Le due correnti

di Edoardo Conte

yin yangIl concetto di alternanza degli opposti fortemente presente nel taoismo è ben simboleggiato dallo yin e yang.

“La notte insegue sempre il giorno ed il giorno verrà” ricorda la strofa di una nota canzone degli anni 70: “Il mondo”. Questo il concetto che sintetizza le due vie o le due correnti che da sempre hanno segnato il cammino della vita. Non solo notte e non solo giorno; bensì, la complice alternanza dei due sancisce il compimento del ciclo tra il maschile e il femminile; tra il proiettare un’idea nello spazio come fece il Padre creatore e l’accogliere quella idea nel suo grembo per darle forma, come fece la Madre creatrice o Madre natura. Emissione e ricezione si alternano per lanciare nello spazio (madre) il Progetto divino e in quella “placenta” dare forma alla creazione di un’idea nuova.

Le due correnti, dunque, pur essendo coesistenti, devono essere cavalcate dall’essere umano in modo alternato, per consentire la comunicazione tra il Padre e la Madre. Il Padre parla e in quel momento la Madre ascolta… poi si invertono le correnti. La Madre riceve la parola del Padre e a sua volta emette l’Immagine di quel Suono creatore. La Creazione è compiuta. L’idea è diventata forma concreta e inizia la sua opera di attrazione. Quello che è difficile per noi umani è sentire quando è il momento di emettere la nota creativa e quando precipitarla in una immagine-forma tangibile affinché si esprima! Quando, in altre parole, occorre emettere il pensiero, creando una tensione propositiva… e quando quel pensiero, affinché prenda forma, necessiti di allentare la tensione psichica allo scopo di rivestirsi di forza magnetica astrale (emotiva), per attrarre a sé altre menti ed altri cuori. In definitiva, occorre sapere creare la giusta tensione mentale e poi arrendersi alla vita poiché la Madre sa come formare il figlio e rivestirlo della sua forza magnetica per darlo alla luce. 

Applicando queste due correnti nel campo delle forze esse si manifestano sotto forma di forza centrifuga, emessa dal centro verso la periferia, e centripeta, cioè la forza di ritorno che dalla circonferenza periferica si dirige di nuovo verso il centro. Questa alternanza tra emissione e ricezione forma un campo di forze magnetiche che prende il nome di toroide. Tutti i campi magnetici sono formati in questo modo; cioè, dalla polarizzazione del centro emissivo in contrapposizione al polo opposto che in questo caso è il limite sferico della sua forza espansiva. Una volta espansa tale forza non può che invertire il senso e diventare forza centripeta volgendo la spirale magnetica di nuovo verso il centro. In altri termini vi è un buco bianco emissivo e un buco nero ricettivo entrambi costituenti il punto d’origine.

Ciò è la sintesi della dualità che assume infiniti aspetti anche nel campo del comportamento umano. Piacere e dolore sono l’effetto di queste due forze; ma occorre chiarire come funzionano.
Piacere e dolore sono una estremizzazione della totalità del sentire di una persona. Hanno a che fare con il nostro pensare ed agire. Sono i due poli del nostro stato umorale: la corrispondenza personale di Bene e di Male. Tutto il percorso evolutivo è volgere in Bene ciò che è Male, sapendo che: “il male è a trionfo del Bene e il Bene a riparazione del Male”. Come sentenzia il motto aureo della saggezza antica! Tuttavia dobbiamo comprendere la magica procedura della trasmutazione del piombo (male) in oro (bene); cioè, l’arte dell’alchimia interiore. E qui entrano in campo i Valori nella forma delle Virtù in contrapposizione ai vizi. Un Valore viene espresso attraverso il comportamento personale. È una forza emotiva che coinvolge la mente e diventa un’azione.

Se esaminiamo il percorso della forza espressa dal valore, vediamo un vortice spiralico in espansione centrifuga, ossia, dal centro del toroide verso la periferia. In termini di comportamento, il valore si espande come un sentimento che dal cuore della persona va verso l’esterno, ossia, verso gli altri. Nel punto di massima espansione inverte la sua corsa e ritorna in forza centripeta verso il centro  del cuore, portando a sé il bene che ha elargito, arricchito della gratitudine degli altri. Ovviamente anche un disvalore veicola allo stesso modo; ma, al contrario del valore, porta di ritorno tutto il male che ha prodotto.

Ma c’è un’altra differenza altrettanto importante!

Quando siamo nel dolore, le forze in gioco si scambiano di ruolo. Dapprima agisce la forza centripeta e poi quella centrifuga. Nell’esempio comportamentale vediamo che il percorso di un difetto o di un vizio come quello dell’invidia, ma anche della superbia o dell’avarizia: di tutti i sette vizi capitali, è dapprima centripeto e poi centrifugo. Se esaminiamo attentamente come veicolano le forze, vediamo che dapprima vi è un convogliamento dalla periferia verso il centro personale, cioè dagli altri verso di sé e poi da sé verso l’esterno. In altre parole, un vizio o difetto si alimenta in prima istanza vampirizzando l’energia e forza degli altri. A volte agisce dal cuore… ma è un cuore chiuso che invece di dare vuole subito prendere. Tipico è l’atteggiamento motivazionale della persona che, ad esempio, soffre di svalutazione e incolpa l’altro della sua disistima; cioè, si nutre dell’energia degli altri per alimentare la propria sofferenza. In questo caso la persona che soffre porta dentro se stessa il giudizio e l’incomprensione degli altri per poi restituirlo in forza centrifuga disperdendoli attraverso il rancore e l’odio.

La stessa dinamica coinvolge tutti gli altri vizi e difetti che vanno a costituire le note di sofferenza degli individui. Vi sono modalità di sofferenza per difetto o per eccesso. La vittima soffre per difetto; il tiranno soffre per eccesso; tuttavia, entrambi soffrono e il loro dolore si manifesta dapprima come forza centripeta e poi centrifuga. La vittima si serve del tiranno e lo incolpa del suo stato di vittima e il tiranno si serve della vittima del giustificare il suo stato di persecutore. La causa è sempre da riversare sull’altro e mai su se stessi. In questo modo si crea un circolo vizioso in cui ciascuno dei due soggetti è alimentato dall’altro.

Appare chiaro da questi esempi, come il giusto uso delle forze sia quello vitale. La vita inizia espandendosi da un punto focale verso l’esterno così creando uno spazio d’amore. in questo movimento centrifugo è insito il moto della crescita e dell’apprendimento. Una volta raggiunta la circonferenza di massima espansione, la vita inizia il ciclo inverso, raccogliendo i frutti della sua espansione in una saggia vecchiaia dal moto centripeto che serve a farne tesoro.

Dunque, la Vita vuole che il bene si espanda come la luce del sole e faccia crescere tutte le creature e illumini il male, cioè la separazione e la sofferenza, affinché l’ombra sia domata e scompaia come accade quando il sole, Padre amorevole e fermo, avendo l’ombra soddisfatto il compito di spingere la luce a mostrarsi, a mezzogiorno la pone ai suoi piedi.

Ogni respiro inizia riempiendo i polmoni per poi svuotarli; se iniziamo dal pieno, otterremo il vuoto. Se iniziamo dal vuoto aspireremo l’aria necessaria al ciclo vitale. Risuonando con il ciclo della vita sincronizzeremo le due correnti nel modo corretto. Porteremo in espansione le nostre qualità mediante l’espressione dei valori e ne raccoglieremo poi il significato a nostra crescita. Al contrario, se agiremo con moto egoistico, prederemo gli altri dei loro beni, ma quando la forza centripeta diventerà — per moto intrinseco — forza centrifuga, disperderemo quel bottino al vento.

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