Qui trovi ciò che serve alla crescita della coscienza, dalla Saggezza antica alla Fisica quantistica, per promuovere il Bene di tutti.
di Michael Lindfield (Comunità di Etica Vivente)
Siamo onesti. Nel profondo del nostro cuore abbiamo sempre saputo che ci sarebbe stata una corsa contro il tempo, quando le onde del cambiamento messe in moto dalle convinzioni e dai comportamenti su cui siamo polarizzati, alla fine avrebbero raggiunto le rive della nostra vita quotidiana, causando enormi rotture.
Quel momento è ormai alle porte e molti si chiedono se sia troppo tardi per arginare la marea e scongiurare gli inevitabili risultati delle scelte collettive fatte negli ultimi decenni. Vista dalla prospettiva che ci viene presentata attraverso i media globali, sembra che la nostra società sia in caduta libera e molto presto si schianterà al suolo. In questo probabile scenario, posso vedere tre possibilità e tutte e tre potrebbero essere presenti contemporaneamente.
A seconda del grado di resilienza spirituale acquisita e incarnata individualmente e come comunità, potremo “rimbalzare” o “ammaccarci” o “romperci”.
Rimbalzare – come risultato delle nostre vite che hanno già una traiettoria ascendente, verso il vivere valori spirituali e abbracciare le qualità dell’anima…
Ammaccarci – perché, sebbene pieni di aspirazione e di una certa dose di buona volontà, rimaniamo in qualche modo attaccati ai bisogni materiali ed emotivi e a sistemi di credenze poco flessibili. Quindi, una corsa accidentata è garantita…
Romperci: ogni volta che l’identità personale, la sicurezza e la sopravvivenza sono legate alla conservazione della forma piuttosto che alla liberazione e all’espressione della Vita interiore, è inevitabile che “sprofonderemo con la nave”…
Quindi, abbiamo l’abilità e il tempo necessari per arrestare o rallentare la velocità della caduta libera e contrastare la tendenza verso il basso che ci spinge a terra? Potremmo non essere in grado di riparare i modelli climatici modificati, ma abbiamo il potere di riparare il corpo fratturato della nostra famiglia umana – una relazione rotta alla volta. Cosa farà la vera differenza e aiuterà a cambiare le cose?
Qui nella Comunità dell’Etica Vivente, crediamo fermamente che ci sia un punto di svolta che accade quando spostiamo la nostra attenzione dall’investire energia nella sopravvivenza del sé separato e facciamo il necessario reinvestimento dell’energia vitale per servire e sostenere il Bene Comune. Questo è più di una convinzione: è una conoscenza fondata su una profonda comprensione e apprezzamento che data di molti anni, dei tre Principi di Divinità Essenziale, Buona volontà e Unanimità e delle relative Leggi di Approccio Spirituale, Rette Relazioni Umane e Attività di Gruppo. Le Leggi sono i Sentieri pratici che aiutano la realizzazione e l’applicazione dei tre Principi spirituali nel ciclo quotidiano della vita. Sono pilastri al centro della vita comunitaria e sono centrali per tutto il nostro lavoro nel mondo.
Scegliere di servire il Bene del Tutto è un atto di volontà benevolo che rimette una società ribelle e i nostri piedi erranti, saldamente sul sentiero verso la salute e l’integrità, dove la parte non sfrutta il tutto ma contribuisce al benessere di tutti. In sostanza, la forza salvifica necessaria in questo momento è la gentilezza amorevole, la cooperazione incondizionata e l’audacia.
Gruppi di cittadini di tutto il mondo stanno lavorando duramente per vivere in armonia tra loro e con l’intero ecosistema multidimensionale di Gaia per creare una società veramente sostenibile. Siamo impegnati a esplorare cosa significa sostenibilità: dal riciclaggio, dallo sfruttamento dell’energia solare e dalla riduzione dell’impronta di carbonio, alla coltivazione di proteine vegetali, all’utilizzo di metodi di coltivazione rispettosi della terra e al rafforzamento del nostro senso di comunità.
C’è, tuttavia, un elemento spesso trascurato perché invisibile ad occhio nudo ma, per fortuna, non al cuore premuroso. Stiamo parlando dell’ Amore. L’amore è la forza di sostegno più potente dell’universo e, secondo l’insegnamento della Saggezza Eterna, è la forza motivante preesistente e primaria dietro la Creazione.
E se dobbiamo credere che “In principio era il Verbo”, allora questo “suono intenzionale” originale, forma la nota che sostiene l’intento amorevole che garantisce la continuità della Vita e fornisce coesione tra tutti gli elementi della creazione. Se l’Amore cessasse il Suo canto, il mondo smetterebbe di esistere.
Il nostro chiaro compito nei prossimi mesi e anni è quello di creare il cuore resiliente in cui la fiamma inestinguibile del Fuoco dell’Amore possa ardere brillantemente e fornire la necessaria fiducia interiore e sicurezza durante questi tempi di prova, tumulto e transizione. Quando un’era passa e una nuova prende il suo posto, è vitale per la nostra sopravvivenza e il nostro “prosperare” come specie e come pianeta che il cuore amorevole resiliente si risvegli completamente e diventi la forza che guida e governa sulla Terra.
Possa ognuno di noi svolgere la propria parte con gioiosa determinazione in questo urgente progetto globale per garantire che l’amore per il potere sia rapidamente sostituito dal potere dell’amore. Il richiamo della Volontà d’Amore ci motiva a percorrere il Sentiero ascendente che conduce inesorabilmente al rinascimento planetario e all’agognato rinnovamento della nostra società globale. Così sia!
L’essere umano percepisce la realtà del mondo manifesto attraverso i sensi; ma i sensi non sono che i più esterni recettori; quelli cioè che colgono la realtà di superficie.
Per interagire nelle dimensioni sottili l’uomo utilizza sensi interiori attraverso l’identificazione della coscienza principalmente nella sfera delle emozioni. La maggioranza dell’umanità coglie, infatti, la realtà più sottile mediante il corpo emotivo che, a sua volta, trasmette i dati, così raccolti, alla mente. La realtà sottile è quella oltre l’apparenza. Quella che ci fa conoscere gli altri non attraverso l’atteggiamento fisico o le parole ma sentendo il loro stato d’animo e il loro umore. In termini più specifici, ciò significa che sentiamo gli altri attraverso la identificazione nel nostro chakra Solare e nei chakra inferiori che appartengono, assieme al Solare, alla sfera animale, cioè, alla espressione automatica di Madre natura. Al chakra Solare è collegato il nostro corpo emotivo o astrale; mentre ai chakra inferiori sono collegati il corpo eterico e quello fisico. Interagiamo, dunque, con il nostro prossimo scambiandoci emozioni e confrontandole con gli istinti primitivi di affermazione dell’io, procreazione e aggregazione.
Questa interazione animale è la basilare modalità di scambio del genere umano che, purtroppo, produce sofferenza! La sofferenza è provocata dal fatto che, come succede agli animali, l’essere umano assorbe dall’ambiente il condizionamento emotivo. In questo modo assimila ansie e paure che distorcono il senso della realtà. Lo si vede nel potere che i mezzi di comunicazione hanno nell’influenzare le masse, e la conseguente reazione compulsiva che obnubila la mente fino a renderla incapace di trovare soluzioni agli accadimenti negativi. E mentre gli animali sono automaticamente assistiti da Madre Natura, noi umani ci troviamo persi nell'incapacità di compiere scelte coerenti al maggior Bene comune.
Per sopperire a tale condizionamento bisogna sviluppare i centri al di sopra del diaframma che governano la vera natura umana. Il primo fra tutti è il chakra del Cuore che ha la funzione di sintonizzare la coscienza su tutte le frequenze del campo magnetico tra Spirito e materia. Ciò significa che il Cuore è capace di comprendere ogni accadimento e condizione umana, dalla più terribile alla più sublime. Eppure, al contrario del chakra Solare che assimila in modo automatico le emozioni basse di angoscia e paura ma anche quelle del desiderio e del possesso, il centro del Cuore, proprio in virtù del fatto che ha capacità di sintonia secondo il proposito dell'Anima cosciente, può scegliere quali emozioni accogliere e quali respingere. Il suo campo magnetico è, di fatto, strutturato in modo da attrarre tutto ciò che è pronto a costituire una totalità integrata, cioè un insieme unitario e solidale, e repellere ciò che non lo è!
Ma il Cuore va oltre. Dopo aver discriminato ciò che è bene da ciò che è male, esso stimola il cervello a produrre la sinapsi adatta a comunicare alla mente la scelta fatta ed ottenere un pensiero risolutore. È, quindi, utile affidarsi alla sapienza del Cuore per non assorbire influenze nefaste e poter soccorrere gli altri in tutta sicurezza. Il Cuore sa come curare senza essere coinvolto nella malattia e come dare conforto senza perdere energia. Il centro del Cuore sa come e cosa scegliere essendo in grado di connettersi alle più vibranti frequenze dell’Anima. Quando il Cuore è aperto produce il coraggio di cambiare in meglio. La sua azione è calma e diretta alla meta. La sua voce è silente ma potente come un ariete. Ascoltiamo, dunque, il Cuore invece di ascoltare la pancia credendo che sia il Cuore a parlare!
Edoardo Conte
Vi ricordate la storia della mela e di Eva che la raccolse e fece perdere il Paradiso terrestre a se stessa e Adamo? Ebbene, quella storia non raccontava tutta la verità; ma partiamo dall’inizio.
All’inizio Dio progettò il Piano evolutivo per il pianeta e tutte le sue creature, compreso l’Umanità. Era ed è, poiché è sempre in atto, un Piano di Verità, Amore e Bellezza. Racchiuse quel Piano in una pianta: l’Albero della Vita, aspettando che l’Uomo si cibasse dei frutti a tempo debito. Noi sappiamo che il tempo giusto per cogliere i frutti dall’albero è quando sono maturi. Il fatto è che quell’Albero della Vita era ed è, poiché è tutt’ora vivente, un grande albero con una impalcatura di rami maestosa; tanto che, per cogliere i frutti di Verità, Amore e Bellezza, occorreva, come occorre ora, sapere arrampicarsi in alto.
Gli scalatori di piante che riescono a raggiungere i frutti maturi, ne gusteranno, ovviamente, tutto il sapore e godranno delle qualità zuccherine alla loro gradazione ottimale. In seguito, potranno distribuire una parte dei frutti raccolti, a coloro che saranno pronti a riceverli. Tuttavia, chi non si arrampicherà dovrà aspettare che quei frutti cadano a terra. Tutti noi sappiamo che quando i frutti cadono dalla pianta è per il fatto che iniziano il processo di marcescenza; cioè, invecchiano come tutte le forme viventi su questo pianeta, fino a morire per poi riciclarsi; ossia, iniziare un nuovo ciclo.
Quel che succede a coloro che raccolgono i frutti che stanno marcendo è che non gusteranno la qualità originale; bensì, si nutriranno di amaro; cioè, della qualità degradata di quel frutto. La verità originale, una volta in processo di marcescenza diventerà menzogna, così come l’Amore che, degradato, diventerà, dapprima, amore possessivo e poi, gelosia, invidia, rancore e, per ultimo, odio. La Bellezza, poi… sappiamo dove va a finire quando la cogliamo in età avanzata. Tutto sfiorisce e diventa brutto!
Così è il ciclo vitale di ogni creazione e creatura su questo pianeta. La vita è ciclica e passa dal vigore della nascita, alla pienezza della maturità, per poi declinare nel degrado della vecchiaia e… concludere con la morte. Ciò vale per le qualità divine che entrano in manifestazione come frutti dell’Albero della Vita. Se le cogliamo quando sono mature ci daranno tutta la forza della loro genuinità. Se, invece, mangeremo quei frutti quando saranno marci ci nutriremo delle qualità opposte, che non saranno qualità ma note stonate e distorte delle qualità originali.
Da questa parabola cosa ne traiamo?
Che Dio vuole che cogliamo la mela quando è matura e non quando è marcia. Che se mangiamo la mela quando è marcia non possiamo prendercela con Dio ma con la nostra sordità e cecità nel cogliere i cicli vitali. Che ad ogni ciclo abbiamo l’opportunità di rimediare e cogliere i frutti a tempo debito. Che per cogliere i frutti maturi dobbiamo guardare verso l'alto e non in basso; cioè, dobbiamo sintonizzarci sulle alte frequenze dello Spirito e per farlo, dobbiamo fare la fatica e possedere la tecnica di arrampicarci sul tronco. Che il Piano divino è buono e giusto; a noi la responsabilità di scegliere quando gustarlo. Infine, questa parabola dell’Albero della Vita ci insegna che anche un frutto marcio ha la sua utilità e può servire il Piano se sappiamo come fare, poiché all’interno del frutto possiamo sempre raccogliere i semi e piantarli nel nostro giardino affinché cresca un nuovo albero e rinnovi i suoi frutti. In questo modo, potremo trasformare il marcio che è dentro di noi, cioè la nostra parte in ombra, in una rinnovata opportunità di crescita che ridoni luce e vigore ai frutti di Verità, Amore e Bellezza.
Nella storia dell’evoluzione umana la magia ha da sempre avuto un ruolo importante come strumento attraverso il quale l’umanità ha potuto interagire con le dimensioni impalpabili dell’esistenza cercando di penetrare i misteri della Natura e, via via, quelli più profondi riguardanti le forme astrali delle emozioni e quelle mentali del pensiero.
Lo Sciamanesimo, sviluppatosi durante il periodo della civiltà Lemuriana in quel continente situato dove ora è l’oceano Pacifico, fu la prima attività magica che permise all’essere umano di contattare gli spiriti di Natura e, quindi, ottenere eventi naturali propizi. Pensiamo alla danza della pioggia per combattere la siccità; oppure ai riti per la fertilità e abbondanza affinché il raccolto fosse buono e la caccia proficua. A quei tempi l’uomo aveva sviluppato i primi due chakra dal basso; cioè il chakra Radice e quello Sacro, governanti gli istinti di affermazione dell’io e riproduzione; ambedue collegati alla dimensione eterica. Lo Sciamano agiva, infatti, sul piano Eterico ossia, in contatto con la dimensione vitale in cui i deva o spiriti dei quattro elementi di Aria, Terra, Fuoco e Acqua determinavano, come lo fanno ora, le condizioni di vita. Egli cadeva in uno stato di coscienza alterata mediante l’utilizzo di funghi allucinogeni o il fumo di erbe rituali e operava per similitudine imitando gli eventi naturali con la danza e i gesti cerimoniali o assumendo la postura di animali sacri per evocarne l’energia e la forza. In questo modo poteva anche curare malanni causati dalla carente distribuzione di energia eterica nel corpo umano; ma a quello si limitava la sua stregoneria, in quanto non aveva accesso alla dimensione astrale — se non a quelle vibrazioni concernenti stati d’animo primitivi di paura o esaltazione — e tantomeno a quella mentale.
La seconda magia si sviluppò nel periodo atlantideo quando l’uomo attivò, per effetto dell’evoluzione, il chakra del plesso solare e dette libero sfogo alle emozioni che sono da esso governate. Fu la magia dell’incantesimo che operò sul piano Astrale mediante la suggestione del suono mantrico della parola; da cui le formule magiche che si ricordano ancora oggi nelle fiabe come: “La bella addormentata nel bosco”. Tale magia produceva, infatti, al malcapitato, una sorta di ipnosi o addirittura catalessi che lo assoggettava al maleficio. Tuttora l’incantamento astrale è utilizzato nelle tecniche di vendita in cui vige il potere della persuasione occulta protratta facendo leva sulla forza delle emozioni. Chi può mai resistere alla seduzione ipnotica di uno spot pubblicitario che produce nel corpo emotivo il desiderio irrefrenabile di possedere subitamente l’oggetto promosso. Nel messaggio pubblicitario jingles musicali e immagini sono miscelati sapientemente per attuare la magia dell’incantesimo. Suoni e immagini sono gamme di frequenza a differenti velocità della stessa dimensione astrale.
Con l’avvento della civiltà Ariana o Indo-europea — la civiltà attuale che sorse dalle ceneri di quella atlantidea — venne introdotta la magia della mente che funziona attraverso la proiezione del pensiero. Essa agisce focalizzando immagini non più con l’aiuto del suono, bensì rivestendole di sostanza mentale o psichica. Questa magia, che ora è la più idonea all’evoluzione poiché l’essere umano ha attivato i chakra del Cuore e della Gola; chakra che governano l’apparato emotivo superiore e soprattutto la sfera mentale, produce trasformazioni e cambiamenti nelle forme materiali senza dover contattare gli spiriti di natura come avveniva ai tempi della Lemuria o pronunciare formule magiche come in Atlantide. Essa agisce direttamente sulla disposizione molecolare degli elementi e produce il più alto effetto trasmutativo. Ciò non di meno, essendo la magia più giovane in termini di tempo, non è ancora stata sperimentata ed attivata al meglio. La sperimentazione scientifica della potenza del pensiero connesso all’immaginazione sta dando i suoi frutti e sviluppando rami di ricerca che si addentrano nel mistero della trasmissione telepatica e nella capacità del pensiero focalizzato di guarire malattie psicosomatiche. La magia della mente, detta anche Magia regia, si perpetra attraverso le fasi della Concentrazione, del Contatto superiore e della Proiezione; onde per cui, la meditazione creativa è senza dubbio lo strumento più idoneo ad attuarla. In fin dei conti meditare significa creare connessioni sottili collegando tra loro tutte le dimensioni da quelle della materia a quelle della sfera emotiva e del pensiero; ma anche e soprattutto le dimensioni spirituali dell’Anima da cui attingere la verità. Cosa può esservi, dunque, di più magico della meditazione!
Edoardo Conte
La coscienza umana è il mediatore per eccellenza. Essa si trova, infatti, nel punto di mezzo tra le dimensioni superiori, dette spirituali, come quelle dell’ispirazione, dell’idea e intuizione e quelle propriamente materiali quali quelle del pensiero razionale, delle emozioni e delle azioni.
In questa sua funzione di mediazione la coscienza si trova nella scomoda posizione di dover compiere scelte. Tormento ed estasi del suo libero arbitrio conquistato come diritto umano del Principio di Libertà. La scelta, potrebbe dirsi, essere la sua attività principale — che di fatto determina la dualità degli opposti — per mediare tra le opportunità causali spirituali e le probabilità, o apparenti casualità, della dimensione fenomenica; ossia, degli accadimenti.
Se è vero che il caso non esiste, esso è, comunque, evocato dall’inconsapevole scelta della coscienza. Non sembri una contraddizione. La coscienza è, infatti, presa tra due poli o estremi entro cui oscilla nella “speranza” di trovare, prima o poi, il punto di equilibrio e sintesi. L’oscillazione è data dalla capacità o meno di riconoscersi come osservatrice delle possibilità. Osservatrice che, riconosciutasi tale, può compiere la scelta in base alla visione di ciò che è meglio, o coerente, in quel momento, ai fini dell’evoluzione. Sarà ciò che è meglio per l’intera Umanità, seppur nella contingenza della propria singola vita di relazione. In altri termini, la coscienza, risvegliatasi a se stessa, riuscirà a compiere la scelta migliore per il Bene comune in ogni quotidiana situazione in cui sarà consapevole della sua responsabilità nei confronti dell’ambiente e società in cui vive.
Dal punto di vista delle dimensioni sottili d’esistenza che iniziano ad essere esplorate dalla scienza dei quanti, la coscienza si trova nella posizione di poter determinare gli accadimenti tramite la propria aspettativa. La fisica quantistica ci dice, infatti, che l’osservatore influenza l’osservato mediante l’aspettativa sull’osservazione. Ciò è stato provato scientificamente dall’esperimento della “Doppia fenditura”. In tale esperimento, condotto sparando elettroni da un cannone elettronico attraverso due fenditure, si è dimostrato che quando l’osservatore osserva l’elettrone, esso è individuato come singola particella che lascia sullo schermo una traccia univoca; mentre quando l’osservatore non osserva, l’elettrone sparato in sequenza assieme ad altri elettroni, si spalma sullo schermo con lo schema tipico di interferenza d’onda; cioè non più come particella, bensì come intreccio di onde.
Che cosa significa tutto ciò ai fini della possibilità di scelta della coscienza?
La coscienza è, o dovrebbe essere, l’osservatore. Abbiamo scritto che essa si trova nella posizione mediana tra Spirito e materia. Quando si colloca in quella posizione ottimale che è fuori dal tempo, osserva gli accadimenti prima del loro impatto sullo schermo dell’apparenza, ossia, come se fossero elettroni, sparati dal cannone, ancora in viaggio verso lo schermo; e così vede la totalità dell’onda di probabilità. Tutte le possibilità coesistono. Sono lì, in quell’onda indifferenziata eppur tangibile. Ma quando focalizza lo sguardo in una direzione del mondo fenomenico, cioè sullo schermo, l’onda di probabilità collassa e si concretizza in una particella (elettrone) che è il prodotto di quel collasso e prende il nome di scelta. Nel momento in cui la scelta è fatta, tutte le probabilità esistenti nell’onda sono ridotte ad una sola. Questo è il tremendo e, al tempo stesso, ponderoso compito della coscienza! Essa si espande nello spazio-tempo entro la limitazione di una scelta alla volta. Per questo motivo è importante che quella scelta sia effettivamente la più consona o saggia, o congrua per l’evoluzione di sé e del tutto; pena la sofferenza umana.
Quel che, purtroppo, accade di norma è che la coscienza “scelga” in modo non consapevole; cioè non scelga o… chiuda gli occhi e, dunque, non guardi dove cadrà la probabilità. Così essa si sente, da un lato, sollevata dalla scelta e dall’altro, impotente contro la casualità del fato. A questo punto è d’obbligo una domanda. Come può la coscienza scegliere in modo coerente ed… oculato, cioè osservando l’onda di probabilità senza farla collassare casualmente?
Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere in quale ambiente o spazio multidimensionale si muove, o potrebbe muoversi, la coscienza; poiché ha la facoltà di esplorare più dimensioni contemporaneamente. Quando la coscienza di un essere umano si risveglia a se stessa, significa che si riconosce come esseità multidimensionale. Essa accede, allora, alle varie dimensioni in cui esiste fin dall'origine: da quelle spirituali, fuori dallo spazio-tempo, a quella materiale dentro la linearità del tempo. Così può scegliere dove collocarsi per vedere le possibilità prima di farle accadere, o di subirne la caduta. Ciò non equivale alla capacità di previsione di un giocatore di scacchi che è capace di osservare come evolverà una mossa nel tempo. La visione della coscienza nella multi-dimensione è più una sintonia di intenti col Proposito evolutivo che la pone nella funzione di co-creatice, piuttosto che una semplice escursione nel tempo. In ognuna delle dimensioni in cui esiste, essa coglie la qualità intrinseca di quel piano e la fa sua. Così attinge alle qualità di tutti i piani, o dimensioni d’esistenza, e ne trae capacità di scelta. Assimila, via via, le qualità dell’ispirazione, ideazione, intuito, e le riversa nella direzione più consona a costruire forme o, in altri termini, a collassare onde di probabilità in effetti armonici e coerenti.
Al centro del campo multidimensionale la Coscienza, che ha conquistato la “C” maiuscola, vede e osserva lo svolgersi delle probabilità potenziali come un flusso toroidale d’energia pronto a trasmutarsi in forza al Suo comando. Essa stessa imprime quella forza dando al flusso energetico intensità e direzione. Così determina la precipitazione di una specifica possibilità creativa come un giocatore di basket che, ancor prima di lanciare la palla, sa di aver fatto canestro. In quello stato la Coscienza non è più identificata nel proprio corpo, bensì nell’Anima cosciente che, pur se incarnata in un corpo, lo dirige dai Suoi piani secondo il Disegno divino.
Edoardo Conte
La seduzione nel Regno umano appartiene alla donna, ma essendo noi umani intrinsecamente animali nei nostri istinti primari, potremmo dire che la seduzione è una caratteristica animale che nel Regno umano ha avuto una svolta.
Diciamo subito che la seduzione è affine alla intimidazione, poiché entrambi svolgono una funzione attrattiva-repulsiva, essendo una forza comunicativa duale di andata e ritorno; ma vediamone il perché.
Prima di tutto dobbiamo partire da come si sia evoluta la seduzione. Nel Regno animale il più bello e affascinante di una coppia è il maschio. La pavonessa non ha le piume della coda per fare la "ruota" che è prerogativa del pavone. Da cui il pavoneggiare del "macio" che cerca di attirare l'attenzione della femmina ma con scarsi risultati, poiché nel regno umano è la femmina la più seduttiva. Il motivo per cui il maschio animale ha la livrea o il piumaggio più attraente sta, come direbbe un etologo, nell'aver rediretto la funzione intimidatoria di protezione e difesa. Gli occhi della ruota del pavone intimidiscono l'avversario, sembrando tanti occhi ipnotici che lo confondono. Dunque, la funzione di salvaguardia individuale, da repulsiva, si trasforma nel tempo, in una funzione seduttrice per attrarre la femmina e procreare. In questo esempio scopriamo che il "male" (la funzione difensiva intimidatoria del maschio animale) volge al "bene" (la funzione procreativa attraverso la seduzione) in modo da valorizzare il Bene rispetto al male. Come disse un grande iniziato: "Il male è a trionfo del Bene e il Bene è a riparazione del male".
Così è successo per l'Uno (1) che ha creato il 2 cioè ha inglobato in sé la coppia di opposti; per cui, fin dalla notte dei tempi, dal buio sorge la Luce. Dalla intimidazione repulsiva, quindi, sorge la seduzione attrattiva!
Nell'evoluzione dal Regno animale a quello umano la funzione ha cambiato di genere, lasciando al maschio l'aspetto protettivo intimidatorio e conferendo alla femmina l'aspetto seduttivo per la procreazione. In fin dei conti questo adattamento evolutivo pone in equilibrio i generi, in quanto dà alla femmina il ruolo di sedurre il maschio dato che è la femmina che partorisce il figlio. Ciò risponde alla legge di Economia che distribuisce e ottimizza le funzioni per i ruoli che le coppie (di opposti) hanno.
Alla fine di questa riflessione comprendiamo che il Regno umano ha lo scopo di elevare i Regni inferiori e, contemporaneamente, da essi elevarsi per divenire il "faro" dell'evoluzione su questo pianeta.
Quel che resta da compiere per trasmutare gli istinti in consapevole funzione evolutrice è trasformare la funzione seduttiva femminile della donna in una accoglienza confortante che stimoli nel maschio, cioè nell'uomo, una responsabilità progettuale più che una tempesta ormonica. Così avverrà, via via che l'Umanità saprà elevare le proprie funzioni dalla creatività animale alla creatività umana per riscoprire la creazione divina di cui è portatrice e custode.
Edoardo Conte
Ripercorrendo i vari insegnamenti spirituali che sono giunti a noi durante il corso dei secoli, non può sfuggire allo sguardo attento e all’orecchio teso, il ripetersi di 4 parole che suggellano il percorso: Suono, Luce, Colore, Vibrazione. Questi 4 termini fatti risuonare in sequenza, scandiscono le fasi e gli aspetti di ogni insegnamento che abbia il potere di cambiare i destini degli uomini su questo pianeta.
Fin dall’inizio è stato il Suono: il suono creatore ad espandere la sua onda affinché la vita prendesse forma e si moltiplicasse nelle miriadi di creature. Dal FIAT iniziale, l’onda sonora si è espansa per ogni dove ed ha echeggiato nei secoli e millenni a ricordarci che il pensiero pronunciato dalla parola di Dio diventa concreto all’istante!
Così non è per noi umani fatti sì a Sua somiglianza, ma non ancora così focalizzati nel Bene della creazione da precipitare frammenti di stelle in terra. Dobbiamo accontentarci di procedere lentamente fra luci ed ombre; le seconde più intense delle prime, fino a che non sapremo coniugarle nel verso giusto per ottenere l’effetto agognato di liberarci e liberare l’Umanità tutta dal dolore causato dall’ignoranza.
Ciò non di meno, il suono è il primo vagito di una nuova creatura su questa terra; e con esso procede la conoscenza. Di suono in suono, impariamo a comunicare, amare ed odiare, maledire e benedire finché non prevalga in noi il suono pacificatore che pone i piatti della bilancia in perfetto equilibrio.
Al Suono segue la Luce come conseguenza dell’onda sonora che si fissa nella materia. Al FIAT seguì la LUX che si irradiò per il creato proiettando la grandezza della parola di Dio in miliardi e miliardi di forme; ciascuna contenente il tutto. Come un frammento olografico: il tassello frattalico di un immenso mosaico vivente. Come non avvalorare l’insegnamento portato dalla luce attraverso le tante immagini scolpite e raffigurate nei templi, cattedrali, castelli e musei di tutto il mondo e in tutte le epoche, a testimonianza del percorso umano compiuto fin dall’inizio dei tempi. Il suono si è propagato da bocca a orecchio, così l’immagine ha fissato sulla pietra le vestigia delle civiltà, le conquiste dei condottieri, le scoperte degli esploratori e le intuizioni dei santi, le visioni dei profeti e le invenzioni degli uomini d’ingegno.
Dunque, al Suono seguì la Luce nel portare la conoscenza inferiore a quella superiore riguardante il rapporto col Divino che è parte di noi. Ma l’insegnamento proseguì incessante portando in espressione il terzo aspetto: il Colore. Non vi è Suono senza Luce e non vi è Luce senza Colore. In realtà il Colore fonde in sé i primi due aspetti creativi. Come dire che li manifesta in un trionfo di Colore che significa QUALITA’.
Se per un momento riflettessimo sulla vita e il nostro vissuto, scopriremmo che le luci e le ombre che lo hanno punteggiato, lo colorano in chiaro scuro. Lo scuro ha il compito di far risaltare il chiaro; di dargli spessore e tridimensionalità, per fare emergere la luminosità intrinseca in ogni essere. Così il Colore tinge le qualità del vivere pennellando le nostre giornate fin tanto che lo imprimiamo dentro di noi. Ciascun colore è un moto dell’animo, una qualità portata in espressione a significare la nostra esistenza ed elevarla con sfumature sempre più luminose e significati sempre più pregni; riconoscenti del senso e del compito che il Piano divino ci ha dato.
Impariamo a colorare delle tinte più sublimi ogni istante di vita affinché sia un dipinto di meraviglia e stupore; di gioia e speranza; di fiducia e consapevolezza.
Il Colore, dunque, ci ha sempre insegnato a qualificare l’esistenza divenendo responsabili dei nostri pensieri, sentimenti e azioni. Ma c’è ancora un elemento, un aspetto da scoprire in noi. È la Vibrazione che accompagna ogni nostro pensiero, che misura ogni nostra emozione e trasmette all’ambiente le nostre azioni. Vibrare è attività della vita e il numero è la misura della vibrazione. Più elevata è la frequenza, più alto il numero, più squillante il Colore, più potente la Luce, più ampia l’onda sonora!
La Vibrazione è l’effetto portato dalla nostra interiorità verso l’esterno. Il prodotto e l’elaborato del nostro pensare, sentire, percepire e fare! Attraverso la frequenza del nostro vibrare nei confronti della vita e degli accadimenti in essa contenuti, misuriamo il nostro apporto e la nostra responsabilità alla vita stessa.
Che cosa è la Vibrazione se non il precipitato di tutto ciò che abbiamo sperimentato, appreso e assimilato esistenza dopo esistenza? La Vibrazione è il risultato di tutto ciò. Il nostro vibrare è la misura inconfutabile di ciò che siamo gli uni di fronte agli altri. A quale vibrazione siamo capaci di sintonizzarci per vedere il BENE che c’è in ogni cosa?
Alla fine di questo viaggio siamo consci delle 4 parole che segnano da sempre il nostro cammino. Parole che danno forma ai 4 elementi con cui la materia si muove: Aria, Terra, Fuoco, Acqua. A queste va aggiunta l'Azione, poiché senza azione non si compie il gesto creativo finale, quello che precipita nello stato solido il frutto della nostra creazione. Ora non possiamo più sfuggire al compito che ci attende. Sappiamo cogliere i significati più eccelsi di ogni condizione umana e accadimento della vita. Sappiamo colorarla delle più nobili qualità e riversarle nel nostro quotidiano. Sappiamo riconoscere la modulazione del suono nelle sue sfumature creative e vediamo la luce delle forme per costruire un mondo migliore.
Ora siamo creatori e procediamo con il Suono della Vittoria, la Luce della Verità, il Colore dell’Amore e la Vibrazione della Conoscenza per produrre AZIONI concrete e coerenti al Disegno divino.
Edoardo Conte
Guardando le immagini drammatiche di Gaza dai pochi resoconti inviati dagli smartphone di chi vive lì e riesce a farli girare su internet, ho visto, oltre la tragedia del genocidio, bambini che trovano la forza di giocare tra le macerie. Si, i bambini giocano nonostante siano in un tragico contesto.
Perché tutti i bambini del mondo giocano anche se intorno a loro c’è devastazione, morte e bruttezza?
Perché l’istinto di natura, che è strumento della Vita, è più forte di ogni calamità. Tutti i cuccioli di animali hanno l’attività ludica come simulazione rituale degli istinti primari di Affermazione (chakra Radice 4° raggio della armonia attraverso il conflitto), Riproduzione (chakra del Sacro 7° raggio di Ordine rituale) e Aggregazione (chakra del plesso Solare 6° raggio di Ideale). Questi istinti, funzionali alla conservazione della specie, sono così radicati nella progenie umana da istruire le nuove generazioni ai comportamenti basilari. Il primo di tutti è la “lotta” ritualizzata. Lo vediamo in tutti i cuccioli dei mammiferi erbivori o carnivori che siano. Si rincorrono i capretti tra di loro così come i leoncini, per affermare la forza (affermazione), l’agilità del corpo (riproduzione) e la gerarchia famigliare che delinea l’aggregazione al gruppo. Allo stesso modo lo vediamo nei nostri piccoli umani, in qualsiasi scenario la vita li collochi, quali personaggi di un palcoscenico, idilliaco o diabolico, esso sia.
La simulazione della vita attraverso il gioco rende rituale l’approccio alle attività che si svilupperanno nella crescita degli individui, secondo la loro capacità di immaginare, nel gioco, le situazioni, gli accadimenti problematici e le soluzioni. Ricordo ancora il gioco della “famiglia” a cui giocavo coi cuginetti, ciascuno col suo ruolo maschile o femminile, ben preciso, diretto da una regia spontanea quanto istintiva. Madre, padre e figli erano i ruoli interpretati e scambiati in scenari immaginati nello spazio di una stanza.
Nel gioco si rappresentano tutti gli eventi che la vita può darci; tuttavia, le azioni, dalle brutte alle belle, sono ritualizzate, cioè messe in scena con una gestualità tra il mimo e la pantomima. Questa è la peculiarità dell’azione ludica che rende sacra e allo stesso tempo, simbolica, la rappresentazione: rappresentare una realtà mimata e, in un certo modo, sintetica, ma anche flessibile alle variabili.
Il male e il bene, nel gioco, si intrecciano senza rigidità e possono scambiarsi di ruolo all'istante. Tutto è possibile nel gioco! Tutto ciò che nella realtà apparente è invece rigido, fisso e morto.
Anche il gioco di parole è spesso sintetico e immaginifico, per addestrare la mente a visioni e corrispondenze per affinità di spazio seppur in differenti dimensioni. Così la mente si allena ai reami superiori svelando nuove possibilità. Senza il gioco dell'immaginazione la mente si fisserebbe in convinzioni e dogmi irremovibili.
Nel gioco si sperimenta il possesso, il dominio, la forza, ma anche la condivisione, la gentilezza e la compassione, secondo il carattere dei giocatori. Ciascuno esprime, a ben vedere nel mondo sottile, energie e qualità coerenti o incoerenti al disegno della creazione, rispetto al Karma personale sciolto o ancora da liberare. Ciascuno, nel gioco, svela agli altri le potenzialità nascoste o i disagi che lo imprigionano. Comunque sia, il gioco è l’attività primaria della crescita per tutti gli umani. Gli individui che hanno perso lo spirito del gioco, hanno la perversione di rompere quel giocattolo prezioso, creando mostri.
Una perversione insidiosa che ha radici in un amore imprigionato nella loro interiorità. I mostri sono entità viventi (Deva) che si alimentano della malvagità degli esseri umani e creano condizioni in cui il gioco viene trasformato nella crudeltà della guerra e di ogni conflitto.
Che il Gioco torni ad essere strumento di crescita. Alimentiamolo nei nostri cuori e alimentiamo la Vita stessa, in modo che sia un "Gioco" entusiasmante per trasmutare gli istinti primari in aspirazioni di affermazione del Bene comune, procreazione di nuove forme di rispetto dei valori e relazioni armoniose tra tutte le diversità.
di Edoardo Conte
“L’amor che move il sole e l’altre stelle” scriveva Dante, il grande poeta e iniziato. Questa frase mi si è rivelata all’improvviso nel suo significato primigenio. L’Amore è l’Informazione che rende coeso lo spazio, direbbe un astrofisico dalla visione chiara del firmamento fuori e dentro di sé.
Se assumiamo l’Amore come informazione coerente che unisce, custodisce e rende armonica la vastità del tutto, allora siamo in presenza della vera funzione dell’Amore. È la funzione della Coscienza universale che si perpetua negli Universi e nei mondi in tutte le loro dimensioni.
Questa affermazione è rivoluzionaria e dà contezza della visione e sapienza di Dante.
L’Amore muove le stelle poiché le intreccia in una rete di comunicazione coesa. Per dirla con le ultime teorie sulla materia oscura: l’Amore è quella rete ordinata invisibile (per cui oscura alla vista) nelle cui campiture trova dimora la materia visibile incubatrice di galassie. La musica delle stelle è scritta su quello spartito. Il codice ritmico del Musicista Divino.
Ma se l’Amore è l’informazione cosciente che rende coesi gli infiniti universi, allora l’Amore è la Coscienza primigenia universale. Quella Coscienza frutto della relazione tra il Padre inseminatore genetico e la Madre matrice formale. Ciò appare a prima vista come una contraddizione paradossale. Se l’Amore è informazione coesa come può essere l’origine di tutto? Una informazione per sua definizione è un risultato, non una causa, poiché ha un emittente che la emana e un ricevente che la raccoglie. A ben vedere anche la terna costituita da Osservatore, Osservato e Osservazione, altro modo di definire la funzione di Padre Madre e Figlio, — la triade divina della creazione — ha in sé gli elementi del paradosso. Se c’è un osservatore ci deve essere, per forza, qualcosa che viene osservato e… altrettanto contemporanea deve scaturire l’osservazione che è il frutto o la sintesi dei due.
Dunque, la soluzione del paradosso è nella ineludibile contemporaneità dei tre soggetti. Nessuno dei tre può esistere senza l’altro. Nell’istante in cui l’Osservatore osserva l’Osservato vi è l’Osservazione come specchio dei due. Una “specchiatura” che li rinnova entrambi. Quel riflesso è informazione d’Amore. Quell’Amore è coscienza. Quella Coscienza è il Figlio dei Due; e come figlio è il perpetuatore del Padre e della Madre, colui che ne porta i semi qualitativi che germineranno nuova vita.
Ecco compreso l’arcano!
Il figlio coscienza è amore e la sua funzione è quella di rinnovare l’informazione dell’intreccio vitale affinché egli, il figlio, possa crescere e divenire a sua volta Padre e Madre. Il Padre genitore, ossia, portatore di nuovo seme, e la Madre genitrice, cioè, custode di quel seme per generare nuova vita.
Nella nostra limitata visione e comprensione del mistero che origina la Vita, si rende chiara la funzione dell’Amore che è frutto e al tempo stesso generatore e custode della esseità in espressione. Non causa o significato e neppure solo effetto, ma i tre insieme. L'Amore nasce dall'unione di Spirito (Volontà) e Materia (Intelligenza) come Coscienza o, Amore in divenire, e identifica sia lo Spirito che la Materia in Coesione cosciente.
Ad ogni grande Ciclo universale si ripete la triade della creazione. Ma non vi è nuovo Ciclo che non nasca dall’esperienza raccolta e custodita nel passato. Così l’Amore trasporta i semi donandoli al novello Padre che renderà fertile la nuova Madre; e il Ciclo rinnovato riprenderà senza fine e senza inizio come il serpente che si morde la coda: l’Uroboros cosmico.
L’Amore, dunque, è generatore cosciente e custode sapiente di nuova VITA.
Edoardo Conte
L’Amore è la forza creatrice dell’universo. Questa affermazione risuona sull’onda del tempo come il comando supremo, la parola magica che fece sortire il creato dal nulla! Tutta l’Umanità ne parla ne ride e ne soffre ma pochi conoscono il suo segreto: il segreto dell’Amore. Ebbene, un segreto si rivela all’animo nobile che ha squarciato il velo della separazione e si addentra libero nell’infinito. Lì, si scorge l’origine dell’Amore.
L’Amore non è Volontà, eppure la Volontà nasce essa stessa dal principio d’Amore, come impulso motore che indica la direzione della vita. L’Amore non è Intelligenza, ma l’Intelligenza nasce dall’Amore come sostanza capace di dividersi e ricollegarsi per costruire le forme del molteplice. L’Amore è il Principio stesso di coscienza. “L’amor che move il sole e l’altre stelle” scriveva Dante, il grande poeta e iniziato. Questa frase si rivela all’improvviso nel suo significato primigenio. L’Amore è l’Informazione che rende coeso lo spazio, direbbe un astrofisico dalla visione chiara del firmamento, fuori e dentro di sé. Se assumiamo l’Amore come informazione coerente che unisce, custodisce e rende armonica la vastità del tutto, allora siamo in presenza della vera funzione dell’Amore. È la funzione della coscienza universale che si perpetua negli Universi e nei mondi in tutte le loro dimensioni.
Questa affermazione è rivoluzionaria e dà contezza della visione e sapienza di Dante. L’Amore muove le stelle poiché le intreccia in una rete di comunicazione coesa. Per dirla con le ultime teorie sulla materia oscura: l’Amore è quella rete ordinata invisibile (per cui oscura alla vista), nelle cui campiture trova dimora la materia visibile, incubatrice di galassie. La musica delle stelle è scritta su quello spartito. Il codice ritmico del Musicista Divino.
Ma se l’Amore è informazione cosciente che rende coesi gli infiniti universi, allora l’Amore è la coscienza primigenia universale. Quella coscienza frutto della relazione tra il Padre inseminatore genetico e la Madre matrice formale. Ciò appare a prima vista come una contraddizione paradossale. Se l’Amore è informazione coesa, come può essere l’origine di tutto? L’informazione, per sua definizione, è un risultato, non una causa, poiché ha un emittente che la emana e un ricevente che la raccoglie. A ben vedere, anche la terna costituita da Osservatore, Osservato e Osservazione, altro modo di definire la funzione di Padre Madre e Figlio, — la triade divina della creazione — ha in sé gli elementi del paradosso. Se c’è un osservatore ci deve essere, per forza, qualcosa che viene osservato e... altrettanto contemporanea deve scaturire l’osservazione che è il frutto o la sintesi dei due.
Dunque, la soluzione del paradosso è nella ineludibile contemporaneità dei tre soggetti. Nessuno dei tre può esistere senza l’altro. Nell’istante in cui l’Osservatore osserva l’Osservato vi è l’Osservazione come specchio dei due. Una “specchiatura” che li rinnova entrambi. Quel riflesso è informazione d’Amore. Quell’Amore è coscienza. Quella coscienza è il Figlio dei Due; e come figlio è il perpetuatore del Padre e della Madre, colui che ne porta i semi qualitativi che germineranno nuova vita.
Ecco compreso l’arcano! Il figlio coscienza è amore e la sua funzione è quella di rinnovare l’informazione dell’intreccio vitale affinché egli, il figlio, possa crescere e divenire a sua volta Padre e Madre. Il Padre genitore, ossia, portatore di nuovo seme, e la Madre genitrice, cioè, custode di quel seme per generare nuova prole. La coscienza è, dunque, un “quid” misterioso che esiste come frutto, e al tempo stesso mediatore della compenetrazione di Padre e Madre, Spirito e Materia o Energia e Sostanza, Direzione e Attività. Il Principio o idea divina di Spirito motivo (Energia) e il Principio o idea divina di Materia attiva (Sostanza) sono poli opposti del Principio creativo che preme nel creatore Unico o Assoluto per manifestarsi. Quella tensione provoca la polarizzazione dei due Principi che sprigionano un campo di interazione; ossia, un campo di forza magnetica. L’attrazione che ne deriva, li pone in una rispondenza dinamica. Così la Volontà direttiva, sottostante allo Spirito/Energia, si compenetra all’Intelligenza connettiva, sottostante alla Sostanza/Attività.
Il prodotto di quella compenetrazione o potremmo chiamarlo il “figlio” di quello sposalizio alchemico, è ciò che chiamiamo coscienza. Dapprima una coscienza “atomica”, poiché quel primo amplesso magnetico crea una vibrazione orgasmica che cristallizza in atomi o particelle (così come un precipitato chimico forma gocce nel processo di distillazione). Ciascuna di quelle particelle contiene nel proprio nucleo i 2 principi genitori (protone/spirito/volontà direttiva e neutrone/materia/intelligenza attiva). Così è creata ciò che comunemente chiamiamo materia e al tempo stesso è originata la coscienza o mediatore/sperimentatore dei due Principi in uno. Questa è la triade o essenza triplice della VITA.
A questo punto, non abbiamo ancora contemplato l’Amore; tuttavia abbiamo compreso come e da dove nasce. L’Amore è il primo Principio movente del Creatore unico e assoluto che si esprime nella dualità creativa di Volontà e Intelligenza. Come primo Principio diviene il terzo nella sequenza manifesta, poiché è tutt’uno col processo di crescita coscienziale. La coscienza mediatrice si sviluppa facendo esperienza delle interazioni nel campo magnetico vitale, o brodo cosmico iniziale, e da coscienza automatica entro l’atomo, via via evolve e cresce in coscienza autonoma nell’essere umano. Questa è l’evoluzione della Vita Una così come la vediamo nelle miriadi di vite dell’universo: dal cosmo ordinato alle galassie che girano intorno al loro asse volitivo, ai sistemi solari che allevano, come chiocce in cova, il loro figli pianeti, riscaldandoli e mantenendoli entro una cerchia d’amore protettiva. Fino a giungere al nostro Logos che dirige l’evoluzione della progenie umana. Egli sta imparando a fondere l’Intelligenza alla Saggezza, distribuendola a ciascuno dei 4 Regni planetari. Infine, a colui che ha ancorato l’Amore a questo pianeta come forza unificante: il Cristo. Senza di Lui, prima di tutto uomo, nato dal grembo materno, poi grandioso testimone della divinità immanente, noi non avremmo a disposizione in forma duttile quel Principio. Noi, Coscienze elette ad essere umani, in virtù del principio d’Amore, abbiamo l’onere di renderlo palpabile in tutte le sue preziose forme.
Questo spiega la difficoltà a manifestare l’amore nel "sistema Umanità", poiché non è una forza precostituita come l’intelligenza di cui siamo portatori più o meno sani, per antico retaggio; o la volontà di cui disponiamo come impulso primordiale della vita. L’Amore, pur essendo il PRINCIPIO principiante deve essere guadagnato, scoperto ed espanso nel processo di crescita, per divenire strumento del nostro Destino glorioso.
Come bambini accuditi e amati dai propri genitori, a nostra volta dobbiamo dimostrare al Padre celeste di aver imparato la lezione della vita, donando l'amore ricevuto, in questo campo di addestramento che chiamiamo Terra; la nostra amata Terra. Di aver compreso che solo l’amore nell'espressione umana può consolare la sofferenza del distacco da Lui, il padre amorevole, e solo l’amore e la compassione da esso scaturita, può rigenerare la sofferenza del pianeta e di Madre Natura da cui ci siamo distaccati. Sono le due sofferenze che affliggono il nostro cammino e lo ritardano disseminandolo di ostacoli. E dunque, proprio l’Amore, frutto dell’esperienza della coscienza umana, può elevare la vibrazione nostra e planetaria riconducendole alle frequenze originali della Sanezza (salvezza), Bellezza e della Pace.
Nella nostra limitata visione e comprensione del mistero che origina la Vita, si rende chiara la funzione dell’Amore che è frutto e al tempo stesso generatore e custode della esseità in espressione. Non causa o significato e neppure solo effetto, ma i tre insieme. L'Amore nasce dall'unione di Spirito (Volontà) e Materia (Intelligenza) come coscienza o, Amore in divenire, e identifica sia lo Spirito che la Materia in coesione cosciente.
Ad ogni grande Ciclo universale si ripete la triade della creazione. Ma non vi è nuovo Ciclo che non nasca dall’esperienza raccolta e custodita nel passato. Così l’Amore trasporta i semi donandoli al novello Padre che renderà fertile la nuova Madre; e il Ciclo rinnovato riprenderà senza fine e senza inizio, come il serpente che si morde la coda: l’Uroboros cosmico. L’Amore diventa manifesto nello stesso processo coscienziale che, man mano penetra la profondità della vita nella ricchezza dell’esperienza, via via espande la visione d'Amore. Fino ad esprimerlo nella pienezza del suo Principio, a sostegno dell'Umanità e dell’Unione del Creato. In questo senso, l’Amore è generatore cosciente e custode sapiente di nuova VITA.
L’Amore cristico è, dunque, il modello ideale che l’Umanità deve porre come meta alla sua volontà direttiva, in modo da avanzare sulla via evolutiva senza più perdere la direzione. Quel modello, che è il magnete della vita stessa, riunisce in sé tutte le qualità del vivere nelle frequenze più vibranti e sublimi a cui diamo il nome di Archetipi di perfezione, altrimenti detti: “VALORI”.
I tre Valori sociali del Cuore
Ci sono tre valori che sono alla base di una civiltà acquariana armonicamente sviluppata e scaturiscono dal valore primario della Fratellanza, essi sono: Libertà, Coraggio e Responsabilità. Questi valori costituiscono l’adattamento individuale ai tre valori maggiori di Libertà, Uguaglianza e fratellanza, espressi dal pensiero illuminista e concretizzati, in parte, dalla rivoluzione francese. Il bisogno di libertà è fondamentale per esprimere una società sana. Pensiamo alle libertà di pensiero, di opinione e di stampa. Libertà che devono necessariamente finire dove inizia la libertà dell’altro; altrimenti diventano sopruso. Qui si introduce il coraggio. Il coraggio di dire ciò che si pensa, ma anche il coraggio di esporsi in prima persona per far valere il diritto di tutti alla libertà. La realizzazione è possibile coniugando il coraggio alla libertà attraverso la responsabilità. Essere responsabili significa essere abili a rispondere alle necessità di una società complessa come la nostra. Chi può avere le risposte ai problemi odierni? Sicuramente le persone che hanno maturato esperienza nelle varie attività della vita e assieme all’esperienza hanno aperto il loro cuore. Un cuore tanto grande da poterlo sintonizzare sulle frequenze più vibranti, ma anche le più basse, al fine di trovare la soluzione più saggia.
Se vogliamo, dunque, che la nostra gioventù sia libera e coraggiosa, dobbiamo, noi adulti responsabili, dare loro le risposte su cosa è bene e cosa sia male; su ciò che è lecito e ciò che non lo è. Dobbiamo dire ai nostri figli quale sia il comportamento migliore per garantire il bene comune, affinché il valore della Fratellanza trionfi sulla barbarie della separatività. A questo scopo dobbiamo rispolverare la scala valoriale, farla uscire dal cassetto del dimenticatoio e strutturarla in base ai Principi creativi, gli unici ad essere eternamente potenti, poiché partoriti dal Cuore del nostro Logos solare: un cuore immenso pervaso d’Amore.
Edoardo Conte
Aumentare la frequenza dell’ascolto è il metodo più efficace per trasformare l’imperfezione delle cose terrene in perfezione divina e così liberarci dalla sofferenza.
La nostra sofferenza è causata dalla interpretazione errata del Piano divino poiché lo cogliamo nelle vibrazioni basse che distorcono il significato rendendolo incomprensibile. Per aumentare la velocità di quelle vibrazioni dobbiamo elevarne il significato fino a portarlo alla frequenza originale. In altri termini, dobbiamo elevare la frequenza dell’ombra fino a quella della luce, così il male sarà trasmutato in Bene.
Facciamo alcuni esempi.
Quale è il significato più alto che possiamo dare al ringhiare di un cane o al gridare arrabbiato di una persona (i due comportamenti sono molto simili poiché entrambi animali)? La risposta è: il sorriso. Infatti il ridere è atto rediretto dell’azzannare felino. Ce lo insegna la etologia che studia i comportamenti animali paragonandoli a quelli umani e viceversa.
Quale è il significato più alto che possiamo dare ad un pugno al viso? Il pugno ci colpisce procurandoci dolore. È un atto violento di contatto; di estrema comunicazione; un modo brutale per toccarci nel fisico la cui motivazione è colpirci fuori per scuoterci dentro. Eppure, l’azione rediretta è una carezza. Per trasformare il pugno in una carezza dobbiamo elevare il significato che diamo all’intenzione di colpire. Non è facile ma possibile. È quello che faceva il maestro Gesù quando abbracciava il lebbroso dando alla lebbra il significato sublimato di richiesta di aiuto. Allo stesso modo, il pugno è una richiesta celata di carezza. Così, svelando il vero significato archetipico della violenza, che è forza degradata dell'Amore — amore imprigionato dentro la persona — la violenza è trasformata in gentilezza e la bruttezza in bellezza.
Se prendiamo un altro esempio e applichiamo la trasformazione del significato, comprendiamo che chi fa uso di droga e ne è dipendente, lo fa poiché cerca l’evasione da una situazione alienante. I molti giovani che ricorrono alla droga lo fanno per “sballare”. Ma cos’è lo sballo se non il disperato tentativo di uscire dalla pesantezza di una vita senza valori; e di un futuro senza meta? La droga esalta la persona in modo perverso poiché richiede in cambio un prezzo molto alto. Ma se eleviamo il significato del drogarsi vediamo che quell’atto corrisponde al tentativo di liberarsi dal giogo della disperazione; di trasformare l’inferno esistenziale in evasione paradisiaca. Come possiamo aiutare chi si perde nella droga? Iniettando nel suo cuore la fiducia nella vita. Per farlo dobbiamo dargli un modello a cui tendere che sia l’equivalente benefico del paradiso a cui agogna. Se è vero che la Bellezza salverà il mondo, allora la Bellezza, che è la vibrazione elevata della frequenza divina dell’Amore, potrà guarire ogni sofferenza, ma se sarà colta nel degrado di frequenza, diventerà bruttezza. Guardando la tanta bruttezza del mondo corriamo il rischio di sprofondare nella disperazione alienante; ma se siamo capaci di guardare con gli occhi dell’Anima, allora vedremo il significato più alto che sovrasta la bruttezza e svela la Bellezza. Riconosceremo, come fece Gesù, che: "quel cane in putrefazione avanzata ha dei bellissimi denti bianchi".
Cogliere la bellezza in tutte le sue forme è un allenamento costante a vedere il buono che c’è in ogni cosa. Il vero cambio di paradigma dell'Era di Aquarius. Saperlo riconoscere ci aiuta a trasformare il mondo; e per riconoscere il buono dobbiamo esercitarci ad elevare il significato che diamo agli accadimenti della vita. Il fallimento non è una catastrofe. Dopo la catastrofe c’è la ricostruzione, come ci insegnano i tanti terremoti che devastano la terra. Se ci focalizziamo sulla ricostruzione daremo alla catastrofe il significato di portare il nuovo; il cambiamento necessario a rigenerare la spinta verso ciò che è migliore. Ogni catastrofe ha in sé quello scopo! Riconoscendolo diventiamo i creatori del Vero, del Bello e del Buono.
Edoardo Conte
Il 3° Raggio di Intelligenza è l’Archetipo del molteplice. La sua funzione è quella di collegare gli infiniti punti dello spazio per dare loro una continuità creativa e al tempo stesso, configurare sagome affinché lo spazio sia contenitore di immagini che interagiscano creando il disegno del vivere.
È anche detto il Grande Architetto dell’Universo, proprio per la sua capacità di scindere prima, e poi riconnettere ciò che è stato diviso, in diversità composite per ricostruire nuovi insiemi integrati.
Ogni sequenza formata dall’Intelligenza divina ha la funzione specifica di tracciare la via per nuove esperienze. In questo il 3° raggio coadiuva la Volontà del 1° e l’Amore del 2°. Il suo zigzagare precipuo ne dimostra la coerenza al Piano e dà alla linea retta la flessibilità di cambiare direzione, spinta dalla necessità intrinseca di modellare i punti spaziali con linee di forza. Tali vettori sono la rete strutturale dell’Universo ma anche del nostro piccolo universo personale. Le reti neurali ne sono un valido esempio. Collegano gli intenti alle azioni, formando significati coerenti nella grande opera alchemica della Crescita.
E di alchimia si tratta quando vogliamo penetrare il compito e la sua funzione di progettare il Buono, il Vero e il Bello per l’Umanità. Queste tre qualità del Divino che forgiano la creazione danno il LA al 3° raggio, pronunciando il colore che lo contraddistingue: il Verde.
Perché mai il Verde sia il colore qualitativo dell’Intelligenza attivata entro la mente universale, è uno dei misteri da svelare per comprendere appieno il progetto creativo.
Torniamo per un attimo all’opera alchemica e, se pur sommariamente, ricordiamone le fasi.
Nigredo, Albedo, Rubedo. Queste le tre fasi principali per trasformare il piombo in oro, a cui il percorso di trasmutazione personale ne aggiunge altre due, a formare i vertici di una stella che ci contraddistingue e suggella: il pentalfa. All’Albedo segue la Viriditas o operazione al Verde e la Citrinitas (operazione al giallo) precede la Rubedo. Così i colori dell’arcobaleno presenziano in coro all’alchimia cerimoniale tranne il blu. Il blu dell’Amore non ne è partecipe poiché ne è Padre e Madre o proposito e realizzazione.
Le cinque fasi della trasmutazione alchemica dirigono sapientemente la creazione dell’uomo nuovo o rinnovato sotto il modello dello Spirito che ne imprime lo stampo. La Nigredo è la dissoluzione iniziale, necessaria a rimescolare gli umori materici in una sorta di liquame primigenio (brodo amniotico ancestrale). L’elemento acqua ne governa il processo. Segue l’Albedo o purificazione delle scorie affinché dalle ceneri rinasca nuova forma e torni a risplendere la vita. Qui avviene la Viriditas e il Verde del 3° raggio mostra la sua maestria. Viriditas da vis roboris, la forza: ma anche la quercia (roborella) albero secolare che ne esprime la potenza. La lingua latina sentenzia il significato e lo rende palese nei livelli della Forza di Natura. La Natura esprime da sempre la forza della Vita e l’architettura del vivere. Non a caso il legno è stato ed è il principale materiale da costruzione dopo che l’uomo primitivo abbandonò le caverne.
La Viriditas adduce la forza della rinascita che dalle ceneri estrae la sostanza fertile, la spinta a riformulare la creazione. È tipica della rigenerazione vegetale che in primavera rinnova il verde dei germogli. Segue la Citrinitas, o opera al giallo, che distilla il verde in gocce di rugiada. L’elemento aria ne governa il processo in quanto giallo è il colore dell’ossidazione. L’ossigeno, regolatore di vita e di morte, giudice imparziale, dispensa la sua opera magica affinché le note individuali risuonino, senza echi o riverberi spuri, nel veicolo in cui l’Anima si appronta ad albergare sovrana. Infine la Rubedo rende l’opera sublime colorandola del rosso dello Spirito. Un rosso fuoco che ne tempra il dominio.
L’opera alchemica completa l’essere e lo eleva allo stato di Mago. Il Mago bianco che plasma la materia dei suoi veicoli a piacimento, rendendo l’ambiente circostante integro e congruo a servire il Grande Piano Evolutivo.
Il co-creatore è risorto e impiega l’Intelligenza diretta dalla Volontà e sostenuta dalla cerchia d’Amore, per creare nuove forme di relazione entro la comunità in cui vive. L’Intelligenza è la sua arte che mette a frutto forgiando gli strumenti di comunicazione. Così il Verde diventa il colore della comunicazione che dà il via libera all'espressione della creatività umana.
Il verde ha frequenza da 526 a 576 THz; è la vibrazione mediana tra i 400 THz del rosso e i 700 THz del violetto. È, quindi il mediatore tra Spirito e Materia. Da mediatore può collegare i due e renderli partecipi, cooperativi e creativi. L’attività intelligente è, dunque, quella del mediare, collegare e tessere nuove modalità di interazione per immaginare nuovi scenari e costruire nuovi ambienti di vita e prosperità.
Eppure il verde dell’Intelligenza non si ferma all’intelligere, ossia al raccogliere i pensieri della Mente universale e quindi anche delle nostre menti individuali, ponendoli sulla filiera dell’intelletto. Quel Verde è molto di più!
Il 28 ottobre del 1943, sotto la guida di un certo Franklin Reno, venne compiuto un esperimento ricordato come “Esperimento Filadelfia” del progetto "Arcobaleno" della U. S. Navy, in cui il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173), ormeggiato nei pressi del molo di Filadelfia, sarebbe svanito nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia. Ma non finisce qui. Dopo poco, la nave sarebbe scomparsa di nuovo e sarebbe tornata nel molo di Filadelfia, nello stesso punto in cui si trovava.
Ebbene, nonostante questo esperimento di teletrasporto non sia riconosciuto ufficialmente, i tanti racconti riportati anche dagli stessi marinai sopravvissuti, e del blackout elettrico di Filadelfia, causato dall’enorme impiego di energia, ci dicono di una strana nebbiolina verde aleggiante intorno alla nave nel momento dell’accadimento. Altri esperimenti analoghi riportano lo stesso colore, come se il verde fosse la frequenza della connessione interdimensionale dello spazio/tempo. Ancora una volta sarebbe confermata la funzione mediatrice e quella di collegamento del verde Intelligenza. L’intelligere espresso nel senso vero e proprio del collegare i mondi dello Spirito a quelli della materia più tangibile, consentendo viaggi atemporali e spostamenti siderali non solo del pensiero ma di persone e cose. Da qui alla telepatia il passo è breve. Tutto ciò che muove o può muoversi tra il qui e il là, in una sequenza risonante di quanti è collegato al e dal VERDE.
Ma che cosa è la qualità dell’intelligere e come si palesa nella creazione?
Il 3° raggio abbiamo detto essere il terzo aspetto del Divino, il Grande Architetto universale in cui l’Uno si differenzia per dal vita al molteplice. È l’iniziatore della diversità, il fautore della scomposizione e riaggregazione atomica e cellulare. In questa proprietà è tutta la magia del ricreare continuamente forme senza nulla perdere o aggiungere, come recita la terza legge della termo dinamica. Il terzo raggio è la Madre Materia, o meglio, la Sua qualità e funzione. Qui dobbiamo fare un salto cognitivo per comprendere appieno il Disegno creativo. Sappiamo che la materia o sostanza del creato è essenzialmente Suono e che il Suono crea. Ma di quale suono si tratta? Di quale vibrazione stiamo parlando? Il Suono creatore è in essenza: il Pensiero. Ebbene si. Il Suono è pensiero, il pensiero è vibrazione, la materia è vibrazione, dunque, la materia è pensiero! Pensiero distillato e condensato in parola. La parola di comando con cui il pensiero diventa forma. Ecco la formula magica della creazione. Il Padre e la Madre sono UNO. Lo sono da sempre. Non sono mai stati separati; mai distinti. Chi li distingue siamo noi: Il Figlio. La Coscienza che deve appropriarsi di paternità e maternità per non sentirsi orfana!
Il colore Verde ne esprime la qualità: mediare, collegare, informare, comunicare, spezzettare e ricomporre le infinite forme della Vita Una. Tutte le qualità del verde, che notoriamente è il colore della Speranza, ma anche della tranquillità, della riflessione pacata e della pace. Il colore distensivo con cui dipingere le pareti del nostro pensatoio, affinché si spalanchino le finestre dell’immaginario e i mondi futuribili prendano forma.
di Edoardo Conte
Tutte le Anime che si incarnano su questo pianeta hanno il compito di ritrovare il sentiero perduto e percorrerlo fino a sintonizzarsi di nuovo con il Piano Divino di Verità, Amore e Bellezza.
La Terra è, dunque, un pianeta educativo che ha la funzione di riabilitare i suoi abitanti e conformarli al modello di perfezione originale. Essa utilizza uno strumento efficacissimo per tale scopo: la Sofferenza. Tutti gli individui sono indistintamente sottoposti alla stessa rieducazione anche se percorrono vicissitudini apparentemente molto diverse: dal ricco al povero, dal colto all’ignorante. Tutti sono sottoposti alla stessa cura e prendono la stessa medicina in dosi proporzionate al livello di imperfezione.
Ci sono molte discipline a cui sottoporsi, tante quante sono i sentieri che si dipartono dal punto d’origine e si differenziano per diversità di razza, credo religioso e politico, cultura, tradizione e ambiente. Ciò nonostante tutti i sentieri e le discipline collegate sono tracciati per uscire dalla sofferenza transitando attraverso di essa, poiché la sofferenza non è mai fine a se stessa. Essa è come una molla che, acuendo l'ascolto e portando l'attenzione sull'oggetto del dolore spinge la coscienza a trovare significati e cause nascoste alla persona e compiere scelte per ristabilire l'equilibrio perduto. Così facendo apre la via verso la gioia attuando la sua funzione salvifica. Nessuna disciplina può escluderla o evitarla nemmeno saltandola d’un balzo con le ali dello Spirito.
Se prendiamo in esame tutto quanto è stato sviluppato oggi per la crescita della coscienza, la sola a poter sanare definitivamente le ferite del corpo fisico, ci troviamo di fronte ad una ridda di tecniche ed esercizi dai nomi accattivanti. Non li citiamo per non creare pregiudizi anche se noi stessi ne utilizziamo diversi durante i seminari di gruppo che realizziamo per risolvere le aberrazioni della personalità indagando anche nel subconscio o lato in ombra. Tutte le tecniche a modo loro possono aiutarci ma dobbiamo conoscere quale è il loro limite.
Citiamo solo un esempio poiché può essere emblematico di ciò che accade. Anni fa era di moda la camminata sui carboni ardenti; veniva proposta a migliaia di euro, per renderla una prova esclusiva e liberatoria delle paure. Un vero elisir che aveva la capacità, secondo chi lo vendeva, di far rinascere le persone facendo loro riacquistare fiducia e stima e senso di onnipotenza. È indubbio che chi l’ha praticata ne abbia ricevuto una forte suggestione che al momento e magari, per alcuni mesi, è rimasta impressa nella memoria fisico-eterica e in quella emotivo-mentale. Col passare del tempo, tuttavia, quella impressione è scemata fino a diventare un ricordo piacevole lontano nel tempo. Questo è quello che è accaduto e accade per tutte quelle sperimentazioni momentanee anche se efficaci a prima vista.
Le contraddizioni, le paure e distorsioni della nostra personalità sono radicate nel profondo e niente può scalfirle di ciò che viene fatto in modo estemporaneo senza una quotidiana disciplina che, giorno dopo giorno, penetri sotto pelle, e ancora più sotto fin nell’oscurità dell’ombra per portarvi una goccia di luce. Goccia dopo goccia si lenisce il dolore di fondo. Quel dolore a cui niente può resistere. Non c’è pigrizia che tenga o impegni improrogabili; di fronte al dolore tutte le costruzioni mentali crollano fragorosamente per svelare la verità: quella forza capace di smuoverci per trovare una soluzione risolutrice a tutti i livelli.
Chi non ha mai veramente sofferto può illudersi che vi siano altri rimedi sofisticati e intelligenti, veloci o alla moda. Chi li promuove promettendone la guarigione sa, in cuor suo, di mentire o ne trae giovamento economico e quindi mente per un’ovvio motivo.
Difficile sarebbe proporre il dolore come terapia. Di solito si cercano terapie per sconfiggerlo. Eppure dobbiamo arrenderci all’evidenza. Non c’è metodo di apprendimento più efficace e veloce di quello che si avvale della sofferenza come insegnante qualificato. Prima ci sottoponiamo alla sua istruzione e prima ne usciamo purificati e redenti.
Edoardo Conte
Per comprendere appieno il metodo ArchetHealing® da me ideato e messo a punto per la cura e guarigione del “dolore esistenziale”, occorre prima avere una visione del mondo sottile in cui agisce. È un mondo fatto di entità a vari livelli vibratori, di funzioni e leggi che sfuggono per lo più alla deduzione umana, pur tuttavia, il mondo della vera realtà dove tutto inizia ed è funzionale al grande Piano evolutivo. Il nostro viaggio nel sottile comincia, per paradosso, proprio quando l’Anima, la nostra essenza vitale, la coscienza stessa dell’individuo, fautrice di significati e scelte, decide di reincarnarsi.
L’Anima impegnata nella costruzione dei corpi sottili, detti Deva, mentre il corpo fisico del nascituro è in gestazione nella placenta materna, ha un compito molto arduo da svolgere. I corpi sottili Eterico, Emotivo e Mentale sono il risultato della forza attrattiva dei 3 atomi permanenti (3 atomi animici che fungono da memoria temporale dell'Anima) sugli atomi di materia dell’ambiente circostante, e ciò comporta che mentre il corpo fisico si forma per effetto della moltiplicazione e differenziazione dell’ovocellula femminile fecondato dallo spermatozoo maschile, i corpi sottili no.
Essi sono aggregati secondo le necessità del tema karmico che l’Anima si pone, consultando i Signori del Karma, per l’incarnazione imminente. Alla fine del processo di costruzione del nuovo essere umano, i 3 corpi sono tre Deva distinti con caratteristiche diverse. Devono, tuttavia, imparare a stare insieme, poiché autonomi secondo la funzione karmica che ciascuno dei 3 ha da svolgere. Ecco perché sono qualificati da raggi, di norma, differenti. Quindi, si può comprendere come i corpi sottili della personalità siano dei corpi esterni al corpo fisico, alla guisa di entità deviche indipendenti. E qui nasce la difficoltà dell’Anima a integrarli e dirigerli come un sol corpo.
Da queste affermazioni si comprende come l’approccio alla soluzione dei disagi e delle sofferenze nei tre corpi personali sia strutturalmente diverso da come opera la medicina tradizionale e la scienza della psicologia. Entrambi vedono il corpo umano come un sol corpo in cui gli stati d’animo e i pensieri sono generati dal cervello. Questa è la visione meccanicistica che riduce l’essere umano ai suoi organi e sistemi.
Altro è la visione “del sottile” che li vede come un aggregato di Deva in movimento e senza un coordinamento centrale. Sta all’Anima riuscire a governarli per renderli un tutt’uno. Per cui, l’approccio sottile tende a lavorare sulle entità deviche, ciascuna per conto proprio, modificando o trasformando le loro attività secondo modelli devici superiori per frequenza a quelli personali. In particolare sono i Deva del Piano Buddhico o dimensione della buddhità (la dimensione intuitiva superiore) i "naturali accordatori" dei Deva della personalità. È evocando la loro energia forza e sostanza attraverso i simboli ed i mantra dedicati, cioè combinando luce e suono, che l'opera di integrazione, trasmutazione e sintonia si compie.
Su questa premessa è basato il metodo ArchetHealing® messo a punto ponendo insieme la struttura della vita qualificata dai 7 Raggi creativi e il rapporto con i Deva personali; il tutto condito dall'immaginazione creativa.
La Vita è movimento di crescita di tutte le creature. È resa colorata dalle qualità del Piano evolutivo che prendono forma mediante i principi o Archetipi. I 7 Archetipi, ossia, i 7 prototipi di perfezione emanati dai 7 Raggi creativi che sono i raggi di suono, luce e qualità con cui il Piano invia l’informazione necessaria alla vita e agli esseri viventi. Il settenario la fa da padrone strutturando la Vita in ogni sua componente.
Vi è poi il ciclo vitale che rende fertile la crescita delle nuove forme. I 28 giorni della rivoluzione lunare lo ritmano dando al nostro pianetino la funzione di "costruttore di forme”. Sembra che la Vita sulla terra oltre che dal sole, dispensatore di luce e informazione vitale, dipenda dalla luna, dispensatrice di caratteri, umori e fertilità.
Un altro elemento concorre al metodo: il rito.
Noi esseri umani siamo particolarmente attratti dalle forme, tanto da creare veri e propri rituali per appropriarcene. Tutto ciò che diventa un rito ci diventa familiare e lo assimiliamo in noi. Basti pensare agli sport, o ai rituali religiosi.
È, dunque, utile creare un rituale affinché il Deva del degrado sia connesso al Deva dell'Archetipo e avvenga la trasmutazione. E dato che anche il corpo fisico dovrà essere informato del valore incarnato dall'Archetipo risanante, gli verranno ritualmente somministrate gocce contenenti l'energia qualitativa di quel valore; anzi, dei tre valori costituenti l'accordo di liberazione. Si, il male come il Bene non arrivano mai da soli, ma sempre in un accordo fatto di 3 note o aspetti.
Con il metodo ArchetHealing®, in definitiva, ho messo insieme il tutto, ed ho creato una procedura pratica che affronta la sofferenza esistenziale, cioè quella dei complessi, turbe emotive, difetti e vizi; insomma, dei disagi in genere, dal punto di vista del "sottile". Il "sottile" è quella dimensione non palpabile in cui avvengono le cose. Addirittura è l'origine di tutte le cose! È la dimensione dell'energia che si trasforma in forza vitale e rende partecipi tutti gli esseri viventi.
Il primo approccio di ArchetHealing® è quello di trattare la sofferenza dandole un volto attraverso un'immagine. Sappiamo che ciò di cui si conosce la sembianza può essere riconosciuto, trattato e risolto. Dare un volto al proprio dolore è il primo atto per elaborarlo. Il secondo strumento consiste nel rivolgersi direttamente ai responsabili di quel dolore. Chi sono?
La scienza tradizionale, come abbiamo già scritto, considera in larga parte l'essere umano ancora dal punto di vista meccanicistico riduzionista, ossia, un agglomerato di stati d'animo e pensieri sgorganti dal cervello. Tutto quello che capita è nel veicolo corporale e dipende dal cervello, la centralina direttiva del corpo. Della coscienza non vi è traccia e poco si sa della sua funzione discriminante.
La scienza del sottile, che ovviamente non è considerata scienza dalla scienza ufficiale, dice che il corpo umano è solo il veicolo finale in cui mente, stati d'animo ed energia vitale si aggregano riversando in esso le loro attività. Da questo punto di vista il corpo umano è fatto di 3 corpi sottili più il corpo fisico che ne è il contenitore. Sono, dunque, i corpi sottili a pensare, sentire ed elargire l'energia vitale. Ecco i responsabili della sofferenza!
Chi soffre è la coscienza, cioè quel "quid" che ci fa sentire identificati in un corpo e traduce gli accadimenti della vita dando loro significato. I corpi sottili fanno soffrire, dunque, la coscienza, evidentemente con il loro comportamento. Ebbene sì. Il "Deva" o corpo mentale (Deva è il nome in sanscrito) che ha l'attività di costruire i nostri pensieri, più o meno bene, svolge il suo compito secondo caratteristiche e memorie sue; così fanno gli altri due Deva, quello del corpo emotivo e quello del corpo eterico o energetico-vitale. Dal loro punto di vista sono in attività pratiche.
Bisogna comprendere bene che cosa significhi ciò dal punto di vista della coscienza. La coscienza, ad esempio, soffre per un complesso di colpa. Quello che la fa soffrire è l'attività del suo Deva emotivo specifico: il "Deva del complesso di colpa” che, colpito da un impulso esterno, ad esempio, una persona che dice al soggetto di averlo spintonato, reagisce secondo il programma memorizzato in lui Deva. Esistono migliaia di piccoli Deva entro il grande Deva emotivo che Assagioli, il padre della Psicosintesi, chiama "subpersonalità", cioè delle piccole personalità che riunite insieme fanno le tendenze innate buone o cattive della personalità individuale.
Ricapitolando, esistono Deva mentali, Deva emotivi e Deva eterici che agiscono in noi automaticamente e molto spesso autonomamente, cioè senza che la coscienza intervenga. Vi è una frase che sentenzia bene questa evidenza: "È più forte di me". Quel che è più forte è, in realtà, il Deva che sta prendendo il sopravvento sulla coscienza, incapace di gestire il comportamento devico.
In tutto ciò si comprende come il lavoro della coscienza sia gravoso: ristabilire il suo primato sui 3 corpi o Deva della personalità. E ciascuno di noi ne sa qualcosa!
Ma, ritornando al metodo ArchetHealing®, il bello della sua procedura è che, sapendo come funzionano i Deva, si rivolge direttamente a loro. Ogni sofferenza è l'attività di uno specifico Deva. Uno dei 3 corpi. È su quel Deva che si focalizza il metodo, andando in prima istanza ad identificarlo, poi contattarlo attraverso una immagine disegnata dal "sofferente" o cercata su internet, in modo da avere il suo volto come in un identikit, quindi, applicando sul Deva un modello archetipico superiore. In altri termini, dando al Deva un "copione" differente di azione, proprio come si dà all'attore il copione della sua parte da recitare. Cambiando il copione si cambia la parte e l'attività di quel Deva.
Bisogna, a questo punto ricordare che esiste un Deva anche per ogni qualità archetipica, cioè per ciascuno dei valori fondamentali, poiché gli Archetipi in manifestazione non sono altro che Deva incarnanti il principio archetipico. Tutte le forme sono deviche, quindi anche i prototipi di perfezione (Archetipi) sono Deva!
La procedura di trasmutazione pone in contatto il Deva dell’attività degradata col Deva del principio a cui quel degrado si riferisce seppur al livello di frequenza più basso. Il degrado è l’ombra dell’Archetipo. È, quindi, importante che prima di contattare il Deva incarnante il principio, si sia contattato il Deva incarnante il degrado. Se ciò non avviene mediante un dialogo tra la coscienza e il Deva degradato, tendente a stabilire un confronto e una comprensione del perché quel Deva degradato abbia agito entro la persona, la trasmutazione non avviene.
In altri termini, finché la coscienza non si sia pacificata col Deva di dolore, non è in grado di metterlo in contatto trasmutativo col Deva veicolante la frequenza originale dell’Archetipo. Coesisteranno i due Deva, quello dell’Archetipo e quello del degrado. Non potranno entrare in reciproca relazione; anzi, quello del degrado continuerà a svolgere la sua attività indisturbato.
Questo è ciò che accade quando, ad esempio, si invocano entità superiori quali angeli o Arcangeli che, sebbene apportino le loro qualità, tuttavia non trasformano le qualità degradate, ossia, non guariscono le tare veicolate dall’attività del Deva del degrado, che resta sotto traccia. È come dire che se il Cristo non è messo in contatto, tramite la coscienza consapevole, col diavolo interiore, non può trasmutarlo, cioè, elevarlo alla Sua vibrazione. È sempre la coscienza che deve, necessariamente, porre in contatto le entità deviche dell’ombra con quelle della Luce. Se così non fosse, non ci sarebbe bisogno di una coscienza risvegliata e il Cristo potrebbe trasformare in un sol botto tutta l’imperfezione umana.
Per questo motivo è indispensabile stabilire un dialogo col proprio Deva di dolore, stanarlo dal suo nascondiglio, e via via lo si conosce, renderlo un proprio alleato. Così sarà pronto a porsi in contatto col Deva archetipico. Parrebbe una procedura complicata, ma in realtà, risponde alla strategia e dinamica delle relazioni umane, né più né meno.
Quando il Deva del degrado è stato reso nostro alleato è pronto ad accettare il nuovo copione. C'è un modo potente per farglielo imparare: il simbolo ad alta frequenza dell'Archetipo di riferimento.
I simboli sono l'essenza delle forme. Il linguaggio sintetico dell'Anima. Con il simbolo appropriato si comanda il Deva e gli si dà l'informazione per una nuova attività. Sette simboli sono le forme archetipiche dei 7 Raggi creativi. Tutte le attività di tutte le creature viventi, quindi anche dei Deva corporali, sono qualificate da essi. Sono: la freccia rossa con la punta verso l'alto del 1° raggio di Volontà, il cerchio blu del 2° raggio di Amore, la stella a 3 punte verde del 3° raggio di Intelligenza, il cerchio del fiore della vita giallo del 4° raggio di Armonia, la stella a 5 punte color arancio del 5° raggio di Conoscenza, la spirale turchese del 6° raggio di Ideale e il frontale di tempio violetto del 7° raggio di Ordine.
Con questi 7 simboli e il loro relativi mantra, cioè con luce e suono, si comandano i Deva del degrado e si danno loro le alte frequenze superiori che li possono elevare alla vibrazione dell'Anima. Gli Archetipi, con i simboli corrispondenti, sono i modelli primari di ogni funzione e attività vitale. Essi generano, accoppiandosi tra loro, tutti i 49 valori a fondamento di una vita piena, bella e conforme alle aspettative dell'Umanità. Con essi si realizza la cura e la guarigione di ogni disagio, sofferenza o squilibrio.
Se utilizziamo i simboli e le immagini che essi suscitano in noi, in una procedura rituale basata sul ritmo del ciclo lunare di Noviluni e Pleniluni, abbiamo il contenitore di un processo di cura e guarigione perfettamente risonante e conforme all’architettura della Vita.
di Edoardo Conte
Anima ribelle vuole diventare una comunità di giovani e non più giovani che riscoprono i VALORI fondanti la vita e liberano la vitalità creativa tenuta imbrigliata dal condizionamento culturale che hanno subito fin dalla nascita.
Viviamo in una società che ha perso la bussola e gira impazzita attorno agli stereotipi di una mercificazione totalizzante. I giovani specialmente, sono i più vulnerabili, facili prede delle mode e dei comportamenti più alienanti.
Il contributo dei cosiddetti "Social networks", poi, li ha resi schiavi del turpiloquio e della critica più esacerbata, riversando sui propri simili tutto il disagio e la sofferenza che covano in corpo.
Si, i giovani soffrono della malattia più comune al giorno d'oggi. La mancanza della visione di un avvenire che li relega dietro le quinte senza una identificazione di chi sono e del loro compito nella società. L'alienazione che ne segue deve pur trovare uno sfogo... e lo trova proprio nell'espressione del malcontento esistenziale che assume vari volti: dall'odio all'apatia. Con le mani spoglie della loro creatività, i giovani della generazione Z affannano alla ricerca di una propria localizzazione, il proprio luogo, la propria casa in cui sentirsi realizzati. Entrano nei social sperando di trovare aggregazione e identità; invece trovano per lo più rancore e solitudine.
A questi giovani Anima ribelle vuole ridare speranza. Ribellatevi agli stereotipi, ai social alienanti. Usateli per gridare la vostra vitalità creativa e non il vostro odio. Ai giovani della generazione Z diciamo: "Di quale valore sei? Scopri il tuo valore e indossalo come vessillo di vittoria". I valori sono le qualità della Vita. Sono i colori della vostra visione. Senza colori la vita è piatta e monotona. Usateli per affermare chi siete. Ditelo al mondo intero, ditelo ai vostri simili, urlatelo ai quattro venti che vi senta l'Anima del mondo e si risvegli al vostro grido di Libertà.
Visita il sito di Anima ribelle: animaribelle.org
Edoardo Conte