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Acquistano un enorme terreno per restituirlo alla natura selvaggia, ecco come è diventato in 20 anni

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Oltre vent’anni fa, Aditya e Poonam Singh hanno acquistato un pezzo di terra in un angolo remoto del Rajasthan, nell’India Settentrionale per restituirla alla natura selvaggia.

Aditya Singh si è innamorato di questi luoghi durante un viaggio nel 1998 e la decisione di lasciare casa e lavoro per trasferirsi ai margini della Ranthambore Tiger Reserve è stata quasi immediata.

Anche per la moglie Poonam è stato amore a prima vista:

“Il mio primo avvistamento fu una tigre con tre cuccioli su una collina. È stato magico. Alla fine del viaggio, ho chiesto ad Aditya potevamo trasferirci a Ranthambore. Lo voleva anche lui e in pochi mesi ci siamo trasferiti”, ricorda la donna durante un’intervista a Mongabay,

I due coniugi indiani hanno acquistato un lotto di terreno destinato all’agricoltura, come lo sono tutt’ora i campi adiacenti. La coppia ha potuto comprare la terra a poco prezzo poiché priva di accesso alla strada e all’elettricità e perché spesso frequentata da tigri, dunque pericolosa.

Aditya e Poonam Singh non avevano però intenzione di coltivare, ma di lasciare libera la terra, permettendo alla natura di fare il proprio corso.

“L’abbiamo comprato. L’abbiamo recintato. E ce ne siamo dimenticati”, racconta Aditya Singh.

Ma quello era solo l’inizio. Nel tempo, infatti, i coniugi hanno acquistato anche altre terre adiacenti al primo lotto e ora possiedono oltre 40 acri di terreno.

All’inizio hanno dovuto combattere contro taglialegna e agricoltori per difendere il loro terreno ma pian piano il loro sogno si è trasformato in realtà e sui campi hanno iniziato a crescere indisturbati gli alberi: oggi, a distanza di ventidue anni, la loro proprietà è una macchia verde lussureggiante, una foresta tra le coltivazioni, frequentemente visitata da tigri, leopardi e altri animali selvatici.

Grazie a questa oasi selvaggia, gli animali hanno a disposizione cibo, acqua, riparo e il numero di esemplari che si avventura nelle coltivazioni in cerca di risorse è decisamente diminuito.

I Singh vogliono ora acquistare altre terre che confinano con la loro proprietà e restituire altri terreni alla natura. I due sperano con il loro esempio di poter ispirare altre persone a fare altrettanto.

Fonti di riferimento: Mongabay/http://Ranthambhore

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La meravigliosa danza delle api: svelati oltre 1.500 passi fino a oggi sconosciuti

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La danza delle api è misteriosa e ancora poco conosciuta. Anche se molto si sa sui movimenti che le api compiono per comunicare con le loro simili, un nuovo studio condotto dagli entomologi dell’università del Minnesota ne ha svelati oltre 1.500, utili a indicare alle loro sorelle la presenza e la posizione dei fiori preferiti.

Il team di scienziati ha decodificato il significato di oltre 1.500 di questi passi offrendo informazioni importanti sulla tutela di questa specie, seriamente messa a rischio da cambiamenti climatici e pesticidi.

“La cosa che ritengo più interessante delle api è la loro comunicazione”, ha detto Morgan Carr-Markell, studente di dottorato all’Università del Minnesota e autore principale dello studio pubblicato sulla rivista PLOS One.

Prima della colonizzazione europea, lo stato del Midwest era coperto da praterie, di cui oggi resta solo il 2%. Molti gruppi che si occupano di tutela e conservazione delle specie stanno cercando di far rivivere le praterie e ricreare le condizioni adatte alla sopravvivenza delle api e di altri insetti impollinatori.

Così Carr-Markell e colleghi hanno cercato di rispondere a due domande principali: quando si impegnano di più nell’attività di foraggiamento? E quali tipi di fiori cercano le api per polline e nettare, le loro due principali fonti di cibo?

Per scoprirlo, i ricercatori hanno collocato colonie di api (Apis mellifera) in alveari di osservazione con pareti di vetro, in due siti: il Belwin Conservancy e il Cowling Arboretum del Carleton College nel Minnesota.

Tra il 2015-2017, la squadra ha registrato le danze delle api femmine nelle arnie, proprio all’interno dell’entrata dell’alveare.

La danza è spiegata nel video che segue, creato da una delle coautrici dello studio Margaret Couvillon.

Si può notare un movimento composto da 8 gesti, in cui l‘ape ballerina si muove avanti e indietro per definire la direzione di una macchia di fiori rispetto al Sole all’orizzonte, creando un angolo con il proprio corpo. Nel frattempo, segnala la distanza dalla fonte di polline più vicina in termini di secondi. Ogni secondo in cui si sposta in linea retta equivale a circa 750 metri.

Il numero di ripetizioni della danza sembra essere correlato a quanto sia redditizia la fonte di cibo, così come la velocità con cui si gira per ripetere la “figura a otto”. Decodificando e mappando i fiori segnalati dalle api in 1.528 balli, Carr-Markell e il suo team hanno così capito che

“le api da miele avevano maggiori probabilità di comunicare con le loro sorelle sulle fonti di nettare nelle praterie nella parte successiva della stagione del foraggiamento”, nei mesi di Agosto e settembre.

Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le colonie stanno cercando di fare scorta di provviste extra per l’inverno. Inoltre, hanno scoperto quali siano le fonti di polline maggiormente amate dalle api nella prateria, ossia la verga d’oro e i trifogli.

La ricerca arriva in un momento difficile per questi insetti che stanno affrontando varie minacce da parte di agenti patogeni misteriosi, parassiti, pesticidi oltre ai cambiamenti climatici che stanno modificando gli ecosistemi di tutto il mondo.

Speriamo che questa nuova scoperta possa aiutarle.

Fonti di riferimento: PlosOne, Phys.org, Afp

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Tumore al cervello: trovata la ‘chiave d’accesso’ per curare la più grave forma, il glioblastloma

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Glioblastloma è ancora sinonimo di mortalità al 100%. Un tumore al cervello che non lascia speranze, chiuso com’è in un guscio impenetrabile. Eppure c’è chi apre le porte alla speranza di nuove terapie: alcuni scienziati hanno replicato in vitro il tumore e lo hanno fatto crescere osservandone i comportamenti e le reazioni ai farmaci.

Loro sono i ricercatori del Laboratorio di Genomica e Trascrittomica della Fondazione Pisana per la Scienza che, guidati da Chiara Maria Mazzanti, hanno condotto uno studio nell’ambito del progetto “Optical metabolic imaging of glioblastoma patient derived organoids to assess treatment response and disease progression”, che presto sarà pubblicato su una rivista scientifica di settore.

Il glioblastloma “è sempre stato una cassaforte senza combinazione, ma noi abbiamo trovato una chiave d’accesso – ha annunciato Mazzanti a La Nazione – grazie a collaborazioni internazionali e competenze multidisciplinari presenti anche qui a Pisa, come i laboratori Nest della Scuola Normale, l’Azienda Ospedaliero-universitaria di Pisa, l’Ospedale di Livorno, il Cnr”.

Il glioblastoma (gbm) è un tumore cerebrale di alto grado caratterizzato da una prognosi infausta, spesso con una sopravvivenza al di sotto dei due anni. Come si legge sul sito della Fondazione, l’eziologia e la patogenesi del GBM non sono ancora chiare. Il GBM è il tumore più comune tra le neoplasie della glia, rappresentando il 53,8% di tutti i gliomi. Tra tutti i tumori umani è uno di quelli con maggiore mortalità. Nonostante il trattamento aggressivo al momento della diagnosi, che consiste nella rimozione chirurgica seguita da radiazioni con concomitante e successiva chemioterapia adiuvante con temozolomide, il tumore si ripresenta costantemente o progredisce, con una sopravvivenza mediana di 14,6 mesi dei pazienti. Queste caratteristiche rendono il GBM il tumore più aggressivo e letale di tutti i tumori umani.

Ma ora i ricercatori potrebbero aver trovato una “chiave d’accesso”: per la prima volta sono entrati nel glioblastoma partendo da una biopsia umana.

Abbiamo fatto crescere in vitro il tumore per osservarlo mentre si sviluppa e comprenderne i meccanismi, riuscendo a creare un modello che ci permetterà di studiare il modo in cui questo tumore risponde ai farmaci”.

Così facendo, si spera che ogni paziente che ne è colpito possa avere un giorno il proprio tumore replicato in vitro per essere testato con farmaci e trovare una terapia personalizzata.

Fonte: La Nazione / Fondazione Pisana per la Scienza Onlus

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Il lunghissimo tappeto collettivo che intreccia (e unisce) i fili e le vite di chi lo tesse

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Un lunghissimo tappeto destinato ad allungarsi ancora di più. Si tratta dell’opera d’arte di Jonida Xherri, artista albanese che ha cucito insieme storie, fili e perline di tutti coloro che hanno voluto partecipare al suo progetto collettivo. Intrecci che parlano di accoglienza e di persone conosciute davvero da Jonida, le cui vite così diverse, ma così simili, si sono simbolicamente unite attraverso l’arte.

Il tappeto, iniziato a Scicli, in Sicilia, ha già raggiunto i 250 metri, e la sua lunghezza aumenterà ancora. Jonida spera di arrivare al chilometro e persino di superarlo!

Perle di accoglienza”, questo il suo nome, fa parte, insieme ad altre due opere, “O Italia o grande stivale non cacciarmi di nuovo a pedate” e “Barca di Cioccolato/ Santo di Modica“, del progetto “Intrecci“, che parla di scambio e di intrecci di fili e vite, come spiegato dalla stessa Jonida sulla sua pagina facebook, “MIRËSERDHËT”, che in albanese significa “Benvenuti”.

Il progetto intrecci parla di scambio e di intrecci di fili e vite. È stato realizzato il mese di gennaio, dando come…

Pubblicato da Mirëserdhët su Martedì 11 febbraio 2020

Jonida, di origine albanese e in Italia da ben 13 anni, è una cittadina del mondo particolarmente sensibile al tema dell’accoglienza, che definisce “insita nella natura umana” e assolutamente da recuperare perché “il potere dell’accoglienza può fare miracoli“, come dichiarato a Benvenuti Ovunque.

Ed è proprio di accoglienza e condivisione che “parla” il suo tappeto di perline, fatto di incontri, scambi, intrecci preziosi tra persone di origini diverse.

E così anche il suo arazzo di un metro per undici, che riporta le parole del poeta e migrante italiano Emanuel Carnevali mentre faceva ritorno in Italia dopo un periodo di immigrazione all’estero: “O Italia, o grande stivale, non cacciarmi di nuovo a pedate“.

©Jonida Xherri/Facebook

Mentre la sua “barca di cioccolato V/Santo di Modica” sorge dall’unione di 629 scatole di cioccolato di Modica, numero corrispondente ai migranti a cui è stato vietato nel giugno 2018 lo sbarco in Italia. Perché il cioccolato? Perché arriva proprio dalla loro terra, l’Africa, ma a differenza dei suoi abitanti, può sbarcare senza problemi sulle nostre coste.

©Jonida Xherri/Facebook

L’arte di Jonida non si ferma qui, e nemmeno il suo tappeto, che verrà ospitato in qualunque Comune ne faccia richiesta.

Speriamo si facciano avanti in tanti, c’è bisogno di risvegliare il senso di accoglienza e di umanità!

FONTI: Benvenuti Ovunque/facebook

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Cosmoprof 2020: scarica la guida sulla clean beauty, il futuro della cosmesi è green

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Manca ormai meno di un mese alla 53esima edizione Cosmoprof Worldwide Bologna, il più importante evento dedicato alla bellezza e alla cosmesi.

L’appuntamento torna anche quest’anno a Bologna dal 12 al 15 marzo con Cosmopack e Cosm Perfumery & Cosmetics e dal 13 al 16 Marzo con Cosmo Hair, Nail & Beauty Salon.

Esperti, agenzie, trend scouter, opinion leader e aziende provenienti da 150 Paesi di tutto il mondo si confronteranno per immaginare quali saranno le tendenze del prossimo decennio nel settore cosmetico, argomento che interessa tutti noi.

Il futuro della cosmesi è green

Ogni giorno infatti acquistiamo e applichiamo sulla nostra pelle tantissimi prodotti cosmetici e i nostri beauty case abbondano di detergenti, creme idratanti, trattamenti per i capelli, prodotti per il make-up, struccanti: i cosmetici ci accompagnano in ogni momento della giornata, rispondendo a numerose richieste.

Sebbene tutti i cosmetici in commercio siano prodotti e venduti a norma di legge e dunque controllati e sicuri, alcuni cosmetici sono realizzati in modo migliore, con una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente e della nostra salute.

Poiché negli ultimi anni la sensibilità ambientale dei consumatori è molto cresciuta, diverse aziende cosmetiche offrono oggi cosmetici formulati con materie prime naturali e biodegradabili, prodotti con metodi sostenibili e confezionati con packaging riciclati o riciclabili.

Sempre più brand cosmetici hanno dunque iniziato a proporre cosmetici definiti green o eco-bio, che sempre più spesso troviamo nelle erboristerie, profumerie e sugli scaffali dei supermercati.

Il futuro della cosmesi è green, ma che cos’è la cosmesi green? Quali sono gli ingredienti utilizzati nei cosmetici naturali? Perché dovremmo preferire un cosmetico eco-bio o green rispetto a un prodotto tradizionale?

In questa guida cerchiamo di rispondere alle domande più frequenti sulla bellezza, a cominciare da come è fatta la nostra pelle così da poter comprendere di quali trattamenti ha bisogno, per poi addentrarci nel mondo dei cosmetici e capire quali sono le differenze tra i tanti prodotti che troviamo in commercio. Scarica qui la guida alla cosmesi green.

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Processionaria, è allarme per colpa del caldo: torna (in anticipo) l’insetto pericoloso per cani e bimbi

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Attenzione, sono tornate! La Primavera anticipata e l’eccessivo caldo, ha riportato il problema delle processionarie. Si tratta di lepidotteri che, allo stadio larvale, appaiono come bruchi ricoperti da una fitta peluria urticante pericolosa per l’uomo e soprattutto per i cani.

In Italia sono presenti la processionaria del pino e della quercia: entrambe le specie parassitano le piante su cui nidificano dunque bisogna prestare particolare attenzione se si hanno queste piante in giardino o se tali alberi sono presenti nelle aree in cui si porta a passeggio il proprio cane. Più raramente la processionaria può essere presente anche su altre piante giovani tra cui castagni, betulle, larici e faggi.

Con l’arrivo delle belle giornate, i bruchi scendono dai tronchi in processione verso il terreno: generalmente ciò avviene a partire dal mese di marzo, ma quest’anno, a causa delle temperature particolarmente miti, potremmo incontrare l’insetto nei boschi, nei giardini e nei parchi già dalla fine di febbraio.

Una volta scesa a terra, adulti, bambini e amici a quattro zampe, possono entrare in contatto con la pericolosa processionaria. Nell’uomo, i peli della processionaria a contatto con la pelle o inalati provocano orticaria, tosse e difficoltà respiratorie, mentre nel cane le conseguenze possono essere molto più gravi.

ALLARME PROCESSIONARIE, EARTH INVITA TUTTI A FARE ATTENZIONEA causa dell'anomalo innalzamento delle temperature in…

Pubblicato da EARTH su Martedì 18 febbraio 2020

In seguito al contatto dei peli della processionaria, il cane mostra infatti evidenti sintomi che includono importanti irritazioni a carico della pelle, degli occhi, delle mucose e delle vie respiratorie, oltre a salivazione eccessiva, febbre, vomito e diarrea ematica in caso di ingestione.

I peli della processionaria possono provocare danni gravissimi, dalla necrosi dei tessuti colpiti fino alla morte dell’animale.

Gli esperti consigliano di intervenire tempestivamente lavando la bocca del cane con una soluzione di acqua e bicarbonato e di rivolgersi immediatamente a un veterinario.

Fonti di riferimento: OrthoVetHealth/Ti presento il cane

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La gioia della piccola Ilaria: trapianto di cuore riuscito, il miracolo al Monaldi di Napoli

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Grande Ilaria! Al Monaldi di Napoli si è compiuto un piccolo miracolo: dieci ore di intervento e finalmente un cuore nuovo. La storia tra la vita e la morte di Ilaria Savino, l’undicenne della provincia di Caserta che fino a ieri viveva attaccata a un cuore artificiale, aveva commosso e fatto sperare tutti. Oggi per lei e la sua famiglia si riparte da zero.

È accaduto tutto in una manciata di ore, quando un cuore nuovo – arrivato grazie alla generosità di due genitori disperati – ci ha messo un attimo a ricolmare di fiducia la mamma e il papà di Ilaria, costretta a lottare che era ancora troppo piccola, costretta a rinunciare a un’infanzia leggera e senza pensieri, costretta a una macchina per essere al mondo.

La bella notizia è arrivata il 17 febbraio. La piccola originaria di Marcianise è una dei sei bambini che in Italia vivono con il cuore artificiale, attaccati notte e giorno a uno strumento che consente il funzionamento e la regolazione del muscolo. Quella macchina pompa il sangue raccolto in una sacca, a sua volta collegata con un tubo al sistema circolatorio interno. Regolarmente bisogna caricare la macchina con la corrente dalla rete elettrica e ad essa è legato un computer che indica le pulsazioni e descrive il tracciato attimo per attimo.

Un calvario, che viene dopo un altro calvario. Come raccontato dalla giornalista Marilena Natale, infatti, Ilaria aveva già lottato contro un cancro e sperava solo “di poter tornare a correre, giocare e ballare. Invece un virus l’ha colpita mentre era ancora in fase di guarigione, compromettendo le funzioni cardiache. Ilaria era quindi da 12 mesi in attesa di un cuore nuovo”.

È arrivato il cuore per la piccola Ilaria. La nostra guerriera ha 11 anni Dopo aver lottato contro il cancro, la…

Pubblicato da Marilena Natale su Martedì 18 febbraio 2020

Ed eccolo qui quel cuore nuovo! Grazie alla equipe del cardiochirurgo Andrea Petraio, Ilaria è tornata alla vita al Monaldi, una delle eccellenze del Sud, ospedale specializzato nelle cure delle malattie pneumo-cardiovascolari che si avvale anche di tecniche di cura all’avanguardia.

Buongiorno Le prime 12 ore post intervento sono passate tranquille. Ilaria è ancora sedata, devono trascorrere …

Pubblicato da Marilena Natale su Mercoledì 19 febbraio 2020

Fonte: Marilena Natale pagina Facebook

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Amianto e rifiuti pericolosi nel Parco del Gargano: l’Italia ha una nuova Terra dei Fuochi

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Attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti: con questa accusa sono stati arrestati sei imprenditori pugliesi per aver smaltito illegalmente rifiuti speciali e pericolosi nell’area protetta del Parco Nazionale del Gargano, nella zona di Manfredonia.

Circa 70 tonnellate di rifiuti sono state abbandonate nel corso di diversi mesi coprendo un’area di circa 11mila metri quadrati. I rifiuti includono bidoni in plastica, piastrelle, mattoni, ferro, frammenti di amianto con fibre esposte e altri materiali provenienti da cantieri edili.

Il proprietario del terreno riceveva ogni giorno gli automezzi carichi di rifiuti, che faceva scaricare nella sua proprietà senza alcuna autorizzazione, consentendo così un risparmio di ben 90mila euro a chi conferiva i rifiuti.

“L’attività è finalizzata alla realizzazione di un ingiusto profitto derivante dal risparmio di spesa rispetto alle corrette procedure di gestione dei rifiuti”, ha spiegato il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe.

L’illecito ambientale è stato scoperto per caso, grazie ai filmati ripresi dalle telecamere attivate per le indagini del quadruplice omicidio nel quale persero la vita il boss Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e due agricoltori innocenti.

I video mostravano gli automezzi che arrivavano carichi di rifiuti da riversare nell’area protetta: movimenti che hanno insospettito gli investigatori e che hanno dato vita all’operazione “Black cam”, portata avanti dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari, insieme ai militari del R.O.N.I. del Comando Provinciale di Foggia.

Le successive intercettazioni hanno confermato i sospetti, portando all’arresto di sei persone. Sono infatti finiti in manette il proprietario del terreno, due autotrasportatori e i titolari di tre società, una edile e due di trasporti.

“L’attività illecita ha avuto inizio nel 2017,perché nel 2016, sulla scorta delle riprese di Google Earth l’area in quell’anno era priva di rifiuti. Ed è terminata a giugno 2018. La discarica abusiva ricade in area protetta, Sic e zona di protezione speciale.
Confrontando l’area con immagini fatte in periodi diversi è stato possibile valutare che sono state asportate 16 piante con una superficie della chioma pari a circa 160 metri quadri”, si legge nell’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Bari.

Gli imprenditori avevano in progetto di costruire un Bed and Breakfast proprio sopra al terreno che ospitava la discarica abusiva. L’area è stata invece sottoposta a sequestro, così come gli automezzi utilizzati per trasportare i rifiuti. Dalle prime valutazioni è stato stimato un danno di circa 170mila euro, somma che dovrà essere spesa per bonificare e ripristinare l’area.

Fonti di riferimento: ANSA/La Gazzetta del Mezzogiorno

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Attenzione, ritirata questa crema al cacao: trovato frammento di vetro

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Frammenti di vetro nella crema al cacao. Nuova allerta alimentare da parte del Ministero della salute, che ha richiamato un lotto potenzialmente pericoloso.

Dopo il ritiro di vari lotti di Coca Cola caratterizzati dallo stesso problema, adesso tocca alla crema al cacao. In particolare, il prodotto ritirato dalle autorità ministeriali è quello del marchio Cascina Fontanacervo.

Secondo quanto riportato nell’avviso di sicurezza del Ministero, nel vasetto da 125 gr è stato rilevato un frammento di vetro, per questo ne è stato disposto il ritiro dal mercato.

Si tratta del lotto “28 FEB” prodotto dalla Società Agricola Fontana SRL con sede a Villastellone (TO), e con data di scadenza 28/02/2020.

©Ministero della salute

Se avete acquistato questa crema controllate il lotto e se coincide con quella oggetto di richiamo, riportatela indietro per ottener un cambio o un rimborso.

Fonti di riferimento: Ministero della salute

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Ministero della Salute richiama 8 lotti di Coca Cola per la presenza di frammenti di vetro nelle bottiglie

©

 

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Il Cambiamento: l'informazione a impatto positivo!

Il Cambiamento - feed -

State leggendo, proprio ora, in questo momento, un quotidiano online che compie dieci anni, sudatissimi e meritatissimi, di informazione libera e indipendente! Ora abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti i nostri lettori e di tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza di voci libere e indipendenti.

UN rights experts ‘gravely’ concerned at spike in civilian casualties in north-west Myanmar following internet shutdown

ONU - aiuti umanitari - feed -

Independent UN human rights experts on Tuesday voiced grave concern over the killing and displacement of civilians in north-west Myanmar during the intensifying conflict between the military and an armed group, the Arakan Army, amid an information blackout in some parts of Rakhine and Chin states. 

Ministero della Salute richiama 8 lotti di Coca Cola per la presenza di frammenti di vetro nelle bottiglie

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Richiamati 8 lotti di Coca Cola, di cui 7 Original Taste e 1 Zero Zuccheri, per la presenza di possibile presenza di filamenti di vetro nella bevanda, lo ha comunicato il Ministero della Salute, che raccomanda di fare attenzione e di non berla.

I lotti interessati, che vi elenchiamo di seguito, sono prodotti nello stabilimento Coca Cola HBC Italia di Nogara, Verona, e sono in vendita nella confezione da 6 bottiglie da 20 cl:

Oltre a quelli elencati è stato ritirato un lotto di Coca-Cola Zero Zuccheri, L 200219 con scadenza 10.07.2020.

Per provvedere alla sostituzione delle bevande, qualora si scoprisse di averle acquistate verificando il numero di lotto e la scadenza, il Ministero della Salute ha comunicato di chiamare il numero verde 800.534.934.

FONTI: Ministero della Salute

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Nelle reti da pesca più plastica che pesci: il Mediterraneo è una discarica

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I nostri mari sono pieni di plastica, ormai lo sappiamo bene. Lo sanno ancora meglio i pescatori, come dimostrano le immagini riprese da Francesco Sena nel mare del Salento.

Il 30enne ha gettato una rete da pesca a 20 miglia dalla costa tra Gallipoli e Marina di Ugento e a 600 metri di profondità e ciò che ha raccolto è impressionante.

Oltre ai pochi gamberi rossi, nella rete sono finiti sacchetti di plastica, bottiglie di plastica, bicchieri usa e getta, imballaggi e rifiuti di ogni tipo.

Nel 2016, Francesco aveva registrato un video simile che potete vedere qui, nello stesso periodo e nella stessa zona. All’epoca, i rifiuti di plastica erano praticamente assenti nelle reti mentre oggi, a soli quattro anni di distanza, è aumentata in modo spaventoso.

“C’è più plastica che gamberi. È impressionante”, commenta uno dei ragazzi che insieme a Francesco ha realizzato il reportage.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato, ma di una situazione che riguarda tutti i nostri mari. Secondo le previsioni, nel 2050 la quantità di plastica sarà equivalente alla massa della fauna ittica, anche se a giudicare dalle immagini riprese nel mare del Salento sembra di aver già raggiunto tale livello.

Ogni anno finiscono in mare almeno 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica: di questi, il 7% raggiunge il Mediterraneo, uno dei mari più inquinati di plastica.

I pescatori sono costretti a dividere questa enorme quantità di immondizia dal pesce ogni giorno, contribuendo a rimuovere i rifiuti dalle acque.

Grazie alla normativa Salvamare dell’ottobre 2019, i pescatori possono infatti raccogliere la plastica e conferirla presso i centri di smaltimento, mentre prima non gli era concesso riportare in porto i rifiuti trovati in mare.

Il contributo dei pescatori però, per quanto essenziale, non è sufficiente: è necessario che ognuno di noi modifichi le proprie abitudini se non vogliamo nuotare in un mare di plastica.

Dobbiamo eliminare la plastica monouso, scegliere prodotti privi di imballaggi o con confezioni facilmente riciclabili, effettuare in modo corretto la raccolta differenziata e non abbandonare mai rifiuti nell’ambiente.

Fonti di riferimento: Francesco Sena/ISPRA/Camera dei deputati

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Il regalo più bello per i figli è vedere che mamma e papà si amano e si supportano reciprocamente

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Il regalo più bello per i figli è vedere che i genitori si amano e si supportano reciprocamente. Perché quando si respira amore, si respira gioia. Una frase che può sembrare scontata ma che, forse, non lo è poi così tanto. Perché con amore non ci riferiamo, qui, all’ideale di famiglia “perfetta” o a quello di famiglia tradizionale, ma a quell’amore fra persone che va avanti a prescindere dagli alti e bassi di ogni relazione, alimentato dal rispetto reciproco e dal desiderio condiviso di continuare insieme il proprio cammino.

Amore frutto di una scelta fra persone che si rinnova quotidianamente, non perché ci sia un contratto inviolabile che tiene unita la coppia, ma in nome della volontà reciproca. Questo tipo di amore è senz’altro prezioso per i figli perché consapevoli o meno, ne respirano la forza e l’autenticità. Sono amori che capitano ma sono anche amori che si costruiscono. Che a volte durano una vita, altre comunque finiscono, non senza dolore ma sicuramente senza odio.

Relazioni dove papà e mamma non si vergognano dei propri sentimenti reciproci e si supportano a vicenda.

E dove gli uomini, nel caso di rapporti uomo-donna, imparano ad andare oltre ai vecchi stereotipi del maschio alfa, vincolato a un fastidioso “distacco emotivo“, e comprendono l’importanza del supporto reciproco, che non va confuso con “l’aiutino“, anche in merito all’accudimento e all’educazione dei figli. Perché i compiti della quotidianità e della genitorialità, non bisognerebbe nemmeno ribadirlo ma male non fa, sono responsabilità sia di mamma che di papà.

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Il lago di Levico quest’anno non riesce a ghiacciarsi: le temperature sono troppo alte

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Le acque del lago di Levico, in Trentino Alto-Adige, durante i mesi invernali sono generalmente ghiacciate.
Negli ultimi anni, e soprattutto in questi primi due mesi del 2020, l’acqua del lago è però apparsa ghiacciata poche volte. Colpa del riscaldamento globale e delle temperature che scendono raramente sotto lo zero.

A confrontare la situazione è l’associazione Meteo Triveneto che, dopo aver ricevuto alcune fotografie del lago ghiacciato scattate nel 2006, ha analizzato le temperature registrate oggi e 14 anni fa scoprendo di quanto la temperatura sia aumentata in poco più di un decennio.

“Se si fa un confronto con i valori delle minime e delle massime, non c’è un solo giorno del febbraio 2020 con temperature più basse dei primi 12 giorni del febbraio 2006.
La media delle minime dei primi 12 giorni di febbraio 2006 fu di -6,0°C rispetto alla media dei primi 12 giorni 2020 di -0,8°C (quindi 5,2°C più caldo quest’anno), nel 2012 (sempre primi 12 giorni di febbraio) la minima più bassa raggiunse i -8,9°C il giorno 7, quest’anno si è fermata a -3,0°C sempre il giorno 7.
Per quanto riguarda le massime, nel 2012 la media (sempre primi 12 giorni di febbraio) fu di +7,0°C, quest’anno invece di +11,2°C (quindi 4,2°C più caldo quest’anno), la massima più elevata nel 2006 fu di +10,6°C il giorno 2, quest’anno di +16,3°C il giorno 11.
Mediamente i primi 12 giorni di febbraio 2006 furono 4,7°C più freddi di quelli del 2020.”, spiega l’associazione.

Anche confrontando le temperature dei primi 12 giorni di febbraio di quest’anno con quelle registrate nello stesso periodo del 2019, la situazione resta drammatica: mediamente, nei primi giorni di febbraio 2020, la temperatura è risultata più alta di 1,8°C rispetto allo scorso anno.

La superficie del lago di Levico dovrebbe essere ghiacciata in questo periodo, ma durante l’ultimo inverno, il ghiaccio non si è praticamente mai visto a causa del caldo record registrato in questa stagione invernale anomala.

Pochi giorni fa, la temperatura delle acque superficiali del lago era di ben 5,2°C: valori molto superiori a quelli che dovrebbero essere registrati in questo periodo dell’anno.

Fonti di riferimento: Meteo Triveneneto

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Ascoltata per la prima volta la ‘voce’ dei tumori: nuove speranze per cure su misura

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Le cellule tumorali comunicano tra loro e questo linguaggio per la prima volta è stato decifrato da una nuova ricerca, condotta da Cancer Reesearch britannico e da Christopher Tape dell’University College London.

La nuova tecnica sviluppata dagli scienziati ha come obiettivo quello di comprendere il modo in cui milioni di singole cellule comunicano tra loro. Per farlo sono stati esaminati mini tumori cresciuti in tessuti in laboratorio, noti come organoidi.

Per la prima volta, la tecnica ha analizzato rapidamente ogni singola cellula di un organoide, cercando la presenza di molecole di segnalazione specifiche, ossia messaggi che le cellule inviano alle vicine, dicendo loro come comportarsi.

Il dott. Chris Tape, capo ricercatore dello studio dell’UCL, ha spiegato:

“Gli organoidi stanno già rivoluzionando la ricerca sul cancro permettendoci di testare se i nuovi farmaci sperimentali siano efficaci su modelli realistici di tumori. Ma soprattutto, questa nuova tecnica aiuta gli scienziati a capire perché un il trattamento funziona o no, rivelando in dettaglio senza precedenti il modo in cui le cellule parlano tra loro”.

Per ascoltare le cellule tumorali, il team ha sviluppato organoidi in laboratorio. Si tratta di strutture 3D auto-organizzate costituite da cellule tumorali insieme ad altri tipi di cellule, come quelle immunitarie e il tessuto connettivo. Essi imitano il comportamento del cancro nel corpo umano in modo molto più preciso rispetto alle cellule cresciute in vitro.

A quel punto, hanno modificato una tecnica chiamata citometria di massa che viene utilizzata per rilevare e analizzare molecole proteiche. Gli organoidi sono stati suddivisi in singole cellule, quindi sono stati aggiunti anticorpi combinati con atomi di metalli pesanti. Gli anticorpi sono proteine che si legano selettivamente a determinate molecole di segnalazione del cancro. Sfruttando anche i campi magnetici hanno testato questa tecnica nelle cellule tumorali intestinali.

Il risultato è stato superiore alle aspettative. Essi sono stati in grado di rilevare contemporaneamente 28 molecole di segnalazione, attraverso 6 diversi tipi di cellule, in oltre 1 milione di loro simili.

Comprendere il modo in cui le cellule comunicano potrebbe rivelare esattamente il modo in cui i tumori sono in grado di eludere il sistema immunitario e diventare resistenti ai trattamenti.

Ciò permetterebbe agli scienziati di sviluppare nuovi farmaci più efficaci e selezionare il miglior trattamento per ogni singolo paziente, testandolo prima su una replica in miniatura misura del tumore.

Si tratta di una tecnica ancora nelle prime fasi di sviluppo ma offre nuove speranze per il futuro.

Fonti di riferimento: Eurekalert, Nature Methods

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Marte, Giove e Saturno abbracceranno la falce di luna, spettacolo nel cielo di Febbraio

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Il cielo offre spettacolo. Dopo aver ammirato la superluna, la notte tra l’8 e il 9 febbraio, domani e dopodomani la luna ci regalerà altre due bellissime istantanee che vedranno come protagonisti anche Marte, Giove e Saturno.

Si comincia la mattina del 19 febbraio quando il nostro satellite, in fase calante, sarà una sottile falce. Al suo fianco si troveranno Marte e Giove. La luna infatti si troverà proprio tra i due pianeti del nostro sistema solare.

I due corpi celesti saranno facilmente riconoscibili: Marte per la sua colorazione giallastra, Giove per le sue dimensioni. Per ammirare al meglio lo spettacolo si dovrà mettere la sveglia, a meno che non siate mattinieri.

La congiunzione Marte-Luna-Giove sarà visibile a partire dalle 5 del mattino circa. Basterà guardare verso l’orizzonte Sudorientale per notare lo splendido terzetto.

La mappa che segue mostra il cielo, in direzione sud-est, alle 5 del 19 febbraio:

Circa mezz’ora più tardi, dalle 5.30 nella stessa porzione di cielo sorgerà anche Saturno dando vita a un eccezionale quartetto d’astri da non perdere. Lo spettacolo sarà visibile fino alle 6.30 circa, poi sarà “spazzato” via dalla luce del sole.

Il giorno dopo, il 20 febbraio, si replica o quasi. I protagonisti rimarranno gli stessi ma questa volta la luna si troverà non più tra Marte e Giove ma tra quest’ultimo e Saturno. Per ammirare al meglio la congiunzione si dovrà guardare a sud-est dalle 5.30 del mattino fino alle 6.30 circa. Rispetto al giorno prima, la luna sarà ancora più sottile visto che si sta avvicinando alla fase di novilunio (23 febbraio).

I quattro corpi celesti si troveranno tutte nella costellazione del Sagittario. Non perdete lo spettacolare trenino di pianeti!

Fonti di riferimento: Uai

 

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I ricci di mare stanno per scomparire del tutto dai nostri fondali: fa troppo caldo

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I ricci di mare che un tempo popolavano le acque del Mediterraneo sono a rischio estinzione a causa degli effetti della crisi climatica.

A monitorare la popolazione dei ricci di mare (Paracentrotus lividus) ci aveva già pensato un gruppo di ricercatori nel 2015, portando avanti uno studio in cui si era dimostrato l’importante crollo di esemplari nei nostri mari.

All’epoca, i ricercatori avevano esaminato l’impatto dell’aumento della temperatura del Mediterraneo: negli ultimi trent’anni, infatti, il mar Mediterraneo hanno registrato un incremento della temperatura di ben 3°C.

Questo ha portato a un elevato aumento della mortalità dei ricci di mare, che rischiano di scomparire in  tempi brevi.

I ricercatori sono tornati a occuparsi dei ricci in un nuovo recente studio nel quale hanno approfondito le ragioni della decimazione di questa specie.

Attraverso esperimenti sul campo e in laboratorio, gli scienziati hanno valutato le ipotesi legate al riscaldamento delle acque che potrebbero spiegare il crollo della popolazione dei ricci.

L’aumento della temperatura, da una parte influisce sulle risorse alimentari disponibili per i ricci e dall’altra favorisce specie invasive che competono con i ricci per tali risorse.

I ricci di mare sono infatti erbivori che si nutrono di alghe: tali alghe diminuiscono a causa del riscaldamento dell’acqua, lasciando i ricci senza cibo.

A ridurre ulteriormente le già scarse risorse alimentari per i ricci, contribuiscono anche pesci che si nutrono delle stesse alghe come il pesce coniglio che, a causa delle temperature più elevate, invadono il Mediterraneo.

I ricci diventano così più deboli, hanno maggiori difficoltà a riprodursi e a svilupparsi: la ridotta capacità riproduttiva abbassa notevolmente la vitalità della popolazione contribuendo – e forse portando – al crollo registrato negli ultimi due decenni.

Le previsioni per il futuro non sono per nulla rosee. Si prevede che il calo della popolazione dei ricci si diffonderà sempre di più nel Mediterraneo in seguito all’ulteriore riscaldamento e alla maggiore espansione di specie di pesci concorrenti.

Come possiamo salvare i ricci? Secondo i ricercatori, dovremmo tutelare e aumentare il numero di alghe di cui si nutrono e ridurre sensibilmente i fattori che contribuiscono al riscaldamento delle acque.

Fonti di riferimento: Nature/Esa Journal

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