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Maturità psicologica - di Batà M. A

 Diceva Dante Alighieri sette secoli fa: « L'uomo è nobilissimo fra tutte le cose. Dio ha versato in lui più della sua natura che non sulle altre. Ogni cosa che viene da Dio tende al perfezionamento del quale è capace. La capacità di perfezionamento dell'uomo è indefinita ... ».

Mai le sue parole ci sono sembrate così vere ed attuali come oggi che scienza, psicologia e filosofia sono concordi nell'ammettere che l'essere umano è in continua ed incessante evoluzione e che va verso una meta ben definita: l'autorealizzazione. Questa autorealizzazione, sia essa chiamata « individuazione », come dice Jung, o « risveglio dell'Anima », come dicono gli spiritualisti, indica sempre la stessa realtà e cioè il ritrovamento del vero centro del nostro essere, della nostra vera essenza, del vero Uomo, che gli orientali chiamano il Sé. 

Per giungere a questa meta, tuttavia, l'uomo deve passare attraverso varie fasi di sviluppo, deve crescere e progredire, deve, in altre parole, « maturare psicologicamente », perché il Sé non può rivelarsi se lo strumento, la personalità, non è giunto ad un certo grado di evoluzione e non è armonizzato in tutte le sue parti. Come dice Harry Overstrett: « La maturazione psicologica è la nostra più vittoriosa via di realizzazione umana, perché essa ci consente di esplicare tutte le nostre facoltà e di esprimerci come Il uomini ", nel vero e più alto senso della parola ». (« La mente matura »). 

In passato, sopratutto nel medioevo, si pensava che la spiritualità potesse essere raggiunta soltanto attraverso l'ascetismo ed il misticismo. e attraverso la negazione e la rinunzia della vita della personalità, e vi era quindi un atteggiamento di profondo dualismo tra vita esteriore e vita interiore, tra uomo e Dio. 

Nell'epoca presente, invece, si è andata sempre più affermando l'esigenza di portare in espressione, anche nella vita esteriore, la spiritualità, perché divenga « realizzazione » e « concretazione ». La personalità quindi non è più negata e disprezzata, ma considerata come uno strumento necessario alla manifestazione delle energie e delle qualità del Sé, del vero Uomo. Ecco perché oggi si pone tanto in risalto la necessità della formazione psicologica dell'individuo, del suo sviluppo armonico, e della sua integrazione. 

La via della maturazione psicologica, però, non si svolge in maniera facile e semplice per tutti, e accade, più spesso di quello che non si creda, che vi sia un dislivello tra maturità fisica e maturità psichica. In altre parole: l'età cronologica non corrisponde sempre all'età psicologica di un individuo, tanto che ne risulta l'apparente paradosso che « l'adulto non è sempre adulto ».

Il concetto di maturità psicologica è entrato in uso piuttosto recentemente, dopo che il Binet, in seguito a studi e ricerche fatti sull'infanzia, scoprì che l'età mentale dei bambini non corrisponde sempre alla loro età fisica. Tale concetto poi si è andato estendendo anche agli adulti. Ora infatti non si pensa più, come in passato, che l'età evolutiva vada dalla nascita sino ai venticinque anni circa, ma dalla nascita fino alla morte. L'uomo in realtà è sempre in « età evolutiva », e la sua crescita interiore è incessante. 

Bene a ragione Jung dice: « Nell'adulto è nascosto un fanciullo, un fanciullo eterno, in continua formazione, mai finito, bisognoso di cure e di educazione. Ecco la parte della personalità umana che vorrebbe svilupparsi fino all'interezza ». (Da « Il divenire della personalità ») 

Tuttavia avviene, come innanzi detto, che questa crescita interiore, non vada di pari passo con la crescita biologica, perché nell'uomo vi sono contemporaneamente due tendenze: la tendenza all'adattamento, all'equilibrio, alla stasi, e la tendenza all'evoluzione, al progresso. Ogni spinta alla crescita (sia biologica che psicologica) provoca un conflitto fra queste due opposte tendenze, ed ecco perché ogni maturazione è preceduta da una crisi. La crisi infatti è il conflitto (consapevole o inconsapevole) fra due forze: quella statica dell'adattamento e quella dinamica del progresso. Ciò avviene sempre, sia in senso biologico, per i passaggi da una età all'altra (basti ricordare la crisi dell'adolescenza e quella della maturità), sia in senso psicologico, per le maturazioni interiori. 

L'uomo ha bisogno di ambedue queste forze: quella dell'equilibrio, e quella del progresso, ma dovrebbe saperle usare in maniera saggia ed illuminata, alternandole ritmicamente; ma ciò è molto difficile, perché quasi sempre queste forze agiscono in maniera inconscia, ed il loro conflitto avviene sotto i livelli della coscienza. 

La spinta evolutiva, però, è quella che finisce sempre per vincere, ed è talmente forte ed irresistibile che l'uomo, prima o poi, deve seguirla, anche perché l'opporsi a tale spinta porta con sé conseguenze negative e danni psichici di non lieve entità, che l'individuo deve, per il suo benessere e la sua serenità, necessariamente riparare. 

Questo ci porta a pensare come sia importante che ognuno di noi tenti di analizzarsi per capire se la sua « età psicologica » corrisponda effettivamente alla sua « età cronologica ». 

Certo non è facile valutare la propria maturità psicologica, anche perché non esistono dei criteri ben definiti di estimazione. Tuttavia possiamo dire che uno dei segni fondamentali che contraddistinguono l'uomo maturo è che egli non è fermo, non è statico, ma continua a crescere, a svilupparsi, a « muoversi in avanti » (come dice Theillard de Chardin) qualunque sia la sua età. 

Infatti « una persona matura, non è una persona che sia arrivata ad un certo grado di perfezione e si sia fermata. Essa è piuttosto una persona che matura, una persona i cui legami con la vita si fanno costantemente più forti e più ricchi ». (Harry Overstrett: « La mente matura », pag . 31). 

La maturità, quindi, non si può definire, in quanto non è un punto fermo, non è qualcosa di statico, ma è piuttosto un atteggiamento interiore, una disposizione d'animo e di mente, sia verso se stessi che verso la vita, è un fermento interiore verso sviluppi sempre più ampi ed inclusivi, che rendono l'uomo capace di esprimere le sue facoltà più alte, di « centrarsi » dapprima nel suo io più vero, di « decentrarsi » poi sui suoi simili, e di « surcentrarsi » infine su Dio. 

« Centrarsi », « decentrarsi », « surcentrarsi » sono i tre termini usati da Theillard de Chardin per esprimere questo processo di maturazione interiore, che porta l'uomo verso la totalità. 

In un altro punto del suo libro « La mente matura » Harry Overstrett dice che un segno inconfondibile di maturità è « la gioia di vivere », poiché « il progresso verso la maturità è progresso verso la felicità », infatti l'uomo può dirsi felice quando può adoperare tutte le sue facoltà ed « immergersi anima e corpo nella vita », nel senso più alto di queste parole. 

La maturità potrebbe anche definirsi lo sviluppo completo e armonico di tutte le facoltà dell'uomo, e la capacità di esprimerle nella vita ... 

Si può ben comprendere, da questi cenni, come non sia facile valutare la propria maturità interiore. Possiamo allora tentare invece di scoprire se in noi vi siano delle « immaturità », ossia se vi sono aspetti della nostra personalità che sono rimasti « arretrati » o « non sviluppati » rispetto alla nostra età cronologica. A questo punto è bene ricordare brevemente quali sono i vari aspetti psichici della personalità umana. Come è ovvio esiste un « uomo esterno » ed « un uomo interno », l'aspetto fisico e l'aspetto psichico, il corpo e la coscienza. L'uomo interno, la coscienza, gli stati psichici sono disposti in una certa scala e si manifestano con diverse funzioni.

La psicologia tradizionale distingue tre fondamentali funzioni psichiche:

1) gli istinti
2) l'affettività
3) la ragione
Jung distingue quattro funzioni:
1) la sensazione
2) il sentimento
3) il pensiero
4) l'intuizione

La psicologia spirituale distingue (per quello che riguarda la personalità) tre « masse » di energie psichiche, che chiama « corpi » o « veicoli » e cioè:

1) corpo fisico-eterico
2) corpo emotivo o astrale
3) corpo mentale

La psicologia spirituale dice che la personalità è soltanto uno strumento del vero Io, che è una scintilla divina, e quindi ammette l'esistenza di stati psichici più elevati, di stati di coscienza più interiori, che appartengono alla vita dell'Io Spirituale, o Anima, e che costituiscono anch'essi dei corpi o masse di energie. Ma di ciò faccio solo cenno perché non rientra nel soggetto che stiamo ora trattando. Nell'individuo maturo le funzioni psichiche della personalità dovrebbero essere tutte armonicamente sviluppate e attive. « La salute mentale e talvolta fisica, dipende del saper sviluppare la funzione trascurata, in modo che la personalità possa maggiormente avvicinarsi alla sua completezza ...

La maggior parte delle persone fa uso di una sola funzione; le personalità più complesse fanno uso di due funzioni, e personalità molto differenziate possono far uso anche di tre funzioni. L'inclusione della quarta funzione appartiene a quello che Jung chiama « il processo di individuazione ». (Frieda Fordham: « Introduzione a Jung »). 

Quindi può esistere una immaturità, o un ritardo di sviluppo, in uno solo degli aspetti psichici della personalità, mentre gli altri sono normalmente sviluppati. Gli psicologi infatti distinguono, rispetto alle funzioni psichiche, varie età, e cioè: a) età fisica, b) età affettiva, c) età mentale. Ed aggiungono poi anche una: d) età sociale per indicare la capacità dell'individuo maturo di stabilire rapporti armonici con l'ambiente e con la società. 

La psicologia spirituale parla anche di un'età dell'Anima, poiché secondo la dottrina dell'evoluzione spirituale dell'uomo, l'Anima, il Sé ritorna infinite volte sulla terra per progredire ed evolvere attraverso molteplici esperienze di vita che a poco a poco risvegliano ed amplificano la coscienza dell'uomo. Esistono quindi per la psicologia spirituale Anime più giovani ed Anime più adulte. Queste varie età degli aspetti psichici dell'uomo non sono sempre tutte allo stesso livello, e spesso si trovano dei ritardi di sviluppo, delle immaturità, delle lacune, in una,o più di esse, che causano disturbi, squilibri, disarmonie di vario genere. 

Quali sono le cause di questi arresti di sviluppo di uno, o più, aspetti della personalità di un individuo? Possiamo elencare almeno due cause:

1) Traumi, frustrazioni, conflitti che risalgono alla infanzia.
2) Sviluppo unilaterale di una o più delle funzioni psichiche, dovuto a differenza tipologica individuale. Nei prossimi capitoli prenderemo in esame tutte e due queste cause di immaturità. 

Occorre tener presente, nell'accingerci a questo studio, che nessuno di noi può dirsi ancora completamente « maturo », poiché tutti siamo in cammino, siamo ancora in crescita, e non siamo ancora giunti alla vera statura di Uomini. Tuttavia questa constatazione non deve scoraggiarci, poiché il sapersi vedere con obbiettività è un segno di maturità; mentre ci mostreremmo immaturi se avessimo una visione alterata re né tanto straordinari né tanto inetti, di noi stessi. 

Forse la definizione più giusta della maturità è quella che ne dà Michael Drury dicendo: « Ho sentito dire che la maturità è la crescente consapevolezza di non esse come prima credevamo. Significa inoltre saper conciliare quel che è con quello che potrebbe essere » ... Poiché in realtà « la maturità non è una destinazione, ma è una strada ».

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