte materno

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23 febbraio 1909: la prima vera giornata della donna non fu l’8 Marzo

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Siamo abituati ad associare l’8 marzo alla Giornata internazionale della donna, che purtroppo con l’avvento della società consumistica, si è trasformata in ‘Festa delle donne’, ma in realtà, fu il 23 febbraio del 1909 la prima volta in cui si parlò di rivendicazioni di genere e lotta contro le discriminazioni sessuali.

Come sappiamo, nell’immaginario comune, l’8 marzo ricorda l’incendio in una fabbrica di New York, in cui morirono un centinaio di donne. La disgrazia di certo ci fu, ma il 12 marzo e soprattutto molti anni dopo che la Giornata della donne veniva già celebrata. Oggi mimose, regali, cene fuori, spogliarelli hanno sfinito il vero significato e lo spirito di centinaia di donne che negli anni si sono sacrificate per rivendicare i diritti al femminile: dal voto al lavoro e salari più equi, tanto per citare alcuni esempi. Ma, in realtà, Woman’s Day negli Stati Uniti nasce dopo qualche tempo dal VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907.

Durante la conferenza, in mancanza dell’oratore ufficiale, prese la parola la socialista e attivista dei diritti delle donne Corinne Brown, che non perse occasione per parlare dello sfruttamento delle operaie, delle discriminazioni sessuali e della possibilità del suffragio universale. Purtroppo però i tempi non erano maturi per grandi trasformazioni, ma tuttavia questa voce fuori dal coro contribuì alla nascita di un sentimento di rivendicazione.  Iniziarono battaglie e manifestazioni, fino appunto alla celebrazione della prima giornata della donna il 23 febbraio 1909. E’ quindi ufficialmente da questa data, che si acquista una nuova consapevolezza e soprattutto che il Partito socialista americano dà vita a una sezione a favore delle lotte femministe.

Poi nel 1910, 20mila operaie scioperarono per tre mesi a New York. Da qui, la Conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen, istituì la giornata di rivendicazione dei diritti femminili. Piano piano anche l’Europa aderì alle celebrazioni fino alla Prima guerra mondiale.

La scelta dell’8 marzo, ha invece origine russe. In quella data, nel 1917 a San Pietroburgo le donne si riunirono in una grande manifestazione per rivendicare diritti e la fine della guerra, un appello inascoltato che sfociò nella rivoluzione russa.

Questo dovremmo ricordarcelo ogni volta che si svilisce la Giornata della donna trasformandola in qualcosa di banale. Per prime noi donne dovremmo farlo. Indignandoci davanti a una simbologia e un consumismo che non hanno niente in comune con la storia dell’emancipazione femminile. L’adulterio, il divorzio, la riforma del diritto di famiglia e ancora gli anni della contestazione. La Festa della donna dovrebbe tornare a celebrare il coraggio e la determinazione di chi in passato si è battuto anche per i nostri diritti (che oggi ci sembrano troppo scontati).

Fonte: International Woman Day

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Coronavirus, i consigli del pediatra: ‘Mamme non correte in pronto soccorso per un raffreddore’

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Il Coronavirus è arrivato anche in Italia, con un incremento di casi nel Nord Italia nelle regioni Lombardia e Veneto, registrando il primo morto a Padova. Scatta l’allarme e aumenta la paura, soprattutto di genitori preoccupati per i loro bambini. Sono tantissimi quelli che corrono al Pronto soccorso per un semplice raffreddore (che in questo periodo ci può stare), ma secondo gli esperti ciò potrebbe essere ancora più pericoloso, aumentando il rischio di esposizione a patogeni per i più piccoli.

Per saperne di più e avere consigli su come comportarci, abbiamo intervistato Antonio Di Mauro, pediatra della ASL BAT, che, con la Società Italiana di Pediatria, invita a mantenere la calma e a seguire procedure corrette, perché di mezzo c’è appunto la sicurezza dei nostri bambini.

La diffusione del Coronavirus (COVID-19), costantemente monitorato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è partita dalla Cina e in particolare dalla provincia di Hubei, con i primi casi, cresciuti poi esponenzialmente, concentrati nella città di Wuhan. Dopo diversi contagi registrati anche in zone più lontane dal focolaio iniziale, il virus è arrivato in Europa e, notizia molto recente, anche in Italia su persone che non erano state fisicamente nelle zone più colpite.

Ma cosa possiamo fare? Cosa sappiamo davvero su questo agente patogeno e come dobbiamo comportarci se sospettiamo che il nostro bambino sia stato contagiato?

“Il Coronavirus si manifesta con gli stessi sintomi di influenza e sindromi parainfluenzali – spiega Di Mauro –  quindi con febbre, difficoltà respiratorie, congiuntivite”.

Quindi, non siamo in grado all’inizio di capire se abbiamo veramente contratto il virus che ci fa così tanta paura. Ma sappiamo, almeno in teoria, ipotizzare di essere a rischio (se, per esempio, siamo stati a stretto contatto con qualcuno di recente rientro da zone colpite, essenzialmente la Cina).

In questi casi “non si devono portare i bimbi al Pronto Soccorso, né presso gli ambulatori, ma chiamare il 1500, numero che è stato predisposto dalle autorità sanitarie ad hoc, e seguire le procedure che ci verranno comunicate dal personale competente”.

Si rischia infatti di peggiorare le cose: se infatti, malauguratamente, noi o i nostri figli sono stati contagiati, andare presso ospedali o ambulatori diffonde il virus, ma soprattutto, qualora, molto più probabilmente, è l’influenza stagionale ad aver colpito, si rischia di esporre noi e i bambini con qualcuno di contagiato andando in luoghi chiusi con persone potenzialmente infette.

“Il personale sanitario – spiega ancora il pediatra – se riterrà che le descrizioni su sintomatologia e potenziali contatti siano sospetti, verrà direttamente a casa di chi ha chiamato, con tamponi e test direttamente in abitazione, in modo da evitare pericolose diffusioni.

“È veramente molto rischioso recarsi in Pronto Soccorso o negli ambulatori: il Coronavirus, infatti, si diffonde con le stesse modalità di trasmissione note, quindi più facilmente in luoghi chiusi e quelli tipicamente frequentati da persone malate sono particolarmente pericolosi”.

La paura, anche se comprensibile, non paga, e può fare danni. Anche perché, purtroppo, sono ancora diversi i dati incerti su un agente patogeno ancora in corso e per il quale non esiste alcun vaccino e nessuna terapia se non di supporto.

È inutile poi nascondere che questo virus è aggressivo, ma la risposta all’infezione varia da persona a persona, sulla base della propria condizione di salute generale precedente all’infezione, per cui si sono registrati casi molto gravi, ma anche guarigioni senza particolari difficoltà. Come ci conferma il pediatra, infatti, il tempo di incubazione è ancora incerto, anche se 14 giorni sembrano essere ragionevoli come misura precauzionale. E il primo contagio italiano il Lombardia (il 38enne tuttora in prognosi riservata) potrebbe essere avvenuto da un soggetto asintomatico.

È quindi particolarmente importante essere cauti e seguire tutte le norme e i consigli che vengono dagli esperti, che includono, ovviamente, anche quelle igieniche che dovrebbero essere usate sempre (lavarsi frequentemente le mani, starnutire sui gomiti).

“Ma soprattutto, è inutile e molto pericoloso somministrare antibiotici che non hanno effetto sui virus e possono remare contro – tuona Di Mauro – Molte persone mi chiedono se per sicurezza non è meglio dare ai bambini antibiotici a copertura, se non lo fanno direttamente senza chiedere. Comportamento assolutamente sbagliato!”.

Ma quindi, siamo veramente a rischio di un’epidemia anche in Italia, dobbiamo preoccuparci per i nostri bambini?

Dipenderà dal comportamento delle persone” conclude il pediatra.

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Altre fonti di riferimento: Organizzazione Mondiale della Sanità

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Coronavirus: dieci consigli del ministero della Salute per evitare l’infezione

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Coronavirus: come evitare il contagio? C’è bisogno di una mascherina? Quante volte bisogna lavarsi le mani? Cosa fare per ridurre i rischi di infezione? C’è il primo morto in Italia e salgono a 19 i casi di contagio. Se è vero che non bisogna creare allarmismo, è anche vero che è utile essere informati sul virus proveniente dalla Cina.

Questi sono le indicazioni messe a punto dal ministero della Salute, dall’Istituto superiore di sanità e dall’Organizzazione mondiale della sanità proprio su come evitare il contagio da Coronavirus. Un opuscolo in cui ci sono dieci semplici consigli che riportiamo di seguito, ricordando che per qualsiasi dubbio si può chiamare il numero verde 1500, attivato dal Ministro Roberto Speranza il 27 gennaio. Il numero è utile anche per effettuare un triage telefonico prima di presentarsi in ospedale.

Lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi

Le mani devono essere lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi che riesce a eliminare il virus. Ma qualora non si disponesse né di acqua, né di sapone, l’alternativa consigliata è quella di usare un disinfestante per mani a base di alcol al 60 per cento

Evitare il contatto ravvicinato

Il ministero consiglia di mantenere una distanza pari ad almeno un metro dalle persone che tossiscono, starnutiscono o hanno la febbre perché il Coronavirus è contenuto nelle goccioline di saliva e può trasmettersi appunto a distanza ravvicinata

Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani

Le mani, spiega il ministero, possono venire a contatto con superfici contaminate, quindi evitare di metterle in bocca, naso e occhi se non si sono lavate bene, come indicato al primo punto.

Gomito e fazzoletti se tossisce o si starnutisce

Non usare le mani se si è in procinto di starnutire o tossire, ma coprire la bocca e il naso con fazzoletti o al massimo il gomito. Sconsigliato farlo con le mani, perché si potrebbero contaminare gli oggetti o le persone, con cui si viene a contatto.

Non prendere antibiotici o farmaci antivirali

Come sempre no al fai da te, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche che gli antibiotici prevengano o curino il coronavirus. Affidarsi come sempre ai medici prima di assumere qualsiasi farmaco.

Pulire le superfici con disinfettanti

Il ministero della Salute consiglia di pulire accuratamente le superfici con disinfettanti chimici a base di candeggina, cloro,etanolo al 75% ,cloroformio e acido peracetico così l’eventuale virus presente viene eliminato.

Uso della mascherina solo se è necessario

La psicosi da mascherina ha colpito un po’ tutti, ma l’Organizzazione mondiale della Sanità spiega di utilizzarla solo se si sospetta di aver contratto il Coronavirus o si assiste una persona malata

I pacchi dalla Cina non sono pericolosi

L’abbiamo già spiegato in un nostro articolo, il Coronavirus non può essere contratto con la ricezione di pacchi dalla Cina perché il virus non può vivere così a lungo in una superficie.

Numero verde 1500

Se di ritorno da un viaggio in Cina avvertite raffreddore, febbre, tosse, contattate il numero 1500 messo a disposizione dal ministero della Salute. Considerato che il tempo di incubazione del virus è compreso tra uno e quattordici giorni, se il rientro in Italia è avvenuto in un periodo inferiore alle due settimane, è consigliabile l’utilizzo della mascherina.

Cani e gatti non sono pericoli

Anche di questo avevamo già parlato: cani, gatti e in generale animali domestici non sono attualmente pericolosi: non ci sono prove che essi possano essere infettati dal Coronavirus e che poi lo possano trasmettere all’uomo.

Fonte: Ministero della Salute

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Coronavirus: primo morto in Italia. Sale il numero dei contagiati, comuni isolati e scuole chiuse

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Il Coronavirus in Italia ha la sua prima vittima, un pensionato padovano di 78 anni morto stanotte all’ospedale di Schiavonia. Oltre a un uomo di 68 anni, c’è un altro caso di contagio, nello stesso comune a Vo’ Euganeo, si tratta di una donna di 67 anni. Salgono così a 19 in tutti i casi italiani legati al virus cinese di Wuhan.

Il primo morto per Coronavirus in Italia si chiama Adriano Trevisan, un pensionato padovano di 78 anni, originario di Monselice e che viveva a Vo’ Euganeo. Era in terapia intensiva in condizioni critiche ed è poi deceduto attorno alle 23 di questa notte. Non era stato considerato un paziente a rischio perché di mezzo non c’erano viaggi in Cina, né contatti con persone provenienti dal continente asiatico e quindi la sua era stata trattata come una normale patologia. Ma quando in ospedale era arrivato un altro uomo frequentatore dello stesso bar, i medici si sono insospettiti. I test poi hanno dato conferma del Covid19. Purtroppo c’è già un’altra donna di 67 anni in cura nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Padova per aver contratto il virus, ma ci sarebbero altri test positivi tra i tamponi già effettuati all’ospedale di Schiavonia. E qui, la conferma che le persone anziane, avendo spesso anche altre patologie, rimangono le più a rischio.

Test del tampone per 4200 e ospedale svuotato

In queste ore, la Regione Veneto sta effettuando il test del tampone su circa 4200 persone tra abitanti del comune padovano, familiari dei contagiati e tutti gli operatori dell’ospedale. Il governatore Luca Zaia dopo il tavolo di crisi ha detto:

“Svuotiamo progressivamente su mia scelta l’intero ospedale di Schiavonia, contiamo di farlo in 5-6 giorni. Ho già dato disposizioni alla protezione civile che allestisca un primo campo base con le tende a Schiavonia dal punto di vista prudenziale”.

Bar, scuole chiuse a Vo’ Euganeo

“Faremo lo screening a tutti i pazienti e al personale dell’ospedale di Schiavonia e ai cittadini di Vo’ con chiusura di tutti i luoghi pubblici tra bar, scuole e altri luoghi di aggregazione. Evitate i luoghi affollati per il rischio di contagio”, chiosa Zaia.

Massima allerta, quindi nel comune padovano.Ed è in corso la mappatura di tutti gli spostamenti e i contatti avuti dai contagiati.

La situazione in Lombardia

Anche in Lombardia si sono registrati i primi casi di contagio. Un uomo di 38 anni è in gravi condizioni ed è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Codogno. Altre due persone sono risultate positive, la moglie incinta e una terza persona, che è venuta a contatto con l’uomo, e che si è presentata spontaneamente in ospedale con sintomi da Covid19. Sono inoltre risultate positive altre nove persone, fra cui cinque operatori sanitari e tre pazienti dell’ospedale di Codogno dove erano stati ricoverati i primi risultati contagiati.

Quasi 30mila persone sono isolate e dieci comuni del Lodigiano sono blindati. La Regione Lombardia scoraggia spostamenti.

“Sono annullate – dice il ministro Speranza, tutte le manifestazioni pubbliche e le attività commerciali se non di prima necessità, chiuse le aziende e sospese le attività ludiche e sportive, chiusi ancora scuole e asili”.

Stop a gite scolastiche per le scuole siciliane

Nel frattempo in maniera cautelare, alcune scuole siciliane hanno disdetto le gite scolastiche di primavera. La notizia arriva dalla Cisl:

“Siamo preoccupati: chiediamo che il ministero della Salute ci dia le necessarie indicazioni per operare correttamente nell’ambito di una strategia generale, nazionale”, dice Paola Serafin

Numero verde 

Il numero verde da chiamare per informazioni Coronavirus, domande e risposte, è il 1500 ed è stato attivato dal Ministro Roberto Speranza il 27 gennaio. Il numero utile anche per effettuare un triage telefonico prima di presentarsi in ospedale.

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Una città francese vuole imporre ai proprietari terrieri l’agricoltura biologica sulle terre abbandonate

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Per promuovere l’agricoltura biologica, una cittadina francese sta tentando una nuova strategia. Il sindaco di Moëlan-sur-Mer (Finistère) ha infatti intenzione di imporre ai proprietari terrieri di coltivare o affittare le proprie terre abbandonate a contadini che coltivano con il metodo biologico.

Si tratta di oltre 120 ettari di terreni che, dati in gestione agli agricoltori, offriranno circa 30 posti di lavoro nei prossimi due anni, ma gli obiettivi di questa iniziativa sono soprattutto quello di rivalorizzare il territorio e di fornire cibo sano e biologico a mense scolastiche, ospedali e case di riposo.

L’amministrazione sta cercando di imporre questa decisione sfruttando un articolo poco noto del codice rurale, praticamente mai applicato prima e che riguarda lo sviluppo di terreni incolti.

Secondo la normativa, per l’interesse collettivo si può arrivare a obbligare la coltivazione dei terreni abbandonati da oltre tre anni.

Le terre lasciate incolte in Bretagna superano i 60mila ettari e rappresentano un problema enorme poiché impediscono alla cittadinanza di godere di un’autonomia alimentare basata sull’agricoltura.

I terreni agricoli di Moëlan sono particolarmente fertili poiché nutriti dalle alghe raccolte dalla spiaggia vicina. Fino agli anni ‘70, la cittadina viveva di agricoltura, allevamento e pesca. Dopo la seconda guerra mondiale, i piccoli agricoltori hanno abbandonato i loro appezzamenti che, nel giro di pochi decenni, non interessavano più a nessuno.

©Jérôme Le Boursicot/Reporterre

Ora queste terre sono boschetti impenetrabili vicini al mare, che i proprietari non vedono l’ora di vendere a prezzi elevati a imprenditori che desiderano edificare su tali terreni.

Il sindaco ha però preferito ripristinare la vocazione agricola delle terre e sta cercando di costringere i proprietari a tornare a coltivare o ad affittare ad altri contadini i terreni.

Inoltre, ha aggiunto un ulteriore vincolo, cioè che la coltivazione avvenga attraverso metodi biologici e rispettosi dell’ambiente, così da riuscire a ricostruire il mosaico paesaggistico del passato e promuovere il ritorno della biodiversità sul territorio.

Diversi proprietari non hanno preso bene l’iniziativa comunale e hanno fatto ricorso contro la decisione, definita come un attacco alla proprietà basato su una legge di un’altra epoca.

Inoltre, in molti si chiedono perché si debbano eliminare piante ed erbe che nel corso degli anni hanno preso il sopravvento sui terreni incolti.

©Jérôme Le Boursicot/Reporterre

Il sindaco, pur ammettendo che la decisione possa essere percepita come autoritaria, ha sottolineato la legalità della procedura, che in ogni caso avrebbe garantito il diritto di proprietà delle terre agli attuali proprietari.

L’amministrazione ha poi sottolineato che coltivando i terreni in modo rispettoso, la città potrebbe ospitare un ecosistema vario composto da piante aromatiche e medicinali, fiori, alberi che arricchirebbe il territorio, oltre a offrire lavoro a persone in difficoltà.

Al momento lo scontro tra proprietari terrieri e amministrazione comunale sulla questione è dunque ancora aperto.

Fonte di riferimento: Reporterre

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Ragno vagabondo, stimola l’erezione e poi la morte. Arrivato in Italia con un casco di banane

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Un pericoloso ragno è approdato dal Brasile a Gioia Tauro insieme a un trasporto di banane. Si tratta del Phoneutria nigriventer, uno degli aracnidi più pericolosi al mondo, conosciuto anche con i nomi di ragno vagabondo brasiliano o ragno delle banane.

Il ragno vagabondo, se minacciato, assume una posa caratteristica sollevando le zampe anteriori: il suo morso è dieci volte più pericoloso di quello della vedova nera.
Il veleno del ragno delle banane è neurotossico e va ad agire sui canali del sodio provocando spasmi, tachicardia, vomito. Sembra uno scherzo, ma il morso di questo ragno può portare a sviluppare una condizione nota come priapismo, una lunga e dolorosa erezione involontaria che può protrarsi anche fino a quattro ore, per poi condurre alla morte.

Fortunatamente l’uomo che ha trovato il ragno nel container, l’ispettore doganale Emanuele Florio, è riuscito a intrappolare l’aracnide utilizzando due bicchieri e del nastro adesivo. L’esemplare è stato consegnato ai fitopatologi che hanno confermato l’appartenenza alla specie Phoneutria nigriventer e messo il ragno in quarantena.

Non è raro che nei container provenienti dall’estero si trovino ragni o scorpioni: servono maggiore attenzione e più controlli sia per garantire la sicurezza dei lavoratori sia per impedire che specie esotiche vengano immesse sul territorio, con conseguenze potenzialmente dannose per l’ambiente.

Fonti di riferimento: Reggio Today

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Codogno, il paese messo in quarantena per il Coronavirus

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Da questa mattina sono già saliti a sei i contagi da Coronavirus in Lombardia e cinque di loro sono in condizioni gravi.

Oltre al 38enne dipendente della società Unilever di Casalpusterlengo – il “paziente uno” – alla moglie incinta di otto mesi e a un loro amico stretto, risultano ricoverati altri tre pazienti, tutti intorno ai 40 anni, che al momento si trovano all’ospedale di Codogno.

Un’altra donna, collega del “paziente uno”, è al momento ricoverata in isolamento presso il reparto Malattie Infettive dell’Ospedale di Piacenza, a pochi chilometri da Codogno.

La donna presenta i sintomi della malattia e si è in attesa dell’esito del tampone e sono in corso accertamenti su almeno 250 persone in isolamento entrate in contatto con i pazienti risultati positivi, per verificare eventuali contagi da coronavirus.

Nel frattempo, il comune di Codogno è stato messo in quarantena: il sindaco Passerini ha già firmato l’ordinanza per la chiusura di scuole, bar, negozi e luoghi di aggregazione.

La notizia è arrivata dopo la conferenza stampa di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che si è tenuta poche ore fa a Milano.

Chi ha avuto contatti con le persone contagiate è invitato a sottoporsi a controlli medici: le persone che dovessero presentare sintomi non devono recarsi al pronto soccorso, ma chiamare il 112.

Ai residenti dei comuni di Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d’Adda è stato caldamente consigliato di rimanere a casa ed evitare di frequentare luoghi pubblici.

Le misure sono state prese per prudenza e le autorità raccomandano di non allarmarsi, ma tra gli abitanti dei paesi coinvolti la preoccupazione è tanta.

Attorno a Codogno sembra sia stato addirittura organizzato un cordone sanitario, con TIR e camion posti di traverso sulle strade per impedire l’ingresso in città.

Fonti di riferimento: Piacenza Sera/Il Cittadino/Regione Lombardia

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Joaquin Phoenix salva dal macello un vitello e la sua mamma

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All’indomani dell’emozionante discorso a difesa dei diritti degli animali durante la notte degli Oscar, Joaquin Phoenix è tornato a far parlare di sé salvando la vita a un vitellino di pochi giorni e alla sua mamma.

Il salvataggio è stato del tutto casuale e non premeditato. Pochi giorni fa, infatti, l’attore ha visitato un macello a ovest di Los Angeles con l’intento di discutere con il proprietario delle pratiche di allevamento e uccisione degli animali.

Il titolare del mattatoio, Anthony Di Maria, si è confrontato con Joker spiegando che nella sua struttura gli animali vengono uccisi in modo “umano”, morendo in meno di un minuto senza soffrire. L’attore ha sottolineato che si tratta in ogni caso di un’uccisione, per quanto rapida.

Di Maria ha aggiunto che quando un vitello nasce nella sua struttura non viene separato dalla madre e i due non vengono macellati. A riprova di questa sua dichiarazione, l’uomo ha presentato Liberty e Indigo, una mucca e il suo vitello di due settimane, separati dal resto della mandria, e ha concesso a Phoenix di portare via con sé i due animali.

L’attore ha quindi messo in atto il salvataggio non pianificato, caricando il vitellino e la sua mamma su un furgone.

Le riprese del confronto tra i due e il salvataggio di Liberty e Indigo sono state effettuate lo scorso 10 gennaio da Shaun Monson, regista di Earthlings, documentario del 2005 narrato da Phoenix.

BREAKING: A day after winning the Academy Award for Best Actor—and subsequently making a headlining acceptance speech in…

Pubblicato da Farm Sanctuary su Giovedì 20 febbraio 2020

”Ti manderò delle foto della mamma e del vitello mentre saranno liberi nei campi, ok?”, ha detto l’attore a Di Maria, ringraziandolo.

Liberty e Indigo sono stati poi liberati nei prati del Farm Sanctuary, associazione californiana che dal 1986 è impegnata nella protezione di animali da allevamento.

“Dovremmo usare l’amore come principio guida. E invece siamo così disconnessi dalla natura che andiamo contro di lei e la distruggiamo, commettendo pure crimini contro gli animali”, ha commentato Phoenix.

Fonte di riferimento: Farm Sanctuary

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Lupin III: sta per tornare il ladro buono, mito dei bimbi negli anni ’80

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Ritorna Lupin, il ladro gentiluomo che ha conquistato i bambini degli anni ’80. Ce lo ricordiamo tutti “l’incorreggibile” che amava rubare per sfidare i limiti, impossessandosi di ciò che era proibito. Aiutato da Jigen e Goemon, pistolero e samurai, era innamorato perso di Margot, a cui non sapeva dire di no, sebbene più che complice fosse un’avversaria. E poi c’era lui, l’indimenticabile ispettore Zenigata, intenzionato a catturare Lupin ma incapace di farlo.

Tutti loro ritornano sul grande schermo il 27 febbraio 2020 con “Lupin III – The First dove il ladro più famoso di sempre dovrà rubare il Diario di Bresson, compito che nemmeno il nonno, Arsenio I, era mai riuscito a portare a termine. Un diario prezioso per la dinastia dei Lupin, dove si dice risiedano oscuri segreti.

Diretto da Takashi Yamazaki, che del personaggio ha detto di ammirare la forte volontà che gli permette di ottenere qualunque cosa, il nuovo film è basato sul famoso franchise di Lupin III, ed è stato girato per la prima volta in 3D CGI. Inoltre è il primo film che esce dopo la morte di Monkey Punch, il suo creatore, scomparso nell’aprile 2019.

Perché l’hanno chiamato “The First“? Per vari motivi, per esempio la presenza del misterioso diario di Bresson che nemmeno il nonno Arsenio I era mai riuscito a rubare, e perché il regista Takashi Yamazaki non aveva mai realizzato prima un film sul personaggio. Inoltre, come premesso, si tratta del primo lungometraggio disegnato in animazione 3DCG.

Non vediamo l’ora di vederlo!

FONTI: AnimeFactory

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L’azienda portoghese che produce scope, palette e oggetti per la casa realizzati con la plastica recuperata dagli oceani

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Quanta plastica circola negli oceani? Tanta, troppa. Lo sanno bene gli animali che spesso finiscono per ingurgitarla o che vi rimangono intrappolati. Ma un’azienda portoghese, chiamata Fapil, ha pensato di utilizzare questo pericoloso rifiuto per produrre oggetti di uso quotidiano.

Il nome dice tutto: la nuova linea lanciata da Fapil si chiama Ocean e comprende 35 prodotti tra scope, secchi, palette, cesti per la biancheria, e molto altro sia per uso domestico che professionale.

In collaborazione con Waste Free Oceans che si occupa infatti di raccogliere i rifiuti che vagano negli oceani, Fapil utilizza la plastica delle attrezzature da pesca gettate via e di altro genere per darle nuova vita e nel frattempo contribuire a ripulire il mare.

Di recente, la società ha lanciato una gamma innovativa di prodotti per la casa realizzati con un’alta percentuale di plastica marina riciclata, combinata con altri materiali di riciclo e solo una piccola percentuale di plastica vergine. Almeno il 20% dei rifiuti marini riciclati viene utilizzato per produrre gli oggetti di Ocean.

“Oltre 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica circolano negli oceani e circa 10 milioni vengono aggiunti ogni anno” ricorda Fapil sul proprio sito web. “Vogliamo che la nostra attività e i nostri processi siano davvero sostenibili e promuovano un presente e un futuro più equo, più sano e più verde. Crediamo che la tutela dell’ambiente dipenda dall’attenzione e dall’azione di ciascuno a favore, non solo, di un futuro più sano e più sostenibile, ma anche di un presente con una migliore qualità della vita, per tutti”.

L’obiettivo dell’azienda è che in futuro questi articoli possano essere fabbricati al 100% con la plastica di recupero.

“Saremo i primi sul mercato a utilizzare reti da pesca e corde, tutto il materiale che risulta dall’industria della pesca per fabbricare prodotti per la casa “, ha detto Fernando Teixeira, presidente di Fapil.

Invece di finire in discarica o negli inceneritori i rifiuti marini recuperati possono così avere una seconda vita.

Qui tutti i prodotti della gamma Ocean

Fonti di riferimento: Wfo, Fapil

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Gli esperti avvertono: ora le giraffe sono ufficialmente estinte in ben 7 Paesi

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Un secolo fa più di un milione di giraffe vagavano nell’Africa sub-sahariana. Oggi, si sono praticamente estinte in almeno 7 Paesi su 28 in cui erano presenti e tuttora rimangono solo 100mila esemplari in popolazioni frammentate di tutto il continente.

A rinnovare l’allarme già lanciato ben tre anni fa dalla Unione internazionale per la conservazione della natura, sono ora gli esperti di fauna selvatica che hanno partecipato alla Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici di animali selvatici (CMS COP13), che l’India ospita per la prima volta a Gandhinagar.

Loro avvertono su un punto essenziale: il declino delle giraffe del 40% negli ultimi 30 anni le fa ora rientrare come “vulnerabili” nella Lista Rossa IUCN. In particolare due sottospecie, Nubian e Kordofan, sono elencate come in “pericolo critico”, mentre altre due, la giraffa reticolata e la Masai sono “in pericolo”.

In definitiva, questo iconico erbivoro alto sei metri che era solito vagare per 28 Paesi africani è ormai di fatto estinto in almeno sette: Burkina Faso, Eritrea, Guinea, Mali, Mauritania, Nigeria e Senegal.

Nel tentativo di arrestare questo declino, i governi di Camerun, Ciad, Etiopia, Kenya, Repubblica Unita di Tanzania e Zimbabwe hanno presentato misure di conservazione prioritarie al CMS COP13, che tra l’altro è l’unico trattato delle Nazioni Unite che si rivolge alle specie migratorie e ai loro habitat.

Lo sviluppo di infrastrutture come strade, ferrovie, linee elettriche e condutture ha creato barriere alla migrazione, frammentando le popolazioni di giraffe e i loro habitat. Come se non bastasse, la perdita e il degrado dell’habitat sono stati anche alimentati da incendi, incursioni di bestiame e invasioni illegali da parte dell’uomo.

Il bracconaggio e il commercio di carne e poi di pelli e di code per la medicina tradizionale hanno ulteriormente messo in pericolo la sopravvivenza della giraffa. Malattie, disordini civili, cambiamenti climatici, crescita della popolazione umana, mancanza di applicazione della legge e mancanza di consapevolezza della conservazione delle giraffe hanno fatto il resto.

Per proteggere le giraffe, i vari Stati e gli esperti chiedono ora di correre subito ai ripari e precise strategie di collaborazione e conservazione in tutta l’Africa. Il tempo oramai è davvero poco: un meraviglioso animale come la giraffa che è sulla  sulla Terra da oltre 7mila anni ora rischia seriamente di scomparire.

A contribuire alla loro salvaguardia c’è The Giraffe Conservation Foundation, la fondazione che si occupa di garantire loro la sopravvivenza. Maggiori informazioni potete trovarle qui.

Fonte: Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals / IUCN Lista Rossa

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Attenzione, 6 milioni di borracce per bambini sono state ritirate: rischio soffocamento

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Le borracce per bambini Contigo potrebbero essere pericolose per i bambini. Il tappo in silicone infatti potrebbe staccarsi provocando il soffocamento. Maxi richiamo negli Usa dove sono state ritirate dal mercato oltre 6 milioni di borracce, ma il prodotto è in vendita online.

Acquistabile anche online su Amazon (dove al momento non è più rintracciabile), la borraccia è molto pericolosa. Per questo ne è stato disposto l’immediato ritiro. La stessa società, la Contigo, sta provvedendo a sostituire il prodotto.

“Come parte del nostro impegno per la sicurezza dei consumatori, Contigo, in collaborazione con la Commissione per la sicurezza dei prodotti di consumo degli Stati Uniti (CPSC), sta richiamando volontariamente la bottiglia di acqua potabile per bambini” si legge nel comunicato ufficiale.

Contigo ha notato che il beccuccio in silicone trasparente della bottiglia d’acqua, in alcuni casi, può staccarsi dal coperchio presentando un potenziale rischio di soffocamento. Per fortuna finora non sono stati segnalati incidenti ma rimane alta l’allerta.

Esistono diverse tipologie di borracce ma il richiamo riguarda solo quella lavabile per bambini venduta da aprile 2018 al 7 febbraio 2020 col tappo di colore nero, disponibile in tre formati: 33 cl, 40 cl, 60 cl ( 13 once, 14 once e 20 once) e più colori, materiali e grafica. Esse possono essere acquistate singolarmente o in confezioni da 2 e da 3.

Avete acquistato questa borraccia? Ecco come capire se la vostra è coinvolta dal richiamo:

  • La copertura del beccuccio è sempre NERA
  • La base del beccuccio è sempre NERA

@Contigo

Se non presenta queste caratteristiche visive, non è interessata dal richiamo e può essere utilizzata in sicurezza. In alternativa è possibile richiedere sostituzione o rimborso se presa su Amazon, oppure o rispedire il tappo a Contigo per ottenerne un altro in cambio.

In tutto, tra Usa e Canada ne sono state richiamate circa 5,7 milioni. Il pericolo però non riguarda solo questi due paesi visto che la borraccia è venduta anche su Amazon.

Fonti di riferimento: Contigo

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Buon compleanno Losing my religion: la celebre canzone dei REM ha compiuto 29 anni

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Losing my religion ha compiuto 29 anni. La famosa canzone dei R.E.M. è stata pubblicata il 19 febbraio 1991.

Ormai alle porte dei 30 anni, Losing my religion è ancora una delle più famose del mondo. Pubblicato come primo singolo estratto dall’album Out of Time uscito il 12 marzo del 1991, è la canzone più nota dei R.E.M. e ne ha sancito il successo mondiale, raggiungendo la quarta posizione nella Billboard Hot 100 americana.

Losing my religion è stata scritta dal chitarrista dei R.E.M. Peter Buck che racconta di averla composta mentre guardava la TV. Buck teneva tra le mani un mandolino appena acquistato e stava cercando di imparare a suonarlo da autodidatta.. Non a caso il riff della canzone è eseguito proprio con tale strumento.

La registrazione è iniziata nel settembre 1990 al Bearsville Studio A di Woodstock, a New York. La canzone è stata arrangiata in studio con mandolino, basso elettrico e batteria.

Il video di Losing my religion

Il videoclip è stato diretto da Tarsem Singh. Fu nominato “Video dell’anno” agli MTV Video Music Awards del 1991. Mostra immagini di varie religioni e soprattutto di San Sebastiano.

Premi

La band e la canzone hanno conquistato due premi, come Best Short Form Music Video e come Best Pop Performance by a Duo or Group with Vocal.

Fonti di riferimento: RDS, Wiki

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La popolazione colombiana si sta mobilitando per piantare 5 milioni di alberi in soli 2 giorni

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La Colombia vuole piantare 5 milioni di alberi in due giorni e 180 milioni di alberi prima della fine del 2022, ripristinando oltre 300.000 ettari di terreno degradato in conformità con il Piano di sviluppo nazionale. Un obiettivo ambizioso che sta coinvolgendo sia la popolazione che le istituzioni.

Le prime piantine verranno seminate insieme a esperti incaricati della pianificazione, il 21 e 22 marzo 2020, Grande Giornata Nazionale #PorqueSembrarNosUne.

Eduard Gutiérrez se une a la gran meta Nacional de sembrar 180 millones de árboles, porque sembrar un árbol es garantizar la vida de las futuras generaciones, #SembrarNosUne ¡Sé parte tu también! pic.twitter.com/blM3izJmAj

— Minambiente Colombia (@MinAmbienteCo) February 21, 2020

L’idea è recuperare bacini idrografici e formare corridoi vegetali dove gli ecosistemi possano svilupparsi adeguatamente. Nella prima fase del piano si lavorerà su 11 regioni che hanno subito più di altre i danni della deforestazione e dell’uso inappropriato del suolo, che sono Antioquia, Boyacá, Santander, Cundinamarca, Tolima, Valle, Huila, Norte de Santander, Chocó, Amazonas e Cauca.

La semina verrà gestita da esperti per evitare di commettere errori, evitando per esempio di piantare piante invasive che potrebbero diventare difficili da sradicare e dannose per le altre.

Gran Sembratón en todo el territorio nacional, más de cinco millones de árboles serán sembrados entre el próximo 21 y 22 de marzo en la Gran Jornada Nacional #PorqueSembrarNosUne. @MinAmbienteCo @CorazonAmazonia @InstitutoSINCHI @VisionAmazonia @FondoPatrimonio @IDEAMColombia pic.twitter.com/sbUIzlBTJ6

— Corazón de la Amazonía (@CorazonAmazonia) January 27, 2020

Ed entro il 2022, il paese intende piantare altri 175 milioni di alberi! Un obiettivo importante che ci auguriamo venga raggiunto.

FONTI: Minambiente

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Ritrovato prezioso manoscritto con le memorie (e i segreti) degli Inca

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Un prezioso manoscritto del 1838 con le memorie degli antichi governanti Inca è stato finalmente recuperato dopo più di un secolo.

Il manoscritto, intitolato “Ricordi della monarchia peruviana o ritratto della storia degli Incas“, era stato scritto da Justo Apu Sahuaraura Inca, discendente per linea materna dell’imperatore inca Huayna Cápac e del principe Christopher Paullo Inca e vissuto tra il 1775 e il 1853.

Sahuaraura, membro della nobiltà indigena di Cusco, ricercatore, sacerdote cattolico ed eroe dell’Indipendenza del Perù, si dedicò a salvare la memoria dell’impero Inca e si definiva “l’ultimo discendente della dinastia imperiale degli Incas”.

Per scrivere il testo ritrovato, Sahuaraura consultò documenti ormai introvabili grazie ai quali riuscì a descrivere il periodo Inca fino all’arrivo degli spagnoli nel XVI secolo.

Il documento contiene informazioni sull’Inca Garcilaso de la Vega, il primo meticcio intellettuale d’America (1539-1616), nonché una serie di resoconti sull’ingresso degli spagnoli a Cusco, capitale dell’impero Inca a sud-est del Perù.

©EFE

Il documento era purtroppo scomparso dalla Biblioteca Nazionale durante la Guerra del Pacifico (1879-1884), quando le truppe cilene hanno occupato la città di Lima.

Una volta arrivato in Cile, il manoscritto è finito nelle mani di collezionisti che non lo hanno mai consegnato alle biblioteche. In seguito si è scoperto che il documento era entrato a far parte della collezione di una famiglia brasiliana nel 1970: in seguito a una trattativa, la famiglia ha accettato di restituirlo alla Biblioteca nazionale del Perù lo scorso novembre.

“Il valore di questo documento del 1838 è incalcolabile. È sempre stato considerato un gioiello estremamente raro, non abbiamo altri manoscritti di questa natura”, ha spiegato Gerardo Trillo, direttore della protezione delle collezioni della Biblioteca nazionale.

©EFE

Ora che è tornato presso la Biblioteca Nazionale di Lima, il manoscritto è stato digitalizzato e può essere consultato online.

Fonti di riferimento: Canal N/EFE

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Cosa rende i cani così speciali? La scienza non ha dubbi: l’amore!

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Anche i cani sanno amare. L’idea che gli animali possano sperimentare e provare amore non è di certo una novità, ma negli ultimi anni esistono studi scientifici che vanno in tal senso dimostrando che anche un ruolo fondamentale lo svolge l’ossitocina.

I cani sono animali meravigliosi e non perdono mai occasione di dimostrarci il loro affetto, ma dietro i loro gesti non c’è solo un amore incondizionato nei nostri confronti, ma ci sono in campo anche gli ormoni. In particolare, l’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore.

Ogni volta che guardiamo Fido negli occhi, i suoi livelli di ossitocina aumentano, esattamente come i nostri. Ciò succede anche quando lo abbracciamo, lo accarezziamo e gli facciamo in generale le coccole. E questo contribuisce inevitabilmente al nostro attaccamento a loro e viceversa. Ma non solo, adesso i ricercatori sono convinti che quando gli esseri umani e i loro cani si guardano negli occhi, rispecchiano un effetto osservato tra madri e bambini e che proprio la parola ‘amore’ abbia un significato particolare.

Ne è convinto Clive Wynne, docente di psicologia della Arizona State University specializzato in comportamento canino, che nel nuovo saggio ‘Dog Is Love: Why and How Your Dog Loves You’ (Il cane è amore: perché e come il cane vi ama), sostiene una nuova tesi.

Lo psicologo inizia a studiare i cani nei primi anni 2000 e, come altri ricercatori, credeva che attribuire loro emozioni complesse fosse commettere il peccato dell’antropomorfismo, finché non inizia a fare delle ricerche sul sistema cognitivo dei cani e mette in luce nuovi elementi che ne attestano appunto le facoltà empatiche e la loro capacità di provare sentimenti.

Il cane comunica con l’uomo

Molte ricerche condotte negli ultimi anni, grazie al supporto di nuove tecnologie hanno indagato le straordinarie capacità dei cani di comunicare con l’uomo. E’ emerso che il cane, in oltre 30mila anni di domesticazione, ha imparato a comunicare con l’uomo.

Arrivando addirittura ad utilizzare alcune espressioni e comportamenti solo con l’uomo, come ad esempio la cosiddetta tecnica degli “occhi dolci”. Ma sono ben 19 gesti i gesti che i ricercatori hanno individuato come esclusivi dell’uomo.

Wynne, tuttavia, ha una teoria un po’ diversa e spiega che poi Fido non è così brillante come altri animali.
I piccioni possono identificare diversi tipi di oggetti in immagini 2D; i delfini hanno dimostrato di comprendere la grammatica; le api segnalano l’ubicazione delle fonti alimentari attraverso la danza; tutte imprese che non sono mai state attribuite a un cane.

E partendo da questo, lo psicologo propone un cambio di paradigma, sostenendo che i cani si distinguono dagli altri animali per ipersococialità e ciò sarebbe dovuto al gene della sindrome di Williams. Diversi studi sono andati in questa direzione: il comportamento socievole delle persone affette dalla sindrome di Williams, una malattia genetica rara, potrebbe avvicinarsi molto a quello canino.Quindi il comportamento spiccatamente amichevole di esseri umani e cani potrebbe essere il risultato di variazioni geniche comuni.

“L’essenziale per i cani, come per le persone con sindrome di Williams, è il desiderio di stabilire connessioni strette, di avere relazioni personali intense, di amare ed essere amati”, scrive Wynne.

La risonanza magnetica mostra che il cervello dei cani risponde alle lodi tanto o addirittura più del cibo. Ma sebbene i cani abbiano una predisposizione innata all’affetto, per avere questo effetto è necessario farlo sviluppare sin da cuccioli. Ciò che rende importanti queste scoperte, oltre a far avanzare la scienza, sono le loro implicazioni per il benessere dei cani. Questo significa rifiutare metodi di addestramento brutali e basati sul dolore che continuano a persistere ancora oggi.

“Tutto ciò che il tuo cane vuole è che tu mostri loro la strada da seguire con amore”, dice Wynne.

Questo significa, ritagliarsi del tempo per soddisfare i loro bisogni sociali invece di lasciarli soli per gran parte della giornata.

“I nostri cani ci danno così tanto e in cambio non chiedono molto. Hanno solo bisogno della nostra compagnia, devono stare con le persone”.

Fonti: Psy.org, Science Advance

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