BUGIE E VERITA' SULLA TAV TORINO-LIONE

2 mesi 1 settimana ago


di Paolo Mattone, Livio Pepino e Angelo Tartaglia *

Il “contratto di governo” tra M5Stelle e Lega prevede, con riguardo alla Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, «l’impegno a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». A ciò il ministro delle infrastrutture Toninelli ha aggiunto l’ovvio: cioè che, in attesa di tale confronto, ogni determinazione diretta a realizzare un avanzamento dell’opera sarebbe considerata dal Governo «un atto ostile». Indicazioni assai caute, dunque, ben lungi da una dichiarazione di ostilità al Tav.
Poi silenzio e rinvio all’analisi costi-benefici in corso di elaborazione da parte di una apposita commissione. Il tutto lasciando al loro posto, come rappresentanti del Governo, sfegatati supporter della nuova linea ferroviaria come Mario Virano, direttore generale di Telt (promotore pubblico responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della futura linea Torino-Lione), e Paolo Foietta, commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino-Lione e presidente dell’Osservatorio della Presidenza del Consiglio originariamente costituito come luogo di studio e di confronto tra le parti interessate (e diventato ormai l’ultima ridotta dei sostenitori del Tav senza se e senza ma).Tanto è bastato, peraltro, a produrre un duplice effetto. Da un lato ha finalmente aperto un dibattito sulla effettiva utilità dell’opera, fino a ieri esorcizzato dalla rappresentazione del movimento No Tav, complice la Procura della Repubblica di Torino, come un insieme di trogloditi e di terroristi. Dall’altro ha mandato in fibrillazione i promotori (pubblici e privati) dell’opera, l’establishment affaristico, finanziario e politico che la sostiene e i grandi media che ne sono espressione (Stampa e Repubblica in testa) che, non paghi di ripetere luoghi comuni ultraventennali sulla necessità dell’opera per evitare l’isolamento del Piemonte dall’Europa (sic!), hanno cominciato ad evocare fantasiose penali in caso di recesso dell’Italia.
In questo contesto e per consentire un confronto razionale, in attesa delle indicazioni della commissione preposta all’analisi costi benefici e delle conseguenti decisioni politiche, è, dunque, utile fare il punto sulla situazione, partendo dall’esame delle affermazioni più diffuse circa l’utilità dell’opera. 
Primo. «La nuova linea ha una valenza strategica e unirà l’Europa da est a ovest».Prospettiva da statisti, che il governatore del Piemonte, Chiamparino sottolinea, con slancio futurista, evocando un collegamento tra l’Atlantico e il Pacifico  Continua...

APPELLO DI MAURIZIO PALLANTE PER UN NUOVO IMPEGNO ECOLOGISTA

2 mesi 1 settimana ago


di Maurizio Pallante

Siamo molto preoccupati per la gravità raggiunta dalla crisi ecologica: 1) le emissioni di gas serra (anidride carbonica e metano) hanno superato le capacità di assorbimento della biosfera, innescando mutamenti climatici di cui abbiamo appena iniziato a subire le conseguenze; 2) il consumo di risorse rinnovabili ha superato le capacità di rigenerazione annua della biosfera: l’overshoot day, il giorno in cui l’umanità arriva a consumare le risorse rinnovabili che il pianeta rigenera nel corso di un anno, è sceso nel 1980 sotto la soglia del 31 dicembre, nel 2000 è stato il 30 settembre, l’8 agosto nel 2016, il 1° agosto nel 2018; 3) il consumo delle risorse non rinnovabili (in particolare le fonti fossili e alcuni metalli) ne ha ridotto drasticamente gli stock scatenando guerre per impadronirsi dei giacimenti residui; 4) le emissioni di sostanze di sintesi chimica non metabolizzabili dalla biosfera generano forme di inquinamento sempre più diffuse: in tutti gli oceani galleggiano masse di poltiglie di plastica grandi come gli Stati Uniti, crescono le quantità dei rifiuti interrati e bruciati, aumenta l’incidenza di malattie mortali causate dalle sostanze tossiche di sintesi utilizzate nei processi industriali e nell’agricoltura; 5) la fertilità dei suoli agricoli e la biodiversità si sono drasticamente ridotte, le popolazioni ittiche si sono dimezzate.
Siamo molto preoccupati altresì dalla crescente disparità nelle opportunità di vita delle persone: 1) la concentrazione di denaro e di ricchezze nelle mani di pochi continua a crescere senza sosta, determinando diseguaglianze sempre più accentuate fra Nord e Sud del mondo, fra ricchi e poveri, fra uomini e donne; 2) il numero di persone che soffrono di fame e/o malnutrizione cronica ha superato gli 800 milioni; 3) guerre, povertà, diritti umani sistematicamente violati e cambiamenti climatici rendono praticamente impossibile una vita appena dignitosa per un numero sempre crescente di essere umani nei loro luoghi di nascita.
Siamo convinti che gli squilibri ambientali, sociali ed economici del pianeta abbiano una matrice comune: quella dei modelli industrialisti e produttivisti, sostenuti da tutti i partiti – di sinistra, di destra e se-dicenti post-ideologici. Le loro proposte di politica economica, industriale e agricola sono finalizzate a rilanciare la crescita del prodotto interno lordo, senza peraltro riuscirci nonostante l’impegno. E se vi riuscissero, ciò comporterebbe un aggravamento di tutti i fattori della crisi ambientale, che non viene tenuta in alcuna considerazione nonostante abbia assunto dimensioni macroscopiche.
Siamo increduli per l’assenza di questi problemi dai programmi di tutte le forze politiche esistenti, che tutt’al più li considerano le conseguenze di comportamenti illegali da reprimere: un impegno lodevole, ma assolutamente inadeguato in relazione alle cause, alle dimensioni e alle misure necessarie per attenuarli. Continua...

GRETA E LA RIVOLUZIONE DELLA VERITA

2 mesi 1 settimana ago

di Max Strata

Oggi, a pochi giorni dalla grande mobilitazione globale del 15 marzo 2019, la sedicenne Greta Thumberg è già un'icona, una portavoce, il simbolo di una sollevazione autentica e ribelle, pacifica e colorata ma determinata e, per molti versi, inattesa.
Figlia della cantante d'opera Malena Ernman e dell'attore Svante Thunberg, la caparbia ragazzina svedese ha iniziato la sua singolare protesta davanti al parlamento di Stoccolma dopo l'eccezionale ondata di calore e i devastanti incendi boschivi che lo scorso agosto hanno colpito i paesi scandinavi.
Per settimane, ogni venerdì, utilizzando lo slogan "skolstrejk for klimatet" (sciopero scolastico per il clima) scritto su un semplice cartello, si è posizionata in un angolo dell'accesso al palazzo del Riksdag e lì è rimasta fino a quando qualcuno a iniziato ad accorgersi di lei chiedendole che cosa stesse facendo e perchè.
Da quel momento, questa giovane sensibile e acuta, rompendo coraggiosamente il muro della sindrome di Asperger da cui è affetta, ha cominciato a parlare e con straordinaria fermezza, competenza e proprietà di linguaggio, non si è più fermata.
I giornalisti che per primi le hanno posto qualche domanda hanno immediatamente colto la novità e l'enorme potenzialità di quanto stava accedendo ma certamente non potevano immaginare che le parole e l'atteggiamento di Greta sarebbero divenuti tanto virali. Utilizzando gli hashtags Twitter #Klimatstrejka, #ClimateStrike e #FridaysforFuture, il suo messaggio limpido si è diffuso con una rapidità fuori dal comune coalizzando intorno alla sua figura l'attenzione e il sostegno di un numero sempre maggiore di studenti e di giovani.
Il suo messaggio è chiaro e non deformabile. In primo luogo Greta si rivolge ai suoi coetanei, alla generazione che (se le cose non cambieranno) sarà investita in pieno dalla tragedia planetaria del riscaldamento globale e che sarà martoriata dai devastanti effetti previsti dalla comunità scientifica internazionale. A questa generazione Greta chiede di prendere coscienza, di informarsi e di reagire. In secondo luogo si rivolge agli adulti e ai decisori politici in particolare, ovvero a coloro che non solo sono responsabili delle emissioni climalteranti e della crisi ecologica generalizzata ma che (tranne poche eccezioni) non fanno niente per evitarla. Continua....

IL PUNTO DI SVOLTA, ORA ECOLOGIA INTEGRALE

2 mesi 1 settimana ago

di Maurizio Di Gregorio

Con il fallimento sostanziale di Cop24, l’incontro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è tenuto a Katowice in Polonia, nonostante due settimane di incontri e la presenza di delegati da tutto il mondo ha termine il ciclo vitale dell’ambientalismo come corrente culturale e politica.
Un ambientalismo internazionale e storico, variegatamente articolato e suffragato anche dai risultati della più ampia ricerca scientifica internazionale non è riuscito ad imprimere una svolta o a convincere a Katowice per alcuna concreta inversione energetica.
Eppure la problematica ambientale è e rimarrà al centro delle priorità del XXI secolo; essa sarà però affrontata solo da un nuovo tipo di movimento ecologico mondiale, molto diverso dall’ambientalismo che abbiamo conosciuto ad oggi.
Un ecologismo in grado di condurre e vincere battaglie sociali e politiche maggioritarie e sostanzialmente esenti da compromessi, un ecologismo cioè  a vocazione maggioritaria.
Qualcosa di nuovo e più radicale che si farà dovere di intervenire non solo sulle cause di inquinamento ma anche sulle cause degli inquinatori e che cercherà di affrontare la questione in merito al cosa, al quando, al come e al perché.
Qualcosa che ancora non c’è, ma di cui si intravedono segnali diversi e originali e che proprio l’ennesimo fallimento di Katowice rende ancora più urgente e necessario.
L’ambientalismo tradizionale ha cercato, attraverso un percorso di alcuni decenni di fornire una ipotesi di riforma della civiltà moderna, che conciliasse la cultura materialista del profitto con la salvaguardia dell’ambiente naturale e dei suoi abitanti.
Come afferma la direttrice esecutiva di Greenpeace InternationalJennifer Morgan “I governi hanno deluso i cittadini e ignorato la scienza e i rischi che corrono le popolazioni più vulnerabili. Riconoscere l’urgenza di un aumento delle ambizioni e adottare una serie di regole per l’azione per il clima, non è neanche lontanamente sufficiente allorquando intere nazioni rischiano di sparire”.
Nonostante il lavoro di tessitura svolto da una moltitudine di organizzazione ecologiche, nulla è stato ottenuto di concreto sul fronte delle misure necessarie a rallentare o inibire il cambiamento climatico. Di fronte al bivio tra la salute planetaria e il perseguimento dei propri profitti  le elites politiche e industriali hanno scelto le seconde emettendo in pratica un provvedimento di morte per intere popolazioni, nazioni e specie viventi. Continua...

MA SE NON ORA QUANDO ?

2 mesi 1 settimana ago

di Max Strata

Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare. Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all'inizio dell'era industriale, verrà superata tra 11 anni.
Agli attuali ritmi di emissione di 50 Gigatonnellate (50 miliardi di tonnellate) all’anno, questo è il tempo che ci resta prima che il raggiungimento di un punto di non ritorno climatico inizi a provocare conseguenze molto serie sull'intero pianeta.
Attenzione, questo non significa che nel 2030 avremo a che fare con l'Apocalisse anche se i processi di evoluzione della chimico-fisica dell'atmosfera possono subire rapide modificazioni a causa di retroazioni che amplificano le deviazioni da uno stato di equilibrio originario.
Quello che è certo, se per l'appunto non avverrà una massiccia riduzione delle emissioni climalteranti, è che da quel momento il processo di riscaldamento e il conseguente caos climatico, subiranno una notevole accelerazione provocando danni estremamente seri in particolar modo sulla produzione agricola e sulla disponibilità di acqua dolce.numeri, a cui affidiamo quotidianamente la nostra esistenza di cittadini del XXI secolo, in questo caso rappresentano un limite fisico che nell'interesse generale non va superato.
Ma, mentre per curare un raffreddore facciamo estrema attenzione nel rispettare con scrupolo il dosaggio del farmaco acquistato in farmacia, non altrettanto facciamo con la terapia che ci è stata prescritta per la ben più grave patologia planetaria che si chiama riscaldamento globale.
Questo dimostra almeno due cose: La prima, che i nostri modelli e meccanismi mentali non sono sufficientemente reattivi di fronte ad una minaccia che non sentiamo come veramente incombente. Si tratta di un riflesso che è stato definito come "l'immagine del ragno" e che si evidenzia con la nostra risposta istintuale quando un grosso aracnide salta sulla teca del vetro in cui stiamo guardando e a cui reagiamo con un salto indietro. Il salto difensivo all'indietro è una acquisizione comportamentale determinata dal nostro percorso evolutivo che però, sfortunatamente, non comprende la percezione di un pericolo che arriva da un futuro non immediatamente prossimo come nel caso del progressivo innalzamento della temperatura del pianeta. Continua...

GEORGESCU-ROEGEN PER LA DECRESCITA

2 mesi 1 settimana ago

di Luca Madiai

Tra i precursori della decrescita di Serge Latouche non poteva mancare Georgescu-Roegen, il padre della bioeconomia, un matematico rumeno che ha finito per occuparsi di economia e delle sue implicazioni sociali e ambientali. Sebbene i suoi ultimi scritti siano risalenti alla fine degli anni ottanta, le sue riflessioni sono, purtroppo direi, ancora all’avanguardia.
Sono numerosi gli spunti forniti dai lavori di Georgescu-Roegen, molti dei quali oggi si ritrovano tra i capisaldi del movimento per la decrescita. Nel suo programma bioeconomico minimale ha condensato gran parte di questi punti: uno tra tutti è quello che si riferisce al valore della sobrietà, unito alla consapevolezza dei limiti delle risorse e degli effetti negativi, sia a livello individuale che collettivo, del superamento di detti limiti.
«Dobbiamo curarci dalla passione morbosa per i congegni stravaganti», «dobbiamo liberarci anche della moda, quella “malattia della mente umana”. […] È veramente una malattia della mente gettar via una giacca o un mobile quando possono ancora servire al loro scopo specifico. Acquistare una macchina nuova ogni anno e arredare la casa ogni due è un crimine bioeconomico». Altri punti sono la durabilità e la riparabilità degli oggetti prodotti, quindi l’abolizione di quella che ormai oggi è tristemente conosciuta come obsolescenza programmata. «I beni devono essere resi più durevoli tramite una progettazione che consenta poi di ripararli».
La messa al bando degli armamenti che, oltre a essere un pericolo costante per il mantenimento della pace, rappresenta un ingente spreco di risorse, che invece potrebbero essere impiegate per «aiutare le nazioni in via di sviluppo ad arrivare il più velocemente possibile a un tenore di vita buono (non lussuoso)».
La riduzione dei consumi deve essere però accompagnata dalla riduzione della popolazione mondiale, «portandola a un livello in cui l’alimentazione possa essere adeguatamente fornita dalla sola agricoltura biologica», e nel contempo dall’incremento invece dell’efficienza di conversione energetica. Georgescu-Roegen individua, tra le fonti energetiche primarie, il sole come l’unica a poter realmente apportare un cambiamento migliorativo nell’approvvigionamento energetico e in tutte le questioni a esso connesse, non solamente di natura economica ed ecologica. «Solo una forma di energia accessibile arriva a noi in modo continuo e quasi a costo zero: l’energia solare» afferma Georgescu-Roegen evidenziando subito però il suo principale svantaggio, ovvero quello «di giungere a noi in una forma altamente diluita, come una pioggia estremamente fine», cioè con una bassa densità energetica. Tuttavia resta il fatto che «l’energia terrestre è molto scarsa rispetto all’energia solare, la quale è inoltre un bene libero».
Nel condensato del programma non manca di evidenziare il grande paradosso dell’attuale sistema economico, quello di correre sempre più forte, producendo e consumando sempre di più, senza alcun apparente scopo se non quello di aumentare ulteriormente i nostri ritmi, non prendendo in considerazione alcun limite. Continua...

DECRESCITA COME SOLUZIONE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

2 mesi 1 settimana ago

di Luca Madiai e Gloria Germani

Forse non è del tutto chiaro che, se vogliamo quantomeno limitare l'aumento inesorabile delle temperature globali e tutti gli effetti negativi che ne conseguiranno, dobbiamo abbandonare prima possibile un modello economico-sociale basato sulla crescita.
La crescita dei pannelli fotovoltaici e delle auto elettriche, sebbene auspicabile in parte,  non  sarà sufficiente a invertire la rotta intrapresa. Non basterà usare di più la bicicletta, abbassare di qualche grado il termostato o rinunciare alla carne per qualche giorno.
Quello che occorre fare per tentare di limitare le conseguenze dannose del nostro incosciente sviluppo, è compiere un'autocritica profonda e cominciare a ricostruire una società fondata su un nuovo modo di pensare e vedere il mondo: non più centrata sull'ego individuale, ma su una forte consapevolezza di interconnessione e interdipendenza; non più sostenuta dalla competizione bensì dalla collaborazione; non più regolata dalle algide leggi di mercato a da condivisi principi etici; non più alimentata dalle brevi  gioiette  del consumismo, ma dalla riscoperta che armonia e felicità sorgono dalle relazioni;  non più una società improntata al modello maschilista, dove dominano il calcolo e l'aggressività, ma ai tratti femminili della cura, dall’ascolto e della sensibilità. E tutto questo, in fin dei conti, non lo dobbiamo fare solo per risolvere la crisi climatica, poiché la crisi nella quale oggi siamo immersi  non riguarda solo il clima e l'ambiente,  ma è una crisi di una economia “inventata”( Latouche)   che   riguarda  l'economia e la società nel loro insieme (divario tra ricchi e poveri crescente, instabilità, disoccupazione, migrazioni) e in ultima analisi dell'uomo stesso (i suicidi e il malessere psichico è più sempre  più altro  nei paesi ricchi). Continua...

NON SOLO CAMBIAMENTI CLIMATICI

2 mesi 1 settimana ago

di Guido Dalla Casa

Greta Greta Thunberg è una ragazza svedese che ha appena compiuto 16 anni. Ha parlato alle Nazioni Unite e in qualche altra sede “importante”. Ma è diventata famosa soprattutto per il suo discorso ai leader mondiali alla conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta in Polonia alla fine del 2018. In sostanza ha detto a quei signori che stanno rubando il futuro alla sua generazione, perchè non fanno assolutamente nulla per evitare la catastrofe climatica appena iniziata. Greta ha pienamente ragione: quasi tutti gli scienziati sono d’accordo sulla gravità della situazione, tranne pochissimi, di solito ben pagati in vario modo dalle multinazionali e dagli industriali in genere. In fondo ha semplicemente detto ai leader mondiali di ascoltare gli scienziati invece che le multinazionali!
Forse non stanno rubando il futuro solo alla sua generazione, ma anche a quella dei suoi genitori.
Poi ha proclamato uno sciopero mondiale degli studenti per la giornata di venerdì 15 marzo. La sua iniziativa ha avuto un successo incredibile in centinaia di città di tutto il mondo. Forse questa grande adesione ha spaventato alcuni “sviluppisti” che hanno gridato allo scandalo e si sono tirati dietro il solito gruppetto di intellettuali e giornalisti servi del sistema: qualcuna/o è arrivata/o a lanciare maledizioni alla ragazza svedese, che comunque ha certamente ottenuto almeno un risultato. Ora se ne parla molto più di prima.
Di solito, i convegni sul clima si concludono con discorsi molto vaghi sui limiti di temperatura entro cui andrebbe tenuto il riscaldamento globale della Terra. Già questo fatto ha l’aria di una colossale presa in giro, dato che il legame fra emissioni di gas-serra e aumento di temperatura media è sicuro ma numericamente poco definibile: quindi non ne faranno niente. La limitazione andrebbe fatta sulle quantità di gas-serra emessi, in particolare di CO2, che viene riversata nell’atmosfera in miliardi e miliardi di tonnellate ogni anno. Dati i numeri attuali, le emissioni di questo gas dovrebbero essere quasi azzerate, il che significa porre subito fortissime limitazioni all’estrazione e sfruttamento di tutti i combustibili fossili, che ora alimentano in gran parte la produzione di energia e i trasporti di tutto il mondo. Invece le emissioni, già enormi, sono in forte aumento anche negli ultimi anni, e tale andamento continua senza soste. Continua...

CAMBIAMENTO CLIMATICO: PERCHE' TUTTO PUO' COLLASSARE

2 mesi 1 settimana ago

di Max Strata

La chimica-fisica dell’atmosfera funziona come un sistema complesso e diversamente non potrebbe essere all’interno delle altrettanto complesse dinamiche che determinano il comportamento delle componenti fondamentali della vita su questo pianeta.
L’aumento della temperatura, dovuto al riscaldamento prodotto dai gas serra rilasciati dalle attività umane, in questo periodo storico ha effetti che si manifestano soprattutto alle alte latitudini e che nell’emisfero nord si esprimono provocando il disgelo dei ghiaccio marino e del suolo ghiacciato (il permafrost). Per quanto riguarda il permafrost, l’aumento della temperatura è in grado di mobilizzare gli idrati di metano (1) che vi sono contenuti .
La particolare struttura chimica di questi composti permette di immagazzinare notevoli quantità di idrocarburi e si stima che un metro cubo di idrato produca circa 160 metri cubi di metano. La liberazione di questo gas è dovuta principalmente a due fattori: quello termogenico, ovvero quando il gas si origina in seguito all’alterazione termica della materia organica contenuta nelle rocce madri, oppure quello biogenico, quando il gas viene prodotto dalla decomposizione della stessa materia grazie attività di alcune specie di batteri ed è questo secondo caso quello che ci interessa più direttamente. Ma gli idrati sono imprigionati anche sotto la superificie sottomarina (in particolare della piattaforma continentale) ed è stato calcolato che abbiano una consistenza di circa 1.400 miliardi di tonnellate (Gt) di carbonio equivalente.
Il metano (CH4) è un gas estremamente attivo e una sua molecola intrappola tanto calore quanto 21 molecole di CO2. Già nelle condizioni attuali, l’enorme quantità immagazzinata potrebbe a breve rilasciare fino a 50 Gt di questo gas, un quantità tale da incrementare il contenuto di metano nell’atmosfera di un fattore dodici.
Consideriamo che gli effetti climatici di questo rilascio potenziale possono essere significativi per un periodo di tempo che va da mille a centomila anni, tanto che si ipotizza (seppure per altre cause) che l’estinzione di massa del Permiano (2), nel corso della quale scomparirono oltre il 90% delle specie marine e il 70% dei vertebrati terrestri, possa essere stata effettivamente causata da un evento di questo tipo. Continua...

RAGAZZINI CONTRO EGOLOGISMO

2 mesi 1 settimana ago

di Igor Giussani

Fare le pulci al movimento del 15 marzo, animato da Greta Thunberg e autore del primo sciopero globale per il clima, è molto facile, essendo composto da persone in piena adolescenza, cioé una fase della vita inevitabilmente caratterizzata da ingenuità, incoerenza e frequenti dissonanze emotive. Per dirne una, ha fatto capolino su alcune foto della manifestazione un cartello con la scritta “Di caldo voglio la cioccolata, non il clima”, slogan scherzoso che cela molta ignoranza riguardo alle dinamiche che contribuiscono al global warming; autogol analoghi sono stati ostentati con disprezzo dai detrattori.
Pensavo che il compito di noi ‘veterani’ della variegata galassia ambientalista fosse quello di rapportarsi con questi ragazzi, non allo scopo di egemonizzarli (tanto non te lo permetterebbero mai) ma di aiutarli a crescere intellettualmente per colmare palesi lacune, anche per portare allo scoperto chi è realmente interessato alla questione da chi ne ha solo approfittato per saltare un giorno di scuola. Nei confronti della manifestazione, avrei compreso una sana diffidenza verso i facili entusiasmi, persino una dissacrazione delle buone intenzioni in stile Giorgio Gaber, pungente senza essere cinica e livorosa.
Purtroppo, ho dovuto constatare che gran parte della vecchia guardia (tra cui anche individui degni di stima come il redatore del nostro blog Armando Boccone) ha ritenuto suo dovere denigrare senza costruttività il movimento, usando talvolta toni astiosi mai adoperati neppure contro i peggiori inquinatori del pianeta.
In certi casi, sono state avallate le fake news cospirazioniste contro Greta, non sentendo neppure l’esigenza di smarcarsi di fronte alle valanghe di fango scagliate dalla peggior fauna del regime televisivo: da Nicola Porro, forse il primo in assoluto ad aver coniato il neologismo ‘gretini’, a Paolo Guzzanti, secondo cui l’influenza umana sul clima è una bufala perché notoriamente “ogni mille anni il pianeta ha le mestruazioni” (sic), per finire con la lucida analisi di Maria Giovanna Maglie: “Adesso non si può più dire male di Greta perché mi hanno detto che ha la sindrome di Asperger, cioè è malata di autismo, allora a quel punto il politically correct e anche il buon senso mi vietano di dire quello che avrei detto se fosse stata sana: che l’avrei messa sotto con la macchina” (che a nessuno venga in mente di investire la Maglie con la propria auto, anche perché con ogni probabilità sarebbe quest’ultima a danneggiarsi. Provate al massimo a spiegarle che l’Asperger non è una forma di autismo, non prima di esservi assicurati che la giornalista comunista-craxiana-sovranista abbia parcheggiato ben distante da dove vi trovate). Continua...

CON GRETA THURNBERG ANCHE LA SCIENZA

2 mesi 1 settimana ago


Intervista a Gloria Germani a cura di  Barbara Ciolli

Il 23 marzo 2019 riparte la marcia per il clima con una grande manifestazione a Roma. Stavolta gli organizzatori sono i comitati, le associazioni, i gruppi di attivisti italiani riuniti in un coordinamento: dai No Tav della Val di Susa ai No Grandi Navi di Venezia, agli Studenti per l'ambiente, agli Stop Biocidio della Terra dei fuochi, a tante altre realtà. Ma è ormai la società intera a manifestare per l'ecologia: quasi 1 milione e mezzo di persone hanno partecipato allo sciopero mondiale per il clima del 15 marzo scorso, 150 mila in Italia.
La maggioranza sono adolescenti come Greta Thunberg, l'attivista svedese di 16 anni esplosa come fenomeno mediatico e anche politico se alla politica si torna a dare il significato autentico e originario di polis. Di partecipazione attiva alla casa comune che nella società globale non può che essere la Terra. Dietro i ragazzini che protestano ci sono anche diverse famiglie, impegnate da tempo nei movimenti dal basso che propongono alternative sostenibili a uno sviluppo ormai chiaramente distruttivo. È in questo caso la società, come spesso accade, a mostrarsi più avanti della politica stavolta intesa come partiti e sistemi di potere che si autoconservano.
«È dagli Anni 70 che le ricerche accademiche avvertono che tra il 2010 e il 2020 i parametri dell'attuale sistema di sfruttamento industriale sarebbero saltati. Siamo agli sgoccioli», spiega a Lettera43.it la filosofa Gloria Germani, studiosa del pensiero orientale e portavoce dell'ecologista e allieva di Noam Chomsky, Helena Norberg Hodge. Con lei Germani organizza da anni i convegni sull'Economia della felicità, un movimento per la localizzazione e la decrescita che ha visto riempirsi le sale. Poi è esplosa la protesta di Greta.
DOMANDA. Contesta da tempo le dinamiche del modello di sviluppo occidentale che lei, come filosofa, rimanda a radici profonde. Cosa lo ha reso dominante?
RISPOSTA. L'origine è stata la convinzione che la civiltà occidentale attraverso la scienza cartesiano-newtoniana fosse superiore, più avanzata delle altre. Così, attraverso il colonialismo e l'industrializzazione, l’intero Pianeta sta subendo dei danni enormi. Ha avuto effetti devastanti su una civiltà con tutt'altra tradizione millenaria come l'India, che negli ultimi 25 anni è cambiata completamente.Centinaia di scuole indiane hanno aderito, come in altri 112 Paesi, allo sciopero per il clima. Come ha trovato l'Asia al suo arrivo?
Quando arrivai in India nel 1986, era veramente un altro mondo. L’idea di materia non esisteva, tutto era energia interconnessa e impermanente. Vita e morte erano aspetti di un'unica cosa. Quella orientale è una visione della realtà radicalmente diversa dalla nostra, diversa anche da quella degli antichi greci e i romani che non corrisponde però neanche all'attuale visione occidentale. La crisi climatica è la cartina di tornasole del sistema di vita moderno. Continua...

LA DOPPIA VERITA' SUL 5G

2 mesi 1 settimana ago


di Claudio Poggi

In questo articolo affronterò tre argomenti: il Principio di Precauzione: come potrebbe/dovrebbe essere inteso, e come è invece interpretato; il 5G: le criticità della nuova tecnologia; la sistematica demolizione dell’approccio protezionistico più avanzato al mondo: quello italiano.
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE La prima volta accadde (a mia memoria) in un posto che difficilmente si potrebbe immaginare… il deserto sabbioso della Penisola Arabica [2], e precisamente fu quando igovernanti dell’Arabia Saudita decisero che era arrivato il momento di introdurre, nello stato da loro amministrato, la telefonia cellulare.Era infatti successo che nei pressi della capitale saudita sorgessero, ad alcuni chilometri di distanza tra loro, le antenne di Radio Riad ed un campo da calcio, nel quale accadevano le cose piu’ strane, causate dall’energia elettromagnetica “catturata” dalla tensostruttura che lo proteggeva dai raggi solari.
Non entrerò nei dettagli, basta sapere che da questa situazione i pianificatori sauditi trassero una lezione: con i Campi Elettromagnetici non si scherza.
Saggiamente dunque pensarono di valutare l’impatto della nuova tecnologia PRIMA di adottarla, quando cioè si era ancora in tempo per prendere tutte le misure precauzionali, e NON DOPO, quando sarebbe stato molto più difficile e costoso farlo.
Vennero convocati esperti, furono eseguiti lunghi ed approfonditi studi e finalmente si decise di adottare la seguente formulazione per il Principio di Precauzione: ”Un danno sospettato deve essere trattato come un danno reale, fino a prova contraria, soprattutto se tale danno riguarda la salute o la sicurezza delle persone”.Alla luce di questo poi si procedette a progettare e realizzare la rete cellulare, con il minimo impatto possibile (veramente!) sulla popolazione. Cosi’ si fa.
Nella civilissima ma algida Europa si preferisce esprimere il Principio di Precauzione usando una ventina di pagine, fitte fitte, in cui c’e’ tutto e il contrario di tutto, esattamente come le clausole delle assicurazioni.
Spesso viene ripetuto che deve essere tutelata la salute della popolazione, anche in caso di incertezza scientifica, ecc. ecc., ma poi, tra le righe, nascosto sotto mille parole rassicuranti si trova il vero faro guida del Principio di Precauzione europeo: “6.3.4 Esame vantaggi e oneri… L’esame dei vantaggi e degli oneri dovrebbe tuttavia comprendere un’analisi economica costi/benefici quando ciò sia adeguato e realizzabile… “. Dunque: la salute è solo una delle cose da considerare , un’ altra è la convenienza economica. E infatti, guarda che combinazione, nel caso del Campo Elettromagnetico, come in molti altri, l’onere della prova è a carico del Cittadino…Infine la domanda (per avere buone risposte occorre porsi buone domande): preferiamo essere tutelati dal Principio di Precauzione saudita o da quello europeo?Continua...

LA TERRA E' IN UNA SPIRALE MORTALESERVONO AZIONI RADICALI

2 mesi 1 settimana ago


di George Monbiot  

Il collasso climatico potrebbe essere rapido e imprevedibile. Non possiamo più permetterci di prendere tempo e sperare che cambiamenti irrilevanti evitino il disastro.
E’ stato un momento di quelli che cambiano la vita. A una conferenza stampa tenuta la settimana scorsa dagli attivisti di Extinction Rebellion, due di noi giornalisti presenti incalzavamo gli organizzatori riguardo alla perseguibilità dei loro obiettivi. Per esempio, avevano affermato che le emissioni di anidride carbonica nel Regno Unito avrebbero dovuto essere azzerate entro il 2025; non sarebbe meglio, chiedevamo, porsi degli obiettivi intermedi?
Una ragazza di nome Lizia Woolf si fece avanti. Non aveva parlato fino a quel momento ma la passione, la disperazione e la rabbia della sua risposta furono assolutamente emozionanti. Che senso ha chiedere a me, una ventenne, cosa affrontare e cosa accettare riguardo al mio futuro e alla mia vita? Questa è un’emergenza. Andiamo incontro a un’estinzione. Quando fate domande come questa come pensate che mi dovrei sentire? Non avevamo risposte.
Obiettivi più modesti potrebbero essere politicamente realistici ma non sono concretamente realistici. Soltanto cambiamenti commisurati alla dimensione della nostra crisi esistenziale hanno una possibilità di scongiurarla. Un realismo disperato, che si ferma ai margini del problema, ci porta dritti al disastro. Non ce ne terrà fuori.
I soggetti pubblici parlano e si comportano come se i cambiamenti climatici fossero lineari e graduali. Ma il sistema terrestre è altamente complesso e i sistemi complessi non rispondono alla pressione in modo lineare. Quando questi sistemi interagiscono (poiché l’atmosfera, gli oceani, le terre emerse e le forme di vita non stanno pacificamente chiusi nelle scatole che ne facilitano lo studio), le loro reazioni al cambiamento diventano altamente imprevedibili. Piccole perturbazioni possono propagarsi in modo incontrollato. Punti critici possono restare invisibili fino a quando non sono stati oltrepassati. Potremmo assistere a cambiamenti di stato così improvvisi e profondi da non poter ipotizzare con sicurezza alcuna continuità. Continua...

SOLO LA RIBELLIONE IMPEDIRA' UNA CATASTROFE ECOLOGICA

2 mesi 1 settimana ago


di George Monbiot

"Nessuno verrà a salvarci. La disobbedienza civile di massa è essenziale per forzare una risposta politica." "La catastrofe affligge la gente ora che, a differenza di quelli del mondo ricco che possono ancora permettersi di crogiolarsi nella disperazione, é costretta ad agire in modo pratico." 
Se avessimo messo tanto impegno nella prevenzione della catastrofe ambientale, come abbiamo speso per creare scuse per non agire, ora lo avremmo risolto. Ovunque guardo, vedo persone impegnate in furiosi tentativi di respingere la sfida morale che presenta.
La scusa corrente più comune è questa: "Scommetto che i manifestanti hanno i telefoni / andare in vacanza / indossare scarpe di cuoio." In altre parole, non ascolteremo nessuno che non vive nudo in un barile, sussistendo solo su acque torbide.Certo, se stai vivendo nudo in un barile ti licenzieremo anche tu, perché sei uno strambo hippie. Ogni messaggero e ogni messaggio che portano è squalificato per motivi di impurità o purezza.
Mentre la crisi ambientale accelera, e come movimenti di protesta come YouthStrike4Climate e Extinction Rebellion rendono più difficile non vedere ciò che affrontiamo, le persone scoprono mezzi più inventivi per chiudere gli occhi e perdere responsabilità. Alla base di queste scuse c'è una convinzione profondamente radicata che se davvero siamo nei guai, qualcuno da qualche parte verrà in nostro soccorso: "loro" non lo lasceranno accadere. Ma non c'è loro, solo noi.
Anche quando le emittenti coprono questi problemi, evitano accuratamente qualsiasi menzione di potere, parlando di collasso ambientale come se fosse guidato da forze misteriose e passive e proponendo soluzioni microscopiche per vasti problemi strutturali.
La classe politica, come chiunque abbia seguito i suoi progressi negli ultimi tre anni, ora può sicuramente vedere, è caotica, riluttante e, isolatamente, strategicamente incapace di affrontare anche crisi a breve termine, per non parlare di una vasta situazione esistenziale.Tuttavia prevale un'ingenuità diffusa e intenzionale: la convinzione che il voto sia l'unica azione politica necessaria per cambiare un sistema.A meno che non sia accompagnato dal concentrato potere di protesta - articolando richieste precise e creando lo spazio in cui possono crescere nuove fazioni politiche - il voto, pur essendo essenziale, rimane uno strumento ottuso e debole.
I media, con poche eccezioni, sono attivamente ostili. Anche quando le emittenti coprono questi problemi, evitano accuratamente qualsiasi menzione di potere, parlando di collasso ambientale come se fosse guidato da forze misteriose e passive e proponendo soluzioni microscopiche per vasti problemi strutturali. La serie Blue Planet Live della BBC ha esemplificato questa tendenza .
Coloro che governano la nazione e plasmano il discorso pubblico non si possono fidare della conservazione della vita sulla Terra. Non c'è autorità benigna che ci preservi dal male. Nessuno viene a salvarci. Nessuno di noi può legittimamente evitare la chiamata a unirsi per salvare noi stessi.
Vedo la disperazione come un'altra varietà di disconoscimento. Lanciando le mani sulle calamità che un giorno potrebbero affliggerci, le travestiamo e le allontaniamo, convertendo le scelte concrete in un terrore indecifrabile. Potremmo sollevarci dall'agire morale affermando che è già troppo tardi per agire, ma così facendo condanniamo gli altri alla miseria o alla morte. La catastrofe affligge la gente ora che, a differenza di quelli del mondo ricco che possono ancora permettersi di crogiolarsi nella disperazione, è costretta ad agire in modo pratico. Continua....

LA PROTESTA DI EXTINTION REBELLION PARALIZZA LONDRA

2 mesi 1 settimana ago


di Leonardo Clausi

Ieri era il quarto giorno di proteste londinesi da parte dell’ala britannica del gruppo internazionale di disobbedienza civile ambientalista Extinction Rebellion. Da lunedì mattina continuano a essere bloccati i principali gangli della città, con occupazione di Parliament Square, Marble Arch, Oxford Circus e Waterloo Bridge e altre imprecisate azioni in programma nei prossimi giorni. Gli attivisti hanno finora interrotto il flusso di donne, uomini e merci che scorre nella capitale bloccando quasi mezzo milione di pendolari attraverso la metropolitana.
SONO ISTRUITI su tutte le ripercussioni del potenziale loro arresto. La tattica è di quella di fornire un’ininterrotta riserva di persone da arrestare fino a saturare ed esaurire le risorse della polizia: una catena di montaggio dell’arresto di probi cittadini per ottenere finalmente di essere considerati a Downing Street. Il tutto mentre navi rosa coperte di graffiti navigano lungo Regent Street, un vecchio camion coperto di slogan si incagliava per traverso su Waterloo Bridge e vari militanti si incollavano – letteralmente, usando il diabolico attak – a vagoni della metropolitana a Canary Wharf, sede staccata della City sul fiume, e perfino davanti all’uscio di casa Corbyn, a Islington (lo stesso Corbyn non ha incontrato i quattro militanti suoi sostenitori, ma ci sarà un incontro ufficiale fra Xr e il partito la settimana prossima).
LA POLIZIA ha cercato di sgomberare Waterloo Bridge ma finora senza successo. Mercoledì notte il presidio manteneva la sua presenza in un’atmosfera piacevolmente familiare con reading di poesia, cucina, sound system, sacchi a pelo in mezzo a balle di fieno, discussioni e incontri sotto lo sguardo rilassato dei poliziotti. Sullo sfondo, umida e sfocata, la mole brutalista del National Theatre dava il benvenuto a un’azione di lotta come se ne vedono di rado in questa città. La polizia sa che non ci sono rischi di violenza e addirittura fraternizza – è successo ieri a Oxford Circus – chiedendo ai dj di mettere questo o quel brano addirittura ballando con i manifestanti. La cosa ha immediatamente provocato la dura reazione del ministro dell’interno Sajid Javid. L’happening carnascialseco è una nota dominante del gruppo e il veicolo principale con cui catturano l’attenzione dei media
QUESTO GLASTONBURY ambientalista, «colorato» proprio perché ideologicamente vago, riflette la compagine di un movimento essenzialmente middle-class, istruito quando non colto, transgenerazionale (anziani e bambini, uomini, donne, Lgbt) e soprattutto, beati loro, «oltre la politica». Le azioni dovrebbero continuare fino al 29 aprile, anche se ovviamente se ne sa poco o nulla per via delle contromisure della polizia e della natura decentralizzata del gruppo. Continua...

COSI' ORA SIAMO GIUNTI A QUESTO?

2 mesi 1 settimana ago

 


di Roger Hallam (Extintion Rebellion)

Le foreste stanno bruciando, le temperature sono alle stelle e le persone stanno morendo. E questo è solo l'inizio. Il silenzio sulla crisi climatica è diventato assordante questa estate, poiché i record di temperatura sono di nuovo rotti in tutto il mondo. Nella teoria della complessità, quando un sistema subisce una pressione crescente, spesso c'è un periodo di calma prima di una "transizione di fase" - quando il sistema si scompone in un nuovo stato. Questa apparente calma sta per rompersi.
Nel Regno Unito la campagna tradizionale ha rivelato ancora una volta in giugno la sua abietta incapacità di influenzare l'establishment politico. A trent'anni da quando gli scienziati ci hanno detto che ci stiamo dirigendo verso il collasso ecologico, se non interveniamo, la maggioranza dei parlamentari laburisti e tory ha votato attraverso il più grande progetto di infrastrutture ad alta intensità di carbonio del Regno Unito - la terza pista dell'aeroporto di Heathrow. Una volta realizzato, essa produrrà più emissioni di carbonio di interi paesi , come Portogallo o Cile. Nessun atto conferma più chiaramente la criminalità patologica della nostra classe politica.
Così siamo arrivati a questo: ribellione!
Questo novembre ci ribelleremo contro il genocidio che i nostri governanti hanno programmato per noi. Andremo a Londra e bloccheremo i trasporti e le infrastrutture governative. Saremo arrestati. Una volta rilasciato lo faremo di nuovo. Per fermarci dovranno imprigionarci. Faremo appello alle persone affinché si levino e si uniscano a noi. Ma se lo fanno non è importante. Ciò che è importante ora è per noi prendere posizione - impegnarsi in una lotta politica diretta, che è appropriata alla crisi che affrontiamo. Dobbiamo dire la verità schietta: stiamo andando verso l'estinzione. Dobbiamo comportarci come se questa verità si fosse già attuta  - dobbiamo ribellarci.
Questo per molti di noi è già una liberazione. Finalmente dopo decenni di e-mailing, donando, marciando: dopo anni di crescente depressione, disperazione e disperazione abbiamo raggiunto questo punto. Non tollereremo più la distruzione di questo splendido pianeta - l'umiliazione di vedere questo crimine di tutti i crimini avvenga anno dopo anno per tutta la vita. Abbiamo deciso di piangere da soli nell'oscurità, non è il modo di affrontare il nostro lancinante dolore per questo orrore. Stiamo andando ad agire e l'azione è l'antidoto alla disperazione. Quando gli ebrei nel ghetto di Varsavia finalmente accettarono la realtà - che sarebbero morti tutti nei campi di concentramento - solo allora si ribellarono. Quasi tutti furono uccisi, ma morirono come dicevano loro - "con onore" piuttosto che come pecore al massacro. Continua...

ADATTAMENTO PROFONDO: COME AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

2 mesi 1 settimana ago

di Jem Bendell

(Abstract) Lo scopo di questo documento è di fornire ai lettori uno strumento per ripensare il proprio lavoro e la propria vita consapevoli dell’ormai inevitabile collasso sociale verso cui il cambiamento climatico ci sta portando.
L'approccio del documento verte sull’analisi degli studi più recenti sul cambiamento climatico e sulle sue conseguenze per i nostri ecosistemi, per le nostre economie e per le nostre società realizzati da riviste epubblicazioni accademiche provenienti da istituti di ricerca.
La conclusione di questo studio, in sintesi, è che ci sarà un collasso sociale nel breve termine con gravi conseguenze nella vita di ogni persona. Il documento passa in rassegna alcuni dei motivi per cui il negazionismo sul cambiamento climatico esiste in particolare nelle professioni di ricerca epratica della sostenibilità portando alle argomentazioni qui presentate finora assenti nella letteratura prodotta su questi campi.
Questo articolo offre inoltre una nuova meta-definizione delle implicazioni per la ricerca, per la pratica organizzativa, per lo sviluppo personale e per la politica pubblica chiamata Agenda per l’Adattamento Profondo (Deep Adaptation Agenda). Proseguendo nella lettura verranno spiegati concetti chiave del programma di resilienza, rinuncia e ripristino. Questo programma non cerca di basarsi sulle conoscenze già esistenti sull'adattamento climatico, dal momento che introduce un nuovo punto divista per cui risulta ormai inevitabile il sopraggiungere di un collasso sociale.
L'autore ritiene che questo sia uno dei primi articoli nel campo della gestione della sostenibilità dove si conclude che il collasso sociale indotto dal clima sia ormai inevitabile nel breve termine e invita per questo motivo gli studiosi a esplorarne le implicazioni.
INTRODUZIONE Possono i professionisti nel management della sostenibilità, della politica e della ricerca - me compreso - continuare a lavorare con il presupposto o la speranza di poter rallentare i cambiamenti climatici o di reagire adeguatamente per sostenere la nostra civiltà?
Man mano che le informazioni inquietanti sul cambiamento climatico mi si sono palesate davanti non potevo più ignorare questa domanda e ho quindi deciso di investire due mesi all’analisi degli ultimi studi sul clima. Quando ho iniziato a concludere che non è ormai più possibile ragionare su questo presupposto o coltivare speranze, mi sono posto una seconda domanda: all’interno dei loro lavori, i professionisti del settore della sostenibilità stanno discutendo la possibilità che sia troppo tardi per evitare una catastrofe ambientale con le sue relative conseguenze?
Una rapida revisione della letteratura ha rivelato che i miei colleghi professionisti non hanno pubblicato lavori che esplorino o partano da questa prospettiva. Ciò mi ha portato a una terza domanda: perché i professionisti del settoredella sostenibilità non stanno esplorando questo problema di fondamentale importanza per tutto il nostro campo e per le nostre vite personali?
Per rispondere a questo terzo quesito ho attinto all'analisi psicologica, alle conversazioni con i colleghi, alle recensioni dei dibattititra ambientalisti nei social media e all'auto-riflessione sulla mia stessa reticenza. Arrivato alla conclusione che sia necessario promuovere la discussione sulle implicazioni di un collasso sociale innescato da una catastrofe ambientale, mi sono quindi posto una quarta domanda: qualisono le modalità con cui le persone parlano di collasso all’interno socialmedia?
Ho identificato una varietà di concettualizzazioni e, infine, da quelle mi sono chiesto: che cosa potrebbe fornire una mappa utile alle persone per essere guidate in un problema così complesso? Ho attinto perciò ad una serie di letture ed esperienze nel corso dei miei 25 anni di esperienza nel campo della sostenibilità per delineare un programma che ho definito Adattamento Profondo (Deep Adaptation) al cambiamento climatico.  Continua...

LE ELEZIONI E LE MUTANDE MANCANTI AL RE RE NUDO

2 mesi 1 settimana ago


di Igor Giussani

Sul sito Web di FioriGialli, Massimo Marino analizza i risultati delle ultime elezioni europee, chiudendo con questo auspicio:
Da domani forse serve altro: proporre al centro della scena, ma proprio al centro, fuori dagli incubi delle destre e delle sinistre, una larga alleanza popolare, ecologista, sognatrice e radicale, che sollevi lo sguardo dal proprio ombelico, che non sia ossessionata solo dalle elezioni, che guardi il futuro, aspiri ad essere maggioranza sociale e non gruppuscolo e proponga con realismo una rivoluzione per vivere felici. Non chiedetemi come, so che è difficile ma non c’è altro di più realistico.La speranza è assolutamente condivisibile, persino l’anarchico più incallito dovrebbe ammettere che è meglio rapportarsi con un potere anche solo vagamente interessato alla questione ambientale anziché con l’intransigente difesa del business as usual (pertanto, non mi sorprende che Noam Chomsky si sia espresso in favore della proposta di Green New Deal).
Al pari di Massimo Marino, neppure io dispongo della sfera di cristallo per capire ‘come’ realizzare tale importante progetto, in compenso però ho alcune idee sul ‘perché’ sia difficile implementarlo. Infatti, esistono quattro scogli fondamentali che impediscono la coesione tra le diverse anime ambientaliste, fomentando anzi svariate divisioni:

  • riconoscimento della fine della crescita economica e della necessità di ridurre l’entità di consumi e popolazione: tale argomento non solo esclude automaticamente tutte le corrente dello ‘sviluppo sostenibile’ (non dovrebbe sorprendere più di tanto), ma anche coloro che prendono sul serio il paradosso di Latouche dei dodici miliardi di burkiné o chi, al contrario, ostinandosi a difendere il modello di vita occidentale, ciarla senza costrutto di un’umanità ridotta a un quinto, un decimo, ecc. di quella attuale;
  • riconoscimento della necessità di rilocalizzare non solo la produzione ma anche (e soprattutto) la politica, ben al di là della consueta polemica ‘globalismo vs sovranismo’; infatti, tale rilocalizzazione inizialmente assumerebbe i contorni di un ‘ritorno allo stato-nazione’, ma poi dovrebbe evolvere in forme preconizzate dal bioregionalismo che farebbero storcere il naso a molti (per qualche idea al riguardo, rimando a un articolo di qualche anno fa di Antonio Turiel, sempre attualissimo);
  • riconoscimento del carattere globale del problema ecologico, che richiede un approccio sovrannazionale che ovviamente non può consistere nella distopia neoliberista ma neppure nel ‘padroni a casa propria’, dal momento che gli inquinanti non conoscono frontiere;
  • messa in discussione del sistema economico mondiale centro-periferia, attraverso una seria riflessione su flussi migratori e di materie prime (ugualmente al primo punto, a seconda dell’ottica ‘salviniana’ o ‘boldriniana’ si tende di solito a esaminare solo un aspetto della questione).Continua...

DUE  FORESTE, ANZI TRE

2 mesi 1 settimana ago


di Guido Dalla Casa

La Foresta Amazzonica e la Taiga Siberiana Le due foreste più estese della Terra, diversissime per clima e caratteristiche, sono la foresta amazzonica, equatoriale-pluviale a clima quasi-costante, e la taiga siberiana, subartica e con inverni molto freddi. Un’altra grande foresta, quella dell’Africa centrale, è di natura equatoriale-pluviale. Ora stanno bruciando tutte tre, per mano umana, ed erano già piuttosto compromesse. Le cause di questi disastri sono:

1) una delle più distruttive culture umane, che ha ormai invaso tutto il mondo, cioè la civiltà industriale, con il suo tragico primato dell’economia;
2) la mostruosa sovrappopolazione umana che affligge la Terra.
La straordinaria varietà e abbondanza di viventi che caratterizza le foreste equatoriali è notissima. E’ pure conosciuto il ruolo vitale di tutte queste foreste nei grandi cicli della vita e nella regolazione dei gas principali dell’atmosfera terrestre, e in particolare del ciclo respirazione-fotosintesi su cui si regge la Vita macroscopica del Pianeta.
Le grandi foreste sono in fiamme tutte tre: la colpa non è solo “dei governi”, come si dice di solito, è anche di coloro che si oppongono al controllo delle nascite, che riconoscono un ruolo primario all’economia, che invocano la crescita come un rimedio a tutto o un fattore di “progresso”, che accettano il PIL come indicatore di benessere  o di felicità. La civetta delle nevi, quando si accorge che ci sono pochi topolini in giro (lemmings) o ne prevede la scarsità, non fa le uova; gli elefanti, che non hanno predatori, fanno pochissimi figli.
Attualmente hanno un nemico terribile, l’uomo,  ma anche in questo caso è l’economia che li uccide, dato che l’avorio ha un valore monetario. La colpa è del mostruoso cancro che divora la Terra: la crescita economica, un processo che distrugge la Vita, poiché sostituisce materia inerte a sostanza vivente. Un popolo pensa a fare più quattrini vendendo bistecche (Brasile), un altro pensa alle “nuove rotte commerciali” dell’Artide (Russia), un governo vuole far fuori anche l’Alaska e sta tentando anche con la Groenlandia (USA). Ovunque gli stessi mali che portano alla morte: l’economia, la crescita, la globalizzazione. Continua...

Checked

43 minuti 39 secondi ago
UNO STILE DI VITA NATURALE PER SE' E PER IL PIANETA
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