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Condividiamo le riflessioni di fratelli e sorelle che hanno chiarito entro se stessi le verità che ci aiutano a evolvere
Mi preoccupa molto vedere quanto si sia perso il senso di responsabilità, quanto lo si fugga, quanto la parola stessa 'responsabilitá' intimorisca e appesantisca, come un retaggio del passato, un termine odioso che rimanda alle ramanzine paternali, memorie oramai solo dei nonni. Ed è così in tutti gli ambiti sociali, nel lavoro, nelle relazioni. Non si comprende però che senza responsabilità non c'è reale potere, semmai tirannia, ovvero una degenerazione, un abuso, non un potere riconosciuto, legittimo.
Perché fa così paura la responsabilità? Perché richiede coscienza e conoscenza, senso della comunità, la capacità di considerare le conseguenze delle proprie azioni e di sopportarle e quindi coerenza ed integrità.
Per la maggior parte degli individui, formatisi culturalmente in una società che è espressione di un divario costante tra realtà ed apparenza, confusione di dati e di informazioni, deformazionie del confronto ideologico sui social media, che isolano in fazioni, diventa gravoso orientarsi, sviluppare senso critico e quindi assumersi responsabilità ed in fondo è anche comprensibile.
Ma questo è il baratro, è la via per l'inconsapevolezza, il chiudersi in una gabbia e buttare la chiave, per lasciare che qualcun altro si assuma le responsabilità che non sappiamo prenderci noi. E c'è sicuramente qualcuno a cui fa comodo tenerci in gabbia, controllare i nostri pensieri, i nostri bisogni, renderci prevedibili consumatori, dati di un algoritmo, che sempre più ci restituisce una realtà virtuale, quasi del tutto esatta, alla quale abbiamo delegato la nostra intelligenza, rendendola di fatto artificiale...Quel qualcuno sono appunto i tiranni, quegli oligarchi, che neppure i file 'segreti' di Epstein, riescono a farci vedere per quello che sono e che a me tanto ricordano i capricciosi dei dell'Olimpo, bambocci tra i bambocci che giocano a dadi con l'umanità.
E così, senza responsabilità, siamo rimasti tutti infantili. Una massa di individui egotici viziati, vittime delle dipendenze, incapaci di stare in relazione, che non hanno il senso della comunità, non reggono frustrazioni o sacrifici e non sanno aspettare, nè costruire, nè programmare. Si è perso il valore del tempo, che altri non è se non un flusso nel quale scorre la vita.
Quindi c'è chi è bloccato nel passato, chi pensa solo al futuro e chi vive il presente come una sequenza schizzoide di attimi. Questo modo di vivere la temporalità è anch'esso irresponsabile. La vera presenza, la vera consapevolezza, la vera coscienza è nel flusso, nel portare nel presente l'esperienza del passato per orientarci e fare le scelte che determineranno in meglio il nostro futuro.
L'invito è a riprenderci la nostra maturità, il nostro potere, le nostre responsabilità. Il bambino interiore sano, il fanciullino di cui parlava Pascoli, emerge solo in un adulto sano, di quello patologico è pieno il mondo (crisi di mezza e terza età, narcisisti, peter pan e chi più ne ha più ne metta...).