Qui trovi ciò che serve alla crescita della coscienza, dalla Saggezza antica alla Fisica quantistica, per promuovere il Bene di tutti.
Il 3° Raggio di Intelligenza è l’Archetipo del molteplice. La sua funzione è quella di collegare gli infiniti punti dello spazio per dare loro una continuità creativa e al tempo stesso, configurare sagome affinché lo spazio sia contenitore di immagini che interagiscano creando il disegno del vivere.
È anche detto il Grande Architetto dell’Universo, proprio per la sua capacità di scindere prima, e poi riconnettere ciò che è stato diviso, in diversità composite per ricostruire nuovi insiemi integrati.
Ogni sequenza formata dall’Intelligenza divina ha la funzione specifica di tracciare la via per nuove esperienze. In questo il 3° raggio coadiuva la Volontà del 1° e l’Amore del 2°. Il suo zigzagare precipuo ne dimostra la coerenza al Piano e dà alla linea retta la flessibilità di cambiare direzione, spinta dalla necessità intrinseca di modellare i punti spaziali con linee di forza. Tali vettori sono la rete strutturale dell’Universo ma anche del nostro piccolo universo personale. Le reti neurali ne sono un valido esempio. Collegano gli intenti alle azioni, formando significati coerenti nella grande opera alchemica della Crescita.
E di alchimia si tratta quando vogliamo penetrare il compito e la sua funzione di progettare il Buono, il Vero e il Bello per l’Umanità. Queste tre qualità del Divino che forgiano la creazione danno il LA al 3° raggio, pronunciando il colore che lo contraddistingue: il Verde.
Perché mai il Verde sia il colore qualitativo dell’Intelligenza attivata entro la mente universale, è uno dei misteri da svelare per comprendere appieno il progetto creativo.
Torniamo per un attimo all’opera alchemica e, se pur sommariamente, ricordiamone le fasi.
Nigredo, Albedo, Rubedo. Queste le tre fasi principali per trasformare il piombo in oro, a cui il percorso di trasmutazione personale ne aggiunge altre due, a formare i vertici di una stella che ci contraddistingue e suggella: il pentalfa. All’Albedo segue la Viriditas o operazione al Verde e la Citrinitas (operazione al giallo) precede la Rubedo. Così i colori dell’arcobaleno presenziano in coro all’alchimia cerimoniale tranne il blu. Il blu dell’Amore non ne è partecipe poiché ne è Padre e Madre o proposito e realizzazione.
Le cinque fasi della trasmutazione alchemica dirigono sapientemente la creazione dell’uomo nuovo o rinnovato sotto il modello dello Spirito che ne imprime lo stampo. La Nigredo è la dissoluzione iniziale, necessaria a rimescolare gli umori materici in una sorta di liquame primigenio (brodo amniotico ancestrale). L’elemento acqua ne governa il processo. Segue l’Albedo o purificazione delle scorie affinché dalle ceneri rinasca nuova forma e torni a risplendere la vita. Qui avviene la Viriditas e il Verde del 3° raggio mostra la sua maestria. Viriditas da vis roboris, la forza: ma anche la quercia (roborella) albero secolare che ne esprime la potenza. La lingua latina sentenzia il significato e lo rende palese nei livelli della Forza di Natura. La Natura esprime da sempre la forza della Vita e l’architettura del vivere. Non a caso il legno è stato ed è il principale materiale da costruzione dopo che l’uomo primitivo abbandonò le caverne.
La Viriditas adduce la forza della rinascita che dalle ceneri estrae la sostanza fertile, la spinta a riformulare la creazione. È tipica della rigenerazione vegetale che in primavera rinnova il verde dei germogli. Segue la Citrinitas, o opera al giallo, che distilla il verde in gocce di rugiada. L’elemento aria ne governa il processo in quanto giallo è il colore dell’ossidazione. L’ossigeno, regolatore di vita e di morte, giudice imparziale, dispensa la sua opera magica affinché le note individuali risuonino, senza echi o riverberi spuri, nel veicolo in cui l’Anima si appronta ad albergare sovrana. Infine la Rubedo rende l’opera sublime colorandola del rosso dello Spirito. Un rosso fuoco che ne tempra il dominio.
L’opera alchemica completa l’essere e lo eleva allo stato di Mago. Il Mago bianco che plasma la materia dei suoi veicoli a piacimento, rendendo l’ambiente circostante integro e congruo a servire il Grande Piano Evolutivo.
Il co-creatore è risorto e impiega l’Intelligenza diretta dalla Volontà e sostenuta dalla cerchia d’Amore, per creare nuove forme di relazione entro la comunità in cui vive. L’Intelligenza è la sua arte che mette a frutto forgiando gli strumenti di comunicazione. Così il Verde diventa il colore della comunicazione che dà il via libera all'espressione della creatività umana.
Il verde ha frequenza da 526 a 576 THz; è la vibrazione mediana tra i 400 THz del rosso e i 700 THz del violetto. È, quindi il mediatore tra Spirito e Materia. Da mediatore può collegare i due e renderli partecipi, cooperativi e creativi. L’attività intelligente è, dunque, quella del mediare, collegare e tessere nuove modalità di interazione per immaginare nuovi scenari e costruire nuovi ambienti di vita e prosperità.
Eppure il verde dell’Intelligenza non si ferma all’intelligere, ossia al raccogliere i pensieri della Mente universale e quindi anche delle nostre menti individuali, ponendoli sulla filiera dell’intelletto. Quel Verde è molto di più!
Il 28 ottobre del 1943, sotto la guida di un certo Franklin Reno, venne compiuto un esperimento ricordato come “Esperimento Filadelfia” del progetto "Arcobaleno" della U. S. Navy, in cui il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173), ormeggiato nei pressi del molo di Filadelfia, sarebbe svanito nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia. Ma non finisce qui. Dopo poco, la nave sarebbe scomparsa di nuovo e sarebbe tornata nel molo di Filadelfia, nello stesso punto in cui si trovava.
Ebbene, nonostante questo esperimento di teletrasporto non sia riconosciuto ufficialmente, i tanti racconti riportati anche dagli stessi marinai sopravvissuti, e del blackout elettrico di Filadelfia, causato dall’enorme impiego di energia, ci dicono di una strana nebbiolina verde aleggiante intorno alla nave nel momento dell’accadimento. Altri esperimenti analoghi riportano lo stesso colore, come se il verde fosse la frequenza della connessione interdimensionale dello spazio/tempo. Ancora una volta sarebbe confermata la funzione mediatrice e quella di collegamento del verde Intelligenza. L’intelligere espresso nel senso vero e proprio del collegare i mondi dello Spirito a quelli della materia più tangibile, consentendo viaggi atemporali e spostamenti siderali non solo del pensiero ma di persone e cose. Da qui alla telepatia il passo è breve. Tutto ciò che muove o può muoversi tra il qui e il là, in una sequenza risonante di quanti è collegato al e dal VERDE.
Ma che cosa è la qualità dell’intelligere e come si palesa nella creazione?
Il 3° raggio abbiamo detto essere il terzo aspetto del Divino, il Grande Architetto universale in cui l’Uno si differenzia per dal vita al molteplice. È l’iniziatore della diversità, il fautore della scomposizione e riaggregazione atomica e cellulare. In questa proprietà è tutta la magia del ricreare continuamente forme senza nulla perdere o aggiungere, come recita la terza legge della termo dinamica. Il terzo raggio è la Madre Materia, o meglio, la Sua qualità e funzione. Qui dobbiamo fare un salto cognitivo per comprendere appieno il Disegno creativo. Sappiamo che la materia o sostanza del creato è essenzialmente Suono e che il Suono crea. Ma di quale suono si tratta? Di quale vibrazione stiamo parlando? Il Suono creatore è in essenza: il Pensiero. Ebbene si. Il Suono è pensiero, il pensiero è vibrazione, la materia è vibrazione, dunque, la materia è pensiero! Pensiero distillato e condensato in parola. La parola di comando con cui il pensiero diventa forma. Ecco la formula magica della creazione. Il Padre e la Madre sono UNO. Lo sono da sempre. Non sono mai stati separati; mai distinti. Chi li distingue siamo noi: Il Figlio. La Coscienza che deve appropriarsi di paternità e maternità per non sentirsi orfana!
Il colore Verde ne esprime la qualità: mediare, collegare, informare, comunicare, spezzettare e ricomporre le infinite forme della Vita Una. Tutte le qualità del verde, che notoriamente è il colore della Speranza, ma anche della tranquillità, della riflessione pacata e della pace. Il colore distensivo con cui dipingere le pareti del nostro pensatoio, affinché si spalanchino le finestre dell’immaginario e i mondi futuribili prendano forma.
di Edoardo Conte
Tutte le Anime che si incarnano su questo pianeta hanno il compito di ritrovare il sentiero perduto e percorrerlo fino a sintonizzarsi di nuovo con il Piano Divino di Verità, Amore e Bellezza.
La Terra è, dunque, un pianeta educativo che ha la funzione di riabilitare i suoi abitanti e conformarli al modello di perfezione originale. Essa utilizza uno strumento efficacissimo per tale scopo: la Sofferenza. Tutti gli individui sono indistintamente sottoposti alla stessa rieducazione anche se percorrono vicissitudini apparentemente molto diverse: dal ricco al povero, dal colto all’ignorante. Tutti sono sottoposti alla stessa cura e prendono la stessa medicina in dosi proporzionate al livello di imperfezione.
Ci sono molte discipline a cui sottoporsi, tante quante sono i sentieri che si dipartono dal punto d’origine e si differenziano per diversità di razza, credo religioso e politico, cultura, tradizione e ambiente. Ciò nonostante tutti i sentieri e le discipline collegate sono tracciati per uscire dalla sofferenza transitando attraverso di essa, poiché la sofferenza non è mai fine a se stessa. Essa è come una molla che, acuendo l'ascolto e portando l'attenzione sull'oggetto del dolore spinge la coscienza a trovare significati e cause nascoste alla persona e compiere scelte per ristabilire l'equilibrio perduto. Così facendo apre la via verso la gioia attuando la sua funzione salvifica. Nessuna disciplina può escluderla o evitarla nemmeno saltandola d’un balzo con le ali dello Spirito.
Se prendiamo in esame tutto quanto è stato sviluppato oggi per la crescita della coscienza, la sola a poter sanare definitivamente le ferite del corpo fisico, ci troviamo di fronte ad una ridda di tecniche ed esercizi dai nomi accattivanti. Non li citiamo per non creare pregiudizi anche se noi stessi ne utilizziamo diversi durante i seminari di gruppo che realizziamo per risolvere le aberrazioni della personalità indagando anche nel subconscio o lato in ombra. Tutte le tecniche a modo loro possono aiutarci ma dobbiamo conoscere quale è il loro limite.
Citiamo solo un esempio poiché può essere emblematico di ciò che accade. Anni fa era di moda la camminata sui carboni ardenti; veniva proposta a migliaia di euro, per renderla una prova esclusiva e liberatoria delle paure. Un vero elisir che aveva la capacità, secondo chi lo vendeva, di far rinascere le persone facendo loro riacquistare fiducia e stima e senso di onnipotenza. È indubbio che chi l’ha praticata ne abbia ricevuto una forte suggestione che al momento e magari, per alcuni mesi, è rimasta impressa nella memoria fisico-eterica e in quella emotivo-mentale. Col passare del tempo, tuttavia, quella impressione è scemata fino a diventare un ricordo piacevole lontano nel tempo. Questo è quello che è accaduto e accade per tutte quelle sperimentazioni momentanee anche se efficaci a prima vista.
Le contraddizioni, le paure e distorsioni della nostra personalità sono radicate nel profondo e niente può scalfirle di ciò che viene fatto in modo estemporaneo senza una quotidiana disciplina che, giorno dopo giorno, penetri sotto pelle, e ancora più sotto fin nell’oscurità dell’ombra per portarvi una goccia di luce. Goccia dopo goccia si lenisce il dolore di fondo. Quel dolore a cui niente può resistere. Non c’è pigrizia che tenga o impegni improrogabili; di fronte al dolore tutte le costruzioni mentali crollano fragorosamente per svelare la verità: quella forza capace di smuoverci per trovare una soluzione risolutrice a tutti i livelli.
Chi non ha mai veramente sofferto può illudersi che vi siano altri rimedi sofisticati e intelligenti, veloci o alla moda. Chi li promuove promettendone la guarigione sa, in cuor suo, di mentire o ne trae giovamento economico e quindi mente per un’ovvio motivo.
Difficile sarebbe proporre il dolore come terapia. Di solito si cercano terapie per sconfiggerlo. Eppure dobbiamo arrenderci all’evidenza. Non c’è metodo di apprendimento più efficace e veloce di quello che si avvale della sofferenza come insegnante qualificato. Prima ci sottoponiamo alla sua istruzione e prima ne usciamo purificati e redenti.
Edoardo Conte
Per comprendere appieno il metodo ArchetHealing® da me ideato e messo a punto per la cura e guarigione del “dolore esistenziale”, occorre prima avere una visione del mondo sottile in cui agisce. È un mondo fatto di entità a vari livelli vibratori, di funzioni e leggi che sfuggono per lo più alla deduzione umana, pur tuttavia, il mondo della vera realtà dove tutto inizia ed è funzionale al grande Piano evolutivo. Il nostro viaggio nel sottile comincia, per paradosso, proprio quando l’Anima, la nostra essenza vitale, la coscienza stessa dell’individuo, fautrice di significati e scelte, decide di reincarnarsi.
L’Anima impegnata nella costruzione dei corpi sottili, detti Deva, mentre il corpo fisico del nascituro è in gestazione nella placenta materna, ha un compito molto arduo da svolgere. I corpi sottili Eterico, Emotivo e Mentale sono il risultato della forza attrattiva dei 3 atomi permanenti (3 atomi animici che fungono da memoria temporale dell'Anima) sugli atomi di materia dell’ambiente circostante, e ciò comporta che mentre il corpo fisico si forma per effetto della moltiplicazione e differenziazione dell’ovocellula femminile fecondato dallo spermatozoo maschile, i corpi sottili no.
Essi sono aggregati secondo le necessità del tema karmico che l’Anima si pone, consultando i Signori del Karma, per l’incarnazione imminente. Alla fine del processo di costruzione del nuovo essere umano, i 3 corpi sono tre Deva distinti con caratteristiche diverse. Devono, tuttavia, imparare a stare insieme, poiché autonomi secondo la funzione karmica che ciascuno dei 3 ha da svolgere. Ecco perché sono qualificati da raggi, di norma, differenti. Quindi, si può comprendere come i corpi sottili della personalità siano dei corpi esterni al corpo fisico, alla guisa di entità deviche indipendenti. E qui nasce la difficoltà dell’Anima a integrarli e dirigerli come un sol corpo.
Da queste affermazioni si comprende come l’approccio alla soluzione dei disagi e delle sofferenze nei tre corpi personali sia strutturalmente diverso da come opera la medicina tradizionale e la scienza della psicologia. Entrambi vedono il corpo umano come un sol corpo in cui gli stati d’animo e i pensieri sono generati dal cervello. Questa è la visione meccanicistica che riduce l’essere umano ai suoi organi e sistemi.
Altro è la visione “del sottile” che li vede come un aggregato di Deva in movimento e senza un coordinamento centrale. Sta all’Anima riuscire a governarli per renderli un tutt’uno. Per cui, l’approccio sottile tende a lavorare sulle entità deviche, ciascuna per conto proprio, modificando o trasformando le loro attività secondo modelli devici superiori per frequenza a quelli personali. In particolare sono i Deva del Piano Buddhico o dimensione della buddhità (la dimensione intuitiva superiore) i "naturali accordatori" dei Deva della personalità. È evocando la loro energia forza e sostanza attraverso i simboli ed i mantra dedicati, cioè combinando luce e suono, che l'opera di integrazione, trasmutazione e sintonia si compie.
Su questa premessa è basato il metodo ArchetHealing® messo a punto ponendo insieme la struttura della vita qualificata dai 7 Raggi creativi e il rapporto con i Deva personali; il tutto condito dall'immaginazione creativa.
La Vita è movimento di crescita di tutte le creature. È resa colorata dalle qualità del Piano evolutivo che prendono forma mediante i principi o Archetipi. I 7 Archetipi, ossia, i 7 prototipi di perfezione emanati dai 7 Raggi creativi che sono i raggi di suono, luce e qualità con cui il Piano invia l’informazione necessaria alla vita e agli esseri viventi. Il settenario la fa da padrone strutturando la Vita in ogni sua componente.
Vi è poi il ciclo vitale che rende fertile la crescita delle nuove forme. I 28 giorni della rivoluzione lunare lo ritmano dando al nostro pianetino la funzione di "costruttore di forme”. Sembra che la Vita sulla terra oltre che dal sole, dispensatore di luce e informazione vitale, dipenda dalla luna, dispensatrice di caratteri, umori e fertilità.
Un altro elemento concorre al metodo: il rito.
Noi esseri umani siamo particolarmente attratti dalle forme, tanto da creare veri e propri rituali per appropriarcene. Tutto ciò che diventa un rito ci diventa familiare e lo assimiliamo in noi. Basti pensare agli sport, o ai rituali religiosi.
È, dunque, utile creare un rituale affinché il Deva del degrado sia connesso al Deva dell'Archetipo e avvenga la trasmutazione. E dato che anche il corpo fisico dovrà essere informato del valore incarnato dall'Archetipo risanante, gli verranno ritualmente somministrate gocce contenenti l'energia qualitativa di quel valore; anzi, dei tre valori costituenti l'accordo di liberazione. Si, il male come il Bene non arrivano mai da soli, ma sempre in un accordo fatto di 3 note o aspetti.
Con il metodo ArchetHealing®, in definitiva, ho messo insieme il tutto, ed ho creato una procedura pratica che affronta la sofferenza esistenziale, cioè quella dei complessi, turbe emotive, difetti e vizi; insomma, dei disagi in genere, dal punto di vista del "sottile". Il "sottile" è quella dimensione non palpabile in cui avvengono le cose. Addirittura è l'origine di tutte le cose! È la dimensione dell'energia che si trasforma in forza vitale e rende partecipi tutti gli esseri viventi.
Il primo approccio di ArchetHealing® è quello di trattare la sofferenza dandole un volto attraverso un'immagine. Sappiamo che ciò di cui si conosce la sembianza può essere riconosciuto, trattato e risolto. Dare un volto al proprio dolore è il primo atto per elaborarlo. Il secondo strumento consiste nel rivolgersi direttamente ai responsabili di quel dolore. Chi sono?
La scienza tradizionale, come abbiamo già scritto, considera in larga parte l'essere umano ancora dal punto di vista meccanicistico riduzionista, ossia, un agglomerato di stati d'animo e pensieri sgorganti dal cervello. Tutto quello che capita è nel veicolo corporale e dipende dal cervello, la centralina direttiva del corpo. Della coscienza non vi è traccia e poco si sa della sua funzione discriminante.
La scienza del sottile, che ovviamente non è considerata scienza dalla scienza ufficiale, dice che il corpo umano è solo il veicolo finale in cui mente, stati d'animo ed energia vitale si aggregano riversando in esso le loro attività. Da questo punto di vista il corpo umano è fatto di 3 corpi sottili più il corpo fisico che ne è il contenitore. Sono, dunque, i corpi sottili a pensare, sentire ed elargire l'energia vitale. Ecco i responsabili della sofferenza!
Chi soffre è la coscienza, cioè quel "quid" che ci fa sentire identificati in un corpo e traduce gli accadimenti della vita dando loro significato. I corpi sottili fanno soffrire, dunque, la coscienza, evidentemente con il loro comportamento. Ebbene sì. Il "Deva" o corpo mentale (Deva è il nome in sanscrito) che ha l'attività di costruire i nostri pensieri, più o meno bene, svolge il suo compito secondo caratteristiche e memorie sue; così fanno gli altri due Deva, quello del corpo emotivo e quello del corpo eterico o energetico-vitale. Dal loro punto di vista sono in attività pratiche.
Bisogna comprendere bene che cosa significhi ciò dal punto di vista della coscienza. La coscienza, ad esempio, soffre per un complesso di colpa. Quello che la fa soffrire è l'attività del suo Deva emotivo specifico: il "Deva del complesso di colpa” che, colpito da un impulso esterno, ad esempio, una persona che dice al soggetto di averlo spintonato, reagisce secondo il programma memorizzato in lui Deva. Esistono migliaia di piccoli Deva entro il grande Deva emotivo che Assagioli, il padre della Psicosintesi, chiama "subpersonalità", cioè delle piccole personalità che riunite insieme fanno le tendenze innate buone o cattive della personalità individuale.
Ricapitolando, esistono Deva mentali, Deva emotivi e Deva eterici che agiscono in noi automaticamente e molto spesso autonomamente, cioè senza che la coscienza intervenga. Vi è una frase che sentenzia bene questa evidenza: "È più forte di me". Quel che è più forte è, in realtà, il Deva che sta prendendo il sopravvento sulla coscienza, incapace di gestire il comportamento devico.
In tutto ciò si comprende come il lavoro della coscienza sia gravoso: ristabilire il suo primato sui 3 corpi o Deva della personalità. E ciascuno di noi ne sa qualcosa!
Ma, ritornando al metodo ArchetHealing®, il bello della sua procedura è che, sapendo come funzionano i Deva, si rivolge direttamente a loro. Ogni sofferenza è l'attività di uno specifico Deva. Uno dei 3 corpi. È su quel Deva che si focalizza il metodo, andando in prima istanza ad identificarlo, poi contattarlo attraverso una immagine disegnata dal "sofferente" o cercata su internet, in modo da avere il suo volto come in un identikit, quindi, applicando sul Deva un modello archetipico superiore. In altri termini, dando al Deva un "copione" differente di azione, proprio come si dà all'attore il copione della sua parte da recitare. Cambiando il copione si cambia la parte e l'attività di quel Deva.
Bisogna, a questo punto ricordare che esiste un Deva anche per ogni qualità archetipica, cioè per ciascuno dei valori fondamentali, poiché gli Archetipi in manifestazione non sono altro che Deva incarnanti il principio archetipico. Tutte le forme sono deviche, quindi anche i prototipi di perfezione (Archetipi) sono Deva!
La procedura di trasmutazione pone in contatto il Deva dell’attività degradata col Deva del principio a cui quel degrado si riferisce seppur al livello di frequenza più basso. Il degrado è l’ombra dell’Archetipo. È, quindi, importante che prima di contattare il Deva incarnante il principio, si sia contattato il Deva incarnante il degrado. Se ciò non avviene mediante un dialogo tra la coscienza e il Deva degradato, tendente a stabilire un confronto e una comprensione del perché quel Deva degradato abbia agito entro la persona, la trasmutazione non avviene.
In altri termini, finché la coscienza non si sia pacificata col Deva di dolore, non è in grado di metterlo in contatto trasmutativo col Deva veicolante la frequenza originale dell’Archetipo. Coesisteranno i due Deva, quello dell’Archetipo e quello del degrado. Non potranno entrare in reciproca relazione; anzi, quello del degrado continuerà a svolgere la sua attività indisturbato.
Questo è ciò che accade quando, ad esempio, si invocano entità superiori quali angeli o Arcangeli che, sebbene apportino le loro qualità, tuttavia non trasformano le qualità degradate, ossia, non guariscono le tare veicolate dall’attività del Deva del degrado, che resta sotto traccia. È come dire che se il Cristo non è messo in contatto, tramite la coscienza consapevole, col diavolo interiore, non può trasmutarlo, cioè, elevarlo alla Sua vibrazione. È sempre la coscienza che deve, necessariamente, porre in contatto le entità deviche dell’ombra con quelle della Luce. Se così non fosse, non ci sarebbe bisogno di una coscienza risvegliata e il Cristo potrebbe trasformare in un sol botto tutta l’imperfezione umana.
Per questo motivo è indispensabile stabilire un dialogo col proprio Deva di dolore, stanarlo dal suo nascondiglio, e via via lo si conosce, renderlo un proprio alleato. Così sarà pronto a porsi in contatto col Deva archetipico. Parrebbe una procedura complicata, ma in realtà, risponde alla strategia e dinamica delle relazioni umane, né più né meno.
Quando il Deva del degrado è stato reso nostro alleato è pronto ad accettare il nuovo copione. C'è un modo potente per farglielo imparare: il simbolo ad alta frequenza dell'Archetipo di riferimento.
I simboli sono l'essenza delle forme. Il linguaggio sintetico dell'Anima. Con il simbolo appropriato si comanda il Deva e gli si dà l'informazione per una nuova attività. Sette simboli sono le forme archetipiche dei 7 Raggi creativi. Tutte le attività di tutte le creature viventi, quindi anche dei Deva corporali, sono qualificate da essi. Sono: la freccia rossa con la punta verso l'alto del 1° raggio di Volontà, il cerchio blu del 2° raggio di Amore, la stella a 3 punte verde del 3° raggio di Intelligenza, il cerchio del fiore della vita giallo del 4° raggio di Armonia, la stella a 5 punte color arancio del 5° raggio di Conoscenza, la spirale turchese del 6° raggio di Ideale e il frontale di tempio violetto del 7° raggio di Ordine.
Con questi 7 simboli e il loro relativi mantra, cioè con luce e suono, si comandano i Deva del degrado e si danno loro le alte frequenze superiori che li possono elevare alla vibrazione dell'Anima. Gli Archetipi, con i simboli corrispondenti, sono i modelli primari di ogni funzione e attività vitale. Essi generano, accoppiandosi tra loro, tutti i 49 valori a fondamento di una vita piena, bella e conforme alle aspettative dell'Umanità. Con essi si realizza la cura e la guarigione di ogni disagio, sofferenza o squilibrio.
Se utilizziamo i simboli e le immagini che essi suscitano in noi, in una procedura rituale basata sul ritmo del ciclo lunare di Noviluni e Pleniluni, abbiamo il contenitore di un processo di cura e guarigione perfettamente risonante e conforme all’architettura della Vita.
di Edoardo Conte
Anima ribelle vuole diventare una comunità di giovani e non più giovani che riscoprono i VALORI fondanti la vita e liberano la vitalità creativa tenuta imbrigliata dal condizionamento culturale che hanno subito fin dalla nascita.
Viviamo in una società che ha perso la bussola e gira impazzita attorno agli stereotipi di una mercificazione totalizzante. I giovani specialmente, sono i più vulnerabili, facili prede delle mode e dei comportamenti più alienanti.
Il contributo dei cosiddetti "Social networks", poi, li ha resi schiavi del turpiloquio e della critica più esacerbata, riversando sui propri simili tutto il disagio e la sofferenza che covano in corpo.
Si, i giovani soffrono della malattia più comune al giorno d'oggi. La mancanza della visione di un avvenire che li relega dietro le quinte senza una identificazione di chi sono e del loro compito nella società. L'alienazione che ne segue deve pur trovare uno sfogo... e lo trova proprio nell'espressione del malcontento esistenziale che assume vari volti: dall'odio all'apatia. Con le mani spoglie della loro creatività, i giovani della generazione Z affannano alla ricerca di una propria localizzazione, il proprio luogo, la propria casa in cui sentirsi realizzati. Entrano nei social sperando di trovare aggregazione e identità; invece trovano per lo più rancore e solitudine.
A questi giovani Anima ribelle vuole ridare speranza. Ribellatevi agli stereotipi, ai social alienanti. Usateli per gridare la vostra vitalità creativa e non il vostro odio. Ai giovani della generazione Z diciamo: "Di quale valore sei? Scopri il tuo valore e indossalo come vessillo di vittoria". I valori sono le qualità della Vita. Sono i colori della vostra visione. Senza colori la vita è piatta e monotona. Usateli per affermare chi siete. Ditelo al mondo intero, ditelo ai vostri simili, urlatelo ai quattro venti che vi senta l'Anima del mondo e si risvegli al vostro grido di Libertà.
Visita il sito di Anima ribelle: animaribelle.org
Edoardo Conte