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Perché stiamo male

di Edoardo Conte

Se qualcuno ci chiedesse perché stiamo male, nella maggior parte dei casi risponderemmo che soffriamo a causa delle persone che ci stanno vicino.

Ci preoccupiamo dei nostri figli; ci arrabbiamo perché quello o quell’altro ci fa innervosire, per come la pensa o per quello che dice e che fa. Cadiamo in depressione o siamo presi dai sensi di colpa perché siamo convinti che gli altri ci vogliano male o non ci considerino per ciò che valiamo... e l’elenco potrebbe non finire mai. In nessun caso siamo pronti a confessare che stiamo male perché abbiamo comportamenti che ci fanno soffrire. Se ci preoccupiamo… siamo noi a preoccuparci. Non ce lo chiede nessuno! Se ci arrabbiamo… siamo noi ad arrabbiarci senza che qualcun altro lo voglia. Siamo sempre noi che agiamo in un modo o in un altro secondo il senso o significato che diamo agli stimoli che riceviamo. Quando ci rendiamo conto che gli altri non sono responsabili delle nostre azioni, dei nostri sentimenti e dei pensieri, allora siamo pronti a intraprendere il cambiamento necessario a sconfiggere il dolore. I comportamenti che ci affliggono, secondo il carattere che ci ritroviamo, non sono altro che attività. L’innervosirsi è un’attività comportamentale del nostro corpo Emotivo. Non ha importanza quale sia la motivazione che attiva l’arrabbiatura. Essa è un’attività automatica come qualsiasi altra, acquisita, nella maggior parte dei casi, per un trauma emotivo ripetuto finché assunto a modello da imitare: un comportamento del tutto simile a quelli recepiti all’interno dell’ambiente famigliare. Il saperne la causa non ci aiuta, tuttavia, a modificare gli effetti; quindi, dobbiamo agire con un metodo che cambi quel modello. Abbiamo attività automatiche che riguardano ciascuno dei nostri corpi; ad esempio, il gesticolare è una attività automatica del nostro corpo Fisico che accompagna l’enunciare pensieri e l’esprimere emozioni. Così come un’emozione, bella o brutta che sia, è una attività del corpo Emotivo o senziente. Non importa da chi l’abbiamo presa; ciò che è importante è sapere che possiamo cambiarla se lo vogliamo.

Tutti i nostri comportamenti negativi ci fanno soffrire; per cui, cambiando un comportamento o attività dolorosa, porremo fine alla sofferenza in uno specifico aspetto della nostra personalità. Per cambiare un’attività che è una reazione automatica, ci serve un modello di riferimento diverso da quello che ci fa soffrire; così come è necessario un nuovo modello per sconfiggere la dipendenza dalla droga. 

Un drogato che voglia disintossicarsi e uscire dal circolo vizioso in cui si trova, deve cambiare aria e lo fa entrando in una comunità di recupero. In altri termini, deve essere tolto dal contesto negativo ed essere introdotto in un ambiente positivo. La vita in comunità cambierà i modelli di riferimento a cui è legato, in quanto gli proporrà un nuovo paradigma. L’accoglienza dei partecipanti, il cambio di stile di vita, di orari e di mansioni, farà sì che il paziente riceva altri stimoli ed esempi a cui, gradualmente, il corpo si adatterà. Lo stesso accadrà alla persona dipendente dai propri comportamenti automatici. Cambiando i modelli di riferimento cambieranno i comportamenti, poiché il sistema di apprendimento dei nostri corpi, soprattutto di quello Emotivo, è per imitazione. Ponendosi in una disciplina che imita ed emula un comportamento virtuoso, la coscienza darà al proprio corpo Emotivo un nuovo modello, una nuova attività e una nuova immagine da copiare; fino a che abbandonerà definitivamente il comportamento doloroso. Non c’è modo più efficace di cambiare in meglio se non quello di seguire modelli migliori di quelli che abbiamo finora adottato. Questo è il segreto del cambiamento!

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