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Australia: un cane condivide l’acqua con un koala assetato, il video della loro amicizia diventa virale

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Dall’Australia in questi giorni arrivano notizie ed immagini drammatiche sulla situazione degli animali, vittime degli incendi. Non mancano però, fortunatamente, anche storie di solidarietà e speranza. Protagonisti in questo caso sono un cane molto generoso e un koala assetato

Mentre gli incendi boschivi stanno devastando il sud dell’Australia, ad Adelaide, un’adorabile interazione tra due insoliti amici a quattro zampe ha fornito un momento di conforto al dolore e alla preoccupazione che sta sconvolgendo il paese.

La famiglia di Riley e Olivia Stone ha un visitatore abituale, un koala della zona che spesso si aggira nei dintorni della loro abitazione. Stavolta, particolarmente assetato a causa degli incendi boschivi e della siccità, è stato sorpreso a condividere l’acqua con il loro cane Rusty nel bel mezzo di un giardino ad Ashton, nella zona collinare di Adelaide.

L’insolita accoppiata è stata filmata in un video che è diventato virale sul web. La cosa che ha stupito tutti è la reazione del cane nei confronti di chi era lì a prendere ciò che, teoricamente, era suo. Rusty, infatti, non solo non si è arrabbiato ma si è mostrato molto generoso e addirittura affettuoso, regalando anche qualche leccatina al suo nuovo amico.

Un piccolo momento di sollievo dalla terribile situazione degli incendi e ancora una volta una storia che ci fa vedere quanto abbiamo tanto da imparare dagli animali!

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Orrore in Calabria: lupo avvelenato e appeso in un cartello stradale

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Avvelenato e appeso su un cartello stradale.Così è stato ucciso un lupo a Marcellinara, piccolo comune della provincia di Catanzaro. Un episodio di una violenza e una crudeltà inaudita che pone ancora una volta l’attenzione sui nostri amici lupi, sempre più vessati dall’uomo.

I cittadini che si sono trovati davanti l’orribile spettacolo hanno subito allertato le forze dell’ordine e sul posto sono arrivati i Carabinieri della stazione locale e i forestali.Mentre si indaga su chi è stato capace di un gesto tanto ignobile, è dura la reazione delle associazioni animaliste e ambientaliste.

“Si tratta di un gesto orribile che stride clamorosamente con gli sforzi compiuti in questi giorni proprio per permettere il recupero e la cura in natura di un lupo nel Parco nazionale della Sila”, spiega Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità di Legambiente.

Un evento che succede proprio nel giorno in cui il Parco nazionale della Sila lancia un progetto per la tutela dei lupi.

La Camera di Commercio di Cosenza ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della relazione del primo stato di…

Pubblicato da Parco Nazionale della Sila su Venerdì 10 gennaio 2020

Da Nord a Sud, i lupi continuano ad essere uccisi. Ogni anno in Italia tra i 200 e i 300 esemplari di questa specie (il 10-20% della popolazione totale) muoiono per bracconaggio, avvelenamento, incidenti.

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Una bandiera bianca sui siti Unesco iraniani per dire no alla guerra

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Su 10 siti Unesco dell’Iran sventolano bandiere bianche. Questa è la risposta dell’architetto Mohammad Hassan Forouzanfar al tweet con cui Trump minaccia la prima guerra del terzo decennio tra Iran e Stati Uniti dopo l’assassinio del generale Qassim Soleimani e il desiderio dell’Iran di vendicarsi.

L’hashtag è #peace, pace. L’intento quello di far sì che si instauri un dialogo e si allontani l’idea di una guerra partendo proprio dalla cultura e da ciò che ogni territorio rappresenta.

“L’Iran ha una cultura fluida. Dai romani ai moghul, chi è entrato ha lasciato il segno”, scrive su Instagram Forouzanfar.

“Chi è entrato in queste terre (con o senza permesso) ha lasciato il segno e in qualche modo ha instaurato un dialogo con la cultura locale, rendendola una delle antiche civiltà più fiorenti”, scrive ancora.

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. #peace به قول ابن سینا، ایران فرهنگی مایع دارد. این خاصیت مایع بودنش است که باعث می شود همه چیز و همه کس را در خود حل کند و به مرور ایرانی کند. از لشکر روم گرفته تا مغول ها و حتی مذاهبی که از فرهنگ های دیگر وارد شده اند، چه با اجازه و چه بی اجازه. آریاسپ دادبه می گوید ایران جزو سه یا پنج فرهنگ مولد در میان تمدن های اولیه بوده است. این مولد بودنش است که مانع هرگونه جنگ طلبی اش در طول تاریخ شده. چرا که جنگ طلب هیچ چیزی برای از دست دادن ندارد و این بی همه چیز بودنش او را بی مهابا می کند. اما ایران همواره چیزهای زیادی برای از دست دادن داشته است و همواره نگران پاسداری از آنها بسر می برد. این تکه سنگ ها و آجرهای در تصاویر حامل فرهنگ ما هستند اما خود فرهنگ نیستند. این ها را می شود با توپ و تانک نابود کرد لیکن خود فرهنگ را نه. ایرانی بودن در حافظه ی جمعی ماست، در زبان و ادبیات ماست، در نحوه فکر کردن ماست، در جهان بینی و نگرش ماست، در نوع شادی و عزای ماست. ایران انباشت لایه های مجازی و حقیقی چندهزارساله است. لذا نابودی اش نیز به اندازه تولدش و تکاملش زمان می خواهد. #ایران آسایش دو گیتی تفسیر این دو حرف است با دوستان مروت با دشمنان مدارا #Iran #mohammad_hassan_forouzanfar #forouzanfar #collage #photography #photomontage #designboom #archdaily #iranian_architecture #iranian_artist #فروزانفر #محمد_حسن_فروزانفر #میراث_فرهنگی_ایران #ترامپ #معماری_ایرانی #میراث_فرهنگی #فتومونتاژ #کلاژ #trump #iranianculturalsites #donaldtrump #iran #iranian_culture @iran.studies @iranian_artist_art @be.in.iran @thetehrantimes @designboom @mr.design.tv @archdaily @iraniancontemporaryartists @feeliran @iranintltv @unesco @unesco_iran @unescoworldheritage @unescoiran @michaelfmoore @dezeen @misha @geosteinmetz

A post shared by Mohammad Hassan Forouzanfar (@mh__forouzanfar) on Jan 5, 2020 at 5:48am PST

 

E la guerra non può e non deve distruggere tutto questo perché sarebbe non solo una tragedia per l’Iran, ma per tutto il mondo.

La bandiera sventola sulla tomba di Ciro il Grande, l’imperatore persiano, nella cittadella di Bam, una grande fortezza-città costruita lungo la Via della Seta e ancora su Persepoli e la moschea dello Sceicco Loftollah, nella città di Isfahan, tanto per citare qualche esempio.

Nel frattempo, anche l’Italia si unisce all’appello dell’architetto iraniano. Online c’è la petizione per far sventolare la bandiera bianca sui 55 siti Unesco italiani, mentre il ministro Costa scrive sui social:

L’Italia ripudia la guerra, lo recita la nostra Costituzione. Per questo ho chiesto ai siti naturalistici Unesco…

Pubblicato da Sergio Costa su Venerdì 10 gennaio 2020

L’Italia ripudia la guerra, lo recita la nostra Costituzione. Per questo ho chiesto ai siti naturalistici Unesco italiani di issare la bandiera bianca a sostegno della cultura della pace.
Così come è avvenuto negli altri siti Unesco, anche l’Italia, con il suo straordinario patrimonio naturalistico, si faccia portatrice nel mondo di un messaggio di pace. I siti culturali vanno preservati e non minacciati.

FIRMA LA PETIZIONE

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Gettata in un fiume con un’enorme pietra legata al collo: Bella è salva per miracolo

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Si chiama Bella ed è stata lanciata in un fiume con un’enorme pietra legata al collo. È successo nel Regno Unito, dove due persone, una donna di 31 anni e un uomo di 32, l’hanno lanciata nel fiume Trent dopo aver attaccato al guinzaglio un sasso per assicurarsi che morisse affogata.

La polizia britannica li ha arrestati con l’accusa di crudeltà sugli animali, nel frattempo Bella, pastore belga, è stata salvata da una donna che l’ha vista verso le 8:45 del mattino, mentre stava affogando.

Pubblicato da Nottinghamshire Police su Lunedì 6 gennaio 2020

La polizia di Newark-Nottinghamshire ha pubblicato le fotografie della pietra attaccata al suo guinzaglio, sorpresa dalle sue grandi dimensioni. Per fortuna Bella si sta riprendendo, dopo essere stata curata da un veterinario locale e sistemata in un luogo temporaneo.

Pubblicato da Newark Police – Nottinghamshire su Lunedì 6 gennaio 2020

Sulla pagina fb della polizia, l’ispettore Heather Sutton ha dichiarato che la Gran Bretagna è una nazione che ama gli animali nonostante questo gesto folle:

“La Gran Bretagna è senza dubbio una nazione di amanti del animali , che è stato dimostrato dall’enorme sostegno che abbiamo ricevuto da membri del pubblico per aiutare Bella e assistere i nostri ufficiali nelle loro indagini su questo caso particolarmente triste. “

UPDATE: Woman arrested after dog found drowning in River TrentA 31-year-old woman has been arrested on suspicion of animal cruelty offences after a dog was found drowning in the River Trent this morning.The Belgian Shepherd, whose registered microchip name is Bella, was spotted in the water and dragged to safety by a woman near Long Lane, Farndon, at around 8.45am today (Monday 6 January). She had a carrier bag containing a large rock tied to her lead when she was found.The dog is now recovering at a local vet and has been eating.PC Adam Pace, of Nottinghamshire Police, said: "Whilst we have made an arrest we are still appealing for information about the circumstances of the incident, including how many people were involved. "We are lucky that the kind member of the public found and rescued her. Whilst the dog is still quite poorly she has been showing some encouraging signs by eating so hopefully she will be on the mend. "If you saw anything, or have CCTV or dash-cam footage in the area, please get in touch on 101, quoting incident number 103 of 6 January 2020."* Please be aware this is now an active police investigation and people must be careful what they post online as anything that reveals details of the investigation or those involved could be in contempt of court and it could be harmful to the investigation.

Pubblicato da Newark Police – Nottinghamshire su Lunedì 6 gennaio 2020

Per fortuna Bella è sopravvissuta e ora, pian piano, ci auguriamo che si riprenda completamente. Nel frattempo la polizia locale sta comunque portando avanti le indagini perché non esclude che possano esserci altri soggetti coinvolti. Se così fosse, speriamo che vengano individuati al più presto.

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Photo Credit: Facebook

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Gabbie più grandi per i conigli, anche l’Efsa contro le crudeltà dell’allevamento in batteria

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Gabbie più grandi per i conigli da allevamenti in batteria che soffrono terribilmente per la limitazione del movimento. A suggerirlo, è l’ Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo cui, bisognerebbe ampliare e ristrutturare le gabbie (ma per noi il vero benessere è non vederli proprio in gabbia).

“Il benessere dei conigli adulti allevati in gabbie convenzionali è inferiore a quello dei conigli allevati in altri sistemi di stabulazione utilizzati nell’UE”, scrive Efsa.

I dati disponibili a livello Ue sono limitati, ma il parere Efsa si basa su un sondaggio di esperti che mette a paragone sei sistemi di allevamento: gabbie convenzionali, arricchite, box elevati, box a pavimento, sistemi esterni o parzialmente tali, sistemi biologici. E le conclusioni sono che il benessere dei conigli adulti risulta inferiore nelle gabbie convenzionali rispetto agli altri cinque sistemi e quello dei conigli non svezzati è più basso nei sistemi esterni. La maggior parte degli allevamenti si trovano in Spagna, Francia e Italia, che producono oltre l’80% delle carni cunicole dell’Unione, ci sono poi Ungheria e Portogallo.

Gli esperti hanno preso in considerazione una serie di effetti sul benessere animale in termini di salute e comportamento come la limitazione del movimento, i problemi di riposo, la sete o la fame prolungata, lo stress termico e i disturbi della pelle.

Foto:© Compassion in World Farming

Infine, è stato pubblicato un parere sul metodo di stordimento e anche qui l’Efsa ha espresso la preoccupazione che lo stordimento elettrico dei conigli non sempre li renda completamente incoscienti, causando loro dolore, stress e sofferenza.

Ricordiamo che la petizione di CIWF International, End the Cage Age – Animali in gabbia per vietare l’uso di gabbie negli allevamenti in tutta Europa ha raccolto un milione di firme da presentare al Parlamento europeo.

“Sono oltre 300 milioni gli animali allevati in gabbia in Europa: suini, galline, conigli, oche, quaglie e vitelli. Le gabbie sono un metodo crudele e non necessario: gli animali infatti sono spesso costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento critico o in isolamento e non possono muoversi liberamente”, scrivono all’unisono le 170 organizzazioni in tutte l’UE che hanno sostenuto l’iniziativa.

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Smarrita per la paura dei botti in Toscana, è stata ritrovata in Emilia Romagna. Ora Gaia ha riabbracciato la sua famiglia

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Era fuggita la notte di Capodanno spaventatissima dai botti e dai fuochi d’articifio. Per ritrovarla si era mobilitato tutto il web e ora, finalmente, la piccola Gaia è di nuovo a casa. La storia dello smarrimento di Gaia è davvero particolare: persa in Toscana, è stata ritrovata in Emilia Romagna. Come è potuto accadere?

Un viaggio lungo due regioni

La cagnolina vive a Torrita di Siena, non lontano da Montepulciano con il suo padrone Roberto. A Capodanno Gaia scappa di casa per colpa di un petardo esploso vicino alla sua abitazione.

A quel punto la piccola si smarrisce e inizia a vagare, finendo in autostrada. Giunge così a circa 70 km da Firenze. È qui che viene trovata sotto il guard rail, spaventata, da Marco Palitta e Mirella Ricciardi, che stavano rientrando da Salerno. La coppia si ferma, recupera Gaia e chiama la polizia stradale, che interviene. I due si propongono di prendersi cura della cagnolina, promettendo di rintracciare i proprietari tramite il microchip.

Purtroppo la coppia non fa in tempo a rintracciare i padroni che il lagotto scappa di nuovo. Infatti dopo averla portata nella loro abitazione a Monteveglio di Valsamoggia infatti dei vicini scoppiano un altro botto. In un attimo Gaia non è più nel giardino. Nei giorni successivi vaga per chilometri fino a Bologna.

Il passaparola sui social

Grazie al tam tam creato su Facebook, Gaia è stata avvistata in più punti tra la Toscana e L’Emilia. Il lagotto è stato segnnalato ad d Anzola, Calderata, Borgo Panigale e persino nei pressi della tangenziale di Bologna.

La sua scomparsa è diventata una notizia virale, così da esserci stante segnalazioni sul web. Proprio grazie all’attenzione posta dagli utenti è stato possibile ritrovare Gaia. Tante persone hanno condiviso la notizia sui gruppi locali, e in tanti hanno cercato di avvicinare il lagotto senza risultati. La cagnolina è stata recuperata a Casalecchio, nei pressi di Bologna.

Un’avventura travagliata, che però vede un lieto fine: dopo 9 giorni dalla fuga Gaia è di nuovo tra le braccia del padrone.

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Da edificio sequestrato alla mafia a rifugio sicuro per senzatetto con cani. Apre a Milano la prima casa che accoglie persone e animali

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Da bene confiscato alla ‘ndrangheta a rifugio dedicato alle persone senzatetto accompagnate dai loro animali d’affezione: è l’iter virtuoso dello stabile milanese sito in via Ripamonti 580. L’edificio, composto da due piani, un terrazzo e un ampio giardino recintato presto ospiterà 50 utenti accompagnati dai loro amici a quattro zampe.

La struttura, confiscata nel 2010 al boss Pasquale Molluso, era stata occupata abusivamente e utilizzata come locale per scambisti. Poco più di un anno fa la villa è tornata sotto il controllo del suo legittimo proprietario, lo Stato, e, grazie alla decisione presa dal Comune di Milano, è pronta per diventare un bene destinato a scopi sociali.

Il rapporto speciale tra le persone senzatetto e i loro cani

In molti casi le persone senzatetto accompagnate dai cani non accettano l’ospitalità dei centri comunali, perché ciò comporterebbe abbandonare gli animali. Sembra strano che un essere umano in estrema povertà possa scegliere di rinunciare a un rifugio caldo e sicuro.

Tuttavia gli amici a quattro zampe significano tantissimo per queste persone. Spesso gli animali colmano la solitudine, e ciò è valido per qualunque persona, benestante o povera che sia. Il cane diventa quindi un amico irrinunciabile. Il legame è indissolubile.

Il rapporto con un cane, soprattutto per le persone più fragili, è anche terapeutico, poiché permette di non abbassare l’autostima, provando a se stessi di essere in grado di prendersi cura di un altro essere vivente.

Ospitalità per umani e animali

L’edificio già all’inizio del 2019 offriva un servizio di ricovero notturno per 50 ospiti, ma non era prevista l’accoglienza per gli animali.

Da oggi il centro, aperto 24 ore su 24, sarà sia un vera e propria casa sia un luogo in cui gli utenti svolgeranno percorsi di inclusione sociale, come borse di lavoro e tirocini professionalizzanti. La permanenza prevista per ogni ospite è di 6 mesi, con possibile proroga di altri 6 mesi, ma solo per chi vuole aderire al programma di inclusione sociale.

Non solo cura per le persone, ma anche per gli animali: nel centro lavoreranno medici veterinari e istruttori cinofili. A migliorare saranno così non solo le vite delle persone ma anche quelle dei loro amici a quattro zampe.

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Strage di cammelli in Australia: 1500 già abbattuti, ma il popolo somalo chiede di fermare il massacro e portarli in Africa

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I cecchini dagli elicotteri hanno già sparato a 1500 cammelli, ma la mattanza in Australia continua perché il numero da eliminare è 10mila. La loro colpa è quella di bere troppo e di ‘togliere l’acqua’ agli aborigeni.

Mentre cresce la rabbia e la ferma condanna su questa ordinanza voluta dal capo della comunità degli aborigeni di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara, i più indignati in questa situazione sono i somali che stanno esortando in tutti i modi gli australiani, a smetterla di abbattere i cammelli.

Il presidente della Somaliland Camel Herders Association, Mustafe Cali Deeq, spiega che questi animali sono “molto preziosi” per i somali e “secondi” solo agli esseri umani.

“L ‘associazione degli animali della Somaliland ha espresso preoccupazione chiede a tutto il governo e il popolo somalo di lavorare insieme per salvare il cammelli”, scrive sui social un utente.

Gudoomiye Mustafe Calideeq ayaa sidan yidhiWar saxaafadeedkan haka qayb qaatan sidii caalamka loo gaadhsiinlahaa…

Pubblicato da Mohamed Gaandaa su Mercoledì 8 gennaio 2020

Ha detto poi, che l’Australia dovrebbe risparmiare la vita dei cammelli mandandoli da dove “originariamente” provenivano ovvero nel Corno d’Africa, dove questi animali sono sacri e amati. Chiamati ‘geel’, i cammelli rappresentano ricchezza e benessere.

I somali stessi sostengono che i cammelli australiani sarebbero stati spostati durante la colonizzazione: dall’ex colonia inglese (oggi repubblica autoproclamata del Somaliland) fino all’Australia, all’epoca sotto il dominio britannico.

Come siano andate le cose, oggi ha poca importanza. Il dato reale è che l’abbattimento prosegue e che difficilmente poi i cammelli verranno spostati da un continente all’altro. E la storia ne è la dimostrazione: anche negli anni passati l’ordinanza era stata diramata dopo le lamentele della popolazione secondo cui, gli animali invaderebbero le loro proprietà in cerca di acqua e la loro flatulenza contribuirebbe al riscaldamento globale.

Ogni anno il programma di gestione dei cammelli ne prevede un numero di abbattere per paura che essi possano prosciugare le poche sorgenti d’acqua, fonti preziosissime e sacre per le comunità aborigene. Per questi poveri cammelli selvatici non sembra esserci scampo, nonostante il Dipartimento dell’Energia e dell’Ambiente ha affermato che le emissioni di animali selvatici non dovrebbero essere considerate nella stima delle emissioni di un paese in quanto non sono gestite a livello nazionale.

E il tutto succede, non dimentichiamolo, mentre un miliardo di animali è morto per colpa degli incendi che stanno devastando l’Australia.

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Marina, la ‘gatta sindaco’ che celebra i matrimoni nel comune pet-friendly di Gravellona Lomellina

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Gravellona Lomellina, comune di 2.700 abitanti vicino Vigevano, ha una star: la micia Marina che oltre a fare le fuse, fa il sindaco. Una trovatella adottata da Massimo Rossi, dipendente comunale, dal gattile di Vigevano, che celebra matrimoni e presenzia a qualunque incontro ufficiale. Sindaco lo è diventata 6 anni fa, nel luglio del 2013, e da allora tutti gli sposi la vogliono, come portafortuna.

Abbandonata mentre era incinta, tutta sola aveva partorito quattro cuccioli, ed era stata trovata in una cascina insieme ai suoi piccoli, quindi portata al gattile dove Rossi l’ha poi trovata e adottata. Di lì in avanti la sua vita è totalmente cambiata fino all’arrivo ufficiale in Municipio, un’altra famiglia che l’ha accolta a braccia aperte.

Pubblicato da Massimo Rossi su Venerdì 22 novembre 2019

Marina, poco dopo la "sèarizione" del Presepe!!!

Pubblicato da Massimo Rossi su Mercoledì 8 gennaio 2020

Rossi ha voluto chiamarla Marina in omaggio a Marina Alberghini, presidentessa dell’Accademia dei Gatti Magici. Perché lei un po’ magica lo è senz’altro, vista la sua straordinaria storia di riscatto.

Per quanto riguarda i matrimoni, fu una coppia di amici di Massimo Rossi a volerla in Comune come co-celebrante per la prima volta, il sindaco non si oppose e da quel momento entrò ufficialmente a far parte dello “staff”. Da allora ha celebrato altre 3 nozze e chiunque la voglia al proprio matrimonio, può richiederlo. Ma Marina, come dicevamo, non presenzia solo ai matrimoni, c’è sempre anche nelle occasioni ufficiali. Insomma, si dà da fare!

Pubblicato da Massimo Rossi su Mercoledì 8 gennaio 2020

In verità, prima di lei, questo municipio aveva già accolto altri gatti onorandoli con la fascia tricolore, la prima si chiamava Ciccetti, soccorsa dallo stesso Massimo Rossi e dal sindaco nel 2005, dopo che la ritrovarono davanti al Comune. La seconda si chiamava Pippi, sempre presente alle riunioni di giunta, una vera celebrità di Gravellona Lomellina, dov’era conosciuta da tutti. E fu proprio in quel periodo che in paese si pensò al gatto sindaco, posto che dal 2013 è passato a Marina.

La speranza, come ha dichiarato Massimo Rossi, è di far conoscere sempre più la storia delle “Gatte Sindaco“, in modo che sempre più comuni imitino l’idea.

Complimenti a questo Comune pet-friendly!

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Gli insetticidi piretroidi (gli unici ammessi nel biologico) aumentano il rischio di mortalità: lo studio

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L’esposizione agli piretroidi è associata a mortalità nella popolazione adulta? È la domanda che si sono posti i ricercatori dell’Università di Iowa quando hanno iniziato a studiare gli effetti di questa categoria di insetticidi su un ampio gruppo di cittadini americani.

La popolazione generale è normalmente esposta agli insetticidi piretroidi poiché si tratta di composti largamente utilizzati, che rappresentano circa un terzo degli insetticidi totali impiegati.

La categoria dei piretroidi comprende infatti sostanze come la permetrina, la cipermetrina, la deltametrina e il cyfluthrin, composti usati negli insetticidi impiegati nelle coltivazioni ma anche in ambito domestico.

Queste sostanze sono inserite anche nei prodotti antipulci per cani, gatti e altri animali d’affezione, negli insetticidi contro formiche e scarafaggi e nei prodotti repellenti contro le zanzare, in alcuni casi anche in quelli a uso topico umano.

Il recente studio di coorte, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Jama, ha considerato un campione rappresentativo di 2116 persone residenti negli Stati Uniti, di età pari o superiore a 20 anni e di diverse etnie, la cui esposizione agli insetticidi risultava da livelli elevati nelle urine di acido 3-fenossibenzoico, un metabolita piretroide.

Il gruppo di partecipanti è stato monitorato per 14 anni per valutare gli effetti a lungo termine dell’esposizione ai piretroidi sulla popolazione adulta.

Durante il periodo di osservazione, si sono verificati 246 decessi tra i partecipanti, di cui 41 associati a malattie cardiovascolari e 52 associati a cancro. Nei partecipanti con livelli più elevati di acido 3-fenossibenzoico nelle urine si sono verificati maggiori decessi.

Lo studio ha dunque concluso che, sebbene siano necessari ulteriori studi per replicare i risultati e determinare i meccanismi, esiste un’associazione tra esposizione agli insetticidi e rischio maggiore di mortalità generale per tutte le malattie, incluse le patologie cardiovascolari e il cancro.

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La guerra per il prezioso ginseng americano che rischia l’estinzione

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Il ginseng americano è considerato un rimedio tutto fare in Cina e proprio questo paese ne importa grandi quantità. Ora però sembra che le risorse stiano per finire e di conseguenza si assista ad una sorta di “selvaggio west” tra coltivatori e ladri di ginseng.

La medicina cinese ritiene che il ginseng selvatico americano (Panax quinquefolius da non confondere con il Panax ginseng, asiatico) possa aiutare in tante situazioni: dalla depressione, alla stanchezza, all’impotenza. Chi si occupa della gestione di flora e fauna selvatica negli Usa, però, ha già lanciato più volte l’allarme: la grande richiesta dalla Cina sta mettendo a rischio estinzione questa preziosa radice.

Sugli Appalachi (catena montuosa situata nella parte orientale del nord America) e nelle zone limitrofe, le radici nodose crescono selvagge nel bosco ma vengono anche coltivate, spesso sempre nel bosco simulando la condizione selvaggia. Solo dei veri intenditori riescono a riconoscere la differenza tra le due varietà.

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In questi luoghi le proprietà del ginseng sono conosciute fin dall’antichità e i Cherokee (popolo nativo del Nord America ) utilizzavano la radice come tonico per coliche, raffreddori e altri disturbi. Da allora la fortuna di queste radici è cresciuta alimentando un vero e proprio business.

Fatto sta che oggi le coltivazioni sono a rischio in quanto c’è chi, fiutato l’affare, si è messo a rubare il ginseng. I contadini quindi si stanno addirittura armando per evitare di perdere il loro prezioso raccolto e qualche ladro è già stato arrestato o multato.

La famiglia di Larry Harding, come riporta il reportage di National Geographic sull’argomento, coltiva il ginseng da decenni, una tradizione di famiglia iniziata da suo padre più di 65 anni fa. Una coltivazione che ha da sempre dovuto fare i conti con diverse sfide: insetti, malattie, funghi, cervi, topi, tacchini, siccità, tempeste ma ora, oltre ai problemi di tipo “naturale”, si è aggiunta appunto anche la presenza dei ladri.

Come mai si accaniscono proprio sulle coltivazioni? Il ginseng selvaggio è sempre più raro da trovare e, inoltre, la raccolta è solo apparentemente facile. La pianta cresce infatti strettamente radicata su pendii ripidi e rocciosi in boschi di montagna dove abitano serpenti e orsi neri, spesso in cespugli di rovi e ortiche che mettono a dura prova la resistenza di pelle e vestiti. Ci vogliono abilità e pazienza per estrarre le radici intatte e proprio per questo il prezzo è elevato (pensate che le radici selvagge migliori e più preziose vengono acquistate addirittura da collezionisti che non le utilizzano affatto ma le mettono semplicemente in mostra).

Tante persone però non si rendono conto della preziosità di questa radice e del pericolo estinzione a cui sta andando incontro. Come ha dichiarato Eric Burkhart, botanico della Pennsylvania State University e rinomato esperto di ginseng:

“Questa è una specie protetta a livello internazionale, eppure molte delle persone che ho incontrato non hanno idea dei problemi di conservazione. È come il selvaggio West”.

Dal 1975 il ginseng americano è elencato come specie protetta ai sensi della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), il trattato globale nato per prevenire la distruzione di piante e animali con valore commerciale.

In realtà, dunque, il ginseng americano non è ancora ufficialmente considerato una specie in via di estinzione, ma ogni anno le autorità federali valutano i pro e i contro di un’eventuale aggiunta in questo elenco.

Diciannove Stati Uniti consentono ai cercatori di ginseng di raccoglierlo in natura durante una stagione limitata. Per legge federale, le radici possono essere esportate solo se sono state scavate legalmente e da piante di almeno cinque anni. Le leggi statali, invece, variano ampiamente. Alcuni stati, tra cui Illinois, Iowa, Maryland, Vermont e Wisconsin, richiedono licenze o permessi per scavare e vendere ginseng selvatico. Altri stati richiedono ai rivenditori di avere licenze solo per esportare ginseng attraverso i canali di stato.

A partire dal 2012, il Fish and Wildlife Service ha lanciato l’Operation Root Cause, per bloccare il traffico illegale di ginseng. L’agente Cottrell, che ha lavorato in incognito come cercatore e commerciante in Pennsylvania, ha affermato che lo sforzo, completato nel 2015, ha rivelato “molte attività illegali. Il Ginseng è addirittura usato come valuta per i pagamenti per qualsiasi cosa: droghe, armi da fuoco e, a volte, nella lotta tra coltivatori e ladri c’è anche chi perde la vita, come è avvenuto nel giugno 2016 in Ohio quando è stato trovato il corpo di un cercatore nel terreno di agricoltore poi arrestato.

Normale che esista anche chi, per difendere il suo ginseng, ha ideato brillanti stratagemmi. E’ il caso del signor Smith che protegge il ginseng nei suoi boschi spolverando alcune delle grandi radici con una speciale polvere colorante blu che brilla d’oro quando viene illuminata con luce ultravioletta. Se qualcuno ruba una radice contrassegnata, le autorità che controllano le spedizioni nel porto possono rintracciarne il colore.

Insomma un vero far west in stile americano!

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Eversweet: la Stevia OGM che rischia di far fallire i coltivatori del Paraguay

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La Cargill, famosa multinazionale statunitense, ha iniziato a produrre la stevia, o qualcosa che ci assomiglia, mettendo a serio rischio gli agricoltori di paesi come il Paraguay che la coltivano in modo sostenibile da generazioni e che, oltretutto, di questo sopravvivono.

Per chi non la conoscesse, si tratta di una multinazionale agroalimentare tra le più grosse al mondo, e proprio in settimana ha iniziato a produrre lo stevia Ogm, chiamata EverSweet. La Cargill dice di farlo in modo sostenibile nel suo stabilimento di Blair, in Nebraska, ma secondo organizzazioni ambientaliste di sostenibile c’è ben poco in quel tipo di produzione.

La stevia viene infatti prodotta tramite utilizzo di lievito geneticamente modificato che converte le molecole di zucchero in una sostanza che le assomiglia, e che secondo il gruppo ambientalista Mighty Earth dell’ex deputato Henry Waxman, di sostenibile non ha proprio nulla. Per Waxman la Cargill è infatti la peggiore azienda del mondo:

“Durante i miei 40 anni di carriera al Congresso, ho visto una serie di aziende impegnate in pratiche abusive. Ho visto in prima persona l’impatto dannoso delle imprese che non portano la loro etica al lavoro. Ma Cargill si distingue”.

Cargill, dal canto suo, giustifica la sostenibilità della stevia affermando che la produzione è fuori terra ma secondo UsRight le cose stanno diversamente, perché l’impianto di fermentazione da $ 50 milioni dell’azienda, situato nella zona del mais Ogm Roundup Ready, dipenderà dalle colture irrorate con pesticidi o da altre fonti di zucchero coltivate a terra, che serviranno ad alimentare il lievito nelle vasche dell’azienda per produrre EverSweet.

Il motivo per cui l’azienda avrebbe deciso di “spacciare” EverSweet come prodotto sostenibile dipenderebbe dalla maggiore propensione dei consumatori ad acquistare prodotti naturali. Motivo per cui, secondo UsRight, gli strateghi delle pubbliche relazioni di Cargill avrebbero raccomandato di evitare termini come “biologia sintetica” e “ingegneria genetica“, preferendo descrizioni più vaghe come per esempio “fermentazione derivata“.

Senza contare che la produzione a basso costo di stevia sintetica, come premesso, può avere ripercussioni negative sugli agricoltori sostenibili del Paraguay, che la coltivano naturalmente da molte generazioni, vivendo di questo. La loro economia, infatti, potrebbe risultarne devastata perché risulterà difficile competere con i prezzi bassi dell’alternativa non naturale, inficiando le condizioni di vita di molte famiglie.

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Photo Credit: mightyearth

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Sa Pintadera: quando tradizioni e simbologie sarde sposano quelle messicane il risultato è meraviglioso

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Due culture che dialogano attraverso i linguaggi della fotografia e del bodypainting: è il progetto artistico “Sa Pintadera“, una bellissima fusione tra la simbologia messicana e quella sarda.

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A Little bit of fun in the Sa Pintadera backstage. Sardinian traditional clothes, Mexican Calavera and English good music Sa Pintadera a new creature by me and Matteo Arfanotti, a mexican Calavera dressed with sardinian clothes #calavera #calaveras #petergabriel #calaveramakeup #sardinia #facepainting #facepaint #bodypainting #ig_sardegna #igersardegna #lanuovasardegna #focusardegna #alessandrospiga #matteoarfanotti #picoftheday

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L’opera

Il lavoro nasce dall’arte del fotografo sardo Alessandro Spiga e del bodypainter lunigianese Matteo Arfanotti, due artisti che nel corso della loro carriera hanno ricevuto importanti premi internazionali.

“Sa Pintadera” rappresenta una figura femminile ancestrale dalle simbologie arcaiche, che si veste tanto della tradizione sarda quanto di quella messicana parlandoci di un elemento tipicamente umano: il rapporto con la “morti” per dirlo in sardo o “Santa Muerte”, volendo usare un’espressione tipicamente messicana.

A posare è stata Sharon Caboni che indossa un abito di gala selargino messo a disposizione da Cristina Secci e Matteo Atzeni dell’Associazione Culturale Fedora Putzu.

Il finissimo artigianato sardo del vestiario e degli accessori dialoga in armonia con l’arte della pittura sul corpo. La fotografia esalta i particolari e a risaltare sono proprio i dettagli, che rendono l’immagine così preziosa.

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Tradizioni che dialogano

L’opera mostra una donna vestita alla maniera tipicamente sarda, un elemento ricorrente nella fotografia di Spiga, con il volto dipinto. Il viso è come una tela in cui la pintadera, motivo decorativo dei tappeti funebri di Orgosolo, si combina con i tratti de “La Catrina de Los Toletes,” popolarmente chiamata “Catrina Mexicana”, o più generalmente “Calavera Catrina”, una donna scheletro. 

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Le pintadere sono antichi manufatti in ceramica o terracotta di forma circolare, caratterizzati da un disegno geometrico. Il loro utilizzo non è ancora chiaro. Secondo alcune teorie la pintadera era uno strumento utilizzato per imprimere marchi e decorazioni; per altri invece questi oggetti erano una sorta di antichi calendari.

In Sardegna ne sono state trovate tantissime su tutto i territorio. Alcuni di queste risalgono al periodo nuragico, mentre altre possono essere datate al Medioevo.

Una delle tradizioni più conosciute del Messico è certamente quella della celebrazione del “El Dia de los Muertos”, celebrazione messicana e, più in generale, mesoamericana, relativa al ricordo dei defunti. In occasione di questa festa si celebra  Nuestra Señora de la Santa Muerte, deriva della dea azteca della morte Mictecacihuatl, il cui culto si è diffuso in maniera significativa a partire dal 2000. 

Questi sono gli elementi che vivono nell’opera, una fusione di tecniche e tradizioni che  merita altre sperimentazioni.

Per la seconda volta ho avuto l'occasione di poter collaborare con il grande bodypainter Matteo Arfanotti, il risultato…

Pubblicato da Alessandro Spiga Photography su Martedì 19 novembre 2019

Per la seconda volta ho avuto l'occasione di poter collaborare con il grande bodypainter Matteo Arfanotti, il risultato…

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Fonte foto: Instagram 

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La National Trust inglese pianterà 20 milioni di alberi nei prossimi 10 anni nei suoi parchi

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La National Trust, la storica organizzazione che lavora per conservare e proteggere l’eredità storica e naturale del Regno Unito, pianterà 20 milioni di alberi nei suoi territori nel prossimo decennio con l’obiettivo di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2030.

Allo scoccare del suo 125esimo anniversario, quindi, l’ente benefico britannico promette per la fine dei prossimi dieci anni nuovi alberi e una rigenerazione naturale dei boschi (come il ripristino e la conservazione di torbiere e boschi di torba) che andranno a coprire più di 18mila ettari, un’area una volta e mezza più grande di Manchester. Significherà che il 17% in più del territorio di cui si occupa il National Trust sarà alberato, rispetto al 10% attuale.

L’attenzione sarà focalizzata sulla semina dei terreni agricoli e dei parchi, anche nelle aree montane, che la National Trust  possiede e il 17% è in particolare la proporzione di terra in tutto il Regno Unito che la commissione per i cambiamenti climatici (CCC) ha raccomandato dovrebbe essere forestale se il Regno Unito dovesse raggiungere il suo obiettivo di zero netto 2050.

“I boschi aiutano la prevenzione delle inondazioni, forniscono un habitat naturale per ogni tipo di natura e fauna selvatica e fanno da sfondo alle avventure delle generazioni future”, ha dichiarato il direttore generale del National Trust Hilary McGrady, secondo cui il nuovo governo “deve presentare un progetto di legge sull’ambiente con obiettivi ambiziosi”.

L’associazione benefica ha in programma di lavorare con altre organizzazioni per creare “corridoi verdi” che colleghino le persone delle aree urbane alla natura.

Essendo la più grande organizzazione benefica europea per la conservazione, abbiamo la responsabilità di fare tutto il possibile per combattere i cambiamenti climatici, che rappresentano la più grande minaccia per i luoghi, la natura e le collezioni a cui teniamo”, ha affermato McGrady.

Le persone? Hanno bisogno della natura ora più che mai. Se riprendono un contatto primordiale con essa, potranno riscoprire il valore intrinseco di gesti così semplici. Lavorare insieme è l’unico modo per invertire il declino che stiamo vivendo e vincere le sfide che affrontiamo a causa dei cambiamenti climatici.

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Pup Up Cafe: i discutibili eventi dedicati ai proprietari di carlino o bulldog francese

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Mai sentito parlare dei Pup Up Caffè? Probabilmente no dato che si svolgono soprattutto all’estero. Si tratta di eventi a cui possono partecipare solo i proprietari di determinate razze di cani (ovviamente accompagnati dai loro amici a 4 zampe), in questo caso di carlino e bulldog francese.

Sulla descrizione dei nuovi eventi di caffè Pop Up si legge che i proprietari di Carlino e Bulldog francese potranno presto condividere un “Puppuccino” con il loro animale domestico preferito e tante altre persone appassionate delle stesse tipologie di cani. Di cosa si tratta esattamente? Di due eventi specifici per queste razze, ideati per far incontrare i cani tra loro ma anche per far socializzare i loro proprietari.

Generalmente serate come queste (a pagamento ovviamente)  raccolgono fino a 150 cani e i prossimi appuntamenti, dedicati appunto ai Carlino e, successivamente, ai Bulldog francese, sono in programma al Revolution Sheffield, a Sheffield nel Regno Unito.

I proprietari di cani che vogliono partecipare devono prenotare in anticipo un biglietto per loro stessi e per i loro cagnolini, anche se il biglietto del loro animale domestico è gratuito.

Cosa si fa esattamente in questi incontri? I cani giocano e mangiano biscottini offerti gratuitamente mentre i proprietari si scambiano informazioni tra loro (potete immaginare che l’argomento più gettonato è proprio la gestione dei  cani, la loro personalità, l’alimentazione specifica, la cura e tutto il resto).

Sono previste anche competizioni per gli animali meglio vestiti (!) e spesso sono presenti stand con prodotti per animali. Non mancano ovviamente le foto goliardiche e di gruppo che poi i partecipanti si scambiano o postano sui social.

Eventi come questi vengono proposti un po’ in tutto il Regno Unito e ovviamente coinvolgono anche altri cani (ma sempre e solo divisi per razza e dunque trovatelli e meticci sono automaticamente esclusi).


Un’iniziativa carina o triste? A voi la scelta.

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Marco Rodari, il clown italiano che regala sorrisi ai bambini di Baghdad

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Si chiama Rodari e il suo cognome è già una garanzia di successo con i bambini. Non parliamo ovviamente dello scrittore (Gianni) ma di un clown, Marco, che grazie al suo lavoro regala sorrisi ai bambini vittime della guerra.

Claun Pimpa, questo il suo nome d’arte, ha 44 anni e ormai da 10 è impegnato a girare per il Medio Oriente vestito da clown portando il suo sorriso e la sua comicità ai bambini che ne hanno bisogno: i più poveri e quelli che sono innocenti vittime della guerra.

Tutto ha avuto inizio in un piccolo paese in provincia di Varese, Leggiuno, di cui Marco è originario. Qui è partita la sua carriera di  pagliaccio: prima si esibiva per i bambini della parrocchia e delle scuole e poi per i piccoli pazienti degli ospedali dove ha portato la clownterapia.

Nel tempo questa è diventata una vera e propria missione di vita che lo impegna all’estero per 5/6 mesi ogni anno e che è supportata dall’associazione che ha fondato, “Per Far Sorridere il Cielo”, con l’obiettivo di prendersi cura di bambini che hanno subito traumi fisici e psichici a causa della guerra.

Associazione che propone non solo attività e spettacoli in piazze, strade, scuole ed ospedali ma anche offre sostegno alimentare e medico alle famiglie che ne hanno più bisogno e insegna l’arte del clown ad adulti che vogliono diventare volontari in zone di guerra.

Il Pimpa è stato anche a Gaza e in Siria tra macerie, bombe, missili cercando di portare un po’ di pace e spensieratezza ai tanti bambini traumatizzati nell’animo e spesso anche feriti nel corpo dalla guerra.

Adesso Marco, munito di naso rosso e cappellino con elica, si trova in Iraq e, come ha raccontato in un’intervista, non si aspettava di capitare proprio in un momento tanto delicato per il paese:

“Questa volta pensavo che il mio viaggio sarebbe stato tranquillo, per quanto si possa definire tranquillo un paese continuamente minacciato dagli attentati terroristici. (…) Dopo l’uccisione di Soleimani il Paese è precipitato nell’incubo. Di questo preferirei non parlare: se fossi un esperto di geopolitica lo farei, ma sono solo un pagliaccio che ha incontrato la guerra e ha deciso di restituire un pezzetto di infanzia a chi ne è stato derubato”

Così ha raccontato l’esperienza con i bambini in Iraq:

Quando si sono radunati attorno a me, quando lo spettacolo è iniziato e per un momento anche loro, come tutti i bambini del mondo, si sono abbandonati alla meraviglia… Bè quel momento è stato magia pura”.

Il Pimpa non ha paura di nulla e anche se la situazione del Paese in cui si trova è pericolosa continua con il suo impegno a favore dei bambini:

“Non so fino a quando resterò a Bagdad. Di solito se le cose si mettono male io non me ne vado, resto. Vedrò giorno per giorno, non sono un eroe ma sono convinto che un bimbo a cui hai regalato la meraviglia, sarà portatore sano di pace.”

E invece caro Marco sei proprio un eroe!

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Romania, l’Amazzonia d’Europa disboscata selvaggiamente e depredata delle ultime foreste primitive dalla criminalità

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Deforestazione, interessi economici illegali, guardie forestali assassinate, siamo in Amazzonia? No, ma molto più vicino, poco al di là dei nostri confini: in Romania, terra delle ultime foreste primitive d’Europa, casa di orsi, lupi, linci e gatti selvatici. Anche qui c’è la mano lunga della criminalità, quella che toglie e vende legna a qualunque prezzo. E poco se ne parla.

Due ranger uccisi negli ultimi tre mesi e una lunga escalation di intimidazioni e di ostracismo ostinato, in un crescendo di tangenti e violenze inaudite contro guardie, volontari delle Ong, ambientalisti e popolazione locale. Sembra un racconto firmato Bolsonaro, per quanto siamo abituati, ma non tutti sanno che anche questo Paese, membro dell’Unione europea e della Nato, si macchia di questo.

Di cosa? Ebbene, il furto di legname è una furfanteria molto comune anche in gran parte della Romania rurale. Il disboscamento indiscriminato è paradossalmente una delle principali fonti di reddito per molte fasce della popolazione rumena, complici per anni autorità e istituzioni che hanno chiuso entrambi gli occhi su quel commercio illegale.

Un illegal trade che non si ferma ad esso stesso: qui la violenza e l’intimidazione contro coloro che si oppongono sono diventate pane quotidiano. Dal 2014, sei ranger forestali sono stati uccisi e si sono registrati 184 casi di violenza contro di loro.

Ma pare che nell’ultimo anno sia diventato più difficile la vita dei taglialegna criminali, in parte grazie una timida repressione del governo. Man mano che i profitti diventano più difficili da ottenere, le cose si sono fatte più complicate.

Il nuovo governo, liberal ed europeista, avrebbe infatti messo a punto delle leggi d’emergenza e approvato una norma che consente a tutte le guardie di trasportare armi. E non solo: una nuova app permette a tutti di controllare le targhe dei camion che trasportano legname e vedere se hanno un permesso per il legno che stanno trasportando. I grandi e sfacciati tagli illegali di qualche anno fa sono ora molto più difficili da realizzare.

Tuttavia, da un rapporto di Greenpeace Romania commissionato dal governo emerge che ancora ogni anno 20 milioni di metri cubi di legname scompaiono dalle foreste, un numero maggiore della quantità totale di disboscamento legale, indicando sia un enorme buco nel bilancio del governo sia un potenziale disastro climatico.

Pubblicato da Greenpeace Romania su Sabato 7 dicembre 2019

La situazione è fuori dal controllo delle autorità centrali. Non sanno cosa sta succedendo in queste foreste. Non usano immagini satellitari, non usano strumenti intelligenti”, dice Ciprian Găluşcă, di Greenpeace Romania.

Di fatto 20milioni di metri cubi in un anno significa più del totale del legname tagliato e lavorato legalmente. Una perdita enorme per l’ambiente e per il nostro clima, ma anche per l’economia di uno dei maggiori Paesi dei Balcani, anche e soprattutto considerando in fatto che a volte le percentuali di disboscamento illegali sono ancora più alte.

Abbiamo assistito al taglio, carico e trasporto di 2400 metri cubi di legname in una zona dove ufficialmente le autorità avevano permesso un disboscamento pari ad appena 600 metri cubi. I capi delle grandi ditte del legno erano fianco a fianco con i governanti locali”, racconta Gheorghe Oblezniuc, guardia forestale nell’area di Suceava.

E non solo. Al di là di quei numeri, ce n’è uno piccolo ma denso di significato: secondo il rapporto, solo l’1% del legno totale che scompare senza i documenti viene acquisito dalle autorità. Le autorità di controllo cioè, rilevano soltanto l’1% del disboscamento illegale totale che ha luogo in Romania, quindi circa 200.000 m3 dei 20 milioni di metri cubi di legno che scompaiono ogni anno senza documenti (tra il 2008 e il 2012, le stime ufficiali indicavano 8,8 milioni di m3 sfruttati illegalmente).

Piccoli passi Greenpeace Romania li sta facendo: Costel Alexe, il nuovo ministro dell’Ambiente, pare abbia infatti dichiarato che da quest’anno un GPS sarà montato su tutti i camion che trasportano legno e le immagini satellitari saranno aggiornate ogni due settimane.

Abbiamo bisogno di una gestione forestale sostenibile, c’è poco da girarci intorno. Possiamo ancora trasformare la nostra traiettoria prima che i cambiamenti climatici ci trovino completamente impreparati, prima che lo stato delle foreste si deteriori irrimediabilmente e perda gli ecosistemi vitali per tutti noi.

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La luna piena del lupo regala un’eclissi da non perdere

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Luna piena del Lupo, stasera 10 gennaio, con un’imperdibile eclissi osservabile dall’Italia. Lo spettacolo sarà in orario comodo e, in presenza di un cielo sereno, assicurato. L’eclissi sarà penombrale, quindi la Luna sarà ancora visibile ma “sbiadita”.

La Luna piena di gennaio è chiamata Luna del Lupo nella tradizione dei nativi americani a causa del forte legame di questa Luna con i lupi: questi splendidi animali, infatti, si aggiravano affamati nei freddi paesaggi innevati del pieno inverno.

Comunque, altri nomi erano diffusi in diverse tribù: Vecchia Luna o la Luna dopo Yule: Yule è il nome che veniva dato nel mondo germanico al solstizio d’inverno (la tradizione druidica parla invece di Alban Arthan, la festa della Luce di Re Artù). Qualcuno, inoltre, chiamava la Luna piena di gennaio anche Luna piena della Neve, strettamente legata al periodo invernale, ma in realtà era più frequentemente chiamata così quella di febbraio.

E quest’anno questa stupenda e “famosa” luna piena ci regala uno spettacolo in più, l’eclisse penombrale: meno evidente dell’eclisse “classica” ma non meno affascinante, è così chiamata perché la Luna transiterà solo per la penombra della Terra, senza essere occultata dall’ombra. Il disco del nostro satellite, in fase di piena, sarà dunque ancora visibile, ma “sbiadito”.

Foto: Timeanddate

Il fenomeno inizierà alle il 10 gennaio alle 18,07 per terminare 22.12, con il picco massimo atteso alle 20.10 (ore italiane). Orari ottimi per la visibilità dell’eclisse (tempo permettendo), perché la Luna sarà sempre sopra l’orizzonte.

Foto: Timeanddate

Comunque, per chi non ha possibilità o voglia, di seguire l’evento dal vivo (sempre meglio chiaramente) è stato attivato anche un servizio streaming che immortalerà tutta l’eclissi per tutte le sue fasi.

Nella mappa il cielo del 10 gennaio alle 20.10 circa, quando è atteso il picco.

Buona visione!

Roberta De Carolis

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